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Intervista a Guerino Nisticò | Associazione Riviera e Borghi degli Angeli

Cari amici viaggiatori e viaggiatrici,

siamo oggi in compagnia di Guerino Nisticò, responsabile della comunicazione dell’Associazione degli Operatori Turistici “Riviera e Borghi degli Angeli, rete turistica territoriale della Calabria Ionica.

L’associazione coinvolge un gruppo eterogeneo di aziende locali che operano nel settore dei servizi turistici con lo scopo di tutelare e valorizzare, in chiave turistica-culturale, tutte le risorse del territorio che vanno dal comprensorio dall’Antica Kaulon (Monasterace) all’Antica Skylletion/Scolacium (Squillace e Roccelletta di Borgia), dalla Valle dello Stilaro (Stilo, Bivongi, Pazzano e Guardavalle) a San Floro (Nido di Seta), passando dall’entroterra ionico e serrese caratterizzato da antichi borghi medievali e da numerose bellezze naturalistiche caratterizzate, in pochi chilometri quadrati, dalla presenza di spiagge bianche e lunghe con un mare blu cristallino, colline verdi, montagne, percorsi naturalistici, “fiumare”, laghi e cascate. Autenticità, turismo lento ed esperienziale, rispetto per l’ambiente e per i suoi abitanti sono i concetti chiave che Guerino e l’associazione “Riviera e Borghi degli Angeli” vogliono diffondere con le tante iniziative promosse da tour brevi della durata di un weekend a itinerari più lunghi alla scoperta della natura e della cultura dei luoghi.

Come è nata l’idea di creare questa rete, quali risultati positivi avete riscontrato nel corso degli anni, e quali sono stati i maggiori ostacoli da superare? 

L’A.Op.T. “Riviera e Borghi degli Angeli” nasce nella primavera del 2014 grazie all’iniziativa di un gruppo di giovani operatori turistici di Badolato. Il lancio dell’idea-progettuale del marchio unico territoriale, proposto prima agli operatori locali e poi agli Enti Pubblici del territorio, è servito anche per avviare un percorso di discussione e formazione che sta portando oggi alla costruzione di una partnership territoriale tra privati che ambisce a definire meglio il distretto turistico territoriale per il rilancio e lo sviluppo dell’area ionica in cui operiamo.  La Calabria, segnalata oggi a livello mondiale come destinazione turistica, può diventare concretamente meta delle nuove tendenze del turismo internazionale, che privilegiano le esperienze, la natura, la relazione con i luoghi, l’incontro con le persone e con il loro vissuto di tradizioni, costumi e cultura. La suggestione dell’ identità storica viene posta in alternativa alla vacanza “commerciale” del classico un villaggio turistico. Lavoriamo da tempo per costruire un’offerta turistica di qualità, integrata e diversificata, con formule innovative di ecoturismo e di turismo esperienziale, religioso, culturale ed enogastronomico, capace di trovare il suo giusto e riconosciuto spazio anzitutto nell’offerta turistica regionale e, parallelamente, nel variegato mercato turistico internazionale. Proponiamo un modello, quello dei Paesi Albergo – Ospitalità Diffusa, che non può prescindere dal fondarsi sulle peculiarità del territorio di riferimento, dalle sue diverse dimensioni naturalistiche. Per noi il Turismo è una speciale “industria” di emozioni, esperienze e felicità!

Come vi interfacciate con questa realtà? Pensate sia possibile coinvolgere anche i “nuovi arrivati” nell’azienda turistica o, per lo meno, tenerne conto in un concetto di “autenticità” innovativo?

La nostra associazione ambisce a condividere la propria esperienza nel territorio suddetto e per noi denominato di “Riviera e Borghi degli Angeli” abbracciando la fascia costiera e l’entroterra del basso ionio calabrese e serrese da Monasterace, Stilo, Pazzano e Bivongi fino a Squillace, Roccelletta di Borgia e San Floro, passando per Serra San Bruno e Soverato. Un vasto territorio che fa sì che l’offerta turistica, sostenibile e di qualità, integrata e diversificata, possa essere impiantata sulle quattro dimensioni naturalistiche: mare e spiagge, colline e borghi, montagne con fiumi, laghi e cascate. 
La nostra idea, – come accaduto negli anni passati a Badolato borgo – è, inoltre, che i nostri territori diventino luoghi da riabitare e rigenerare, grazie anche a  “nuove ritornanze e arrivanze” di cittadini italiani e stranieri, con l’obiettivo di trasformarsi prima ancora che in destinazioni turistiche in vere e proprie “destinazioni umane”.

Come pensate sia possibile evitare la sempre più temibile deriva del turismo di massa?

Il nostro obiettivo è quello di accrescere la capacità di penetrazione delle imprese partecipanti sul mercato turistico culturale nazionale ed internazionale. Per arginare la deriva del turismo di massa, intercettando verso il nostro poco conosciuto territorio “flussi turistici” di qualità, è importante avere un programma comune grazie al quale la rete potrà sviluppare azioni e strategie nei diversi ambiti del turismo, diversificando e destagionalizzando l’offerta e provando a lavorare lungo tutto l’intero anno. L’obiettivo è anche quello di sottoscrivere protocolli d’intesa con Enti pubblici e privati, fondazioni, centri di ricerca, scuole e università, associazioni e organizzazioni europee, operanti nei settori d’interesse individuati dalla rete sia in Italia che all’estero ed operare in partnership Pubblico – Privato per incrementare qualità ed efficienza dei servizi, attirare capitali, stimolare l’innovazione e favorire processi di crescita del territorio, sottoscrivere intese e gemellaggi con altre reti, borghi e città in Italia e all’estero per scambio e interscambio di visite ed “esperienze” turistico-culturali e progetti comuni da sviluppare in partenariato anche sul fronte della progettazione europea. “Fare sistema”, insomma, era e resta la parola chiave abbinata ad un lavoro paziente e dal basso capace di coinvolgere, nella costruzione della rete-distretto turistico, tutti i protagonisti dello sviluppo economico territoriale. Puntiamo, dopo diversi tavoli tematici zonali realizzati negli scorsi mesi, a costruire relazioni e partnership virtuose improntate ad una logica di co-progettazione e di reciproco impegno.

