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Walk&Work: Va’ Sentiero arriva a Castiglione dei Pepoli (Bo) | Sabato 9/11

Restanza, Ritornanza e Integrazione nell’Appennino Parmense | Intervista a Maria Molinari

Cari viaggiatori e viaggiatrici 

oggi nel nostro blog ci trasferiamo sull’Appennino parmense in attesa della tappa di IT.A.CÀ Parma che si terrà dal 4 al 6 ottobre 2019 (link programma) e intervistiamo per voi Maria Molinari – Guida Ambientale Escursionistica che vive a Berceto, un paese di montagna di circa duemila abitanti che è situato nell’Appennino Parmense.

Maria Molinari

Ha studiato Antropologia Culturale all’Università di Bologna e dopo alcune esperienze di cooperazione internazionale ha intrapreso una strada professionale incentrata sul tema dell’inclusione dei migranti. Oggi progetta e coordina progetti a sfondo culturale nelle Valli Taro e Ceno e cerca di mettere a servizio le sue esperienze professionali per lo sviluppo del territorio convinta, come lei stessa dichiara, “che aprirsi al cambiamento sia l’unica via possibile”.

In vista della tappa parmense del Festival IT.A.CÀ – il cui tema quest’anno è quello della “Restanza” – abbiamo chiesto a Maria di raccontarci dei suoi progetti passati e futuri e del rilancio sostenibile delle terre appenniniche. 

Parlaci della “tua” Berceto: come mai una ragazza giovane come te, che ha svolto esperienze internazionali in varie parti del mondo, ha deciso di tornare a vivere in un comune di montagna di duemila abitanti? Sei per caso un esempio di “ritornanza”?

Ho sempre vissuto a Berceto e, per necessità di cose, come tutti qui in montagna, ho dovuto spostarmi dall’età di 13 anni. Si viaggia per raggiungere le scuole superiori, le università e il lavoro. 

Dopo anni di lavoro a Parma, in cui tornavo a casa sempre nel week end, ho deciso di ritornare stabilmente a Berceto a vivere e lavorare. Per noi lo spostamento è naturale. Poi negli ultimi anni ho deciso di convogliare le energie nello sviluppo del mio territorio, e mi sono anche resa conto che per riuscirci è necessario il continuo colloquio montagna – città: la montagna ha bisogno della città così come (e sono convinta che lo sarà sempre di più), la città ha sempre più bisogno di montagna che, non dimentichiamolo, in Italia costituisce la sua spina dorsale, geografica e culturale.

Nel corso dei tuoi studi e nelle tue esperienze professionali hai scritto e approfondito il problema dello spopolamento dei territori montani. Cosa significa per te il termine “restanza” e com’è l’andamento demografico degli ultimi anni nei territori da te studiati? Indipendentemente dal numero di residenti ritieni che sia cambiato il modo di vivere nelle comunità?

È profondamente cambiato il modo di vivere. Non sto a dilungarmi sui numeri: basta aprire internet e vedere le linee della popolazione appenninica che direzione seguono. Il modo di viverlo, l’Appennino, è completamente differente rispetto ai primi anni del secolo scorso in cui io non ero presente, ma ho avuto la fortuna di intrecciare i racconti di chi c’è stato e di provare a capire. 

Berceto

È differente il modo di concepire il luogo in cui si vive oggi, non solo in montagna, ma in ogni angolo di mondo. Siamo da nessuna parte e ovunque, e questo non solo grazie alla nostra capacità di movimento, notevolmente aumentata, ma anche grazie alla comunicazione.

Vivere in paese, significa anche prendersi cura di quello spazio e lavorare affinché diventi bene o male simile a quello che ti sei immaginato nella tua testa. Significa farlo insieme a coloro che lo vivono con te.

“Restanza” non è un termine che mi entusiasmi particolarmente, benché vada quasi di moda. Mi rendo conto che sia un fenomeno nuovo quello del restare dopo decenni di partenze verso un altrove, ma io non mi sento di essere una persona che resta con fatica, come indica la parola, appunto, che riporta la “resistenza” nel restare.  

Abbiamo tutti bisogno di un angolo di mondo pulito e a contatto con chi ci ha dato vita, la vera terra. Lo abbiamo sempre avuto. Tutti abbiamo bisogno di rapporti puliti e semplici, di stare almeno un po’ in mezzo al verde, di prendersi cura di uno spazio e di viaggiare per poi tornare. Io sono capitata qui, e lavoro affinché questo possa diventare ancor di più un bell’angolo di mondo, come si suole fare di un luogo quando i tuoi piedi lo calpestano.

