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“Bologna – Firenze, andata e ritorno”. Le prospettive future del protocollo d’intesa tra le Città metropolitane di Bologna e Firenze

“Bologna – Firenze, andata e ritorno” è l’incontro organizzato per promuovere e dare concretezza agli obiettivi indicati nel patto di collaborazione sancito a novembre tra le Città metropolitane di Bologna e Firenze: valorizzare e sviluppare progetti condivisi, attivare forme di collaborazione su cultura, turismo, pianificazione strategica, sostenibilità, bandi europei, sviluppo economico e urbano, il tutto con un’attenzione particolare al coinvolgimento di tutti gli attori interessati.

Questo primo appuntamento si è tenuto mercoledì 14 marzo dalle 9 alle 17.30 a Loiano (Palazzo Loup – via Santa Margherita 21), nel cuore dell’Appennino Tosco-Emiliano, luogo scelto come simbolo di unione e collegamento strategico fra i due territori coinvolti.

Un primo momento è stato dedicato alle prospettive future del protocollo d’intesa e ai relativi piani strategici, alla presenza del vicesindaco metropolitano di Bologna Fausto Tinti e del sindaco metropolitano di Firenze Dario Nardella. Sono poi seguiti altri interventi per riunire idee e proposte in un importante momento di scambio sullo sviluppo integrato e sulla comune volontà di valorizzare i territori di Bologna e Firenze, con un focus specifico sull’Appennino Tosco-Emiliano, cerniera tra le due città, tra sistemi ambientali omogenei, valori culturali comuni, eccellenze paesaggistiche, identità storiche condivise, che lo rendono unico nel suo genere all’interno del panorama italiano.

Una mattina incentrata sul confronto di temi legati ai progetti di riordino amministrativo e di una governance innovativa basata su dinamiche di sviluppo integrato, attraverso un coordinamento congiunto delle politiche e delle dinamiche di promozione, tutela e valorizzazione paesaggistica e culturale del territorio.

I lavori del pomeriggio hanno affrontato le tematiche chiave di uno sviluppo territoriale sostenibile che possa investire sulle persone, affinché rimangano sul territorio e come protagoniste di un nuovo processo culturale di sviluppo sociale ed economico.
A termine della giornata si sono svolti contemporaneamente 4 tavoli operativi per definire le prime azioni comuni di attuazione del protocollo (Turismo, Mobilità infrastrutture e servizi, Agricoltura e ambiente, Sviluppo economico).

Il protocollo d’intesa firmato il 7 novembre 2017 dalla Città metropolitana di Bologna e la Città metropolitana di Firenze è un documento innovativo all’interno del panorama nazionale, siglato per proporre soluzioni strategiche e sostenibili e porre l’attenzione nei confronti dei territori marginali e delle aree interne.

Qui trovate la Rassegna Stampa e i report finali prodotti durante la giornata del 14 marzo 2018.

BOLOGNA – FIRENZE, ANDATA E RITORNO – Le prospettive del protocollo d’intesa tra le due Città metropolitane

Le prospettive del protocollo d’intesa tra le due Città metropolitane con i sindaci Merola e Nardella e tanti rappresentanti e stakeholder dei due territori.

“Bologna – Firenze, andata e ritorno”, è il titolo dell’incontro organizzato dalle Città metropolitane di Bologna e Firenze per mercoledì 14 marzo dalle ore 9.00 alle 17.30 a Loiano, cuore dell’Appennino Tosco-Emiliano. 

 

Sarà Palazzo Loup (via Santa Margherita 21) ad ospitare il convegno, prestigiosa location scelta oltre che per la collocazione geografica centrale tra i due territori, anche per l’alto valore simbolico che rappresenta. Fu proprio qui infatti che nel 1859 si gettarono le basi del primo atto amministrativo che portò alla nascita del futuro Regno d’Italia.

