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Il teatro a piedi sulla via francigena | Intervista a Simone Pacini

Cari viaggiatori e viaggiatrici, 

 oggi nel nostro blog IT.A.CÀ siamo in compagnia di Simone Pacini autore del libro “Il Teatro sulla via Francigena” diario di bordo del laboratorio itinerante “Il teatro… su due piedi – camminata in Toscana e Loi-et-Garonne” realizzato dal Teatro Metastasio Stabile della Toscana e dal Théâtre École d’Aquitaine con la partecipazione di allievi-attori delle rispettive scuole. 

Simone Pacini

Simone è stato nostro ospite all’undicesima edizione della tappa bolognese presso lo spazio di Officina15 a Castiglione dei Pepoli nell’Appennino bolognese. 

Il libro si propone come il resoconto del social reading realizzato dall’autore in occasione del progetto unico e multidisciplinare che ha visto alternanza di momenti di teatro a momenti intensi di trekking. L’evento ha messo in relazione i territori, la formazione teatrale, l’arte e il turismo in un percorso di alta formazione di 300km articolatosi lungo la via francigena. Il teatro, in questo caso, si pone come uno sguardo solidale, complice sul territorio, sul “paesaggio umano” e sulle persone che, nell’ottica della restanza, hanno deciso di vivere in luoghi lontani dalla città eppure in molti casi culturalmente vivi.

Cosa vi ha portato a scegliere la via francigena come meta del vostro cammino e delle vostre passeggiate “situazioniste”?

Quando sono stato chiamato il progetto era già definito. La Francigena (letteralemente “nata in Francia”) era ed è il terreno ideale per un progetto che attraverso il cammino voleva far dialogare l’Italia e la Francia. Questo lo spiega benissimo l’allora direttore del Teatro Metastasio Paolo Magelli, ideatore del progetto insieme al fondatore del Théâtre École d’Aquitaine Pierre Debauche, nell’introduzione del libro.

Il teatro su due piedi ha l’obiettivo di mettere in sintonia gli attori con il genius loci. Quali sono stati i luoghi che ti hanno colpito per la loro vivacità? 

Quelli italiani li conoscevo già per la loro grande tradizione culturale e artistica. La nostra compagnia teatrale temporanea ha messo i piedi in luoghi ricchissimi di storia come San Miniato, Certaldo, San Gimignano, Lucca e Siena (senza dimenticare gli altri).

Con le nostre scarpe da trekking e il nostro teatro, e grazie alla Francigena, li abbiamo cuciti insieme. Mi hanno colpito moltissimo per la loro vivacità alcune realtà francesi che non conoscevo e che ci hanno ospitato: a Stazzona l’incredibile teatro dell’associazione L’Aria in Corsica, uno spazio in legno per il teatro e il circo che svolge un’attività annuale di formazione e spettacoli in un minuscolo paese.

E poi anche il Théâtre Huguette Pommier nella piccolissima Monclar in Lot-et-Garonne. Teatri dove non te li aspetti. È proprio vero: in Francia il teatro è ovunque!

 Questo tipo di teatro è stato definito come un esercizio di empatia e di resilienza. Ci sono degli elementi che accomunano il teatro e il tema del viaggio?

Sicuramente la fatica! Anche il teatro ha bisogno di tantissima abnegazione sia da parte di chi va in scena che di chi resta dietro le quinte. Attori ed escursionisti stanno spesso fianco a fianco, si sostengono l’un l’altro. Mettersi in cammino è come recitare: solo che davanti a noi non ci sono gli spettatori ma (spesso) paesaggi mozzafiato! 

In molti casi il web è fondamentale per comunicare le peculiarità e le attività che si possono svolgere in un territorio, cosa si intende con l’espressione “con i piedi per terra e la testa nel cloud”?

La mia partecipazione a questa avventura nasce dal web, dal progetto parallelo allo spettacolo che avevo sviluppato con il mio blog fattiditeatro denominato “#teatrosu2piedi – I commedianti dell’arte 2.0 del terzo millennio” che si proponeva di raccontare il territorio attraverso la narrazione del trekking teatrale sul web.

Foto di Noemi Usai

Il libro, arrivato un po’ di anni dopo, rappresenta la volontà di mettere nero su bianco tutte queste emozioni, per renderle immortali, ma anche la voglia di fare un passo indietro, di “retrocedere”, di tornare alla carta stampata, mettendo per un attimo da parte il web. Non esiste un e-book del libro, infatti, per mia scelta personale. 

La frase “con i piedi per terra e la testa nel cloud” è di Carlo Infante, changemaker e fondatore di Urban Experience, che da anni seguo e che considero un maestro. Carlo spiega benissimo la frase nella postfazione al volume: si tratta di agire i territori, camminarli, calpestarli e utilizzare le possibilità del web – le reti, i cloud – per connetterci e connettere le nostre idee. Per un utilizzo attivo delle nuove tecnologie.

Sei stato uno degli ospiti di IT.A.CÀ 2019 Appennino, c’è qualcosa in particolare che ti ha colpito di questo territorio? 

Foto di Noemi Usai

Mi ha colpito moltissimo toccare con mano il tema della “restanza” leit-motiv di questa edizione del festival. Vedere quanti giovani si adoperino per il loro territorio cercando di rilanciarne l’artigianato e il turismo culturale. Ero convinto che per vivere serenamente fosse fondamentale andar via, ad un certo punto della propria vita, dal luogo in cui si è nati. Io sono nato e cresciuto a Prato città che è una via di mezzo fra il paese e i grandi agglomerati urbani, quindi da un certo punto di vista luogo ideale dove vivere perché non soffre la solitudine del piccolo borgo né la frenesia della metropoli. Me ne sono andato relativamente tardi (a 29 anni), ho vissuto la fuga dai luoghi dove sono cresciuto come una liberazione e non mi sognerei mai di tornarci. Per adesso.

Ringraziamo Simone per essere stato con noi, vi consigliamo di leggere il suo libro per trovare degli spunti per percorrere la via Francigena seguendo il sentiero dei teatri itineranti e riscoprendo una “restanza” con quel sapore di teatro popolare 🙂

Buone camminate a tutti/e!

Blog IT.A.CÀ
Maria Teresa Amodeo

 

Take it Slow: Viaggia Lento, Raccontalo e Riparti | Il Premio di Ecobnb e IT.A.CÀ festival del Turismo Responsabile

Carissimi amici viaggiatori e amiche viaggiatrici

sapevate che il 2019 è l’anno del turismo lento?

Ne abbiamo parlato molte volte, ma vogliamo fare di più. Raccontarlo dal vostro punto di vista, condividendo le vostre idee e le vostre esperienze di viaggio lento. Ecobnb, la community del viaggio sostenibile, insieme a IT.A.CÀ festival del turismo responsabile, lancia il premio “Take it slow: Viaggia lento, Raccontalo e Riparti”.

Foto di Noemi Usai

CHI?
Proprio tu.

QUANDO?
Hai tempo fino al 31 agosto 2019.

DOVE?
Ovunque tu vada.

COSA?
Raccontaci la tua esperienza di viaggio slow: a piedi, in bicicletta, a cavallo, in treno o in barca a vela… Qualsiasi modo ti faccia riscoprire la meraviglia del viaggiare lentamente, assaporando ogni profumo, connettendoti profondamente con ogni persona che incontri e la sua cultura, trovando l’armonia con l’ambiente che ti circonda e ti ospita. Puoi anche raccontare un viaggio lento nella tua terra, quella in cui hai deciso di restare, o di ri-tornare ad abitare per renderli luoghi migliori.

Sulla scia del tema del festival IT.A.CÀ 2019, vogliamo infatti raccogliere anche racconti di “restanza”. Viaggi lenti tra le storie di chi ha deciso di rimanere o di tornare nei luoghi in cui è nato, nonostante le difficoltà o i disastri causati da calamità, trovando il coraggio di creare nuove opportunità per sé stessi e per gli altri. 

COME? 
Scrivi un Racconto inedito, accompagnato da alcune foto, oppure realizza un video inedito che descriva la tua esperienza di restanza (leggere in maniera dettagliata il concetto di restanza che trovate a questo link per non uscire dal tema)

PERCHÈ?
Perché vogliamo valorizzare i luoghi non battuti dal turismo di massa e vogliamo promuovere la loro ricchezza unica, di qualsiasi tipo: paesaggi, tradizioni, storia, prodotti tipici… E il modo migliore per farlo è attraverso gli occhi di chi ne fa esperienza profonda e diretta.

 

Foto di Gianluca Maini

CHE COSA SI VINCE?
Il video e il racconto migliori (selezionati da una giuria di esperti composta dal festival IT.A.CÀ e da Ecobnb) vinceranno un soggiorno green di una notte per due persone con prima colazione a base di prodotti biologici o locali, a scelta tra centinaia di Ecobnb in Italia

Un terzo premio sperciale verrà assegnato alla migliore opera che affronta il tema della restanza.