Progetti di accoglienza e integrazione dei migranti, sullo stile del “modello Riace”, possono essere una soluzione allo spopolamento dei territori? 

Ho lavorato 15 anni nel campo dell’accoglienza migranti (di cui metà in montagna) e posso dire che di passi ne sono stati fatti avanti tanti, ma anche tanti indietro, a livello nazionale. Il modello Riace non lo conosco a fondo e non penso si possa replicare un modello là dove abbiamo migliaia di micro contesti in Italia, con differenti storie e prospettive di sviluppo. Quello che è certo è che vi sono enormi difficoltà nell’accogliere in montagna, ma vi sono altresì enormi opportunità. 

La prima opportunità che mi viene in mente è la dimensione del piccolo e della conoscenza reciproca. Quello che va al di là dell’umanità quando parliamo del diverso inferocendoci, è sempre la distanza. Quando si è in un piccolo paese, la distanza è ridotta. La distanza tra le persone, se si vuole, si riduce in un attimo. Non vi sono numeri, ma persone; non vi sono volti indistinti, ma nomi. Questo non vale solo per coloro che vengono da fuori, ma vale per ciascuno di noi, ove ognuno, per forza di cose, diviene un personaggio. È più raro l’anonimato, e dunque più raramente si lancia il sasso colpendo qualcuno e nascondendo la mano, poiché da qualcun’altro si viene quasi sempre visti.

In merito alle difficoltà, purtroppo sono le stesse che hanno anche i suoi residenti di lungo termine. Sono le stesse che hanno i nuovi abitanti e sono le stesse che si continueranno ad avere se non si cambia rotta in termini di attenzione alle vie di sviluppo del paese. E se vogliamo ancora una volta parlare di numeri, per tornare a rispondere alla domanda, essi sono “già” una risposta allo spopolamento dei territori, ma la nostra miopia razzista non ce ne fa rendere conto universalmente.

Noi di IT.A.CÀ Parma intendiamo la “restanza” come una sorta di “resistenza”, riteniamo cioè importante far resistere le voci del passato e insegnare ad ascoltarle per scoprire cosa ancora hanno da dirci. Anche tu, durante le tue escursioni, dai molta importanza alla valorizzazione delle tradizioni orali e ti interessi alle leggende e ai miti che fanno da sfondo ad una cultura in trasformazione. Da cosa è nato questo interesse e perché lo ritieni importante?

Un territorio non è fatto solo di geografia e di rilievi. Non è fatto di mero panorama o aria buona. Ciò che compone un luogo è fatto soprattutto di pensieri che li hanno corsi e di segni che lasciano chi ci vive, o che hanno lasciato chi ci ha vissuto. Mi è parso naturale, quando ho cominciato a portare le persone a conoscere i luoghi, trasmettere ciò che “possiedo” di un posto, non ciò che non conosco direttamente. E lo faccio con naturalezza, anche se a volte ho la pretesa di prepararmi.

Inoltre, in paese stiamo lavorando alla Casa di Augusto, che è una vecchia casa, proprio come una di quelle che c’erano una volta in paese, con la stalla al piano terra e l’abitazione al piano superiore. Due stanze e una cucina, nient’altro, senza luce, ne acqua in casa. Senza bagno. Una casa poverissima. Bè, adesso quella casa è diventata museo vivente di comunità. Cosa significa? Significa un luogo dove raccogliere e mostrare memoria, dove testimoniare e produrre cultura dove tutta la comunità è chiamata a crearla e dove è la stessa comunità che, raccontandosi, produce memoria > link 

Come vedi il tuo paese tra venti anni? Che futuro prevedi per il nostro Appennino Parmense?

Al di là di quello che può accadere a livello climatico, ed io non ho le carte per ipotizzare nulla, posso solo allertarmi per la preoccupazione generale di una pianura in futura ebollizione, vedo persone stanche della congestione cittadina. Forse le vedo semplicemente poiché sono in continuo contatto con loro, ma le vedo in aumento. Salire le valli ed arrivare con un sacco di speranze, è un esperienza che stanno facendo in tanti. Tra vent’anni lo vedo così il nostro Appennino Parmense: una corsa alle case, oggi vuote, per una loro (si spera) ragionevole e contestualizzata ristrutturazione.

