Ciclofficina popolare di Modena

Continuano le interviste a realtà e associazioni che si occupano di turismo responsabile e sostenibilità in collaborazione con gli studenti del Corso di Alta Formazione in Marketing e Comunicazione dei Consumi Sostenibili, promosso da Ces.Co.Com, Università di Bologna.

Oggi siamo in compagnia di Riccardo Tavernari, presidente della Ciclofficina popolare “Rimessa in movimento” di Modena.

Se googlate Ciclofficina popolare di Modena vi si aprirà una pagina molto interessante da motto “Rimessa in Movimento”. Abbiamo trovato geniale questa frase perchè la Ciclofficina è fisicamente una rimessa per bici ma in Movimento perchè dentro tutti sono attivi e partecipi. La bici si aggiusta e non si fa aggiustare, si impara un antico mestiere e si fa amicizia. La Ciclofficina promuove iniziative per tutti, molto interessanti, ecco l’intervista.

1. La bici può essere considerato il mezzo per antonomasia del turismo responsabile?

Certamente! E non solo per il basso impatto ambientale del mezzo, ma anche perchè consente un approccio completamente diverso al viaggio. Utilizzare la bicicletta, infatti, ti trasforma da “turista” a “viaggiatore”, poichè in questo modo tutti i luoghi che attraversi li puoi osservare, lentamente, ed inevitabilmente ti rimangono dentro. Questa peculiarità ti porta automaticamente ad avere molto più rispetto per il luogo in cui ti trovi, perchè in un certo senso ti appartiene, l’hai conquistato a forza di pedalare e magari hai pure conosciuto qualcuno del posto, mentre chiedevi indicazioni.

Ah, se posso permettermi un consiglio, lasciate a casa il GPS e portatevi solo una cartina e dello spirito d’iniziativa!

2. Come è cambiata negli anni la figura della nostra amica bicicletta?

In Italia un tempo la bicicletta la usavano davvero tutti, ma con il passare del tempo è stata sempre più vissuta soltanto come sport agonistico, piuttosto che come pratico mezzo di trasporto (complici anche le politiche locali, volte ad assecondare esclusivamente gli spostamenti in automobile).

Ultimamente, inutile dirlo, ci sono meno soldi e le persone sono più attente a come li spendono. Fa ben sperare che una delle spese maggiormente tagliate sia stata quella per l’automobile, a tutto vantaggio della bicicletta (l’anno scorso c’è stato uno storico sorpasso, nelle vendite di bici rispetto a quelle delle auto).

3. Raccontateci una giornata – tipo in Ciclofficina e come fanno i cittadini a venire a contatto con voi?

Alle 21.00 si apre la ciclofficina e subito dopo, a seconda della stagione, cominciano ad arrivare le persone, con le più svariate esigenze (o idee), si aiutano quelli che devono riparare qualcosa, si spiega ai neofiti come funziona le ciclofficina popolare, si ascolta chi vuole proporre un’iniziativa, ci si confronta mentre si beve una birra o una tazza di tè.. Il tutto è contornato da chiacchere, martellate e a volte pure musica! I nostri canali d’informazione sono prevalentemente su internet, attraverso il blog, la newsletter ed il profilo Facebook comunichiamo le varie iniziative (anche quelle promosse da altri) e condividiamo ciò che succede durante le serate d’apertura. Spesso le persone vengono a conoscenza della ciclofficina anche tramite il passaparola o per via di alcuni eventi che hanno riscosso particolare successo, come le aste di beneficenza o i laboratori di ciclomeccanica in piazza.

4. Quale viaggio in bicicletta consigliereste ai nostri lettori?

Mah, a dir la verità non sono espertissimo di percorsi famosi e tour estenuanti. Quello che mi sento di consigliare a chiunque, soprattutto chi non ha mai ancora inforcato la bicicletta, se non per andare in centro o al parco, è semplicemente di farlo. Prendete la bici e andate a trovare qualcuno, fuori città (magari in un bel posto!). Oppure caricatela sul treno e andate a visitare un luogo nuovo, seguite un fiume, vagate senza meta per le strade della città che ancora non conoscete. Se alla fine proverete quella sensazione di conquista e sarete contenti delle cose che avete visto, allora è fatta, non fermatevi più!

5. In Italia esiste una coscienza politica/sociale sul ruolo della bicicletta come nei paesi del nord europa? piste ciclabili, cultura della bicicletta, concetto di movimento dolce ecc….

In passato non vi era ombra di politiche a supporto della cosiddetta “mobilità dolce”, anche perchè l’interesse dei cittadini era basso. Ultimamente le cose stanno cambiando: come ho detto prima, sempre più persone iniziano a muoversi in bicicletta, non più solo alla domenica, ci vanno al lavoro e a fare la spesa, tutti i giorni! Di conseguenza le amministrazioni pubbliche dovrebbero registrare il cambiamento e prendere provvedimenti, ma quasi mai è così. Per questo motivo, in questi ultimi due anni, sono sorti dei movimenti popolari organizzati, quali #salvaiciclisti e il più recente Rete Mobilità Nuova, per chiedere ai governi, soprattutto locali, di rivedere i piani di mobilità tenendo in considerazione che le città (e le strade) non devono essere progettate solamente per i motori, ma anche per le persone e soprattutto per tutelarne la sicurezza.

Blog IT.A.CA’
Gli studenti del CAF 

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