Al cosiddetto “Convegno segreto di Scanello”, ricordato da una lapide al primo piano del Palazzo, presero parte i più importanti personaggi della scena politica dell’epoca: Marco Minghetti, Bettino Ricasoli, Luigi Carlo Farini, Leonetto Cipriani, Rodolfo Audinot e in quella sede stabilirono l’albolizione delle barriere doganali tra i regni e i ducati che formavano la struttura politica del centro nord Italia, alla vigilia delle riunificazione del regno sotto la sovranità di Vittorio Emanuele II.

Una giornata, quella di mercoledì, di discussione e progettazione sugli obiettivi del protocollo firmato a novembre dai sindaci Virginio Merola e Dario Nardella.

Sono già 200 gli iscritti all’appuntamento che vuole avviare una progettualità condivisa tra i due territori metropolitani sui temi della cultura, del turismo, dello sviluppo economico e urbano, della mobilità e delle infrastrutture, con particolare attenzione al coinvolgimento di tutti gli enti interessati.

Dopo i saluti di benvenuto del sindaco di Loiano Patrizia Carpani, saranno i due primi cittadini Merola e Nardella ad aprire il dialogo.

Le prospettive future del protocollo d’intesa e i relativi Piani strategici sono i temi che daranno il via al convegno con l’introduzione del direttore generale del Mibact, Francesco Palumbo, e gli interventi degli assessori delle due Regioni, Emma Petitti e Vittorio Bugli. Seguiranno le voci dei coordinatori dei Piani strategici metropolitani di Bologna e Firenze, Daniele Donati e Andrea Simoncini e degli imprenditori Marco Palmieri e Massimo Ferrati, fondatori di Piquadro (Gaggio Montano) e K-ARRAY (San Piero a Sieve), aziende innovative con un importante posizionamento internazionale. 

I lavori proseguiranno nel pomeriggio (ore 14) con un dibattito sui progetti di sviluppo territoriale sostenibile con interventi di Matteo Lepore, assessore Cultura, Turismo e promozione della città del Comune di Bologna, Anna Paola Concia, assessora al Turismo, Marketing territoriale, Congressi e Attrazione di Investimenti del Comune di Firenze e dei sindaci di Barberino del Mugello e di Vergato, Giampiero Mongatti e Massimo Gnudi.

Dalle ore 15.15 al via 4 tavoli tematici di lavoro per definire le prime azioni attuative del protocollo:

  • Turismo e cultura
  • Mobilità infrastrutture e servizi
  • Agricoltura e ambiente
  • Sviluppo economico

Per i giornalisti si richiede l’accredito entro le ore 14 di domani martedì 13 marzo scrivendo a stampa@cittametropolitana.bo.it, indicando se si intende usufruire del servizio di navetta con partenza dalla banchina 25 dell’Autostazione di Bologna alle ore 8.15 e da Loiano alle ore 17.45.

Per un numero limitato di giornalisti è possibile un rientro in auto dopo i lavori della mattina.

Nei giorni scorsi Virginio Merola e Dario Nardella hanno lanciato questo appuntamento attraverso un video a due voci.


L’evento è gratuito. Iscrizione obbligatoria su > Form online
Qui il programma completo > http://bit.ly/2Ht4TMm
Qui potete scaricare il programma completo > CONVEGNO APPENNINO – PIEGHEVOLE PER WEB-TUTTO

 
 

BOLOGNA – FIRENZE, ANDATA E RITORNO | Le prospettive future del protocollo d’intesa tra le Città metropolitane di Bologna e Firenze

Mercoledì 14 marzo – Convegno A Loiano
Servizio navetta gratuito da Bologna e iscrizione online obbligatoria

“Bologna – Firenze, andata e ritorno” è l’incontro organizzato per promuovere e dare concretezza agli obiettivi indicati nel patto di collaborazione sancito a novembre tra le Città metropolitane di Bologna e Firenze: valorizzare e sviluppare progetti condivisi, attivare forme di collaborazione su cultura, turismo, pianificazione strategica, sostenibilità, bandi europei, sviluppo economico e urbano, il tutto con un’attenzione particolare al coinvolgimento di tutti gli attori interessati.
Questo primo appuntamento si terrà mercoledì 14 marzo dalle 9.00 alle 17.30 a Loiano (Palazzo Loup – via Santa Margherita 21), nel cuore dell’Appennino Tosco-Emiliano, luogo scelto come simbolo di unione e collegamento strategico fra i due territori coinvolti.

