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Turismo contemporaneo nelle ‘città-zoo’ | Intervista a Vittorio Gimigliano (Officine Urbane)

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici,

oggi per il nostro blog abbiamo intervistato Vittorio Gimigliano, co-fondatore dello studio per la riqualificazione territoriale Officine Urbane e Urbanauti, coordinatore della tappa di IT.A.CÀ Reggio Emilia.

        Vittorio Gimigliano

Con Vittorio abbiamo discusso a proposito dei contenuti del convegno ‘Il turismo futuro, tra città e comunità’ tenutosi a Reggio Emilia nell’ambito del festival IT.A.CÀ nel 2018 (gli interventi sono disponibili a questo link). Focus del nostro confronto è stato l’impatto che hanno avuto gli sviluppi moderni dell’economia turistica sulla desiderabilità e sull’immaginario delle cosiddette “città-zoo”. 

Queste città sono meta di un turismo di massa invadente che deturpa in un certo qual modo gli spazi pubblici e altera il tenore di vita dei cittadini determinando importanti conseguenze a livello di fruizione della città soprattuto per quanto riguarda le comunità di residenti.

Quanto influisce la digitalizzazione delle informazioni nella costruzione dell’immaginario di una meta turistica? Venezia e Barcellona possono essere prese come esempio positivo o negativo di questo fenomeno?

La rivoluzione digitale della società contemporanea determina profonde trasformazioni antropologiche, sociali, culturali ed economiche. Oggi la società digitale si caratterizza per l’elevato potenziale di accessibilità alle informazioni.

Ogni secondo si costruisce, e si aggiorna, un archivio globale dell’immaginario in divenire, composto, nel dicembre 2018, da oltre 55 miliardi di pagine web. Un archivio vivente che si costruisce ancor di più sui social media: ogni minuto, su Facebook, sono caricate oltre 130.000 foto, su Youtube sono visualizzati 3 milioni di video.

È una produzione imponente di video, immagini e testi, che anticipa e amplifica la conoscenza di una meta turistica, ancor prima di raggiungerla. Si costruisce un immaginario visivo e narrativo prefigurativo, trasformando così il senso e lo scopo del viaggio. Non si viaggia per scoprire la dimensione reale. Si viaggia per confermare, nella dimensione reale, quanto scoperto nella dimensione digitale.

L’elevata accessibilità digitale alle informazioni prefigura così, al turista-viaggiatore, la dimensione esperienziale nella città, consolida e rafforza il processo di sightseeing nelle città, potenziandone ulteriormente la produzione di contenuti digitali accessibili. Si compone così un ciclo continuo ed inarrestabile di informazione-esplorazione-riproduzione.

Su questa immensa produzione di dati si va delineando la nuova frontiera del turismo contemporaneo: il turismo predittivo, di cui Booking.com o Tripadvisor saranno i prossimi pionieri.

Le città di Venezia e Barcellona rappresentano alcuni tra i principali archetipi di città turistiche che subiscono la trasformazione digitale dell’immaginario del viaggio. L’intensità, la frequenza, la quantità dei flussi turistici crescenti in queste città, si consolida in luoghi e direttrici predeterminate e sempre più affollate, determinando il paradosso di luoghi digitalmente accessibili nel mondo, ma realmente inaccessibili e fruibili nelle città, tanto per i turisti quanto per i cittadini.

Le conseguenze di questo processo di definizione dell’immaginario e di fruizione delle città, da parte dei turisti-viaggiatori, ha effetti devastanti sia per i luoghi che per gli abitanti della città.

 Turisti a Pisa

L’economia del turismo è la terza economia al mondo, in Italia il turismo rappresenta il 13% del PIL. In quale misura le comunità residenti in importanti luoghi turistici beneficiano economicamente di questi flussi economici, se lo fanno?

Può esistere comunanza tra un cittadino proprietario di uno o più abitazioni affittate a turisti tramite marketplace on line (es: Airbnb, Homeaway) o online travel agencies (es: Booking.com) e il cittadino alla ricerca di un’abitazione in locazione a canone sostenibile?

Qual è la comunanza tra la rendita annua di 24.000 euro, generata dalla locazione breve a turisti, per il proprietario di un alloggio di 50 mq in Via Mascarella, nel centro di Bologna, ed i 450 euro al mese di affitto pagato da una giovane coppia che vive nella stessa strada?

L’economia del turismo contemporaneo, in Italia, in Europa, nel mondo, è in crescita e sta generando conflitti, economici e sociali, nelle comunità dei residenti, tra i proprietari immobiliari e affittuari, tra i rentiers del XXI secolo e il ceto medio impoverito dalla Grande Crisi, tra le classe creativa e i lavoratori poveri.

Piazza del Duomo di Milano

In questi carsici, ma crescenti, conflitti socio-economici, i centri storici delle città, mete del turismo contemporaneo, si trasformano. E dopo un preliminare processo di museificazione dello spazio pubblico, prende forma una nuova città: la città-zoo.

Nella città-zoo la dimensione millenaria dello spazio costruito ed i suoi attuali abitanti sono l’oggetto di osservazione e archiviazione digitale del turista contemporaneo.

Il principale fruitore e protagonista della città storica contemporanea è il turista, non il cittadino.

E’ il turista, attraverso le sue scelte di sightseeing, generate dalla produzione digitale globale, che diventa strumento di condizionamento nella città le dinamiche di accesso al mercato abitativo e del lavoro, la composizione dell’offerta commerciale di vicinato, l’accessibilità ai beni alimentari primari, la configurazione del sistema infrastrutturale dei trasporti pubblici, la composizione dell’offerta culturale.

Parallelamente la dimensione globale del turismo contemporaneo genera processi di competitività tra le città per attrarre un crescente flusso turistico, con una conseguente mercificazione e brandizzazione dell’immaginario e dell’identità della città stessa e dei suoi abitanti.

L’obiettivo delle mete turistiche è di generare incoming, un esempio su tutti è la costruzione del nuovo aeroporto di Istanbul. In quanto esperto di riqualificazione degli spazi pubblici, che conseguenze hanno queste scelte per gli abitanti della città e per il consumo di spazi pubblicamente condivisi?

La realizzazione del nuovo aeroporto, o aerotropolis, di Istanbul ha richiesto la distruzione di 75 milioni di mq di foreste, laghi e aziende agricole.

L’aerotropolis di Istanbul, 2,5 volte più grande dell’aeroporto di Beijing, garantirà, nel 2028, oltre 200 milioni di passeggeri all’anno, 250.000 posti di lavoro diretti ed indiretti, ed un incremento del 4,89% delle entrate per l’economia nazionale turca.

Progetto dell’aerotropolis di Istanbul

Contemporaneamente, il governo di Erdoğan ha previsto la riconversione dello storico aeroporto internazionale Atatürk in un grande parco urbano, quale compensazione ambientale della deforestazione realizzata per il nuovo aerotropolis di Istanbul e, forse, anche per la distruzione dei 90.000 mq di Gezi Park, che determinò, nel 2013, forti proteste della popolazione di Istanbul.

Ma il turismo non è solo aeroporti. 

Lo spazio pubblico, le infrastrutture pubbliche, oggi subiscono, nella definizione di strategie, priorità, strumenti e progetti, l’influenza dei flussi attuali e potenziali dell’incoming: più velocità, per trasportare il turista-merce verso la città-meta turistica, più superfici per “stoccare” il turista-merce nella città-zoo.

Stazioni ferroviarie, people movers, dehors nelle piazze e strade dei centri storici: la città pubblica si trasforma profondamente, adattandosi alle esigenze del turismo contemporaneo.

Se è vero che per fare turismo responsabile bisogna costruire a partire dalla comunità locale, come è possibile farlo quando i cittadini delle grandi mete turistiche vengono alienati sempre più dal proprio territorio a causa dell’aggressività di attori come AirBnB?

Occorre che il turismo responsabile ripensi sé stesso. Le accelerazioni impresse dal turismo contemporaneo e dalla transizione digitale richiedono nuove risposte, tanto innovative quanto solidali.

Qual è oggi la comunità locale di riferimento, nella città turistica, con cui il turismo responsabile intende costruire nuove relazioni e azioni capaci di garantire equità, sostenibilità, inclusione, partecipazione, benessere per le comunità ospitanti e per il turista contemporaneo?

Il mutamento antropologico e culturale ed i conflitti socio-economici generati della società digitalizzata richiedono sia nuovi strumenti di analisi, sia una nuova visione politica propedeutica ad una progettazione turistica responsabile innovativa e contemporanea.

La città-zoo, in Europa, come nel mondo, è il nuovo campo di gioco per il turismo responsabile.

Occorre allora ripartire dal significato della città e dell’essere cittadini.

AirBnB, agevolata da un contesto di norme fiscali generali e locali alquanto fragili quanto anacronistiche, ha dato una risposta indiretta, ma straordinariamente efficace, alla rilevante perdita di valore del patrimonio immobiliare dopo la Grande Crisi: ha rigenerato, in pochissimi anni, il mercato delle locazioni di breve termine, un tempo marginale nelle principali città turistiche, determinando rendite esorbitanti, un tempo inimmaginabili, per la proprietà immobiliare.

Striscioni con la scritta “No agli appartamenti per turisti” nel quartiere della Barceloneta, a Barcellona, novembre 2016. (Pau Barrena, Afp)

La conseguenza socio-economica di questo processo di trasformazione del mercato immobiliare, dominato da medi e grandi proprietari immobiliari, è la crescente espulsione, dai centri storici, della domanda abitativa per locazioni di medio periodo.

Studenti, giovani coppie, anziani, famiglie, che non hanno redditi sostenibili per competere con la rendita da locazione temporanea, cercano soluzioni abitative nelle aree periferiche e marginali, spesso allontanandosi dai luoghi di studio, di lavoro e dai servizi di prossimità.

Oltre a destabilizzare il mercato immobiliare della locazione, AirBnB ha sviluppato strumenti e processi pervasivi, includendo ed emulando apparentemente i valori fondativi del turismo responsabile, adottando i principi dell’economia della condivisione.

AirBnB reinterpreta la parola citizen, definisce una specifica categoria di attori e protagonisti del suo mondo, e con essi costruisce una narrazione collettiva delle comunità locali, propedeutica alla ridefinizione dell’immaginario della città, delineando così il perimetro di campo per il nuovo di cittadino: l’airbnb-citizen. Nasce una nuova città nella città: è una città immaginaria, digitale, fatta di storie di airbnb-citizen per il turista onnivoro di esperienze.