CARATTERISTICHE DELLE OPERE 
L’opera deve essere inedita, mai pubblicata

  • Scritto: in formato docx + Foto: in formato JPG, dimensione minima di 870 pixls di larghezza
  • Video: deve avere la durata massima di 5 minuti

COME PARTECIPARE?
Invia la domanda di partecipazione che trovi a questo link compilata e firmata, insieme alla tua opera inedita (racconto scritto con foto / video) entro il 31 agosto 2019:

A questo link trovi il regolamento completo del contest. Hai dubbi o domande? Scrivici a contest@ecobnb.com

Ho attraversato i continenti per vedere il più alto dei mondi
Ho speso una fortuna per navigare sui sette mari
E non avevo avuto il tempo di notare
A due passi dalla porta di casa
Una goccia di rugiada su un filo d’erba. “[R. Tagore]

Lasciamoci ispirare da ciò che c’è vicino a noi, prima di andare dall’altra parte del mondo. Allora che aspetti? Segui questa pagina del blog, prepara la valigia, la video camera o carta e penna e… Take it slow: Viaggia lento, Raccontalo e Riparti!

Scarica e Leggi il regolamento completo del Premio

Buona fortuna e buon viaggio slow!

Blog IT.A.CÀ 
Responsabile comunicazione IT.A.CÀ
Sonia Bregoli

Vuoi scoprire la Val di Zena in due giorni durante la tappa del festival IT.A.CÀ? Ecco come fare…

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

siete nel posto giusto per scoprire la Val di Zena dall’8 al 9 giugno all’interno della nostra XI edizione di IT.A.CÀ Bologna puoi scegliere di visitare i luoghi in autonomia, oppure scegliere di acquistare il pacchetto che comprende le singole giornate dell’8 giugno o del 9 giugno o quello che comprende entrambi i giorni, beneficiando dei prezzi agevolati riservati al Festival.

Iscriviti compilando il form > COMPILA IL FORM ONLINE
Contatto tel 051 92 97 66 | 329 19 49 532 
Scirivi a: info@montebibele.eu

È possibile anche, nello stesso modo, prenotare una navetta gratuita che partirà da Bologna centro seguendo il festival per una o due giornate.

Le quote comprendono TUTTE le attività della giornata, per cui potrai scegliere come vivere la Val di Zena in base alle tue attitudini ed interessi, oppure decidere di non rinunciare a niente e di partecipare ad ogni itinerario! A te la scelta!

I pacchetti permettono un notevole risparmio rispetto al pagamento delle attività singole e comprendono: la trasferta in navetta, i biglietti di ingresso ai musei e le visite guidate, gli itinerari, le visite alle grotte, etc. Ad ogni modo, troverai tutte le specifiche in ogni pacchetto, qui sotto in questo stesso modulo di iscrizione.

Le quote NON comprendono invece: noleggio biciclette, pranzo, cena e pernottamento (su prenotazione), MA SOLO PER IT.A.CÀ questi servizi saranno offerti a prezzi convenzionati!

PACCHETTO SABATO 8 GIUGNO
Cosa comprende
-Trasferta in navetta a/r;
– h 10.00 Visita guidata speleologica alla Grotta del Farneto;
– h 12.00 dal Botteghino Zocca alla Festa di Gorgognano in MTB andata e ritorno;
– h 12.00 Gorgognano resta!
– h 16.30 Visita al Museo dei Botroidi dedicata a Luigi Fantini;
– h 18.00 Il gusto della restanza tra le stelle + 21.45 Osservazione del cielo con puntatore laser;
– h 18.00 La Via del Fantini: Da Monte delle Formiche a Monte Bibele a piedi.Costo: 18 euro adulti e 12 euro bambini (19 euro adulti e 13 euro bambini per chi paga con paypal)  

 
PACCHETTO DOMENICA 9 GIUGNO
Cosa comprende
-Trasferta in navetta a/r;
– h 9.00 Il viaggio interiore: yoga e luoghi dell’anima;
– h 9.30 Tutti in bici in Val di Zena: itinerario ciclabile accessibile;
– h 14.30 Il tempo da toccare;
– h 16.30 Viaggio nella Preistoria;
Un’iniziativa a scelta tra
– h 18.00 Tour della vita sulla Terra;
– h 21.15 Sauronotte.Costo: 28 euro adulti e 18 euro bambini (30 adulti e 19 euro bambini per chi paga con paypal) 
 
PACCHETTO WEEKAND  8 -9 GIUGNO
Cosa comprende
Sabato 8 giugno
-Trasferta in navetta a/r;
– h 10.00 Visita guidata speleologica alla Grotta del Farneto;
– h 12.00 dal Botteghino Zocca alla Festa di Gorgognano in MTB andata e ritorno;
– h 12.00 Gorgognano resta!
– h 16.30 Visita al Museo dei Botroidi dedicata a Luigi Fantini;
– h 18.00 Il gusto della restanza tra le stelle + 21.45 Osservazione del cielo con puntatore laser;
– h 18.00 La Via del Fantini: Da Monte delle Formiche a Monte Bibele a piedi.  
 
Domenica 9 giugno
-Trasferta in navetta a/r;
– h 9.00 Il viaggio interiore: yoga e luoghi dell’anima;
– h 9.30 Tutti in bici in Val di Zena: itinerario ciclabile accessibile;
– h 14.30 Il tempo da toccare;
– h 16.30 Viaggio nella Preistoria;Un’iniziativa a scelta tra – h 18.00 Tour della vita sulla Terra;
– h 21.15 Sauronotte.Costo: 38 euro adulti e 26 euro bambini (40 euro adulto e 28 euro bambini per chi paga con paypal).

MODELLO DI PAGAMENTO

PAY PAL: https://www.paypal.me/arcamontebibele

BONIFICO BANCARIO intestato a:
Arc.a Monte Bibele, banca BPER, agenzia 9 
Iban: IT17P0538702409000003065322
specificando i giorni o il giorno in cui si vuole prenotare.

Museo dei Botroidi

ORARI APERTURA STRAORDINARIA MUSEI E PARCHI:
Museo Donini 8/9 Giugno 9.00-13.00 – 15.00 18.00
Parco dei Gessi 8 Giugno 9.00-13.00 – 15.00-18.00
Museo Luigi Fantini di Monterenzio 8/9 Giugno 10.00-18.00
Museo Botroidi 8/9 Giugno 9.00-18.00
Dinosauri in carne e ossa Il Parco 8/9 Giugno 10.00-19.00

IT.A.CÀ Fotografia 2019 | Le mostre in esposizione tra Bologna e l’Appennino

Carissimi viaggiatori e viaggiatrici 

anche per questa XI edizione la sezione fotografica di viaggio dedicata alla fotografia d’autore prevede cinque mostre, esposte in altrettante sedi della città, e un workshop. Gli eventi sono curati da Associazione TerzoTropico e QR Photogallery, in collaborazione con Tempo & Diaframma, Galleria Fotografica Paoletti, Millennium Gallery e Officina 15.

La sezione fotografica del festival si aprirà il 24 maggio alle ore 18.30 negli spazi di QR Photogallery, in via Sant’Isaia 90, con l’inaugurazione della mostra RED ANTS, un lavoro del pluripremiato fotografo sudafricano James Oatway, che presenterà il suo lavoro e dialogherà con il pubblico.

Nel 2018 il progetto documentario Red Ants ha vinto il Visa d’or Feature Award al festival Visa pour l’image di Perpignan, la più importante manifestazione di fotogiornalismo al mondo.

Red Ants di James Oatway

Red Ant Security Relocation & Eviction Services, o “Red Ants” in breve, è una società di sicurezza privata a Johannesburg, in Sud Africa, i cui dipendenti sono diventati famosi per l’uso eccessivo della forza nello svolgimento del loro lavoro.

James Oatway photographed on a rooftop in Killarney, Johannesburg. Picture: NINA OATWAY

Sono riconoscibili dalle tute e dai caschi rossi di marca e vengono assunti dai proprietari di immobili privati – spesso consiglieri comunali – per far rispettare gli ordini di sfratto. A volte vengono assunte fino a 600 formiche rosse per un’unica operazione, in stile militare, armate di scudi e piedi di porco.

I proprietari sfruttano le condizioni di povertà di una larga parte dei sudafricani, assumendoli per questo lavoro, contrapponendoli così ad altre povertà.

INFO MOSTRA 
QR Photogallery, Via Sant’Isaia 90 Bologna > dal 24 maggio al 23 giugno
Orari tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00
Inaugurazione: 24 maggio h18.00 QR Photogallery, in via Sant’Isaia 90
Sarà presente l’autore.

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Nella sua esposizione Neglected Roots, curata da Valeria Ballabio, Laura Frasca affronta il tema della scomparsa, sempre più rapida, della foresta del Borneo. Questo importante problema, come purtroppo succede per molti temi legati alla salvaguardia dell’ambiente, sta passando in sordina. Dice Laura: “…ciò che stiamo negando sono le nostre stesse radici, che ci danno sostentamento ed ossigeno…”.

Cosa comporta nell’immediato la scomparsa della foresta?

In primis l’estinzione di flora e fauna endemici. I grandi primati, gli oranghi , e le scimmie nasica sono i primi ad esserne colpiti. Il popolo dei Dayak deputati da sempre al compito di proteggere la foresta, si stanno sempre più omologando alla globalizzazione ed arrendendo alla furia cieca delle multinazionali e quindi irrimediabilmente alla perdita della loro foresta.

Sarà presente l’autore

Neglected Roots di Laura Frasca

Libreria Trame [Via Goito 3/c Bologna] dal 25 maggio al 15 settembre 2019
Orari lunedì e giovedì 9,30 -16,30 martedì, mercoledì, sabato 9,30 – 19,30
Chiuso festivi
Inaugurazione > sabato 25 maggio ore 18,30

INFO PROGRAMMA 

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La rassegna prevede anche la partecipazione di un altro grande autore, Claudio Palmisano, con una mostra dal titolo Aethusa (Linosa).

