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RIMANDAMI SUL MARE laboratorio teatrale | 3 marzo 2018 Bologna

Vi invitiamo a partecipare a questo importante laboratorio condotto dalla regista Martina Palmieri con la partecipazione degli attori non vedenti, vedenti e ipovedenti della compagnia Orbitateatro, si inserisce nell’ambito del bando PTPL 2017 (Programma Turistico di Promozione Locale) sul Turismo Accessibile, promosso da IT.A.CÀ migranti e viaggiatori, festival del Turismo Responsabile e si rivolge a operatori del settore turistico e culturale che desiderano sperimentarsi nell’incontro diretto con la diversità e a chiunque  volesse partecipare a questa esperienza. 

Si è trattato di 4.000 euro il festival IT.A.CÀ ha investito nella realizzazione e la promozione di iniziative e itinerari accessibili per diversi tipi di disabilità (motoria, visiva e uditiva). La valorizzazione di tali iniziative comporterebbe infatti, un miglioramento della fruizione della Città Metropolitana da parte di tutti i city users: sia da parte dei residenti che dei turisti.

Rimandami sul mare è un laboratorio teatrale sul tema del viaggio inteso come trasferimento dentro e oltre i confini dell’identità, liberamente ispirato al racconto di Ulisse, a cura di Gruppo Elettrogeno Teatro in collaborazione con Cooperativa Accaparlante e Associazione La Girobussola.

Itinerario di predisposizioni, desideri e dipendenze, che spesso emergono al momento della partenza, quando cioè usciamo dal nostro guscio di tranquillità per recarci “dove non siamo stati mai”, il viaggio sarà qui un percorso che parte idealmente dal mito di Ulisse per condurci al nocciolo delle nostre personali fragilità e potenzialità, capaci di volta in volta di modificarsi e modificarci ad ogni partenza nell’incontro con l’ignoto e con l’altro uguale e diverso da noi.

All’interno del laboratorio i partecipanti potranno sperimentare attraverso attività corporee di improvvisazione vocale e teatrale l’esperienza del viaggio tra reale e immaginario, confrontarsi con i meccanismi e le contraddizioni che si instaurano quando chi si sposta non può farlo se non accompagnato da qualcuno e imparare a relazionarsi con le differenti specificità sensoriali e/o fisiche del resto gruppo.

Guide dell’itinerario saranno infatti gli attori e le attrici non vedenti, vedenti e ipovedenti della compagnia Orbitateatro, costituita nel 2011 nell’ambito del progetto di formazione e di produzione di spettacoli l’Arte della trasformazione a cura di Gruppo Elettrogeno, con la partecipazione degli operatori non vedenti di Associazione La Girobussola e gli animatori con disabilità di Cooperativa Accaparlante, che intervalleranno le azioni con il proprio racconto e vissuto di viaggiatori con disabilità.

Scopriremo che a tutti è concesso viaggiare e che anche con dei limiti oggettivi è possibile essere sempre in cammino. 

Dopo la dimostrazione Check-inItaca in collaborazione con coro Arcanto e l’improvvisazione vocale collettiva Painting Voices con Coro Arcanto e Gruppo Elettrogeno promosso da Serendippo, nell’ambito di PubbliCittà – ArtCity, con Rimandami sul mare Gruppo Elettrogeno allarga ancora una volta gli orizzonti del proprio lavoro sulle tracce di Ulisse verso lo spettacolo che a maggio andrà in scena a conclusione del progetto I Fiori Blu musicateatro 2018, un progetto di formazione teatrale e musicale che coinvolge per la sua quarta edizione una comunità artistica di attori, musicisti, artisti, persone in misura alternativa alla detenzione e operatori del sociale.

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RIMANDAMI SUL MARE
Laboratorio teatrale con  Gruppo Elettrogeno – Orbitateatro  in collaborazione con
Cooperativa Accaparlante & Associazione La Girobussola

3 marzo 2018
h9.30 – h13.00 
Centro Documentazione Handicap
( via Pirandello 24, Bologna).

Il laboratorio è gratuito e aperto a un massimo di 20 iscritti.

Per info & iscrizioni:
info@gruppoelettrogeno.org
Evento FB

Al termine della mattinata sarà possibile visitare il Centro di Documentazione con gli educatori e gli animatori con disabilità del Progetto Calamaio e pranzare insieme nella cucina della sede con un contributo di 5 euro. 

Le iscrizioni al laboratorio e le prenotazioni del pranzo saranno effettuate entro e non oltre mercoledì 28 febbraio 2018.

Responsabile Comunicazione IT.A.CÀ
Sonia Bregoli  

Rimini | Spiaggia Marina Centro: un turismo fatto di persone e responsabilità sociale a un passo dal mare

Carissimi amici e amiche viaggiatrici 

oggi per il nostro Blog siamo in compagnia di Stefano Mazzotti, titolare del Bagno 27 di Rimini, coordinatore del progetto Marina C’entro e partner della rete di IT.A.CÀ Rimini.

Stefano, conosciuto ormai da tutti come il bagnino top, fa parte, assieme ad altri 8 stabilimenti balneari riminesi, del Consorzio Spiaggia Marina Centro e ci racconterà la nascita del progetto che promuove l’inserimento di persone con disabilità nel mondo del turismo.

Il progetto Marina C’entro prende luce durante la stagione estiva 2017 con un nuovo modo di concepire l’accoglienza turistica e il turismo balneare attraverso l’inclusione sociale di 11 ragazzi con disabilità all’interno del consorzio. I ragazzi coinvolti hanno potuto mettersi alla prova in una vera e proprio esperienza lavorativa estiva, affiancando i professionisti che lavorano in spiaggia con specifiche mansioni create apposta per loro: bagnini, animatori, addetti all’info point.

Il progetto è stato realizzato grazie alla rete con le associazioni Crescere Insieme, Rimini Autismo e alla collaborazione con l’Università di Bologna, la coop. Sociale Il Millepiedi e la Fondazione Enaip S. Zavatta di Rimini.

Intervista a cura di Andrea Massimo Murari che fa parte del coordinamento di IT.A.CÀ Rimini.

Stefano, qual è stata la motivazione principale che vi ha spinto a far nascere il progetto?  

Sicuramente la grande voglia di riscatto che le persone con fragilita’ sociale hanno portato nelle nostre spiagge ha fatto la differenza. Inoltre, il fatto di volersi aprire a nuove forme di fare impresa, di uscire dalla spirale di aziende solo ed esclusivamente profit per entrare in un circuito virtuoso, che ci desse la possibilità di confrontarci con le grandi imprese che fanno della responsabilità sociale di impresa una loro missione. inoltre, stare a contatto con ambienti legati alla scuola e all’università, alla formazione e alle associazioni di volontariato ci ha dato la possibilità di aprire definitivamente la nostra visione imprenditoriale.

Passata la prima stagione estiva, cosa vi ha lasciato questa esperienza?  

La soddisfazione di avere coinvolto persone che normalmente il mondo del lavoro non considera, avere capito che la fragilità sociale e la disabilità non sempre sono ostacoli, ma grandi opportunità per il mondo imprenditoriale ed il sorriso dei nostri ragazzi ce l’ha dimostrato giorno dopo giorno.

I risultati del progetto sono stati il primo evento di apertura dell’ultima edizione Festival IT.A.CÀ  2017 a Rimini con la presenza e la testimonianza dei ragazzi, un momento ricco di emozioni e divertente di condivisione. 

Nel mese di dicembre il progetto Marina C’entro, ha vinto il primo premio Innovatori Responsabili istituito dalla regione Emilia Romagna, per la categoria imprese con meno di 20 dipendenti. Quali sono i passi futuri? Come proseguirà il progetto la prossima estate?  

Abbiamo coinvolto un numero sempre maggiore di bagnini e di ragazzi da impiegare all’interno delle nostre attività. Inoltre avrà inizio una collaborazione con il carcere di Rimini per la produzione di ceramiche che andranno a decorare le nostre spiagge. 

Parallelamente ai progetti lavorativi, punteremo a comunicare in maniera forte gli sviluppi del progetto “marina c’entro”, per avviare un laboratorio di buone pratiche che possa essere applicato anche ad altre categorie, non solo balneari. Stefano conclude dicendo: “più che i numeri ci interessa raccontare le storie dei protagonisti di questo progetto e il valore aggiunto che possono portare alle imprese balneari. Il nostro sogno? Pensare che in ognuno dei 220 stabilimenti riminesi possa lavorare un ragazzo con disabilità.”

Oltre il lavoro, il valore di Marina C’entro va molto al di là del semplice inserimento di persone disabili nel mondo del lavoro ed assume una portata di grande significato culturale. Infatti, per la prima volta in quel particolare ambito che è l’universo balneare, con tutta la sua simbologia, si concretizza in carne ed ossa un nuovo modo di concepire la presupposta “normalità”.

Quest’anno IT.A.CÀ ci accompagnerà nel viaggio del turismo per l’accessibilità universale. La rete di Rimini vuole dargli il benvenuto con questa storia, invitandovi a viverla con noi a Settembre.

Aspettiamo la prossima estate per vedere 🙂

Blog IT.A.CÀ
Andrea Massimo Murari 
Coordinamento IT.A.CÀ Rimini 

 

 

 

La Cooperativa Accaparlante e l’impegno per promuovere il Turismo Accessibile

 Care amiche viaggiatrici  e cari amici viaggiatori,

oggi Silvia Lazzari, per il nostro blog, ha intervistato Lucia Cominoli della Cooperativa Accaparlante, centro di documentazione Handicap CDH, partner della rete IT.A.CÀ Bologna e promotori di attività legate all’accessibilità.  

Lucia Cominoli

La Cooperativa Sociale Accaparlante Onlus è nata nel 2004 con l’obiettivo di essere un laboratorio culturale aperto sui temi dello svantaggio e della diversità per favorire una cultura inclusiva in cui le persone svantaggiate siano “soggetti di diritto”, protagoniste del cambiamento personale e sociale. Accaparlante nasce in seno al Centro Documentazione Handicap di Bologna, centro di documentazione (attivo dal 1981 per iniziativa dell’AIAS di Bologna) sui temi dell’handicap, del disagio sociale, del volontariato e del terzo settore.

In questi anni hanno realizzato molti progetti, sul tessuto cittadino e non solo, con l’obiettivo di promuovere una maggiore accessibilità dei luoghi, di aprirci all’incontro con la cultura e la sua fruizione, di sviluppare il concetto, per noi fondamentale, di “accessibilità accogliente”, un atteggiamento di apertura cioè a favore dell’abbattimento delle barriere relazionali che precludono, spesso molto più di quelle architettoniche, la piena partecipazione di tutti alla vita sociale.

Cosa si intende per turismo accessibile?  

