In viaggio verso IT.A.CÀ con Viaggiare Libera

Buon lunedì a tutti voi cari amici IT.A.CÀ; iniziamo la settimana con l’intervista a Valentina, una blogger che dal 2004 lavora in un agriturismo dove si occupa di ricettività turistica.

Scrive a tal proposito: “La mia vita è sempre stata caratterizzata dall’Ospitalità: quando sono nella mia terra ospito i viaggiatori, quando sono in viaggio vengo ospitata“.

Valentina si racconta nel suo blog Viaggiare libera, e si descrive come una persona umile e semplice, che ama la natura, ama viaggiare ed esplorare il mondo entrando in contatto con i luoghi e la comunità ospitante. Non ama particolarmente la città e la vita caotica, piuttosto preferisce vivere  e spostarsi in zone rurali che si avvicinano maggiormente al suo stile di vita.

Vede nel viaggio un modo per acquisire conoscenze nonché un percorso di vita personale.

1. Secondo te c’è differenza tra turista e viaggiatore? In che consiste?

L’opinione comune dipinge solitamente il viaggiatore come un personaggio amante dell’avventura mentre il turista è inteso come colui che predilige mete stanziali per relax o divertimento. Seguendo questa linea di pensiero occorre fare qualche precisazione: un viaggiatore non è necessariamente una persona avventurosa e intrepida. Anche un backpacker, facilmente “etichettato” come viaggiatore, potrebbe invece comportarsi come un turista se la sua principale preoccupazione è scattare foto per vantarsene con gli amici al ritorno. Ugualmente un sessantenne con berretto e macchina fotografica, facilmente “etichettato” come turista, potrebbe invece comportarsi da viaggiatore. La differenza sostanziale sta nell’approccio mentale al viaggio, nella presenza di curiosità. Il viaggiatore esplora l’ambiente circostante alla ricerca di esperienze, emozioni, incontri, è affascinato dall’ignoto, ricerca e accoglie la diversità e considera costruttive e parte del viaggio anche le esperienze negative. Un turista tende invece a fare una vacanza, a percorrere strade già preparate per lui, ricerca evasione dalla quotidianità e svago. Non è incuriosito dalla diversità, a volte cerca addirittura una riproduzione della sua cultura in altri continenti, sceglie un villaggio turistico o una crociera e pretende di mangiare le lasagne in Africa. Non vede il viaggio come un momento di apprendimento, ma come momento di consumo. In realtà la parola turista non è negativa, perchè include anche i viaggiatori (turista = chiunque viaggi in paesi diversi dalla residenza abituale per un periodo di almeno una notte) ma del resto le parole, anche se simili, servono proprio per distinguere. In questo caso evidenziano le diverse sfumature del concetto di viaggio.

2. Cosa significa, per te, viaggiare responsabile?

Fino a poco tempo fa il viaggiatore responsabile era, nell’ immaginario collettivo dei non addetti ai lavori, un avventuriero con zaino sulle spalle che rinunciava ai comforts, si lavava con acqua fredda, mangiava al mercato, faceva trekking stremanti e visitava o faceva volontariato in progetti di cooperazione. Ci ricordiamo di quel famoso articolo uscito su un quotidiano nazionale che, poco tempo fa, diceva “noi lo chiamiamo safari umano, altri, con più elegante linguaggio lo chiamano turismo consapevole”?

Fortunatamente negli ultimi tempi il concetto di turismo responsabile si è diffuso e oltre al turismo avventura, al turismo sociale e al turismo comunitario include anche l’ eco-turismo e il turismo rurale. Non ha importanza dunque il tipo di viaggio, il viaggiatore responsabile si distingue dagli altri perchè ha la consapevolezza che ogni destinazione è la casa di qualcun altro. Ciò che rende un viaggio responsabile è il comportamento dell’ospite nei confronti dei padroni di casa: ridurre al minimo il proprio impatto ambientale, rispettare le usanze del posto, scegliere strutture turistiche a gestione locale e adottare tutti gli accorgimenti che potrebbe avere un buon OSPITE, dovunque egli sia.

3) come può il turismo responsabile contribuire allo sviluppo economico e sociale di un territorio?

Il turismo responsabile pone al centro l’economia locale che trae un vantaggio dalla presenza di turisti, cosa che spesso non accade nel turismo di massa. Il turismo responsabile, attuato correttamente, informa, sensibilizza e comunica facendo da ponte tra due mondi. Il viaggio diventa una forma di scambio, non di consumo passivo e questo non può che contribuire al miglioramento della situazione socio-economica di un territorio.

4) come dovrebbe essere utilizzata la creatività per promuovere il turismo responsabile in piccole comunità, città o grandi metropoli?

Prima di tutto educazione e comunicazione: spesso le persone non sanno quali sono gli effetti di un loro comportamento durante una vacanza o un viaggio. Educare le persone a scegliere il turismo responsabile promuoverà di conseguenza le proposte di chi crea l’offerta turistica di questo tipo.

L’Italia è ricca di tradizioni, spesso custodite in piccole comunità che faticano a promuoversi. I contadini non posso darsi al web-marketing, le agenzie di comunicazione costano troppo, le associazioni si basano troppo sul volontariato e questo non fa che limitare la promozione delle piccole realtà. Questo è un ostacolo che bisogna superare, deve nascere da parte di chi propone turismo la consapevolezza che bisogna investire per promuoversi, che basarsi esclusivamente sul volontariato dà discontinuità e inefficienza. Chi fa comunicazione invece deve rendersi conto che c’è un’altra fetta di mercato, i “piccoli”, a cui devono rivolgersi in modo diverso dai “grandi”.

Parlando invece di turismo responsabile in “paesi in via di sviluppo”(così definiti, ma anche qui ci sarebbe tanto da dire sul concetto di sviluppo) credo che il turismo responsabile – per uscire dalla nicchia e ridurre concretamente il disastroso impatto del turismo di massa -dovrebbe ampliare il proprio target creando alternative per i turisti stanziali. Oltre agli itinerari per curiosi e avventurosi sarebbe utile conquistare l’altra “fetta di mercato” proponendo anche mete rilassanti. Ci ho pensato mentre cercavo un viaggio per i miei genitori che cercavano qualcosa di sostenibile, ma non troppo faticoso (data l’età) o costoso. La maggior parte della proposta turistica responsabile va dagli impegnativi viaggi itineranti ai costosi e lussuosi eco-resort… sarebbe bello creare una via di mezzo.

5) daresti un consiglio ai viaggiatori che ci stanno leggendo su come prepararsi al meglio per affrontare il viaggio?

Un viaggio comincia prima della partenza: informatevi, leggete guide, diari e letteratura di viaggio. Studiate la storia e la cultura del posto. Imparate qualche frase in lingua locale (non quella coloniale), la gente apprezzerà il vostro sforzo e comunicherete con più facilità.

Una delle canzoni preferite da Valentina e che ascolta durante il suo viaggio “tipico” è: Don’t worry” Playing fo Change, Song around the World

La foto è stata scattata  in un villaggio sulle Ande centrali dell’Ecuador nel 2009

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Angela Pizzi

1 commento
  1. Vava
    Vava dice:

    Bellissime la profondità e la sostanza di questa intervista, ma… si può cambiare qualcosa della forma? Le domande 1 e 2 sono seguite dal puntino, le altre dalla parentesi, si spezza l’armonia che emana questo testo! Spero di non risultare una rompiscatole

    Rispondi

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