Il convegno si aprirà alle ore 9.00, partendo proprio dalle prospettive future del protocollo d’intesa e dei relativi piani strategici, alla presenza dei due sindaci metropolitani Virginio Merola e Dario Nardella. Seguiranno molti altri interventi per riunire idee e proposte in un importante momento di scambio sullo sviluppo integrato e sulla comune volontà di valorizzare i territori di Bologna e Firenze, con un focus specifico sull’Appennino Tosco-Emiliano, cerniera tra le due città, tra sistemi ambientali omogenei, valori culturali comuni, eccellenze paesaggistiche, identità storiche condivise, che lo rendono unico nel suo genere all’interno del panorama italiano.

Il programma prevede una mattina incentrata sul confronto di temi legati ai progetti di riordino amministrativo e di una governance innovativa basata su dinamiche di sviluppo integrato, attraverso un coordinamento congiunto delle politiche e delle dinamiche di promozione, tutela e valorizzazione paesaggistica e culturale del territorio.

I lavori proseguiranno nel pomeriggio affrontando le tematiche chiave di uno sviluppo territoriale sostenibile che possa investire sulle persone, affinché rimangano sul territorio e come protagoniste di un nuovo processo culturale di sviluppo sociale ed economico.

A seguire si svolgeranno contemporaneamente 4 tavoli tematici di lavoro:

  • Turismo e cultura
  • Mobilità infrastrutture e servizi
  • Agricoltura e ambiente 
  • Sviluppo economico

ai quali i partecipanti potranno iscriversi e nei quali sarà possibile confrontarsi e ragionare con esponenti istituzionali e professionisti del settore.

Il protocollo d’intesa firmato il 7 novembre 2017 dalla Città metropolitana di Bologna e la Città metropolitana di Firenze è un documento innovativo all’interno del panorama nazionale, siglato per proporre soluzioni strategiche e sostenibili e porre l’attenzione nei confronti dei territori marginali e delle aree interne.

> SCARICA IL PROGRAMMA > CONVEGNO APPENNINO 
> SCARICA LA LOCANDINA > CONVEGNO APPENNINO – LOCANDINA
> SCARICA CS >CS Bologna-Firenze, andata e ritorno -14 marzo 
> EVENTO FB

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L’evento è gratuito.
ISCRIZIONE OBBLIGATORIA sul form online >goo.gl/opF9TK

Servizio navetta gratuito A/R a disposizione dei partecipanti, con partenza dalla banchina 25 dell’Autostazione di Bologna alle ore 8.15 e da Loiano alle ore 17.45.
Per accedere al servizio di trasporto è necessario indicarlo nel form di iscrizione.

Segreteria organizzativa Associazione YODA/IT.A.CA migranti e viaggiatori: festival del turismo responsabile
Simona Zedda – cell. 340 177 99 41 email: info@festivalitaca.net

Organizzazione navetta
Damian Castro – cell. 339 811 64 33 email: info@gruppoyoda.org

BOLOGNA – FIRENZE, ANDATA E RITORNO

BOLOGNA – FIRENZE, ANDATA E RITORNO

Convegno di promozione del protocollo d’intesa
tra le Città metropolitane di Bologna e Firenze

Mercoledì 14 marzo 2018 

9.00 – 17.30
Palazzo Loup, Via Santa Margherita 21
Loiano – Bologna

Il protocollo d’intesa firmato il 7 novembre 2017 dalle Città metropolitane di Bologna e Firenze prevede la collaborazione in merito a bandi europei, cultura e turismo, pianificazione strategica, sostenibilità, sviluppo economico e innovazione urbana, per lo sviluppo di progetti condivisi, nel quadro delle politiche regionali e di area vasta. 

Muovendo da questo documento innovativo, il convegno si presenta come un importante momento di riflessione e confronto volto a creare le condizioni per lo sviluppo integrato e una comune promozione di Bologna e Firenze, con un focus specifico sull’Appennino tosco–emiliano, cerniera tra le due città.