Con turismo accessibile intendiamo sia la possibilità di accedere fisicamente agli spazi e quindi di frequentare luoghi e spazi in direzione di percorsi ed esperienze di divertimento e benessere ma anche la possibilità di poter ricevere o accedere a strumenti che supportino persone con difficolta fisiche e/o cognitive a immaginare e poi organizzare esperienze turistiche, da soli o in gruppo.

Qual è il valore aggiunto di IT.A.CÀ?  

La capacità di cogliere affinità, aperture e legami tra soggetti che operano in aree differenti ma che sono unite dagli stessi valori di fondo. L’attenzione che questo contenitore di persone capaci e appassionate riserva a soggetti e personalità che operano nel rispetto per la diversità, che si impegnano per favorire la conoscenza del nostro patrimonio culturale e artistico, dell’intercultura e delle bellezze naturali del nostro mondo.

Laboratorio presso Monteveglio – BO

IT.A.CÀ riesce a condividere tutto questo con un pubblico di diverse età, origini, estrazioni, facendo del viaggio un elemento di consonanza tra persone, senza tralasciarne il portato di crescita, scoperta, svago e suggestione.

Parlaci della vostra partecipazione alla IX edizione di IT.A.CÀ 

Abbiamo partecipato alla IX edizione di IT.A.CÀ Bologna proponendo un incontro aperto al pubblico con Fabrizio Marta, giornalista e viaggiatore con disabilità, autore del blog “Rotellando” su Vanity Fair. L’incontro è stato condotto da un educatore e da un animatore con disabilità del gruppo educativo del Progetto Calamaio della Coop. Accaparlante, come è nostra peculiarità. Pensiamo infatti che la co-conduzione della persona disabile, sia essa impegnata in eventi o laboratori, permetta di trasmettere fin dal principio agli altri interlocutori che anche chi ha una difficoltà può a pieno titolo acquisire un ruolo attivo all’interno della società.

Il trenino Arturo

Insieme abbiamo così intervistato Fabrizio, che ci ha raccontato la sua esperienza di viaggiatore a partire da alcuni reportage da lui realizzati, unendo lo sguardo sui paesi toccati alla riflessione sull’accessibilità. Per i più piccoli il gruppo educativo ha proposto un giocoso percorso a tappe a bordo del Trenino Arturo, un viaggio tra paesi immaginari, personaggi bislacchi, prove e ostacoli da superare alla scoperta della diversità.

Quali sono le vostre proposte per la X edizione del Festival bolognese?  

Ci piacerebbe offrire ad adulti e bambini una formazione sul tema dell’accessibilità su vari livelli. Per esempio:

> Una formazione per operatori, tour operetor e uffici turistici sul tema dell’accessibilità a partire dalla relazione con la diversità. Il primo passaggio dell’accessibilità è infatti la capacità di chi accoglie le persone di non andare in crisi e saper comprendere diverse modalità comunicative, di mobilità, di interazione…

> Un percorso per scuole e operatori culturali legato al nostro progetto Cultura Libera Tutti in collaborazione con l’Istituzione Bologna Musei e il Teatro ITC di San Lazzaro. I partecipanti potranno ricevere una formazione integrata a loro scelta condotta da Accaparlante e le realtà ospitanti (MAMbo, Museo del Patrimonio Industriale, Museo Archeologico, Teatro ITC) per un pacchetto di due incontri ciascuno.

> E, naturalmente, il Trenino Arturo è sempre pronto per farvi salire a bordo per accompagnarvi verso nuove avventure!

Ringraziamo Lucia Cominoli per averci raccontato il lavoro di Accaparlante, il suo impegno nel Festival e averci raccontato cosa significhi Turismo Accessibile! 

Non resta che augurarvi buona lettura e buon viaggio 🙂

Blog IT.A.CÀ
Silvia Lazzari

 

 

 

Cooperativa La Paranza di Napoli, un modello di sviluppo del territorio | Intervista a Vincenzo Porzio

Cari lettori e care lettrici,

oggi per il nostro blog IT.A.CÀ la nostra Irene Aprile (coordinamento IT.A.CÀ Napoli) ci porta in viaggio verso sud, destinazione Napoli, dove ci attende Vincenzo Porzio, responsabile comunicazione della cooperativa sociale La Paranza che da oltre dieci anni è impegnata nella tutela e valorizzazione del Rione Sanità.

In foto Vincenzo Porzio e Antonio della Corte

Il Rione Sanità è una delle più note “periferie” site al centro della città di Napoli: nonostante il suo sviluppo nel XVII secolo come dimora di ville borghesi ai piedi della collina di Capodimonte, data la nota salubrità del luogo – da cui deriva il suo nome – sia naturale che sovrannaturale per la presenza delle catacombe di epoca paleocristiana a cui si facevano ricondurre miracoli di guarigione, il Rione è stato condannato a partire dal secolo successivo a un graduale processo di isolamento a causa della costruzione di un ponte che avrebbe facilitato il percorso della famiglia reale dal centro della città alla reggia di Capodimonte. 

Da allora, il quartiere appare dall’alto come un ammasso disordinato di edifici affossati in un’area limitata, con pochi scambi con il resto della città e relegata ad una marginalizzazione che ne ha favorito il degrado non solo economico, ma soprattutto sociale e culturale con l’abbandono di monumenti ed edifici storici. 

Attraverso le parole di Vincenzo però, proviamo a entrare nel quartiere, facciamoci accompagnare per le sue strade strette e affollate e presentare alcuni dei suoi abitanti, i protagonisti di quella rinascita culturale e sociale che il quartiere sta vivendo da oltre dieci anni. 

Il Team della Cooperativa La Paranza

Vincenzo ricorda che quando si trasferì nel rione nei primi anni 2000 il punto di riferimento dei giovani era la Parrocchia che proponeva numerose attività nel suo oratorio, a partire proprio da visite guidate amatoriali e teatralizzate nella Basilica di Santa Maria della Sanità. È in questo contesto e sotto la guida del nuovo sacerdote Don Antonio Loffredo, che si forma un gruppo di giovani che diventano presto amici, condividono idee, progetti e viaggi. Durante le esperienze all’estero restano piacevolmente colpiti della capacità di valorizzare i luoghi di interesse storico, culturale o naturalistico, per renderli volano di sviluppo economico e sociale per le comunità; e dato che viaggiare apre la mente e gli occhi, tornati a casa iniziano a riscoprire il loro territorio e apprezzare quel potenziale ancora così inespresso. La sfida diviene quindi continuare a fare ciò che stavano già portando avanti come volontari per amore e passione del proprio territorio, ma raggiungere un livello superiore, trasformarlo il lavoro e aprire le porte del loro quartiere verso l’esterno.

Così nasce nel 2006 la cooperativa sociale La Paranza a cui viene affidata la gestione della catacomba di San Gaudioso nella Basilica di Santa Maria della Sanità. Da lì inizia un percorso, non senza ostacoli, che ha stimolato i ragazzi ad accrescere la loro formazione e quelle competenze turistiche e trasversali necessarie ad offrire ai visitatori servizi di maggiore qualità, fino alla vittoria del bando storico-artistico di Fondazione con il Sud finalizzato proprio all’occupazione giovanile e al recupero di luoghi poco valorizzati. Grazie a questo finanziamento, e dopo un anno di lavori sono state riaperte le Catacombe di San Gennaro che in 11 anni dal 2006 al 2017 hanno visto crescere il numero di visitatori fino ad arrivare a circa 100.000 l’anno.

Attualmente la cooperativa impiega stabilmente 26 lavoratori e rappresenta un modello di valorizzazione del patrimonio storico-culturale e di occupazione giovanile caratterizzato da formazione continua, inserimento lavorativo, scambio e networking con enti, associazioni e persone, apprezzato non solo in Italia ma anche all’estero.

Vincenzo, raccontaci la vostra esperienza in Giappone  

E’ iniziata come inizia tutto, da un momento d’incontro. Due professori dell’università di Fukui erano in visita a Napoli per un progetto di scambio con l’università L’Orientale di Napoli.  In un momento libero scelsero di visitare le catacombe di San Gaudioso dove incontrarono la loro guida, Antonio Della Corte, socio della cooperativa La Paranza. Al termine della visita guidata invitarono Antonio a raccontare l’esperienza della cooperativa in Giappone, nell’ambito di un corso di laurea sullo sviluppo locale. Inizialmente pensammo fosse uno scherzo, ma dopo 4 mesi eravamo lì, ospiti dell’università di Fukui a raccontare come, a Napoli, nel Rione Sanità, un gruppo di giovani competenti e volenterosi stavano creando opportunità di lavoro valorizzando le risorse locali. Durante la presentazione che precedette la nostra “lezione” avevamo gli occhi lucidi e carichi di orgoglio. Ci hanno detto che il nostro racconto ha inspirato gli studenti giapponesi, abbiamo risposto che quell’esperienza di confronto ci ha insegnato tanto e soprattutto ha fatto nascere nuove relazioni. Speriamo di tornare in Giappone nel 2018.  

Una riflessione su Napoli città turistica: quali sono secondo te i problemi e i rischi di un turismo sfrenato e incontrollato come quello che tante città italiane, Napoli compresa, stanno vivendo? In questo contesto, che ruolo assume la cooperativa nella promozione di un turismo responsabile e sostenibile?  

Napoli ha sempre attirato milioni di turisti e per questo ringraziamo Dio che l’ha fatta così bella. Oggi viviamo il miglior momento in termini di arrivi. Questa crescita è una grande opportunità, la città dovrebbe essere sempre più “a trazione turistica”, ma purtroppo una gestione e programmazione efficace della “destinazione Napoli” è proprio ciò che manca. Pulizia, sicurezza e mobilità sono fra i principali problemi che incidono sull’esperienza del visitatore che sceglie Napoli. Per il resto non sono preoccupato, abbiamo subito tredici dominazioni e siamo sempre rimasti napoletani e Napoli è sempre rimasta Napoli.  Per noi della Paranza la parola d’ordine è “qualità”, teniamo al centro delle nostre scelte la qualità dell’esperienza del visitatore e di conseguenza la qualità dei servizi da noi offerti. L’obbiettivo è di rendere il Rione Sanità fra i principali attrattori della città, dove è possibile vivere una vera esperienza napoletana, immersi nelle bellezze di uno dei più antichi quartieri di Napoli. Dove l’incontro genera sviluppo e contamina le coscienze. 

Anticipazioni su nuovi progetti?  

Ci concentreremo sui nostri eventi straordinari, in particolare rafforzeremo quello che è ormai diventato un appuntamento fisso del sabato sera, l’AperiVisita serale alle Catacombe di San Gennaro. Questo evento ci sta permettendo di far conoscere le catacombe soprattutto ai napoletani e ai campani.

