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Restare per resistere | Intervista a Patrizia Vita di IT.A.CÀ Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Carissimi viaggiatori e viaggiatrici

quest’anno IT.A.CÀ giunge sul Parco Nazionale deMonti Sibillini dal 25 al 28 aprile 2019 e, nell’attesa della pubblicazione dell’intenso programma, oggi intervistiamo Patrizia Vita, organizzatrice insieme a Chiara Caporicci e Fabio Bianchini, della tappa marchigiana del festival e promotrice della riscoperta del territorio del centro Italia colpito dal terremoto, per capire quando è che “restare” vuol dire fare una scelta di coraggio.

Patrizia Vita

Come è nato il progetto C.A.S.A. e qual è il suo ruolo nella ricostruzione delle zone terremotate?

C.A.S.A. (acronimo di Cosa Accade Se Abitiamo) è nata dall’incontro di alcune persone dopo gli eventi sismici 2016/2017 e dalla contaminazione tra chi amava queste terre e le ama ancora, tra chi le viveva, le vive ancora e chi le ha aiutate durante l’emergenza.

È uno spazio che abbiamo preso in affitto a Frontignano, una piccola frazione del comune di Ussita (MC) nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini a mt 1.350 slm, alle pendici del Monte Cornaccione, Bove Nord e Monte Bicco, immersa in un prezioso habitat di lupi, camosci, aquile e cervi.

È un luogo che accoglie un insieme variegato di relazioni; un luogo che cerchiamo di tenere aperto a progetti e conversazioni tra la comunità, amici di C.A.S.A. e ospiti che qui vengono in residenza (scrittori, artisti, docenti, storici, designer, fotografi, videomaker, giornalisti, ricercatori, naturalisti…), con il desiderio di continuare ad abitare questi territori insieme, di recuperarne ambiziosamente vocazione, unità e memoria, ma anche di affrontare contraddizioni e conflitti.

È un agire quotidiano, relazionale, solidale, spesso fatto di piccoli momenti condivisi, di piccole iniziative invisibili ma costanti. Ci piace chiamare C.A.S.A. porto di montagna, non solo perché ospita storie che partono da linguaggi distanti e che qui si incontrano e si relazionano, ma perché è anche un luogo che esiste fisicamente e che vogliamo venga utilizzato per continuare a custodire il territorio e le relazioni in questo delicato e frammentato momento storico e sociale.

In che modo la tappa di IT.A.CÀ presso i Monti Sibillini è importante per voi e per chi ha scelto di restare?

È importante per diversi aspetti. Ussita era una località votata al turismo sportivo invernale ed estivo attorno al quale ruotavano tutte le economie. Questo sistema era già in crisi prima del sisma e l’evento non ha fatto altro che accelerare dei processi di spopolamento e crisi economica che diversamente avrebbero fatto fatica ad essere superati senza interrogarsi su nuovi modelli.

Dobbiamo pensare insieme al futuro che vogliamo, alla nostra l’identità, a ciò che è rimasto, a ciò che vogliamo lasciar andare e a ciò che invece vogliamo recuperare dal passato, e dobbiamo farlo insieme ad altri territori. Qualcun altro – in una logica calata dall’alto – lo sta già facendo al nostro posto, senza l’ascolto e coinvolgimento delle comunità. È sempre più urgente. Da qui l’idea di iniziare a fare rete con Fiastra, con l’obiettivo a lungo termine che questo sia solo un primo passo verso una rete più allargata. Necessitiamo di creare nuove economie e conoscere che una delle strade per la ripartenza nasce da ciò che abbiamo ancora intatto: la natura e la memoria.

I confronti che ci saranno durante le giornate del festival saranno utili a tutti per prendere spunti, informazioni, buone pratiche e contatti con altri territori italiani e interrogarci sulle potenzialità di un turismo sostenibile, non solo legato alla natura ma anche a microeconomie e iniziative culturali che in zone come le nostre potrebbero essere applicabili. Un modo di ripensare un’economia legata alla vocazione del territorio e fare propri i principi di un turismo responsabile che renda protagonisti anche i cittadini.

Con Antonietta, Assunta e Valentina hai raccontato nel documentario “Io Prometto” cosa significa per te resistere. Cosa ha significato per te partecipare a questo progetto?