Cosa è oggi la città, cosa significa essere cittadini, per il turismo responsabile?  

Alcuni progetti nati negli ultimi anni, nel mondo del turismo responsabile, possono aiutare a rispondere a questa domanda.

Penso, ad esempio, all’esperienza virtuosa di Hotel du Nord a Marsiglia e a Fairbnb: rappresentano due risposte innovative, inclusive e sostenibili, che rinnovano il senso della comunità locale, dei cittadini e della città, con cui costruire il turismo responsabile nella società digitale.


Quali esempi di buone pratiche può fornire una città come Reggio Emilia per la gestione degli spazi pubblici e per la valorizzazione delle comunità locali?

La contrazione delle risorse economiche e finanziarie a disposizione degli enti locali, dopo la Grande Crisi, la parallela atomizzazione e disintermediazione della società contemporanea nelle aree urbane, ha richiesto un profondo rinnovamento e ridefinizione delle politiche pubbliche locali, sia per la gestione dell’hardware (lo spazio) che del software (la comunità) di una città.

Nel corso degli ultimi anni, a Reggio Emilia, si sono avviate politiche urbane innovative per il riuso e la rigenerazione urbana di luoghi pubblici, dismessi, ai confini della città.

Attraverso lo sviluppo di politiche locali per l’economia solidale, ad esempio, si è potuto riattivare stazioni ferroviarie dismesse o rinnovare centri sociali in quartieri popolari, marginali rispetto alla crescente attrattività del centro storico della città.

Labart – il parco delle Arti a Reggio Emilia. Edificio realizzato con criteri costruttivi atti a limitare il consumo energetico e l’impatto ambientale, in conformità con i principi della bioedilizia.

Con il coinvolgimento e la partecipazione, attiva e propositiva, di diverse associazioni e reti territoriali di volontariato e cooperazione sociale, questi luoghi oggi accolgono funzioni ad alto valore di coesione e inclusione sociale: un centro di servizi per il volontariato, un emporio solidale, un incubatore di economia solidale, una ciclo-officina, una scuola di italiano per cittadini, alloggi per l’emergenza abitativa. 

Queste funzioni, tanto eterogenee quanto tra loro complementari, gestite direttamente da cittadini, incrementano l’intensità d’uso, il valore sociale, l’unicità e l’attrattività dei luoghi pubblici rigenerati: ricreano il senso di una comunità, da conoscere e riconoscere.

Il futuro della città, anche per il turismo responsabile, passa da qui: riportando le periferie al centro.

Cosa ne pensa dell’idea, contenuta nella legge di bilancio di recente approvazione, di far pagare ai turisti un ticket d’ingresso per l’accesso a Venezia e alle isole minori?

Pink Floyd – Venezia 1989

Sia nella dimensione collettiva e popolare degli eventi culturali dell’Estate romana negli anni ’70, come nella dimensione oceanica della folla al concerto di Venezia dei Pink Floyd nel 1989, il patrimonio storico-artistico e culturale nazionale ha assolto, ed ancora in parte assolve, ad una funzione di identità collettiva, sia di luogo che di memoria, spesso accessibile gratuitamente in occasione di grandi eventi culturali.

Una sera d’estate del 2013, a Firenze, il Ponte Vecchio, spazio pubblico assoluto, fu temporaneamente privatizzato e riservato ai partecipanti di una festa privata organizzata dalla Ferrari. Ebbe così inizio una profonda ridefinizione culturale, percettiva e valoriale, dello spazio pubblico e del patrimonio storico-culturale. 

Oggi sono molti i Musei nazionali italiani che, previo cospicuo pagamento, riservano aperture per feste ed eventi privati: beni comuni temporaneamente privatizzati.

Si consolida sempre più una visione esclusiva ed escludente, classista, dell’accesso e del godimento del patrimonio storico-artistico e culturale nazionale.

A Polignano a Mare, in provincia di Bari, quest’anno, durante il periodo natalizio, l’accesso al borgo antico medievale, per I non-residenti, era a pagamento: biglietto singolo 5 euro. È la mercificazione ultima, tanto banale quanto crescente, della città.

Quanto approvato nella Legge di Bilancio 2019 non mi sorprende. È una scelta coerente con la recente installazione dei tornelli di ingresso alle Fondamenta di Santa Lucia per “regolamentare” il flusso dei turisti. È  solo l’ultimo passo del cammino verso la città-zoo.

Vittorio Gimigliano 
(1970) Architetto, esperto di politiche urbane, housing sociale, pianificazione territoriale strategica ed economia solidale. E’ co-fondatore, nel 2010, di Officine Urbane. Nel 2013 avvia il progetto Urbanauti – viaggio ai confini della città, laboratorio permanente di ricerca indipendente sul rapporto tra comunità e spazio urbano. Dal 2014 coordina, a Reggio Emilia, il festival IT.A.CÀ – migranti e viaggiatori.

Blog IT.A.CÀ
Giovanni Nolè

“Benfatto. innovare e crescere con la sostenibilità” | Intervista all’autore Alessio Alberini per IT.A.CÀ Parma 

All’interno della tappa parmense del festival IT.A.CA 2018 appena conclusasi, è stato presentato il libro di Alessio Alberini dal titolo “Benfatto. Innovare e crescere con la sostenibilità”.

L’incontro, che si è tenuto presso la libreria Diari di Bordo, è stato partecipato e caratterizzato da un interessante dibattito tra l’autore e il pubblico. Al fine di continuare la riflessione sui temi della circular economy, del greenmarketing e della sostenibilità vi proponiamo l’intervista fatta ad Alessio.  

Alessio Alberini – scrittore

Alessio Alberini è un consulente per le PMI con una lunga esperienza nel campo del marketing e della comunicazione. E’ stato fondatore di Greenbean, prima agenzia italiana dedicata esclusivamente al greenmarketing e alla comunicazione della sostenibilità.

Un ex pubblicitario (non pentito) che ha deciso di cimentarsi nelle nuove frontiere della comunicazione aziendale; quella comunicazione che non ha il solo obiettivo di vendere un prodotto ma che ha come missione far capire alle aziende e ai consumatori che è necessario cambiare mentalità prima ancora di cambiare il modo di fare business o spesa. Che “think outside the box” ormai non basta più e che è indispensabile rigenerare le aziende, innovare i prodotti e i processi di sviluppo ed essere strategici investendo nelle persone prima ancora che nei progetti. Seguire, insomma, i principi della sostenibilità che permettono di far fare una balzo in avanti alle aziende preservando l’ambiente e valorizzando le persone.

Alessio si definisce un marito innamorato e un padre affettuoso.. e questo mi suggerisce la prima domanda: 

È per tua moglie e per i tuoi figli che hai deciso di scrivere questo libro? O meglio, che hai deciso di raccogliere in un volume tanti esempi di buone pratiche produttive che tutelano la salute delle persone e garantiscono un futuro (verde) alle nuove generazioni?  

In realta no… è stata l’urgenza di raccogliere, riflettendoci sopra, ciò che in questi anni ho visto, ascoltato, imparato e praticato. L’urgenza di unire i puntini per vedere che disegno ne veniva fuori. Per la mia famiglia ho, più di quindici anni fa, cambiato radicalmente il mio modo di essere cittadino, professionista e persona.

Come sei venuto a conoscenza del “greenmarketing” e come sei stato “folgorato” dalla sostenibilità?  

La sostenibilità si è presentata a me nel 2004, quando, con l’agenzia di comunicazione con la quale collaboravo all’epoca, partecipammo ad una gara per ARPA Veneto, gara per realizzare di una campagna che promuovesse la frugalità dei consumi e la riduzione degli sprechi. 

Fare ricerche per studiare quella campagna – in seguito pluripremiata – mi aiutò a trovare “il mio posto nel mondo” perché non serviva a vendere merci, anzi chiedeva di comprarne meno e di usarle meglio. Era una campagna per condividere valori, consapevolezze e bisogni collettivi. Era sincera, genuina ed autentica. Era una campagna “benfatta”, che mi aiutò a definire una certa idea di mondo e una chiara visione di cosa sarebbero diventati il marketing e la comunicazione, una volta tornati ad essere mestieri creativi. Come piace a me

Nel libro, tra tanti nuovi termini come engagement, B Corp, Digital Strategist, ecc.., ti soffermi molto sul concetto di “marca”, che non è un termine esattamente nuovo.. Ma riesci a parlarne in maniera innovativa e soprattutto citando grandi personalità del nostro tempo come Nelson Mandela, Madre Teresa di Calcutta, Al Gore, John Lennon, Bill Gates, Anita Roddick, ecc.. Per dirla in maniera semplice: ma che ci azzeccano queste persone con il significato di marca?  

La marca non è il nome o il marchio, la marca è l’opinione che le persone hanno di un’azienda, di un prodotto, di un manager o del fondatore. In questi ultimi 20 anni abbiamo assistito all’affermarsi di menti creative che hanno fatto rivoluzioni piccole o grandi e preso “cittadinanza” nella testa e nel cuore delle persone. Si sono trasformate in archetipi di una certa idea di mondo a cui le aziende e i manager possono e debbono guardare per costruire la reputazione di ciò che producono e offrono al mercato. 

Rimaniamo in tema di marca. Nel libro parli di storytelling inteso, appunto, come “narrazione di marca”. Per chiarire il concetto cito una parte del libro che ho trovato molto interessante, quella che racconta di Organyc. Ti senti di commentare questo esempio di azienda innovativa e rigenerata?  

La storia di come sia nato il prodotto ha tutti gli ingredienti di cui sopra. L’archetipo in questo caso è quello del caregiver, di colui che si prende cura. La marca NON è l’eroe della della storia, l’eroe è l’amica del fondatore, alla ricerca di risposte ad un suo problema grave (la battaglia a cui è stata chiamata). La marca è il mentore, così come lo è Gandalf per Frodo. La morale che l’amica ne trae è la reputazione che la marca si sarebbe guadagnata sul campo.

Incontro con lo scrittore Alessio Alberini all’interno di IT.A.CA Parma – Intervistato da Andrea Merusi

Nel libro racconti di tantissime aziende che operano secondo i principi della sostenibilità e che operano in svariati campi: moda, abbigliamento, cosmetici, packaging, alimentare, ecc.. Ti va di parlarci di qualcuna? Ad esempio a me è piaciuta molto la storia della matita “Perpetua” e di come questo prodotto nasca dalla “collaborazione” tra diversi settori lavorativi lontani tra loro (elettronica, prodotti di cartoleria e moda) ma uniti dall’innovazione della circular economy.  

Perpetua è una matita. Diversa da tutte, ma proprio tutte, le matite presenti sul mercato. Nasce dalla richiesta di oggetti promozionali di un’ azienda piemontese che annualmente genera diverse tonnellate di polvere di grafite come residuo del processo produttivo, residuo che ha elevati costi di smaltimento ed elevato impatto ambientale. Perpetua risponde al bisogno di smaltire questo residuo in modo conveniente e sostenibile, risponde facerndosi una domanda “perché non smaltire scrivendo?”.

Per farlo serve un produttore di matite. Ma in Italia non ne esistono! Non esiste nessuna azienda italiana che produce matite! Che fare? Non si poteva permettere che questo materiale venisse disperso nell’ambiente, così come non si poteva non cogliere questa opportunità di fare qualcosa di nuovo. Con un esperto di materiali e stampaggio e due designer, dopo quasi un anno e mezzo di continua ricerca sui materiali si trova quello in grado di rendere la polvere di grafite un materiale scrivente.

Nasce così, verso la fine di 2013, Perpetua che in soli 15 grammi racchiude una matita 100% Made in Italy, un brevetto europeo registrato sia come prodotto che come processo produttivo e un messaggio di rispetto dell’ambiente, un mix di tecnologia e usabilità che esprimono il vero senso della parola design.

Chiuderei le domande facendotene una sulla parte del libro che mi ha colpito di più. Si trova nel capitolo della “Condivisione” e fai una riflessione sul confronto generazionale tra le persone nate negli anni 70-80 (la tua generazione) e i cosiddetti Millennials che adesso hanno dai 20 ai 35 anni. Sui primi dici che sono persone che non hanno fatto abbastanza per la difesa dell’ambiente e lo sviluppo (sostenibile) della società. Le definisci una generazione materialista, disimpegnata e apatica, in competizione e spesso cinica. Una generazione preoccupata prima di tutto a mantenere quanto ottenuto e che ha bloccato di fatto l’ascensore sociale. Dei Millennials dici invece che hanno un rapporto diverso con l’ambiente (più rispettoso), sono più consapevoli delle problematiche ambientali e sociali che stiamo vivendo ma soprattutto dici che sono una generazione che ha l’ambizione di cambiare le cose. Questo dovrebbe lanciare un urlo di speranza guardando al futuro. È davvero così? Da cosa nasce questa tua severa, ma per certi aspetti ottimista, considerazione?  

Ho questo ottimismo perché ho la fortuna di conoscerne diversi, di frequentarli come docente in diversi Master, di vederli al lavoro nelle aziende con cui collaboro. Hanno la consapevolezza che le cose stanno andando male ma non hanno nessuna intenzione di rassegnarsi. Studiano tanto e sono ambiziosi, non sono alla ricerca di compromessi. Sono arroganti e presuntuosi nel migliore del significato che queste due parole possono avere. Sono inca***ti quanto basta, hanno voglia di mettersi in gioco, hanno una visione globale del mondo. Sono tutt’altro che apatici e rassegnati. Questo mi basta per avere fiducia in loro e prendere esempio da loro.

Nel complimentarci per il suo lavoro ringraziamo Alessio Alberini per questa bella intervista e per aver partecipato al Festival IT.A.CÀ Parma. 

Rinnoviamo l’invito a continuare a seguire le prossime tappe del festival che nei prossimi giorni passeranno per Napoli, Monferrato, Ferrara e si concluderanno a Pavia. 

Blog IT.A.CÀ
Andrea Merusi
Ass. Il Taccuino di Darwin
Staff IT.A.CÀ Parma

“VagoMato” – Destinazione Saccisica | Intervista a Alessandra Vedovato per IT.A.CÀ Padova 2018

Carissimi amici viaggiatori e amiche viaggiatrici,

Alessandra Vedovato

in occasione della 2° edizione del festival IT.A.CÀ a Padova, che si sta svolgendo in questo giornate dal 21 al 23 settembre (link al programma), abbiamo incontrato Alessandra Vedovato, comproprietaria di Villa Roberti a Brugine, che organizza attività, concerti, convegni e il mercatino delle pulci la prima domenica del mese.  

Apre così le porte delle sue stanze, nella dimora o nella torre trecentesca del castello dei Maccaruffo, ai turisti che vogliano dormirci, ed è inoltre tra i fondatori dell’associazione “VagoMato”, con obiettivi  la riscoperta, valorizzazione e sviluppo del turismo nella zona della Saccisica.        

Quando e come nasce VagoMato?  

VagoMato ovvero nuovi modi di condiVivere la Saccisica è un progetto, un percorso partecipativo che nasce nel gennaio 2018 dalla volontà di sette soci fondatori che non si erano mai visti prima.

L’occasione d’incontro è stata l’esperienza del “saPERfare turismo in Saccisica”, in particolare i workshop che abbiamo organizzato con l’associazione ViviLa Villa Roberti a partire da ottobre 2017 fino a gennaio-febbraio di quest’anno.

Il gruppo di lavoro ha iniziato ad incontrarsi in maniera regolare e ha cominciato ad immaginare di tradurre in pratica le nozioni e le informazioni acquisite sui temi che spaziavano dall’accoglienza turistica al cicloturismo, dal turismo esperienzale alla configurazione di un’offerta turistica integrata.

 Siamo un gruppo di persone che assommano competenze in ambito turistico, culturale, ricettivo e agricolo con una conoscenza del territorio e delle pratiche turistiche.  Confrontandoci durante questi workshop, abbiamo sentito il desiderio di far conoscere la realtà che ci circonda, il territorio in cui viviamo la nostra quotidianità, nel tentativo di valorizzare non solo il patrimonio materiale, ma anche quello umano e immateriale che abita da secoli queste terre. Quello che proponiamo è un Turismo a km 0.

Siamo tutte persone in “seconda vita”, ovvero che provengono da attività diverse, mentre i membri più giovani sono laureati in “Progettazione e Gestione del Turismo Culturale” all’Università di Padova o che hanno conseguito il master in “Design dell’Offerta Turistica”.

Quanto è importante per Padova e che tipo di possibilità offre?  

VagoMato è un’opportunità di scoperta di una terra di mezzo tra il mare e la città, laguna e colli attraverso un approccio più raccolto, più intimo che privilegia la “lentezza” delle passeggiate a piedi o in bici, esaltando il proprio patrimonio enogastronomico attraverso degustazioni e cene a tema, riscoprendo e ammirando il proprio patrimonio culturale organizzando attività ed esperienze turistiche tra corti benedettine, ville o antichi casoni.

VagoMato si propone di crescere ulteriormente con la creazione di una rete tra le diverse realtà del territorio, promuovendone la cooperazione, nell’ottica di riportare alla luce un patrimonio materiale, ma anche immateriale ed umano che da secoli arricchisce questo pezzo di territorio.

Perché avete scelto di aderire ad IT.A.CÀ?  

A maggio dello scorso anno durante un Incontro-convegno a Villa Roberti avevamo già cercato di capire chi fossero le forze attive sul territorio insieme al professor Marchioro e a Diego Gallo di Etifor (spin off dell’Università di Padova) che adesso ci accompagna nel percorso di costruzione di un marchio d’Area per la Saccisica. 

Le Amministrazioni comunali erano da qualche tempo sensibili verso le tematiche turistiche e disponibili a sostenerle e ad affrontare un percorso comune con gli stakeholders territoriali. 

Come associazione ci siamo confrontati subito dopo e abbiamo deciso di partire da questa ricognizione privilegiando un turismo di esperienze, di sensazioni, di comunità.

 Siamo profondamente legati all’idea che turismo è anche un modo di vivere, un modo di incidere nella realtà. A maggior ragione si è rafforzata l’idea di partire da noi e dalla nostra comunità per proporre ciò che ci piace, per condividere quelle che sono le nostre passioni, le cose di cui ci prendiamo cura ed abbiamo a cuore: un angolo di paesaggio solcato da un fiume, piuttosto che una campagna segnata dai trosi, una Villa piuttosto che una corte benedettina sapendo che qui e là troviamo un agricoltore amico che alleva Galline di Polverara o un’osteria che ci accoglie con storie di sapori.

Lo scorso anno abbiamo partecipato alla presentazione del primo festival IT.A.CÀ all’Università e siamo rimasti colpiti dallo slogan che abbiamo fatto nostro perchè ben rappresenta la nostra visione di far conoscere il territorio che amiamo, ovvero l’idea di trasformare il turismo “incoming” in “becoming”.

Quale attività proponete all’intervento del Festival?  

La nostra proposta prevede un bike tour con partenza da Villa Roberti verso i casoni di Piove di Sacco.

 Accompagnati dalla voce narrante di Zane, contadino vissuto a inizio Settecento che vive nel casone di Piove di Sacco e la cui madre è stata la balia di Francesco, ultimo erede dei Roberti, percorreremo la realtà rurale dei casoni coi tetti di paglia che si confronta con la realtà del mondo nobile, in particolare quello della marchesa Roberti, all’interno della sua villa finemente affrescata da Zelotti e Veronese.

Alla fine del tour è prevista una degustazione di prodotti tipici in villa Roberti realizzati con i prodotti dalle coop. Agr. biologica  Caresa e dell’az. agricola Scacco.

Per tutte le informazioni sull’associazione e sui prossimi eventi seguite i link:

FB VagoMato
Tel > 392 5226296
Email > info.vagomato@gmail.com 

Buon proseguimento di viaggio, cari amici viaggiatori e care amiche viaggiatrici!

Blog IT.A.CÀ
Elisa Carlini
Staff IT.A.CÀ Padova

 

 

A memoria d’uomo – Borghi dell’Appennino tra vita e abbandono | Intervista al fotografo Ivano Adversi

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici

oggi nel nostro blog siamo di nuovo in compagnia del fotografo bolognese Ivano Adversi, nostro

Ivano Adversi

caro compagno di viaggio, ma anche responsabile insieme a Cristina Berselli della sezione IT.A.CÀ Fotografia per la tappa bolognese, una collaborazione che dura da qualche anno con l’associazione TerzoTropico di cui è socio fondatore. 

In questa occasione lo intervistiamo per farci raccontare questo suo nuovo lavoro fotografico dedicato all’Appennino bolognese, che in questa edizione 2018 è stato protagonista della nostra tappa bolognese,  che avrà luogo a Grizzana Morandi presso i Fienili del Campiaro dal 21 luglio al 23 settembre 2018. 