L’evento verrà aperto dai due sindaci metropolitani: Virginio Merola e Dario Nardella, a cui seguiranno gli altri interventi.

Il pomeriggio prevede la partecipazione attiva del pubblico, attraverso 4 tavoli tematici.

L’accesso al convegno è gratuito, ma è necessaria la pre–registrazione attraverso il form on-line > Registration form

Sarà presente una navetta gratuita con partenza dalla banchina 25 dell’Autostazione di Bologna alle ore 8.15 e partenza da Loiano alle ore 17.45. Per accedere al servizio di trasporto è necessario indicarlo nel form di iscrizione sopra indicato.

Segreteria organizzativa
Simona Zedda – 340 1779941 • info@festivalitaca.net

Organizzazione navetta
Damian Castro – 339 8116433 • info@gruppoyoda.org

A breve seguirà il programma dettagliato

 

Senso dei luoghi: viaggio tra gli edifici in disuso e il loro recupero!

“PENSA insediamenti industriali non più utilizzati E IMMAGINA strutture di utilità sociale. TROVA zone commerciali sovradimensionate e semivuote E CREA nuove destinazioni d’uso a misura d’uomo. INDIVIDUA aree e infrastrutture inutili E PROGETTA zone pedonali, aree verdi e parchi giochi”.

Così viene introdotta dal WWF la campagna “Riutilizziamo L’Italia”, lanciata nel giugno del 2012 per promuovere il contenimento del suolo con il recupero, il riuso, la riqualificazione e la riattivazione di aree o edifici in disuso. In Italia vi è una elevatissima quantità di edificato completamente inutilizzato e questo grava fortemente sulle potenzialità di una nazione, per tale motivo è importante pensare ad una riqualificazione, ad un recupero che veda la partecipazione dal basso delle comunità, che riesca a rappresentare non più un peso ma una risorsa che garantisca non solo il migliore impiego di risorse economiche, ma anche di capitale umano, che garantisca qualità ambientale nonché culturale, che stimoli la fantasia e le azioni creative.

La vita urbana infatti è divenuta l’esempio paradigmatico di una crescita economica che si è basata in questi anni sul degrado relazionale e ambientale; le relazioni richiedono prima di ogni cosa spazi comuni di buona qualità; Le aree dismesse devono rappresentare un’opportunità per creare centri di aggregazione e poli relazionali.  

Vari sono gli esempi di aree completamente dismesse e abbandonate che, a seguito di una massiccia riqualificazione urbana, sono riuscite a riemergere e a trasformarsi in zone turistiche. In Germania, negli anni ’80, è stato messo a punto il piano di riconversione dell’area della Rhur, una regione ricca di giacimenti minerari e di impianti siderurgici con circa 6000 ettari di impianti industriali dismessi. A seguito dell’intervento dello stato e grazie all’attivazione di fondi europei, nel 2010 Dortmund è divenuta capitale europea della cultura e molti luoghi della città sono stati trasformati in percorsi museali. Duisburg, un altro porto per il trasporto di minerali, nella parte nord, è stata trasformata in un grande parco naturale mentre Bilbao, è riuscita a riconvertire un’area completamente devastata dall’inquinamento, in un museo che attira all’incirca centomila visitatori ogni anno.

Un altro esempio di riappropriazione di spazi dismessi è rappresentato da Christiania, un quartiere di Copenaghen, fondato nel 1971 da un gruppo di hippie che, dopo aver occupato una base navale dismessa, l’hanno proclamata “città libera” guidata da una legislazione interna. Oggi questo quartiere è divenuto una meta turistica che conta circa un milione di visitatori ogni anno. Al suo interno vi sono negozi di ogni genere, bar, ristoranti nonché asili, gallerie d’arte.

Di tutto questo abbiamo parlato a Bari, durante il progetto Standbylding, due giornate di workshop, organizzate da Small (Soft Metropolitan Architecture & Landscape Lab), durante le quali ricercatori e collettivi provenienti da tutta Italia hanno messo a confronto le proprie esperienze per la realizzazione di strategie comuni di riuso degli spazi in standby.