Ho conosciuto Cecilia Fasciani grazie a Sara Vegni, aquilana anche lei che ho incontrato durante l’emergenza. L’Aquila per me rappresenta uno specchio della situazione che sto vivendo e che sta vivendo il mio territorio. È come se il popolo aquilano mi avesse aiutato ad affrontare il terremoto, perché mi ha dato la possibilità di non sentirmi sola, di conoscere e scoprire prima dinamiche che stanno avvenendo anche qui. È stato fondamentale vedere in loro cosa sarebbe stata la mia vita oggi (ma anche domani) e soprattutto sentirmi compresa nelle difficoltà, nello smarrimento, nell’incertezza, nella perdita, nel cambiamento.

Una scena tratta dal film ‘Io Prometto’

È stata un’esperienza molto intensa (e a tratti anche divertente) lavorare con Cecilia e tutto il suo staff. Dal film (qui il sito web e la pagina Facebook del film) emergono le esperienze di quattro donne che in qualche modo raccontano il loro differente modo di resistere ad un evento catastrofico come un terremoto. Da Valentina e Antonietta ho imparato come avere e costruire un buon tessuto sociale aiuta a fare rete e a lottare verso un unico obiettivo, mentre da Assunta ho imparato, e imparo ancora, come resistere con testardaggine e amore.

È importante anche fare il punto della situazione ad oggi, rispetto al periodo in cui il film è stato girato. Luoghi, situazioni e stati d’animo mutano velocemente e i nostri luoghi sono (e saranno) al centro di speculazioni azioni e mutamenti che vengono decisi altrove. È difficile – a tratti sembra impossibile – ritrovare una stabilità, ma dobbiamo provarci partendo dalle persone con cui condividiamo questa situazione, cercando di rafforzare collettivamente la nostra capacità di reagire a questi cambiamenti.

Ringraziamo Patrizia per averci raccontato del progetto C.A.S.A a Ussita (MC) e vi invitiamo a seguire la pagina fb del documentario per essere aggiornati sulle proiezioni. Intanto segnatevi che vi aspettiamo a Ussita per la prima tappa del festival IT.A.CÀ Parco Nazionale dei Monti Sibillini dal 25 al 28 aprile: a brevissimo pubblicheremo il programma!

@portodimontagna 

Come sempre buon viaggio 🙂

Blog IT.A.CÀ
Arianna Piazzi 

Alla scoperta dell’Ente Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Care amiche viaggiatrici e cari amici viaggiatori, 

Oggi ci trasferiamo nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini per intervistare l’Ente gestore dell’area protetta, nelle persone del direttore Carlo Bifulco, del responsabile settore biodiversità Alessandro Rossetti e della responsabile settore promozione ed educazione ambientale Maria Laura Talamè

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini è nato tra il 1990 e il 1993. Nel 1990, con decreto del Ministro dell’Ambiente, è stata approvata la prima perimetrazione e sono entrate in vigore le prime norme di salvaguardia, tra cui il divieto di caccia. Nel 1993 è stato approvato il perimetro definitivo ed è stato istituito l’Ente di gestione, in attuazione della legge quadro sulle aree protette n. 394 del 1991.

Il Parco si estende per quasi 70.000 ettari tra le Regioni Marche e Umbria e comprende 16 comuni, di cui 14 nelle Marche (nelle province di Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno) e 2 in Umbria (in provincia di Perugia). Il territorio comprende quasi per intero la catena dei monti Sibillini e le aree collinari circostanti, con una escursione altitudinale che va da 360 m slm ai 2476 m slm del M. Vettore, massima elevazione dell’Appennino umbro-marchigiano.

Quali sono le sue caratteristiche e i suoi valori ambientali?  

Il territorio è caratterizzato sicuramente da un’elevata biodiversità: 1.900 specie floristiche (tra cui oltre 50 specie di orchidee), oltre 200 specie di vertebrati (mammiferi, pesci, rettili, anfibi, uccelli nidificanti) e un numero imprecisato di invertebrati (tra cui 831 farfalle). Tra le specie faunistiche più importanti ricordiamo il lupo, il gatto selvatico, l’aquila reale, la coturnice, il gracchio corallino, il fringuello alpino, la vipera dell’Orsini, la salamandrina dagli occhiali, il geotritone italiano e la trota mediterranea; il cervo e il camoscio appenninico sono stati reintrodotti dal Parco ed hanno formato popolazioni consolidate.

