L’Habitat attraverso l’arte | Intervista ad Antonella Di Gaetano

Viaggiatrici e viaggiatori, ben ritrovati per questa 14^ edizione di IT.A.CÀ. Quest’anno, il filo conduttore del Festival sarà “Habitat – Abitare il futuro“.

Il tema “Habitat” riecheggia il concetto di “Restanza”: per questa ragione abbiamo scelto come immagine rappresentativa l’illustrazione di Antonella Di Gaetano, realizzata in occasione del nostro concept grafico del 2019.

Antonella Di Gaetano illustratrice

L’illustratrice Antonella Di Gaetano

Ora lasciamo la parola ad Antonella, che ci racconterà di sè e della sua arte, che ci accompagnerà nel nostro cammino, da nord a sud del paese.

Iniziamo dalle presentazioni: ti va di raccontarci di te e del tuo percorso artistico?

Come “raccontarmi”? Non ho alle spalle un percorso lineare. Mi sono laureata in architettura a Venezia, allo IUAV, un bel po’ di anni fa. Qui, tra tutti gli stimoli offerti da questa facoltà, anche la progettazione e composizione grafica nella comunicazione visiva mi ha sempre attratto, come canale espressivo, nei
suoi molteplici ambiti di utilizzo. Da allora, per lavoro (e non solo), mi sono trovata ad utilizzare pressochè quotidianamente i programmi di grafica digitale. Mi piace molto, mi ci applico tanto, ma non sono certo un’artista.

Tema grafico 2022

“Restanza”, immagine scelta per l’edizione 2022

Cosa ti ha spinta a partecipare nel 2019 al contest del nostro festival per l’immagine del tema nazionale “Restanza”? E quali significati hai attribuito allora alla tua illustrazione?

Quando vi ho inviato il mio elaborato avevo già iniziato da tempo a dedicarmi a lavori personali di illustrazione e grafica, del tutto liberamente, senza il vincolo di dover adempiere a qualche progetto o rispondere a qualche committenza specifica. E, d’altra parte, seguivo i temi del turismo lento sin da quando, nel 2012, ho partecipato alle mie prime esperienze di cammino, dal deep walking ai viaggi a piedi a tappe di più giorni e con vari gradi di difficoltà. E IT.A.CÀ era già tra i miei riferimenti più diretti e il suo sito web era tra i miei siti di interesse principale. Quindi ho letto del contest e ho inviato proprio quello a cui stavo lavorando, che sicuramente non avrebbe mai avuto un titolo.

Il termine “restanza” era una parola nuova per me, ma esprimeva anche un concetto e un’idea antica o di sempre. La restanza la immagino, visivamente, in una compresenza di segni dell’uomo con quelli del contesto naturale: un unico grande pattern composto di forme e colori, rilievi, case, muri, piantagioni, strisce di campi… Il paesaggio, appunto, come risultato della vita degli uomini che lo abitano e lo vivono stabilmente e in continuità, secondo ritmi stagionali, in equilibrio e in co-esistenza con tutti gli elementi ambientali.

La tua illustrazione ci accompagnerà durante la 14°edizione del nostro festival nazionale 2022, il cui tema è “Habitat – Abitare il futuro”. Cosa rappresenta per te l'”habitat” in un contesto futuro e come pensi che la tua illustrazione possa declinare questo tema?

Sappiamo che un habitat è un ecosistema complesso di diversità, e che queste diversità si evolvono e si adattano reciprocamente, a partire da interazioni di prossimità. Se non ci si accosta a o non si preserva un habitat come un processo dinamico e in continuo riequilibrio, in tutte le sue parti, la vita e il futuro di tutto l’habitat è in pericolo. Forse avremo un futuro, e godremo ancora di paesaggi completi e complessi, se lo abiteremo riconoscendo anche noi stessi come elementi tra i tanti di quel puzzle a più colori, come
parti di biodiversità, pur se dotati di tecnologie evolute. Avremmo del resto tutti gli strumenti, compresa la ricerca, o le stesse esperienze in corso nel campo dell’architettura, per immaginare anche un abitare futuro sempre più “biofilico”.

La pandemia ha modificato, almeno temporaneamente, il nostro “habitat”: sono cambiate le nostre modalità di interazione, il rapporto con la comunità, sono stati ri-definiti gli spazi di relazione e di vita, limitati e territorializzati. Ritieni che l’arte possa cogliere questi mutamenti ed elaborare, con le proprie forme, un paradigma alternativo per vivere la quotidianità in maniera differente, più lenta, comunitaria ed eco-sostenibile?

La pandemia ci ha costretti entro bolle di isolamento, anche se ricordo di qualcuno che si ingegnava ad usare le terrazze sui tetti dei condomini come spazio per micro-aggregazioni abusive, sfidando raccomandazioni e divieti. Oggi vedo e penso alla potente riscoperta di mete verso luoghi vicini o aree interne, in una sorta di vero e spontaneo turismo alternativo, che rivaluta escursioni di prossimità prima trascurate, visto che non era possibile programmare viaggi o altro.

Finestre

Illustrazione Antonella Di Gaetano

Penso, in sintesi, che la pandemia, oltre alle sofferenze e alle disuguaglianze, abbia anche evidenziato la precarietà delle nostre relazioni, insieme ai tanti vuoti fisici o di abbandono o dimenticati che ci circondano.

Ma non è un caso che oggi abbia ripreso forza l’ipotesi dell’interdipendenza tra il riuso e la ridefinizione di spazi come luoghi di comunità: dove c’è un bisogno ci può essere un’idea di riuso, per dare spazio e realizzazione a quell’idea, e dove c’è un’idea si creano progetti e nuove relazioni sociali potenzialmente generative di comunità.

Il ruolo dell’arte in tutto questo? Mi viene in mente la street art, che ha spesso riconfigurato e dato impatto e nuova visibilità a quartieri urbani e ad aree critiche in dismissione o in abbandono.

O esperienze sempre più diffuse di veri e propri laboratori sociali per il recupero di arti e mestieri creativi all’interno di un territorio, secondo i ritmi dell’artigianalità. E credo che la nostra prospettiva più vera, nell’arte come nell’architettura e nell’urbanistica, sia quella comunitaria. Quella distante da facili mode e tendenze, quella più forte e autentica perché fatta di persone che condividono lo stesso habitat.

Ringraziamo Antonella per questa bella intervista, intanto continuate a seguirci per questo nuovo viaggio di IT.A.CÀ: vi aspettiamo nelle varie tappe 🙂

 

Blog IT.A.CÀ
Elena Squicciarini
Tirocinio comunicazione IT.A.CÀ

 

 

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