Giacomo Zaganelli (Artista) ha realizzato la “mappa dell’abbandono” in Toscana, un censimento dei luoghi abbandonati presenti nel territorio.  Alcuni sono antichi edifici storici mentre altri simboli di vecchie realtà industriali che stanno ormai scomparendo dalle nostre città. Il progetto è nato dalla mappatura del territorio di Firenze e si è velocemente espanso a quello toscano. La volontà è quella di far prender maggior consapevolezza ai cittadini dell’enorme mole di edifici abbandonati e delle possibilità che questi offrono per progetti sociali, culturali e artistici. L’artista è inoltre fondatore di Esibisco, un laboratorio che vede l’incontro di esperti di arte, cultura, design, attenti alle tematiche sociali e ambientali e che ha il fine di creare eventi a basso costo ma dal forte contenuto emozionale, organizzati in luoghi dimenticati, meno vissuti.
Ciò che Giacomo chiama “Non Luoghi”, rifacendosi a Marc Augè e descrivendoli come quegli spazi nei quali milioni di individui si incrociano, camminano, senza però entrare mai in relazione, né tra di loro né con il luogo stesso. Posti vissuti ma senza alcuna identità, che restano sterili, freddi, nei quali nessuno si ferma a riflettere, luoghi di passaggio che restano anonimi, spersonalizzati. L’idea di Esibisco è proprio quella di riappropriarsi di questi luoghi e coinvolgere la comunità per riscoprire insieme la bellezza delle relazioni e del vivere quotidiano trasformando nel contempo la città in una sorta di “museo sperimentale all’aperto”. Così è nato il progetto “Non a tutti piace l’erba” attraverso il quale è stata rivitalizzata temporaneamente Piazza Ghiberti a Firenze, con l’installazione di un prato di oltre 2000 metri quadri trasformando una distesa di cemento in un oasi verde con l’intento di dare nuova vita alla piazza, luogo di incontro per eccellenza, luogo delle relazioni umane.

Sempre a Firenze opera Spazi Docili, un progetto attraverso il quale vengono utilizzati linguaggi artistici per creare un nuovo immaginario connesso ai luoghi e al loro utilizzo cercando di mobilitare la comunità e formarla per una nuova gestione degli spazi e verso la pianificazione di una sana vita culturale.

Christian Costa (Artista) descrive questi luoghi come “Pezzi di città abbandonati, negletti, ignorati. Edifici storici murati, giardini monumentali divenuti terra incolta, strutture industriali fatiscenti, luoghi di cultura lasciati morire. Qui il potere, divenuto alterità inconoscibile, ci osserva. Il potere di ignorare o di riqualificare, di cambiare comunque la vita delle comunità. Non siamo noi a guardare questi spazi, sono essi a guardare noi e ad imbarazzarci, a schiacciarci”. Alcuni luoghi vengono completamente svuotati di identità così com’è successo con il convento di Sant’Orsola, un edificio fondato nel 1309 che si trova nel pieno centro di Firenze e che negli ultimi due secoli ha svolto le funzioni di scuola di equitazione, Manifattura Tabacchi, ricovero per sfrattati, Opera Universitaria. Nel 1985 nasce l’idea di realizzarvi una caserma della Guardia di Finanza ma i lavori di ristrutturazione vengono interrotti nel 1990; da questo momento l’edificio viene reso completamente inaccessibile e reso una sorta di relitto presente ma rimosso dall’immaginario collettivo. 

Nel 2009 Spazi Docili, un progetto curato da Fabrizio Ajello (Artista) e Christian Costa,  con l’aiuto dell’associazione “insieme per San Lorenzo” e la partecipazione della comunità del quartiere, ha creato una statua con oggetti riciclati (La statua di Sant’Orsola) e l’ha portata in processione per le vie della città trasformandolo da medium sacro in medium sociale e politico per riportare la questione all’attenzione dei media.

Oltre a questi due interventi vi sono state altre proposte brillanti di cui vi parleremo prossimamente.

Nel frattempo vi lasciamo ad una riflessione, cosa possiamo fare noi cittadini per il recupero di tali spazi? Come rendere il territorio reattivo e come allontanarsi dal modello asettico di città?