Gli invertebrati comprendono specie di interesse comunitario, come il gambero di fiume, la rosalia alpina e la farfalla apollo, nonché endemismi come il chirocefalo del Marchesoni e il chirocefalo della Sibilla, piccoli crostacei che in tutto il mondo vivono solo rispettivamente nel lago di Pilato e nel laghetto di Monte Palazzo Borghese. La flora comprende specie rare ed endemiche, tra cui ricordiamo la stella alpina dell’Appennino, il camedrio alpino, l’adonide curvata, diverse sassifraghe endemiche, la viola d’Eugenia, l’efedra dei Nebrodi e oltre 50 specie di orchidee.

Foto di Alessandro Rossetti

Il paesaggio collinare è un mosaico di piccoli appezzamenti coltivati, boschi e campi a riposo. Le Marcite di Norcia sono uno straordinario esempio di risorgive (fontanili naturali) gestite sin dal Medioevo tramite un sistema di canali e cortinelle (campi irrigati) per la produzione di fieno. Gli ambienti montani comprendono invece vallate impervie e boscose (Ambro, Aso, Tenna, Fiastrone, Rio Sacro, Ussita, Nera), ambienti rupestri e gole (Acquasanta, Infernaccio, Valnerina), morbidi rilievi e vasti altipiani (Prati di Ragnolo e il bacino di Castelluccio). Per la loro importanza naturalistica, alcune praterie montane calcaree sono descritte nella direttiva comunitaria Habitat come “stupenda fioritura di orchidee”. Molto note sono le spettacolari fioriture dei piani di Castelluccio. Gli ambienti subalpini di alta montagna sono invece caratterizzati da ghiaioni, creste, pareti rocciose, spettacolari formazioni di calcare massiccio, praterie primarie e valli di origine glaciale, tra cui la valle del lago di Pilato a quota 1940 m. Tra i principali massicci montuosi: M. Vettore (2476 m), M. Bove (2169 m), M. Sibilla (2173 m), M. Priora (2332 m), M. Bove Nord (2112 m), M. Palazzo Borghese (2145 m), Cima del Redentore (2449 m). 

Grazie a questa ricchezza di biodiversità, il territorio del Parco comprende 5 Zone di Protezione Speciale (ZPS) e 19 Zone Speciali di Conservazione (SIC) istituiti in attuazione della direttiva “Habitat” 92/43/CEE per la costituzione della Rete Ecologica Europea denominata «Natura 2000». Per approfondire 

Quali sono le principali attività svolte dal Parco?  

La legge quadro del 1991 ci ha affidato il compito “di garantire e di promuovere, in forma coordinata, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale del paese”. È importante ricordare che la conservazione, tramite specifiche norme, è garanzia di mantenimento della vera ricchezza su cui deve fondarsi uno sviluppo realmente sostenibile, strategico e duraturo, anche per le future generazioni.

Foto di Carlo Vecchioli

Nonostante una dotazione di mezzi e personale limitati per un territorio vasto e complesso (una pianta organica di 20 persone), il Parco svolge diverse attività, realizzate anche grazie ad esperti e specialisti esterni appositamente incaricati (Società di servizi, Università e altri Enti di ricerca) e alla collaborazione del Reparto Carabinieri del Parco (ex Corpo Forestale) nonché di operatori del territorio. Per garantire la fruizione del Parco ed incentivare uno sviluppo turistico responsabile, il Parco ha adottato due strumenti di pianificazione, tra loro integrati, Il Piano di interpretazione Ambientale e la strategia per il turismo sostenibile, secondo la metodologia della Carta Europea del turismo sostenibile (CETS), di cui più avanti è bene approfondire alcuni aspetti. Sulla base delle indicazioni del Piano di interpretazione ambientale, negli anni è stato realizzato un sistema di fruizione che comprende percorsi escursionistici e per mountain bike, sentieri natura, centri visita e aree faunistiche (Bolognola e Castelsantangelo sul Nera), oltre al Grande Anello dei Sibillini, un percorso di oltre 120 km servito da 7 rifugi che il Parco ha realizzato ristrutturando edifici già esistenti.