Noi siamo e vogliamo continuare ad essere “comunità locale attiva” ed in tal senso era e resta sempre importante coinvolgere le nostre comunità locali nella co-progettazione e co-promozione di “marketing territoriale” e nella presa di coscienza e consapevolezza delle potenzialità e ricchezze, in chiave turistico-culturale, del nostro territorio di riferimento con tutte le sue peculiarità e tipicità. Questo può e deve avvenire attraverso il modello-progetto di Ospitalità Diffusa e di economia circolare che valorizza e qualifica realmente il territorio con le sue peculiarità naturalistiche e paesaggistiche, con le sue bellezze architettoniche-storico-artistiche e con il suo notevole patrimonio umano vocato alla “filoxenia”, con uomini, donne e bambini con una naturale indole accogliente ed ospitale.  In alcuni nostri borghi, in passato a rischio spopolamento ed abbandono, questo tipo di idee-progettuali ha infuso fiducia ad una nuova e crescente comunità interculturale composta oggi da cittadini storici autoctoni, migranti, emigrati, turisti e viaggiatori, nuovi cittadini (soprattutto stranieri provenienti dal Nord Europa), tutti impegnati in nuove formule di interazione virtuosa e propositiva per riabitare, rivitalizzare e dare un nuovo senso ai luoghi.  

 Noi ci sentiamo parte attiva ed interessata di questo tipo di comunità e di questo “Genius Loci” che ci aiuta, da sempre, a resistere ed andare avanti con pro-positività e determinazione. Oggi è la nostra prospettiva di lavoro e crescita e ci stiamo investendo tanto, perché ci crediamo fin dal primo giorno in cui abbiamo deciso di impegnarci attivamente proponendo questo progetto turistico.

 Noi ci sentiamo parte attiva ed interessata di questo tipo di comunità e di questo “Genius Loci” che ci aiuta, da sempre, a resistere ed andare avanti con pro-positività e determinazione.

Questa è la vostra prima partecipazione al Festival IT.A.CA, e noi siamo molto contenti di poter dialogare con voi. Cosa vi porterete a casa da questa recente collaborazione?

La nostra partecipazione al Festival IT.A.CA, assieme ai tanti partner di “Calabria di Mezzo”, è stata una bella esperienza che ci aiuterà ad ampliare il nostro lavoro di rete, tra nuove collaborazioni e partnership, in tutto il territorio ionico e regionale. Una tappa, quella calabrese, che ci ha offerto l’opportunità di prendere coscienza e consapevolezza del  fatto che eravamo e siamo sulla strada giusta ma che bisogna ancora lavorare tanto senza sosta e con determinazione. Siamo nati da un’idea forte di “restanza” e su un più ampio progetto di “restanza glocal” continueremo a lavorare.

Ci vediamo nel 2020. Grazie a voi e a tutto lo staff nazionale di IT.A.CÀ…

Blog IT.A.CÀ
Irene Pinto

 

La ‘Restanza Urbana’ | Intervista a Francesca Giglione (IT.A.CÀ Trieste e Gorizia)

Un nuovo esordio per il Festival IT.A.CÀ: il 6 e 7 settembre, infatti, l’unico Festival in Italia sul turismo responsabile e sostenibile debutterà in Friuli Venezia Giulia, dividendo i suoi eventi tra Trieste e Gorizia.

Organizzata da La Collina Cooperativa Sociale, la nuova tappa del Festival ci racconterà la realtà del suo territorio e il suo modo di concepire la Restanza, attraverso le sue buone pratiche di inclusione, di promozione della cittadinanza attiva e di accoglienza. Le identità di Trieste e Gorizia, in particolare, sono fortemente legate a quella che fu definita ‘Rivoluzione Basagliana‘: portata avanti dallo psichiatra Franco Basaglia alla fine degli anni ’80, essa cambiò definitivamente il modo di concepire gli istituti di sanità mentale in Italia e nel mondo, attraverso un approccio più umano e inclusivo nei confronti di chi soffre di malattie mentali.

Francesca Giglione

A parlarci di come la rivoluzione Basagliana attraverserà le attività del Festival e di cosa vedremo in questa due giorni in FVG è Francesca Giglione, coordinatrice della tappa di Trieste e Gorizia, collaboratrice per La Collina e Radio Fragola e studentessa in Diplomazia e Cooperazione Internazionale all’Università degli studi di Trieste.

Quando mi sono imbattuta ne “La Collina” ho capito che questa cooperativa sociale poteva accogliere nel giusto modo questo Festival. La Collina agisce infatti quotidianamente nel rispetto del contesto e delle realtà con cui opera costruendo reti di relazione tali da rispondere ai bisogni della comunità offrendo opportunità di crescita economica sociale e culturale” ci dice Francesca, che risponde oggi alle nostre domande.

Dopo la cosiddetta ‘Rivoluzione Basagliana’ che cambiò per sempre il modo di concepire i servizi di sanità mentale, Gorizia diventa un’eccezione, un esempio in Italia e nel mondo. In cosa consistono gli itinerari basagliani che proponete per la vostra tappa del Festival?

Giorgio Liuzzi e Arturo Cannarozzo, membri dello staff che si occupa degli itinerari basagliani presso la Cooperativa La Collina, mi raccontano come a Trieste, e in parte anche a Gorizia, c’è stato un processo di “Restanza urbana”: un processo di rigenerazione urbana di quello che una volta era il manicomio, quindi luoghi dove le persone venivano dimenticate dalla città. In qualche modo, con il processo di deistituzionalizzazione, si è cercato di giocare sugli spazi per sviluppare una storia personale. Il Turismo qui è stato scelto come motore di integrazione e scambio di buone prassi per far conoscere quel che è avvenuto.

Il manicomio consisteva nel tentativo, da parte di un’istituzione totale, di annientarti come uomo e come individuo privandoti della libertà e identità personale. Qui Itinerari Basagliani vuole proprio affermare la Resistenza di queste persone, di Franco Basaglia e del suo staff, in una Rivoluzione che consiste proprio nel ridare libertà, dignità e nuova vita.

Franco Basaglia

Gorizia e Trieste sono le prime città del FVG ad abbracciare il concept del turismo responsabile. Quella del turismo responsabile può essere considerata un’altra rivoluzione per questo territorio e perché?