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Angela Pizzi

Vademecum per aspiranti camminatori lungo la Via degli Dei

Carissimi viaggiatori e viaggiatrici 

Oggi nel blog di IT.A.CÀ ospitiamo Gianluca Marraghello di ritorno da un lungo viaggio a piedi lungo la Via degli Dei e ci racconta la sua esperienza, dandoci consigli e informazioni per poter affrontare questa lunga camminata tra i silenzi e le avventure di un emozionante esperienza tutta a piedi...

Il cammino degli dei è quel sentiero che ti porta da Bologna a Firenze a piedi attraverso l’Appennino. E’ un percorso storico, l’unico che per secoli permetteva a pellegrini, viandanti ed eserciti di attraversare l’Appennino in sicurezza. Poi la ferrovia “Direttissima” inaugurata durante il fascismo, la statale della Futa, l’Autostrada del Sole e per finire la Tav hanno condizionato quasi per sempre le scelte di chi voleva raggiungere l’altro lato dell’Appennino partendo da Bologna.

*Nel mezzo del cammin

Ma questo non è un articolo storico, né una guida tecnica, né tantomeno un elogio filosofico del camminare. Questo vuole essere un piccolo vademecum per aspiranti camminatori lungo la Via degli dei. Camminatori che come il sottoscritto prima di intraprendere questa avventura non si erano mai cimentati in una camminata superiore alla gita giornaliera fuori porta.

Alcuni viaggi si possono fare a scatola chiusa, altri invece richiedono una preparazione necessaria, sia fisica che mentale. Anche questo si può fare a scatola chiusa, se si è abituati all’attività fisica, ma credo che una preparazione mentale sia fondamentale. Preparazione che passa anche attraverso la lettura di questi libri:

  • per le caratteristiche storiche e tecniche del percorso vi invito alla lettura della “La via degli dei” Editore Tamari Montagna, guida che poi vi consiglio di portarvi nello zaino;
  • per quelle politico/sentimentali/narrative il libro più che fondamentale è “Il sentiero degli dei” di Wu Ming 2 Ediciclo Editore. Il consiglio è di leggerlo prima del cammino, riservandovi di leggere l’ultimo capitolo al vostro ritorno. Sarà una bella sorpresa;
  • per le mappe dettagliate ne è da poco uscita una che a Bologna si può trovare facilmente nella nuova libreria Accursio di via Oberdan 29. Mi permetto di segnalarla perché è un piccolo gioiello di libreria per viaggiatori.

Se invece la vostra preparazione fisica si è svolta prevalentemente a tavola è necessario.

Premessa doverosa: si può fare! I giorni di cammino sono 5 (tra i 20 e i 25 km al giorno), ma c’è chi lo fa in 7 spezzando la prima e l’ultima tappa e chi giura che si può fare in 3. Ma è meglio in 5.

Bologna, come cantava Guccini, ha la fortuna di avere “il culo sui colli” e quindi sentieri di allenamento a portata di mano non mancano. Il consiglio è nel mese pre-partenza di ritagliarsi almeno 4 uscite di un paio d’ore l’una, sia per abituare il piede alle vostre scarpe da escursionismo (lo scarponcino a metà caviglia è sufficiente) sia per entrare in “clima bosco” e apprezzarne la bellezza.

In aggiunta a queste, salire una volta a settimana a San Luca è un ottimo esercizio per abituare il corpo, il cuore, il fiato e i polmoni alle salite che vi attenderanno.

IL PERCORSO

Da un punto di vista simbolico il tragitto è da Piazza Maggiore a Bologna a Piazza della Signoria a Firenze, ma poi in realtà ognuno può scegliere la propria partenza e il proprio punto di arrivo. Io e i miei compagni ad esempio siamo partiti dal Barazzo del Pratello, ma questa è un’altra storia. Ad ogni modo il percorso soprattutto nella parte emiliana è ben tracciato e si può affrontare quasi senza l’ausilio della cartina. Nel tratto toscano invece bisogna prestare un po’ più di attenzione.

CON CHI ANDARE?

