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IT.A.CÀ spiega le vele verso nuovi orizzonti: tra l’Appennino bolognese e il mondo.

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici

a qualche decina di chilometri dal centro di Bologna, si trova Madonna dei Fornelli, una frazione del comune di San Benedetto Val di Sambro sull’Appennino bolognese, il luogo dove un tempo c’erano i carbonai che accendevano i fuochi e forgiavano le mura della città, oggi tappa d’obbligo della Via degli Dei.

Proprio qui, tredici giovani hanno fondato la cooperativa paese la “Foiatonda” per ridare nuova vita al territorio e valorizzare a pieno l’opportunità data al turismo dalla Via degli Dei, utilizzando il sapere di ciascuno e la voglia di condividerlo per lo sviluppo locale. 

Per questo, noi di IT.A.CÀ abbiamo deciso di celebrare con loro la giornata mondiale del turismo responsabile, il 2 giugno, insieme ai nostri ospiti internazionali, Marina Cruz Blasco – specialista di turismo sostenibile della Koan Consulting, Jean Marc Mignon – presidente dell’Organizzazione Internazionale del Turismo Sociale (OITS) e Maurizio Davolio – presidente dell’Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR), in visita a Bologna per conoscere il festival sul campo e portarlo in Europa.

Per raccontare loro cosa è IT.A.CÀ, il turismo di comunità e cosa vuol dire promuovere il “becoming” di una destinazione, facendone scoprire il fascino e l’esotico dietro casa, abbiamo preso il treno e ci siamo diretti verso la stazione di San Benedetto Val di Sambro. Da qui in poi, la nostra giornata di formazione, si è trasformata nell’accoglienza in una nuova casa.

 “Queste sono le mani di mia madre. Queste quelle di Tessa, mia nipote. E invece queste sono le mie, mentre provo a intrecciare un cesto di vimini!” 

Cosi Alessandra, membro della cooperativa, guida soffice, curiosa e sorridente del nostro viaggio, mi ha presentato il volantino della neonata cooperativa. Ci ha spiegato che è nata da una volontà comune di mettere insieme ognuno le proprie competenze per valorizzare il proprio territorio, ma soprattutto per migliorare anche se stessi insieme alla comunità.

La nostra prima tappa è alla Fattoria Ca’ di Monti da Jessica, una forza della natura. 24 anni, un velo di timidezza, lo sguardo fiero e una passione fluttuante nell’aria mentre ci parla di come abbia iniziato la sua attività 3 anni fa, recuperando il podere del nonno e arrivando ad allevare ad oggi 130 capre. Ogni giorno vive i ritmi della montagna, si prende cura delle proprie capre, studia ricette e crea formaggi che sono delle opere d’arte culinarie.

La salutiamo e proseguiamo verso il Borgo di Qualto, dove il tempo deve essersi fermato. Un abito appeso pronto per la Comunione. Una fontana con l’acqua che scorre lenta. Un’osteria appena riaperta, simbolo di rinascita per l’Appennino. Degli anziani bevono un vino. I sassi e le case vorrebbero parlare dei loro secoli di storia. La pace di un borgo uscito dalle fiabe.

Torniamo alla realtà e proseguiamo il nostro viaggio di scoperta dell’Appennino bolognese nel regno di Alessandra, la Falegnameria Vaccari. Qui ci fa vedere la passione per l’artigianato con cui dall’inizio del ‘900 portano avanti l’attività di famiglia. Le mani del padre sul faggio, quasi una carezza, che sapientemente ci parla dei diversi legni e di come li lavora. Passiamo poi a trovare sua sorella, Marinella, al negozio in paese, a Madonna dei Fornelli. 

Avete presente quando si entra in casa, sotto le feste, con la tavola decorata e i mobili della cucina sistemati per accogliervi? Ecco, questa è la sensazione entrando in questa mini boutique del legno. Ci fermiamo incantati a guardare Tessa, la figlia di Marinella, realizzare un gufetto di legno, con le sue piccole mani, le stesse della fotografia.

Arriva il momento del pranzo!

Un’ accoglienza degna del suo nome a casa di Walter, presidente della cooperativa e organizzatore del nostro “tour”, creativo e pittore ! Tra i cavalletti per dipingere al lago pronti per il giorno seguente, ci fa trovare crescentine e salumi dell’Appennino, del vino e gli immancabili formaggi di Jessica! 

A sorpresa arriva Elisa, che ha un’attività lì di fianco, a portarci delle frittelle di castagne con ricotta. Riceviamo un po’ di Appennino da parte di tutti! A tavola Walter e Alessandra ci parlano del loro progetto, della loro idea di turismo e di come vogliono preservare la piacevolezza dell’incontro con i propri visitatori. 

Walter ci porta nel suo studio da artista dove a volte ospita anche i turisti di passaggio, tra i dipinti e i materiali con cui guarda e fa guardare il mondo.

Studio artistico di Walter Materassi

La nostra scoperta dell’Appennino continua con un’altra delle colonne della cooperativa. È Marilena. Ha una bottega in paese, impaglia cestini e li riempie di funghi. Insieme ad altri ragazzi della cooperativa, si prende cura dei sentieri. Quindi è lei una di quelle fate nascoste pulisce i sentieri…!, le dico. Lei sorride. Di lei ci colpisce la falcata nei prati, la memoria di ogni singolo ramo.

Ci accompagna nel sentiero fino al Lago di Castel Dell’Alpi, l’unico lago naturale della zona bolognese, da cui nasce “l’acqua che porta al Nettuno”. Qui Walter porta i suoi “allievi” a dipingere con Painting Appennino, per fermarsi a guardarne i dettagli e vivere il paesaggio. Per ricordarci che se ci si ferma, si colgono diverse sfumature. Ci riappropriamo della lentezza.

Ad aspettarci qui incontriamo Mauro e la sua famiglia. Lui è appassionato di Mountain Bike e della Strada Romana sulla Via degli Dei, dove accompagna chi come lui vive il mondo a due ruote. Ci racconta di come con la Via degli Dei il turismo sia ripartito in Appennino, ma di come questo deve essere trasformato in un’opportunità per far scoprire quei territori che non sono sulla via. Perché qui di vie ne passano tantissime. L’Emilia Romagna conta ben 14 sentieri, un crocevia di cammini!

E così, ci dirigiamo verso l’ultima tappa, la Strada Romana di Pian di Balestra, per vedere uno dei tratti più affascinanti della Via. All’ombra del bosco che ci ripara dal gran caldo di queste giornate di giugno, ormai amici, mixando lingue e comunicando a gesti quando necessario, camminiamo su queste strade già tracciate oltre 2000 anni fa e riscoperte solo da poco più di vent’anni, quasi per caso. CI raccontano di come queste terre vivessero di turismo e villeggiatura negli anni 60 e di come tutto sia cambiato con lo spopolamento della montagna e il diverso modo di vivere le vacanze. L’entusiasmo è contagioso quando parlano dei progetti che hanno in mente e che stanno già realizzando!

Finisce qui il nostro incontro con la comunità, non prima di una birra da Skal, aperto da poco meno di un mese, un altro segno di vitalità dell’Appennino. Ci salutiamo con l’arrivederci alla prossima, come si fa con gli zii dopo il pranzo della domenica.

L’artista Walter Materassi 

Scambiamo impressioni, tornando verso Bologna, da dove i nostri amici prenderanno i loro voli per tornare a Madrid e Parigi. Il turismo responsabile è un valore per il territorio, non solo per le comunità dall’altra parte del mondo. È un valore anche per le nostre comunità, preziosissime. Per le nostre montagne e i nostri borghi che possono vivere di nuovo entusiasmo grazie ad un turismo attento, di qualità, consapevole.

Un turismo autentico, come quello che IT.A.CÀ promuove e sostiene da 10 anni.

I nostri ospiti tornano a casa, dopo averne trovata un’altra. E noi li seguiamo, in attesa di vedere IT.A.CÀ aprire nuove case anche in Europa, alla scoperta di chissà quali comunità e meraviglie.

Perché quel che conta non è la meta, ma come ci si mette in cammino.

Grazie a Marina, Jean Marc e Maurizio per esserci venuti a trovare. Grazie a Walter, Alessandra, Jessica, Marilena, Marinella, Tessa, Mauro e gli amici dell’Appennino bolognese e della cooperativa Foiatonda per l’ospitalità e per condividere i valori di IT.A.CÀ.

Al prossimo viaggio!

Blog IT.A.CÀ
Annalisa Spalazzi 

IT.A.CÀ Migranti e Viaggiatori, il primo e unico festival italiano di Turismo Responsabile, saluta il tour bolognese e si sposta in altri 13 territori

Il dopo Festival di Bologna (25 maggio – 4 giugno) | Le prossime tappe italiane fino al 30 ottobre.