Il territorio del Friuli Venezia Giulia ha già un alto impatto turistico. Un esempio lampante può essere quello dello Slowtourism finanziato dal Programma europeo per la cooperazione transfrontaliera Italia-Slovenia, dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dai Fondi nazionali. Prendendo spunto dalle parole del Professor Moreno Zago (responsabile del gruppo di ricerca di Slowturism, docente di Sociologia del Turismo, Sociologia delle Relazioni Internazionali e Sociologia dei Confini all’Università di Trieste) descriviamo quella che è una nuova filosofia di viaggio realizzata grazie al turismo lento e di qualità: la valorizzazione e promozione di itinerari turistici slow tra l’Italia e la Slovenia.

Ilaria Bastiani, ciclo viaggiatrice e referente della Cooperativa La Collina per le aree dell’isontino, evidenzia anche il valore dello Slow Collio: un itinerario che attraversa zone famose per la produzione vinicola, tramite percorsi ciclo-pedonali promossi da un tipo di turismo responsabile e sostenibile. Nel goriziano i progetti di cooperazione transfrontalieri con la Slovenia, attivi grazie al GECT (Gruppo Europeo di Collaborazione Territoriale), ricoprono una buona parte degli investimenti economici. Per queste ragioni, parlare di rivoluzione dal punto di vista turistico sarebbe errato, poiché è una regione che attrae e vuole attrarre un determinato tipo di turismo.

Confrontando le diverse realtà attive sul territorio emerge come la rivoluzione nell’approcciarsi a questo festival consista in una nuova apertura e riscoperta di noi. Qui capita di vivere il turismo quasi in forma individuale: IT.A.CÀ diventa quindi per noi occasione dove sedersi tutti intorno ad uno stesso tavolo, accomunati dagli stessi valori, riproponendosi in una nuova dimensione nazionale.

Edificio nel Parco San Giovanni a Trieste

Quali necessità del territorio e della sua comunità hanno spinto a creare una tappa del Festival proprio qui e quali benefici sociali ed economici può portare la promozione di un turismo responsabile e sostenibile sul territorio?

Per rispondere a questa domanda ho deciso di incontrare Perazza Franco, ex direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Gorizia e componente dell’Assemblea del GECT.

Franco evidenzia come, una volta venuti a conoscenza di quello che è questo festival, è parso subito interessante parteciparvi, soprattutto per una città e una regione che è sostanzialmente immobile. Gorizia in modo particolare è una città vecchia che ha difficoltà ad immaginarsi un futuro. Fortunatamente, ci sono molti giovani che hanno una spiccata sensibilità per diversi aspetti sociali e ambientali. A questo punto, il festival qui risulta essenziale e di grande valore.

Tutta la regione è una regione di confine. Un tema, quello del confine e del rapporto con gli altri, che determina la sua identità. L’esperienza del GECT mette in forte contatto la popolazione italiana con quella slovena. Un festival che si ispira a questi valori, di vicinanza all’altro, ci è parso subito molto importante, ancor di più se legato a quella che è l’unicità e particolarità della storia basagliana nei due parchi (Parco San Giovanni a Trieste e Parco Basaglia a Gorizia).

I benefici sono sicuramente legati alla possibilità di sviluppare un tipo di cultura e allo stesso tempo favorire una conoscenza del territorio che per alcuni aspetti è sconosciuto perché periferico. La voglia è quella di restituire interesse e potenziale al territorio, smuovendo la comunità (soprattutto goriziana) e facendo l’uscita da questa condizione depressiva di quasi rassegnata decadenza che vive, grazie ad un tipo di turismo niente affatto scontato e portatore di valori con benefici per chi viene ma anche per chi accoglie. Cerchiamo di far emergere una solidarietà politica e sociale diffusa, poiché si tende ancora a polarizzare la regione, con grosse competizioni che creano conflitti.

Il festival qui permettere di valorizzare ogni storia senza sminuirne un’altra. La parola Restanza ci era apparentemente sconosciuta ma, soffermandoci sull’intrinseco significato che essa racchiude, ci rendiamo conto di come forse non saremo abituati a parlarne, ma certamente a viverla! La leggiamo un po’ come la parola chiave o simbolo della rivoluzione che questo territorio ha vissuto e vive: IT.A.CÀ non è ancora arrivata qui ma ci sta già insegnando qualcosa di noi.

Ingresso di Parco Basaglia, Gorizia

Anche in Friuli Venezia Giulia si sta verificando lo spopolamento delle zone montane. Che tipo di “restanza” è possibile proporre per incentivare le comunità montanare a reinvestire sul proprio territorio e su sé stessi?

Per capire quali siano le migliori tipologie di Restanza decido di incontrare Margherita Bono, sociologa di formazione ora coordinatrice del progetto di salute e sviluppo di comunità che agisce nelle micro-aree, sintetizzabile come “Territori in Azione”.

Margherita ci racconta come tutta l’area triestina sia in spopolamento. In dieci anni la popolazione nelle aree urbane è diminuita drasticamente; vero è che la situazione nelle città è differente rispetto a quella montana. L’esperienza di Margherita ci permette di avere un quadro generale in grado di descrivere le situazioni di fragilità. Quel che permette di riattivare le risorse, e creare Restanza tramite il rinnovamento e la crescita, è una presenza dedicata.

Serve qualcuno, anche da parte delle istituzioni, che sia presente nel territorio. Una figura, non per forza singola ma anche un gruppo, che dia una presenza continuativa, tessendo relazioni e nuovi punti di vista. Se giocata in maniera aperta, può davvero aiutare ad essere un incubatore di progetti e possibilità da svilupparsi poi nel sistema. Un sistema che magari non dà risposte nell’immediato alle esigenze, ma che dà fiducia e che innesca nei soggetti l’idea che qualcosa si può fare.

Parco San Giovanni, Trieste

Altrettando valide, ed essenziali, sono le parole del professor Giovanni Carrosio: membro del gruppo di supporto alla Strategia Nazionale per le Aree Interne e membro della Società Europea di Sociologia Rurale.