Come in un resoconto visivo dell’esplorazione di un mondo extraterrestre, le immagini di Claudio Palmisano rivelano un aspetto ultraterreno del mondo sottomarino, rendendolo visibile all’occhio umano quasi allo stesso modo in cui vediamo il mondo emerso.

Aethusa (Linosa) di Claudio Palmisano

Grazie a una procedura estremamente complessa che combina il montaggio di fotogrammi sequenziali e il bilanciamento digitale delle distorsioni cromatiche causate dall’acqua, Palmisano è in grado di mostrare, per la prima volta in modalità panoramica, la morfologia ricca dei fondali marini intorno a Linosa, una minuscola isola vulcanica, 163 km a sud della Sicilia nel Mar Mediterraneo.

Sarà presente l’autore

Galleria Fotografica Paoletti  [Strada Maggiore 14/b] dal 26 maggio al 23 giugno
Orari lunedì 17 -19,30 martedì, mercoledì, venerdì e sabato 10 – 12,30 e 17 – 19,30, giovedì 10 – 12,30
Festivi chiuso
Inaugurazione > Domenica 26 maggio ore 17.30

INFO PROGRAMMA

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La mostra A misura d’uomo, del fotografo Ivano Adversi, anche questa accompagnata da un catalogo, prende come paradigma tre borghi dell’Appennino Bolognese, per evidenziare le peculiarità di una zona per molti anni considerata da abbandonare. Un borgo, Qualto, animato dalla vita e dalle iniziative degli abitanti qui residenti in permanenza, il secondo, La Scola, che risente del fenomeno delle seconde case, quindi vivo durante il periodo estivo e quasi deserto durante le altre stagioni, il terzo, Chiapporato, abbandonato in un’epoca recente, che tuttavia mantiene ancora la testimonianza di coloro che vi hanno abitato.

L’idea è quella di far comprendere che gli antichi borghi, e l’intero Appennino, possono ancora essere il motore di una rinascita culturale ed economica per l’intera zona. La montagna non può essere abbandonata a favore di un inurbamento sempre più diffuso e neppure vista esclusivamente come mero terreno di sfruttamento turistico, come ad esempio per gli impianti sciistici, a discapito della salvaguardia di un ambiente fragile e particolare, che comunque può ancora dare moltissimo a chi lo vive e lo ama.

A misura d’uomo di Ivano Adversi

Serre dei Giardini Margherita [Via Castiglione 134 Bologna ] 
Orari tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.00
Inaugurazione > Domenica 26 maggio ore 18.30
Sarà presente l’autore

INFO PROGRAMMA 

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Il festival ospita inoltre la mostra Cinque anni sotto assedio a Eastern Goutha del fotografo e giornalista siriano Firas Abdullah. Firas, originario di Damasco, si trasferì in Arabia Saudita con la famiglia. All’età di 13 anni è tornato nella sua città di origine, dove ha completato l’Università.

Il suo lavoro fotografico racconta la vita in questa parte di Damasco durante la guerra tra il regime di Assad e le truppe ribelli, sotto i continui bombardamenti dell’aviazione dell’esercito siriano. Mostra anche la vita di altri abitanti di Eastern Goutha che hanno scelto di rimanere nella loro terra di origine, nonostante le gravi difficoltà. Un resoconto crudo e toccante di una guerra che ha coinvolto milioni di persone, in Siria e in tutta Europa, provocando migliaia di morti e la fuga di tantissimi siriani.

La Mostra è a cura di TerzoTropico e Hayat Onlus

Cinque anni sotto assedio a Eastern Goutha di Firas Abdullah

Millennium Gallery Via Riva di Reno 77 Bologna dal 30 maggio al 16 giugno 2019
Orari da giovedì a domenica dalle 17 alle 20
Inaugurazione giovedì 30 maggio ore 18,30

INFO PROGRAMMA

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Il workshop, dal titolo Noi gente dell’Appennino storie e volti di montagna, sarà curato dall’Associazione Tempo & Diaframma, in collaborazione con Officina 15, e si terrà a Castiglione dei Pepoli il 25 e 26 maggio, sotto la guida del fotoreporter Gabriele Fiolo.

Il luogo prescelto è l’Appennino bolognese e, in particolar modo, i suoi abitanti. Quelli che hanno deciso di non abbandonare la montagna per la città, più o meno grande, più o meno attrattiva. L’obiettivo del workshop, infatti, è quello di sviluppare ed utilizzare le competenze per raccontare, attraverso i ritratti, la vita e la scelta fatta da persone che volutamente hanno preferito mantenere o riprendere la loro residenza e la loro attività sull’Appennino.

I volti dell’Appennino

Nei due giorni dedicati al workshop, i partecipanti saranno coinvolti in un’esperienza fotografica volta a raccontare le motivazioni che portano a considerare quei luoghi la propria casa, a rimanere, a far sì che la definizione che sottende a tutto il festival, la cosiddetta Restanza, diventi una realtà e non resti un vuoto slogan. Le foto realizzate durante il workshop saranno esposte in una mostra che sarà inaugurato il 1° giugno h 17.30

Officina 15 [Via Aldo Moro 31 Castiglione dei Pepoli] dal 25 maggio al 26 maggio
Inaugurazione mostra 1 giugno ore 18,30
Per iscrizioni e informazioni relative al workshop

INFO PROGRAMMA 

info@tempoediaframma.it o cell. 333 5437776.
Per altre informazioni sul programma e sui lavori in mostra
terzotropico@terzotropico.it
qrphotogallery@gmail.com

Blog IT.A.CÀ
Sonia Bregoli

Call volontari/e per il festival IT.A.CÀ Bologna 2019

Vuoi essere parte attiva nella realizzazione di un grande evento?

Diventa volontario/a del festival IT.A.CÀ Bologna [XI°edizione]

Dal 24 maggio al 2 giugno | 8-9 giugno

 

[Bologna, Marzabotto, Castiglione dei Pepoli, Grizzana Morandi, Val di Zena] 

Il primo e unico festival in Italia che si occupa di turismo responsabile e innovazione turistica 
15 tappe dal nord al sud d’Italia 

LE ATTIVITÀ 

  • organizzazione logistica
  • assistenza sezione libri 
  • accoglienza
  • servizio informazioni
  • documentazione fotografica e video di alcuni itinerari a piedi e in bicicletta

COME CANDIDARSI 

Compila il form online > DIVENTA VOLONTARIO/A IT.A.CÀ BOLOGNA 2019

hai tempo fino all’8 maggio h 24.00; non appena invierai la candidatura sarai ricontattato per partecipare agli incontri organizzativi con tutta la squadra del festival:

• 1° incontro conoscitivo e organizzativo
giovedì 9 maggio h18.00 presso Altro Spazio (via Nazario Sauro n° 24/f);

• 2° incontro di coordinamento
giovedì 16 maggio h18.00 presso Altro Spazio (via Nazario Sauro n° 24/f).

La partecipazione agli incontri è fondamentale per coordinare al meglio le attività del festival!

«Il festival, come altre stupende iniziative di questa città, è una occasione per uscire senza meta e lasciarsi la libertà di seguire le occasioni di incontro, muoversi in percorsi nuovi, entrare in comunità che si creano attraverso legami di significato, persone occupate per gli stessi obiettivi, che propongono modalità diverse, spinti dall’idea che anche disobbedire possa essere un atto virtuoso, ecco, questa è la proposta pedagogica, riprendersi la città partecipando, fuori dallo schermo e alzando lo sguardo, perché così si può guardare più lontano, cosa che fa anche bene agli occhi. Magari anche facendo una esperienza di volontariato!»  Marcella Terrusi (Itaca_Contest 2013)

Tema di questa XI° edizione è la Restanza, intesa non come inerzia e passiva rassegnazione, ma come scelta di vita consapevole, presidio attivo del territorio, prendersi cura dei luoghi come beni comuni.

Vieni a conoscere il primo e unico festival in Italia che si occupa di turismo responsabile 🙂

Blog IT.A.CÀ
Responsabile Comunicazione

Sonia Bregoli

Il turismo lento: verso obiettivi comuni

Negli anni Duemila andava di moda una serie poliziesca, Crossing Jordan, una delle prime serie incentrate sull’indagine forense. In una delle puntate il criminologo Nigel Townsend sosteneva che se si viaggia in macchina ci si gode solo metà del paesaggio. Oggi quella che era solo una battuta televisiva è diventata il nuovo orientamento nazionale per quanto riguarda il turismo sul territorio e il 2019 è stato nominato l’anno del – turismo lento.

Dopo l’anno dei cammini, dei borghi e del cibo, l’Italia sta cercando di mettere in luce tutte le sue specialità nascoste: non ci sono solo le grandi mete turistiche, c’è anche tutto il percorso per raggiungerle e le piccole incantevoli tappe disperse lungo la strada.

Ecco che il 2019 diventa così l’anno dedicato al turismo lento, a piedi, in bici o a cavallo.

Sono state rivalutate le vie ferroviarie in disuso (un progetto su tutti quello di Alleanza Mobilità Dolce) e i tratti dismessi di ferrovie sono stati trasformati in ciclovie. La regione Emilia-Romagna intende investire 25 milioni entro i prossimi tre anni per la nascita di una rete di ciclovie regionali nella linea ferroviaria in disuso tra Piacenza e Rimini e in Friuli Venezia Giulia è stata disposta una riserva di trenta posti bici sui treni che percorrono il tratto lungo l’Alpe Adria nell’ambito della ciclovia che collega Italia e Austria. 