Non resta che invitarvi a fare una visita alla Casa di Augusto e partecipare alle tante attività presenti nella tappa del festival a Parma 🙂

IT.A.CÀ Blog 
Andrea Merusi 
Coordinatore tappa di Parma

 

“RACCONTAMI UN POSTO” | Con-corso di storytelling per parole e immagini

Quando interviste e ritratti fotografici si incontrano per conoscere l’altro attraverso le sue esperienze di viaggio responsabile e accessibile.

A cura di Alessandro Busi, Lorenzo Scaldaferro, Simona Zedda per COSPE Onlus

Posso accedere? è la domanda che molte persone si fanno e pongono quando devono recarsi in un luogo, ma Posso accedere? è anche la domanda che sottende all’incontro con l’altroposso accedere alla tua esperienza? Posso accedere al mondo dal tuo punto di vista?

Anche lo scrittore e il fotografo fanno la stessa domanda ai propri personaggi: si mettono nei loro panni per sentire quello che sentono loro, vedere quello che vedono, percepire quello che percepiscono. Ma come sente e vede il mondo una persona sorda, una persona con il passeggino, una persona cieca, un anziano? In linea con l’accessibilità universale cui vuole sensibilizzare il progetto Padova per tutti, la scrittura e la fotografia possono essere un’occasione utile per comprendere l’esperienza dell’accessibilità in un modo nuovo.

CORSO 

COSPE Onlus nell’ambito del progetto PADOVA per TUTTI, propone un corso inclusivo di 10 incontri della durata di 2 ore circa ciascuno, presso gli spazi del CSV (Centro Servizi Volontariato) di Padova.

In questo percorso, i partecipanti si metteranno in gioco con la scrittura breve, non finalizzata solo alla produzione di un testo letterario, ma con l’attenzione puntata alla costruzione di un’esperienza altra dalla propria. Per fare ciò, lo strumento privilegiato sarà quello dell’intervista come strumento di interazione.

Prendendo a modello ilprogettoHumans of New York di Brandon Stanton, ma anche di altri autori che hanno fatto della brevità il loro punto di forza, vedremo come sia possibile raccontare una storia in poche righe, come sia possibile intervistare senza essere invadenti, affinché ogni partecipante possa costruire un proprio set di domande utile a esplorare l’accessibilità e la disabilità nel proprio modo peculiare.

Gli incontri di fotografia prevedono una prima fase tecnica in cui si impareranno le basi della fotografia (ISO, Diaframmi e Tempi), della luce e della post produzione (il file raw, una post produzione semplice, naturale, spontanea, in linea con il progetto). Successivamente ci si confronterà sulla fotografia di ritratto vedendo alcuni importanti esempi e facendo poi degli esercizi pratici in classe. Si cercherà di trasmettere il senso intimo del ritratto, quella connessione unica che si può creare tra fotografo e soggetto e che traspare dal ritratto stesso in quanto immagine sincera della persona immortalata.

Nel corso di ogni incontro si alterneranno momenti pratici e teorici, privilegiando una modalità di apprendimento partecipato ed esperienziale. Fra un incontro e l’altro verranno assegnati ai partecipanti esercizi che funzionino come stimolo per la produzione di testi e foto proprie.

Il corso vedrà un primo incontro di contestualizzazione sul turismo responsabile e accessibile (a cura di Simona Zedda) e continuerà con dieci incontri di 2 ore ciascuno  per sviscerare le modalità dell’intervista (con Alessandro Busi) e la fotografia ritrattistica (con Lorenzo Scaldaferro) per imparare a produrre  una propria foto intervista sul modello Humans of New York di Brandon Stanton. Conoscere l’altro e il suo viaggio quotidiano nell’accessibilità.