Inoltre, continueremo a sensibilizzare i nostri ospiti a prendersi cura del patrimonio culturale, mantenendo attiva la campagna di adozione dei restauri “Teniamo in vita il Passato – se resti a guardare non ci sarà più niente da vedere”. Insieme alla Fondazione di Comunità San Gennaro, alle associazione, cooperative, commercianti e chiunque creda che Napoli possa rinascere dalle sue ceneri; continueremo a individuare le strategie per migliorare, anche se di poco, la qualità di vita del nostro Rione Sanità.      

Ringraziamo Vincenzo Porzio per averci raccontato la sua Napoli ed aver condiviso l’entusiasmo e il lavoro della cooperativa La Paranza. Non resta che dirvi di contattarli quando fate visita a questa bellissima  perla italiana che è la città di Napoli. 🙂

_Contatti
http://www.catacombedinapoli.it 
https://www.facebook.com/CatacombeDiNapoli

Blog IT.A.CÀ
Irene Aprile
Coordinamento IT.A.CÀ Napoli

Intervista a Luciana Lettere, ideatrice di Made For Walking

Cari viaggiatori e care viaggiatrici

Oggi nel nostro blog ci trasferiamo in Puglia dove la nostra Giulia Freguglia ha intervistato per noi Luciana Lettere, storica dell’’arte salentina e creatrice di Made For Walking. In questa intervista ci racconta di cosa si tratta e perché “il camminare ci salverà”.

Luciana Lettere – Made For Walking 

Salve, ci può raccontare com’è strutturato  un viaggio tipo di Made For Walking? 

In realtà non esiste al momento una vera e propria struttura. Made for Walking non è ancora un tour operator. L’unica certezza che ho durante i miei cammini è che le strade e itinerari che percorriamo sono ricchi di storie. Leggere un paesaggio è un po’ come leggere un libro non reperibile in biblioteca. Da tutti i miei viaggi mi aspetto soltanto che avvengano incontri magici con persone che hanno vissuto quei luoghi o che, in qualche modo, possano raccontarmi qualcosa di speciale che suoi libri ancora non è stato scritto. Persone che hanno forti connessioni con quei territori e che s’impegnano a tutelarli. A tutt’oggi sul curriculum di viaggiatrice a piedi, ho solo tre piccole grandi esperienze. Il mio primo viaggio a piedi è durato otto giorni e mi ha portato da Brindisi a Matera. Sono partita con altre sei persone che non conoscevo e che facevano parte di un’associazione locale salentina. Il loro intento era di mappare per la prima volta un percorso che potesse unire queste due città attraverso quel che rimane dell’antica Via Appia, anche in previsione di Matera 2019.

In quell’occasione ho imparato a dare importanza alle cose più semplici e a eliminare il superfluo. Ma soprattutto ho compreso che non è poi così necessario andare dall’altra parte del mondo per stupirsi e meravigliarsi. La bellezza della mia Puglia mi ha lasciato senza parole.

La seconda esperienza di viaggio a piedi è durata soltanto tre giorni, da Lecce, il mio capoluogo, fino  a Castiglione, paesino del sud Salento. Qualche settimana prima della Notte Verde (evento ormai importantissimo che avviene ogni 31 agosto dell’anno a Castiglione), sono stata contattata dall’ente Parco Naturale Regionale Costa Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase e dai ragazzi Casa delle AgricUlture – Tullia e Gino, i quali mi hanno proposto di prendere parte ad una marcia simbolica, lasciandomi carta bianca. Da lì l’idea di partire sola per tre giorni da Lecce (la città dove vivo) e raggiungere la Notte Verde a piedi.

L’Ente Parco poi mi ha segnalato tutte le realtà agricole più virtuose, presenti lungo quel tragitto, e che ho raggiunto tappa dopo tappa. Queste aziende agricole mi hanno lasciato in custodia dei semi delle loro speciali colture, da custodire nello zaino e donare agli organizzatori della Notte Verde una volta arrivata da loro. La terza esperienza di viaggio è stata la Parigi / Berlino a piedi insieme all’associazione Repubblica Nomade. Un viaggio durato quasi due mesi, per compiere in totale più di 1300 km. Questa è stata l’esperienza più formativa della mia vita. Credo che nessuna scuola, nessuna Università, possa trasmettere una tale lezione di vita. Auguro a tutti voi un’esperienza così totalizzante e incredibile prima o poi. 

Nella società attuale in cui il momento del viaggio si riduce sempre di più, in cui anche distanze molto lunghe possono essere percorse in tempi  brevi, mi ha colpito molto la tua scelta di rallentare questo momento. Di concepire il viaggio come un percorso invece che solamente come la meta. Quali sono le motivazioni che l’hanno spinta a giungere a questo cambio di rotta e che impatto ha avuto in lei come persona?  

Il cambio di rotta è avvenuto per caso. Nel 2015 ho iniziato a seguire l’esempio di alcune zie del mio paesino che il pomeriggio presto s’incontravano per andare insieme a camminare fuori dal centro abitato. Lo facevano per rimanere in forma e per trascorrere qualche ora all’aria aperta. Ho seguito il loro allenamento, ma da storica dell’arte però mi rendevo conto che tutte le nostre campagne erano piene di testimonianze dal passato e di storie da raccontare.

Mi sembrava assurdo di non essermene accorta prima. Erano luoghi a me cari e a due passi da casa e, solo in quel momento, per la prima volta, li guardavo con occhi diversi.  Da lì la scoperta fondamentale: quelle scoperte avvenivano perché stavo camminando. Attraversavo per la prima volta in maniera cosciente e consapevole la mia terra grazie a quella piccola azione costante e ripetitiva del compiere un passo dopo l’altro. Da quel momento anche il mio modo di viaggiare è cambiato profondamente. Fosse per me ora vivrei sempre in cammino, ma la vita di tutti i giorni non me lo permette ancora. Quando viaggio però, se raggiungo una città in treno o in aereo, mi riprometto sempre una volta arrivata, di prendere il meno possibile i mezzi pubblici e di usare i miei piedi per attraversare quella città o località. Non dimenticherò mai ad esempio il mio record di passi “urbani”. Ero a New York e durante la mia vacanza un giorno il contapassi del cellulare segnava più di 42 km compiuti in meno di 15 ore. 

Made For Walking, nasce alla fine del 2015. Prima di divenire associazione è stata, ed è ancora, un blog, un diario online, dove racconto le piccole grandi avventure e scoperte, fatte durante le mie camminate. Questi racconti sono un modo semplice e chiaro per promuovere il camminare come unico vero mezzo di conoscenza del proprio territorio o dei luoghi che si stanno attraversando.

Lei è molto attiva sui social. In un progetto che ha come volontà quella di recuperare il contatto con la natura, come riesce a coniugare questi due elementi che spesso vengono visti come opposti?  

In realtà dovrei essere molto più attiva. Ci sono travel blogger, influencer, lifestyler, che hanno fatto la loro fortuna grazie all’essere super presenti sui social e attivi. In alcuni casi (mi spiace dirlo) i post e i contenuti di queste persone di “successo” 2.0 non servono a nessuno e mi interrogo ancora sul motivo del loro successo. Diciamo che i social per me sono ancora un oggetto di studio e di riflessione. Per questo non mi lascio andare come dovrei. Dico “dovrei” perché so bene che i social potrebbero far arrivare il messaggio di Made for Walking a molta più gente. Io vivo passo dopo passo, istante per istante, tutte le mie escursioni e viaggi a piedi. Mi godo ogni singolo attimo dei miei cammini. Per non parlare delle pause e dei momenti di riposo sotto ad esempio un albero, mentre gusto il mio pranzo a sacco. Di certo dopo una tappa di chilometri il mio primo pensiero non è tirare fuori il telefono e condividere foto e sensazioni. Può accadere, ma raramente. Molte delle mie condivisioni, infatti, non sono in tempo reale. Avvengono sempre dopo ore, se non addirittura giorni dopo, una volta tornata a casa.

Durante la Parigi/Berlino a piedi in due mesi di cammino avrò condiviso al massimo una decina di post. E il giorno dell’arrivo a Berlino ho spento per ore il telefono, perché non volevo perdere un singolo attimo di quella giornata di festa.

L’estate scorsa ha intrapreso un percorso a piedi che da Parigi ha portato lei e i suoi compagni di viaggio a Berlino. Ci può raccontare quell’esperienza?  

Al momento è stato il viaggio più importante della mia vita. Conoscevo la Repubblica Nomade già da un po’ di tempo e seguivo le loro iniziative. Ogni anno quest’associazione organizza viaggi estremi e rivoluzionari. La Repubblica Nomade nasce circa sette anni fa da un’idea di Antonio Moresco, celebre scrittore italiano, e altri intellettuali. Da lì parte un movimento, e sorge una tribù, che ogni anno si mette in cammino per settimane con uno scopo e una missione ben precisa. Anche quest’anno è stato così. Già mesi prima della partenza Moresco aveva redatto un documento dal titolo: “Per gli Stati Uniti d’Europa, ma di un’altra Europa”, ispirato al celebre Manifesto di Ventotene, scritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi nel 1941. Ed è questo il messaggio che abbiamo portato in giro per l’Europa dal 21 maggio fino all’8 di luglio (le date simboliche di inizio e fine viaggio). La mia intenzione iniziale era quella di mettermi in cammino solo per una decina di giorni e poi tornare a casa. Ma così non è stato. Una serie di circostanze lavorative mi hanno permesso di prendermi quasi due mesi di pausa. Ma anche se non fosse stato possibile, avrei continuato ugualmente. Era il cuore a chiedermelo. Non mi sono mai sentita così viva e presente a me stessa come in quei giorni. 

In un viaggio del genere nulla più è scontato e tutto rimane impresso negli occhi, così come le sterminate distese di avena, di orzo, in Francia del Nord, le birre trappiste del Belgio, le distese di campi di patate in Olanda, i boschi della Germania dell’Ovest e quel sottile confine quasi invisibile che la divide ancora dalla Germania dell’Est. Non abbiamo attraversato vie sacre o un percorso predefinito e già collaudato. Non me ne vogliano il Cammino di Santiago o la via Francigena, ma non avere un itinerario certo e prestabilito ha reso il viaggio una vera impresa eroica. 

Ogni sera a fine tappa e dopo cena, con quel po’ di energia che rimaneva in corpo dopo tappe anche di 40 chilometri a piedi, un gruppetto di volontari studiava il tragitto per il giorno dopo. L’unica certezza e obiettivo che avevamo sulla strada erano le tappe finali giornaliere, paesi e città dove la Repubblica Nomade, durante i mesi precedenti al viaggio, era riuscita a trovare accoglienza tra i sindaci, le fondazioni, gli istituti scolastici e le associazioni. E per questo motivo che quasi per due mesi abbiamo dormito per terra, su materassini da campeggio o da palestra, dove a volte era davvero difficile trovare pace e riposo dalle fatiche del giorno. I dolori fisici sono stati atroci i primi giorni ma dopo il corpo si è abituato ed è bellissimo notare quell’adattamento fisiologico. Per non parlare poi di alcuni miei compagni di cammino, perfetti sconosciuti all’inizio che divengono anime che s’incontrano, s’incrociano, s’incastrano in maniera assurda, matta e perfetta con la tua.