Si chiude con grandissima partecipazione e condivisione la 10a edizione del festival IT.A.CÀ nella città delle due torri, protagonista per 11 giorni di tanti appuntamenti e momenti di aggregazione sul tema del Turismo responsabile. Un compleanno importante che ha siglato dieci anni di lavoro e riconfermato il consenso di oltre 300 realtà coinvolte e ben 13 tappe nazionali, in partenza fino a ottobre.

Nuovi orizzonti, temi attuali, idee innovative e tanto entusiasmo: questi i principali ingredienti di una edizione che ha raccolto migliaia di visitatori in città e in Appennino.

Sì, perché il festival quest’anno ha allargato i suoi orizzonti, dedicando l’ultimo weekend di appuntamenti (1-3 giugno) alle terre dell’Appennino bolognese, dando voce alle eccellenze locali e facendosi promotore di un turismo responsabile in un’area ricca di storia, di opportunità e di eccellenze naturali e culturali.

MIGRAZIONI, ACCESSIBILITA’ UNIVERSALE, OVERTOURISM e CULTURA DEI VIAGGI SLOW, sintetizzano i quattro macro temi del festival, attorno ai quali si sono alternati moltissimi momenti di confronto e progettualità, insieme a proiezioni di film e documentari, presentazioni di libri, performance, laboratori, escursioni a piedi e a pedali, trekking e itinerari esperienziali.

Simona Tedesco (Direttrice “Dove Magazine”). Foto di Noemi Usai.

Il merito di IT.A.CÀ, anche in questa decima edizione, è quello di esser riuscito a mettere in luce molti soggetti attivi nella città di Bologna, ascoltandoli e stimolandoli a collaborare in un dialogo mirato alla co- progettazione. Il risultato è stato di grande successo: nei numeri, nei contenuti e nelle riflessioni sollecitate.

Travel blogger, volontari, turisti, cittadini, visitatori ed esperti del settore si sono sparpagliati nelle varie location pensate per il festival: dal cuore verde delle Serre dei Giardini Margherita – spazio pubblico rigenerato e restituito alla città – alle sale del MaMbo, di Palazzo Malvezzi, de L’Altro Spazio, del Loft Kinodromo, del Mercato Sonato e di vari Dipartimenti universitari, fra i quali quello di Storia Culture e Civiltà, dove si è tenuta una due giorni di convegni e focus group partecipatissimi su innovazione, sostenibilità e accessibilità del turismo contemporaneo, a cura dell’ Università di Bologna e del MiBACT.

Foto di Noemi Usai – Mercato Sonato a Bologna

E ancora, dagli incontri in Piazza Verdi, alla pedalata notturna in partenza dalla Velostazione Dynamo, dalle mostre fotografiche della Millennium Gallery e della Qr Photogallery, al convegno su ospitalità e welfare interculturale nell’ Auditorium Damslab. In questa sede, si è anche svolta la premiazione dei vincitori del #UniTurisBo – IT.A.CÀ, Unibo e Città Metropolitana di Bologna. In ordine di premiazione:

  • Anna Magli – foto Piazza Verdi
  • Mattia Gervasi – foto Via delle Belle Arti
  • Domenico Buoniconti – foto Museo della Specola

Foto vincitrice del challenge instagram #UNITurisBO di Annal Magli

Di grande interesse e partecipazione l’incontro d’apertura Migrantour, un passo in avanti!
Un’occasione di confronto fra diverse culture e un aiuto all’integrazione attraverso la cultura e la scoperta dell’altro. Durante la conferenza, guide provenienti dall’esperienza di Milano, Torino, Genova, Catania, Roma, Firenze, Cagliari, Pavia, Napoli e Bologna, hanno riportato la loro testimonianza al pubblico e raccontato di suggestive passeggiate multiculturali, in compagnia di cittadini migranti di prima o seconda generazione, originari di tanti paesi del mondo e appositamente formati per mostrare a cittadini e turisti un altro mondo dentro la propria città.

Apprezzatissime sul tema dei Migranti, le proiezioni di Human Flow di Ai WeiWei e L’ordine delle cose Andrea Segre. Tante e partecipate le presentazioni di libri, i laboratori, i tavoli di discussione e i corner informativi. Molti i viaggi per immagini, grazie alle esposizioni fotografiche, come espressioni del sentimento di un tempo e di un luogo. Riproduzioni naturali di uno scenario, di una terra, della sua gente.

Foto di Noemi Usai

Di grande impatto emotivo anche I Fantastici 5 sensi: homesharing e accessibilità: un momento formativo per scoprire i segreti dell’ospitalità domestica accessibile e inclusiva, svoltosi attraverso un percorso sensoriale che ha permesso agli host di immedesimarsi nei viaggiatori con disabilità. Con cuffie insonorizzate e bende a pois, i partecipanti sono rimasti isolati da tutto per capire le difficoltà di comunicazione degli ospiti con disabilità uditiva e visiva. Una riflessione importante insieme all’utilizzo di piccoli espedienti suggeriti: dall’abbraccio al check in, all’utilizzo di alcune parole chiave della lingua dei segni, per accogliere meglio ed entrare in empatia con il nostro ospite in modo accessibile e inclusivo.

Sentito e fortemente condiviso, il tema dell’Overtourism, affrontato in più seminari aperti al pubblico, nei quali sono emerse con forza la preoccupazione per gli impatti del turismo di massa e la necessità di renderlo sostenibile attraverso nuove progettualità innovative, basate su una sharing economy regolamentata. In linea teorica, tante le idee espresse sul tema. Nella pratica, urge la necessità di azioni immediate: per esempio quella di puntare su una delocalizzazione strategica dei flussi turistici per pianificare una nuova geografia del turismo fino ai territori di confine. In questa direzione, IT.A.CÀ, nel suo decennale ha lanciato un seme. Ha raccolto armi e bagagli e nell’ultima settimana di eventi (1-3 giugno) si è trasferito nell’Appennino bolognese per una tre giorni di eventi. Un gesto importante che pur con tante difficoltà, ha dimostrato la volontà di passare dalle parole ai fatti.

Convegno Overtourism – foto di Noemi Usai

Il segnale è stato accolto. In moltissimi hanno raggiunto il festival, sparpagliandosi fra i territori di Marzabotto, Grizzana Morandi, il Monte Piella, Pianoro, Vergato, Monterenzio, Castel di Casio, San Benedetto Val di Sambro, Castiglione dei Pepoli e Porretta Terme, per partecipare al denso calendario di appuntamenti. Momenti di svago, cultura, ma anche progettualità e nuove opportunità di lavoro per la creazione di imprese integrate, atte per esempio ad accogliere i migranti e a garantire loro di formarsi e lavorare all’interno delle stesse organizzazioni che, oltre a essere luoghi di accoglienza possono diventare strutture ricettive e punti di riferimento per il turismo slow.

Questa, come altre, rappresenta un’ idea innovativa. Una sfida virtuosa che IT.A.CÀ ha raccolto al volo, lanciando e presentando a sua volta un percorso di formazione esperienziale, rivolto a sedici giovani tra 18 e 35 anni, italiani e stranieri (richiedenti asilo e/o titolari di protezione internazionale), interessati a partecipare ad un momento di studio, analisi e valorizzazione territoriale di avanguardia, che avrà come centro propulsore Montefredente, frazione del comune di San Benedetto Val di Sambro (Bo).

Un corso che per chi desidera partecipa ha tempo fino al 24 giugno. 

L’evento è promosso dall’associazione di promozione sociale YODA, in collaborazione con Asp Città di Bologna, SPRAR Nazionale e Open Group.

Per info seguite il link > Corso di Formazione 

Oltre la formazione, tantissime sono state le proposte di svago in Appennino: in tandem con i non vedenti, abbiamo incontrato alcuni dei nostri viaggiatori. Ne abbiamo salutati altri che pedalavano verso il Parco di Monte Sole, sulla Via degli Dei o sulla cima del Monte Piella. Li abbiamo spronati a sperimentare le passeggiate a piedi nudi nel bosco e ad avventurarsi in camminate notturne in cerca di stelle. Siamo stati con loro tra le degustazioni dei prodotti locali, le mostre, le presentazioni di libri e la divertente Piccola fiera dei ciarlatani. Mentre qualcuno ha camminato per un weekend tra vette alte e valli silenziose, qualcun altro ha scelto di fermarsi a dipingere per un’intera giornata sulle sponde del lago.

Foto di Annalisa Spalazzi

Con entusiasmo tiriamo le somme di questa tappa bolognese pensando ai nostri visitatori: tanti, partecipativi, curiosi e propositivi. Con loro abbiamo riso, scherzato. Ci siamo confrontati e soffermati a riflettere su cosa siamo e su come possiamo adoperarci per proteggere il nostro pianeta, trasformare l’incoming in becoming e diventare protagonisti di un viaggio esperienziale che parte da casa e arriva a casa (it a cà in dialetto bolognese significa sei a casa?): una qualsiasi casa, una qualunque Itaca da raggiungere.

Un viaggio responsabile secondo valori di giustizia sociale, col quale IT.A.CÀ da Bologna ci saluta, dandoci appuntamento alle successive 13 tappe italiane.

