In viaggio verso IT.A.CÀ con Casale Il Sughero

Buon inizio settimana cari amici di IT.A.CÀ!

Siamo ancora in inverno, ma si sa, marzo ci regala sempre bellissime giornate di sole e il profumo dei fiori, che iniziano a sbocciare, ci riportano all’istante sapori primaverili. Con le belle giornate ci mettiamo subito in viaggio alla ricerca di un attimo di tranquillità. Come non prendere in considerazione, come meta del nostro cammino, un agriturismo immerso nella natura?

Oggi siamo andati a trovare il Casale “Il sughero”, una piccola fattoria che ospita nel proprio terreno le coltivazioni essenziali per un auto-sostentamento: un frutteto di frutti antichi, aiuole destinate ad un orto sinergico ed a tentativi di agricoltura biologica naturale e integrata col territorio. Una realtà rurale che vive nella terra, ma soprattutto per la terra! Nella dimora eco-compatibile del casale, un bio-agro-b&b rurale, godiamo del fascino del verde del Cilento lucano (boschi, fonti e grotte carsiche, pascoli e sentieri) e del blu del mar Tirreno, con una splendida vista che arriva fino all’orizzonte delle Isole Eolie. Le colline del Parco Nazionale, fra tradizioni recuperate e agricoltura biologica sostenibile, ci regalano fresco e quiete. L’ambiente del casale è stato pensato per ridurre al massimo l’utilizzo di materiale plastico e non riciclabile; i prodotti che vengono serviti agli ospiti sono preparati esclusivamente con materie prime rigorosamente biologiche. Casale Il Sughero si prefigge l’obiettivo di offrire un servizio culturale e di tutoraggio naturalistico/escursionistico e artistico/antropologico sul territorio, creando diversificazione nell’offerta e alzando il target del turista medio che frequenta il Cilento.

Ecco a voi l’intervista fatta ad Amedeo il responsabile del progetto:

1. Secondo te c’è differenza tra turista e viaggiatore? In che consiste?

Credo sia efficace leggere la figura del turista, specie di quello verso paesi poveri e ‘sottosviluppati’, come ultima declinazione dei conquistadores cinquecenteschi: spesso gli europei sono stati prima conquistatori, poi facili commercianti, poi ‘moralizzatori’ con la religione cristiana, poi sfruttatori con le multinazionali di un capitalismo sperequatore e infine turisti, ma in ogni caso sempre in qualche modo speculatori.

Inoltre il turista moderno, non quella dei grand tours, è una figura creata ad arte dall’ industria del viaggio per declinare alla maniera consumistica il piacere della scoperta, trasformando un desiderio (quello di viaggiare) in un bisogno (cioè andare in vacanza da una vita che non ci soddisfa o da un lavoro che non ci piace).

Il viaggiatore, come spesso accade anche nel nostro bio-agri-b&b Casale Il Sughero, è colui che invece sa tutto ciò e riscopre il piacere spontaneo e non indotto di muoversi.

2. Cosa significa, per te, viaggiare responsabile?

È difficile parlare di viaggiatore responsabile. Per restare in tema religioso: ‘è più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago che’ ..un uomo viaggi in maniera responsabile! Già solo lo spostarsi che richiede voli o viaggi lunghissimi è poco sostenibile in termini ambientali e per quanto si voglia essere attenti e sensibili e scegliere percorsi critici alla fin fine gran parte del budget di spesa va a finire in modo diretto o indiretto nelle mani delle multinazionali o dei capitali finanziari.

Tuttavia, poiché si parla di filiera corta e di ‘km 0’ sarebbe bene accorciare la filiera anche dei viaggi: fare meno le trottole e scegliere mete più vicine, memori del famoso detto cinese per cui grande viaggiatore è colui che resta a casa e osserva il microcosmo del suo piccolo giardino e, attraverso esso, fare esperienza di tutto il mondo.