LE DATE 

il Mercoledì dalle 20.30 alle 22.30 

  1. 9 ottobre 2019 – Il turismo responsabile: ambiente, comunità locale, accessibilità
  2. 16 ottobr2019 – (scrittura) Conoscenza e reciprocità
  3. 23 ottobre2019 – (scrittura) Cosa raccontare?
  4. 30 ottobre 2019 – (scrittura) Humans of New York
  5. 6 novembre2019 – (scrittura) Costruire domande
  6. 13 novembre 2019 – (fotografia) Impariamo ad usare la macchina fotografica al meglio
  7. 20 novembre2019 – (fotografia) Quando tecnica ed emozione si incontrano: composizione e luce
  8. 27 novembre2019 – (fotografia) Il ritratto fotografico: essenza della fotografia
  9. 4 dicembre2019 – (fotografia) Il ritratto fotografico: ora tocca a voi! Ogni studente porterà in classe tre ritratti scattati durante la settimana, li analizzeremo insieme in ogni aspetto: estetico e tecnico.
  10. Mercoledì 18 dicembre 2019 – Lettura dei testi e delle immagini e conclusioni

DOVE
Centro Servizi Volontariato in via Gradenigo 10, Padova.

 I DOCENTI

Alessandro Busi: (psicologo e psicoterapeuta) oltre a una formazione in ambito clinico, lavora con adolescenti e adulti in vari contesti di gruppo. Parallelamente, nel corso degli anni, ha approfondito lo studio della scrittura creativa, sia come passione personale, sia come strumento in ambito psicologico.

Lorenzo Scaldaferro: fotografo, regista professionista e giornalista. Si occupa prevalentemente di immagini commerciali, ma ha sempre avuto un’attenzione ai temi culturali e sociali. Esperienza decennale come docente di fotografia presso la Scuola Internazionale di Comics. Autore di numerosi documentari ed esposizioni.

Simona Zedda: semiologa specializzata nel rapporto tra comunicazione turistica, sviluppo turistico-territoriale e networking; coordina iniziative ed eventi di impatto sociale, culturale ed ambientale. Per il festival IT.A.CÀ migranti e viaggiatori si occupa di progettazione turistica responsabile e accessibile.

ATTREZZATURA FOTOGRAFICA

Per la partecipazione al corso sarà necessario avere a disposizione una macchina fotografica, sia durante le lezioni per mettere in atto in tempo reale gli argomenti trattati durante il corso, sia per gli esercizi a casa e la partecipazione al concorso “Raccontami un posto”. La fotocamera ideale è una Reflex digitale o una mirrorless, ma non è indispensabile… la miglior camera è quella che hai con te, qualsiasi macchina fotografica è ammessa, fosse anche quella dello smartphone. Si consiglia anche la disponibilità di un computer, meglio se dotato di Photoshop.

ACCESSIBILITÀ DEL CORSO

L’incontro introduttivo è accessibile a persone con disabilità visiva, motoria e a *persone sorde; gli incontri di scrittura creativa sono accessibili a persone con disabilità visiva e motoria; gli incontri di fotografia sono accessibili a persone con disabilità motoria e *persone sorde. *(per le persone sorde è garantito il servizio di interpretariato LIS/IT)
La sala è accessibile e sono presenti wc per persone con disabilità.

CHI PUÒ PARTECIPARE

Tutti e tutte dai 18 anni in su.
La partecipazione al corso è ammessa fino ad un numero massimo di n.20 iscritti.

INFO, ISCRIZIONI e COSTI

Mail | info@padovapertutti.it

335.74.90.329 Sara Miotto (COSPE Onlus)
380.36.68.231 Chiara Conti (COSPE Onlus)

Il corso è a offerta responsabile consigliata:

35€ per chi si iscrive entro il 30 settembre
45€ per chi si iscrive dopo il 1 ottobre
20€ per persone con disabilità visiva e sordi

Il corso prevede la partecipazione a tutti gli incontri, sia di scrittura creativa sia di fotografia (eccetto per le persone con disabilità, vedi dettagli nella sezione accessibilità);  è necessario partecipare almeno 70% delle lezioni per il conseguimento di un attestato di partecipazione.

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“RACCONTAMI UN POSTO”: IL CONTEST PER CONOSCERE IL MONDO

Raccontami un posto è la tua opportunità di raccontare quel pezzo di mondo che hai vissuto a chi ancora non lo conosce, di abbattere i pregiudizi e le paure, di incuriosirci e di farci capire che, dopotutto, non ci vuole tanto: basta sgomberare la mente dai pregiudizi e bagnarsi nel fiume del viaggio, con curiosità e voglia di scoprire. È un format di IT.A.CÀ Migranti e viaggiatori, Festival del turismo responsabile, riadattato al tema dell’accessibilità nell’ambito del progetto PADOVA per TUTTI .