Il turismo lento come risorsa del territorio diventa anche un modo per permettere ai luoghi colpiti da disastri naturali di investire sulla loro rinascita, come sta accadendo con il progetto C.A.S.A. nel Parco Nazionale Monti Sibillini.

La scalinata di Corinaldo

I territori meno conosciuti hanno la possibilità di essere scoperti a livello internazionale e rilanciati di fronte al grande pubblico. Si pensi, ad esempio, ad un piccolo paradiso come Corinaldo nelle Marche o Dozza nel bolognese. 

La modalità sostenibile favorisce l’aspetto esperienziale del viaggio, considerando che negli ultimi anni l’esperienza è diventata centrale per quanto riguarda l’offerta del patrimonio storico, artistico e culturale del nostro paese. La tutela diventa strumento di promozione e, allo stesso tempo, di controllo dei flussi turistici attesi per i prossimi anni.

A Bologna, ad esempio il flusso turistico è aumentato esponenzialmente con lo sviluppo dell’aeroporto Marconi, per questa ragione sono diverse le associazioni che si stanno dedicando a proposte di metodi di visita innovativi o percorsi creativi che diano uno sguardo diverso sulla città. Basti pensare soltanto a progetti di successo come Mobike o partner di IT.A.CÀ come Dynamo La Velostazione.

Si tratta dunque di valorizzare le risorse locali, ma anche esplorare il rapporto con l’innovazione sociale, promuovendo le tematiche dell’integrazione e dell’inclusione, che stanno guadagnando sempre maggior peso nell’ambito della proposta turistica e culturale.

In tutto questo, si inserisce IT.A.CÀ, che ha agito da precursore nel presentare questi argomenti in diverse forme e attraverso una moltitudine di iniziative diverse, dalle presentazioni letterarie all’organizzazione di itinerari verso l’Appennino, dall’Emilia Romagna alle altre regioni, dal Salento al Trentino, da Napoli al Monferrato, coinvolgendo 15 città o territori, da aprile a novembre.

L’altro punto fondamentale legato al “turismo lento” che IT.A.CÀ ha promosso in questi anni è la creazione di reti di operatori turistici che collaborano verso obiettivi comuni. Attualmente sono oltre seicento i soggetti a livello nazionale che danno il loro contributo alla manifestazione. Tutto questo per illustrare come è perfettamente possibile far convivere la sostenibilità con il benessere e il comfort

Non si tratta necessariamente di “avventura”, si tratta di “memoria”.

Il turismo lento permette di assaporare il panorama che ci circonda con mentalità diversa, riflettendo sulle persone e i luoghi che incontriamo e osservando le specificità locali: a quanto sembra, la nuova tendenza è quella di sfidare la tradizione del turismo da stereotipo, per produrre o consumare con audacia un’offerta, come si suol dire, green e slow, ovvero ecologica e ponderata, ma non per questo meno rilassante o stimolante.  

Quindi non resta che camminare, ma lentamente 🙂

Blog IT.A.CÀ
Arianna Piazzi 

 

PHOTO CHALLENGE INSTAGRAM II° edizione 2019 | #UNITurisBO – 
Turisti non per studio

PHOTO CHALLENGE INSTAGRAM

#UNIturisBO – Turisti non per studio

II°edizione 2019

IT.A.CÀ migranti e viaggiatori: festival del turismo responsabile in collaborazione con Università di Bologna e la Destinazione Turistica Bologna Metropolitana  (dopo il successo della scorsa edizione) lancia per il 2019 #UNIturisBO – Turisti non per studio, photo challenge su Instagram, aperto a tutti.

Un challenge per raccontare attraverso la fotografia il ruolo dell’Università di Bologna come polo di attrazione ‘turistica’ (inter)nazionale.

L’Alma Mater, nella sua dimensione multicampus, attrae moltissimi turisti e viaggiatori, oltre che studenti, grazie al fascino generato non solo dalla sua storia (è l’Università più antica del mondo occidentale), ma anche dai suoi palazzi e musei, dagli affreschi, dai suoi vicoli e piazze, dai portici, dal rosso che regala un’atmosfera sempre calda e accogliente.

Al centro di questa seconda edizione ci sono due importanti temi: il “turismo responsabile” e la “restanza”, intesa non come inerzia e passiva rassegnazione, ma scelta di vita consapevole, presidio attivo del territorio, prendersi cura dei luoghi come beni comuni.

Come scoprire luoghi e culture nel rispetto dell’ambiente e delle persone che ci vivono? Bologna, Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini: in queste città turismo e università si intrecciano, ma in che modo? Attraverso le foto, i partecipanti al challenge potranno immortalare il loro luogo del cuore: posti nascosti, angoli caratteristici, piazze e vie con un valore particolare.

Luoghi conosciuti nel territorio dove si arriva come studenti, si scopre la città come turista e, restando, si vive attivamente conservandola in modo responsabile.

MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE

Per partecipare è necessario avere un profilo pubblico su Instagram, postare una foto originale taggando @unibo e @it.a.ca e usando 
#uniturisbo19 #myitaca2019 #restanza entro martedì 30 aprile 2019

GIURIA

La giuria composta da:

  • Mirko Degli Esposti (Vicario dell’Università di Bologna)
  • Giovanna Trombetti (Direttore Area Sviluppo Economico Città metropolitana di Bologna)
  • Lanfranco Massari (Consigliere d’Amministrazione di Bologna Welcome)
  • Pierluigi Musarò (Direttore festival IT.A.CÀ),
  • Sonia Bregoli (Responsabile Comunicazione festival IT.A.CÀ)

sceglierà le tre foto migliori che saranno annunciate sul profilo Instagram e Facebook dell’Università di Bologna, Festival IT.A.CÀ e Bologna metropolitana.

Le foto dei partecipanti potranno, inoltre, essere condivise nei profili Instagram @unibo, @it.a.ca, @bolognametropolitana

PREMIAZIONE 

La premiazione avverrà venerdì 24 maggio 2019 a Bologna durante la giornata di apertura della XI° edizione di IT.A.CÀ Bologna.

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PREMI
 


• 1°Premio

Due giorni a scelta per due persone lungo la Via degli Dei (due giorni con 1 notte) per il tratto (Bologna, Brento – Monzuno) con pernottamento a Sasso Marconi. Il cammino verrà fatto in autonomia.
Premio offerto da APPENNINO SLOW

@appennino_slow

www.appenninoslow.it
https://www.facebook.com/appennino.slow/

• 2° Premio

Partecipazione gratuita per una persona ad un itinerario a scelta offerto dall’associazione LIKE LOCALS IN ITALY valida per tutto il 2019.

• 3° Premio

Partecipazione gratuita per una persona ad un Migrantour a scelta offerto dall’associazione NEXT GENERATION ITALY valida per tutto il 2019.

 

Restare per resistere | Intervista a Patrizia Vita di IT.A.CÀ Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Carissimi viaggiatori e viaggiatrici

quest’anno IT.A.CÀ giunge sul Parco Nazionale deMonti Sibillini dal 25 al 28 aprile 2019 e, nell’attesa della pubblicazione dell’intenso programma, oggi intervistiamo Patrizia Vita, organizzatrice insieme a Chiara Caporicci e Fabio Bianchini, della tappa marchigiana del festival e promotrice della riscoperta del territorio del centro Italia colpito dal terremoto, per capire quando è che “restare” vuol dire fare una scelta di coraggio.

Patrizia Vita

Come è nato il progetto C.A.S.A. e qual è il suo ruolo nella ricostruzione delle zone terremotate?

C.A.S.A. (acronimo di Cosa Accade Se Abitiamo) è nata dall’incontro di alcune persone dopo gli eventi sismici 2016/2017 e dalla contaminazione tra chi amava queste terre e le ama ancora, tra chi le viveva, le vive ancora e chi le ha aiutate durante l’emergenza.

È uno spazio che abbiamo preso in affitto a Frontignano, una piccola frazione del comune di Ussita (MC) nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini a mt 1.350 slm, alle pendici del Monte Cornaccione, Bove Nord e Monte Bicco, immersa in un prezioso habitat di lupi, camosci, aquile e cervi.

È un luogo che accoglie un insieme variegato di relazioni; un luogo che cerchiamo di tenere aperto a progetti e conversazioni tra la comunità, amici di C.A.S.A. e ospiti che qui vengono in residenza (scrittori, artisti, docenti, storici, designer, fotografi, videomaker, giornalisti, ricercatori, naturalisti…), con il desiderio di continuare ad abitare questi territori insieme, di recuperarne ambiziosamente vocazione, unità e memoria, ma anche di affrontare contraddizioni e conflitti.

È un agire quotidiano, relazionale, solidale, spesso fatto di piccoli momenti condivisi, di piccole iniziative invisibili ma costanti. Ci piace chiamare C.A.S.A. porto di montagna, non solo perché ospita storie che partono da linguaggi distanti e che qui si incontrano e si relazionano, ma perché è anche un luogo che esiste fisicamente e che vogliamo venga utilizzato per continuare a custodire il territorio e le relazioni in questo delicato e frammentato momento storico e sociale.

In che modo la tappa di IT.A.CÀ presso i Monti Sibillini è importante per voi e per chi ha scelto di restare?