In quelle settimane ringraziavo ogni giorno me stessa per aver avuto il coraggio di intraprendere un viaggio del genere. 

Quali sono i suoi sogni per quanto riguarda i prossimi grandi viaggi che le piacerebbe fare?  

Di sogni nel cassetto dei viaggi a piedi ne ho tanti. Il più grande sogno è quello di raggiungere un giorno l’India a piedi partendo da casa mia. Ma per il momento mi accontento di cammini più semplici e meno epici, e con una grande amica, per giunta guida ambientale escursionistica, stiamo progettando il nostro prossimo viaggio a piedi che toccherà tutti i capoluoghi della Puglia e avrà una bellissima missione. Collegheremo con un itinerario a piedi, infatti, tutte le Oasi WWF presenti nella nostra Regione per lanciare un forte e chiaro messaggio: visitate le oasi e mettete piede nelle riserve naturali, ne guadagnerete in bellezza e benessere! 

Info 
http://www.madeforwalking.it/
https://www.facebook.com/madeforwalkingblog
https://www.instagram.com/luciana__lettere/

Ringraziamo Luciana per averci raccontato la sua realtà e il suo lavoro. Se siete da quelle parti per un fine settimana o una bella vacanza rilassante, vi consigliamo di contattarla!
Intanto buon viaggio come sempre 😉

Blog IT.A.CÀ
Giulia Freguglia 

Il Festival IT.A.CÀ arriva a Isola del Gran Sasso | Intervista a Giovanni Berardi, ONG Salam

Care amiche viaggiatrici  e cari amici viaggiatori,

oggi Silvia Lazzari, per il nostro blog, ha intervistato Giovanni Berardi dell’ONG Salam che vuole portare nel prossimo2018 il Festival IT.A.CÀ anche in Abruzzo, all’interno del meraviglioso territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. 

Giovanni, raccontaci cos’è Salam, di cosa si occupa e il contesto nel quale lavora 

Salam è una ONG che si occupa di cooperazione internazionale, nata dall’incontro di giovani professionisti dei settori relazioni internazionali, turismo e beni culturali. Abbiamo iniziato a lavorare prendendo in eredità un progetto di una spin off dell’Università La Sapienza di Roma, per mezzo del quale si promuoveva la partecipazione delle donne dei campi profughi Saharawi ad un circuito di eco maratone sportive che invitavano ad attraversare i luoghi naturalistici più autentici del bel Paese.

Oggi Salam è una realtà consolidata, attiva in Italia e all’estero con numerose sedi e progetti per l’integrazione socio culturale dei migranti e lo sviluppo locale.

In Abruzzo, ad Isola del Gran Sasso, all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Salam gestisce un CAS attraverso un progetto di accoglienza integrata pensato sul modello SPRAR e generato in collaborazione con alcune realtà associative del luogo, per contrastare lo spopolamento delle aree interne e attivare forme di rinascita sostenibile del territorio. I richiedenti asilo ospiti della struttura, di comune accordo con la collettività residente, stanno lavorando al recupero e alla valorizzazione in chiave turistica di parte della rete sentieristica in stato di disuso, o abbandonata e persa, all’interno dell’area Parco, e del patrimonio culturale materiale e immateriale che è possibile incontrare lungo gli stessi. I sentieri in questione attraversano i luoghi che ospitano i migranti e sono intimamente legati al vissuto, alla cultura ed alle tradizioni popolari della comunità locale.

Perché volete portare il Festival IT.A.CÀ ad Isola del Gran Sasso? 

L’idea di portare IT.A.CÀ ad Isola del Gran Sasso in realtà nasce già in sede di elaborazione progettuale, avendo avuto modo di apprezzare iniziative come Migrantour, che sono state spunto per altre attività volte a stimolare la partecipazione in rete dei migranti alla vita culturale delle comunità ospitanti da noi svolte in Puglia e giunte fino al Consiglio europeo, come buone pratiche di ospitalità.

Gli Appennini possono rappresentare la più grande infrastruttura verde d’Europa ed il prodotto “turismo natura” continua a mostrare un segno più nelle prospettive di crescita economica del settore.

I piccoli borghi e i parchi naturali sono le nuove porte di accesso del turismo internazionale, tuttavia non si può non considerare che questo cuore autentico dell’Italia montana e rurale, gravemente ferito dall’incredibile susseguirsi di calamità naturali, impone una governance di questi flussi basata sul rispetto delle comunità che l’abita, sulla solidarietà, sull’accessibilità universale dei luoghi. Un evento come il festival IT.A.CÀ può accendere un faro in grado di fare luce su questi aspetti e fungere da stimolo per una ripresa sostenibile che non dimentichi gli uomini e le donne che vivono e hanno scelto di restare in questi territori. 

Con quali realtà avete intenzione di collaborare? 

Allo scopo, Salam può contare su una fitta rete di partner locali, dalle amministrazioni locali alle pro loco e le associazioni culturali di Isola e delle frazioni interessate dal progetto “Radici Culturali”, con i quali insistono accordi di partenariato, al CAI, il Centro Alpino Italiano che offrirà servizi di consulenza tecnico operativa e guida ai sentieri ed ai percorsi della rete escursionistica, ad esperti di storia e tradizioni locali che offriranno momenti di discussione sulla “filosofia” del vivere e camminare la montagna ricercando la natura e la cultura dei luoghi perseguendo la “bassa velocità”. L’intero percorso è condiviso con L’Ente Parco, con cui insiste un accordo di collaborazione tecnica, oltre che con l’Europark Federation, una rete per la valorizzazione del patrimonio naturale dell’Europa che ha recentemente dotato il Parco di una CETS, la Carta Europea del Turismo Sostenibile nelle aree protette, uno strumento di gestione il cui elemento centrale è la collaborazione tra tutte le parti interessate. 

Avete già in mente delle iniziative? Se sì quali? 

L’idea è quella di mettere in campo durante un week end di Settembre una serie di esperienze di turismo attivo, azioni artistiche e performative, momenti di approfondimento e dibattito culturale in luoghi e contenitori culturali simbolo di quest’area Parco, partendo dai comuni e dalle frazioni di Isola del Gran Sasso e Castelli, rinomato centro di produzione ceramica.
Piccoli centri duramente colpiti dai fenomeni precedentemente descritti.

Anche le realtà che si occupano di sport innovativi, dall’arrampicata allo slackline saranno invitate a proporre esperienze autentiche per ri-animare i luoghi.
Una sorta di “Voi siete qui” che punta a far scoprire queste aree interne in maniera responsabile. Anche le parole saranno importanti. Non vogliamo anticipare troppo, ma qui possiamo preannunciare che hanno garantito un loro apporto alla tappa scrittori e poeti come Franco Arminio, che come paesologo da anni si batte in Rete a difesa dei piccoli paesi dell’Appennino, l’ideatore del Festival “La luna e i calanchi” che si tiene ogni anno ad Aliano.

Cosa significa per te “Turismo Responsabile” e qual è il valore aggiunto del festival IT.A.CÀ? 

Ecco, per noi fare turismo responsabile significa fare rivivere un territorio con questo tipo di esperienze, con la consapevolezza di essere in un’area protetta che soffre ma incanta, nel rispetto delle relazioni con le comunità locali, senza snaturare il paesaggio antropizzato, banalizzandone o “folklorizzando” tradizioni e identità. Se andate in una delle destinazioni turistiche principali del Parco a pochi km da qui, a Santo Stefano di Sessanio ad esempio, troverete un luogo stupendo dove però non ci sono più gli abitanti autoctoni. Al Santuario di San Gabriele, qui ad Isola, ci vengono quasi 2 milioni di turisti l’anno. Arrivano in bus e se ne rivanno. Quando tutt’intorno esiste una rete sentierisitica di 2.500 km, per secoli indispensabile alla vita di una civiltà che ci è alle spalle, capace di condurli alla scoperta dell’autenticità dei luoghi attraverso un paesaggio naturale unico.

Parco Nazionale del Gran Sasso

Festival come IT.A.CÀ, possono stimolare lo sviluppo di idee e percorsi per un uso sostenibile della montagna può risultare come elemento fondante per il ripristino e la rinascita di attività locali connesse anche al turismo e rappresentate da quel capitale umano, culturale e naturale, duramente colpito dalle calamità occorse nell’ultimo anno. 

Info > http://www.associazionesalam.org

Un grazie speciale e un grandissimo in bocca al lupo a Giovanni, Salam e tutte le realtà che daranno vita al Festiva, per questa nuova tappa per il 2018 🙂

Buon viaggio e buone feste a tutti/e 

Blog IT.A.CÀ
Silvia Lazzari 

VASCITOUR: un modo emozionante di conoscere Napoli | Intervista ad Achille Cento

Carissimi viaggiatori e viaggiatrici

oggi andiamo a Napoli per conoscere una realtà interessante di innovazione turistica che ha l’obbiettivo di far vivere la città non da semplice turista, ma da vero napoletano: [..] dove non assisterete ad uno spettacolo, ma ne farete parte come da protagonista! [..]. Il progetto/impresa si chiama Vascitour e la nostra Giulia Freguglia ha intervistato per noi il fondatori: Achille Cento

> Salve, ci può raccontare come funziona Vascitour e da dove è nata quest’idea?

Vascitour è una mia un’idea e nasce all’interno del Contamination Lab di Napoli, percorso formativo dedicato a studenti con idee imprenditoriali. É qui che si forma e incontra parte del team. La cooperativa si occupa di turismo esperienziale, proponendosi di far vivere al viaggiatore “un giorno da napoletano”. I servizi promossi sono quattro: 

Pernottamento in tipiche case napoletane: principalmente di estrazione popolare, i cosiddetti bassi “e’ vasci”, da cui il nome. Lo scopo è da un lato permettere al viaggiatore di esperire la vita del vicolo, del modus vivendi verace dei quartieri popolari napoletani, dall’altro di permettere una riqualificazione del vicolo stesso e un introito ai proprietari dei bassi.

Social eating con un napoletano: qual è il modo migliore di incontrarsi se non intorno ad un tavolo? Incontrarsi, raccontarsi, assaggiare una cucina realmente casalinga sono cose che permettono di conoscere davvero un luogo e la sua cultura. 

Itinerari urbani accompagnati/visite guidate/servizio di accompagnamento “fratammè”: i nostri percorsi tendono a portare alla luce gli aspetti antropologici del territorio, attraverso l’incontro tra abitanti e viaggiatori, più che gli aspetti squisitamente artistici. In genere sono al di fuori di quello che è considerato il centro storico della città, comprendono alcuni dei quartieri popolari e le opere d’arte meno note.

Il negozio amico che fa parte di una rete di commercianti che noi consideriamo un aiuto sul territorio. Qui i nostri viaggiatori possono trovare offerte riservate, ma anche semplicemente un supporto in caso di improvvisa necessità.

Il team è composto, in ordine alfabetico, da Anna Bottone, Achille Cento, Ilaria Delli Colli e Marianna Di Fiore. Siamo una cooperativa di produzione e lavoro.

> Sempre più persone scelgono questa opzione di viaggio: un’ esperienza che sia quanto più possibile integrata a quella degli autoctoni, secondo lei perchè? Cosa stanno cercando le persone che la scelgono?

Ci sono molti aspetti da considerare. Innanzitutto, ognuno desidera che la propria esperienza di viaggio sia il più personalizzata possibile, vuole sapere, o pensare, di aver vissuto momenti unici ed irripetibili, l’idea del tour standardizzato sta andando sempre più in disuso (per fortuna, aggiungiamo noi). Ne consegue che chi viaggia vuole esperire la città in modo diverso, conoscendone l’autenticità.

Napoli già di per sé è una città che si presta a questo: chi viene qui è sicuramente attratto da bellezze paesaggistiche, artistiche e dalle sue bontà enogastronomiche, ma soprattutto è attratto dalla napoletanità, lo spirito dei suoi abitanti, ed è ciò che cerchiamo di far venire fuori e su cui ci concentriamo noi. Un altro aspetto da considerare è anche sicuramente la brevità dei soggiorni in città, che mediamente sono due/tre giorni, un cosiddetto city break, anche questo attiene ad una nuova modalità di viaggio, favorita soprattutto dalle compagnie di volo low cost. Passare pochi giorni in una città fa sì che si cerchi di avere un’impolverata generale data dalla visita dei luoghi più noti, ma che poi si cerchi il luogo nascosto che possa rivelarci lo spirito della città stessa, ci permetta di annusarne l’aria. É lì che ci posizioniamo noi: cerchiamo di mostrare a chi passa poche ore in città, cosa significa Napoli per noi. 

> Nel vostro blog ho letto che parlate di turismo responsabile a Napoli. Cosa intendete con questa espressione?

Noi chiediamo un atteggiamento responsabile verso la città sia ai nostri fornitori, sia ai nostri viaggiatori. I nostri fornitori rispettano codici di legalità e sostenibilità ambientale, inoltre cerchiamo, attraverso il coinvolgimento diretto degli abitanti dei quartieri che frequentiamo, di innescare un circolo economico virtuoso. Ai nostri viaggiatori chiediamo di essere rispettosi dell’ambiente, di evitare di gettare cartacce o cicche per strada e di cercare di porsi senza pregiudizio rispetto alle persone che incontreranno, ai posti che vedranno ed in generale, rispetto alla città.

> Vi piacerebbe espandere questa start up anche nel resto d’Italia o credete che la città di Napoli sia ciò che rende questo progetto particolare?

Noi pensiamo che Vascitour sia un modello replicabile altrove, un format che possa portare alla valorizzazione dell’autenticità dei luoghi in cui di volta in volta potrò essere sviluppato. Sicuramente Napoli è una città che si presta all’esperienza così come l’abbiamo immaginato, ma è anche vero che Vascitour in questa forma è stato pensato e cucito come un guanto su questa città. Noi immaginiamo che possa crearsi questo tipo di esperienza, ad esempio, nelle città mediterranee, ma immaginiamo anche che in ogni città assumerà una forma molto diversa dalle altre, proprio perché la mission è portare alla luce lo spirito unico di ogni luogo.

Quali sono i requisiti che chiedete per poter diventare una guida di Vascitour o per offrirsi nella sezione del social eating?

Chiaramente noi conosciamo e scegliamo con attenzione tutta la rete dei nostri fornitori. Collaboriamo con alcune guide turistiche per ciò che concerne la parte storico-artistica, che compete solo a loro. Per i nostri itinerari urbani noi abbiamo individuato una figura che è il “fratammè”. Il fratammè è un abitante locale che costruirà per e con il viaggiatore un’esperienza su misura per lui, portandolo in giro per la città come si farebbe con un amico che viene a trovarci, invitandolo ad osservare luoghi noti solo ai napoletani, suggerendogli cosa assaggiare, portandolo ai mercati rionali ecc. La persona che ricopre questo ruolo deve sicuramente essere innamorato della città, deve aver voglia di raccontarla e di farla vivere agli altri con i suoi occhi, essere socievole e gentile. Per ciò che riguarda le famiglie scelte per il social eating, andiamo a conoscerle, gli spieghiamo cosa ci aspettiamo da loro, ossia che si comportino in maniera naturale, come farebbero con qualsiasi ospite. Abbiamo un contratto in cui vengono chiarite responsabilità e condizioni economiche, oltre questo, ciò che chiediamo è che la cucina sia casalinga e 100% napoletana!

Ringraziamo Achille per essere stato con noi e quindi non resta che dirvi di provare questa entusiasmante esperienza in una tre le città più belle d’Italia. Buon viaggio 🙂 

Link utili:
www.vascitour.it
FB Vascitour 

Blog IT.A.CÀ
Giulia Freguglia

Intervista a Luca Vivan | Inspirational Travel Designer

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

Luca Vivan

oggi nel nostro blog siamo in compagnia di Luca Vivan, viaggiatore e Inspirational Travel Designer che si racconta attraverso le sue esperienze e la sua filosofia di vita. Ideatore del progetto Travel Mind: un format per facilitare relazioni tra tutti gli operatori di uno specifico territorio, per dare valore all’Italia fuori dai circuiti del turismo di massa.

> Salve Luca, prima di tutto ti ringraziamo di aver accettato questa intervista, potresti presentarti ai nostri lettori e raccontarci da dove nasce questa tua passione per i viaggi? 

Ciao a tutti e a tutte, sono un blogger, un copy writer, uno storyteller, ma soprattutto sono una persona, che ha sempre cercato una propria strada. Il viaggio è metafora della vita, partire per luoghi e persone che non si conoscono, affrontare delle sfide, cadere, essere  bloccati da una tempesta o da un imprevisto e sempre ripartire, in cerca di quello che un amico chiama un “porto di terra”, un’oasi in mezzo alla confusione del mondo, dove sentirsi veramente a casa.

> Nel tuo profilo ti definisci con queste parole: “Un narratore che scrive ed immagina viaggi, che sogna realisticamente una relazione più profonda con la natura, attraverso i social network e nei sentieri del mattino”. Che cosa intendi con questo pensiero profondo dal punto di vista esistenziale?.

Credo che le parole siano importanti, che abbiano il potere di dare forma al nostro mondo. Notizie negative ci spingono a chiuderci nelle nostre paure, nelle nostre rabbie. Le buone storie invece, ci spingono ad aprirci al mondo. La mia passione, ciò di cui mi nutro, sono i racconti che possono aiutarci a ritrovare il contatto con la natura, con l’essenzialità, perso inseguendo chimere e nevrosi. L’uso consapevole del web, dei social media, per raccontare un mondo che è già qui, possibile, è quindi una missione, non solo un lavoro.

> Da questa frase che hai descritto sopra: quanto per te sono importanti oggi giorno i social network nell’ambito del turismo? che cosa hanno cambiato nel modo di viaggiare e di fare turismo? 

I social network sono il terreno in cui mi muovo ogni giorno, i sentieri che percorro, che utilizzo per raccontare ma anche per incontrare altri viandanti consapevoli, per costruire reti reali. Sono strumenti molto potenti, quasi una sorta di sistema nervoso di questa epoca di forte cambiamento. Hanno avvicinato i luoghi e le persone, ci permettono di conoscere destinazioni turistiche e progetti affini ai nostri valori, mondi spesso esclusi dalla comunicazione piramidale di pochi anni fa. 

> Attraverso questa passione sei riuscito a crearti una lavoro oppure è semplicemente una passione per il viaggio e la scoperta, per poi raccontarlo al mondo? 

La passione è il fuoco che alimenta il mio desiderio di scoprire e di raccontare il mondo. Poiché sono uno spirito libero, non avrei mai potuto contenerla in un ruolo predefinito all’interno di una vecchia azienda. Ho voluto che questo fuoco diventasse anche la forza che sostiene il mio lavoro di professionista.

> Nel tuo blog parli di “viaggi ispirazionali” – che cosa intendi quando parli di essere un “Inspirational Travel Designer”? come si può diventarlo? c’è un percorso di studi specifico? ci sono delle esperienze da fare prima di definirsi in tale maniera?

FESTinVAL, un festival folk che riempie di suoni e di gioia Tramonti di Sotto, un borgo del Friuli occidentale.

Cosa ci rimane di un viaggio? Spesso sono gli incontri con le persone, le intuizioni che ci colgono sul cammino, magari delle nuove abilità acquisite. I viaggi ispirazionali sono la risposta al viaggiatore che non cerca più solo la “vacanza”, il dolce far niente, che cerca delle risposte a delle fasi particolari della sua vita, che vuole esplorare il mondo per conoscere e per conoscersi meglio. L’ Inspirational Travel Designer è colui o colei che crea questi percorsi, che ascolta il futuro viaggiatore e sa consigliargli il viaggio giusto, una risposta concreta ai suoi bisogni profondi. Per diventarlo bisogna prima di tutto allenarsi all’ascolto di se stessi, la vera chiave per poter essere veramente empatici. Bisogna infatti aprirsi all’altro senza l’idea della vecchia economia di dover piazzare un pacchetto a tutti i costi. Questi strumenti e il supporto per poter crescere in questo ruolo vengono forniti da specifici corsi organizzati dal tour operator ispirazionale Destinazione Umana.

> Ci racconti questo tuo ultimo progetto a cui stai lavorando “Travel Mind”? qual’è il tuo obiettivo? e come si sta sviluppando?

Travel Mind è nato da una telefonata estiva di Filippo Giustini, un imprenditore visionario del Mugello. L’idea era quella di un evento sul settore turistico ma presto è diventato qualcosa di più. Come travel blogger ho partecipato a vari eventi sul turismo, in cui ho sempre avvertito una forte mancanza, quella del giusto tempo e del giusto spazio per ascoltarsi e relazionarsi veramente. Siamo tutti sempre di corsa, dietro alle notifiche dei nostri telefoni o ad impegni che si accavallano. Abbiamo bisogno di tempo per ritrovare il piacere di un sano confronto. Solo dedicandoci questa opportunità possiamo sviluppare dei progetti che abbiano senso, al di là della pura e semplice vendita. Travel Mind è stato un evento nel Mugello, il 27-28 ottobre 2017, ora vuole diventare un format per facilitare relazioni tra tutti gli operatori di uno specifico territorio, per dare valore all’Italia fuori dai circuiti del turismo di massa, per riscoprire il tesoro su cui siamo seduti tutti e poterlo fare nel modo più sostenibile e consapevole possibile.