INFO ALTRE TAPPE
AREA PRESS (foto ufficiali di Noemi Usai)
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Illustrazione dell’immagine IT.A.CÀ 2018 è stata realizzata da Eliana Albertini

Il viaggio e l’incontro. Che cos’è il turismo responsabile? | Altreconomia Edizioni

CHE COS’È IL TURISMO RESPONSABILE? 

Due pionieri del turismo responsabile in Italia, Maurizio Davolio, presidente di lungo corso di AITR, Associazione Italiana Turismo Responsabile e Alfredo Luis Somoza, presidente di ICEI provano a rispondere a questa domanda nel libro “Il viaggio e l’incontro”. Un saggio dedicato a chi vuole capire la natura profonda del turismo responsabile: un viaggio più lento, più profondo e più dolce, che ha sempre dentro di sé un incontro, per quanto fuggevole, con l’“altro”.  

Il viaggio responsabile ha infatti tra i suoi “valori” una preparazione accurata e collettiva prima della partenza, la piccola dimensione dei gruppi, l’incontro con la comunità ospitante, l’assoluto rispetto dell’ambiente e delle culture locali, l’autenticità dei gesti, la ricerca di un rapporto amichevole e conviviale fra turisti e residenti. Ma il turismo responsabile è anche un importante vettore di sviluppo economico per i Paesi “svantaggiati”, perché i suoi benefici ricadono sulla popolazione locale in modo ben più consistente, diretto e duraturo rispetto a quelli del turismo mordi-e-fuggi che generano invece quasi sempre sfruttamento e inquinamento.

Il libro racconta la storia e il presente di AITR – nata nel 1998 – e il vivace dibattito in corso sul tema. E poi lo stato dell’arte del turismo responsabile oggi – soprattutto in alcuni Paesi europei -, la sua forte valenza politica e la richiesta di garanzie etiche sui viaggi espressa – come per altri prodotti – dai consumatori del Nord, con riferimento specifico all’assenza di sfruttamento del lavoro minorile, a un basso impatto ambientale, all’equità economica. Fino alla consapevolezza che un viaggio di turismo responsabile può essere un modo concreto e strutturale di combattere la povertà.

“Il viaggio e l’incontro” propone una panoramica sulle forme del turismo responsabile, nel Sud del mondo, ma anche in Italia: il turismo ecologico e sostenibile, esperienziale, gastronomico, di comunità, ad esempio. Il libro scioglie inoltre alcuni nodi, come le differenze con il turismo “sociale” e “accessibile”; analizza i rapporti, gli scontri e le interazioni con l’industria turistica convenzionale e le pratiche di Corporate Social Responsibility; fa il quadro sulla formazione scolastica e universitaria e sul suo ruolo nella crescita della consapevolezza, sull’importanza della comunicazione e dell’editoria di settore.

Alle voci degli autori si affiancano poi quelle di illustri “ospiti,” come Marco Aime, Duccio Canestrini, Gianni Morelli, e di molti altri esperti.  Tra le “chicche”, i testi di Christian Baumgartner, austriaco e CEO di Response & Ability gmbh e di numerosi altri esperti italiani e internazionali. La prefazione – intensa e spassosa – è di Patrizio Roversi, turista per caso.

“Il viaggio e l’incontro. Che cos’è il turismo responsabile”, di Maurizio Davolio e Alfredo Somoza, 176 pagine, 14 euro – Altreconomia edizioni.

Link: https://altreconomia.it/prodotto/il-viaggio-e-lincontro/

Gli itinerari IT.A.CÀ: alla scoperta di una Bologna inedita!

Carissimi viaggiatori e viaggiatrici 

giunto alla sua decima edizione, il festival IT.A.CÀ 2018 partirà da Bologna, sua terra natale, che ospiterà dentro e fuori le sue mura una grande varietà di eventi dal 25 maggio al 4 giugno, tutti improntati sul tema del turismo responsabile nelle sue diverse declinazioni. A movimentare ulteriormente il festival saranno i suoi itinerari, che ci porteranno a scoprire alcuni aspetti e peculiarità della città, spesso sconosciute ai più. 

25 MAGGIO 

Tra gli itinerari proposti, partiremo venerdì 25 maggio con un’escursione “Tramonto sulla città”, organizzata da Coop Madreselva, GAE e B&B CÀ del Genio, alla scoperta dei colli bolognesi che culminerà con l’incantevole vista di un tramonto sulla città, accompagnato da un bicchiere di vino. 

26 MAGGIO

Sabato 26 maggio avrà luogo l’evento “L’italiano L2 a spasso per Bologna”, che partirà con un Desk informativo con percorso virtuale, per poi dare il via ad un tour con caccia al tesoro su prenotazione. Si tratterà di un percorso linguistico – culturale attraverso itinerari virtuali e reali, effettuati attraverso la app UniOn. Il tour, chiamato “App e guide turistiche: proposte di dialogo tra funzioni diverse. Un itinerario sul tema Atelier e case d’artista a Bologna”, è realizzato da Lucia Bonazzi (Like Locals in Italy), insieme al Progetto ILOCALAPP, Università di Bologna, Segretariato Regionale MiBACT per l’Emilia Romagna e Like Locals in Italy.

“Coopedalando: itinerari di cooperazione a pedali” sarà un itinerario in bicicletta, realizzato attraverso esperienze cooperative del territorio, curato in particolare da La Piccola Carovana, Open Group, La Fraternità e Destinazione Umana

Free Walking Tour Bologna e Same Same Travels ci accompagneranno nell’itinerario “Bologna… la Dotta, la Grassa, la Rossa, la Turritta”, alla scoperta dei mille volti della città dal centro alla stazione ferroviaria. 

Free Walking BO, insieme a Universo, ci proporrà “Sguardi Diversi”, evento in cui Bologna sarà raccontata dalle voci di ragazzi migranti e rifugiati che vi hanno trovato ospitalità. 

“Mappe di memoria: Bologna nella seconda metà del ‘900” sarà un itinerario fra storia e memoria della Bologna contemporanea, allo scopo di riportare alla luce alcuni tragici eventi che negli anni ’70 e ‘80 hanno caratterizzato il nostro Paese (e Bologna) e di cui i giovani di oggi hanno scarsa cognizione. Tale evento è organizzato da Cinzia Venturoli, Centro Educazione Storia Politica, Università di Bologna, Famigliari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e Piantiamolamemoria. 

“Touristi a Bologna: Come cambia la nostra città grazie e a causa del turismo” sarà una sorta di tour-performance, che ci illustrerà come la città sta cambiando in relazione al turismo, evento curato ancora una volta da Free Walking Tour Bologna

Ennesimo evento della giornata sarà la “Passeggiata per tutti a Villa Revedin”, un itinerario a piedi tra i colli bolognesi aperto anche a persone non vedenti, organizzato da Fondazione per lo Sport Silvia Rinaldi, La Girobussola e Istituto dei Ciechi F. Cavazza.

27 MAGGIO

In data 27 maggio verrà ripresentato l’evento “Bologna… la Dotta, la Grassa, la Rossa, la Turritta”. 

“Walk like locals – passeggiata con il “turista” sarà una passeggiata con pic-nic: da Porta Saragozza al Parco Talon passando dal Sentiero dei Bregoli, organizzata da Like Locals in Italy. h

“Gita al Pilastro contro tutti i pregiudizi”, a cura di Mastro Pilastro, sarà una passeggiata in questo rione che è stato continuamente vittima di pregiudizi da parte di alcuni cittadini e buona parte dei media, e che non è mai stato considerato invece per le sue bellezze e opportunità. 

29 MAGGIO

Martedì 29 maggio Mario Mormile presenterà l’evento “Cinema e Cineturismo a Bologna“, tour per scoprire location e personaggi rilevanti per il cinema a Bologna, come Pasolini e Gino Cervi.

“Bike me to the Moon speciale IT.A.CÀ” sarà una pedalata notturna di gruppo, organizzata da Salvaiciclisti Bologna e Velostazione Dynamo

30 MAGGIO

Mercoledì 30 maggio avrà luogo il singolare evento “La spiaggia di chi non andava al mare”, una passeggiata alla scoperta di Casalecchio, considerando l’epoca in cui quest’ultimo era meta di turismo balneare. La passeggiata, organizzata da Alessandro Conte, si propone di far conoscere i luoghi in cui avvenne il percorso storico che portò Casalecchio ed il fiume Reno a diventare meta preferita delle ore di svago della ricca borghesia nella Belle Epoque e poi da inizio ‘900 quella di turismo “povero e popolare” dei bolognesi. 

Giovedì 31 maggio (e domenica 3 giugno) Free Walking Tour Bologna, Same Same Travels e Rami, con l’evento “Cammini e colori gli spazi”, ci condurranno in un percorso in luoghi evocativi della città, in cui i partecipanti esploreranno il proprio mondo interiore, creando una narrazione per immagini. 