Noi a Casale Il Sughero facciamo ospitalità rurale e spesso ci capita di avere viaggiatori residenti in altre regioni o nazioni che sono più ‘vicini’ e affini al nostro modo di concepire l’ospitalità rurale che non i viaggiatori che vengono dalle città più vicine, ma accade anche il contrario. Non è la geografia che conta ma le affinità elettive! In ogni caso basterebbe anche solo cominciare a scegliere secondo le proprie inclinazioni più profonde e non secondo quelle più superficiali delle agenzie di viaggio… La moda degli antropologi è quella di viaggiare in posti quanto più esotici possibile per scoprire il brivido dell’alterità; spesso però gli stessi antropologi detestano ricordare che il fondatore dell’antropologia è stato Immanuel Kant, filosofo che nella sua vita è stato tutt’ altro che viaggiatore incallito!

3) Come può il turismo responsabile contribuire allo sviluppo economico e sociale di un territorio?

Sicuramente imparando a leggerlo e non a violentarlo, ponendosi come primo obiettivo non il business e lo sballo dei suoi clienti ma il rispetto delle identità dei luoghi e dei suoi abitanti. Troppo spesso il turismo, anche quello nelle intenzioni di sostenibilità dichiarata, in cattiva o in buona fede, ha creato o indotto disequilibri socio-economici contribuendo alla scomparsa di delicati equilibri e di paesaggi culturali ormai irrimediabilmente persi.

Certo, non viviamo in un museo dove nulla si può toccare e tutto deve restare intatto così com’ è, la metamorfosi dei luoghi è essenziale alla loro sopravvivenza, ma non si devono forzare processi lenti e andare all’ arrembaggio.

Credo che una strategia vincente sia quella di offrire agli insider la possibilità di fare turismo, di ricevere viaggiatori nei modi di una diversificazione delle loro attività principali, in special modo se queste attività principali sono di carattere agricolo e caratterizzate dalla produzione di beni primari.

Noi ad esempio siamo una piccola fattoria in auto sostentamento: l’accoppiata turismo e alimentazione, viaggio e produzione di beni primari credo sia vincente per dar forza a chi presidia i territori restando nella terra e al contempo offrendo ai viaggiatori una chiave di lettura dei territori assolutamente privilegiata che è quella del linguaggio del cibo e della cura della terra.

4) Come dovrebbe essere utilizzata la creatività per promuovere il turismo responsabile in piccole comunità, città o grandi metropoli?

Mostrandolo (il turismo responsabile) come punta di un iceberg di un mondo diverso, di un modo diverso di intendere la socialità e i grossi temi della contemporaneità, proprio attraverso il linguaggio universale del cibo: proporre un pezzo di formaggio, un barattolo di marmellata, un biscotto integrale ecc. come metonimia (la parte per il tutto) di un mondo da scoprire dove ciò che si vede corrisponde alla realtà e dove tutto ciò che si riconosce come tale (un prodotto, ad esempio) permette al contempo di rintracciarne facilmente il processo generativo in termini sociali e il processo produttivo in termini economici.

5) Daresti un consiglio ai viaggiatori che ci stanno leggendo su come prepararsi al meglio per affrontare il viaggio?

Prepararsi a un viaggio fuori significa anzitutto prepararsi a viaggiare dentro di sé, non è una fuga da sé e dalla propria condizione ma al contrario una occasione per un faccia a faccia diretto con se stessi. L’altrove siamo noi e non il posto più lontano della terra. Viaggiamo se abbiamo voglia di impegnarci e non di disimpegnarci, se abbiamo voglia di ricordare e non di dimenticare, se ci va di conoscere la diversità e non di ri-conoscere il già noto.

La canzone-colonna sonora di un viaggio possibile è questa qui: E. Avitabile, Nuie e ll’acqua, in ‘Festa farina e forca’, Ed. Sudarte – Il Manifesto

La foto è relativa al viaggio in Perù che abbiamo fatto un anno e mezzo fa: bambini peruviani che giocano con poco tra i binari di una ferrovia, ai margini commerciali e degradati di una delle meraviglie del mondo, Machu Picchu. I bimbi giocano poveri e affamati tra un treno e un altro che passa proprio su quei binari un attimo dopo che loro si sono tolti, in rischio continuo, mentre a pochi metri il mondo del turismo si diverte e ciascun turista spende in un giorno i soles (moneta locale) che servirebbero a sfamarli entrambi per un mese…

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Angela Pizzi

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