Casentino, una valle della Toscana poco conosciuta dove esistono molti progetti di tutela e di valorizzazione del territorio.

Qui riportiamo le parole con cui descrivi il progetto Travel Mind: “è un crocevia di sognatori, di creativi della nuova era, non dei “prenditori”, impresari che guardano unicamente al profitto, ma persone che si muovono animate da una passione strana e un po’ assurda per chi li guarda da fuori, sempre con il telefono in mano, sempre attivi di giorno e di notte, con la mente ed il cuore che vanno ad un’altra velocità – si verrebbe da dire contraria – ma è proprio diversa, rispetto alla frenesia della negatività imperante, dell’Italia mal comune e vuoto gaudio”. E’ un manifesto positivo: un quadro emozionale dell’Italia di oggi. 

> Che cosa intendi quando parli di crocevia di sognatori? crede che si possa sconfiggere questa emozione negativa tutta italiana di interpretare la realtà, anche attraverso una nuova visione di turismo locale?

Abbiamo sempre più bisogno di quei porti di terra di cui parlavo prima, spazi e momenti in cui uscire dai social network e dalla frenesia per parlarci davvero. L’Italia che io leggo, che incontro nei viaggi è fatta di persone che non solo non si arrendono ma che con gioiosa determinazione stanno sviluppando dei progetti di grande valore, non solo nel turismo. Spesso questi sogni crescono all’ombra di piccoli borghi, di boschi e montagne lontane dal clamore dei mass media ufficiali. Il turismo allora diventa l’opportunità per incontrare produttori di cibo davvero naturale, artisti che danno vita a paesi abbandonati, imprenditori che pensano costantemente alla ricaduta sociale ed ambientale delle loro azioni, associazioni che non fanno solo volontariato ma reinventano i rapporti nei quartieri. C’è un tesoro di creatività, di tradizioni, di umanità in questo paese, delle risorse pienamente rinnovabili.

> Un consiglio da dare ai nostri lettori: qualsiasi cosa, un viaggio, un libro, un itinerario, una citazione, un augurio… quello che vuole…

Adoro viaggiare con la musica, incontrare sonorità di altre culture, evocare mondi lontani o semplicemente perdermi nei suoni, per cui vorrei consigliare dei mix realizzati da Six Degrees Records, un’etichetta indipendente di San Francisco, per viaggiare nel mondo.

Un invito è poi quello di riscoprire i luoghi dietro casa, di farlo con attenzione, liberi da distrazioni e da pensieri. L’altro è di non stancarsi mai di ripartire, dopo ogni caduta. Le crisi sono opportunità di cambiare davvero, nella direzione di una vita autentica.

Ringraziamo tantissimo Luca [ www.lucavivan.com ] per aver accettato di raccontarsi nel nostro blog, grazie e buon viaggio amici e amiche viaggiatrici 🙂

Responsabile comunicazione ITACA
Sonia Bregoli

Il festival IT.A.CÀ sostiene la campagna: “Divieto di transito motorizzato su sentieri, mulattiere e tratturi”

Carissimi amici e amiche di IT.A.CÀ     

come realtà nazionale che si occupa di promuovere un turismo lento e rispettoso dell’ambiente in cui viviamo, condividiamo pienamente la campagna che il CAI sta portando avanti sul divieto di transito per i motorizzati su sentieri e mulattiere. 

Il Club alpino italiano (Cai), da sempre impegnato nella salvaguardia dell’ambiente montano, anche attraverso  una frequentazione sostenibile che non procuri, o limiti al massimo, i danni delle attività antropiche all’ecosistema, sottolinea che «Il traffico motorizzato sui sentieri produce un alto impatto ambientale sulla fauna, sulla flora e sul fondo dei di mulattiere e sentieri che i volontari Cai  mantengono faticosamente e senza oneri pubblici (60.000 km di sentieri). Moto e quad rappresentano inoltre un pericolo per gli escursionisti ponendo un problema di sicurezza: chi si muove a piedi si trova ad essere l’utente debole anche sui sentieri. Tutto ciò si trasforma in un disincentivo alla frequentazione non motorizzata della montagna e, quindi, un ostacolo allo sviluppo, alla valorizzazione e alla tutela del territorio montano, oltre al danno ambientale».                                                                                                                

RIPORTIAMO QUA SOTTO LA CAMPAGNA 

Oggetto: Modifiche al Codice della Strada – Atto Camera n. 423-A e proposte abbinate –   Esplicitazione del divieto di transito motorizzato su sentieri, mulattiere e tratturi – Proposta di invio congiunto di lettera di sostegno e sollecito all’approvazione.        

L’assemblea dei rappresentanti delle associazioni aderenti a questa Consulta per l’Escursionismo Naturalistico ed Ambientalistico dell’Area Metropolitana di Bologna (in breve, Consulta Escursionismo Bologna) ha recentemente deliberato iniziative di sollecitazione ad una celere approvazione della proposta di legge, in corso di esame alla Camera dei Deputati, che introduce alcune modifiche al Codice della Strada, tra le quali l’esplicitazione del generalizzato divieto di percorrenza motorizzata di sentieri e mulattiere (vedasi resoconto Camera allegato) > Comm. Trasporti Camera resoconto 26.7.2017

Si tratta di un intervento legislativo di assoluta rilevanza ed urgenza, al fine di un più efficace contrasto al diffondersi della pratica motoristica di un cosiddetto escursionismo su ruote (enduro, quoad, trial….), in sempre più vaste aree del territorio montano e collinare italiano.

É purtroppo esperienza comune il constatare come su numerosissimi sentieri e mulattiere, segnati e tabellati da gran tempo come percorsi escursionistici CAI, sempre più frequentemente si debba assistere al transito rombante di frotte di motocrossisti, che sfrecciano e compiono ardite evoluzioni malgrado sullo stesso percorso stiano contemporaneamente camminando malcapitati escursionisti.

E questa montante invasione delle moto sui sentieri montani e collinari dà luogo – come del resto riteniamo già essere ben noto ed anzi fonte di preoccupazione ed allarme per ciascuno degli Enti, Associazioni ed Organizzazioni in indirizzo – a gravi problemi sotto più di un profilo, e precisamente:

  • di sicurezza personale;
  • di tutela ambientale;
  • di negativo impatto sullo sviluppo turistico ed economico dei territori montani e collinari.

QUI POTETE TROVARE DELLE INFO > http://www.cailombardia.org/?p=641 | Articolo dire.it 

Per aderire alla campagna come organizzazione (associazioni, cooperative, aziende ecc..) dovete inviare una e-mail di adesione a info@consultaescursionismobologna.it specificando la vostra denominazione e allegando il logo della vostra realtà/ente. 

Camminare per me significa entrare nella natura.
Ed è per questo che cammino lentamente, non corro quasi mai.
La Natura per me non è un campo da ginnastica.
Io vado per vedere, per sentire, con tutti i miei sensi.
Così il mio spirito entra negli alberi, nel prato, nei fiori.
Le alte montagne sono per me un sentimento.
(Reinhold Messner)

Foto di Guido Mamoli

IT.A.CÀ investe 4.000 euro sul network del turismo accessibile bolognese

 Cari amici e care amiche di IT.A.CÀ,

oggi vogliamo aggiornarvi sul percorso che stiamo portando avanti, insieme alla community bolognese del turismo accessibile,  per migliorare la fruizione di tutta la Città Metropolitana da parte dei city users disabili.

Bike Trek – Val di Zena 2017

Il turismo accessibile è un tema molto sentito da noi del festival e vorremo continuare a sensibilizzare la società civile e le istituzioni riguardo alle esigenze delle persone disabili che percorrono ogni giorno il territorio metropolitano.

Per declinare questo tema, così importante non solo in ambito turistico, ma anche al livello sociale e culturale, IT.A.CÀ organizzerà una serie di iniziative volte a promuovere, far emergere e valorizzare il lavoro portato avanti dalle realtà che operano nel mondo della disabilità.

Oltre ad avere un impatto importante sul benessere cittadino e costituire un diritto indiscutibile di tutti, la necessità di garantire l’accessibilità universale emerge anche dai dati e dalle stime di ordine economico-turistico; infatti, secondo l’indagine “Osservatorio Vacanze Italiani” condotta da Doxa Europcar nel 2015,  quasi 10 milioni di persone in Italia riscontrano problemi di accessibilità. Si tratta di una domanda che al momento non trova una risposta adeguata da parte degli operatori turistici e il cui impatto sul PIL ammonterebbe a 11,7 miliardi di euro.

Mappa tattile della città di Bologna

IT.A.CÀ migranti e viaggiatori: festival del turismo responsabile è risultato tra i progetti vincitori del PTPL 2017 a Bologna. Il direttivo ha deciso di usare queste risorse economiche per valorizzare la rete del turismo accessibile, costituita dai partner che, da diversi anni, si occupano di realizzare gli eventi accessibili e inclusivi del festival.

Si tratta di 4.000 euro da investire nella realizzazione e la promozione di iniziative e  itinerari accessibili per diversi tipi di disabilità (motoria, visiva e uditiva). La valorizzazione di tali iniziative comporterebbe infatti, un miglioramento della fruizione della Città Metropolitana da parte di tutti i city users: sia da parte dei residenti che dei turisti.

La Skarozzata 2017

Nello specifico si intende ideare, realizzare e promuovere

  • Itinerari urbani ed extra urbani percorribili da persone in sedia a rotelle, attraverso mappe che riportino anche luoghi di interesse storico-artistico in grado di accogliere questo tipo di viaggiatori e viaggiatrici
  • Itinerari e visite guidate destinate a persone non udenti condotte da guide turistiche in grado di servirsi della lingua dei segni (LIS)
  • Itinerari per non vedenti e ipovedenti, con la creazione di apposite mappe e audio guide in cui siano segnalati anche i luoghi di interesse storico-artistico fruibili
  • Campagna comunicativa volta a rendere visibile la sensibilità della “Destinazione Bologna” nei confronti dei diversi portatori di disabilità

Mygrantour a cura di Next Generation Italy in collaborazione con La Girobussola

Vi terremo aggiornati sui prossimi sviluppi del lavoro della rete del turismo accessibile bolognese; in cantiere ci sono tante idee e iniziative: laboratori, workshop, seminari, itinerari e performance che saranno realizzati incentivando la collaborazione di tutta la community del turismo responsabile bolognese, grazie ad un network sempre più coeso, il cui obiettivo è quello di creare iniziative, eventi e spazi accessibili e inclusivi, perché l’accessibilità e l’inclusione sono diritti indiscutibili e non scelte opzionali!

