The Climate Route: 18.000 km per il clima

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici, oggi sul nostro blog vogliamo presentarvi un progetto davvero tanto avvincente quanto ambizioso: si tratta di The Climate Route. Lo scopo è sicuramente avvicinare quante più persone possibili agli effetti dei cambiamenti climatici, che sembrano inarrestabili, attraverso una spedizione dall’Italia allo stretto di Bering. Abbiamo voluto intervistarli per scoprire come tutto è iniziato e anche per capire in cosa consiste la lunga spedizione che hanno pianificato. Oltretutto come festival siamo partner di questa grande e importante avventura per la salvaguardia del nostro pianeta!

Già dal vostro nome the Climate Route (tradotto “la spedizione per il clima”) possiamo intuire qualcosa del progetto, ma raccontateci meglio: come nasce questa iniziativa e quali sono i motivi che vi hanno spinto a dare vita ad una iniziativa di questo tipo?

Sono stati quattro i soci fondatori del progetto: Alberto, Giorgio, Luca e Andrea hanno ideato la spedizione scientifica per divulgare, al più ampio numero di soggetti possibile, le questioni legate ai cambiamenti climatici: ne è nata un’iniziativa che ad oggi vede impegnati una quarantina di volontari tutti coinvolti ad allestire la spedizione che prenderà le mosse dalla Marmolada il 15.5.2022

Itacà | Intervista The Climate Route | Foto corpo testo

The Climate Route in Sicilia

Il countdown dei giorni che mancano alla partenza verso lo Stretto di Bering domina il vostro sito e i vostri account social. Immaginiamo l’emozione e il grande lavoro nell’attesa di mettersi in cammino. Che significato ha per voi (e non solo) questa meta e per quale motivo è così importante per la vostra spedizione?

Abbiamo scelto di concludere il progetto sul Pacifico, a soli 90 km dall’Alaska, per poter ricoprire interamente i 18.000 km dell’itinerario percorribile via terra più lungo del pianeta. Ma in realtà saranno tutte ugualmente importanti le mete in cui ci soffermeremo, poiché in ciascuna delle località in cui faremo sosta racconteremo delle vicende legate ai cambiamenti climatici ma soprattutto incontreremo le popolazioni locali- e affronteremo l’impatto su di esse derivante dai cambiamenti stessi. Un obiettivo ambizioso che ci dà forte motivazione, responsabilità ed entusiasmo.

Naturalmente l’impresa non è semplice, immaginiamo che dietro ci siano delle preoccupazioni: del resto il viaggio si prevede abbastanza impegnativo con i suoi 18.000 km da percorrere! Come vi state preparando a questa importante impresa? Avete dei consigli per chi magari vorrebbe intraprendere un viaggio di questo tipo?

Ci stiamo preparando con tre spedizioni introduttive che si terranno in Italia nel periodo estivo: la prima partirà a fine maggio, in Sicilia; le altre due si svolgeranno in Italia centrale e settentrionale.

Successivamente partiremo con la selezione dei dodici elementi che prenderanno parte alla spedizione vera e propria.

Il consiglio, valido anche per noi stessi ovviamente, è di documentarsi ampiamente, farsi trovare pronti fisicamente e organizzare tutto nei dettagli per non ritrovarsi a dover gestire imprevisti spiacevoli durante il viaggio vero e proprio- che tanto sappiamo si verificheranno in ogni caso!

Pensate possa diventare un evento ricorrente anche da parte di altri ricercatori/scienziati impegnati come voi nel mondo a sensibilizzare più persone possibili su questi importanti temi ambientali?

Noi lavoriamo affinché si verifichi proprio questo: la questione ovviamente va affrontata in maniera ufficiale a livello istituzionale, ma questo non avverrà mai se non sarà la consapevolezza del più elevato numero di cittadini a spingere chi governa ad affrontare la questione. È necessario un approccio al problema che fin qui si è rivelato deficitario e insoddisfacente: noi puntiamo proprio sulla divulgazione per invertire questa tendenza.

Il tema nazionale del festival IT.A.CÀ di questa 13a edizione è “Diritto di respirare”, volete lasciarci al riguardo un vostro pensiero per stimolare la riflessione nei nostri lettori?

Il respiro è l’essenza stessa della vita e dell’esistenza, e inoltre, l’aria “irrespirabile” perché inquinata è il vero emblema del cambiamento climatico, anche se scioglimento dei ghiacciai, desertificazione e acidificazione dei mari rappresentano ugualmente degli effetti devastanti dei cambiamenti climatici.

Itacà | intervista The Climate Route | Immagine in evidenza

Il “Diritto di respirare”, tema nazionale delle vostre iniziative del 2021, a nostro parere va interpretato come il diritto di tutti i cittadini che popolano il pianeta ad un’esistenza più dignitosa, più rispettosa dell’ambiente e più votata alle interazioni tra i popoli che all’estrema competizione economica e politica.

Ci sarà bisogno dello sforzo di tutti perché tutto ciò si concretizzi ma noi di THE CLIMATE ROUTE siamo fiduciosi: le cose possono cambiare ma non si può più tardare ad agire.

Ringraziamo il team di ricercatori di questo importante progetto per aver raccontato la loro realtà e aver condiviso con noi riflessioni davvero interessanti: potete continuare a seguirli sul loro sito e sui loro profili social – Instagram, Facebook, Twitter.

Buon viaggio come sempre! 😊

Blog IT.A.CÀ
Samantha Costa
Tirocinio Comunicazione

Itaca | Samantha Costa | Foto corpo testo

Samantha Costa

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