È importante per diversi aspetti. Ussita era una località votata al turismo sportivo invernale ed estivo attorno al quale ruotavano tutte le economie. Questo sistema era già in crisi prima del sisma e l’evento non ha fatto altro che accelerare dei processi di spopolamento e crisi economica che diversamente avrebbero fatto fatica ad essere superati senza interrogarsi su nuovi modelli.

Dobbiamo pensare insieme al futuro che vogliamo, alla nostra l’identità, a ciò che è rimasto, a ciò che vogliamo lasciar andare e a ciò che invece vogliamo recuperare dal passato, e dobbiamo farlo insieme ad altri territori. Qualcun altro – in una logica calata dall’alto – lo sta già facendo al nostro posto, senza l’ascolto e coinvolgimento delle comunità. È sempre più urgente. Da qui l’idea di iniziare a fare rete con Fiastra, con l’obiettivo a lungo termine che questo sia solo un primo passo verso una rete più allargata. Necessitiamo di creare nuove economie e conoscere che una delle strade per la ripartenza nasce da ciò che abbiamo ancora intatto: la natura e la memoria.

I confronti che ci saranno durante le giornate del festival saranno utili a tutti per prendere spunti, informazioni, buone pratiche e contatti con altri territori italiani e interrogarci sulle potenzialità di un turismo sostenibile, non solo legato alla natura ma anche a microeconomie e iniziative culturali che in zone come le nostre potrebbero essere applicabili. Un modo di ripensare un’economia legata alla vocazione del territorio e fare propri i principi di un turismo responsabile che renda protagonisti anche i cittadini.

Con Antonietta, Assunta e Valentina hai raccontato nel documentario “Io Prometto” cosa significa per te resistere. Cosa ha significato per te partecipare a questo progetto?

Ho conosciuto Cecilia Fasciani grazie a Sara Vegni, aquilana anche lei che ho incontrato durante l’emergenza. L’Aquila per me rappresenta uno specchio della situazione che sto vivendo e che sta vivendo il mio territorio. È come se il popolo aquilano mi avesse aiutato ad affrontare il terremoto, perché mi ha dato la possibilità di non sentirmi sola, di conoscere e scoprire prima dinamiche che stanno avvenendo anche qui. È stato fondamentale vedere in loro cosa sarebbe stata la mia vita oggi (ma anche domani) e soprattutto sentirmi compresa nelle difficoltà, nello smarrimento, nell’incertezza, nella perdita, nel cambiamento.

Una scena tratta dal film ‘Io Prometto’

È stata un’esperienza molto intensa (e a tratti anche divertente) lavorare con Cecilia e tutto il suo staff. Dal film (qui il sito web e la pagina Facebook del film) emergono le esperienze di quattro donne che in qualche modo raccontano il loro differente modo di resistere ad un evento catastrofico come un terremoto. Da Valentina e Antonietta ho imparato come avere e costruire un buon tessuto sociale aiuta a fare rete e a lottare verso un unico obiettivo, mentre da Assunta ho imparato, e imparo ancora, come resistere con testardaggine e amore.

È importante anche fare il punto della situazione ad oggi, rispetto al periodo in cui il film è stato girato. Luoghi, situazioni e stati d’animo mutano velocemente e i nostri luoghi sono (e saranno) al centro di speculazioni azioni e mutamenti che vengono decisi altrove. È difficile – a tratti sembra impossibile – ritrovare una stabilità, ma dobbiamo provarci partendo dalle persone con cui condividiamo questa situazione, cercando di rafforzare collettivamente la nostra capacità di reagire a questi cambiamenti.

Ringraziamo Patrizia per averci raccontato del progetto C.A.S.A a Ussita (MC) e vi invitiamo a seguire la pagina fb del documentario per essere aggiornati sulle proiezioni. Intanto segnatevi che vi aspettiamo a Ussita per la prima tappa del festival IT.A.CÀ Parco Nazionale dei Monti Sibillini dal 25 al 28 aprile: a brevissimo pubblicheremo il programma!

@portodimontagna 

Come sempre buon viaggio 🙂

Blog IT.A.CÀ
Arianna Piazzi 

I VOLTI DELL’APPENNINO: workshop di fotografia | 25 – 26 maggio 2019 Castiglione dei Pepoli (Bo)

Le Associazioni Tempo e Diaframma e TerzoTropico, in collaborazione con Officina15 e nell’ambito del festival IT.A.CÀ turismo responsabile 2019, organizzano un workshop di fotografia nelle date 25 e 26 maggio 2019 che si svolgerà nella zona di Castiglione dei Pepoli.

Il luogo prescelto è l’Appennino bolognese e, in particolar modo, i suoi abitanti. Quelli che hanno deciso di non abbandonare la montagna per la città, più o meno grande, più o meno attrattiva. L’obiettivo del workshop, infatti, è quello di sviluppare ed utilizzare le competenze per raccontare, attraverso i ritratti, la vita e la scelta fatta da persone che volutamente hanno preferito mantenere o riprendere la loro residenza e la loro attività sull’Appennino, trasformando il ritratto in un racconto. Diversamente da come viene comunemente inteso, il ritratto non è la semplice immagine di un viso o di una persona, ma è un racconto, attraverso la fotografia, della personalità, della storia, dei sogni e dei desideri di quella persona.

I partecipanti saranno quindi coinvolti in un’esperienza fotografica volta a raccontare le motivazioni che portano a considerare l’Appennino Bolognese come la propria casa, a far sì che la definizione che sottende a tutto il festival, la cosiddetta Restanza, diventi una realtà e non resti un vuoto slogan.

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PROGRAMMA WORKSHOP 

DATE > sabato 25 maggio e domenica 26 maggio 2019

ORARIO > dalle h9.30 alle h18.00

INFO ISCRIZIONI > Scrivere a info@tempoediaframma.it | contatto telefonico: 333 54 37 776

COSTO > 150,00 euro

PROFESSIONISTA
Il workshop è tenuto da Gabriele Fiolo  [fotoreporter professionista e giornalista].

STRUTTURA DEL CORSO 
Il corso è diviso in due parti: una teorica e una pratica di scatti a persone che hanno fatto dell’Appennino la propria casa.
• La parte teorica si svolgerà presso Officina15 (via Aldo Moro, 31 – Castiglione dei Pepoli, BO)
• La parte pratica sempre a Castiglione dei Pepoli e/o nei dintorni.

Il workshop è aperto a tutti gli amanti della fotografia e data la natura del corso è consigliato un minimo di competenze di base nell’utilizzo della macchina fotografica. Sono previste convenzioni con gli esercenti locali per chi vuole pranzare e/o alloggiare.

MOSTRA FINALE DEI LAVORI REALIZZATI DURANTE IL WORKSHOP
Con il materiale raccolto sarà organizzata, la settimana successiva, presso Officina15 a Castiglione Dei Pepoli una mostra fotografica con gli scatti più significativi raccolti dai partecipanti.

INAUGURAZIONE MOSTRA > sabato 1 giugno alle h18.30

Il workshop rientra nella XI° edizione del festival IT.A.CÀ – Festival del turismo responsabile per la tappa di Bologna dal 24 maggio al 9 giugno 2019

IT.A.CÀ Blog 
Sonia Bregoli 
Responsabile comunicazione festival IT.A.CÀ

Turismo contemporaneo nelle ‘città-zoo’ | Intervista a Vittorio Gimigliano (Officine Urbane)

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici,

oggi per il nostro blog abbiamo intervistato Vittorio Gimigliano, co-fondatore dello studio per la riqualificazione territoriale Officine Urbane e Urbanauti, coordinatore della tappa di IT.A.CÀ Reggio Emilia.

        Vittorio Gimigliano

Con Vittorio abbiamo discusso a proposito dei contenuti del convegno ‘Il turismo futuro, tra città e comunità’ tenutosi a Reggio Emilia nell’ambito del festival IT.A.CÀ nel 2018 (gli interventi sono disponibili a questo link). Focus del nostro confronto è stato l’impatto che hanno avuto gli sviluppi moderni dell’economia turistica sulla desiderabilità e sull’immaginario delle cosiddette “città-zoo”. 

Queste città sono meta di un turismo di massa invadente che deturpa in un certo qual modo gli spazi pubblici e altera il tenore di vita dei cittadini determinando importanti conseguenze a livello di fruizione della città soprattuto per quanto riguarda le comunità di residenti.

Quanto influisce la digitalizzazione delle informazioni nella costruzione dell’immaginario di una meta turistica? Venezia e Barcellona possono essere prese come esempio positivo o negativo di questo fenomeno?

La rivoluzione digitale della società contemporanea determina profonde trasformazioni antropologiche, sociali, culturali ed economiche. Oggi la società digitale si caratterizza per l’elevato potenziale di accessibilità alle informazioni.

Ogni secondo si costruisce, e si aggiorna, un archivio globale dell’immaginario in divenire, composto, nel dicembre 2018, da oltre 55 miliardi di pagine web. Un archivio vivente che si costruisce ancor di più sui social media: ogni minuto, su Facebook, sono caricate oltre 130.000 foto, su Youtube sono visualizzati 3 milioni di video.

È una produzione imponente di video, immagini e testi, che anticipa e amplifica la conoscenza di una meta turistica, ancor prima di raggiungerla. Si costruisce un immaginario visivo e narrativo prefigurativo, trasformando così il senso e lo scopo del viaggio. Non si viaggia per scoprire la dimensione reale. Si viaggia per confermare, nella dimensione reale, quanto scoperto nella dimensione digitale.