Il blog di IT.A.CÁ
Simona Zedda

Segreteria IT.A.CÁ

 

L’importanza del viaggio come formazione, confronto ed esperienza | Sunflower Backpacker – IT.A.CA Rimini

Cari viaggiatori e care viaggiatrici,

siete mai stati ospiti di un ostello durante i vostri viaggi? Ricordate la sensazione di famiglia, condivisone, valore esperienziale che respiravate negli ambienti? A Rimini abbiamo conosciuto e intervistato per voi, una Realtà di eccellenza nella categoria degli ostelli, Raffaele Filippini e Davide Piselli, padroni di casa del Sunflower Backpacker Hostels & Bar di Rimini

> Cosa vi ha spinto a entrare nella rete dei Partner di IT.A.CÀ Rimini?

La nostra curiosità e la realtà di un ostello internazionale ci spingono sempre più a confrontarci e incontrarci con realtà e popoli di ogni angolo del mondo. Il titolo del Festival: IT.A.CÀ Migranti e Viaggiatori, racchiude in sé l’idea del viaggio come migrazione, incontro, scambio e questo è quello che più condividiamo con lo spirito del Festival. Inoltre ci fa piacere che il Festival tratti e sia rivolto a viaggiatori e/o “turisti responsabili” in una realtà come Rimini, che tradizionalmente attira turisti balneari, ma che negli ultimi anni ha sviluppato una sensibilità verso proposte differenti, in grado così di attirare viaggiatori e turisti differenti.

> Qual è la vostra idea di “turismo responsabile e sostenibile” e come pensate di applicarla alla vostra realtà ricettiva?

L’idea che i Sunflower Hostels hanno di turismo responsabile e sostenibile parte innanzitutto da un’idea diversa di viaggio. Essendo noi stati ed essendo tutt’ora dei viaggiatori “zaino in spalla” e con una filosofia di viaggio legata all’incontro non solo di luoghi e paesaggi nuovi, ma anche e soprattutto di culture, persone, idee e modi di vivere, è per noi naturale considerare il turismo prima di tutto come esperienza sociale. Un incontro/scambio in cui la ricchezza di quella specifica esperienza diventa anche formazione e in cui i luoghi, che si visitano e percorrono diventano spazi in cui stare con rispetto e curiosità, nell’incontro con gli altri, senza “inquinare” la cultura locale, essendo aperti per l’appunto a confrontarsi con nuove lingue e culture.

Turismo responsabile vuol dire per noi innanzitutto consapevole. In questo facciamo nostro il motto “Traveling changes people. People change the world. Start traveling” (Viaggiare cambia le persone. Le persone cambiano il mondo).

É soprattutto nell’impronta sociale e di socialità che cerchiamo di portare nei Sunflower Hostels la nostra idea di turismo responsabile e sostenibile. Sostenibile a tutti i tipi di viaggiatori, dal “backpackers”, ovvero il turista che viaggia con lo zaino in spalla in giro per il mondo, alla famiglia.

Inoltre per noi l’ostello e il lavoro che facciamo non rappresentano solo un’attività lavorativa, ma una vera e propria passione che trova così in uno spazio specifico, nel viaggio, nell’incontro e confronto con i viaggiatori un modo per esprimere un vero e proprio stile di vita.

> Siete membri dell’Europe’s Famous Hostels, l’associazione che riunisce sotto un unico marchio, i migliori ostelli in Europa. Che cosa rappresenta per voi questo riconoscimento?

I Famous Hostels (www.famoushostels.com) sono un network di ostelli che racchiude le migliori strutture di questo tipo, in Europa e non solo. È un’Associazione cresciuta con noi nell’arco degli anni che oggi conta circa 50 ostelli. Per noi rappresenta un’occasione unica di condividere con le migliori strutture di questo tipo un percorso di crescita per assicurare ai nostri ospiti uno standard di qualità sempre più alta e secondo uno specifico stile.

Il network, grazie alla sinergia d’idee, scambio di “buone pratiche” e spunti, è in continua crescita ed è molto bello per noi poterci confrontare con realtà di grandi città come Madrid, Barcellona, Londra, Parigi, Istanbul, Milano, ma anche di città più piccole che in un modo o in un altro assomigliano alla nostra.

> Il 22 settembre a Rimini, ospiterete travel blogger, giornalisti, fotografi che si confronteranno sul tema del viaggio responsabile e sostenibile. 3 buoni motivi per non perdere questo appuntamento.

L’incontro del 22 settembre cercherà di raccontare le tante forma di viaggio e interscambio oggi possibili anche con un budget limitato, se armati di temeraria curiosità. Questo è il primo motivo per esserci. 

Il secondo sono gli ospiti che saranno presenti all’incontro, che ci racconteranno come il viaggio sia un’esperienza non solo di turismo, ma anche di formazione, conoscenza, incontro e lavoro.

Il terzo motivo è quello più “ludico”, ovvero il concerto del musicista argentino Julico, che ci trasporterà in un’atmosfera a cavallo tra ritmi sudamericani e canzone europea, all’interno dell’atmosfera rilassata, informale e internazionale dell’ostello, sorseggiando un aperitivo tutti insieme. Info e dettagli dell’evento qui.

Gli Ostelli della Gioventù Sunflower Backpacker Hostels & Bar di Rimini (RN) nascono dall’idea di tre giovani ragazzi della provincia di Rimini che, dopo aver viaggiato come backpackers in Europa, Australia e molti altri paesi ancora, e aver respirato un’atmosfera internzionale negli ostelli in cui hanno alloggiato, hanno deciso di dar vita a Rimini agli ostelli Sunflower Backpacker Hostels: oggi un punto di riferimento per i giovani viaggiatori provenienti da tutto il mondo che giungono, con lo zaino in spalla, nel cuore della Costa Adriatica”.

Vi aspettiamo per questa serata, buon viaggio a tutti/e 

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CA” 
Valentina Porrazzo
Staff IT.A.CÀ Rimini
Eventi e Comunicazione 

 

IT.A.CÀ fa tappa di nuovo a Rimini | 16 – 24 settembre 2017

Un nuovo appuntamento con il Festival Italiano del Turismo Responsabile.

Torna a Rimini il Festival del turismo Responsabile, con un ricchissimo programma nel mese migliore per la scoperta: settembre.

Porto di Rimini

Per il terzo anno, il Centro di Studi Avanzati sul Turismo (CAST) del Campus di Rimini, Università di Bologna, coordina l’edizione riminese del Festival del Turismo Responsabile IT.A.CÀ – Migranti e Viaggiatori, il primo e unico festival in Italia che da 9 anni si occupa di turismo responsabile e innovazione turistica. Dopo aver attraversato con successo Bologna, Ferrara, Padova e Ravenna, dal 16 al 24 Settembre farà tappa a Rimini in un intenso viaggio alla scoperta del territorio riminese e del suo entroterra.

Dopo il successo della scorsa edizione, che ha registrato più di 600 visitatori, con ben 14 eventi in programma durante i 6 giorni della manifestazione e il coinvolgimento di 31 partner organizzatori, Rimini si prepara ad ospitare 9 giorni di workshop, laboratori, tavole rotonde, incontri culturali, itinerari a piedi e in bici, cene a tema e molto altro ancora, per vivere l’emozione del viaggio in maniera autentica e sostenibile.  

“Rimini è una città ricca di storia e di affascinanti scorci che sta valorizzando il proprio passato, guardando al futuro e al legame tra mare, città ed entroterra” spiega Annalisa Spalazzi, Coordinatrice IT.A.CÀ Rimini “un territorio che vuole far scoprire le sue sfaccettature e che quest’anno vuole presentarsi ai visitatori nella sua veste di inizio autunno, tra i paesaggi incantati delle sue valli, il fascino del mare di settembre e l’imponenza culturale del suo paesaggio urbano”.

Immagine del festival “A passo d’uomo”

Con queste premesse, proprio a Rimini verrà ospitato, durante il festival, il Green Destination Day Italy in cui le realtà locali e nazionali si confronteranno sullo sviluppo delle destinazioni green, trasformando la città, il 22 settembre, nel centro di attrazione per la community delle destinazioni sostenibili in Italia.

Il turismo responsabile invaderà il territorio romagnolo con numerosi itinerari a piedi tra Val Conca e Val Marecchia, andando dalle escursioni nelle terre di confine, al trekking al tramonto sulla rupe di Maioletto, passando per il cammino del Borromeo. A Pennabilli, le escursioni in serale sono invece dedicate alla scoperta del bosco con una doppia proposta per adulti e per bambini. E per i più avventurosi, il 23 e 24 si percorreranno i 46 km del Cammino Francescano in Valmarecchia.

Non mancheranno gli itinerari in bicicletta sia in città che lungo il Marecchia, e una speciale pedalata per la liberazione di Santarcangelo ci porterà ad attraversare Mutonia, tra la scoperta delle comunità e della memoria così come il primo raduno di bici elettriche della Romagna.

Tra gli eventi in città, ogni sera esperti del settore e viaggiatori si confronteranno alla scoperta del turismo in tutte le sue sfaccettature,dal commercio equo e solidale al caffè letterario che mette a confronto i diversi approcci al turismo responsabile e sostenibile. Non mancheranno i racconti delle guide escursionistiche dell’Appennino; le esperienze dei travel blogger condivise durante aperitivi interculturalità, le tavole rotonde sui temi del turismo per anziani con i nipoti e sostenibilità del lavoro nel turismo.

Un’intera giornata sarà dedicata a laboratori sulla scrittura di un progetto di cooperazione internazionale e un workshop internazionale sulla cucina come strumento di integrazione. E ancora, gite in barca per pulire il mare, itinerari urbani per un calendario di 30 eventi.

Tutti gli eventi, saranno coinvolti da un contest, la Nove Rocche – la terra viva, una sfida fotografica per lanciare un innovativo progetto, per promuovere il turismo storico e culturale locale  (qui trovate le info per partecipare)

I trekking dell’associazione “Umana Dimora Rimini”

L’edizione riminese rientra tra le iniziative riconosciute a livello mondiale per l’Anno Internazionale del Turismo Sostenibile per lo Sviluppo, dichiarato dalle Nazioni Unite, un riconoscimento importante  per la rete locale di IT.A.CÀ, impegnata nella valorizzazione del territorio.

Fino al 30 agosto sarà attiva una campagna di crowfunding sulla piattaforma di Eticarim per sostenere e supportare il festival con donazioni volontarie.