Com’è iniziata la sua passione per la fotografia e come ha iniziato a farsi strada in questo campo?  

Il mio interesse per la fotografia è nato insieme alla passione per i viaggi. L’occasione si è presentata con l’acquisto, tramite un amico che tornava da Singapore, della mia prima reflex seria, una Canon F1. Da allora non ho mai smesso, con alterne fortune di fotografare. Prima fotografia di reportage e naturalistica, poi via via altri settori. Cataloghi di agenzie di viaggio, articoli su riviste specializzate, mostre e volumi fotografici. Il primo, come coautore e al quale sono particolarmente legato si chiama Destini Incerti. L’argomento erano animali in pericolo di estinzione, fotografati in diversi continenti: Africa, Asia, Americhe. Da allora sono seguiti altri volumi, su vari argomenti.

È evidente dai suoi progetti in terre straniere la sua passione per la natura e la sua propensione antropologica. Come si rapporta alle nuove realtà e comunità con cui entra in contatto?  

Devo dire che nel tempo ho modificato, o meglio ampliato, i miei interessi. Non solo paesi esotici e lontani, soprattutto culturalmente, ma anche luoghi e soprattutto situazioni molto vicine, ma sempre particolari.

L’approccio non è molto diverso da quello che altri miei amici e colleghi fotografi, con alcuni dei quali spesso collaboro, utilizzano quando realizzano il loro progetti.

Ideazione del progetto, ricavato da conoscenze personali, scambi di idee con altri fotografi o giornalisti o semplicemente amici, studio accurato delle condizioni, ricerca di collaborazioni e contatti necessari nel luogo scelto e  programmazione il più possibile accurata. Poi, come succede spesso, al momento dell’arrivo e dell’inizio del lavoro, ci si rende conto di dover improvvisare al momento.

Con le realtà che contatto cerco sempre di instaurare un rapporto di amicizia e collaborazione, siano esse in posti sperduti come in luoghi più semplici, come l’Europa. Massimo rispetto delle realtà trovate, ma tensione continua verso l’obiettivo, che è riportare a casa le immagini migliori e più interessanti possibile

Parlando invece della sua mostra “A memoria d’uomo – Borghi dell’Appennino tra vita e abbandono”, che avrà luogo a Grizzana Morandi dal 21 luglio al 23 settembre, può spiegarci meglio il significato del titolo “A memoria d’uomo”? A cosa si riferisce?  

L’idea della mostra sui borghi dell’Appennino è nata in seguito ai contatti con le realtà di quei luoghi. Questo dovrebbe essere una parte propedeutica a un lavoro più ampio, che dovremmo svolgere con un gruppo, quasi tutto al femminile coordinato dalla nostra associazione TerzoTropico, che comprende non solo fotografi ma anche altre professionalità come giornaliste, curatrici di mostre, grafiche.

Chiapporto

Il titolo nasce da un’idea di Cristina Berselli, presidente di Terzotropico e coordinatrice del futuro gruppo di lavoro che dicevo prima, intende rappresentare gli Appennini come un luogo da sempre fortemente antropizzato, dove l’uomo ha trovato modo e spazio per vivere e costruire zone abitate, come appunto i borghi. Per noi l’Appennino è una montagna a misura d’uomo e che conserverà sempre la memoria dell’uomo. L’idea di vederli in qualche modo svuotarsi non ci convince e non ci piace. Preferiamo che questi antichi spazi vengano di nuovo occupati e vissuti, seza però per questo snaturare la loro identità.

Ha scelto di inserire nella locandina un estratto di una canzone di Guccini che elogia la vita di montagna, lontana dal caos cittadino. La sua mostra conferma le parole del cantautore riguardo la vita nei campi, o ne mette in luce anche gli aspetti meno gradevoli?  

A questa domanda risponderò in maniera abbastanza sintetica. Io non sono un nostalgico della vita bucolica e agreste. Io sono sicuramente un abitante della città e non esalto sicuramente come il massimo della vita il lavoro dei campi. Mi piace però l’idea che, pur mantenendo luoghi naturali integri e non assaliti da un turismo di consumo ma apprezzati e goduti come si presentano, ci sia la possibilità di vivere, come dicevo prima, in un ambiente da sempre rifugio dell’uomo.

Qualto

L’importante è che abitare non voglia dire distruggere e piegare alle proprie esigenze, anche le più deleterie, gli ambienti che frequentiamo. Per questo apprezzo molto il lavoro di It.a.cà e, come associazione collaboriamo volentieri a questo festival, che spero si allarghi sempre più e riesca a infondere nelle persone il rispetto degli ambienti. La mostra intende unicamente mostrare la possibilità che i luoghi dell’Appennino possono vivere e non scomparire o diventare semplicemente delle occasioni per scampagnate domenicali di lunghe code di auto.

In che misura ritiene importanti la fotografia e mostre come questa per dare un po’ di visibilità in più a luoghi e comunità altrimenti destinati a rimanere nell’ombra?  

La nostra è la civiltà dell’immagine, come si dice, ma troppo spesso chi la fa da padrone è il cosiddetto progresso, a scapito di stili di vita non coerenti con l’idea che il “libero mercato” offre. Ci sono migliaia di fotografi che ogni giorno combattono contro questo modo commerciale di rappresentare e diffondere la realtà. La mia, anzi la mostra organizzata da TerzoTropico, intende essere non più di uno stimolo a ripensare il nostro modo di vivere e concepire l’ambiente che ci sta attorno. Quando sento che la maggior risorsa della montagna dovrebbe essere ancora legata agli impianti da sci, anche se ho sciato fino a tempo fa, mi rendo conto che non possiamo andare lontano

Scola

Salvaguardare l’ambiente vale per l’Appennino come per le sterminate distese della savane africane, altro luogo a me molto caro, per le foreste amazzoniche o i ghiacci dei poli, per gli animali in pericolo di estinzione, per ritornare all’inizio di questa intervista, come per quelli delle montagne vicino a casa nostra.

Info associazione TerzoTropico

Ringraziamo Ivano per averci raccontato questa sua nuova mostra fotografica dedicata al bellissimo territorio dell’Appennino a cui vi invitiamo, amici e amiche, di andare a visitare se siete dalle parti di Grizzana Morandi ––– di seguito l’invito!

Blog IT.A.CÀ
Irene Pinto 

Daunia avventura: un progetto per creare percorsi turistici sostenibili in provincia di Foggia

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici

oggi nel nostro blog ritorniamo sui Monti Dauni, dove si è appena conclusa la 1°edizione di IT.A.CÀ Monti Dauni per continuare a parlavi di questa bellissima terra montuosa della Puglia. 

Camminare attraverso il paesaggio montuoso, in perfetta armonia con l’ambiente, come gli elfi nei romanzi di Tolkien, o cimentarsi in un percorso ad ostacoli come Indiana Jones. Per grandi e piccini sui Monti Dauni tutto ciò è possibile con Daunia Avventura, il progetto che si occupa di creare percorsi turistici tematici sostenibili per  promuovere la conoscenza e la tutela delle risorse naturali, storiche, culturali presenti nel territorio del Lago Pescara, in provincia di Foggia.

Lago Pescara – provincia di Foggia

Daunia Avventura è organizzata da un team di esperti e specializzati, diretti da Mario De Angelis che oggi risponde all’intervista per il nostro blog.

Come svolge Daunia Avventura la sua attività di promozione e tutela delle risorse naturali, storiche, culturali dei Monti Dauni? Come si caratterizza la sua natura di progetto spin-off della Ecol Forest?  

Daunia Avventura è un brand nato dalla Soc. Coop. Ecol Forest.  La Ecol Forest da anni è impegnata non solo come impresa nel settore  Agro- Forestale attraverso la progettazione e realizzazione di opere che vanno dalla classica ingegneria naturalistica alla riqualificazione ambientale delle aree forestali pubbliche e private, ma soprattutto nella promozione del territorio in chiave multifunzionale e sostenibile. 

Daunia Avventura promuove le numerose attrattive del territorio dei Monti Dauni attraverso un turismo lento, fatto di conoscenza e di uomini che vivono questi territori,  mediante un tour ricco di emozioni e di esperienze, immersi nella natura incontaminata.  Il Daunia Avventura offre diversi  pacchetti in relazione al tipo di ospite (famiglie, gruppi di ragazzi, scuole, parrocchie, scout, ecc.) propone non solo attività ludico/sportive ma soprattutto didattiche all’interno del proprio “Bosco Didattico “   e proprio quest’ultima è l’attività che permette di trasmettere la cura, la conoscenza e la tutela delle matrici ambientali.  Un patto di resilienza che tiene conto della biodiversità da tutelare.

“Il bosco è il luogo in cui imparare a divertirsi: non esistono barriere e pregiudizi, ma soltanto tante possibilità di espressione”: nell’ambito della comunicazione alle scuole, come si svolgono le attività del Bosco Didattico e che obiettivi perseguono?  

Il bosco è per definizione un area senza barriere architettoniche dove poter  liberarsi dallo stress e dalle negatività che si accumulano nella vita, soprattutto in un momento storico come il nostro in cui viviamo, spesso bombardati dalle notizie brevi  e confuse che ci arrivano sugli smartphone attraverso una notifica. In particolare l’area naturalistica SIC BOSCO FAETO-MONTE CORNACCHIA, è un luogo incontaminato in cui si mette a nudo i pregiudizi e il malessere giornaliero attraverso una serie di attività naturalistiche.

Panorama dal Monte Cornacchia

Si pensi al trekking, salire su fino a Monte Cornacchia, il tetto della Puglia e ammirare dall’alto il paesaggio, aumenta il benessere e lo stato d’animo interno in ognuno di noi oppure mettersi alla prova nell’affrontare gli ostacoli dei Percorsi Acrobatici rendono gli utenti soddisfatti superando così i propri timori e le proprie paure.

Questo ultimo concetto per noi è fondamentale, perché è il messaggio che diamo ai numerosi docenti e genitori che accompagnano i propri alunni e figli nel nostro parco, non permettendo  che  i pregiudizi, i timori e le debolezze che possono emergere in contesti scolastici o extra-scolastici prevalgano, perchè a 8 metri di altezza agganciati ad una corda  ci si dimentica delle negatività.

Una attenzione che si sta promuovendo è la didattica, attraverso azioni semplici come quello dei laboratori manuali. Cercare una pigna e colorarla, non è solo un momento di divertimento e gioco ma è anche una attività di educazione ambientale, nel rispetto della natura e dei territori di cui saranno artefici e promotori.

Che cos’è il Parco Avventura?  