Riguardo alla biodiversità, vengono svolte attività di monitoraggio, conservazione e gestione attiva, come ad esempio la reintroduzione faunistica del cervo e del camoscio appenninico, le attività volte al ridurre il conflitto tra lupo e allevamento, il recupero dei pascoli abbandonati o il progetto Life “Trota”, la gestione del cinghiale. Un altro settore molto impegnativo riguarda le attività di valutazione di compatibilità ambientale dei progetti (nulla osta, valutazione di impatto ambientale e valutazione di incidenza), attività che rivestono un ruolo fondamentale per un inserimento nel territorio di strutture e infrastrutture in armonia con il delicato contesto ambientale, nell’ottica della sostenibilità. Per approfondire: http://www.sibillini.net/attivita/index.php

Quali sono stati gli effetti del terremoto sul “sistema” Parco e com’è attualmente la situazione della viabilità?  

Oltre ai drammatici effetti sulla popolazione e sulle strutture, gli eventi sismici hanno prodotto profonde trasformazioni degli ambienti naturali, soprattutto riguardo al sistema idrogeologico, con modificazione delle portate di fiumi e sorgenti e imponenti frane che hanno perfino creato nuovi laghetti. Di conseguenza i percorsi del Parco risultano danneggiati in diversi punti o attraversano aree instabili. Sono state danneggiate le due aree faunistiche, gran parte dei musei e dei centri visita, e risulta inagibile la maggior parte delle strutture del Parco. In particolare, 5 dei 7 rifugi del Grande Anello dei Sibillini e la sede a Visso che ci costringe, da oltre un anno e mezzo, a stare fisicamente lontani dalla nostra comunità (siamo attualmente ospitati a Tolentino). 

Foto di EnricoPrennaStudio

Poco dopo gli eventi sismici, il Parco ha pubblicato sul sito una mappa in cui sono evidenziati e costantemente aggiornati tutti i sentieri e le strade chiuse, nonché le zone rosse dei centri abitati; il sito riporta anche l’elenco di tutte le strutture ricettive funzionanti. Allo stato attuale molte strade sono state riaperte, anche se parzialmente, come la Valnerina e le strade che raggiungono Castelluccio da Arquata del Tronto e Norcia; restano invece ancora chiuse altre strade, tra cui quella da Gualdo a Castelluccio. Riguardo ai sentieri, il Grande Anello dei Sibillini è percorribile quasi interamente, mentre, tra i più importanti, restano chiusi quello di Passo Cattivo e Valle del Tenna, il sentiero delle Svolte per il lago di Pilato, la Val di Bove, la Valle dell’Acquasanta e la Valle del Fiastrone. Va comunque detto che nonostante questi disagi, gran parte del territorio del Parco resta fruibile

Qui per consultare la mappa aggiornata su strade, sentieri e zone rosse. 

Attraverso quali azioni il parco ha affrontato il post sisma e quali azioni sono previste per rilanciare il territorio e incentivare la frequenza dei sentieri?  

Nel dicembre 2016 il Consiglio Direttivo del Parco ha approvato un piano di interventi a breve, medio e lungo termine, individuando le azioni prioritari per il superamento delle criticità dovute al sisma e per la successiva fase di ricostruzione. Una corretta informazione è stata da subito un obiettivo prioritario. Oltre allo strumento già citato della mappa con la rappresentazione delle limitazioni, sono stati riattivati sul territorio i punti di informazione turistica, individuando in collaborazione con i Comuni, idonee strutture alternative, laddove il centri visita – Casa del parco, risultavano inagibili.

Foto di EnricoPrennaStudio

Il ripristino della fruibilità dei sentieri è stato un altro degli interventi individuati come prioritari. Nella primavera del 2017 è stata effettuata una verifica della percorribilità in sicurezza che ha consentito di mantenere aperti circa l’80% dei percorsi. E’ poi stata avviata una collaborazione con l’ISPRA, in corso, per la valutazione delle condizioni di pericolosità geologica lungo la rete dei sentieri, originatesi e/o aggravatesi in conseguenza degli eventi sismici del 2016 e 2017. Ci si è poi attivati per ripristinare la piena fruibilità del Grande Anello dei Sibillini. Soltanto due dei rifugi escursionistici sono attivi ed agibili. Per l’immediata riattivazione della fruibilità sono stati avviati gli interventi di manutenzione del percorso lungo il quale si può comunque usufruire di ricettività alternativa ai rifugi inagibili. Parallelamente è sono state avviate le procedure necessarie per creare una ricettività alternativa mediante piccole strutture rimovibili. 

