MUVet – la cultura della danza e della diversità | Intervista a Gaia Germanà e Gennaio Iorio

Care amiche e amici

per la nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”, vi proponiamo un’intervista doppia in due puntate, con la quale Gaia Germanà e Gennaro Iorio ci illustreranno il proprio lavoro e l’evento che condurranno per il IT.A.CÀ Festival per il fine settimana 27 – 28 maggio 2017 a Bologna. 

Nella puntata di oggi, è Gaia Germanà a parlare, intervistata dalla nostra Arianna Piazzi. Gaia si occupa di promuovere la cultura della danza come strumento di conoscenza ed espressione personale, nonché mezzo di comunicazione; conduce, con professionisti di altre discipline artistiche e non professionisti di età ed esperienze differenti, sperimentazioni sui processi creativi e di composizione estemporanea tra movimento, spazi urbani e suono.

Gaia Germanà

> Come si svolge la sua attività di danzatrice ed educatrice? Su quali punti si focalizzano i suoi laboratori per bambini, disabili o principianti, dal punto di vista fisico ed emotivo?

Il mio lavoro di danzatrice si nutre dell’esperienza educativa e sociale che svolgo in diversi contesti. La danza contemporanea ha tante tecniche quante sono le persone che la praticano e lavorare con adulti e bambini con e senza disabilità ne amplia i confini e ne estende il linguaggio. 

Di solito comincio da semplici esercizi di ascolto e consapevolezza corporea, suggerendo nei miei laboratori di “infilarsi dentro al proprio corpo” per ascoltarlo davvero. La pelle, i tessuti e le ossa ci raccontano e raccontano molte cose. Ci si sintonizza così non solo con se stessi, ma anche con l’altro e il resto del gruppo, e si è agevolati nell’osservazione dell’ambiente in cui ci troviamo, notando come ci influenza e imparando che ci si può trasformare, adattarsi, scegliere anche solo di cambiare punto di vista sul contesto. Immaginarsi ogni volta diversi. 

Molte correnti del contemporaneo lavorano a partire dalla percezione e dalle sensazioni del corpo che è intelligente e non solo assorbe informazioni, ma produce senso. Non solo infatti ci si può autodeterminare nella danza, ma anche re-inventare attraverso il corpo che è soggetto e strumento del nostro agire.

A me piace muovermi in questa direzione, sia che incontri un gruppo di bambini, sia di adulti. Quello a cui si arriva di solito, in una classe, dopo alcune esplorazioni di possibilità di movimento differenti, sono brevi o più articolate composizioni, l’invenzione cioè di sequenze di gesti che esprimono un pensiero o anche solo distillano un sentire o uno stato emotivo, come in una poesia.  

> Come nasce l’associazione MUVet e come si configura la sua collaborazione con essa?

MUVet nasce a maggio 2016 dal desiderio di alcune danzatrici e insegnanti di danza che operano nel bolognese (tra cui io, Silvia Berti e Martina Malvasi) di proporre progetti negli spazi pubblici, per portare la cultura della danza e della diversità a più persone possibili. 

Foto di Susanna Recchia [ ph. Kaushik Chakravorty ]

Quello che ho fatto io nello specifico dall’inizio di questa esperienza è proporre laboratori e attività nei luoghi della città che frequentavo di solito, proponendo loro di accogliere la danza e alcuni esperimenti rivolti a professionisti, principianti, bambini…  Dynamo – La Velostazione di Bologna e le Serre dei Giardini Margherita ci hanno subito accolto e per noi la collaborazione con loro è diventata preziosa opportunità di ricerca e studio. Tutt’ora in corso. 

Germano Iorio

Una delle esperienze di cui ho fatto tesoro e ho portato in questi contesti anche presso l’Istituto Ciechi F. Cavazza (nella Palestra), coordinandomi con alcuni amici dell’Unione Ciechi di Bologna tra cui Gennaro Iorio, è stata l’esperienza in dialogo con persone non vedenti, alla ricerca di una metodologia flessibile di lavoro che includa tutti.

Gennaro mi ha accolto anche nella sua trasmissione in radio – R.O.C. radio oltre cultura – che conduce proprio dal Cavazza. Mi ha dato più volte l’opportunità di raccontare agli ascoltatori la mia esperienza, cominciata a Firenze in collaborazione con il coreografo Virgilio Sieni e proseguita a Venezia, alla Biennale Danza – negli spazi della Mostra di Architettura del 2014 – con Giuseppe Comuniello, danzatore non vedente, oggi attivo collaboratore di MUVet. 

> Nell’ambito della IX edizione di “IT.A.CÀ Migranti e Viaggiatori: Festival del Turismo Responsabile” presenterà in collaborazione con Gennaro Iorio l’innovativo “Tandem Filosofico”: ovvero una passeggiata in bici con chiacchiere di filosofia in tandem, aperto a persone vedenti e non vedenti. Ci può anticipare qualcosa in proposito?

Il “Tandem Filosofico” sarà una pedalata durante la quale chi condurrà i tandem o chi sarà portato avrà la scusa e un lungo percorso a disposizione per chiacchierare di argomenti a sfondo filosofico. Quando il corpo è in movimento, si mettono più volentieri in circolo i pensieri!

Per IT.A.CÀ stiamo anche organizzando un laboratorio di fotografia “tra vedere e non vedere” che si svolgerà negli spazi di Dynamo in collaborazione con le fotografe Beatrice Pavasini (studioblu di Ferrara) e Sonia Maccari (fotografa di scena) che inviteranno i partecipanti a un approccio tattile e cinestesico alla messa a fuoco e alla scelta del soggetto e dell’istante in cui scattare. Ci sarà da divertirsi… 

Quindi non resta che darsi appuntamento durante il festival bolognese dal 19 al 28 maggio: buon viaggio come sempre 🙂

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Arianna Piazzi

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *