Annusando quell’odore di un futuro possibile | A cura di Stefano Parmeggiani

C’è chi l’Appennino non l’ha mai vissuto e lo liquida facile, secondo arrivato nella lotta contro la gravità dietro alle sue nobili sorelle: le Alpi. C’è chi nella montagna vede solo tappeti di foglie rosse in autunno, freddo e neve in inverno, verde rigoglioso in primavera e caldo asfissiante in estate. C’è chi non percepisce l’invisibile nascosto tra le pieghe della montagna, chi non legge la storia nelle pietre dei muri, chi non annusa la magia dei fiori sui prati, o la speranza che emana dalla gente che abita quei luoghi desolati. Io, tra quelli, ci sono stato per 30 anni. Ma da oggi non più.

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*Foto di Stefano Parmeggiani

Giro pagina grazie ad una storia che qualche riga non basta a raccontare, ma che questo breve messaggio nella bottiglia spero possa portare lontano IT.A.CÀ festival del turismo responsabile e ViaggiVerdi  che hanno organizzato per il ponte del 2 Giugno scorso (dal 30 maggio al 2 giugno 2014) un’escursione sull’Appennino Emiliano sull’Alta via dei Parchi alla scoperta di quei luoghi magici e di quanto la loro testimonianza silente, passata e presente, ha da offrire al viandante che mantiene i sensi all’erta e la mente aperta.

Si scoprono i paesaggi dal verde rigoglioso della natura che si desta dal freddo, si passeggia tra i faggeti e i boschi di castagno. Ma si ascolta soprattutto l’eco delle storie delle persone. Di quelle che la Storia ha assorbito nel suo vortice, dai carbonai che devastarono queste vallate ai partigiani che ne fecero la loro roccaforte; passando per i piccoli borghi lentamente orfani di quella gente fiera che li rese gioielli di inestimabile valore; fino ad arrivare a chi oggi restituisce a quei posti il proprio tempo e lavoro, la linfa vitale che permette di guardare al futuro con ritrovata dignità.

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*Foto di Stefano Parmeggiani

Da queste valli negli ultimi decenni l’uomo è fuggito in cerca del progresso millantato dalla città, lasciando il passo al ritorno della natura selvaggia. Andarsene oggi sarebbe fin troppo facile, ma qual’è la prospettiva? Ingrossare la fila dei senza lavoro che ammorbano città sempre più invivibili? In fila nel traffico oppure ad un ufficio per l’impiego? Imprigionati dentro scatole di cemento o di latta a respirare aria contaminata e mangiare cibo di plastica? No grazie, qui si vive bene. L’aria è pulita e il cibo ha ancora il sapore di un tempo, la gente sorride ed è cordiale, si cammina tra le foreste che echeggiano di storie antiche, e le pietre sanno essere un sostegno più sicuro delle promesse di sviluppo. Oggi qui sopravvivono focolai di resistenza cosciente, gruppi di persone da sempre appartenenti a questo territorio con cui vivono in simbiosi, da cui dipendono e che rendono la perla che si mostra solo a chi ha la pazienza di camminare e di scoprirlo in silenzio. Gruppi organizzati e lungimiranti, che hanno imparato dagli errori della storia passata e recente, che hanno visto il futuro in anticipo e, com’è nel loro carattere, senza indugiare né aspettare nessuno si son rimboccati le maniche e si sono messi all’opera, che di lavoro da fare ce n’è.

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*Foto di Stefano Parmeggiani

Al lavoro, per ribaltare una profezia troppo facile da fare per non esser combattuta. L’appennino torna a vivere oggi più che mai grazie alle cooperative di comunità create dalle persone che hanno scelto di restare a vivere tra queste valli. Persone legate dall’obbiettivo comune di valorizzare quanto hanno di più caro: il proprio territorio, lo stretto legame con esso, la storia delle proprie tradizioni, lo scorrere lento del tempo, la vita semplice di chi non ha bisogno di nulla più di quanto non abbia già per sentirsi felice.Il territorio vissuto da chi vi appartiene, offerto a chi lo sappia capire.La comunità intera che offre quel che può, ognuno la sua parte, per il bene di tutti.

Le guide ti conducono tra i sentieri di montagna aiutandoti a orientarti in tutta quella bellezza in un colpo solo, raccontandoti storie scolpite nella pietra per sempre; nel frattempo condividono la tua esperienza sui social network perché si, chi si ferma è perduto e la tecnologia oggi offre opportunità che chiunque ha il dovere di cogliere.

C’è poi chi ti prepara un cibo semplice e squisito, fatto di prodotti silvestri e preparato in maniera sapiente secondo tecniche tramandate nel tempo. Per dormire puoi restare negli antichi essiccatoi di castagne che un tempo mantenevano in vita il paese durante il rigido inverno, oggi bivacchi per chi non cerca comodità ma vuole scorgere la coda di un tempo passato. In alternativa c’è l’hotel rustico che ha perfino un piccolo centro benessere per riprendersi dalla fatica delle camminate; non preoccupatevi: l’energia è rinnovabile, che qui sanno bene cosa sia la fatica e quanto sia importante evitare gli sprechi.

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*Bivacco/alloggio nel Castagneto di Berceto

“Torno dall’appennino consapevole di una ricchezza inesauribile, nascosta da sempre dietro alla coltre del disinteresse e dell’oblio. Una ricchezza inestimabile che basta stendere la mano per carpirla, offerta con generosità dai propri custodi senza tempo. Una ricchezza che valica quelle cime e sconfina ovunque, una volta che l’hai intravista. Simbolo di equilibrio dell’uomo col proprio territorio e con sé stesso. Simbolo del fatto che sì, può esser dura, ma con lungimiranza, organizzazione ed impegno qualsiasi battaglia si può vincere.

Queste persone vinceranno la propria, ne sono sicuro. Ma quella è la battaglia di tutti. È la mia e la nostra, che vogliamo un mondo migliore, più sostenibile e bello. Un mondo in cui tutti possano avere un ruolo attivo nel ritrovare un equilibrio tra l’uomo e il proprio ambiente. Un mondo in cui non si perdano gli insegnamenti della storia, ma vengano valorizzate tradizioni e culture antiche pur senza frenare le possibilità che il futuro ci offre. La tecnologia al servizio della tradizione, non viceversa. Un mondo in cui l’uomo recuperi il dovere di decidere che rotta intraprendere per la propria gente, senza esser vincolato da meccanismi decisi altrove. Un mondo in cui si torni ad apprezzare il silenzio e la fatica, la semplicità e la cordialità. Un mondo felice e schietto, che mangia cibo sano e respira aria buona. Un mondo che ride, perché il futuro è già arrivato e ci si è accorti di colpo che, forse, era sempre stato qui.

Torno dall’appennino con la coscienza che sì, è possibile sostenersi. Possiamo farlo noi, per noi. C’è già chi, in silenzio, lo sta facendo da tempo. Impariamo, e ringraziamoli.”

Buone camminate 🙂

Blog IT.A.CÀ
Stefano Parmeggiani
Il velo di Gaia

 

1 commento
  1. chiara
    chiara dice:

    La riscoperta della montagna aggiunge potere allo stupore che provoca in generale la natura. Che bel racconto, mi piacerebbe esserci il prossimo anno!

    Rispondi

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