La Società Cooperativa Ecol Forest attraverso il brand “DAUNIA AVVENTURA” è  aperto a tutti gli enti interessati e volto ad accrescere la conoscenza e la tutela delle risorse forestali con la consapevolezza della qualità ambientale, storica e culturale del territorio della Daunia. 

La Società offre la possibilità di mettersi alla prova sui percorsi sospesi con diversi livelli di difficoltà, in completa sicurezza e con attrezzatura fornita dal Parco Avventura. La struttura del nostro Parco Avventura si compone di oltre 50 atelier con elevati standard di sicurezza. Il parco viene sottoposto a revisione con cadenza annuale e nel rispetto delle certificazioni UNI EN 15567-1 e UNI EN 15567-2. 

La Società offre anche la possibilità di vivere esperienze sportive, didattiche e culturali presso uno scenario unico, emozionante ed immerso nel verde dell’area naturalistica Lago Pescara, alle pendici di Monte Cornacchia (1152 msl m),a 4 Km dal Comune di Biccari (FG). 

È possibile avventurarsi nei sentieri naturalistici attrezzati, accompagnati da guide esperte, alla scoperta del SIC Bosco Faeto Monte Cornacchia, uno dei patrimoni naturalistici più interessanti del territorio. 

Presso il Parco Naturalistico Lago Pescara, è possibile imparare il tiro con l’arco (con campo omologato dal CONI), sperimentando un percorso con diversi livelli di difficoltà all’interno del bosco o provare a cimentarsi nell’orienteering. 

Inoltre l’area è riconosciuta dalla L.R. n. 40 del 10/12/2012 – Bosco Didattico – un’aula a cielo aperta immersa nel verde dove vengono promossi laboratori didattico-naturalistici e manuali. Le proposte dei nostri laboratori sono varie e articolate in base al target di età del partecipante (Bird&Butterfly watching, Creando con la Natura, Mary Poppins e le favole nel Bosco, ecc.). 

L’esperienza del parco “Daunia Avventura” ha un elevato valore sportivo, didattico ed educativo, in quanto coinvolge la sfera motoria e migliora le prestazioni fisiche, stimola la concentrazione e il coordinamento motorio, poiché la condivisione delle emozioni migliora l’affiatamento e la fiducia reciproca tra i componenti di un team. 

Parco Avventura

Il Parco Avventura propone percorsi adatti ad ogni età, stimolando le capacità motorie, l’equilibrio, il coraggio e la logica, sempre sotto la supervisione attenta di operatori esperti.

Cosa accade quando Daunia Avventura accosta l’attività musicale umana alla natura, nell’ambito del Concerto nel Bosco?  

Si crea un’atmosfera magica, i suoni degli strumenti fanno vibrare le foglie e si mescolano con il fruscio del vento e il canto degli uccelli, quasi a formare un’armonia mai composta ma soprattutto unica all’ascolto.

Ci può raccontare che collaborazione c’è tra Daunia Avventura e “IT.A.CÀ” – Migranti e Viaggiatori: Festival del Turismo Responsabile”, soprattutto nell’ambito della recente X edizione?  

Nuovi orizzonti, temi attuali, idee innovative e soprattutto tanto entusiasmo. Sono stati questi i principali ingredienti della tappa sui Monti Dauni di IT.A.CÀ , il festival del turismo responsabile che ha caratterizzato l’intero fine settimana a Biccari. L’amministrazione comunale è riuscita a mettere insieme le eccellenze del territorio, creando momenti di confronto e di progettualità. Itacà ha portato a Biccari tanta gente, professionisti ed esperti di marketing territoriale che hanno per l’ennesima volta ribadito che il futuro dell’Italia è nei piccoli comuni, nei borghi autentici, come a Biccari che in questo momento è forse la località che più di tutte continua a credere nello sviluppo socio-economico dei Monti Dauni.

Quindi non resta che augurarvi come sempre buon viaggio 😉

Blog IT.A.CÀ
Arianna Piazzi 

Quando l’accessibilità incontra il patrimonio culturale: il patrimonio appartiene davvero a tutti!

Cari viaggiatori e viaggiatrici 

oggi vogliamo parlare di accessibilità e turismo accessibile, tema a noi molto caro! La decisione presa dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dell’Unione Europea di dichiarare l’anno 2018 come “Anno europeo del patrimonio culturale” non è passata di certo inosservata al Team di IT.A.CÀ Rimini che ha deciso di lanciare ai Partner della Rete una sfida per la 4°edizione della tappa riminese che si svolgerà dal 20 al 24 settembre 2018: “Affrontare insieme il tema di come rendere accessibile il patrimonio culturale del territorio attraverso la proposta di eventi, incontri, mostre, tavole rotonde e molto altro ancora”.

Ma cosa s’intende per bene culturale accessibile?  

Ce lo siamo chiesto anche noi e prendendo carta e penna abbiamo tracciato alcune riflessioni, spunti, pensieri sviscerando i due concetti di “accessibilità” e “patrimonio culturale”.

Progetto di ri-generazione urbana delle colonie marine riminesi | Associazione Il Palloncino Rosso 

Il processo di brainstorming ha portato alla stesura di alcune ipotesi di azione, di opportunità che abbiamo condiviso con i Partner della Rete come stimolo per la progettazione della nuova edizione del Festival.

Ad esempio, secondo il team di coordinamento, è possibile parlare di “accessibilità” nel turismo quando si rendono fruibili a chiunque beni privati, ma di interesse storico e culturale di dominio pubblico; quando si abbattono le barriere architettoniche di luoghi turistici (musei, chiese, ecc.) che rappresentano un ostacolo alle persone con disabilità; quando si riescono a raggiungere i siti turistici dell’entroterra spesso isolati o scarsamente segnalati; quando si sviluppano progetti di contaminazione e rivisitazione di spazi storici in chiave contemporanea e interculturale; quando il patrimonio culturale viene raccontato e condiviso usando la lingua madre, i costumi di guests di diversa nazionalità.

E dalla condivisione del tema scelto con la Redazione Rimini Social del gruppo Icaro Communication che sta prendendo forma un “Dossier sul turismo accessibile”, un vademecum di best practice, rivolto agli operatori turistici realizzato con la collaborazione di numerose associazioni del territorio.
Il Dossier sarà un valido strumento di formazione per incentivare tutti gli addetti al settore a promuovere una nuova forma di turismo, più etico e responsabile.

Hai un’esperienza di turismo accessibile da segnalare? Scrivete a riminisocial@gmail.com

IT.A.CA Rimini 2018

L’edizione del 2018 di IT.A.CÀ Rimini si prepara ad ospitare un programma ricco e coinvolgente, dai temi caldi e attuali, anche grazie a un nuovo coordinamento formato da: CAST – Centro di Studi Avanzati sul Turismo del Campus di Rimini – Università di Bologna, Il Palloncino Rosso, EducAid, Piano Strategico di Rimini, Comune di Santarcangelo di Romagna, Associazione Rione Montecavallo, Ostelli della gioventù Sunflower Backpacker Hostels, Associazione Kantharos.

Buon viaggio come sempre e seguiteci 😉

Blog IT.A.CÀ
Valentina Porrazzo 
Coordinamento IT.A.CÀ Rimini

 

Il viaggio e l’incontro. Che cos’è il turismo responsabile? | Altreconomia Edizioni

CHE COS’È IL TURISMO RESPONSABILE? 

Due pionieri del turismo responsabile in Italia, Maurizio Davolio, presidente di lungo corso di AITR, Associazione Italiana Turismo Responsabile e Alfredo Luis Somoza, presidente di ICEI provano a rispondere a questa domanda nel libro “Il viaggio e l’incontro”. Un saggio dedicato a chi vuole capire la natura profonda del turismo responsabile: un viaggio più lento, più profondo e più dolce, che ha sempre dentro di sé un incontro, per quanto fuggevole, con l’“altro”.  

Il viaggio responsabile ha infatti tra i suoi “valori” una preparazione accurata e collettiva prima della partenza, la piccola dimensione dei gruppi, l’incontro con la comunità ospitante, l’assoluto rispetto dell’ambiente e delle culture locali, l’autenticità dei gesti, la ricerca di un rapporto amichevole e conviviale fra turisti e residenti. Ma il turismo responsabile è anche un importante vettore di sviluppo economico per i Paesi “svantaggiati”, perché i suoi benefici ricadono sulla popolazione locale in modo ben più consistente, diretto e duraturo rispetto a quelli del turismo mordi-e-fuggi che generano invece quasi sempre sfruttamento e inquinamento.

Il libro racconta la storia e il presente di AITR – nata nel 1998 – e il vivace dibattito in corso sul tema. E poi lo stato dell’arte del turismo responsabile oggi – soprattutto in alcuni Paesi europei -, la sua forte valenza politica e la richiesta di garanzie etiche sui viaggi espressa – come per altri prodotti – dai consumatori del Nord, con riferimento specifico all’assenza di sfruttamento del lavoro minorile, a un basso impatto ambientale, all’equità economica. Fino alla consapevolezza che un viaggio di turismo responsabile può essere un modo concreto e strutturale di combattere la povertà.

“Il viaggio e l’incontro” propone una panoramica sulle forme del turismo responsabile, nel Sud del mondo, ma anche in Italia: il turismo ecologico e sostenibile, esperienziale, gastronomico, di comunità, ad esempio. Il libro scioglie inoltre alcuni nodi, come le differenze con il turismo “sociale” e “accessibile”; analizza i rapporti, gli scontri e le interazioni con l’industria turistica convenzionale e le pratiche di Corporate Social Responsibility; fa il quadro sulla formazione scolastica e universitaria e sul suo ruolo nella crescita della consapevolezza, sull’importanza della comunicazione e dell’editoria di settore.

Alle voci degli autori si affiancano poi quelle di illustri “ospiti,” come Marco Aime, Duccio Canestrini, Gianni Morelli, e di molti altri esperti.  Tra le “chicche”, i testi di Christian Baumgartner, austriaco e CEO di Response & Ability gmbh e di numerosi altri esperti italiani e internazionali. La prefazione – intensa e spassosa – è di Patrizio Roversi, turista per caso.

“Il viaggio e l’incontro. Che cos’è il turismo responsabile”, di Maurizio Davolio e Alfredo Somoza, 176 pagine, 14 euro – Altreconomia edizioni.