Sono state avviate anche iniziative sul territorio volte ad incentivare la frequentazione. Ne è esempio il programma Good Morning Sibillini! la cui prima parte si è svolta in autunno, che prevede passeggiate a piedi, in bicicletta o in compagnia degli asini, con sosta del gusto nelle aziende agricole, laboratori e altre attività didattico – ricreative.

Qual è l’opinione del PN Monti Sibillini in merito alla costruzione del centro commerciale Deltaplano sulla piana di Castelluccio?  

Per la realizzazione di tale struttura – da progetto temporanea – sono previste le deroghe delle ordinanze della Protezione Civile ai normali iter autorizzativi e pertanto il progetto non è stato sottoposto al Nulla Osta del Parco.
Il Parco si è potuto quindi esprimere solo con la Valutazione di incidenza ambientale, prevista dalle normative europee e quindi non derogabile, che valuta il possibile impatto limitatamente a specie e habitat di interesse comunitario.

Foto di EnricoPrennaStudio

La struttura prevede gli spazi strettamente necessari alla delocalizzazione delle attività di ristorazione e commerciali già esistenti a Castelluccio e rese inagibili dal sisma. Si tratta di strutture per lo più situate nella zona rossa e la cui ricostruzione richiederà molto tempo.

Il Parco aveva analizzato la situazione e proposto delle alternative, su spazi adiacenti al nucleo abitato, che sarebbero risultate a nostro avviso meno impattanti dal punto di vista paesaggistico e comunque nell’ambito dei terreni dove secondo gli strumenti urbanistici vigenti è prevista l’espansione del nucleo abitato; tuttavia la Protezione Civile non ha ritenuto di adottare le proposte del Parco. La struttura avrà inevitabilmente il suo impatto, come peraltro sta accadendo per strutture emergenziali anche in altri centri abitati del Parco. È un impatto che, tuttavia – in accordo anche con il Ministero dell’Ambiente e con quello dei Beni e delle Attività Culturali – è stato limitato chiedendo e ottenendo la riduzione delle volumetrie inizialmente previste e eliminando dal progetto la realizzazione di nuovi parcheggi. 

Quanto e in che modo vengono coinvolte le comunità locali nei progetti e nelle iniziative sviluppate?  

Come già accennato, il Parco aderisce dal 2001 alla Carta Europea del Turismo sostenibile, promossa da Europarc Federation. Non si tratta di una semplice dichiarazione di intenti, ma dell’applicazione di una specifica metodologia che prevede, da parte del Parco l’impegno a redigere una strategia per lo sviluppo turistico e del relativo piano di azioni che viene attuato nel quinquennio seguente l’ottenimento della certificazione. La strategia ed il Piano di azioni vengono definiti attraverso un processo partecipativo in cui sono chiamati ad intervenire tutti gli attori pubblici e privati a vario titolo coinvolti nel turismo.

La metodologia della CETS prevede anche l’attivazione di un Forum che si confronta costantemente sia nella fase di pianificazione, sia nella fase di attuazione, operando di fatto come sistema turistico. Attraverso i tavoli tematici del Forum si sviluppano poi le singole azioni con il coinvolgimento degli attori interessati, sia pubblici che privati. La partecipazione non è alla base solo delle iniziative che interessano in maniera più diretta il settore turistico, ma un modus operandi che il Parco ha voluto da sempre adottare. Se per il settore turistico possiamo citare la creazione di reti tra operatori per progetti quali il menu della Sibilla, il Club qualità Parco, la Rete dei Centri di educazione ambientale, non vanno certo dimenticati altri gruppi di portatori di interesse come ad esempio gli operatori di selezione faunistica. 

Foto di EnricoPrennaStudio

Che valore può apportare l’organizzazione di una tappa nazionale del festival IT.A.CÀ, il primo e unico festival in Italia che si occupa di turismo responsabile e innovazione turistica, nei Monti Sibillini? Può un festival portare attenzione nazionale su un territorio poco conosciuto e con una storia particolare come la vostra  

I principi su cui si fonda il festival IT.A.CÀ corrispondono interamente a quelli che il Parco ha adottato per favorire uno sviluppo turistico responsabile nell’area protetta.  Ospitare una tappa di questo festival (30 giugno – 1 luglio 2018) rappresenta quindi la possibilità di promuovere congiuntamente l’etica del turismo responsabile, ma soprattutto di far conoscere il Parco e le sue risorse, materiali e immateriali, ad un pubblico più vasto, rispettoso dell’ambiente e di chi ci vive. In questo periodo, reso particolarmente difficile dagli effetti del sisma, significa anche  poter dimostrare che questa terra e la sua gente, seppur feriti hanno mantenuto la voglia di vivere e far vivere questi luoghi, condividendone la bellezza con i visitatori.