L’elevata accessibilità digitale alle informazioni prefigura così, al turista-viaggiatore, la dimensione esperienziale nella città, consolida e rafforza il processo di sightseeing nelle città, potenziandone ulteriormente la produzione di contenuti digitali accessibili. Si compone così un ciclo continuo ed inarrestabile di informazione-esplorazione-riproduzione.

Su questa immensa produzione di dati si va delineando la nuova frontiera del turismo contemporaneo: il turismo predittivo, di cui Booking.com o Tripadvisor saranno i prossimi pionieri.

Le città di Venezia e Barcellona rappresentano alcuni tra i principali archetipi di città turistiche che subiscono la trasformazione digitale dell’immaginario del viaggio. L’intensità, la frequenza, la quantità dei flussi turistici crescenti in queste città, si consolida in luoghi e direttrici predeterminate e sempre più affollate, determinando il paradosso di luoghi digitalmente accessibili nel mondo, ma realmente inaccessibili e fruibili nelle città, tanto per i turisti quanto per i cittadini.

Le conseguenze di questo processo di definizione dell’immaginario e di fruizione delle città, da parte dei turisti-viaggiatori, ha effetti devastanti sia per i luoghi che per gli abitanti della città.

 Turisti a Pisa

L’economia del turismo è la terza economia al mondo, in Italia il turismo rappresenta il 13% del PIL. In quale misura le comunità residenti in importanti luoghi turistici beneficiano economicamente di questi flussi economici, se lo fanno?

Può esistere comunanza tra un cittadino proprietario di uno o più abitazioni affittate a turisti tramite marketplace on line (es: Airbnb, Homeaway) o online travel agencies (es: Booking.com) e il cittadino alla ricerca di un’abitazione in locazione a canone sostenibile?

Qual è la comunanza tra la rendita annua di 24.000 euro, generata dalla locazione breve a turisti, per il proprietario di un alloggio di 50 mq in Via Mascarella, nel centro di Bologna, ed i 450 euro al mese di affitto pagato da una giovane coppia che vive nella stessa strada?

L’economia del turismo contemporaneo, in Italia, in Europa, nel mondo, è in crescita e sta generando conflitti, economici e sociali, nelle comunità dei residenti, tra i proprietari immobiliari e affittuari, tra i rentiers del XXI secolo e il ceto medio impoverito dalla Grande Crisi, tra le classe creativa e i lavoratori poveri.

Piazza del Duomo di Milano

In questi carsici, ma crescenti, conflitti socio-economici, i centri storici delle città, mete del turismo contemporaneo, si trasformano. E dopo un preliminare processo di museificazione dello spazio pubblico, prende forma una nuova città: la città-zoo.

Nella città-zoo la dimensione millenaria dello spazio costruito ed i suoi attuali abitanti sono l’oggetto di osservazione e archiviazione digitale del turista contemporaneo.

Il principale fruitore e protagonista della città storica contemporanea è il turista, non il cittadino.

E’ il turista, attraverso le sue scelte di sightseeing, generate dalla produzione digitale globale, che diventa strumento di condizionamento nella città le dinamiche di accesso al mercato abitativo e del lavoro, la composizione dell’offerta commerciale di vicinato, l’accessibilità ai beni alimentari primari, la configurazione del sistema infrastrutturale dei trasporti pubblici, la composizione dell’offerta culturale.

Parallelamente la dimensione globale del turismo contemporaneo genera processi di competitività tra le città per attrarre un crescente flusso turistico, con una conseguente mercificazione e brandizzazione dell’immaginario e dell’identità della città stessa e dei suoi abitanti.

L’obiettivo delle mete turistiche è di generare incoming, un esempio su tutti è la costruzione del nuovo aeroporto di Istanbul. In quanto esperto di riqualificazione degli spazi pubblici, che conseguenze hanno queste scelte per gli abitanti della città e per il consumo di spazi pubblicamente condivisi?

La realizzazione del nuovo aeroporto, o aerotropolis, di Istanbul ha richiesto la distruzione di 75 milioni di mq di foreste, laghi e aziende agricole.

L’aerotropolis di Istanbul, 2,5 volte più grande dell’aeroporto di Beijing, garantirà, nel 2028, oltre 200 milioni di passeggeri all’anno, 250.000 posti di lavoro diretti ed indiretti, ed un incremento del 4,89% delle entrate per l’economia nazionale turca.

Progetto dell’aerotropolis di Istanbul

Contemporaneamente, il governo di Erdoğan ha previsto la riconversione dello storico aeroporto internazionale Atatürk in un grande parco urbano, quale compensazione ambientale della deforestazione realizzata per il nuovo aerotropolis di Istanbul e, forse, anche per la distruzione dei 90.000 mq di Gezi Park, che determinò, nel 2013, forti proteste della popolazione di Istanbul.

Ma il turismo non è solo aeroporti. 

Lo spazio pubblico, le infrastrutture pubbliche, oggi subiscono, nella definizione di strategie, priorità, strumenti e progetti, l’influenza dei flussi attuali e potenziali dell’incoming: più velocità, per trasportare il turista-merce verso la città-meta turistica, più superfici per “stoccare” il turista-merce nella città-zoo.

Stazioni ferroviarie, people movers, dehors nelle piazze e strade dei centri storici: la città pubblica si trasforma profondamente, adattandosi alle esigenze del turismo contemporaneo.

Se è vero che per fare turismo responsabile bisogna costruire a partire dalla comunità locale, come è possibile farlo quando i cittadini delle grandi mete turistiche vengono alienati sempre più dal proprio territorio a causa dell’aggressività di attori come AirBnB?

Occorre che il turismo responsabile ripensi sé stesso. Le accelerazioni impresse dal turismo contemporaneo e dalla transizione digitale richiedono nuove risposte, tanto innovative quanto solidali.

Qual è oggi la comunità locale di riferimento, nella città turistica, con cui il turismo responsabile intende costruire nuove relazioni e azioni capaci di garantire equità, sostenibilità, inclusione, partecipazione, benessere per le comunità ospitanti e per il turista contemporaneo?

Il mutamento antropologico e culturale ed i conflitti socio-economici generati della società digitalizzata richiedono sia nuovi strumenti di analisi, sia una nuova visione politica propedeutica ad una progettazione turistica responsabile innovativa e contemporanea.

La città-zoo, in Europa, come nel mondo, è il nuovo campo di gioco per il turismo responsabile.

Occorre allora ripartire dal significato della città e dell’essere cittadini.

AirBnB, agevolata da un contesto di norme fiscali generali e locali alquanto fragili quanto anacronistiche, ha dato una risposta indiretta, ma straordinariamente efficace, alla rilevante perdita di valore del patrimonio immobiliare dopo la Grande Crisi: ha rigenerato, in pochissimi anni, il mercato delle locazioni di breve termine, un tempo marginale nelle principali città turistiche, determinando rendite esorbitanti, un tempo inimmaginabili, per la proprietà immobiliare.

Striscioni con la scritta “No agli appartamenti per turisti” nel quartiere della Barceloneta, a Barcellona, novembre 2016. (Pau Barrena, Afp)

La conseguenza socio-economica di questo processo di trasformazione del mercato immobiliare, dominato da medi e grandi proprietari immobiliari, è la crescente espulsione, dai centri storici, della domanda abitativa per locazioni di medio periodo.

Studenti, giovani coppie, anziani, famiglie, che non hanno redditi sostenibili per competere con la rendita da locazione temporanea, cercano soluzioni abitative nelle aree periferiche e marginali, spesso allontanandosi dai luoghi di studio, di lavoro e dai servizi di prossimità.

Oltre a destabilizzare il mercato immobiliare della locazione, AirBnB ha sviluppato strumenti e processi pervasivi, includendo ed emulando apparentemente i valori fondativi del turismo responsabile, adottando i principi dell’economia della condivisione.

AirBnB reinterpreta la parola citizen, definisce una specifica categoria di attori e protagonisti del suo mondo, e con essi costruisce una narrazione collettiva delle comunità locali, propedeutica alla ridefinizione dell’immaginario della città, delineando così il perimetro di campo per il nuovo di cittadino: l’airbnb-citizen. Nasce una nuova città nella città: è una città immaginaria, digitale, fatta di storie di airbnb-citizen per il turista onnivoro di esperienze.

Cosa è oggi la città, cosa significa essere cittadini, per il turismo responsabile?  

Alcuni progetti nati negli ultimi anni, nel mondo del turismo responsabile, possono aiutare a rispondere a questa domanda.

Penso, ad esempio, all’esperienza virtuosa di Hotel du Nord a Marsiglia e a Fairbnb: rappresentano due risposte innovative, inclusive e sostenibili, che rinnovano il senso della comunità locale, dei cittadini e della città, con cui costruire il turismo responsabile nella società digitale.


Quali esempi di buone pratiche può fornire una città come Reggio Emilia per la gestione degli spazi pubblici e per la valorizzazione delle comunità locali?

La contrazione delle risorse economiche e finanziarie a disposizione degli enti locali, dopo la Grande Crisi, la parallela atomizzazione e disintermediazione della società contemporanea nelle aree urbane, ha richiesto un profondo rinnovamento e ridefinizione delle politiche pubbliche locali, sia per la gestione dell’hardware (lo spazio) che del software (la comunità) di una città.

Nel corso degli ultimi anni, a Reggio Emilia, si sono avviate politiche urbane innovative per il riuso e la rigenerazione urbana di luoghi pubblici, dismessi, ai confini della città.