“I Luoghi dello Spettacolo e del Teatro a Bologna”, organizzato da Mario Mormile, chiuderà la variegata serie di itinerari bolognesi. Si tratterà di un viaggio alla scoperta dei teatri storici e dei luoghi dello spettacolo a Bologna, che si concluderà con uno spettacolo musicale del cantautore Alessandro Polloni presso la Velostazione Dynamo. 

Bologna non si esaurisce con l’Università più antica del mondo, lasagne e tortellini, portici e Torri degli Asinelli. Il suo serbatoio di ricchezze è in realtà molto più ricco, ma non tutte queste ricchezze sono visibili né facilmente conoscibili, se non la si vive da dentro, conoscendone la storia e i luoghi più nascosti. Gli itinerari della decima edizione del festival ci accompagneranno alla scoperta di una Bologna più vera, più completa rispetto a quella che si è soliti immaginare.

Gli itinerari includeranno senz’altro gli aspetti più convenzionali e conosciuti, ma anche quelli che tendono a non apparire nelle copertine delle guide turistiche ma che, non per questo, non meritano di essere raccontati.

Quindi non resta che dirvi partecipate ai nostri tantissimi eventi a ritmo di turismo responsabile: dal 25 maggio al 4 giugno vi aspettiamo a Bologna. 
Buone camminate!

Blog IT.A.CÀ
Irene Pinto

 

FUORIROTTA: dove arte e viaggio non convenzionale si incontrano

Care amiche viaggiatrici e cari amici viaggiatori, 

Oggi siamo in compagnia di Emanuela Minasola, project manager del progetto FuoriRotta, progetto itinerante, che quest’anno presenterà il Bando FuoriRotta 2018 durante il Festival IT.A.CÀ e che accompagnerà il Festival attraverso vari eventi facendoci conoscere viaggi non convenzionali lontani dai classici viaggi preconfezionati. 

Emanuela Minasola

Cos’è FuoriRotta? Come è nato il progetto?  

Nato come sviluppo delle esperienze di viaggio vissute e documentate dai suoi ideatori e come occasione di riflessione sul sempre più attuale tema del diritto al viaggio, FuoriRotta è un progetto itinerante che, attraverso una pluralità di linguaggi, esperienze e punti di vista, rivisita e riqualifica l’ormai troppo abusato concetto di viaggio, liberandolo dalle convenzioni del turismo di massa e dalla necessità di fuga, per riscoprirne il profondo senso di veicolo di conoscenza, comprensione e racconto di sé e dell’altro, secondo tempi, spazi e modi che rompono gli schemi imposti dalla società contemporanea, per ritrovare l’essenza dell’andare e del lasciarsi andare, lento e attento.

Con la stessa lentezza di sguardo e ascolto, spinti dal piacere della scoperta, nell’autunno 2014 il regista Andrea Segre, il direttore della fotografia Matteo Calore e l’aiuto regia e fotografo Simone Falso hanno percorso le steppe kazake, protagoniste del film documentario “I sogni del lago salato” e di quello che metaforicamente è stato il primo viaggio FuoriRotta.

Mingong – FuoriRotta 2015

Dal Kazakistan, così come dalle terre che circondano la Fortezza Europa, raccontate da Andrea Segre nel suo libro “FuoriRotta – Diari di viaggio”, ha mosso i primi passi FuoriRotta, invitando i giovani under 30 – dal 2018 under 40 – di ogni origine e cittadinanza a disegnare le geografie del contemporaneo attraverso esperienze e racconti di viaggio capaci di uscire dall’abituale rotta. È così che nel 2015 è nato il primo Bando FuoriRotta, a cui hanno fatto seguito altre tre edizioni (quest’anno siamo giunti alla quarta), accompagnate da centinaia di nuovi viaggiatori ed aspiranti tali, in cammino lungo altrettante rotte, verso direzioni sempre nuove.

Qual è la sua mission?  

FuoriRotta si pone l’obiettivo di incoraggiare e sostenere il viaggio lento e attento, il viaggio che produce conoscenza e stimola racconto e condivisione, il viaggio libero dalle convenzioni del turismo di massa e lontano dall’idea dello status symbol. Facendo questo, FuoriRotta mette a tema un’importante ed attuale riflessione sul diritto al viaggio, in un’epoca – quella contemporanea – contraddistinta da forti contraddizioni fra la crescente globalizzazione e il progressivo aumento delle frontiere.

Due passi in Molise – FuoriRotta 2015

Per perseguire questo scopo, FuoriRotta, con il supporto e la collaborazione di partner quali Montura ed Internazionale, incoraggia e sostiene progetti di viaggio non convenzionale, selezionati e premiati attraverso un bando proposto annualmente, caratterizzati da forti motivazioni di ricerca e/o impatti di natura socio-culturale, antropologica e ambientale e capaci di produrre un patrimonio di conoscenza che possa essere disseminato e condiviso mediante modalità di racconto creative ed originali. 

Qual è il viaggio non convenzionale che più vi ha emozionato?  

Ciascun viaggio premiato dal Bando FuoriRotta nel corso di questi quattro anni ci ha lasciato emozioni e restituito storie e racconti segnati da specifiche peculiarità, tanto sul piano dell’esperienza di viaggio quanto rispetto le modalità di racconto scelte dai viaggiatori per catturare e interpretare i percorsi, le vite e i luoghi incontrati lungo il cammino. In generale, ciò che più ci ha emozionato e continua ad emozionarci è vedere che FuoriRotta non è solo un’opportunità per realizzare “un viaggio nel cassetto”, ma è un vero e proprio stato interiore, una disposizione d’animo, uno sguardo con cui leggere il mondo che ci circonda ed una voce con cui raccontarlo: un filo conduttore che tiene insieme le infinite rotte disegnate dai viaggiatori che di anno in anno si passano il testimone ed un senso comune che nutre ed alimenta la community che nel corso del tempo si è formata ed è cresciuta attorno al progetto.

Un’altra cosa che emoziona e fa comprendere l’importanza culturale di FuoriRotta, rendendoci orgogliosi dei progetti sostenuti, è il percorso che molti di loro vivono dopo il viaggio: i film documentari “Mingong” (nato dal progetto FuoriRotta 2015 “Tra il villaggio e la città”) o “Entroterra” (nato dal progetto FuoriRotta e Premio Montura 2016 “Ragnatele”), così come i libri “La strada da fare. In cammino nella regione che (non) c’è” (nato dal progetto “Due passi in Molise – in cammino nella regione che non c’è”) e “Martino l’Arrotino: un racconto” (nato dall’omonimo progetto), sono solo alcuni esempi di un viaggio che continua, oltre la rotta compiuta e verso direzioni in continuo divenire.

Pantareno – FuoriRotta 2016

Che significato ha per voi viaggiare?  

Viaggiare è scoprire, conoscere, comprendere, raccontare, cambiare, vivere. Viaggiare è darsi una nuova e diversa opportunità di fare esperienza del mondo che ci circonda, per comprendere l’altro e, attraverso l’altro, se stessi. 

Voi parlate sempre di viaggiatori e mai di turisti, ma qual è la principale differenza fra i due?  

Il turista segue per definizione itinerari pre-costituiti, visita prevalentemente luoghi suggeriti da altri ed ampiamente raccontati, e spesso lo fa ricercando l’auto-affermazione e il raggiungimento di uno status symbol per mezzo dell’affermazione della sua presenza in un luogo percepito come ambito e desiderato nell’immaginario collettivo. 

Il viaggiatore ama scoprire, sorprendersi e lasciarsi sorprendere dal viaggio e da quanto esso può riservargli. Ama uscire dalle rotte in cui il turista trova rassicurazione, predilige spostamenti e ristori per nulla raccontati, attraverso cui conoscere e vivere pienamente i luoghi che incontra, con le loro storie, i loro volti e i loro naturali orizzonti. Il viaggiatore abbandona le certezze e ricerca se stesso nell’altro, tende a spaesarsi, perdersi e ritrovarsi, sentendosi nel suo profondo, nella continua scoperta, sempre a casa.

Ragnatele – FuoriRotta 2016

Ma il turismo responsabile non è forse una forma di turismo e di viaggio insieme?  

Per la centralità che esso riconosce alle comunità, al patrimonio culturale e al territorio e per la capacità che esso ha di metterli in stretta relazione con il visitatore, il turismo responsabile ha il merito di porsi da raccordo fra la dimensione guidata e organizzata più tipica del turismo e quella della scoperta, dell’incontro, della conoscenza profonda che più contraddistinguono il viaggiatore libero da convenzioni. In questo senso, fare turismo responsabile e sostenibile è un modo per andare diversamente FuoriRotta, condividendo motivazioni ed intenti ed un’idea di viaggio attento e consapevole.

Che valore ha secondo voi un Festival di Turismo Responsabile come IT.A.CÀ migranti e viaggiatori?  

 Il valore di un festival come IT.A.CÀ è di assoluto rilievo nel panorama culturale nazionale, in un momento storico in cui il tema della mobilità risulta attraversato da importanti contraddizioni.