Link: https://altreconomia.it/prodotto/il-viaggio-e-lincontro/

Corso di formazione esperienziale su sviluppo turistico e ospitalità interculturale nell’Appennino bolognese

IL TURISMO SOSTENIBILE IN CHIAVE INTERCULTURALE

In un mondo sempre più in movimento, turismo e migrazione sono due facce della stessa medaglia. Per quanto con ostacoli e aspettative diverse, turisti, migranti, viaggiatori, rifugiati e richiedenti asilo intervengono nella creazione di nuove storie e narrative, dando vita a realtà ibride che definiscono il mondo in cui viviamo.

Considerato, dunque, il diritto alla mobilità come uno dei fattori di stratificazione della società contemporanea, il turismo, e in particolare il turismo sostenibile, può rappresentare una forma innovativa di inclusione sociale ed economica, nonché di incontro e dialogo interculturale. Il turismo non si riduce al solo incoming o alla creazione di posti di lavoro, ma può diventare una leva per uno sviluppo più equo e responsabile per i territori che lo ospitano, come sostenuto dalle Nazioni Unite, che hanno dichiarato il 2017 come Anno del Turismo Sostenibile per lo Sviluppo. 

Allo stesso modo, il turismo rappresenta un’opportunità di partecipazione inclusiva e di valorizzazione delle competenze per coloro che prendono parte a tale processo di sviluppo. Infine, è anche attraverso il turismo che si stimolano nuovi momenti di confronto, dialogo e collaborazione tra culture e provenienze diverse.

I benefici derivanti del turismo sono ancora più evidenti quando si osservano quei territori che sono esclusi dai circuiti turistici convenzionali. A differenza delle città, spesso “invase” dai turisti, i territori montani soffrono di un calo non solo di turisti, ma anche degli stessi residenti, diventando talvolta luoghi dove gli abitanti si ritrovano a resistere in un contesto di progressivo spopolamento e con pochi servizi. Tuttavia, sono questi i luoghi che conservano l’autenticità delle tradizioni e del paesaggio naturale, e in cui è possibile intervenire promuovendo nuove forme di imprenditorialità turistica che ne valorizzino le ricchezze, creando al contempo occasioni innovative per promuovere processi di integrazione sociale tra comunità locale, turisti, migranti, richiedenti asilo e/o titolari di protezione internazionale.

Tra questi territori, l’Appennino bolognese è un luogo con una straordinaria eredità naturalistica e una storia antichissima: ricchezze che, se valorizzate nel modo giusto, possono aprire scenari di grande interesse, andando incontro ad una nuova domanda di turismo lento, consapevole e sostenibile, e costituendo un fattore di sviluppo in grado di garantire condizioni di vita migliori agli abitanti della montagna. 

In questo territorio non mancano le opportunità di sviluppo in chiave di turismo responsabile: antichi borghi abbandonati e territori rurali che possono essere rigenerati per rispondere alla crescente domanda turistica attraverso una nuova idea di ospitalità interculturale e di valorizzazione turistica sostenibile.

Si aprono quindi nuove opportunità per la creazione di imprese integrate atte ad accogliere i migranti, richiedenti asilo e/o titolari di protezione internazionale e a garantire loro di formarsi e lavorare all’interno delle stesse organizzazioni che, oltre a essere strutture di accoglienza diventano strutture ricettive e punti di riferimento per il turismo lento.

Foto di Gianluca Maini

IL CORSO DI FORMAZIONE ESPERIENZIALE

Il corso di formazione esperienziale è rivolto a sedici giovani tra 18 e 35 anni, italiani e stranieri (richiedenti asilo e/o titolari di protezione internazionale), che intendono partecipare a questo percorso di studio, analisi e valorizzazione territoriale di avanguardia che avrà come centro propulsore Montefredente, frazione del comune di San Benedetto Val di Sambro (Bo).

Il percorso formativo è concepito come un laboratorio creativo che alterna didattica teorica e tecnica in aula con moduli esperienziali sul campo, al fine di progettare nuove traiettorie di sviluppo turistico sostenibile e interculturale. Una formazione esperienziale della durata di 4 fine settimana, compresi nel periodo luglio-settembre 2018, sull’Appennino Bolognese, dove i partecipanti avranno l’opportunità di incontrare diversi esperti e conoscere progetti innovativi che basano la loro attività sul potenziale della montagna. 

Il corso di formazione, realizzato in collaborazione con Asp Città di Bologna, SPRAR e Open Group, è promosso dall’associazione di promozione sociale YODA, che da 10 anni organizza, in rete con centinaia di soggetti, IT.A.CÀ migranti e viaggiatori, il primo e unico Festival del turismo responsabile in Italia e in Europa, premiato quest’anno ONU per la sua capacità di unire in maniera innovativa il turismo a temi quali immigrazione, accessibilità, intercultura e altre tematiche interconnesse allo sviluppo sociale ed economico del territorio, sempre in chiave sostenibile, muovendosi in un’ottica partecipativa ed inclusiva. Responsabile scientifico del corso è Pierluigi Musarò, professore associato presso l’Università di Bologna e Direttore di IT.A.CÀ Festival.

Grazie al coinvolgimento di studiosi e professionisti dell’accoglienza e della valorizzazione turistica, il percorso si articola in tre momenti tra loro connessi:

– una struttura teorica sul tema turismo e migrazione, con l’obiettivo di affrontare il tema della mobilità umana attraverso un approccio critico, capace di riconoscere che migrazione e turismo sono fenomeni complessi che devono essere analizzati nelle loro potenzialità e criticità, e affrontati in maniera integrata dal punto di vista degli interventi sociali sul territorio. 

– una formazione esperienziale sul campo mirata ad avviare nuove figure professionali legate al turismo lento e sostenibile e ad una valorizzazione responsabile e collaborativa del territorio attraverso la partecipazione di esperti e professionisti che lavorano nell’ambito della promozione culturale, del marketing, dello sviluppo turistico sostenibile.

– una lettura del territorio locale per creare rete con gli attori che lo animano e per identificarne potenzialità e limiti. Attraverso la valorizzazione di competenze interculturali saranno individuati, in collaborazione con gli stakeholder locali, strumenti a sostegno di progettualità innovative in termini di accoglienza di turisti, migranti e richiedenti asilo e/o titolari di protezione internazionale. Nello specifico, questa parte prevedrà azioni di: analisi del territorio e delle risorse materiali e immateriali (analisi geografica, analisi della rete, ricerca storica, ecc.), SWOT analysis, marketing digitale, storytelling, destination brand design, analisi della comunicazione e marketing turistici e analisi dei mercati e dei target ai quali rivolgere la comunicazione dell’offerta turistica.

CONDIZIONI DI PARTECIPAZIONE

Ai partecipanti è richiesta la frequenza di almeno l’80% del Corso.

Le date previste sono: 

  • 20-21-22 luglio 
  • 7-8-9 settembre 
  • 21-22-23 settembre 
  • 28-29-30 settembre 

Ogni fine settimana formativo prevedrà l’arrivo nella struttura di Montefredente alle ore 17 del venerdì e partenza dalla stessa struttura alle ore 17 della domenica successiva. È previsto un servizio navetta da e per San Benedetto Val di Sambro, che è raggiungibile con il treno da Bologna.

Pasti e pernottamenti nella stessa struttura e attività laboratoriali ed esperienziali sono garantiti dagli organizzatori.

Durante il corso, inoltre, i partecipanti collaboreranno nella scrittura di un articolo/post/diario di viaggio che verrà pubblicato sul blog di IT.A.CÀ migranti e viaggiatori: festival del turismo responsabile, insieme ad alcune foto significative dell’esperienza. L’intero percorso verrà raccontato come cammino nella formazione attraverso i social media, supportando in questo modo la promozione delle attività sostenibili del territorio.

Ai partecipanti che avranno completato il percorso verrà consegnato un Attestato di Partecipazione.

MODALITÀ DI CANDIDATURA

Le domande di partecipazione potranno essere presentate inviando all’indirizzo email morallimelissa@gmail.com il modulo di candidatura, corredato da una breve lettera di motivazione (max. 3.000 caratteri spazi inclusi), dal curriculum vitae e dalla copia di un proprio documento di identità

Scarica il modulo di partecipazione > Modulo di candidatura

Le candidature dovranno pervenire entro il 24 giugno 2018. 

L’Organizzazione procederà alla selezione dei candidati sulla base delle motivazioni espresse a supporto della candidatura e delle eventuali esperienze di studio, impegno professionale o volontariato nell’ambito della valorizzazione turistica del territorio, come risultanti dal curriculum vitae. I candidati selezionati saranno in seguito contattati via email e sarà loro richiesto di confermare l’iscrizione attraverso il versamento di un contributo spese di Euro 60,00.

ULTERIORI INFORMAZIONI

Per informazioni è possibile contattare la tutor del corso di formazione, la dott.ssa Melissa Moralli, all’indirizzo e–mail morallimelissa@gmail.com o al telefono 333 2712834.

CORSO PROMOSSO DA

IN COLLABORAZIONE CON

 

CON IL PATROCINIO DI

 

                          

Appennino atto d’amore | Intervista allo scrittore–camminatore Paolo Piacentini

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

in occasione della presentazione del libro “Appennino atto d’amore” di Paolo Piacentini – che si è tenuto sabato 26 maggio a Bologna assieme allo scrittore/camminatori Wu Ming2 e Marco Tamarri (Unione dei Comuni dell’Appennino bolognese) – abbiamo intervistato l’autore stesso che ci ha parlato del libro e della situazione dell’Appennino Bolognese.

Paolo Piacentini

Da dove è nata l’idea che ha portato al viaggio raccontato in “Un viaggio d’amore per l’Appennino”?  

 Il viaggio nasce da un’idea condivisa con il mio più grande amico Peppe e la voglia di viaggiare per un mese lungo l’Appennino per scoprirlo nel profondo,  a passo lento. Un  progetto che nasce dopo tanti anni di trekking vissuti in lungo e largo tra Appennini e Alpi. L’occasione è la festa per un passaggio importante delle nostre vite e quale modo migliore di viverlo prolungando la festa lungo 900 km  per un mese, uscendo momentaneamente dal modo ? Un viaggio intimo ma con la voglia di raccontare le piccole storie che danno un senso al nostro amore per la “spina dorsale” dell’Italia.

Ci racconti di questo libro: cosa troviamo al suo interno?  

