IL DIRITTO DI ACCESSO È NATURALE COME RESPIRARE | INTERVISTA AD ANTONELLA IASSO

 

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici, oggi per il nostro blog abbiamo incontrato Antonella Iasso, Interprete di Lingua dei Segni Italiana (Lis) e Consulente per l’accessibilità. Antonella renderà accessibile alle persone sorde la tappa bolognese di IT.A.CÀ grazie alle sue preziose competenze professionali, che potete apprezzare visitando il suo profilo LinkedIn e che si accompagnano a un forte impegno per l’inclusività.

Antonella Iasso

Antonella Iasso – Interprete LIS

Da molti anni sei un’interprete in lingua dei segni attiva in diversi contesti. Ci racconti come è nato il tuo interesse verso la Lis e qual è stato il tuo percorso di formazione?

Il mio interesse è nato da giovane: mi sono innamorata della Lingua dei segni guardando una mia vicina di casa sorda che si faceva delle gran chiacchierate dal suo balcone con amici e parenti senza urlare. In effetti, una particolarità e un vantaggio della Lis è che arriva lontana: si può comunicare con i segni persino durante un acquazzone stando in macchine differenti!

Nel 2000 è iniziato il mio viaggio nel mondo dei sordi grazie ad un corso di formazione per interpreti Lis, che mi ha fatto entrare in contatto con la comunità sorda. Nel corso degli anni ho avuto modo di riscontrare che molti vedono la sordità solo come una disabilità, ma in realtà c’è un’intera comunità con la propria cultura e la sua peculiare modalità comunicativa.

Finalmente il 19 maggio scorso hanno riconosciuto la lingua dei segni italiana e la figura dell’Interprete Lis e dell’Interprete Lis tattile per i sordo-ciechi (un’abilitazione che io ho conseguito): questo riconoscimento istituzionale è una grande svolta per le persone sorde e per tutti i professionisti specializzati.

Antonella Iasso si presenta con la Lingua dei Segni

Antonella Iasso si presenta con la Lingua dei Segni

Il Festival IT.A.CÀ sta lavorando per raggiungere l’obiettivo della piena accessibilità, intesa come inclusività per tutte e tutti. Che cosa significa “accessibilità” per te e nel tuo lavoro?

Per me l’accessibilità è innanzitutto fruizione dell’informazione, vuol dire mettere la persona (chiunque essa sia) al centro per capire quali sono i suoi bisogni e le sue esigenze primarie. Nel mio lavoro l’accessibilità consiste nel rendere fruibili i contenuti alle persone sorde traducendo dalla lingua italiana alla Lis, ma anche alle persone udenti traducendo dalla Lis alla lingua italiana. È un armonioso intreccio fra due lingue, culture e comunità.

Accessibilità è anche fornire informazioni all’uso della terminologia corretta; ad esempio, si può evitare di definire le persone sorde come “non udenti”, perché quel “non” rimane legato a un’accezione negativa. In concreto, l’accessibilità per i sordi può essere realizzata rendendo l’ambiente informato, ovvero sensibile all’uso del canale integro: la vista. Ciò può avvenire utilizzando la Lis o la forma scritta della lingua italiana tramite la sottotitolazione, dato che non tutte le persone sorde conoscono la Lis. Rendere qualcosa accessibile a tutti è complicato, perché i bisogni possono essere molto diversi.

La sordità stessa non è uguale per tutti, ci sono tantissime tipologie di persone sorde, e poi naturalmente ci sono i bisogni di tutte le altre categorie di disabili. Non è sempre possibile soddisfare tutte le esigenze e possono esserci delle mancanze, ma è importante sforzarsi di fare del proprio meglio per rendere l’ambiente e le relative informazioni accessibili a tutti.

Visto che sei anche Tecnico per la Promozione turistica, vorrei chiederti che cos’è secondo te il turismo accessibile: quali caratteristiche dovrebbe avere un’esperienza turistica accessibile?