Giovanni porta una riflessione circa la popolazione giovane residuale: in molti comuni, più del 40% della popolazione ha più di 65 anni. Quindi, prima ancora che di Restanza, sarebbe corretto parlare di “Riabitare”. Negli ultimi 4 anni, tramite il lavoro svolto con Strategia Nazionale per le Aree Interne, sono state selezionate 72 aree in tutta Italia dove le comunità marginali non sono state indicate dai classici indicatori di natura economica, bensì in base alle capacità dei cittadini, ovvero se e come i cittadini sono in grado di accedere ai diritti di cittadinanza.

Le aree sono state mappate tramite la distanza che i cittadini devono percorrere per raggiungere il primo ospedale che abbia un punto nascita, il primo comune con offerte di scuole secondarie superiore e il primo comune con una stazione ferroviaria. Quindi la mancanza di sviluppo è stata valutata con un nuovo modello: quello dove manca la capacità di esercitare appieno i diritti di cittadinanza.

Una strategia per far restare le persone sul territorio consiste nell’investire sui servizi alle persone con una logica molto simile a quella delle micro-aree: costruire politiche rivolte ai luoghi e mappare i fabbisogni di comunità che emergono in questi luoghi dando risposte territorializzate (cosa ancora molto difficile). Alcuni esempi già realizzati sono gli asili nel bosco, l’ostetrica di comunità e simili.

Dunque, cosa serve per fare Restanza?

Per fare Restanza dev’esserci un livello essenziale di cittadinanza, quindi di servizi minimi garantiti indipendentemente da dove si vive (che ci ricorda essere un po’ quello che afferma l’articolo 3 della nostra Costituzione, dove tutti devono avere diritti sostanziali indipendentemente dal reddito o etnia, ma a cui aggiungiamo che questo avvenga anche indipendentemente dal luogo in cui abiti, poiché questo influisce sull’accessibilità).

In ultimo un’importante riflessione: dobbiamo fare qualcosa perché le persone restino lì o dobbiamo fare qualcosa perché le persone decidano in piena libertà e autonomia dove andare a vivere?
Un tipo di Restanza potrebbe essere quella di vedere questi territori come spazi liberi quindi come laboratori di nuovi modelli di sviluppo.

 

Blog IT.A.CÀ
Giovanni Nolè

La Restanza come rivoluzione | Intervista a Ricardo Stocco di IT.A.CÀ Calabria di Mezzo

Care amici viaggiatori e amiche viaggiatrici,

La prima, emozionante volta di IT.A.CÀ Festival del Turismo Responsabile nelle terre della Calabria di Mezzo è ormai alle porte dal 21 giugno al 7 luglio.

Eventi storici, enogastronomici, sportivi, culturali e teatrali, oltre a tanti convegni e itinerari da scoprire, si snoderanno attraverso i territori dell’entroterra calabrese dal 21 giugno – giorno in cui verrà inaugurato il Festival a Tiriolo (CZ) – al 7 luglio, all’insegna del concetto della Restanza, il cui “padre”, l’antropologo Vito Teti, che sarà ospite di questa prima tappa, deve le proprie origini proprio a queste terre calabresi da riscoprire e valorizzare.

Ricardo Stocco

A presentarci la genesi e le prospettive dello snodo calabrese del Festival IT.A.CÀ è Ricardo Stocco, archeologo dell’Università di Padova, che dal 2014 ha diretto e coordinato i lavori nell’area archeologica di Gianmartino, a poche centinaia di metri dal centro di Tiriolo. L’intervento archeologico in questione ha fatto emergere una straordinaria scoperta: sotto il campo su cui furono effettuati gli scavi, un pezzo di città antica risalente al terzo secolo avanti Cristo, il cosiddetto “Palazzo dei Delfini“, è venuto nuovamente alla luce dopo secoli di buio.

Questo episodio ha profondamente sconvolto la vita di comunità di Tiriolo, con la popolazione locale che ha visto in questi scavi un’opportunità di valorizzazione del territorio senza precedenti. Un’occasione, per chi Resta, di far fruttare questa fortuna e di investire sul proprio borgo: da questo entusiasmo collettivo è nata Scherìa Comunitá Cooperativa di Tiriolo, la quale, attraverso il progetto “TirioloAntica”, si pone l’obbiettivo di gestire e rigenerare il patrimonio culturale locale, costruendoci sopra una nuova economia basata sulla valorizzazione del territorio e sulla coesione della comunità locale, che finalmente decide di rimanere piuttosto che di partire.

Qual è stato il processo che ha portato alla creazione della Cooperativa di Comunità Scherìa e qual è la sua mission?

Schería nasce formalmente nel novembre del 2016, sulla spinta dell’entusiasmo generato dalla scoperta del sito archeologico di Gianmartino di Tirolo, avvenuta nel 2015, e della sua valorizzazione in Parco archeologico urbano, nell’aprile 2016. Quel pezzo di Tiriolo antica ha animato la Comunità, alimentando il bisogno e la voglia di tramutare il proprio patrimonio culturale in un’occasione reale di crescita socio-economica.

Su tale base, Schería si è sin da subito posta la medesima mission per tutte le forme del patrimonio della Comunità: dal patrimonio eno-gastronomico a quello naturalistico, dal patrimonio umano-sociale alle sue varie declinazioni artistiche ed artigianali.

Palazzo dei Delfini

La Calabria è una regione storicamente colpita da dinamiche illegali che segnano quotidianamente il tessuto culturale, civico e politico: che valore ha sviluppare un progetto come “TirioloAntica” in questa terra e come si ricollega all’obiettivo di rilanciare il territorio di Tiriolo nel mercato turistico?

In premessa va detto che Tiriolo è uno di quei rari contesti estranei alle dinamiche illegali dichiaratamente mafiose. L’immagine che a volte si ha di una Calabria interamente e costantemente esposta a questo tipo di fenomeni viene rapidamente scardinata in chi visita questa Comunità e questo territorio. Per cui sicuramente Schería e il suo progetto TirioloAntica non hanno incontrato gli stessi ostacoli che avrebbero incontrato in altri contesti della Calabria.

Ciò nonostante appare oggi chiaro ai nostri occhi che, proprio perché incentrato sulla promozione culturale e turistica, TirioloAntica deve comunque fare i conti con alcune dinamiche non esclusivamente locali, dal momento che il confronto con il territorio regionale è d’obbligo. Proprio in tal senso, anche nella creazione della rete che è alla base di Calabria di Mezzo, si riscontra quotidianamente che le spinte, belle e virtuose, che arrivano dal basso, rischiano di spegnersi velocemente o di restare cattedrali nel deserto per l’assenza di una programmazione organica “di supporto” dall’alto.

