“La Piccola Carovana” e i suoi Itinerari di cooperazione a pedali

Continuiamo il nostro ciclo di interviste per la nostra rubrica “In Viaggio verso IT.A.CÀ” ai vincitori del “Premio Turismo Sostenibile 2016” con Matteo Martino, responsabile del settore dei servizi alberghieri de “La Piccola Carovana”, la cooperativa sociale che ha vinto il primo premio nella categoria “progetti cicloturistici da realizzare” con l’iniziativa,  Coo-pedalando. Itinerari di cooperazione a pedali, un progetto davvero innovativo che valorizza il mondo della cooperazione bolognese coniugando due settori apparentemente lontani: quello della cooperazione sociale e quello del turismo.

Buona lettura a tutti/e.

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1) Che cos’è “La piccola carovana”? Quando nasce? Di che cosa si occupa?

“La Piccola Carovana” è una cooperativa sociale che nasce nel 2003 a Crevalcore in provincia di Bologna, che si occupa di interventi e progetti socio educativi, dell’inserimento lavorativo di soggetti vulnerabili, di servizi ambientali e, dal 2009, anche di servizi alberghieri e ristorativi.
Gestiamo due strutture ricettive (Albergo Pallone e Albergo Pallavicini) che cercano di coniugare, turismo, accoglienza e inserimento lavorativo. Ci avvaliamo della collaborazione di molti partner: quest’anno abbiamo vinto il Premio Turismo Sostenibile grazie a un progetto che abbiamo creato con “Destinazione Umana”, che organizza viaggi ispirazionali, e altre due coop Sociali del territorio, “Open Group” e “La Fraternità”.

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2) Quando un territorio entra a far parte del circuito turistico, subisce un processo di definizione e ridefinizione a cui contribuisce inevitabilmente la promozione turistica. Voi avete scelto di contribuire a questo “racconto di Bologna” con il settore della cooperazione. Perché quest’ambito si può considerare peculiare e caratterizzante della città?

La cooperazione sociale è un tratto distintivo del nostro territorio; rappresenta un
movimento molto capillare che nasce dal basso, dal molto piccolo. La storia de La piccola carovana”, come di molte altre realtà del territorio,  è un po’ questa: affonda le sue radice in un paese delle provincia, cresce e si allarga con tutti i pro e i contro del caso cercando di mantenere un legame importante con il territorio, cercando di restare a “km 0”.

Bologna è composta da numerose realtà cooperative ed associative che rappresentano una buona parte del tessuto sociale cittadino, sono realtà che accolgono, che creano lavoro e prospettive per chi, diversamente, sarebbe tagliato fuori da un mercato del lavoro selettivo e competitivo; sono anche realtà che creano innovazione sociale e cultura e che difendono e promuovono quei valori di solidarietà e sostenibilità che non devono mai essere dati per scontati.

Questi  pezzi fondamentali della storia cittadina hanno un fascino più sottile e nascosto rispetto a ciò che rende famosa Bologna; crediamo che siano parte integrante dell’ anima della nostra comunità e, come tali, crediamo sia importante che vengano raccontati e “visitati”

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3) In che modo “Coo-pedalado. Itinerari di cooperazione a pedali” si può definire un progetto turistico sostenibile e responsabile?

Per la cooperazione il turismo è uno strumento di grande interesse perché muove persone e idee, può veicolare messaggi su larga scala. È inoltre un “industria” molto potente che produce risorse e occupazioni, una macchina che ha in se un potenziale immenso in termini di opportunità ma anche in termini di danni che può provocare. La cooperazione sociale, non da sola ovviamente, può rappresentare una coscienza critica, può contribuire a portare  innovazione al settore perché propone una prospettiva differente che mette al centro la persona prima ancora della destinazione. O forse si può azzardare a dire che la persona stessa è la destinazione.