Scarica il comunicato stampa > COMUNICATO STAMPA IT.A.CA Rimini 2017

Tutti gli eventi sono a ingresso libero 

Programma dettagliato

IN COLLABORAZIONE CON
Piano Strategico Rimini Venture, Campus di Rimini, Il Ponticello Trekking Viaggi, A.I.T.R. – Associazione Italiana Turismo Responsabile, Più di 1000 – escursioni in Appennino, Il Palloncino Rosso, Seninter, PachaMama Commercioequo Rimini, Loving Hut Vegan Cafe, Spiaggia Marina Centro, Educaid onlus, RIU, Bar Lento, LaDirce, Dimoraenergia Lab, Cgil Rimini, Ass. Rione Montecavallo, Angolo Divino, Rimini Sparita, Adarte, Ass. Pedalando e Camminando/Fiab Rimini, Alberghi Tipici Riminesi, GreenDestinations, Comune di Santarcangelo di Romagna, Mutonia – Mutoid Waste Company, Anpi Santarcangelo Di Romagna, Chiocciola la casa del nomade, Museo Naturalistico di Pennabilli, Ceas, Centro visite, A passo d’uomo festival, Umana Dimora Rimini, Climate-KIC Italy, Mani Tese Rimini, Sunflower Beach Backpacker Hostels & Bar Rimini, Rimini Innovation Square,. Legambiente Santarcangelo di Romagna, Sir Fun Rimini, Grotta Rossa, Cooperativa Cento Fiori, Radio cento passi – voci libere, Newdada

CON IL PATROCINIO DI
MiBACT, Regione Emilia-Romagna, UNESCO , Fondazione UniVerde, 
Campus di Rimini , Comune di Rimini, Comune di San Leo  Comune di Santarcangelo, Comune di Novafeltria, Comune di Santagata Feltria, CAI Sezione Rimini, LAGAP.

IL FESTIVAL É COORDINATO A RIMINI DA:
Center for Advanced Studies in Tourism – CAST

PER MAGGIORI INFORMAZIONI:
annalisa.spalazzi2@unibo.it | valentina.porrazzo@virgilio.it

Scarica il comunicato stampa di IT.A.CÀ Rimini > COMUNICATO STAMPA IT.A.CA Rimini 2017

Eventi

Handyamo, si parte! Turismo accessibile in velostazione #1 > Sabato 27 maggio

11.00 – 17.00
SENSIBILIA: mostra accessibile di arte visiva, sonora e tattile

Nei rifugi anti-aereo compresi nella struttura  della Velostazione prende vita la mostra di Stefano Ughi, artista e musicista, e Felice Tagliaferri, fondatore della scuola di arti plastiche la Chiesa dell’Arte, famoso al mondo per il suo talento e per la sua missione sociale di arte senza barriere.

Entrambi condividono l’impegno nell’arte come processo produttivo e percettivo condiviso e accessibile a tutti, tramite sensi alternativi alla vista: il tatto e il suono. L’esposizione di opere scultoree e sonore sarà guidata attraverso l’approccio tattile e uditivo, consentendo a tutti di fare esperienza delle opere in mostra.

A cura di Stefano Ughi e Felice Tagliaferri

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11.00
Presentazione Sport per Tutti: itinerari accessibili in Emilia- Romagna

La Fondazione Silvia Rinaldi presenta a IT.A.CÀ il nuovo incredibile progetto per l’accessibilità turistica regionale: 45 itinerari ciclabili adatti alla pratica sportiva da parte di persone con disabilità nell’intero territorio regionale della Regione Emilia Romagna. I percorsi in aree ad elevata naturalità, prevalentemente nel territorio collinare – montano delle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini e nelle aree fluviali della provincia di Ferrara. Gli itinerari ciclabili progettati sono fruibili da:

– ciclisti non vedenti a bordo di tandem;
– persone con disabilità motorie a bordo di biciclette adattate o speciali carrozzine

I protagonisti del progetto incontrano la comunità di operatori del turismo bolognese per portare i propri criteri e strumenti sui percorsi urbani locali, andando a incrementare l’offerta anche nell’ambito della città di Bologna. Grazie al sostegno della rete IT.A.CÀ saranno infatti resi accessibili tutti i tour offerti dalla Velostazione e presentati durante questo incontro

A cura di Fondazione Silvia Rinaldi

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12.00 
TREKKING SU RUOTE > Esperienze di Paratrekking

É possibile fare del trekking anche con una sedia a rotelle?
Con questa domanda Cervelli in Azione srl assieme allaConsulta Escursionismo Bologna e al CAI Bologna presenteranno le prime due esperienze di Paratrekking effettuate seguendo due specifiche ciclopedonali limitrofi alla città di Bologna per arrivare a discutere e parlare di un progetto più ampio, che prevede la creazione di percorsi di Trekking di elevata naturalità, percorribili anche per chi viaggia su quattro ruote.

Utopia o possibilità? Con l’aiuto di tecnici esperti l’idea è di rimodulare le barriere architettoniche naturali e offrire una ricca proposta di itinerari e passeggiate in città e sui colli periurbani con l’accesso alla aree verdi che, a oggi, risultano impraticabili.  

A cura di Cervelli in Azione srl, Consulta Escursionismo Bologna, CAI Bologna

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15.00
Presentazione del servizio di mobilità accessibile:
HANDYAMO
, con test ride gratuito dei mezzi dedicati a tutti i tipi di disabilità.

In occasione del Festival verrà lanciato il servizio “Handyamo”, che sarà offerto stabilmente alla Velostazione di Bologna con il sostegno di Ottobock, azienda sanitaria produttrice di ausili elettrici per la mobilità di personale diversamente abili. Gli ausili saranno messi a disposizione a noleggio a integrazione del tradizionale servizio di noleggio biciclette per permettere di aprire – in ottica inclusiva – a tutti la possibilità di visitare Bologna da un altro punto di vista.

Il progetto nasce con l’intento di promozione del tema della mobilità delle persone con disabilità e il superamento delle barriere istituzionali e architettoniche che spesso ne vincolano ulteriormente la possibilità. Il progetto rappresenta inoltre la base per un’offerta turistica accessibile fornendo, oltre a tour organizzati e accessibili, dei comodi e piacevoli mezzi di spostamento, attento all’ambiente e per la mobilità alternativa anche nella zona pedonale.

I mezzi verranno presentati dall’associazione La Skarrozzata, messi a disposizione per un test e fatti conoscere alla vasta comunità delle persone diversamente abili grazie al lavoro di rete di AIAS che da cinquant’anni segue le famiglie per assicurare una vita serena e dignitosa ai ragazzi e alle ragazze portatori di disabilità.

Grazie alla collaborazione dei soggetti che hanno dato vita al servizio “Handyamo”, la Velostazione diventa il primo punto di accoglienza turistica accessibile e inclusivo della città.

A cura di , La Skarrozzata, Ottobock e Aias

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17.00
IL PICCOLO PRINCIPE

Il corso di espressione corporea diretto darà vita ad uno spettacolo tratto da Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry. Ad IT.A.CÀ l’anteprima dello spettacolo che andrà in scena in versione completa l’8 giugno alla sala Centofori in via Gorky 16 a Bologna.

A cura di Gruppo danza AIAS – Compagnia Kairosdanza

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18.30 e 21.30
L’AMORE CIECO 

Liberamente ispirato a Il dono oscuro nel mondo di chi non vede di John M. Hull

“L’incisività delle affermazioni di John Hull, la bellezza del suo linguaggio e la profondità delle riflessioni fanno di questo libro un’opera di poesia e, insieme, di filosofia. Se Wittgenstein fosse diventato cieco, avrebbe potuto scrivere un libro non diverso da questo, per sondare la profondità di una sempre mutevole fenomenologia della percezione” [Oliver Sacks]

L’amore cieco continua ad essere un omaggio allo scrittore John M. Hull e un’occasione per proseguire nel viaggio alla ricerca di una forma teatrale capace di misurarsi con alcune delle domande e degli “schizzi di paesaggio” generati dall’opera di Hull. Lo spettacolo itinerante avvicina le azioni teatrali e le indaga attraverso una lente multisensoriale, dalla quale riguardare la sostanza dell’amore. 

Le parole che ha scelto Hull per raccontare il viaggio nella cecità, verso l’occhio interno, verso una mutazione dei rapporti tra lo spazio e il proprio corpo e i propri affetti, sono al centro dell’interesse del lavoro che Gruppo Elettrogeno porta in scena per l’Error Day a cura di Clelia Sedda. Hull osserva gli eventi di questa nuova esistenza con grande lucidità, ironia, senza vergogna e, dopo essere precipitato nel buio, riesce a trasformare il dolore di una perdita in un caleidoscopio dei sensi e dell’amore rivelatore.

Ma se l’amore è cieco, i vedenti stanno a guardare?
“…Diventerò anch’io uno spazio vuoto sulle pareti della mia galleria di ritratti?
…Fino a che punto la perdita dell’immagine del volto è connessa alla perdita dell’immagine del proprio io?” 

l’Amore è cieco è un album di schizzi a più voci, a più strati, a più corpi che a tratti coincide con la narrazione di Hull e a tratti ricompone una scrittura che aderisce ai vissuti degli attori non vedenti, ipovedenti e vedenti chiamati a raccontare dei propri dispositivi sensoriali.

Con gli attori non vedenti, ipovedenti e vedenti della formazione artistica Orbitateatro.

Regia: Martina Palmieri – Get
Parole: Martina Palmieri e le attrici e gli attori di Get – Orbitateatro
Camera: Marilena Lodi – Get
Mixer video: Francesco Burlando
Visual Lab attrezzatura video

Prenotazione obbligatoria: info@gruppoelettrogeno.org

Una produzione: Gruppo ElettrogenoMuseo Tolomeo – Museomix Bologna, Istituto dei ciechi F. Cavazza ONLUS di Bologna, Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti, Sezione provinciale di Bologna.

Quattro repliche nei due giorni del weekend di IT.A.CÀ in Velostazione (27-28 maggio)

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19.00
ROBEMISTE: 4 dj e 4 diversi punti di vista sui suoni da tutto il mondo per ballare senza diferenze!  

I  ritmi più caldi con suoni da ogni angolo del mondo! Come? Con ben 4 dj ad animare la consolle! In campo: La Funky e Mescla ritmi per genti libere per ballare a modo proprio, mischiarsi e socializzare. Ingresso libero.

A cura di Velostazione Dynamo 

Scarica il programma della 2 giorni completo > Handyamo Programma

Il ruolo della Bolognina nella promozione turistica della città

La Bolognina è una zona del quartiere Navile dalle grandi potenzialità turistiche e culturali. Anche grazie al profondo processo di riqualificazione e valorizzazione e al dinamismo sociale e culturale che esprime, può svolgere un ruolo strategico per la promozione turistica della città. Ne discuteremo con rappresentanti istituzionali e realtà attive sul territorio.

L’incontro seminarialie sarà seguito da un walking tour in Bolognina e da un live concert presso l’Ostello.

Intervengono:
Matteo Lepore, Assessore Economia e Turismo, Comune di Bologna e presidente Destinazione turistica Bologna metropolitana
Daniele Ara, presidente Quartiere Navile
Elena Vincenzi, CAI Bologna
Lucio d’Amelio, La Baracca – Teatro Testoni
Introduce e modera Fabrizia Calda, Ostello We_Bologna

17.30 Walking Tour in Bolognina

19.00 Aperitivo & Jedbalak live