Oltre a ciò, va ricordato che non è necessario operare in contesti interessati dalla criminalità organizzata per riscontrare problemi più genericamente culturali o mentali che certamente rallentano i processi virtuosi, rendono più difficile il raggiungimento di obiettivi altrove quasi naturali o scontati e impongono molto più tempo per riuscire a progettare e a sviscerare le cose.

Il rovescio della medaglia è che quasi quotidianamente si hanno segni e dimostrazioni del fatto che, anche un progetto semplice, quale può essere il  progetto di gestione di un piccolo museo archeologico e di un piccolo parco archeologico, come è TirioloAntica, in contesti problematici può diventare una vera e propria rivoluzione, in grado di intaccare alcuni dei principali atteggiamenti mentali su cui si basano le problematicità della Calabria.

La parte più difficile, per le Comunità e le Cooperative che intraprendono queste strade, comincia proprio quando si iniziano a concretizzare le occasioni di rottura e si deve scegliere fra gli equilibri di prima e la prospettiva di un domani diverso. È qui che anche processi virtuosi e buoni rischiano di ripiegarsi su strategie solo apparentemente innovative, ma nella sostanza uguali a quelle di sempre.

Quale può essere il valore aggiunto nel far parte della rete nazionale del festival IT.A.CÀ per il vostro territorio?

Il valore aggiunto è quello di poter acquisire in visibilità, ma non attraverso gli strumenti che tradizionalmente si adottano per cercare visibilità ‘turistica’, quanto piuttosto rivolgendosi ad un target particolare, molto sensibile a tematiche che ci stanno a cuore, quali la fruizione lenta e consapevole del territorio e delle sue persone.

Ciò permette, secondo noi, di veicolare il messaggio che c’è un’altra Calabria, fatta non solo di bei luoghi, ma anche di belle persone che da anni restano qui e resistono per sostenere e dare sviluppo a processo virtuosi. Non da ultimo, il Festival è stato per noi l’occasione per evidenziare (prima di tutto a noi stessi) che procedendo per campanili ed iniziative spot, non si va da nessuna parte, e che anche in Calabria si può cooperare, si può co-progettare.

Scherìa prende il nome dall’isola dei Feaci, citata da Omero nel viaggio che porta Ulisse verso Itaca. Proprio come Ulisse passò per Scherìa prima di raggiungere l’agognata meta, l’approdo del Festival IT.A.CÀ a Tiriolo può essere considerata una tappa importante per promuovere tra le istituzioni e i cittadini un turismo responsabile e sostenibile in Calabria?

Certo che sì. È in fondo quello che dicevamo prima. Il concetto è: non è necessario chiudersi nei villaggi turistici sulla costa e farsi portare in giro, in visite in modalità toccata e fuga, da enormi pullman. Ma si può scoprire la Calabria a piedi, in mountain bike, in gruppi piccoli o grandi, comunque sempre concedendo al territorio e al suo patrimonio il tempo che essi richiedono davvero.

Quale stimolo vi è alla base del modello di ‘restanza’ sviluppato a Tiriolo, connotato dallo stretto legame tra il territorio e la sua comunità che non vuole abbandonare la propria terra?

Lo stimolo alla base è il forte legame che i Tiriolesi hanno con i proprio luoghi. L’associazione fra Tiriolo e la Schería omerica non è inappropriata, da questo punto di vista. Certamente anche Tiriolo ha subito i processi di emigrazione e spopolamento delle aree interne dell’Italia, ma ancora molti sono i giovani che restano o che decidono di tornare.

Ancora molte sono le persone che vivono la storia, la tradizione e il territorio della Comunità in modo sentito e partecipato. Proprio su questa base abbiamo provato a sviluppare un modello di restanza basato sul concetto ‘di tutti, davvero‘ che, nel caso del patrimonio archeologico, vuol dire scavi aperti, non reinterrati, museo gestito dall’impresa di Comunità, che si riapre alla co-progettazione, anche insieme a soggetti esterni all’impresa medesima.

Nel caso del patrimonio artigianale vuol dire: non al chiuso della bottega, ma anche per i bambini ed i laboratori didattici. Nel caso del patrimonio diffuso vuol dire anche con corsi interni di autoformazione, perché tutti si sentano in diritto e in dovere.

Solo così la restanza non è una casualità ma una scelta. Naturalmente, a ciò abbiamo provato ad associare una forte integrazione con il contributo ‘dell’altro’, dell’esterno, che può arricchire il processo non solo se ha competenze specifiche ma anche per il semplice fatto di mettere in campo punti di vista e porre punti interrogativi diversi da quelli a cui è abituata la Comunità.

Ringraziamo Ricardo per l’intervista e vi consigliamo assolutamente di partecipare a questa prima importante tappa. Di seguito trovate il programma completo degli eventi dedicati al turismo responsabile in Calabria > Evento fb | Programma 

Buon festival a tutti/e 🙂

Blog IT.A.CÀ
Giovanni Nolè

La nuova frontiera del Turismo Dolce | Intervista ad Anna Donati (Alleanza Mobilità Dolce)

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici

Anna Donati, Portavoce Alleanza Mobilità Dolce

oggi nel nostro blog parliamo di viaggio lento e di come viaggiare in modo sostenibile alla scoperta del territorio, uno dei temi fondamentali di IT.A.CÀ. A questo proposito, presentiamo l’avanguardistico progetto dell’Alleanza Mobilità Dolce, in compagnia della sua portavoce Anna Donati.

Cosa si intende per “turismo dolce” e cosa ha reso possibile la realizzazione di un progetto avanguardistico e complesso come il vostro?

Anche in Italia, piano piano, sta crescendo la voglia di mobilità dolce a piedi, in bicicletta o su di una ferrovia turistica. Si sta affermando l’idea che il viaggio non è solo uno spostamento da fare velocemente per arrivare a destinazione, ma è turismo “esperienziale” per curare il proprio benessere e dare valore al tempo e per vivere a stretto contatto con la natura. La nostra esperienza come Alleanza per la Mobilità Dolce nasce dal lavoro di molte associazioni nazionali e locali che da anni si sono impegnate su questi temi: chi ha promosso l’utilizzo di ferrovie turistiche, chi la crescita dei cammini per la mobilità in bicicletta e le greenways, per la crescita dei treni locali.