Come FuoriRotta, IT.A.CÀ riqualifica ed esalta la centralità del viaggio come opportunità di esperienza diretta, conoscenza profonda e valorizzazione del patrimonio tangibile ed intangibile, evidenziando parallelamente quanto fondamentale sia comprendere l’importanza di poter esercitare il diritto al viaggio e viverlo liberamente, in tutta la sua intensità e nell’ampiezza delle opportunità che esso può aprire.

Riflettere sulla portata socio-culturale e sulla tradizione antropologica del viaggio, tema troppo spesso appiattito sulla dimensione della fuga dalla routine, è un’urgenza silente ma centrale nella società contemporanea e un festival come IT.A.CÀ offre l’opportunità di farlo, con una prospettiva trasversale e in un dialogo aperto e vivace con il territorio.

Vi ricordiamo che in occasione della tappa bolognese martedì 29 maggio alle h21.00 presso la Velostazione Dynamo verrà presentato il progetto “FuoriRotta” con Emanuela Minasola e Sonia Bregoli. In questa occasione verrò annunciato in anteprima il progetto vincitore del bando 2018. Seguirà la proiezione “I sogni del lago salato” del regista Andrea Segre – Un incastro di parallelismi e accostamenti, di affinità e divergenze tra il Kazakistan del miracolo petrolifero l’Italia anni sessanta. 

Ringraziamo Emanuela Minasola e tutti i membri del progetto FuoriRotta per l’intervista e per la loro preziosa partecipazione al Festival. Come sempre buon viaggio! 😀

Blog IT.A.CÀ
Silvia Lazzari

 

L’Appennino bolognese protagonista del festival IT.A.CÀ 2018

Senza dubbio Bologna costituisce una tappa fondamentale del Festival IT.A.CÀ (da dove tutto è nato) ma come possiamo parlare del suo suggestivo nucleo urbano senza conoscere l’affascinante area collinare e montagnosa che la circonda e l’abbraccia?

A poca distanza dal centro cittadino, l’Appennino bolognese, a lungo poco considerato dal turismo, potrà finalmente dar voce alle sue eccellenze locali o, per lo meno, potrà andare in questa direzione. È proprio questo l’intento del festival che, quale promotore di un turismo responsabile, vuole contribuire a valorizzare quest’aria ricca di storia e di eccellenze naturali, culturali, enogastronomiche e in cui c’è un grande fermento di nuove realtà che stanno arricchendo l’offerta turistica della montagna in modo innovativo.

L’edizione 2018 di IT.A.CÀ ha dedicato un’attenzione particolare alla montagna bolognese; ad aprire gli eventi in Appennino saranno  La Caracola, Coop Lai–momo, Radio Frequenza Appennino e Jago Corazza con l’evento “A Mali estremi… Musica! La Musica negata nei paesi dei Migranti” che si terrà il 27 maggio a Marzabotto. Ci immergeremo nell’universo dei migranti, con una giornata di musiche, testimonianze e specialità culinarie di paesi lontani, gestita interamente dai ragazzi accolti dalla Società Cooperativa Sociale Lai-momo e ospitati in diverse strutture dei Comuni dell’Appennino bolognese. 

Da venerdì 1° giugno a domenica 3 giugno IT.A.CÀ dedicherà il week end esclusivamente all’Appennino. Innanzitutto, le escursioni a piedi. Partiremo dall’evento “Tra il Cielo e la Terra della Piccola Cassia”, escursione notturna di turismo astronomico all’Osservatorio Astronomico Felsina, organizzata dall’ Agriturismo Ca’ del Buco, dagli Astrofili Bolognesi, da Coop Madreselva, dal Comune di Monte San Pietro e da Piccola Cassia.

Domenica 3 giugno percorreremo la Via del Reno: dalla Rocchetta alle Terme, avremo la possibilità di partecipare a un’escursione a partire dall’affascinante castello delle fiabe alla sorgente della salute, curata da Cooperativa Madreselva e Alessandro Conte.

A Monterenzio assisteremo a “Monte Bibele, archeologia on the road”, una visita guidata sensoriale con un archeologo, a cura di Arc.a Monte Bibele, che ci porterà alla scoperta di antichi insediamenti etrusco-celtici.

Da Marzabotto partirà il percorso “Orienteering a Monte Sole: cultura e memoria sulla mappa”, a cura di Appennino Geopark e Polisportiva Giovanni Masi A.S.D. Le attività di Orienteering all’interno del Parco Storico di Monte Sole sono un’ottima occasione per sottolineare il tema storico legato alla Memoria che il Parco Storico di Monte Sole richiama.

“Dove volano le aquile” sarà un trekking guidato, curato da Appennino Slow. Cammineremo insieme a una guida esperta sui crinali dell’Appennino, da Porretta Terme all’Abetone.

Tra le esperienze più intense, proponiamo un weekend nell’Appennino più vero, ben tre giorni sul Corno alle Scale a cura della Cooperativa Madreselva, tra le silenziose valli e le vette più alte, alla ricerca di un contatto autentico con la natura, che ci regalerà delle sensazioni uniche e indescrivibili a parole. Programma trekking

Il programma escursionistico non si esaurisce con i trekking a piedi. La bicicletta, mezzo sostenibile per eccellenza, ci accompagnerà durante un’escursione al Parco di Monte Sole per visitare i luoghi della Memoria e della Resistenza, a cura di FIAB Monte Sole Bike Group. Vi sarà inoltre un breve viaggio di due giorni in bici da Bologna all’Appennino percorrendo la prima tappa della Via degli Dei, curato da Salvaiciclisti Bologna e Michele Mattetti, Università di Bologna. Programma itinerario. 

L’accessibilità del turismo è uno dei temi fondamentali che il festival vuole affrontare. In Appennino saranno esemplificativi in questo senso alcuni eventi. Innanzitutto quello dei “Sensi dell’Appennino”, una gita in tandem organizzata insieme ai non vedenti e aperta a tutti, curata da Museo Tolomeo, Velostazione Dynamo e Marco Fossati.

Altro evento “accessibile” partirà da Porretta Terme: sarà anche in questo caso una biciclettata aperta anche a persone disabili, curato da Fondazione per lo Sport Silvia Rinaldi ONLUS, Happy Trail MTB e Rupex. Da Pianoro partirà il trekking multisensoriale “Porte sul Paesaggio dei sensi da Zena a Tazzola”, che attraverso la partecipazione di ipovedenti e non vedenti ci aprirà all’esplorazione del paesaggio attraverso i diversi sensi di cui disponiamo. Tale trekking è organizzato dal Parco Museale della Val di Zena, dal CAI Bologna e dal Museo Tolomeo.

Sarà inoltre presente un ricco programma di mostre.
Aprirà il 1 giugno l’esposizione artistica “Percorsi” a Grizzana Morandi, che sarà aperta al pubblico fino al 30 giugno. Si tratterà di una mostra con performance tra pittura, ceramica, land-art e multimateriali, curata dal Collettivo artisti del Crinale Morandiano. Programma iniziativa 

A Castiglione dei Pepoli vi sarà la mostra “[s]guardi – escursioni fotografiche”, con la presentazione del concorso fotografico e uscite guidate alla scoperta dei luoghi da fotografare. Tale mostra è curata da Officina15 e Tempo & Diaframma

A movimentare il tutto, alcune vere e proprie performance! A Grizzana Morandi assisteremo alla “Piccola fiera dei ciarlatani”, Festival di arti di strada creato nello stile delle fiere di inizio Novecento, arricchito da laboratori, mercato e street food, a cura di SIMURGH

Presso la Casa Museo Morandi, “Diventa Morandi Grizzana” si presenta come un evento performativo dedicato alla figura di Giorgio Morandi, organizzato da Incontrarsi nell’Arte. Suo fine è quello di evocare un contatto con gli ambienti nei quali Morandi stesso è vissuto. Il percorso proposto si articola in molteplici azioni creative, dalla cucina alla fotografia, dalla danza al guardare esperienziale, dalla performance al suono. 

Immancabili le presentazioni di libri. Verrà presentato, a cura di IT.A.CÀ Festival, nella Biblioteca Comunale di Grizzana Morandi, il libro “Parole e polvere. Taccuini di strada: Eurasia, America e Africa” di Paolo Brovelli, un taccuino di viaggio, nello stile delle migliori tradizioni dei viaggiatori d’una volta. Seguirà il workshop “Tra cibo e comunità locale: esperienze a confronto”, curato da Gabriele Manella, Dip. di Sociologia e Diritto dell’Economia, Università di Bologna.