Il libro è diviso in tre parti. La prima è un’analisi dell’Appennino di oggi, con uno sguardo rivolto soprattutto ai territori feriti dal recente sisma che ha messo in ginocchio aree molto importanti dell’Italia Centrale. E’ un’analisi a volte molto critica e preoccupata per quello che può essere il futuro di questi territori ricchi di storia e appartenenti a paesaggi meravigliosi. La parte centrale è occupata dal racconto di viaggio con il mio grande amico Peppe, una narrazione che non è solo un diario di viaggio ma anche una sorta di megafono delle piccole grandi storie che danno speranza alle nostre montagne. Speranza ma anche denuncia di un abbandono che continua nell’indifferenza di troppi attori istituzionali.  

In un intervista per Repubblica ha detto che “c’è bisogno di un’alleanza tra città e montagna” vuole approfondire questa frase?  

Parlo di nuova alleanza tra città e montagna perché il gap tra la consapevolezza del valore inestimabile delle risorse rinchiuse nelle nostre montagne e quello che accade realmente nel momento della fruizione “vacanziera” del mordi è fuggi è troppo alto. L’Appennino, come dice Paolo Rumiz, è il luogo delle nostre origini ed in fondo tutti apparteniamo a queste montagne da cui ricaviamo le risorse vitali: acqua, boschi, biodiversità animale e vegetale, eccUna nuova alleanza tra città e campagna vuol dire, quindi, una fruizione sostenibile e responsabile di territori fragili che hanno abbandonato, purtroppo, la loro cultura rurale capace di interpretare e gestire i segni del territorio per lasciare spazio al pensiero unico del modello urbano. C’è una necessità impellente di aiutare le popolazioni dell’Appennino a riprendersi cura del territorio, intrecciando antichi saperi e forte innovazione, con una città che aiuti questo processo modificando il proprio approccio “consumistico” ed inconsapevole. Da questa nuova alleanza dovrebbe nascere quello che oso definire “Nuovo Umanesimo”.

Che consiglio vuole dare a chi si vuole avvicinare ai cammini?  

Per chi vuole iniziare a praticare la bellissima esperienza del Cammino di più giorni lungo i grandi itinerari storico- culturali o escursionistici consiglio di metterci molta testa e tanto curiosità. E’ ovvio che anche l’allenamento fisico è importante, soprattutto per chi conduce una vita sedentaria, ma se con la mente non entriamo nella giusta dimensione la resistenza alla fatica o alle difficoltà rischia di essere troppo bassa e quindi si rischia di abbandonare il cammino.

In alcune interviste ha parlato di “cammino militante”, cosa intende con questa espressione?  

Per cammino militante intendo una pratica ben precisa che sto cercando di lanciare a livello nazionale raccogliendo, tra le altre cose,  un bellissimo manifesto di alcuni giovani animatori di “Cammini” e riprendendo alcune campagne ed intuizioni della Federtrek, come quella legata all’adozione dei sentieri.  Troppo spesso anche le persone più sensibili fruiscono dell’attività escursionistica solo come gesto puramente ludico, ma senza togliere nulla a questa sacrosanta esigenza di svago, sarebbe molto importante far diventare le nostre camminate di gruppo o in solitaria anche un momento di conoscenza lenta e profonda dei territori, per aiutarli a promuoverli e difenderli dal potenziale degrado o abbandono.

Seguite il link se volete conoscere meglio FederTrek – Associazione di escursionismo e ambiente.
Buon viaggio! 🙂

Blog IT.A.CÀ 
Giulia Freguglia 

Forum PA Challenge 2018 | SustainAbility tra i 100 progetti del “Premio PA sostenibile”

Forum PA Challenge 2018 | SustainAbility tra i 100 progetti del “Premio PA sostenibile 100 progetti per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030”

Il progetto “SustainAbility: insegnare la sostenibilità come modello trasversale” realizzato dal Master in “Valorizzazione turistica e gestione del patrimonio culturale” promosso dal Centro di Studi Avanzati sul Turismo – CAST dell’Università di Bologna, in collaborazione con il Dipartimento di Beni Culturali e Fondazione Flaminia, è stato selezionato e inserito nei “100 progetti” all’interno dell’ambito Capitale Umano ed Educazione.

La cerimonia di premiazione – a ritirare il premio la Prof.ssa Cristina Bernini, Direttrice del Master – è avvenuta ieri mercoledì 23 maggio nel contesto di Forum PA 2018 durante il convegno “Italia 2030: come portare l’Italia su un sentiero di sviluppo sostenibile”, presso l’ Arena Convention Center “La Nuvola” di Roma.

23 Maggio 2018 – Roma – Foto di Stefano Corso

Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNTWO) “Lo sviluppo del turismo sostenibile soddisfa i bisogni dei turisti e delle regioni ospitanti e allo stesso tempo protegge e migliora le opportunità per il futuro. Si tratta di una forma di sviluppo che dovrebbe portare alla gestione integrata delle risorse in modo che tutte le necessità, economiche, sociali ed estetiche possano essere soddisfatte mantenendo al tempo stesso l’integrità culturale, i processi ecologici essenziali, la diversità biologica e le condizioni di base per la vita”.

Per accrescere la sensibilità verso questa visione di turismo sostenibile, sempre più rispettoso del patrimonio culturale e del territorio, nella terza edizione del Master tutt’ora in corso, è stato introdotto un modulo trasversale ai corsi istituzionali che ha come comune denominatore il tema: Sostenibilità, Patrimonio Culturale e Turismo. Ogni docente ha dedicato una parte delle proprie ore ad approfondire un argomento legato al tema della sostenibilità, promuovendone un approccio multidisciplinare nella gestione e valorizzazione del patrimonio culturale in un’ottica di promozione turistica.

Ad integrazione del percorso gli studenti sono stati coinvolti nel progetto – sostenuto dalla Nazioni Unite – SULITEST. Il progetto ha come obiettivo quello di far conoscere e diffondere il tema delle sostenibilità nel mondo, con la speranza che rendere le persone informate possa rendere le loro scelte più responsabili, consentendo di costruire insieme un futuro sostenibile.

Tutti gli studenti del Master hanno sostenuto il SULITEST – i temi indagati spaziano da aspetti sociali, ad economici ed ambientali – all’inizio del percorso  e lo rifaranno al termine delle lezioni, in modo da poter misurare l’efficacia del nuovo modulo trasversale inserito nel percorso formativo.

Riferimenti:

> https://master.unibo.it/turismoculturale/it/didattica/sostenibilita
> http://www.forumpachallenge.it/soluzioni/sustainability-insegnare-la-sostenibilita-come-modello-trasversale
> https://forumpa2018.eventifpa.it/it/

Noi del festival IT.A.CA facciamo i complimenti a tutti/e quanti/e per il prestigioso riconoscimento!

Blog IT.A.CA
Sonia Bregoli 
Responsabile comunicazione e social

Movimento Tellurico, trekking ecologia e solidarietà: intervista a Enrico Sgarella

Carissimi amici viaggiatori e carissime amiche viaggiatrici 

Enrico Sgarella e Vincenzo Lattanzi

Oggi nel nostro blog siamo in compagnia di Enrico Sgarella, Presidente Aps “Movimento Tellurico, trekking ecologia e solidarietà”. Nell’intervista Sgarella ci racconta la nascita e lo sviluppo dell’Associazione, la cui aspirazione è creare un “grande progetto per tutto il Paese basato sulla prevenzione e sulla messa in sicurezza degli edifici, a partire da quelli pubblici, in particolare scuole e ospedali, e che preveda per i privati l’integrale deducibilità delle spese sostenute a tali scopi”.

Cos’è Movimento Tellurico e dove nasce?  

Movimento Tellurico è una associazione di promozione sociale (APS) che nasce nel 2013 dall’esperienza di una prima “Lunga Marcia per L’Aquila”, un trekking di solidarietà di 6 giorni da Roma all’Aquila che si è svolto dal 30 giugno 2012 al 5 luglio 2012. Propone un camminare insieme, non solo per motivi escursionistici, ma per sostenere un’idea, una rivendicazione. Si potrebbe ridefinire non un’associazione che propone escursioni ma “Un’idea che cammina”.

Qual è la mission del movimento? (Quali finalità vi proponete di raggiungere)?  

A maggio del 2012, proprio mentre la prima Lunga Marcia era in fase organizzativa, si verificò il terremoto che colpì l’Emilia. Da una prima camminata che aveva il semplice scopo di manifestare solidarietà con il capoluogo abruzzese, ancora immobile nella sua distruzione a distanza di tre anni dal sisma, si passò ad un trekking di mobilitazione per la prevenzione antisismica. La domanda era: “perché attendere il prossimo terremoto per piangere i morti e verificare i danni e invece non avviare in tutto il paese una Grande Opera Diffusa per la messa in sicurezza del territorio e la diminuzione del rischio sisimico?”.

Qual è stato il percorso che ha portato dalla “Lunga Marcia per L’Aquila” del 2012 alla “Lunga Marcia nelle Terre Mutate” del 2017?  

Per le prime cinque edizioni la Lunga Marcia ha sempre avuto come punto di arrivo L’Aquila (tranne nel 2014 quando abbiamo invertito il senso di marcia arrivando ai Fori imperiali dove si sono incontrati i sindaci delle due città: Massimo Cialente e Ignazio Marino). Dopo i terremoti che hanno sconvolto quattro regioni nel 2016/17, era quasi inevitabile dover modificare il percorso per spostare la nostra azione e l’attenzione della manifestazione sui luoghi devastati dagli ultimi eventi sismici.

In modo altrettanto spontaneo è nata in tutti i partecipanti l’idea di porre tale percorso a disposizione di tutti quelli che lo vogliano fare da soli per incentivare da subito il ritorno del turismo lento ed ecosostenibile, ovvero trasformarlo in un cammino escursionistico che abbiamo chiamato “Cammino nelle Terre Mutate” con tutti i necessari mezzi di supporto, sito web, guida escursionistica ecc.

Dell’edizione della lunga marcia del 2017, ne avete fatto un docu-film che è stato proiettato in varie città. Com’è stata l’accoglienza del pubblico? É stato recepito il messaggio di fondo?  

La risposta è stata senz’altro positiva. Anzi siamo rimasti anche noi sorpresi  dall’ accoglienza molto buona  riservata al documentario-reportage degli  11 giorni di cammino. Abbiamo visto occhi lucidi e raccolto lunghi applausi. E dire che il docu-film è stato  girato con pochi mezzi, dobbiamo senz’altro ringraziare gli autori che hanno vissuto con noi questa intensa camminata per aver saputo cogliere il senso profondo dell’iniziativa. Grazie a Raffaele Pugliese, il regista e a Francesco D’Amore il video-maker.

Che sensazioni dà il viaggio a piedi che gli altri mezzi non danno?  

