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Palio del Grano – La Restanza nel Cilento | Intervista a Antonio Pellegrino 

Carissimi amici viaggiatori e amiche viaggiatrici,

Antonio Pellegrino

oggi nel nostro blog vi raccontiamo una bellissima esperienza di Restanza (tema IT.A.CÀ 2019). Il progetto è nato a Caselle in Pittari, provincia di Salerno, nel territorio del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. 

Il Palio del Grano è una grande festa dal forte contenuto popolare, una gara di mietitura a mano che rappresenta la fase conclusiva di un lungo percorso di condivisione e riscoperta della propria identità rurale. L’idea ha preso forma grazie ad Antonio Pellegrino, laureato in Sociologia, che insieme ad altre persone di Caselle di Pittari, ha coltivato la volontà di ridare vanto al mondo contadino valorizzando il territorio sia dal punto di vista culturale che naturalistico. 

Antonio, qual è la motivazione che vi ha spinto a far nascere il Palio del Grano?  

La motivazione è nata, come accade spesso a chi è del sud, in seguito ad un’esperienza di emigrazione. Dopo un periodo vissuto in Toscana e dopo aver conosciuto la tradizione del Palio, decisi di ritornare e di mettere in piedi un palio con contenuti che appartenevano alla mia terra. Da lì, nel 2005 è nato il primo Palio del Grano con lo scopo di ridare linfa al contesto territoriale del Parco del Cilento attraverso la competizione storica della mietitura. 

Nel 2008 sono iniziate le attività di recupero delle antiche semine, tramite l’associazione Terra Madre, che ha costituito la comunità del Cibo Slow Food “Grano di Caselle” e la Biblioteca del grano. La comunità del cibo grano di Caselle raggruppa contadini, ristoratori e panificatori di Caselle in Pittari.

Partendo dall’azione di recupero delle sementi “ianculidda” e “russulidda”, si è voluto fondare un percorso di filiera produttiva incentrato sulla qualità del cibo, sulla sostenibilità ambientale di tali produzioni e sulla riconoscenza socio-economica del proprio lavoro.

Come si è sviluppato successivamente il progetto?  

Nel 2010 si sono uniti al progetto 8 paesi cilentani, abbiamo così creato un gemellaggio con gli 8 rioni di Pittari durate la festa. Da questo legame nasce proprio il primo “Cumparate”, una rete informale di buone relazioni incentrata su rapporti di condivisione e collaborazione. La festa viene messa in piedi dalla comunità che organizza il palio e dai partecipanti stessi con l’obiettivo di essere un grande contenitore popolare sotto un’unica matrice socio culturale: il mondo contadino. 

Nel 2012, viene fondata la cooperativa sociale Terra Resilienza, che si occupa di agricoltura sociale, produzione agricole di qualità, turismo esperienziale e di tutte le attività rivolte al recupero di tradizionali pratiche civili dei territori rurali e sviluppo dell’innovazione sociale.  

Nel 2017 abbiamo aperto con la cooperativa il mulino Monte Frumentario per concretizzare un lavoro comunitario di ricerca, riproduzione e diffusione delle coltivazioni di grano locale. 

Camp di Grano

Dal 2012 nella settimana che precede il Palio del grano, sono attivi i Campi di Grano, con una trentina di giovani impegnati a lavorare alla preparazione della festa. Si tratta di una settimana di vita rurale, in cui si impara dagli antichi contadini cilentani l’arte della mietitura tradizionale e di tutti i processi di lavorazione del grano fino alla molitura a pietra. Un momento laboratoriale, di osservazione e sperimentazione, di esperienza e di conoscenza, di scambio e di apprendimento. 

“Abbiamo deciso di investire nella nostra terra, il Cilento, un territorio rurale e ai margini dello sviluppo economico. Crediamo in una crescita endogena del Mezzogiorno dei paesi, capace di una rivoluzione culturale e delle colture. Vogliamo riscoprire il senso dei luoghi. Transizione e innovazione sociale sono pratiche che nascono dalla terra e dalla solidarietà. Alcune visioni del mondo bisogna prima praticarle e poi predicarle. Lavorare nel segno della resilienza.”

Voi parlate di Restanza e Resilienza, cosa ne pensate di questi concetti e come si collegato con quello che fate? E Perché per voi sono importanti?  

Tra i propositi principali alla base del Palio c’era invece quello di ridare la giusta dignità allo stretto legame che la nostra comunità ha con la terra, andando a riscoprire il valore dell’antica cultura contadina e inquadrando questa connessione sotto una nuova ottica: non più qualcosa di cui vergognarci ma qualcosa da cui partire per costruire opportunità. 

Il grano, come ho detto in precedenza, è uno dei uno dei fattori culturali più caratteristici del nostro territorio. All’epoca dell’ideazione del Palio, la rilevanza che il grano aveva sempre rivestito nella nostra comunità era presente, non solo come memoria, ma anche nella quotidianità delle famiglie che continuavano abitualmente a fare il pane in casa. 

Nell’edizione del 2017, abbiamo voluto giocare con i 5 Re: Resistenza, Restanza, Resilienza, Relazione e Residenza. La modernità ha annientato tutti i legami con il passato, ma c’è la voglia di istituire nuove relazione che portino a un futuro prossimo, per muoversi bisogna mettere le radici. 

“La restanza ci permette di dare dignità a chi resta, ci fa superare il rimpianto per non essere partiti”.

     Turismo responsabile/sostenibile e restanza: sinergie? Cosa gli può unire?  

Abbiamo lavorato su un turismo esperienziale, cercando di raccontare e trasmettere quello che facciamo, ma la sensazione non era di un vero contatto. Di fatto stiamo cercando di coinvolgere le persone con scambi più lunghi, creando relazioni che non siano solo monetarie e puntando sulle sinergie. 

Per me il vero turismo è nato con i pastori, con il loro viaggiare da una zona all’altra per portare a pascolare il gregge. Il turismo ha senso se ci sono sinergie se esiste una dimensione di scambio, se si è realmente interessati a conoscere le persone.

Il Palio vuol essere un’enciclopedia del vivere e del fare festa, nella quale i saperi tradizionali si manifestano con la loro essenzialità e si riaffermano con orgoglio, diventando motivo di incontro e di allegria ma anche e soprattutto vanto per chi fino a ieri ne aveva avuto vergogna.

Ringraziamo Antonio per averci raccontato questa bellissima storia di Restanza, non resta come sempre di augurarvi buon viaggio e perchè no nel Cilento, sempre in maniera responsabile 🙂

Blog IT.A.CÀ
Andrea Massimo Murari