CONCORSO 

Nell’ambito del progetto PADOVA per TUTTI è in programma a inizio 2020 il concorso multidisciplinare RACCONTAMI UN POSTO (responsabile e accessibile).

Gli interessati verranno invitati a ricercare esperienze di viaggio responsabile e accessibile, attraverso la produzione di foto interviste sul modello del progetto “Humans of New York” di Brandon Stanton.

Sulla pagina Facebook del progetto PADOVA per TUTTI verrà pubblicato un album con i lavori dei partecipanti, dando la possibilità al pubblico di votare con un “mi piace” i loro preferiti. Una giuria di esperti poi, sceglierà i 3 lavori da premiare in occasione dell’edizione dedicata al turismo responsabile e accessibile del Festival IT.A.CÀ, in programma a Padova e dintorni a primavera 2020. Inoltre tutti i lavori dei partecipanti verranno esposti in una mostra dedicata.

Il progetto “PADOVA per TUTTI – laboratori, formazione, concorsi, eventi per la città accessibile” prevede una serie di iniziative che hanno per obiettivo quello di promuovere una riflessione intorno al tema dell’accessibilità urbana e proposte di turismo padovano “per tutti” sapendo che una città più accessibile per i turisti lo sarà anche per i residenti. 

Il progetto è promosso da Associazione Vite in Viaggio e COSPE onlus, in collaborazione con Cooperativa Sociale Polis Nova, IT.A.CÀ Migranti e Viaggiatori: festival del turismo responsabile, Festival della lentezza, libreria Pangea, CSV Padova, patrocinato dal Comune di Padova e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio Padova e Rovigo nell’ambito del Bando Culturalmente 2017.

Evento fb 

Un viaggio tra la “restanza” delle tappe di IT.A.CÀ 2019

Cari viaggiatori e care viaggiatrici,

 in tanti ci avete chiesto il nostro personale punto di vista sul tema di IT.A.CÀ 2019 e per questo siamo qui a scrivervi. La parola Restanza di cui abbiamo parlato nel nostro blog per annunciare il tema di quest’anno è un concetto che ha sviluppato l’antropologo Vito Teti nel suo libro, pubblicato nel 2014, Pietre di pane. Un’antropologia del restare.

[..] Etica della restanza si misura con l’arrivo degli altri, con la messa in custodia del proprio luogo di appartenenza, con la necessità di avere riguardo, di avere una nuova attenzione, una particolare sensibilità, per i nostri luoghi.
 A volte facciamo l’elogio dei luoghi e poi li deturpiamo: quindi quest’etica del restare comporta anche una coerenza tra la scelta di rimanere e quella di dare, concretamente, un senso nuovo ai luoghi, preservandoli e restituendoli a una nuova vita [..]” cit Vito Teti

Il significato della parola “Restanza” sottintende il concetto di stanziarsi, fermarsi in un luogo, continuare ad essere, sussistere. Per noi quello della “Restanza” è un concetto in fieri, in divenire, che cambia e si adatta allo scorrere del tempo e ai luoghi.

Un tempo si restava in un luogo perché si possedeva la casa, la terra, perché le radici della propria famiglia erano profonde e difficili da sradicare o perché al contrario non si aveva scelta e andare via era più difficile che restare. Oggi, invece, tante case restano disabitate, alcuni borghi meravigliosi di Italia scompaiono mentre altri si sovrappopolano perché non è più il concetto di possesso che ci lega al territorio quanto più quello di scelta.

Foto di gruppo dei coordinatori delle tappe nazionali – Montefredente Appennino bolognese

Per questa ragione abbiamo chiesto ai rappresentanti delle tappe di IT.A.CÀ 2019 di raccontarci come hanno declinato il tema della “Restanza” per offrirvi uno spaccato più ampio di vedute sull’argomento.

Ogni descrizione è un “piccolo idillio” come direbbe il nostro caro Leopardi, che descrive da nord a sud, da est ed ovest la nostra penisola e contribuisc a dare l’idea di quanto sia diverso eppure cosi unito il nostro paese. Buona lettura!

Abbiamo chiesto ai coordinatori delle nostre tappe di declinarci il tema della Restanza nei loro territori!