Attraverso lo sviluppo di politiche locali per l’economia solidale, ad esempio, si è potuto riattivare stazioni ferroviarie dismesse o rinnovare centri sociali in quartieri popolari, marginali rispetto alla crescente attrattività del centro storico della città.

Labart – il parco delle Arti a Reggio Emilia. Edificio realizzato con criteri costruttivi atti a limitare il consumo energetico e l’impatto ambientale, in conformità con i principi della bioedilizia.

Con il coinvolgimento e la partecipazione, attiva e propositiva, di diverse associazioni e reti territoriali di volontariato e cooperazione sociale, questi luoghi oggi accolgono funzioni ad alto valore di coesione e inclusione sociale: un centro di servizi per il volontariato, un emporio solidale, un incubatore di economia solidale, una ciclo-officina, una scuola di italiano per cittadini, alloggi per l’emergenza abitativa. 

Queste funzioni, tanto eterogenee quanto tra loro complementari, gestite direttamente da cittadini, incrementano l’intensità d’uso, il valore sociale, l’unicità e l’attrattività dei luoghi pubblici rigenerati: ricreano il senso di una comunità, da conoscere e riconoscere.

Il futuro della città, anche per il turismo responsabile, passa da qui: riportando le periferie al centro.

Cosa ne pensa dell’idea, contenuta nella legge di bilancio di recente approvazione, di far pagare ai turisti un ticket d’ingresso per l’accesso a Venezia e alle isole minori?

Pink Floyd – Venezia 1989

Sia nella dimensione collettiva e popolare degli eventi culturali dell’Estate romana negli anni ’70, come nella dimensione oceanica della folla al concerto di Venezia dei Pink Floyd nel 1989, il patrimonio storico-artistico e culturale nazionale ha assolto, ed ancora in parte assolve, ad una funzione di identità collettiva, sia di luogo che di memoria, spesso accessibile gratuitamente in occasione di grandi eventi culturali.

Una sera d’estate del 2013, a Firenze, il Ponte Vecchio, spazio pubblico assoluto, fu temporaneamente privatizzato e riservato ai partecipanti di una festa privata organizzata dalla Ferrari. Ebbe così inizio una profonda ridefinizione culturale, percettiva e valoriale, dello spazio pubblico e del patrimonio storico-culturale. 

Oggi sono molti i Musei nazionali italiani che, previo cospicuo pagamento, riservano aperture per feste ed eventi privati: beni comuni temporaneamente privatizzati.

Si consolida sempre più una visione esclusiva ed escludente, classista, dell’accesso e del godimento del patrimonio storico-artistico e culturale nazionale.

A Polignano a Mare, in provincia di Bari, quest’anno, durante il periodo natalizio, l’accesso al borgo antico medievale, per I non-residenti, era a pagamento: biglietto singolo 5 euro. È la mercificazione ultima, tanto banale quanto crescente, della città.

Quanto approvato nella Legge di Bilancio 2019 non mi sorprende. È una scelta coerente con la recente installazione dei tornelli di ingresso alle Fondamenta di Santa Lucia per “regolamentare” il flusso dei turisti. È  solo l’ultimo passo del cammino verso la città-zoo.

Vittorio Gimigliano 
(1970) Architetto, esperto di politiche urbane, housing sociale, pianificazione territoriale strategica ed economia solidale. E’ co-fondatore, nel 2010, di Officine Urbane. Nel 2013 avvia il progetto Urbanauti – viaggio ai confini della città, laboratorio permanente di ricerca indipendente sul rapporto tra comunità e spazio urbano. Dal 2014 coordina, a Reggio Emilia, il festival IT.A.CÀ – migranti e viaggiatori.

Blog IT.A.CÀ
Giovanni Nolè

“Benfatto. innovare e crescere con la sostenibilità” | Intervista all’autore Alessio Alberini per IT.A.CÀ Parma 

All’interno della tappa parmense del festival IT.A.CA 2018 appena conclusasi, è stato presentato il libro di Alessio Alberini dal titolo “Benfatto. Innovare e crescere con la sostenibilità”.

L’incontro, che si è tenuto presso la libreria Diari di Bordo, è stato partecipato e caratterizzato da un interessante dibattito tra l’autore e il pubblico. Al fine di continuare la riflessione sui temi della circular economy, del greenmarketing e della sostenibilità vi proponiamo l’intervista fatta ad Alessio.  

Alessio Alberini – scrittore

Alessio Alberini è un consulente per le PMI con una lunga esperienza nel campo del marketing e della comunicazione. E’ stato fondatore di Greenbean, prima agenzia italiana dedicata esclusivamente al greenmarketing e alla comunicazione della sostenibilità.

Un ex pubblicitario (non pentito) che ha deciso di cimentarsi nelle nuove frontiere della comunicazione aziendale; quella comunicazione che non ha il solo obiettivo di vendere un prodotto ma che ha come missione far capire alle aziende e ai consumatori che è necessario cambiare mentalità prima ancora di cambiare il modo di fare business o spesa. Che “think outside the box” ormai non basta più e che è indispensabile rigenerare le aziende, innovare i prodotti e i processi di sviluppo ed essere strategici investendo nelle persone prima ancora che nei progetti. Seguire, insomma, i principi della sostenibilità che permettono di far fare una balzo in avanti alle aziende preservando l’ambiente e valorizzando le persone.

Alessio si definisce un marito innamorato e un padre affettuoso.. e questo mi suggerisce la prima domanda: 

È per tua moglie e per i tuoi figli che hai deciso di scrivere questo libro? O meglio, che hai deciso di raccogliere in un volume tanti esempi di buone pratiche produttive che tutelano la salute delle persone e garantiscono un futuro (verde) alle nuove generazioni?  

In realta no… è stata l’urgenza di raccogliere, riflettendoci sopra, ciò che in questi anni ho visto, ascoltato, imparato e praticato. L’urgenza di unire i puntini per vedere che disegno ne veniva fuori. Per la mia famiglia ho, più di quindici anni fa, cambiato radicalmente il mio modo di essere cittadino, professionista e persona.

Come sei venuto a conoscenza del “greenmarketing” e come sei stato “folgorato” dalla sostenibilità?  

La sostenibilità si è presentata a me nel 2004, quando, con l’agenzia di comunicazione con la quale collaboravo all’epoca, partecipammo ad una gara per ARPA Veneto, gara per realizzare di una campagna che promuovesse la frugalità dei consumi e la riduzione degli sprechi. 

Fare ricerche per studiare quella campagna – in seguito pluripremiata – mi aiutò a trovare “il mio posto nel mondo” perché non serviva a vendere merci, anzi chiedeva di comprarne meno e di usarle meglio. Era una campagna per condividere valori, consapevolezze e bisogni collettivi. Era sincera, genuina ed autentica. Era una campagna “benfatta”, che mi aiutò a definire una certa idea di mondo e una chiara visione di cosa sarebbero diventati il marketing e la comunicazione, una volta tornati ad essere mestieri creativi. Come piace a me

Nel libro, tra tanti nuovi termini come engagement, B Corp, Digital Strategist, ecc.., ti soffermi molto sul concetto di “marca”, che non è un termine esattamente nuovo.. Ma riesci a parlarne in maniera innovativa e soprattutto citando grandi personalità del nostro tempo come Nelson Mandela, Madre Teresa di Calcutta, Al Gore, John Lennon, Bill Gates, Anita Roddick, ecc.. Per dirla in maniera semplice: ma che ci azzeccano queste persone con il significato di marca?  

La marca non è il nome o il marchio, la marca è l’opinione che le persone hanno di un’azienda, di un prodotto, di un manager o del fondatore. In questi ultimi 20 anni abbiamo assistito all’affermarsi di menti creative che hanno fatto rivoluzioni piccole o grandi e preso “cittadinanza” nella testa e nel cuore delle persone. Si sono trasformate in archetipi di una certa idea di mondo a cui le aziende e i manager possono e debbono guardare per costruire la reputazione di ciò che producono e offrono al mercato. 

Rimaniamo in tema di marca. Nel libro parli di storytelling inteso, appunto, come “narrazione di marca”. Per chiarire il concetto cito una parte del libro che ho trovato molto interessante, quella che racconta di Organyc. Ti senti di commentare questo esempio di azienda innovativa e rigenerata?  

La storia di come sia nato il prodotto ha tutti gli ingredienti di cui sopra. L’archetipo in questo caso è quello del caregiver, di colui che si prende cura. La marca NON è l’eroe della della storia, l’eroe è l’amica del fondatore, alla ricerca di risposte ad un suo problema grave (la battaglia a cui è stata chiamata). La marca è il mentore, così come lo è Gandalf per Frodo. La morale che l’amica ne trae è la reputazione che la marca si sarebbe guadagnata sul campo.

Incontro con lo scrittore Alessio Alberini all’interno di IT.A.CA Parma – Intervistato da Andrea Merusi

Nel libro racconti di tantissime aziende che operano secondo i principi della sostenibilità e che operano in svariati campi: moda, abbigliamento, cosmetici, packaging, alimentare, ecc.. Ti va di parlarci di qualcuna? Ad esempio a me è piaciuta molto la storia della matita “Perpetua” e di come questo prodotto nasca dalla “collaborazione” tra diversi settori lavorativi lontani tra loro (elettronica, prodotti di cartoleria e moda) ma uniti dall’innovazione della circular economy.  