Chiaramente la scelta è quanto di più soggettivo possa esistere. Il consiglio è di farlo con chi sai di non avere nessun tipo di conflitto aperto. Importante è definire i ruoli prima, soprattutto per quanto riguarda chi ha il compito di scegliere il percorso da seguire per evitare inutili discussioni. Non essere in gruppi troppo numerosi e magari in numero pari per ammortizzare meglio i costi degli alloggi. Sì, si può fare anche da soli, con tutto quello che ne consegue.

CAPITOLO SOSTE

Una delle domande più ricorrenti che mi venne fatta prima di partire era “Ma vi portate la tenda?”.

Ecco, noi abbiamo scelto un ibrido tra la soluzione “portarsi la tenda e accamparsi dove si può”, opzione comunque fattibile con l’unico incoveniente che aumentano i kg da portarsi sulle spalle, e quella di fermarsi in strutture ricettive. La scelta è stata di dormire la prima sera all’aperto solo col sacco a pelo nel giardino della trattoria monte Adone a Brento (Ah, a proposto di Monte Adone, questo è un mio racconto sulla sua scalata nel nostro blog di viaggio), la seconda in hotel (Hotel Musolesi a Madonna dei Fornelli), la terza in campeggio (Camping il Sergente a Monte di Fò), la quarta in un bed&breakfast (B&B La Pieve a San Piero a Sieve).

Mi sono permesso di citarle un po’ perché sono scelte quasi obbligate, un po’ perché ci siamo trovati molto bene e a costi tutto sommato contenuti. In ogni caso il consiglio è sempre di prenotare prima per essere sicuri di non avere soprese spiacevoli dopo 7 ore di cammino.

MA DI GIORNO CHE SI MANGIA?

Il bello di questo cammino che per quasi la totalità del tempo non si incontra nessuno, né si attraversano paesi (tranne il secondo giorno dove attraverserete Monzuno a cavallo dell’ora di pranzo), e i pranzi sono quasi sempre al sacco.

Quindi ogni mattina bisogna prepararsi dei panini, fornirsi dal primo giorno di una scorta sufficiente di barrette energetiche e assicurarsi di avere con sé almeno un litro e mezzo di acqua.

Acqua che poi sicuramente rabboccherete durante il percorso nelle fontane che incontrerete. Il consiglio è di mangiare poco ma spesso, per non appesantirsi troppo. In questo modo l’abbondante cena a fine tappa sarà ancora più gustosa!

COSA MI DEVO PORTARE?

Essendo un cammino zaino in spalla bisogna procedere per sottrazione e eliminare il superfluo. Per il giorno bastano un paio di pantaloni, un cappello per il sole e due magliette tecniche che laverete la sera per riutilizzarle il giorno successivo. Per la sera una comoda tuta, altre due maglie e una felpa.

Importantissimo è portarsi un altro paio di scarpe per far riposare il piede.

Chiaramente bisogna portarsi un k-way in caso di pioggia e una piccola farmacia fatta di cerotti per le vesciche (ne avrete bisogno!), una crema antidolorifica per le piccole contratture (ne avrete bisogno!), dell’acqua ossigenata, e uno spray antinsetti/zanzare/zecche (ne avrete estremo bisogno!).

Non di secondaria importanza sono le salviette umidificanti e fazzoletti, ché quando scappa scappa, e un piccolo asciugamano: chi ha visto o letto “Guida galattica per autostoppisti” sa di cosa parlo. Per portarsi appresso tutto questo un buono zaino da 50 litri è più che sufficiente.
Direi che non è tutto, ma è qualcosa. È una base su cui costruire il proprio personale cammino.
Ci sono tanti motivi per cui si può decidere di fare la “Via degli dei” o altri cammini simili. Tanti e tutti rispettabili. Ma se una cosa può insegnare questa esperienza è che se ti sai ascoltare i motivi reali li scopri nel mentre. Quindi non dimenticate di portare con voi la gioia della scoperta e la capacità della meraviglia, lasciando a casa l’ansia del controllo e la paura di perdervi.