Ci si è impegnati anche per lo sviluppo dei comuni “virtuosi”, per la sostenibilità, per la scoperta di Borghi Autentici d’Italia, delle loro bellezze e unicità, e sono sorte anche Associazioni per la tutela di parchi ed oasi. Fa parte, infine, della Alleanza chi si occupa di turismi come il Touring Club Italiano, Tezze di Mezzo e A.I.T.R che lavora per un turismo responsabile. Riassumendo possiamo dire che ci sono tre mondi dentro AMODO: la rete di mobilità dolce, la promozione di borghi, aree interne e natura, e il turismo sostenibile. Sono 28 le Associazioni che hanno promosso l’Alleanza e già un’altra decina hanno aderito al nostro Manifesto. Ci siamo messi insieme per integrare idee, cultura e progetti, per fare massa critica verso le istituzioni, per far conoscere ai cittadini/e questa novità del turismo dolce.

Ciclovie, cammini, greenways, ferrovie turistiche e locali, strade bianche e strade a scarso traffico: come si configura la valorizzazione del territorio promossa dall’Alleanza?

Questi percorsi e reti di mobilità dolce attraversano in genere aree interne a bassa densità e costituiscono un volano anche per il turismo sostenibile, l’accoglienza, l’artigianato, i beni storici ed i piccoli borghi italiani, la natura ed i parchi. Sono una opportunità di crescita intelligente, di rigenerazione del territorio e fruizione dei percorsi naturali.

Diventano anche un modo concreto per evitare l’abbandono del territorio e contrastare, anche grazie alla manutenzione delle reti, dei sentieri, dei manufatti, delle strade bianche e delle ferrovie, il dissesto idrogeologico del paese.

Un altro elemento importante è la funzione di “ricucitura” che queste infrastrutture verdi possono determinare sugli spazi naturali, come parchi, riserve, oasi, anche per indurre una accessibilità coerente con la sostenibilità, la riduzione dei gas serra e dell’inquinamento.

In che modo la riscoperta di queste vie può agevolare la valorizzazione del territorio locale e favorire la restanza degli attori turistici locali?

La mobilità dolce può dare valore ai piccoli borghi ed alle aree interne, come punta a fare anche la nuova Legge approvata nel 2017 per i piccoli comuni. A ridosso alle reti dei percorsi sia stradali che ferroviarie vi sono anche interessanti manufatti che possono essere recuperati e legati alle attività di promozione ed accoglienza.

Come nel caso del progetto Cammini e Percorsi, gestito dall’Agenzia del Demanio e che punta alla riqualificazione e riuso di immobili pubblici situati lungo percorsi ciclopedonali e itinerari storico-religiosi. L’obiettivo del progetto è riutilizzare gli immobili pubblici come servizi e esperienze autentiche per camminatori, pellegrini e ciclisti, in linea con la filosofia del viaggio lento.

Diversi operatori privati si stanno aprendo a queste attività con la fornitura di servizi, con proposte integrate di accoglienza del pellegrino che cammina, di trasporto bici, assistenza e ciclofficine, con la vendita delle eccellenze del territorio, con guide turistiche ed ambientali.

Stanno nascendo dunque piccole economie locali legati alla mobilità dolce molto interessanti, come sta crescendo l’Associazione Italiana per il Turismo Responsabile, che riunisce un centinaio di queste esperienze.

Quali sono gli eventi e/o gli itinerari che avete proposto al pubblico per sensibilizzarlo e fargli fare esperienza del genere di turismo sostenibile da voi promosso?

Premetto che l’Alleanza è una rete che mette insieme le esperienze ed il lavoro di tante associazioni. Sono quindi loro a proporre progetti, eventi ed itinerari che possiamo riunire in tre ambiti: chi promuove i cammini e qui abbiamo la Rete dei Cammini che riunisce 28 percorsi di grande interesse, tra cui il Cammino Minerario di Santa Barbara, la via Romea germanica, la via di Francesco e la via Micaelica. O la collaborazione con l’Associazione della via Francigena, che è tra i nostri patrocinatori.

Il secondo tipo di eventi sono legati alla promozione della bicicletta e qui un grande lavoro è svolto da ARI Randonneur, i pedalatori che utilizzano strade bianche ed a basso traffico, con una mappatura del territorio molto accurata. Lavoriamo anche per la realizzazione delle Ciclovie Turistiche Nazionali e siamo in rete con molte associazioni di promozione della bicicletta nelle aree interne come il progetto ViviAppenninoTour.

A tutto questo, infine, va affiancato il grande lavoro per le ferrovie turistiche, di cui abbiamo ottenuto anche una legge nel 2017, con una lista di 18 ferrovie turistiche, in parte già avviate come il treno Natura della val D’Orcia, il Treno Blu sul lago d’iseo, la linea della Valle dei Templi, il trenino verde della Sardegna, la ferrovia Irpina da Avellino a Rocchetta SA. Ma anche la promozione di treni turistici sulle linee locali come può essere la linea ferroviaria Porrettana o la ferrovia Faenza-Firenze.

Molte di queste esperienze non sono un semplice viaggio lento ma sono quasi sempre abbinate con la conoscenza dei luoghi e del paesaggio, al cibo e alle tradizioni locali o a nuovi eventi culturali come lo Sponz Festival di Vinicio Capossela a Calitri.

Un nostro obiettivo è quello di integrare queste reti e questi progetti di accoglienza, promuovendo la collaborazione delle associazioni, in modo che sia possibile l’intermodalità dolce.  Per far scegliere al viaggiatore un’ esperienza di viaggio su misura dove può camminare, pedalare e usare il treno in modo integrato e semplice. Per questo stiamo lavorando ad un Atlante della Mobilità Dolce italiana, il cui progetto abbiamo presentato a Fa la cosa Giusta! il 9 marzo a Milano.

Cos’è la “la Primavera per la Mobilità Dolce” e come si inserisce la collaborazione con IT.A.CÀ nell’edizione 2019 di questo format?