Perpetua è una matita. Diversa da tutte, ma proprio tutte, le matite presenti sul mercato. Nasce dalla richiesta di oggetti promozionali di un’ azienda piemontese che annualmente genera diverse tonnellate di polvere di grafite come residuo del processo produttivo, residuo che ha elevati costi di smaltimento ed elevato impatto ambientale. Perpetua risponde al bisogno di smaltire questo residuo in modo conveniente e sostenibile, risponde facerndosi una domanda “perché non smaltire scrivendo?”.

Per farlo serve un produttore di matite. Ma in Italia non ne esistono! Non esiste nessuna azienda italiana che produce matite! Che fare? Non si poteva permettere che questo materiale venisse disperso nell’ambiente, così come non si poteva non cogliere questa opportunità di fare qualcosa di nuovo. Con un esperto di materiali e stampaggio e due designer, dopo quasi un anno e mezzo di continua ricerca sui materiali si trova quello in grado di rendere la polvere di grafite un materiale scrivente.

Nasce così, verso la fine di 2013, Perpetua che in soli 15 grammi racchiude una matita 100% Made in Italy, un brevetto europeo registrato sia come prodotto che come processo produttivo e un messaggio di rispetto dell’ambiente, un mix di tecnologia e usabilità che esprimono il vero senso della parola design.

Chiuderei le domande facendotene una sulla parte del libro che mi ha colpito di più. Si trova nel capitolo della “Condivisione” e fai una riflessione sul confronto generazionale tra le persone nate negli anni 70-80 (la tua generazione) e i cosiddetti Millennials che adesso hanno dai 20 ai 35 anni. Sui primi dici che sono persone che non hanno fatto abbastanza per la difesa dell’ambiente e lo sviluppo (sostenibile) della società. Le definisci una generazione materialista, disimpegnata e apatica, in competizione e spesso cinica. Una generazione preoccupata prima di tutto a mantenere quanto ottenuto e che ha bloccato di fatto l’ascensore sociale. Dei Millennials dici invece che hanno un rapporto diverso con l’ambiente (più rispettoso), sono più consapevoli delle problematiche ambientali e sociali che stiamo vivendo ma soprattutto dici che sono una generazione che ha l’ambizione di cambiare le cose. Questo dovrebbe lanciare un urlo di speranza guardando al futuro. È davvero così? Da cosa nasce questa tua severa, ma per certi aspetti ottimista, considerazione?  

Ho questo ottimismo perché ho la fortuna di conoscerne diversi, di frequentarli come docente in diversi Master, di vederli al lavoro nelle aziende con cui collaboro. Hanno la consapevolezza che le cose stanno andando male ma non hanno nessuna intenzione di rassegnarsi. Studiano tanto e sono ambiziosi, non sono alla ricerca di compromessi. Sono arroganti e presuntuosi nel migliore del significato che queste due parole possono avere. Sono inca***ti quanto basta, hanno voglia di mettersi in gioco, hanno una visione globale del mondo. Sono tutt’altro che apatici e rassegnati. Questo mi basta per avere fiducia in loro e prendere esempio da loro.

Nel complimentarci per il suo lavoro ringraziamo Alessio Alberini per questa bella intervista e per aver partecipato al Festival IT.A.CÀ Parma. 

Rinnoviamo l’invito a continuare a seguire le prossime tappe del festival che nei prossimi giorni passeranno per Napoli, Monferrato, Ferrara e si concluderanno a Pavia. 

Blog IT.A.CÀ
Andrea Merusi
Ass. Il Taccuino di Darwin
Staff IT.A.CÀ Parma

“VagoMato” – Destinazione Saccisica | Intervista a Alessandra Vedovato per IT.A.CÀ Padova 2018

Carissimi amici viaggiatori e amiche viaggiatrici,

Alessandra Vedovato

in occasione della 2° edizione del festival IT.A.CÀ a Padova, che si sta svolgendo in questo giornate dal 21 al 23 settembre (link al programma), abbiamo incontrato Alessandra Vedovato, comproprietaria di Villa Roberti a Brugine, che organizza attività, concerti, convegni e il mercatino delle pulci la prima domenica del mese.  

Apre così le porte delle sue stanze, nella dimora o nella torre trecentesca del castello dei Maccaruffo, ai turisti che vogliano dormirci, ed è inoltre tra i fondatori dell’associazione “VagoMato”, con obiettivi  la riscoperta, valorizzazione e sviluppo del turismo nella zona della Saccisica.        

Quando e come nasce VagoMato?  

VagoMato ovvero nuovi modi di condiVivere la Saccisica è un progetto, un percorso partecipativo che nasce nel gennaio 2018 dalla volontà di sette soci fondatori che non si erano mai visti prima.

L’occasione d’incontro è stata l’esperienza del “saPERfare turismo in Saccisica”, in particolare i workshop che abbiamo organizzato con l’associazione ViviLa Villa Roberti a partire da ottobre 2017 fino a gennaio-febbraio di quest’anno.

Il gruppo di lavoro ha iniziato ad incontrarsi in maniera regolare e ha cominciato ad immaginare di tradurre in pratica le nozioni e le informazioni acquisite sui temi che spaziavano dall’accoglienza turistica al cicloturismo, dal turismo esperienzale alla configurazione di un’offerta turistica integrata.

 Siamo un gruppo di persone che assommano competenze in ambito turistico, culturale, ricettivo e agricolo con una conoscenza del territorio e delle pratiche turistiche.  Confrontandoci durante questi workshop, abbiamo sentito il desiderio di far conoscere la realtà che ci circonda, il territorio in cui viviamo la nostra quotidianità, nel tentativo di valorizzare non solo il patrimonio materiale, ma anche quello umano e immateriale che abita da secoli queste terre. Quello che proponiamo è un Turismo a km 0.

Siamo tutte persone in “seconda vita”, ovvero che provengono da attività diverse, mentre i membri più giovani sono laureati in “Progettazione e Gestione del Turismo Culturale” all’Università di Padova o che hanno conseguito il master in “Design dell’Offerta Turistica”.

Quanto è importante per Padova e che tipo di possibilità offre?  

VagoMato è un’opportunità di scoperta di una terra di mezzo tra il mare e la città, laguna e colli attraverso un approccio più raccolto, più intimo che privilegia la “lentezza” delle passeggiate a piedi o in bici, esaltando il proprio patrimonio enogastronomico attraverso degustazioni e cene a tema, riscoprendo e ammirando il proprio patrimonio culturale organizzando attività ed esperienze turistiche tra corti benedettine, ville o antichi casoni.

VagoMato si propone di crescere ulteriormente con la creazione di una rete tra le diverse realtà del territorio, promuovendone la cooperazione, nell’ottica di riportare alla luce un patrimonio materiale, ma anche immateriale ed umano che da secoli arricchisce questo pezzo di territorio.

Perché avete scelto di aderire ad IT.A.CÀ?  

A maggio dello scorso anno durante un Incontro-convegno a Villa Roberti avevamo già cercato di capire chi fossero le forze attive sul territorio insieme al professor Marchioro e a Diego Gallo di Etifor (spin off dell’Università di Padova) che adesso ci accompagna nel percorso di costruzione di un marchio d’Area per la Saccisica. 

Le Amministrazioni comunali erano da qualche tempo sensibili verso le tematiche turistiche e disponibili a sostenerle e ad affrontare un percorso comune con gli stakeholders territoriali. 

Come associazione ci siamo confrontati subito dopo e abbiamo deciso di partire da questa ricognizione privilegiando un turismo di esperienze, di sensazioni, di comunità.

 Siamo profondamente legati all’idea che turismo è anche un modo di vivere, un modo di incidere nella realtà. A maggior ragione si è rafforzata l’idea di partire da noi e dalla nostra comunità per proporre ciò che ci piace, per condividere quelle che sono le nostre passioni, le cose di cui ci prendiamo cura ed abbiamo a cuore: un angolo di paesaggio solcato da un fiume, piuttosto che una campagna segnata dai trosi, una Villa piuttosto che una corte benedettina sapendo che qui e là troviamo un agricoltore amico che alleva Galline di Polverara o un’osteria che ci accoglie con storie di sapori.

Lo scorso anno abbiamo partecipato alla presentazione del primo festival IT.A.CÀ all’Università e siamo rimasti colpiti dallo slogan che abbiamo fatto nostro perchè ben rappresenta la nostra visione di far conoscere il territorio che amiamo, ovvero l’idea di trasformare il turismo “incoming” in “becoming”.

Quale attività proponete all’intervento del Festival?  

La nostra proposta prevede un bike tour con partenza da Villa Roberti verso i casoni di Piove di Sacco.

 Accompagnati dalla voce narrante di Zane, contadino vissuto a inizio Settecento che vive nel casone di Piove di Sacco e la cui madre è stata la balia di Francesco, ultimo erede dei Roberti, percorreremo la realtà rurale dei casoni coi tetti di paglia che si confronta con la realtà del mondo nobile, in particolare quello della marchesa Roberti, all’interno della sua villa finemente affrescata da Zelotti e Veronese.

Alla fine del tour è prevista una degustazione di prodotti tipici in villa Roberti realizzati con i prodotti dalle coop. Agr. biologica  Caresa e dell’az. agricola Scacco.

Per tutte le informazioni sull’associazione e sui prossimi eventi seguite i link:

FB VagoMato
Tel > 392 5226296
Email > info.vagomato@gmail.com 

Buon proseguimento di viaggio, cari amici viaggiatori e care amiche viaggiatrici!

Blog IT.A.CÀ
Elisa Carlini
Staff IT.A.CÀ Padova

 

 

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