Fidatevi, vi sentirete estremamente più leggeri! Buon cammino a tutti/e 🙂

 

Gianluca Marranghello
Dal Blog Pietralata 16 

“La via degli Dei” 100 km passo dopo passo.

Quello di oggi è un post personale. Dopo avervi presentato guide, mostrato progetti di infrastrutture ferroviarie e ciclabili al servizio del turismo sostenibile, e di avervi parlato dei viaggi della memoria, vi racconterò una mia esperienza di viaggio.

Anche se non si tratta di un vero e proprio diario, in quanto lo sto scrivendo a distanza di anni e quindi con una forte rielaborazione data dal tempo, vi renderò partecipi di quella che fu la mia esplorazione di uno dei sentieri più famosi del nostro appennino: “La via degli Dei”.
La via degli Dei è un percorso escursionistico che collega Bologna e Firenze, passando attraverso gli Appennini. All’epoca del viaggio, nel 2007, avevo percorso la strada tra Bologna e Firenze centinaia di volte, sia in macchina che in treno. Il mio ragazzo di allora (attualmente mio marito) in quel periodo abitava a Firenze e si stava per trasferire a Bologna. Dopo anni in cui si parlava di affrontare questa impresa, decidemmo di partire e di collegare le nostre strade e le nostre vite anche con questo lungo viaggio a piedi.

Qualche tempo prima avevamo trovato tra vecchie riviste di mia madre una carta guida pubblicata da AIRONE, in scala 1:40.000, all’interno della quale trovammo tutte le informazioni necessarie per percorrere i 124 km della Via degli Dei, dalle altimetrie, ai tracciati, fino ad indicazioni sui rifugi e i bar e i ristoranti lungo il percorso, con tanto di numeri di telefono. Approfittammo del ponte tra il 25 aprile e il 1 maggio e di un clima che più che primaverile sembrava estivo.

Il primo giorno il percorso fu relativamente semplice, dopo aver attraversato la città di Bologna ed il Parco Talon, oltrepassammo i Prati di Mugnano e per la notte andammo a dormire al B&B Nova Arbora, nel quale trovammo una splendida accoglienza e i preziosi suggerimenti dei proprietari.
Il secondo giorno dopo una abbondante colazione, con torte fatte in casa, ci dirigemmo verso Brento (piccolo paesino alle pendici dell’interessante Contrafforte Pliocenico), e quindi verso Monzuno, camminando per alcuni tratti lungo una via provinciale, unica nota stonata di questo viaggio. La sera ci ospitò il parroco di Monzuno e per cena andammo a mangiare all’economica pizzeria del paese.
Il terzo giorno è stato dal punto di vista paesaggistico il più emozionante e bello. Dopo aver seguito la linea del crinale tra le valli del Setta e del Savena, attraversando boschi ed ampi pascoli, giungemmo a Madonna dei Fornelli. Da qui ci dirigemmo verso la Futa, incontrando pezzi di antichi tracciati, con il selciato romano della via Flaminia Militare in mezzo ai fitti boschi. Per la cena e per la notte ci fermammo in una Locanda-Osteria nella frazione di Traversa a pochi km dal Passo della Futa.
Il quarto giorno risultò essere il più duro. Nei miei ricordi mi sembra di aver camminato per 50 km, sbagliando strada innumerevoli volte, affrontando salite e discese impervie. Arrivati a San Piero a Sieve, la nostra strada giornaliera non era ancora giunta a termine, in quanto l’albergo del paese era tutto esaurito, e trovammo accoglienza 10 km più avanti, nella parrocchia di Santo Stefano di Campomigliaio.
Il quinto giorno, nonostante le gambe doloranti, ci dirigemmo verso il convento di Monte Senario di prima mattina, per poi proseguire verso Fiesole e giungere in fine a Firenze per essere finalmente accolti e coccolati dalla famiglia di mio marito.

Questo viaggio di cinque giorni ha modificato il modo di vivere le mie, ma per meglio dire, le nostre vacanze. Da qui è nato un nuovo interesse verso la natura, e le sue bellezze da assaporare e guadagnare passo a passo.

Redazione Blog IT.A.CÀ
Alice Morotti