IT.A.CÀ Parco Nazionale Monti Sibillini

“Restanza per noi è la riscoperta di un nuovo abitare le terre colpite dal sisma. Memorie e tradizioni perdute per strada, comunità aperte e inclusive che si prendono cura l’una dell’altra, messa in discussione dei modelli di sviluppo ostili e calati dall’alto, territorio come bene ma anche come responsabilità comune, centralità e tutela del patrimonio naturalistico, rivendicazione dei servizi negati e perduti. Diritto a partire, restare, tornare, arrivare. Dovere di accogliere e non abbandonare.” – cit Chiara Caporicci e Patrizia Vita

IT.A.CÀ Parco Nazionale Monti Sibillini – Ussita

IT.A.CÀ Bologna e Appennino

La restanza può essere il tratto comune di una rete di cittadini che non solo promuove un diverso concetto di sviluppo turistico, non accettando la realtà passivamente, ma mette in atto progetti collaborativi che producono discontinuità anche su un piano politico e culturale più vasto. Da questo punto di vista, IT.A.CÀ si presenta come un grande laboratorio in cui ha luogo una sperimentazione a più voci su come procedere verso uno sviluppo sostenibile. Un esperimento di democrazia partecipativa, o meglio progettuale, dove non solo si discute di cosa fare, ma si fa anche ciò di cui si è discusso, in un’ottica di ricerca-azione circolare.

Foto di Noemi Usai – IT.A.CÀ Bologna e Appennino bolognese 2019

Quando gli attori locali decidono di non abbandonare il loro territorio e di attivare dei processi di collaborazione e di resistenza per mantenerlo in vita, la restanza diventa un impegno politico e sociale, e non solo economico, per un cambiamento che parte proprio dalla comunità locale, dalle sue tradizioni e risorse, per uno sviluppo innovativo e sostenibile.

Restanza, dunque, come nuova modalità di riscoperta e convivialità sul territorio, di agire responsabile che stimola utopie quotidiane collettive – cit Pierluigi Musarò 

IT.A.CÀ Rimini e le Sue Valli

“Coniugare il tema della restanza è per noi pensare a una città che vive aldilà dei mesi estivi e dei turisti che la visitano e che si anima e comunica la sua natura, non solamente balneare, a partire dai cittadini che la abitano e dalle comunità che ospita. Un territorio vivo 12 mesi all’anno e non solo 3 o 4 come molti ancora pensano. Parlare di sostenibilità e valorizzazione della cultura locale è quindi fondamentale nel momento in cui pensiamo a Rimini e i suoi territori non come qualcosa da consumare, ma da scoprire, valorizzare, in cui restare e costruire relazioni sociali, culturali, economiche, anche tra cittadini e turisti, volte alla scoperta, al dialogo, alla realizzazione di azioni sostenibili e virtuose che possano durare nel tempo.” cit Elisa De Carli

IT.A.CÀ Calabria di mezzo

“Restanza è arrivare. È il traguardo di un viaggio alla scoperta del mondo, alla scoperta di noi, nel confronto con l’altro. Restanza è la partenza. È l’avvio di un secondo viaggio alla scoperta di noi, nel confronto con noi stessi ed il luogo che scegliamo. Restanza è progetto radicato, scelta consapevole, è dimenticanza del sé che si dissolve nell’importanza dell’agire per il luogo giusto, per noi, in quel momento.”  Cit – Ricardo Stocco 

IT.A.CÀ Salento

“Per la rete IT.A.CÁ Salento la restanza è la capacità di vivere con pienezza e consapevolezza in un territorio geograficamente lontano dai centri del potere politico ed economico del Paese; godere a pieno del legame privilegiato con l’ambiente che abitiamo rispettandolo e tutelandolo; convivere con le tracce di un passato meticcio che abbiamo avuto in eredità dai nostri padri e che rappresentano per noi oggi un forte capitale culturale e sociale in termini di memoria e identità collettiva.

Nonostante le pur notevoli difficoltà che questo Sud spesso ci impone nel raggiungere obiettivi e sogni non ci sentiamo esclusi dai grandi processi sociali che riteniamo essere ancora più evidenti in una terra di frontiera e di confine come il Salento (giustizia ambientale, migrazioni, identità multiple, ecologie dei saperi).Le riflessioni teoriche e le pratiche sociali delle associazioni della rete IT.A.CÀ, che da anni si occupano di migrazioni, turismo responsabile e accessibile, formazione e cultura, sono il nostro strumento politico per costruire comunità plurali e inclusive e per accogliere la restanza come valore positivo”. Cit Marta Vignola 