La condivisione profonda di un’esperienza che ti pone spalla a spalla con il tuo compagno di viaggio o con te stesso, quando cammini da solo, e che fa emergere pensieri che neppure sapevi di avere, una coscienza più profonda di quello che sei e di quello che sei mentre cammini lentamente in rapporto fisico così stretto con la natura che ti circonda, con la bellezza dell’ecosistema.

Oltre alle “Lunghe Marce”, quali altre iniziative avete attuato e quali proporrete nei prossimi mesi, oltre che iniziare una collaborazione con il festival IT.A.CÀ?  

La nostra è una esperienza che non si vuole limitare al tema del rapporto dell’uomo con la sua terra in territori in cui gli eventi sismici sono pur sempre un’eventualità da attendere con certezza, pur se non si sa il quando ciò avverrà, ma più in generale si propone una prospettiva di respiro più ampio ovvero quello sistemico del rapporto dell’uomo con il suo ambiente e con l’ecosistema che lo circonda più in generale. In tal senso abbiamo anche partecipato a camminate di protesta e di recente anche alla marcia per il No HUB Metanodotto Snam che attraversa proprio le zone sismiche più pericolose. Torniamo a quella che è stata la nostra prima parola d’ordine nel 2012: la prima vera Grande Opera da fare è la messa in sicurezza del territori dai disastri ambientali e dagli eventi sismici. Abbiamo comunque anche organizzato numerose camminate urbane a tema in occasione della Festa delle Donne o per l’anniversario della liberazione.

Hai un messaggio da comunicare ai nostri lettori? Un consiglio? Un viaggio? Un libro?  

Un libro è sicuramente quello pubblicato di recente da Paolo Piacentini con la casa editrice Terre di mezzo: “Appennino atto d’amore” (che sarà ospite in questa edizione di IT.A.CÀ Bologna 2018) e da Aprile 2019 la nuova guida escursionistica “Cammino nelle Terre Mutate” che verrà pubblicata dalla casa editrice Terre di Mezzo.

IT.A.CÀ ha il piacere di comunicare di aver iniziato un rapporto di partnership con l’Associazione, poiché crediamo nelle loro finalità e invitiamo le associazioni di volontariato e di promozione sociale che agiscono per la tutela dell’ambiente, così come le comunità di base, a unirsi al Movimento per la creazione di un progetto condiviso camminando insieme attraverso tutta l’Italia – Qui trovate le info per la Lunga Marcia 2018.

Vi ricordiamo che la prima tappa del festival sarà a Bologna dal 25 maggio al 4 giugno 2018: vi aspettiamo!

Blog IT.A.CÀ
Giulia Freguglia 

Free Walking Tour Italia: progettazione culturale comune e indipendente

Cari amici e care amiche

oggi all’interno del nostro blog siamo in compagnia dei ragazzi della sezione bolognese di Free Walking Tour Italia: Alessandro Ferrari, Emmanuele Boschetti e Giovanni Bottari, non che partner di questa decima edizione di IT.A.CÀ Bologna che si terrà dal 25 maggio al 4 giugno 2018.

Alessandro Ferrari, Emmanuele Boschetti e Giovanni Bottari 

La rete nazionale dei Free Walking Tour Italia nasce nel 2016 come piattaforma culturale indipendente, che mira a creare una maggiore connessione e condivisione tra individui e comunità locali, attraverso city-tour e una progettazione culturale comune e indipendente. All’interno di questa piattaforma nazionale, ogni sezione territoriale svolge le proprie attività in modo autonomo, mantenendo la propria individualità. L’obiettivo di fondo è quello rendere sempre più accessibile il patrimonio culturale del territorio, inteso come bene comune, ridefinendo la visita guidata attraverso il contatto diretto e la conoscenza del luogo da parte di chi lo vive.     

Buongiorno ragazzi, per prima cosa vorrei sapere: come siete venuti a conoscenza di Free Walking Tour Italia e come è avvenuto il vostro inserimento in questa realtà? Cosa vi ha indotto a prendervi parte?  

In verità lo sviluppo dei due progetti è avvenuto in concomitanza. Abbiamo iniziato a lavorare sul concept del Free (tips-based) tre anni fa. Il progetto pilota Free Walking Tour Modena è stato sviluppato a partire dal 2016. Visti i risultati positivi che il progetto stava ottenendo a livello locale, sia in termini di visibilità che di partecipazione, ci siamo detti perché non provare a costruire un percorso più ampio, inclusivo, che trascendesse il locale e potesse costruire nuovi orizzonti di collaborazione inter-territoriale. Siamo entrati in contatto con altre realtà Free Walking Tour italiane e quasi immediatamente abbiamo percepito la volontà di collaborare al progetto di rete, per creare maggiore sensibilità e informazione rispetto ad un tema molto attuale, l’accessibilità al territorio.

É nato così Free Walking Tour Italia, una piattaforma online ibrida che ad oggi include 18 realtà cittadine, con l’obiettivo di costruire reti turistico-culturali alternative sui territori, inclusive e complementari a quelle tradizionali.

Qual è il target dei free walking tour bolognesi? Qual è la vostra percezione del turismo cittadino?  

I partecipanti alle nostre attività sono molto vari tra loro, sia in termini di provenienza, ma anche di età ed estrazione sociale: dal viaggiatore solitario, giovane, e con un budget limitato, al gruppo di mezza età, non organizzato, che decide all’ultimo di visitare la città e magari possiede risorse maggiori. Registriamo tanti partecipanti stranieri ma anche italiani, e tra loro non mancano i bolognesi, che hanno voglia di riscoprire la propria città. Credo che Bologna sia una città estremamente aperta e volenterosa ad accogliere, non solo turisti. Tanto è stato investito negli ultimi anni per trasformare la città in una metà turistica nazionale, e i risultati si iniziano a vedere.

Ciò che noto però è spesso chiusura all’interno del settore rispetto a nuove realtà, giovani, che stanno crescendo e offrendo attrattiva. Se ci fosse maggiore dialogo e cooperazione tra gli operatori del turismo e le nuove realtà culturali, questo andrebbe a beneficio di tutti, della città in primo luogo.

I vostri itinerari sono del tutto estranei all’industria turistica tradizionale, che troppo spesso mette a disposizione dei pacchetti preconfezionati, fornendo attività e informazioni ormai datate e cristallizzate nell’immaginario comune, che non tengono conto dei cambiamenti socio-culturali con cui ci confrontiamo ogni giorno. Come pensate sia possibile creare una sensibilizzazione diffusa ad un turismo che, come il vostro, stia al passo coi tempi, offrendo spunti di riflessione sempre nuovi?  

Il turismo in Italia è un settore estremamente sensibile, per i numeri che muove, e un terreno delicato, dove è difficile entrare e, una volta entrati, facile inciampare. Noi crediamo sia oggi fondamentale, ai fini di uno sviluppo più sostenibile del turismo (per evitare di diventarne vittime), iniziare a ripensare, tutti insieme, operatori del turismo e non, che cosa vogliamo e possiamo fare per il territorio. Oggi è più che mai necessario ragionare in termini nuovi e secondo logiche diverse, anche creative, di rottura.

Il turismo tradizionale c’è e continuerà ad esistere, però, a fronte dei cambiamenti in atto, è importante aprirsi (e aprire i territori) alle nuove realtà, al cambiamento, innovarsi e lavorare in rete. Il rischio altrimenti è che l’offerta ristagni e il settore invecchi più velocemente delle sue capacità di rinnovamento. Il mondo (del turismo) è cambiato drasticamente negli ultimi anni: possiamo scegliere di leggere tali cambiamenti e provare a governarli, oppure restarne vittime.

Durante questa decima edizione del Festival IT.A.CÀ, realizzerete diverse iniziative tra cui un itinerario per raccontare la città di Bologna attraverso le voci autentiche di giovani immigrati, richiedenti asilo e rifugiati che hanno trovato ospitalità all’interno delle sue mura. Quali aspetti peculiari della città e dei suoi abitanti ritenete possano emergere dai racconti che ascolteremo? Pensate sia possibile abbattere almeno in parte le barriere psicologiche che, in modo semplicistico e unilaterale, inducono le masse a rendere lo straniero come capro espiatorio di ogni problema della società?  

Ci sono molto modi di immaginare e narrare una città. Tutto dipende dal punto di vista che si adotta. Questo può essere anche molto diverso da quello del nostro vicino di casa, magari di altra nazionalità, con un background culturale differente. Eppure tutti viviamo la stessa città, attraversiamo le stesse strade, e ci sediamo sugli stessi gradini. La città ci accomuna. Partendo da questo comune denominatore, il progetto Sguardi Diversi (sabato 26 maggio h14) vuole indagare sulle ‘altre narrazioni’, dando soggettività e voce a chi spesso è, viceversa, oggetto del racconto (spesso pretestuoso e miope, o deliberatamente ignorante e xenofobo).

L’integrazione passa anche attraverso gli spazi, dove le culture e gli sguardi differenti si incontrano (o almeno dovrebbero). Comprendere e capire questi spazi, attraverso le narrazioni de “l’altro” che li vive, è un modo per entrare in contatto con la diversità, patrimonio anch’esso insieme alle nostre Chiese, Musei, Torri. 

Cosa vi aspettate, più in generale, dalla partecipazione al Festival IT.A.CÀ? Quale messaggio vorreste lanciare?  

Il festival sarà un momento importante non solo per farci conoscere ma anche per incontrare e collaborare con tante altre realtà giovani come la nostra, impegnate in un settore come il turismo sostenibile. Ci saranno momenti di confronto e condivisione che possono aiutare a crescere e speriamo di riuscire a creare anche nuove collaborazioni sul territorio (d’altronde come è già avvenuto in fase di co-progettazione e preparazione all’edizione di quest’anno).

Crediamo che il valore aggiunto di IT.A.CÀ sia la sua capacità di fare rete, e riuscire a riunire realtà anche molto diverse tra loro, ma che abbracciano una visione condivisa rispetto al futuro.

Siamo convinti del fatto che un altro modo di fare turismo, e promuovere il territorio, non sia solo possibile ma anche, e soprattutto, necessario. IT.A.CÀ rappresenta per noi un punto di partenza più che di arrivo.  

Ringraziamo Alessandro Ferrari, Emmanuele Boschetti e Giovanni Bottari che hanno deciso di raccontarsi nel nostro blog e quindi non resta che aspettare il festival bolognese per conoscerli meglio, intanto buone camminate 🙂

Blog IT.A.CÀ
Irene Pinto

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