L’Alleanza per la Mobilità Dolce promuove la Primavera per la Mobilità Dolce 2019, al 21 marzo al 21 giugno 2019 decine di eventi per chi ama pedalare, camminare, scoprire ferrovie e treni turistici, per immergersi nella cultura e nel paesaggio italiano. E’ un modo concreto per far arrivare il messaggio e le opportunità ai cittadini/e che hanno voglia di esserci e scoprire nuove opportunità, spesso proprio vicino a casa. Occasione per il lancio della Primavera è stat il convegno di AMODO del 9 marzo 2019 a Milano durante Fà la cosa giusta!, fiera sugli stili di vita sostenibili organizzata da Terre di Mezzo, dove abbiamo fatto il punto sulle esperienze innovative di mobilità dolce e turismo sostenibile.

Durante la Primavera si svolge il 4 e 5 maggio, la seconda Giornata Nazionale delle Ferrovie delle Meraviglie, dove antiche ferrovie e vecchi tracciati saranno valorizzati con treni storici, ferrovie turistiche o come greenways su cui camminare e pedalare.

A chiusura della Primavera 2019 faremo la consueta Maratona Ferroviaria, luogo i tracciati locali e linee complementari: un viaggio completamente fuori rotta nel nostro Belpaese.

Di recente è arrivata la proposta di A.I.T.R di collaborare nell’ambito della Primavera dolce anche al festival IT.A.CÀ studiando un evento comune e questa idea ci ha fatto molto piacere: stiamo riflettendo su come intrecciare eventi e percorsi.

Da tempo seguo questa vostra bellissima esperienza, capace di mobilitare, idee, giovani, territori, ed anche nuove parole e pensieri su cui meditare. La “Restanza”, il concetto da voi scelto per quest’ anno, è una magnifica idea per sostenere scelte di vita consapevoli, presidio del territorio e cura dei beni comuni. Anche la nostra filosofia e cultura ha questi orizzonti e questa visione.

Ringraziamo Anna per averci raccontato questo importante progetto e quindi non resta che augurarvi come sempre buon viaggio e che sia lento e sostenibile 🙂

Blog IT.A.CÀ
Arianna Piazzi 

Concorso immagine IT.A.CÀ 2019 | Tutte le illustrazioni

Cari viaggiatori e care viaggiatrici,

anche per questa edizione del Festival IT.A.CÀ, ormai giunto all’undicesimo anno di età, il concorso immagine è andato in archivio.

Come sempre, la storia del nostro Festival è contrassegnata da una forte e appassionata partecipazione della nostra community: il numero di persone che negli anni si sono interessate ed appassionate alla nostra proposta di un turismo “slow” si allarga e si arricchisce, man mano che i temi legati ad uno sviluppo responsabile e sostenibile del turismo in Italia diventano sempre più topici e sentiti.

Il nostro contest ha voluto dare a chi ci segue una piattaforma per esprimere questo senso di partecipazione, lasciando carta bianca alle menti creative di chi volesse declinare, in forma artistica, la propria idea di cosa è IT.A.CÀ e di cosa è oggi il turismo responsabile.

In particolare, abbiamo chiesto ai partecipanti di inviarci una foto o un’illustrazione che potesse rappresentare nei propri contorni il concetto di “Restanza”, in linea col tema scelto per l’edizione del Festival IT.A.CÀ 2019.

Ritenevamo importante, infatti, che le immagini partecipanti al concorso esplorassero il tema della “Restanza”, intesa non come inerzia e passiva rassegnazione, ma come scelta di vita consapevole, presidio attivo del territorio, prendersi cura dei luoghi come beni comuni. Impegno per un cambiamento che parte dalla comunità locale, dalle sue tradizioni e risorse, per uno sviluppo innovativo e sostenibile come nuova modalità di riscoperta e convivialità, di agire responsabile che stimola utopie quotidiane collettive.

Ringraziamo nuovamente a tutti gli artisti che hanno deciso di partecipare al contest, e lasciamo dunque ora spazio alle opere pervenuteci durante il concorso.

Blog IT.A.CÀ
Giovanni Nolè

La Guida delle Libere Viaggiatrici | Le qualità al femminile del viaggio

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici

avete già in mente il vostro prossimo viaggio e non vedete l’ora che arrivi il 2019 per partire?

Fra le nostre letture preferite da leggere e sfogliare durante le vacanze non poteva mancare “La guida delle libere viaggiatrici” di Iaia Pedemonte e Manuela Bolchini: un vademecum sui viaggi responsabili, socialmente utili, ecologici, originali quanto avventurosi, edito da Altrecomonia e uscito lo scorso 22 novembre in libreria.

La Guida delle Libere Viaggiatrici, edito da Altreconomia

50 percorsi raccolti per noi, dall’India al Madagascar, dalla Sicilia a Berlino, fino all’Himalaya. Tanti viaggi alla scoperta del mondo e di se stessi per dare valore a tutto ciò che ci circonda, all’ambiente, alle persone, al cibo, al cambiamento e, perché no, al silenzio che resta quando ci allontaniamo dai luoghi conosciuti per scoprire i territori poco battuti dai nostri piedi e dal nostro animo.

Fra i progetti segnalati dalle autrici c’è anche il Migrantour, un ventaglio di passeggiate nate per promuovere una nuova idea di turismo interculturale, a km 0. Gli itinerari urbani sono adatti a tutti, viaggiatori seriali e viaggiatori del week-end. È possibile prenotare la propria passeggiata direttamente online sul sito di Viaggi Solidali selezionando la città scelta, mentre per il Migrantour a Bologna dovete contattare l’associazione Next Generation Italy

Un libro che ci fa sognare, che ci parla di imprenditrici agricole, direttrici di musei, tour operator e di tante altre donne che amano il loro territorio, le loro tradizioni e amandole le valorizzano. Una riflessione sui viaggi al femminile che si compone di tante voci, quelle di blogger, scrittici, viaggiatrici che promuovono il turismo responsabile ed ecologico.