Queste interviste sono alcune delle tante voci di C.A.S.A. – Cosa Accade Se Abitiamo, uno spazio attraversato da persone, progetti e realtà a Frontignano di Ussita (MC), una piccola frazione nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini a 1.350 m slm, nel cuore ferito dell’Appennino Centrale. È un porto di montagna, luogo aperto a progetti e conversazioni inclusive per continuare ad abitare un territorio in forte mutamento insieme alle nuove comunità dell’Alto Nera e gli ospiti in residenza che C.A.S.A. accoglierà. Un crocevia di culture, energie, provenienze, esperienze e linguaggi diversi, per un dialogo all’insegna della sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Vi ricordiamo che nell’edizione del Festival di Bologna lunedì 28 maggio alle h19.30 presso il LOFT Kinodromo (via San Rocco,16) ci sarà l’evento “Qual è il futuro che vogliamo per i paesi colpiti dal terremoto? In dialogo per un futuro all’insegna di sostenibilità ambientale e riscoperta della vita di comunità.” a cura di C.A.S.A , Movimento Tellurico, e Cammino nelle Terre Mutate. 

Foto di Chiara Caporicci

Ringraziamo  il direttore del PN Carlo Bifulco, il responsabile settore biodiversità Alessandro Rossetti la responsabile settore promozione ed educazione ambientale Maria Laura Talamè per aver reso possibile questa intervista e il progetto C.A.S.A.

 C.A.S.A. ringrazia il suo prezioso amico Enrico Prenna per le splendide foto, realizzate durante le sue avventure nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, con tanta passione, attenzione e amore per queste terre. Per saperne di più: http://enricoprennastudio.com

Buon viaggio come sempre e state sintonizzati per le news del programma! 

Blog IT.A.CÀ
Silvia Lazzari

La Lunga Marcia nelle Terre Mutate | 27 giugno – 8 luglio 2018

La Lunga Marcia nelle Terre Mutate 
27 giugno – 8 luglio da Fabriano a L’Aquila | VII edizione
A piedi da Fabriano a L’Aquila per costruire un cammino solidale nel cuore dell’Appennino

Sono trascorsi nove anni dal sisma dell’Aquila e sono ancora vive le immagini dei terremoti che nel 2016 e 2017 hanno colpito quattro regioni del Centro Italia. Per dare un contributo concreto alla rinascita delle aree maggiormente colpite, una rete di organizzazioni ed Enti promuovono la Lunga Marcia nelle Terre Mutate, un viaggio evento che partirà da Fabriano il 27 giugno per arrivare a L’Aquila l’8 luglio con l’obiettivo di promuovere il Cammino nelle Terre Mutate, un nuovo itinerario di turismo lento da percorrere a piedi e in bicicletta in tutte le stagioni dell’anno.  

12 giorni di marcia, oltre 200 km di cammino per conoscere le storie, i protagonisti e i progetti di rinascita delle comunità locali che resistono e intendono ricostruirsi un proprio futuro. Una lunga sequenza di passi per promuovere un turismo sostenibile e contribuire al rilancio economico e sociale delle Terre Mutate, favorendo così una “ricucitura” dei territori nel lungo arco di tempo necessario alla ricostruzione.

L’itinerario si snoda attraverso dodici comuni delle regioni del Cuore d’Italia (Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo) e percorre i sentieri escursionistici di due importanti Parchi Nazionali (Parco Nazionale dei Monti Sibillini e Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga). 

La Lunga Marcia 2018, organizzata da Movimento Tellurico e APE Roma ha il patrocinio di FederTrek,  Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Touring Club Italia, Corso di Laurea in Scienze del Turismo dell’Università Tor Vergata di Roma, Comune di Fabriano, Comune di Matelica, Comune di Fiastra, Comune di Camerino e può contare anche sull‘adesione di numerose associazioni di carattere nazionale e locale.

