Tra le strade dell’India, la terra dai mille colori

Nella gelida aria milanese danzavano silenziosi fiocchi di neve, mentre lasciavamo l’Italia… Ma, dopo un giorno e una notte di viaggio, approdammo in una splendida e assolata Bangalore.

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Già in aeroporto fummo accolti da un impertinente corvo che assisteva curioso al nostro passaggio dai controlli. Luce e armonico caos, credo siano le caratteristiche che per prime mi hanno colpita. La natura regna sovrana, anche nelle più grandi e sviluppate città dell’India; alberi centenari e possenti costeggiano ogni strada, intersecati tra le case; le radici sovrastano i marciapiedi, e capre, mucche, pappagalli, cani spelacchiati, scimmiette bianche e scaltre, un verde intenso esplode in ogni fenditura. Vegetazione, animali e uomini convivono pacifici in un caos inverosimile.

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Il rumore costante e assordante dei clacson, una fiumana di traffico disordinato e indecifrabile, l’esplosione di colori sono inizialmente uno shock per noi occidentali… Eppure basta poco per riempirti occhi e anima, con la sua luce, i suoi odori intensi e quel mare di occhi neri e vibranti tra gli incantevoli sari di seta colorata. 

Un viaggio in India, è stato sempre tra i miei più grandi sogni, e quando è finalmente arrivata l’occasione, temevo di trovare una nazione occidentalizzata e privata della sua singolarità, inaridita dalle monotone luci di centri commerciali e vestiti seriali. Eppure, al contrario, è come se il “progresso” sia stato inglobato nel ben più potente spirito millenario che caratterizza l’incantevole terra del Gange, dove tutto ha avuto origine, crocevia di lingue e credenze, dove mistero e miseria impregnano l’aria calda e speziata in un’unica perfetta armonia.

unnamed (1)L’occasione del mio viaggio è stata offerta dall’organizzazione Compassion Italia onlus, la quale si occupa di sostegno a distanza, aiutando oltre un milione di bambini in 25 paesi di Asia, Africa e America Latina.

Grazie all’adozione a distanza, ogni bambino riceve cibo, cure e istruzione, e sfugge a piaghe come il lavoro minorile o lo sfruttamento sessuale. Da quasi due anni sostengo una bimba nel Sud dell’India e finalmente, ho potuto vedere, toccare con mano, incontrare quegli occhi, quelle manine, sorriderle come finora avevo potuto fare solo col pensiero.

Visitare i vari centri da Bangalore, Kolar fino all’immensa e pulsante città marina di Madras, è stata un’emozione che non dimenticherò.

La cosa che più mi ha colpito è stato il sistema di sostegno “One to One”: ognuno sostiene un singolo bambino con cui è incoraggiato a intrattenere una relazione personale, attraverso foto sempre aggiornate e lettere periodiche; ho potuto realizzare quanto ogni singola lettera sia importante per i bambini e per gli adolescenti che, attraverso il sostenitore, ricevono quella spinta anche motivazionale per perseverare nell’istruzione e nella costruzione del proprio futuro, in contrapposizione a un ambiente che sembra voler privare loro proprio della speranza.

Ogni operatrice del centro, segue un numero limitato di bambini, di cui possiede per ognuno un fascicolo in cui viene registrato tutto: situazione medica, con le varie analisi e cure eseguite, il rendimento scolastico, l’aspetto psicologico e spiritale. Si tratta di una missione Cristiana Protestante che, come ho potuto sperimentare personalmente, è vissuta con reale impegno e passione. 

Grazie ai contatti dei miei compagni di viaggio, abbiamo vissuto quei dieci giorni fianco a fianco con la gente del posto, mangiando e dormendo a modo loro, il che ha voluto dire prima di tutto per me mettere da parte ipocondrie e mentalità occidentale: mangiare squisiti ma pesantissimi pasti speziati e piccanti indistintamente a colazione, pranzo e cena, in un trionfo di colori e sapori mai provati prima, da consumare esclusivamente con la mano (destra, dato che la sinistra è usata al posto della nostra cara carta igienica).

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Le pietanze erano solitamente servite su grandi foglie di banano. Seppure Compassion indirizza sempre i sostenitori in visita nei migliori alberghi, noi abbiamo scelto per la prima parte “non ufficiale” del viaggio di alloggiare in ben più “tipici” alberghi, il che ha significato anche adattarsi a dormire in lenzuola tutt’altro che pulite, con un secchio al posto della doccia normale, e le blatte in camera. D’altro canto, svegliarsi con il suono dei tacchini ed assistere al volo allegro di coloratissimi pappagalli e il disinvolto passaggio di famiglie di scimmie, è stata un esperienza incomparabile con qualsiasi Hotel a 5 stelle. 

Non dimenticherò mai l’accoglienza ricevuta, le bambine che timide e sorridenti mi si avvicinavano per appendermi ai capelli corone di gelsomini dal profumo inebriante, o collane di sandalo, rose o seta finissima. Per noi hanno viaggiato ore e ore nel caldo, hanno fatto danze e canzoni, fieri di ciò che avevano imparato, hanno indossato i Sari migliori. Ho l’immagine vivida di quelle strade brulicanti di vita, energia, movimento. Anche nel degrado totale, dove la puzza di fogna e lo sporco erano nauseanti, dove le case non potrebbero essere definite tali, vedevo in quegli occhi privati un fuoco indescrivibile. 

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Ho lasciato la terra dei mille colori pensando all’Italia, a quanto abbiamo noi senza riuscire ad apprezzarlo, alla nostra incapacità di affrontare la vita con energia ed entusiasmo, offuscati dal vittimismo e le lamentele per una crisi che spesso mi appare più gravemente morale che economica. Terrò ben care le lezioni che la grande India mi ha impartito, e incoraggio i giovani italiani come me, spaesati e disorientati da un futuro incerto, a non soffocare sotto il peso dell’apatia e cominciare e dispiegare le proprie energie verso gli altri e verso ciò che ha davvero valore. Guardare chi è realmente nel bisogno è certamente un punto di partenza per ritrovare sé stessi e conferire senso al nostro breve passaggio su questo meraviglioso mondo. 

Blog IT.A.CÀ
Sharon Fiorese

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