Sempre a Grizzana Morandi verrà presentato il libro “Il sogno delle mappe” di Paolo Ciampi. Si tratterà di un aperitivo letterario con piccole annotazioni sui viaggi di carta dell’autore, evento organizzato da Ediciclo Editore.  Vi sarà inoltre la presentazione del libro “Mi sono perso in Appennino” di Gian Luca Gasca: un vero e proprio viaggio attraverso la spina dorsale di un’Italia abbandonata dal turismo, alla ricerca di un Appennino che resiste, a cura di Ediciclo Editore

Verrà proiettato il documentario “Il Monte delle Formiche” di Riccardo Palladino, presso il Museo dei Botroidi di Luigi Fantini di Pianoro. Dopo aver girato i festival più importanti del mondo, il documentario tornerà a casa. La proiezione è curata dal Parco Museale della Val di Zena.

Il festival in Appennino ci darà inoltre l’opportunità di vivere alcune esperienze uniche, a tratti totalizzanti. A cominciare dall’evento “Il bosco incantato” a Monte San Pietro, una serata all’insegna di gusto e magia, curata da Coop Madreselva e Casa Vallona. Vivremo l’emozione unica del bosco di notte, attraverso una magica escursione per godere dello spettacolo dei suoni notturni e l’esibizione delle lucciole, il tutto dopo una gustosa tigellata. 

Sul Lago di Castel dell’Alpi vi sarà l’evento “Painting Appennino”, una giornata di Pittura en Plein Air sulle sponde dell’unico lago naturale della Città metropolitana di Bologna con il pittore Walter Materassi. Tale evento è organizzato Cooperativa di Comunità Foiatonda.

Free Walking Tour Bologna, Same Same Travels e Rami organizzano insieme “Cammini e colori gli spazi”, percorsi d’Arte urbana. Attraverso un percorso guidato in luoghi evocativi della città, i partecipanti esploreranno il proprio mondo interiore, creandone una narrazione per immagini. A Castel di Casio avranno luogo i percorsi sensoriali “A piedi nudi nel bosco”, organizzati da Appennino Geopark e Scaialbengo Circolo Culturale Equestre. Si tratterà di giochi selvatici ed esplorazioni nel bosco, ancora una volta con tutti e cinque i sensi. 

Come il festival IT.A.CA vuole dimostrare, l’Appennino si rivela quale fonte inesauribile di risorse, naturalistiche, ma anche culturali, artistiche e letterarie. Partecipare a quanti più eventi possibili ci renderà parte attiva di questo mondo, ancora inesplorato e desideroso di farsi conoscere da chi, utilizzando tutti i sensi di cui dispone, le sue ricchezze sa ammirarle e apprezzarle.

La decima edizione bolognese sarà dal 25 maggio al 4 giugno!

Il festival è realizzato dall’Associazione YODA, COSPE Onlus e NEXUS Emilia Romagna.
Main Media partner: DOVE, RaiRadio3, RaiRadio2, GreenMe, Lifegate, ItaliaCheCambia, Altreconomia, PleinAir e Lifegatexperience.

Blog IT.A.CÀ
Irene Pinto


 

L’Italia selvaggia | Intervista all’autrice Elisa Nicoli

Carissimi viaggiatori e viaggiatrici 

oggi nel nostro blog siamo in compagnia della scrittrice Elisa Nicoli che sarà nostra ospite nella 10° edizione di IT.A.CÀ Bologna ( 25 maggio – 4 giugno 2018) per presentare il suo libro “L’Italia Selvaggia” nella giornata di martedì 29 maggio 2018 presso Dynamo la Velostazione a Bologna. Intervista a cura di Irene Pinto.

Elisa Nicoli. Foto di Gianni DOnvito

Cara Elisa, leggendo il suo libro è emersa la sua passione per i viaggi “lenti”, quelli nei quali si può immergere a 360 gradi nell’ambiente in cui si trova, godendo di tutte le sue specificità che altrimenti rimarrebbero nell’ombra. Alla luce di ciò, per iniziare mi piacerebbe sapere: cosa l’ha spinta a scrivere questo libro? È un progetto sul quale ha a lungo meditato o è stato invece dettato da una sorta di illuminazione improvvisa?  

Nulla di particolarmente romantico, in realtà. È un’idea che mi è precipitata addosso dalla mia casa editrice Altreconomia. Dico precipitata, perché non mi sarei mai aspettata di scrivere un libro sul cammino. È un’attività che pratico da quando ho 3 anni, quando ho conquistato il mio primo 3000. Una passione che ho da sempre, talmente scontata che non mi sono mai sentita “esperta” in materia. Un libro su questa tematica mi è parso completamente fuori luogo, anche perché vivo in Alto Adige, terra che di selvatico non ha assolutamente nulla. In preda allo shock e all’ansia da prestazione ho passato i primi mesi a chiedermi perché io, perché scrivere un libro sul selvatico… riflettevo e restavo bloccata.

Poi, pian piano, mentre selezionavo i territori da descrivere nel libro mi sono lasciata coinvolgere… e mi sono resa conto di conoscere in maniera quasi nativa il linguaggio specifico delle guide per viaggi a piedi, la lettura delle carte topografiche, l’immedesimazione in un territorio… Scrivere un libro di cammini nell’Italia selvaggia mi è sembrata la cosa più naturale che potessi fare.

Quali sono a suo avviso le peculiarità e gli aspetti innovativi, in termini di struttura o di contenuti, de “L’Italia selvaggia”? In cosa si differenzia da altre guide o manuali da lei esplorati che si occupino di un analogo genere di turismo sul territorio italiano?  

In realtà non ho mai avuto bisogno di consultare guide. Ho sempre aperto una mappa e deciso dove andare, cercando di leggere il territorio dalle linee altimetriche e le ombreggiature dei lati Nord. Nella pratica quindi non posso fare un confronto. Le guide per cammini le ho solo immaginate, raramente sfogliate. Nella mia testa sono noiose, tecniche, distaccate. Quello che invece vorrei che emergesse – almeno dalle 12 schede (su 16) che ho scritto io – è l’amore per quel singolo territorio, la voglia irrefrenabile di esplorarlo in ogni anfratto.

Un’idea che mi è piaciuta molto, voluta da Massimo Acanfora, editor e scrittore di parti del libro, è l’introduzione di ciascuna scheda con la voce in prima persona di una donna o -più spesso- un uomo legata/o a quella zona. Un approccio, quindi, “da dentro”, profondamente coinvolto. Un libro, innanzitutto, di ispirazione.

Il fenomeno della wilderness è ad oggi ancora poco praticato rispetto a quel tipo di viaggio più semplice in termini di dispendio energetico e di coinvolgimento emotivo. In che modo pensa sia possibile avvicinare le nuove generazioni, abituate a trovare soluzioni di viaggio pratiche e low cost attraverso svariate piattaforme, a un tipo di turismo più totalizzante?  

Il cammino nel selvatico è poco praticato e per fortuna. Se ci fossero troppe persone a camminare nella wilderness… il territorio diventerebbe un ennesimo parco giochi in stile Dolomiti. Certo, pubblicare un libro che istiga le persone a frequentare le aree più isolate d’Italia rischia di danneggiarle. La wilderness, però, si protegge da sola. Laddove il territorio non venga attrezzato appositamente, la vegetazione avrà sempre a meglio.

Lagorai, bivacco. Foto di Paolo e Nicola Philipp Dalmolin

Oltre al fatto che spesso una zona è selvaggia perché ha delle caratteristiche morfologiche che la rendono tale, sfoltendo a valle il numero di persone in grado di affrontarla. Non credo ci sia una differenza tra nuove e vecchie generazioni rispetto al modo di avvicinarsi alla natura. Penso sia solo una questione di abitudini. Se non conosci la natura selvaggia, non sai che cosa ti perdi. Se nessuno ti ci ha mai portato, non ti rendi conto di quanto ti manca. Se sei così fortunato, invece, da riuscire a passare una notte in un bivacco autogestito… il rischio poi è di soffrire di una tremenda nostalgia di quell’immersione tra rocce e boschi e la notte densa di suoni che nulla hanno a che vedere col rumore della città.

E ora torniamo a noi di IT.A.CÀ.. Cosa si aspetta dalla partecipazione al nostro festival insieme a Simona Tedesco – direttrice della rivista di viaggi “Dove”? Quale target mira a coinvolgere maggiormente e che tipo di messaggio vorrebbe lanciare?  

Purtroppo non potrò partecipare al festival a Bologna di persona, perché sarò in viaggio. Al mio posto il libro sarà presentato da uno dei coautori, Enrico De Luca di ViaggieMiraggi.

La prima edizione di questo libro è andata a ruba. E tutti i miei dubbi sull’opportunità di una pubblicazione sul tema wilderness si sono dissolti. Il target dei miei sogni è il cittadino imbruttito, quello che non ha mai avuto la possibilità di dormire a stretto contatto con la natura e di sentire quella dolorosa nostalgia quando ne si è lontani. Una persona che si muove solo su quattro ruote. Però penso che alla fine il mio libro sia stato acquistato principalmente da camminatori alla ricerca di qualcosa di diverso, lontano dalle rotte classiche, dal turismo di massa che purtroppo uccide anche i nostri territori più affascinanti. Partecipare al festival di Itaca è una preziosa opportunità in più per fare conoscere questo libro e per ampliare il numero delle persone che potrebbero appassionarsi all’esplorazione selvaggia. O più semplicemente per aumentare il numero delle persone in grado di lasciare le rassicuranti quattro mura, per immergersi negli odori, colori e suoni di un’avvolgente natura.