Un posto incantevole, un’emozione da riportare a casa, un buon numero di curiosità da scoprire, tante persone da incontrare (possibilmente persone che ti raccontano qualche storia sul luogo incantevole), la possibilità di muoversi nella natura, molti piccoli piaceri da sentire, toccare, gustare, sapere di aver fatto anche qualcosa di utile, con un po’ di ironia e un po’ di impegno. Qui sta la trama che lega le nostre pagine: queste sono le qualità “al femminile” di un viaggio – Iaia Pedemonte

Fra i regali che piacciono a chi viaggia non può mancare questa guida, quindi se avete ancora qualche pensierino da fare, non pensateci due volte!

…e come sempre viaggiate responsabili 😉

Blog IT.A.CÀ
Maria Teresa Amodeo

 

Cercasi volontari per viaggiare con IT.A.CÀ 2018 | Il primo festival in Italia che parla di turismo responsabile

Vuoi essere parte attiva nella realizzazione di un grande evento?
CERCASI VOLONTARI

Per il primo e unico festival in Italia che si occupa
di turismo responsabile e innovazione turistica 

“Il bagaglio più pesante è una borsa vuota”
Proverbio di viaggio 

«Il festival, come altre stupende iniziative di questa città, è una occasione per uscire senza meta e lasciarsi la libertà di seguire le occasioni di incontro, muoversi in percorsi nuovi, entrare in comunità che si creano attraverso legami di significato, persone occupate per gli stessi obiettivi, che propongono modalità diverse, spinti dall’idea che anche disobbedire possa essere un atto virtuoso, ecco, questa è la proposta pedagogica, riprendersi la città partecipando, fuori dallo schermo e alzando lo sguardo, perché così si può guardare più lontano, cosa che fa anche bene agli occhi. Magari anche facendo una esperienza di volontariato!»  Marcella Terrusi (Responsabile Itaca_Contest 2013)

Sono benvenute le candidature di chi dà disponibilità per le giornate dal 25 maggio al 4 giugno 2018 tra Bologna e l’Appennino. Le attività previste riguardano: organizzazione logistica, accoglienza, servizio informazioni, documentazione fotografica e video. Ci sarà un incontro conoscitivo a maggio prima del festival.

1°incontro mercoledì 9 maggio h18.30 presso L’Altro Spazio (via Nazario Sauro, 24f – BO)

Per info e adesioni scrivere a: volontaritaca@gmail.com
É obbligatorio allegare il curriculum vitae e una breve lettera di motivazione.
Vieni a conoscere il primo e unico festival in Italia che si occupa di turismo responsabile!

*Illustrazione in copertina di Roberta Cleopazio 
*Illustrazione cartolina IT.A.CA 2018 di Eliana Albertini 

Sonia Bregoli 
Responsabile Comunicazione

IT.A.CÀ investe 4.000 euro sul network del turismo accessibile bolognese

 Cari amici e care amiche di IT.A.CÀ,

oggi vogliamo aggiornarvi sul percorso che stiamo portando avanti, insieme alla community bolognese del turismo accessibile,  per migliorare la fruizione di tutta la Città Metropolitana da parte dei city users disabili.

Bike Trek – Val di Zena 2017

Il turismo accessibile è un tema molto sentito da noi del festival e vorremo continuare a sensibilizzare la società civile e le istituzioni riguardo alle esigenze delle persone disabili che percorrono ogni giorno il territorio metropolitano.

Per declinare questo tema, così importante non solo in ambito turistico, ma anche al livello sociale e culturale, IT.A.CÀ organizzerà una serie di iniziative volte a promuovere, far emergere e valorizzare il lavoro portato avanti dalle realtà che operano nel mondo della disabilità.

Oltre ad avere un impatto importante sul benessere cittadino e costituire un diritto indiscutibile di tutti, la necessità di garantire l’accessibilità universale emerge anche dai dati e dalle stime di ordine economico-turistico; infatti, secondo l’indagine “Osservatorio Vacanze Italiani” condotta da Doxa Europcar nel 2015,  quasi 10 milioni di persone in Italia riscontrano problemi di accessibilità. Si tratta di una domanda che al momento non trova una risposta adeguata da parte degli operatori turistici e il cui impatto sul PIL ammonterebbe a 11,7 miliardi di euro.

Mappa tattile della città di Bologna

IT.A.CÀ migranti e viaggiatori: festival del turismo responsabile è risultato tra i progetti vincitori del PTPL 2017 a Bologna. Il direttivo ha deciso di usare queste risorse economiche per valorizzare la rete del turismo accessibile, costituita dai partner che, da diversi anni, si occupano di realizzare gli eventi accessibili e inclusivi del festival.

Si tratta di 4.000 euro da investire nella realizzazione e la promozione di iniziative e  itinerari accessibili per diversi tipi di disabilità (motoria, visiva e uditiva). La valorizzazione di tali iniziative comporterebbe infatti, un miglioramento della fruizione della Città Metropolitana da parte di tutti i city users: sia da parte dei residenti che dei turisti.

La Skarozzata 2017

Nello specifico si intende ideare, realizzare e promuovere

  • Itinerari urbani ed extra urbani percorribili da persone in sedia a rotelle, attraverso mappe che riportino anche luoghi di interesse storico-artistico in grado di accogliere questo tipo di viaggiatori e viaggiatrici
  • Itinerari e visite guidate destinate a persone non udenti condotte da guide turistiche in grado di servirsi della lingua dei segni (LIS)
  • Itinerari per non vedenti e ipovedenti, con la creazione di apposite mappe e audio guide in cui siano segnalati anche i luoghi di interesse storico-artistico fruibili
  • Campagna comunicativa volta a rendere visibile la sensibilità della “Destinazione Bologna” nei confronti dei diversi portatori di disabilità

Mygrantour a cura di Next Generation Italy in collaborazione con La Girobussola

Vi terremo aggiornati sui prossimi sviluppi del lavoro della rete del turismo accessibile bolognese; in cantiere ci sono tante idee e iniziative: laboratori, workshop, seminari, itinerari e performance che saranno realizzati incentivando la collaborazione di tutta la community del turismo responsabile bolognese, grazie ad un network sempre più coeso, il cui obiettivo è quello di creare iniziative, eventi e spazi accessibili e inclusivi, perché l’accessibilità e l’inclusione sono diritti indiscutibili e non scelte opzionali!

Il blog di IT.A.CÁ
Simona Zedda

Segreteria IT.A.CÁ

 

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