Siamo molto contenti che il progetto della lunga marcia aderisce e collabora con IT.A.CÀ migranti e viaggiatori: festival del turismo responsabile (10°edizione 2018), il primo e unico festival in Italia che si occupa di turismo responsabile e innovazione turistica.

Programma della Lunga Marcia 2018:

  • 27 Giugno > Fabriano (MC) – Matelica (MC)
  • 28 Giugno > Matelica (MC) – Camerino (MC)
  • 29 Giugno > Camerino (MC) – Fiastra (MC)
  • 30 Giugno > Fiastra (MC) – Ussita (MC)
  • 1 Luglio > Ussita (MC) – Campi di Norcia (PG)
  • 2 Luglio > Norcia (PG) – Castelluccio di Norcia (PG)
  • 3 Luglio  > Castelluccio di Norcia (PG) – Arquata del Tronto (AP)
  • 4 Luglio > Arquata del Tronto (AP) – Accumoli (RI)
  • 5 Luglio > Accumoli (RI) – Amatrice (RI)
  • 6 Luglio > Amatrice (RI) – Campotosto (AQ)
  • 7 Luglio > Campotosto (AQ) – Collebrincioni (AQ)
  • 8 Luglio  > Collebrincioni (AQ) – L’Aquila (AQ)

Le iscrizioni apriranno il 15 aprile 2018
e sono previsti un numero massimo di 60 partecipanti per ogni giornata di viaggio. 

Per maggiori informazioni: 
info@movimentotellurico.it 
339 2287563
www.movimentotellurico.it 

Tante sono le organizzazioni che partecipano alla realizzazione e alla promozione del Cammino nelle Terre Mutate: 

Organizzazioni di livello nazionale
Abruzzo Lento, ActionAid, Associazione Italiana Turismo Responsabile, Brigate di Solidarietà Attiva, Cantiere TerreDonne, Ciclica, Cittadinanza Attiva, Centro Turistico Giovanile, Cooperaction, La Compagnia dei Cammini, CSEN, Garden Sharing, ITACà Festival del turismo responsabile, La Terra e l’Altalena, Legambiente, Lo Stato delle Cose, Mandala Organic Tour, Movimento Lento, Quattro Vacanze, RRTrek – Rifugio Roma, SloWays, Terre di Mezzo, Vivilitalia

Organizzazioni delle Terre Mutate
Amici Cammino di San Benedetto, Archeoclub L’Aquila, Arquata Potest, Bibliobus L’Aquila, Associazione Capodacqua Viva, Associazione Monte Vettore, C.A.S.A – Cosa Accade Se Abitiamo (Ussita), Circolo Arci di Collebrincioni, Circolo Arci Querencia, Circolo Naturalistico Novese, In Cammino per Camerino, IoNonCrollo, Italia Nostra Sezione L’Aquila, Kindustria, La Fonte della Tessitura – Campotosto, Laga Insieme, Quinta Giusta, RicostruiAMO Fiastra, Panta Rei L’Aquila, Pie Vettore (Pretare), Pro loco Campi di Norcia, Pro loco Campotosto, Pro loco Ussita 7.1, Sibillini Lab, Tenuta Scolastici, Terre in Moto Marche, Un Aiuto concreto per i Sibillini, Villanova di Accumuli Onlus, We Are Norcia.

Responsabile Comunicazione IT.A.CÀ
Sonia Bregoli 

Riparti dai Sibillini: un progetto nato nel 2016 per rilanciare il turismo dopo il sisma

Care amiche viaggiatrici e cari amici viaggiatori,

Luca Tombesi

Oggi ci trasferiamo sui Monti Sibillini per intervistare Luca Tombesi di #ripartidaisibillini, sito attivo per il rilancio del territorio. Uno dei tanti amici e progetti vicini a C.A.S.A. – Cosa Accade Se Abitiamo, lo spazio in collaborazione con il quale avrà luogo la prima edizione del Festival IT.A.CÀ Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Luca ci racconti la storia del progetto #ripartidaisibillini?  