Majella, anticima del monte Focalone. Foto di Elisa Nicoli

Sito web | Elisa Nicoli  – Scheda del libro

Ringraziamo Elisa per averci anticipato quello che presenterà alla tappa bolognese del festival, vi aspettiamo e vi consigliamo la guida per conoscere il nostro paese attraverso un esplorazione selvaggi.

Buona lettura 🙂

Blog IT.A.CÀ
Irene Pinto

Intervista a Luca Gianotti | Autore del libro “RAPPORTO A KAZANTZAKIS, LA TRAVERSATA DI CRETA A PIEDI”

«Non mi aspetto nulla, non ho paura di nulla, sono libero »
[Nikos Kazantzakis]

In occasione della 9°edizione di IT.A.CÀ avremo il piacere di ospitare Luca Gianotti e di presentare il suo libro Rapporto a Kazantzakis, la traversata di Creta a piedi, edito Edizioni dei Cammini.
26 giorni per attraversare 500 km di sentieri attraversando l’isola di Creta da parte a parte, il libro racconta l’esperienza del viaggio attraverso un vero e proprio resoconto fatto, idealmente, a Nikos Kazantzakis, il famoso scrittore cretese che, a parte Zorba il greco, intitolò la sua biografia Rapporto a El Greco (il famoso pittore era un suo antenato).

L’intervista a Luca Gianotti anticipa il suo intervento all’interno della 9° edizione di IT.A.CÀ; l’appuntamento è per tutti domenica 21 maggio alle ore 18.00 presso le Serre dei Giardini Margherita. Buon viaggio!

> Luca Gianotti è camminatore e viaggiatore instancabile, nonché filosofo, scrittore e fondatore della Compagnia dei Cammini, associazione che organizza viaggi a piedi, con l’asino,  a vela e scarponi, esperienze di meditazione, trekking e molto di più. Cosa l’ha spinta a intraprendere la strada del turismo sostenibile e responsabile? Come e quando nascono la sua passione e il suo impegno?

Negli anni dell’università cominciai a camminare sui sentieri italiani ed europei, scoprendo il lato terapeutico del camminare, e il lato selvatico che dorme dentro di noi. Dopo alcuni anni di passione volontaria ho tentato nel 1993 di fare il salto e diventare professionista, a quel tempo non esistevano persone che vivevano di questo lavoro e sono diventato guida escursionistica specializzata in cammini. Ho avuto fortuna (e coraggio) e il camminare è diventato il tema principale della mia vita. In quegli anni si cominciava a parlare di turismo responsabile e subito aderii a quella filosofia; ho visto i danni del turismo di massa e quindi lotto da anni per un turismo che abbia invece ricadute positive sul mondo, comportandosi in maniera etica verso gli altri, portando cultura e risorse eque ai popoli incontrati, minimizzando l’impatto ambientale.

Il camminare mi ha poi aperto tante strade a sorpresa: dal percorso di ricerca interiore da cui è nato il Deep Walking, alla direzione artistica di festival dedicati a questo tema, alla scrittura, alla direzione editoriale. 

> In occasione della nona edizione di IT.A.CÀ presenterà il suo ultimo libro “Rapporto a Kazantzakis, la traversata di Creta a piedi”. Vuole raccontarci qualcosa del suo libro e aggiungere qualcosa (qualche emozione/sguardo/pensiero) che pensa sia rimasto fuori dalla narrazione?

Nel 2010 mi sono fatto il regalo di camminare un mese da solo attraversando l’isola di Creta a piedi per 500 km di sentieri. Amo Creta perché è la perfetta sintesi tra oriente e occidente, prende il meglio di entrambi questi approcci alla vita. Da questo mio cammino è poi nata la Via Cretese, un percorso segnato e aperto a tutti, che comincia a essere frequentato da tanti camminatori europei. Il libro che ho appena pubblicato parte dal diario di quel cammino di alcuni anni fa, ma poi in questi anni ci ho lavorato piano piano, aggiungendo storie, e costruendo un piano narrativo in forma di rapporto che io faccio al grande scrittore cretese Nikos Kazantzakis: io, l’allievo che racconta il suo viaggio al maestro.

Perché Kazantzakis è un grande filosofo e scrittore, purtroppo troppo dimenticato, a causa della messa all’indice dei suoi libri da parte della chiesa per aver raccontato un Cristo con passioni umane in L’ultima tentazione di Cristo. Spero che il mio libro serva da stimolo per rileggere Kazantzakis, partendo da Zorba il greco e passando per il libro su San Francesco, una biografia del poverello di Assisi che fa di lui un orientale, un mistico.

Rispetto al libro aggiungerei questo: le zone di confine tra la cultura occidentale e quella orientale, la contaminazione tra queste due culture, possono aiutare il nostro futuro, per trovare una strada nuova verso una società migliore.

> In 26 giorni ha attraversato tutta l’isola di Creta giungendo, infine, a buttare in mare il sasso nero a forma di cuore raccolto da sua moglie nella spiaggia di partenza, sul lato opposto dell’isola. Mi ha colpito che abbia definito quel sasso uno “straniero” e prendo spunto per chiederle chi è, secondo lei, lo straniero e quali sono, secondo lei, gli interventi a livello locale più idonei a favorire l’integrazione sociale in un momento storico come questo.

Non sono un politico quindi non mi è facile rispondere a domande come questa. Posso dire che io mi sento straniero quasi dappertutto, avendo perso da anni la mia “heimat”, la mia patria. Un sasso nero su una spiaggia bianca. Ma questa condizione di alterità può e deve sempre essere vista come risorsa, mai come limite. Essere senza patria significa essere liberi, liberi pensatori che girano il mondo portando le nostre idee e lasciando semi, dai quali possono nascere contaminazioni sensazionali. “Integrazione” è un concetto che non userei, perché in fondo integrazione significa perdere la cultura di partenza per adeguarsi a quella di arrivo, vuol dire per un sasso nero diventare grigio per adeguarsi alla spiaggia bianca. Preferisco ci sia meno integrazione e più diversità, le diversità che convivono sono la vera ricchezza, così come l’oriente e l’occidente fanno ricca Creta e il pensiero di Kazantzakis.


> La sua associazione, Compagnia dei Cammini, collabora da diverso tempo con IT.A.CÀ quindi possiamo permetterci di chiederle che valore ritiene abbia il Festival nell’ambito del turismo sostenibile italiano e cosa si aspetta dalla prossima edizione?

I Festival sono una ricchezza se aprono dibattiti, se lanciano idee nuove, se seminano piccoli semi di consapevolezza. Ecco cosa mi aspetto da IT.A.CÀ di quest’anno, osare con il pensiero. Andare oltre le solite categorie, anche la categoria “turismo responsabile” si è indebolita istituzionalizzandosi e rimanendo spesso uno slogan vuoto, servono sfide nuove, serve assumersi in prima persona la responsabilità delle scelte, alzare il tiro. Per esempio creando davvero una netta separazione culturale tra turismo di massa e turismo sostenibile, adesso non è così, ci sono troppi punti di contatto, troppe realtà che stanno a metà tra le due. Serve un approccio al turismo realmente no profit, forse anche la parola “turismo” dovrebbe essere usata solo per intendere quello di massa, prendere le distanze e dire che noi vogliamo fare altro.

E cominciare a metter giù un manifesto vero di quello che vogliamo fare.

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Chaira La Piana

 

Luca Gianotti – il filosofo del camminare

lucagianotti xxOggi per la nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ” siamo in compagnia di Luca Gianotti della Compagnia dei Cammini che quest’anno è partner importante dell’VIII edizione del festival IT.A.CÀ a Bologna ( 23 – 29 maggio 2016), che ci racconta la sua passione del camminare e come ne ha fatto una filosofia di vita.

La Compagnia dei Cammini è un’associazione che lavora per diffondere la cultura del camminare in Italia, camminare è salute, camminare è ritrovare il contatto con la natura, camminare aiuta a rallentare e a vivere più in contatto con se stessi e il mondo.

I lunghi cammini sono lo strumeCompagnia dei cammini logonto per fare questo. Ecco perché la Compagnia dei Cammini propone ai suoi soci di partecipare a cammini, trekking, viaggi a piedi ed eventi che valorizzano questa opportunità. La Compagnia prosegue il cammino e l’esperienza de La Boscaglia, in linea con la sua filosofia del camminare e i suoi valori dove i soci dell’associazione sono compagni di cammino.

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Com’è iniziata la tua carriera da camminatore?