Questo è un tema su cui stiamo lavorando molto, anche insieme al Consiglio Regionale E-R ENS (Ente Nazionale Sordi). Come referente tecnico per l’accessibilità nei musei, riscontro una crescente attenzione al tema, ma spesso le risorse a disposizione per concretizzare l’accessibilità sono scarse, come pure le informazioni corrette e il personale formato in modo adeguato. Rendere accessibili le esperienze turistiche richiede delle competenze trasversali, che ho concretamente sperimentato durante lo stage previsto dal corso di formazione che tu citi, collaborando allo sviluppo dell’app BOforAll realizzata da ITCares.

Abbiamo creato degli itinerari turistici accessibili della zona universitaria e del Quadrilatero della Cultura di Bologna, con non poche difficoltà. In particolare, abbiamo realizzato dei video narrati in Lis da un’operatrice museale sorda, con audio, immagini e sottotitoli (elementi necessari per rendere un prodotto e/o servizio turistico accessibile a tutti). Oggi la tecnologia ci aiuta tantissimo in questo senso: basta generare un semplice QR Code che rimandi ad una piattaforma, app o canale Youtube per visionare contenuti fruibili a tutti.

Quindi, per rispondere alla tua domanda, un’esperienza turistica è accessibile quando mettiamo al centro i peculiari bisogni della persona.

Secondo te a che punto è l’Italia nell’offerta di prodotti turistici in grado di rispondere ai bisogni delle persone sorde?

La situazione è frammentaria e spesso la carenza di pubblicità rende di fatto invisibili (e quindi non fruibili) anche prodotti ben strutturati. L’ENS ha realizzato prodotti accessibili con i progetti MAPS e AccessibItaly. Purtroppo, vista la scarsa informazione sui bisogni specifici delle persone sorde, ci sono tante improvvisazioni e approssimazioni che impediscono di offrire un servizio di qualità. Spesso molte carenze vengono compensate con l’accesso gratuito, ma offrire la gratuità alle persone disabili o ai loro accompagnatori non significa rendere accessibile il patrimonio culturale. Per garantire servizi di qualità bisogna far riferimento a professionisti specializzati e contenuti completamente inclusivi, anche se i costi possono risultare elevati.

Ma se c’è la volontà di rendere accessibile un prodotto va fatto a prescindere dall’introito, per essere in linea con le norme nazionali e internazionali. Per alleggerire i costi e fare un buon lavoro si possono unire le forze e lavorare in rete, promuovendo progetti co-partecipati e co-finanziati, e soprattutto si può fare informazione per non sprecare le risorse.

Il tuo lavoro ha molto a che fare con il diritto di esprimersi, che in un certo senso è strettamente legato al “diritto di respirare”. È proprio questo il tema del Festival IT.A.CÀ di quest’anno: a cosa ti fa pensare?

Mi viene da fare un parallelismo fra il diritto di respirare e il diritto di fruire. Respirare è un’attività naturale, che si fa senza doverci pensare. Perché una persona sorda è costretta ad informarsi se un evento, luogo o prodotto sono accessibili o meno? Perché non può semplicemente fruirne quando ne ha voglia e basta? L’accessibilità dovrebbe essere naturalmente dovuta anche per le persone sorde, così come è naturale respirare.

Respirare significa nutrire il nostro corpo ed è un bisogno vitale; anche avere la possibilità di informarsi e di fruire del patrimonio culturale significa vivere: è nutrimento per la mente, così come il respiro è nutrimento per il corpo. L’accessibilità è un diritto così come respirare.

Ringraziamo Antonella per aver condiviso queste intense riflessioni sul tema dell’accessibilità, che quest’anno più che mai è al centro del nostro Festival. Chi volesse incontrarla e vederla al lavoro può partecipare agli eventi in cui è coinvolta come interprete Lis, tra cui il primo itinerario di due giorni a Marzabotto, per venerdì 25 giugno | PAESAGGI URBANI VOL.1 | QUARTIERE SAVENA – SAN LAZZARO e l’itinerario di una giornata di sabato 17 luglio | LA RETTA È PER CHI HA FRETTA. DENTRO E FUORI LA VIA DEGLI DEI VOL. 3 | MONZUNO

Prenotate e vi aspettiamo per viaggiare insieme! 😊

Blog IT.A.CÀ
Maria Chiara Cantelmo
Tirocinio A.I.T.R

Maria Chiara Cantelmo in foto tappa itaca bologna

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