Il progetto #Ripartidaisibillini nasce nell’ottobre 2016 da una mia idea emersa dopo aver parlato con alcuni gestori di strutture turistiche dei Sibillini e alcuni produttori della zona che lamentavano un fortissimo calo di presenze turistiche pur non avendo subito danni dal terremoto. Nonché la totale mancanza di una comunicazione istituzionale che informasse dell’agibilità di queste aree. Così è nata la proposta di organizzare un blog tour per promuovere il territorio. Al progetto hanno poi aderito le associazioni IgersItalia e Associazione Italiana Travel Blogger che hanno inviato a titolo totalmente gratuito diversi blogger e instagramers. #ripartidaisibillini inoltre si avvale della collaborazione di professionisti della comunicazione che prestano gratuitamente il loro lavoro come Adrea Braconi (giornalista), Nadia Stacchiotti (esperta di social media e blogger), Luca Marcantonelli (Blogger), Gianluca Candela (Grafico).

Il progetto è proseguito e continua tutt’oggi con altri tour dedicati anche a giornalisti e fotografi professionisti, mostre fotografiche itineranti e raccolte fondi.

Qual’è lo scopo principale che ha il blog?  

Non esiste un vero e proprio blog ma un sito che utilizziamo per comunicare le varie iniziative. Invece sono numerosi i blog che hanno partecipato ai vari tour e hanno scritto articoli promuovendo località, attività, prodotti e strutture dell’area dei Monti Sibillini al fine di favorire un ritorno del turismo, fonte principale di reddito in questa vasta area montana.

Qual’è il valore aggiunto di Instagram per il rilancio dei Sibillini?  

Instagram è stato fondamentale. Oltre alla partecipazione di noti Instagramer nazionali ai tour che hanno promosso in modo egregio il territorio con i loro scatti, l’hashtag #ripartidaisibillini è divenuto in breve tempo virale coinvolgendo numerosissimi utenti che hanno collaborato con le proprie foto. Spesso un’immagine ben realizzata vale più di mille parole, riuscendo a comunicare in modo semplice e immediato non solo la bellezza di un territorio ma lo stato d’animo che ne scaturisce.

Credi che il turismo sia un settore importante sul quale investire?  

Il turismo per questi territori è fondamentale. Bisogna promuovere ora più che mai una forma di turismo consapevole, attento alla natura e alla situazione particolare della zona.È necessario comunicare che questi territori pur feriti sono ancora un luogo ideale e assolutamente sicuro per trascorrere le vacanze. Ci sono ancora numerose strutture turistiche aperte e altre stanno riaprendo seppur tra mille difficoltà e oltre a queste resistono un gran numero di produttori di eccellenze enogastronomiche che vanno salvaguardati e valorizzati.

Che significa secondo voi turismo responsabile?  

Un turismo responsabile deve comprendere le peculiarità del territorio, la sua fragilità e le sue ricchezze e contribuire a salvaguardarle attraverso comportamenti virtuosi. Un turismo slow, rispettoso della natura e delle persone che vivono in questo territorio.

Iniziative come il Festival IT.A.CÀ che contributo possono apportare al territorio?  

Sicuramente iniziative del genere possono favorire la promozione del territorio e la sua fruizione responsabile. Inoltre possono essere uno strumento di sensibilizzazione sia per gli utenti, sia per i professionisti del settore verso forme di turismo a basso impatto.

Ringraziamo dunque Luca Tombesi di #ripartidaisibillini per questa intervista e per contribuire alla rinascita di una terra mutata. 

Queste interviste sono alcune delle tante voci di C.A.S.A. – Cosa Accade Se Abitiamo, uno spazio attraversato da persone, progetti e realtà a Frontignano di Ussita (MC), una piccola frazione nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini a 1.350 m slm, nel cuore ferito dell’Appennino Centrale. È un porto di montagna, luogo aperto a progetti e conversazioni inclusive per continuare ad abitare un territorio in forte mutamento insieme alle nuove comunità dell’Alto Nera e gli ospiti in residenza che C.A.S.A. accoglierà. Un crocevia di culture, energie, provenienze, esperienze e linguaggi diversi, per un dialogo all’insegna della sostenibilità ambientale, sociale ed economica – www.portodimontagna.it

Vi ricordiamo che la tappa che toccherà il Parco Naturale Monti Sibillini sarà dal 30 giugno al 1 luglio 2018, buon viaggio come sempre e state sintonizzati per le news del programma 🙂

Blog IT.A.CÀ
Silvia Lazzari
A.I.T.R
 

 

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