Quando avevo vent’anni o poco meno. Cominciai ad attraversare luoghi selvaggi d’Europa con la mia ragazza, in tenda, da veri avventurosi selvatici. Poi ci presi gusto, divenni accompagnatore di trekking per passione, e dopo la laurea in filosofia decisi che preferivo lavorare camminando piuttosto che starmene in una stanza al chiuso. Ecco che divenni guida, e iniziò una vita nuova.

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Quando e perché hai sentito l’esigenza di raccontare le tue esperienze di viaggio attraverso la scrittura. Qual è il tuo rapporto con questo mezzo espressivo? Tra le tue pubblicazioni quali ami di più e quali meno? Perché?

Ho sentito questo bisogno tardi. A 50 anni. Fino ad allora mi dicevo sempre che volevo vivere, e volevo farlo intensamente, succhiando il midollo della vita, e che avrei avuto tempo per scrivere e raccontare più avanti negli anni, quando avessi rallentato. A dir la verità non ho rallentato molto, ma adesso scrivo anche, ho pubblicato 5 libri in 5 anni, vorrei scrivere meno, ma mi capitano belle cose da raccontare, ed è più forte di me. Ho quindi un rapporto duplice con la scrittura, mi piace tantissimo, ma so anche che non ci sono nato con questo talento, me lo sto costruendo adesso in tarda età, piano piano. Il camminare è un talento naturale per me, lo scrivere è una tecnica che pratico.

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Amo di più il mio libro “La spirale della memoria” perché è il lavoro intellettualmente più complesso, scritto in cammino e quindi sperimentando la creatività deambulante, ma frutto anche di ricerche d’archivio approfondite e di ragionamenti antropologici. Un oggetto narrativo non identificato, come li chiamano i Wu Ming, che però è stato un insuccesso, la vita è così, lo amo ma mi fa arrabbiare perché solo quei pochi che lo hanno letto si sono accorti del suo valore. Quindi tra i miei libri è quello che amo di più e amo di meno.

Com’è nata la “Compagnia dei cammini”?

Da un’altra associazione che si chiamava La Boscaglia, che era nata nel 1994, quindi è una storia lunga, ma si è evoluta. Prima si praticava il trekking, ora si seguono le antiche vie di viandanza, i cammini. E quindi si viaggia nel mondo, con le sue bellezze e le sue brutture, per conoscerlo meglio.   Cercando con passo lento di scoprire verità nascoste, andare sotto il tappeto delle verità imposte da giornali, televisioni e poteri forti. E ci mettiamo in cammino per guardarci dentro, il cammino aiuta a mettersi a nudo. Siamo un’associazione no profit, vogliamo stare fuori dal mondo commerciale. E la nostra missione è diffondere la cultura del camminare.

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Oltre al fatto, direi ovvio, che camminare non comparta l’uso di mezzi trasporto inquinanti, potresti articolare il rapporto tra questa forma di viaggio, il turismo responsabile in relazione anche alla filosofia di IT.A.C.À?

Non è vero che il cammino non comporta l’uso di mezzi di trasporto inquinanti. Per raggiungere il punto di partenza e per tornare a casa, ci si sposta in aereo, in nave, in treno, in auto. Ecco che già da qui serve una bella riflessione sull’impatto del viaggiare. A meno che non si parta sempre a piedlucai da casa, come ho fatto io per la mia Spirale della memoria.

Ma la riflessione sul viaggiare va approfondita: dobbiamo viaggiare con più consapevolezza, rispettando le culture locali, non creando squilibri di tipo economico e sociale, oltreché ambientale. C’è tanto da crescere su questo argomento, è uno degli aspetti della nostra vita che affrontiamo con più superficialità, perché in vacanza diventiamo bambini.

Il camminare però aiuta, il camminare è per definizione a basso impatto: l’impatto ambientale è minimo, se fatto con cura; l’impatto sociale di un camminatore è altrettanto minimo, perché chi arriva a piedi viene sempre accolto come un ospite pacifico, non è un invasore, e quindi l’incontro con chi è sulla strada è sempre profondo e vero, se noi sappiamo coglierlo.

L’impatto economico, infine, il camminatore consapevole sa privilegiare l’ospitalità familiare, viaggia tutto l’anno, distribuisce il suo contributo economico in modo molto differenziato, non fermandosi mai.

A IT.A.C.À 2016, che si terrà a Bologna dal 23 al 29 maggio, terrai un “Trialogo sulla Viandanza” insieme a Wu Ming 2 e Luigi Nacci – ci puoi dare qualche anticipazione su quest’evento e sul tuo intervento?

Anticipazioni non posso darne perché sarà un trialogo improvvisato, molto jazz. Wu Ming 2, Nacci e io ci vogliamo bene, quindi può nascere un discorso empatico, oltreché pregno di sensi. Vedremo. Quello che mi auguro è che ascoltandoci qualcuno sia invogliato a mettersi in cammino, il mondo ha bisogno di noi camminatori, gente controcorrente, non inquadrabile, che scarta di lato, molto pacifica. Ma serve anche che i camminatori facciano pratica di modestia, e davvero non costruiscano muri. Muri e cammini non vanno d’accordo, così come non vanno d’accordo le recinzioni con i nomadi, i pastori, i viandanti.

Ringraziamo Luca Gianotti per averci raccontato la sua passione nel camminare e che auguriamo che possa trasmettersi a tanti altri viaggiatori, come sempre buon viaggio. Vi aspettiamo a IT.A.CÀ 2016 dal 23 al 29 maggio a Bologna 😉

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Sonia Bregoli
Responsabile comunicazione IT.A.CÀ

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Via Francigena: il cammino della viandanza

Cari amici, oggi per la nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ” cammineremo per quasi duemila chilometri, percorsi per la prima volta dall’arcivescovo di Canterbury circa mille anni fa, dalla Gran Bretagna a Roma.

“Perchè le persone si mettono in cammino?
La domanda è già la risposta, 
è in quell’interrogarsi continuo
che ci troviamo, volenti o nolenti, tutti”.
Luigi Nacci (Presidente Associazione Movimento Lento)

Via Francigena_Fidenza_ITACA

Con l’avvento del Giubileo si torna a parlare di pellegrinaggi e più in generale di proposte culturali ad alto valore spirituale. Un “triathlon” tra cultura, religione e turismo responsabile che ha spinto le principali città che si snodano lungo la Via Francigena a rilanciare l’idea del cammino e a promuovere iniziative strategiche legate all’evento.
L’Emilia-Romagna, con le sei tappe che collegano l’argine del Po di Soprarivo al Passo della Cisa, coglie l’opportunità per essere tra i protagonisti. Così Fidenza, già sede dell’Associazione Europea delle Vie Francigene, diventa il fulcro di relazioni con il mondo seguendo la sua vocazione europea di città crocevia di cammini (Via Francigena e via Emilia) e culture, facendosi promotrice della candidatura della Via Francigena e della Cattedrale di Fidenza a Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

 Non immaginiamoci però una via percorsa prettamente da cristiani devoti al Santo Sepolcro. Le vie Francigene sono tante quante sono le anime dei viandanti che la percorrono. Il viandante è l’essere umano che va sulla via e che dalla via si fa attraversare. Il corpo diventa un filtro attraverso il quale passano tutti i sentieri. Una sorta di spugna che, calpestandone le orme, sente i passi dei transumanti, dei briganti, dei commercianti, dei nomadi e dei migranti, dei vagabondi e degli erranti senza meta. Di tutti coloro che hanno deciso di mettersi in cammino.

sughero secolare_Via Francigena

Si può essere credenti o no, non importa. La viandanza non discrimina, accoglie chiunque, viaggiando con lentezza, calpesta la terra colmo di domande. Giubileo o meno. E che da quell’interrogarsi possa far nascere una riflessione complessa a beneficio dell’itinerario, e del camminante.

Con queste righe ci rivolgiamo anche alle genti che vivono nei territori francigeni. C’è bisogno di loro, della partecipazione delle comunità locali: devono calarsi nei panni dell’essere umano che si sposta con la propria casa nello zaino, devono sentirsi pellegrini e ospitalieri.

E così ameremo quella via.

Blog IT.A.CÀ
Antonio Aversano

foto Antonio Aversano

Eventi

Per le strade di Ussita: passato, presente e futuro

Aspettando l’arrivo della Lunga Marcia nelle Terre Mutate, una breve passeggiata di conoscenza per le strade di Ussita: passato, presente e futuro.

Ussita è un comune sparso della provincia di Macerata, all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. La storia di Ussita è legata a quella di Visso di cui era la più importante delle cinque “guaite” che nel XIII secolo, svincolatesi dall’autorità dei feudatari, entrarono a far parte di questo comune, mantenendo sempre autonomia amministrativa nel proprio territorio. Il paese, a carattere tipicamente montano, si sviluppa su numerose piccole frazioni tutte adagiate alle pendici del Monte Bove.

Le principali frazioni sono: Fluminata, Pieve, Vallazza, Capovallazza, Tempori, Sasso, San Eusebio, Calcara, Castel Fantellino, Casali, Vallestretta, Sammerlano, Sorbo, Cuore di Sorbo, San Placido.

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