Nel suo piccolo il progetto Coopedalando, presentando le realtà cooperative del territorio, la storia, i valori e l’ impatto che producono sulla società,  segue questa rotta, mostra un territorio con gli occhi delle persone che lo abitano, vuole condurre il turista oltre ciò che vede. Visitare lo Spazio Eco non è solo gustare una cucina sana e biologica, sostare all’ Albergo Pallone non è solo godere di uno spazio comodo e a buon mercato. Dietro queste realtà, e ho fatto solo due veloci esempi, ci sono persone, storie di fragilità e riscatto, ci sono delicati equilibri. Tutte storie che a volte non si vedono e dentro le quali occorre essere accompagnati. Questa è per noi ragionare in un’ottica di sostenibilità e responsablità.

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4) Raccontateci come si svolgeranno gli itinerari di Coo-pedalando. Quali realtà i turisti avranno l’occasione di conoscere? Quali collaborazioni avete attivato o attiverete per realizzare gli itinerari? Quale esperienza e qual è il valore aggiunto che offrireste ai turisti rispetto agli itinerari convenzionali che prevedono “la scoperta di Bologna”?

Abbiamo pensato di partire proponendo due diversi itinerari, uno metropolitano e uno che si svolge nella provincia est tra San Lazzaro e Ozzano. A Bologna il tour farò tappa presso Albergo Pallone, Mercato Sonato, Spazio Eco e Demetra Social Bike. In provincia, con la formula bici+treno, andremo a conoscere più da vicino le esperienze di Agriverde, La Fraternità e Dulcamara.

I temi che si intrecciano sono molteplici: l’inserimento lavorativo di categorie svantaggiate, l’inclusione sociale, la migrazione, la cucina e l’agricoltura biologica, la mobilità sostenibile, tutte cose che solo superficialmente si potrebbero definire disgiunte. Stiamo attivando una collaborazione con l’Associazione Freewheels  che mappa  grandi intinerari come il Cammino di Santiago e la Via Francigena allo scopo di renderli senza barriere.
Allo stesso modo i nostri percorsi vorrebbero essere completamente accessibili perché anche la parola “tutti” è sinonimo sostenibilità e responsabilità. Il valore aggiunto di tutto questo per il turista? Portarsi a casa una cartolina della città dove sul fronte ci sono persone e sul retro le torri, i portici e i tortellini.

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5) Per far conoscere il mondo della cooperazione avete scelto la bicicletta come mezzo che unisce i vari nodi dei vostri itinerari. Perché avete scelto questo mezzo di trasporto rispetto ad altri? Che tipo di esperienza e che vissuto della città offre un percorso in bici rispetto ad altri tipi di mobilità?

“Se l’uomo è l’unione di corpo e mente, la bici è la sua apoteosi, perché in bici mente e corpo viaggiano alla stessa velocità” Paolo Rumiz

Abbiamo scelto la bicicletta come mezzo di trasporto perché si tratta dell’unico “mezzo” che contiene in sé il suo “fine”. Quando si viaggia con i mezzi a motore, ciò che conta è arrivare, e arrivare il prima possibile. Tutto viene finalizzato ad abbreviare il tempo dello spostamento e renderlo il più possibile confortevole, cosa che implicitamente lo identifica come “tempo perso”. Al contrario, in bicicletta, il tempo è tutto tempo vissuto, tempo goduto. Il viaggio in bici è un’esperienza sensoriale a tutto tondo: fisica, mentale, sociale; determina un’intima e dettagliata conoscenza del territorio, della città, dei suoi limiti e dei suoi pregi; induce e produce contatti umani immediati, relazioni di prossimità, alleanze che travalicano le differenze tra le persone.

La bicicletta è la trasposizione plastica del significato dell’economia cooperativa rispetto all’economia tradizionale: questa si fonda sulla competizione e sull’esclusione, disegnando una piramide sociale che produce scarsità; la bici è un mezzo democratico e accessibile, rispettoso degli spazi e dei tempi; allo stesso modo, la cooperazione  genera relazioni di reciprocità che facilitano l’inclusione.

Buon viaggio come sempre 😉

In viaggio verso IT.A.CÁ
Simona  Zedda

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