In viaggio verso IT.A.CÀ con Snark Space Making

Oggi abbiamo intervistato Gaspare Caliri, co-fondatore di Snark Space Making : un network interdisciplinare che tratta temi di progettazione urbana etnografia sul campo, di psicogeografia, del rapporto tra dimensione tattica e strategica nella fruizione dello spazio, di concept di piattaforme virtuali, social media e di cartografie qualitative.

Gaspare fa parte inoltre del Progetto CUBE – Centro Universitario Bolognese di Etnosemiotica, che si è costituito presso il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna con l’intento di produrre ricerca e fornire servizi nel campo delle indagini sui comportamenti quotidiani.

1. Secondo te c’è differenza tra turista e viaggiatore? In che consiste?

E’ semplicissima, dal mio punto di vista, ma molto ricca di connotazioni: turista è quella persona che percorre un tour predeterminato; viaggiatore è quella persona che nel movimento fa un percorso di ricerca, e tramite questa ricerca riesce a cambiare status. 

2. Cosa significa, per te, viaggiare responsabile?

Valutare le conseguenze delle proprie azioni. la responsabilità è questo: non si possono fare cose che poi hanno conseguenze insostenibili. Quando viaggio credo di dover pensare: cosa sta provocando il mio viaggio e quello di persone come me? (in me, in chi mi ospita e nel territorio che visito)?

3. Qual è secondo te il ruolo che la creatività (comunicazione, festival, eventi) può apportare per promuovere il turismo responsabile?

La creatività (di cui però ho maggiore esperienza in altri contesti più che in comunicazione, festival, eventi) serve a trovare soluzioni più efficaci e usarla comporta uno spreco di energia molto più basso di situazioni in cui non viene valorizzata (più che usata, data che è cosa umana). Dentro il discorso della sostenibilità è imprescindibile.

4. Qual è il contributo che il turismo può apportare allo sviluppo di un territorio?

Il turismo responsabile è una questione di approccio. Oggi è interpretato dal punto di vista del turista, che decide con una diversa inclinazione (o “vocazione”) di avvicinarsi a un territorio. Credo però che nel futuro si debba sviluppare una visione di turismo responsabile “reversibile”, ovvero non solo come attenzione da parte del turista ma anche da parte di chi ospita. La co-creazione o compartecipazione da parte dei cittadini di una identità territoriale diffusa credo sia un passaggio imprescindibile.

5. Cosa faresti se fossi l’assessore al turismo della tua città?

– Cercherei di stimolare la responsabilizzazione delle persone nel farsi produttori di offerta turistica, cioè farei capire che l’identità di un luogo non passa solo dalle vesti istituzionali ma dall’impegno di tutti. Le persone sono i migliori vettori di ospitalità;

– Darei delle agevolazioni per chi si responsabilizza verso il dono dell’ospitalità, per esempio entrando in una rete di couchsurfing o di stoytelling collettivo di un territorio (donando il proprio tempo per restituire la propria immagine della città, come in una banca del tempo del turismo responsabile. vedi il caso della biblioteca vivente);

– Darei visibilità alla stratificazione dei pubblici intermedi (non interni, nè esterni) di una città, per esempio credo che Bologna sia perfetta per questo. Chi sono i suoi cittadini “veri”? non lo sappiamo, e parlare semplicemente di city users non risolve la questione. Una grande risorsa di Bologna è la stratificazione dei suoi pubblici interni.

La canzone che accompagna il mio viaggio è dei Red Crayola, in una demo che poi sarebbe finita nel capolavoro massimo della psichedelia, The parable of the arable land

Io non posso non pensare a quest’estate negli Usa e alla reversibilità del rapporto tra natura e cultura di cui ho fatto esperienza lì..una strada nel deserto (credo fossimo nel New Mexico o in Arizona) che il deserto presto o tardi si mangerà!

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Angela Pizzi

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