IT.A.CÀ Gran Sasso

“Sul Gran Sasso e nei Monti della Laga la Restanza è quella degli abitanti, storici e temporanei, che tenacemente cercano metodi e strumenti condivisi per contrastare il fenomeno dell’abbandono dei borghi storici, accentuato dalle ultime calamità. La Restanza è anche quella accoglienza diffusa e integrazione sociale, che vede oggi giovani pakistani, curdi o kossovari ospitati nell’area del cratere sismico portare avanti tradizioni e mestieri storici, oltre che adoperarsi per il recupero e la valorizzazione di sentieri e aree protette.” cit Giovanni Berardi 

IT.A.CA Gran Sasso 2019 parte aquilana del parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga

IT.A.CÀ Gorizia – Trieste

“Per noi la restanza è la possibilità di affacciarci ad un festival nazionale come  IT.A.CÀ e apre ad una rete di contatti e collaborazioni con realtà fuori dal semplice contesto del Friuli Venezia Giulia. Questo per noi non è soltanto un’opportunità ma anche la possibilità di creare un momento dove sederci tutti ad uno stesso tavolo: realtà che fino ad oggi non avevano ancora pensato di collaborare e cooperare, si ritrovano a pensare di percorrere insieme lo stesso percorso accumunato dalla sostenibilità del turismo, il rispetto dell’ambiente e delle culture. Questo restituisce non solo enorme valore al nostro territorio, ma anche forte curiosità di voler continuare a confrontarci. La nostra scelta di portare il festival qui a Trieste e Gorizia è perché ci sentiamo di voler condividere casa” – cit Francesca Giglione 

IT.A.CÀ Brescia e le Sue Valli 

“La Restanza come reimpossessarsi del proprio territorio e delle possibilità che questo offre. Per una popolazione, sia cittadina che montana, abituata a migrazioni per lavoro o per transumanze, si tratta di ricordare, scoprire o riscoprire, luoghi che sono nel profondo della memoria di ognuno.

Restanza è condivisione, partecipazione e scoperta. Condividiamo i nostri luoghi: per rinnovarli. Allarghiamo la partecipazione: è energia rigenerativa. Scopriamo lo stupore: un punto di riferimento.Turismo accogliente con i bambini alla scoperta, con i giovani, energia di rinnovamento, con gli adulti, per cambiare i punti di riferimento”. Cit Amaranta Zizioli 

IT.A.CÀ Brescia e le sue Valli

IT.A.CÀ Ravenna 

Che fai resti? Si resto qua. 

Perché? Perché voglio fare un lungo viaggio alla scoperta della mia identità, della mia terra e accogliere chi arriva. C’è una parola in grado di esprimere il senso profondo di questo atteggiamento. Restanza.  È un concetto che assume un significato molto forte nell’economia del turismo dove l’esperienza di chi viaggia è profondamente condizionata dai valori, comportamenti, atteggiamenti e attitudini di chi ospita, di chi accoglie, di chi resta.

Con il Festival IT.À.CA a Ravenna si parla di turismo sostenibile e responsabile con una nuova prospettiva che mette al centro le persone, la loro accoglienza e identità come motivazione di viaggio, il patrimonio culturale come valore da capire e non solo da ammirare,  l’ambiente come tesoro da custodire, la mobilità come parte dell’esperienza di viaggio. In una terra che ha fatto dell’accoglienza il suo brand e in una città che ha saputo preservare nel tempo il suo grande patrimonio storico e ambientale cosa si deve fare perché il viaggio diventi un’economia che produce e ridistribuisce ricchezza lasciando nei viaggiatori il desiderio di trasformare il loro viaggio in un momento di restanza! Cit Lidia Marongiu

IT.A.CÀ Trentino

“Per noi la via della Restanza è un filo teso tra chi vuole esserci e l’attenzione al proprio territorio, alla propria casa. Significa non restare indifferenti, scegliere la possibilità di essere qui ed ora. Per noi Restanza, quest’anno come non mai, ha il valore della speranze e delle rinascita.” cit Linda Martinello 

IT.A.CÀ Trentino 2018

IT.A.CÀ Reggio Emilia

“Restanza: ovvero ciò che, permanendo nel contemporaneo dei territori e delle comunità, attraversa le trasformazioni sociali, economiche e culturali di un passato, e diviene eredità per un futuro comune destino. È hardware, ma soprattutto software rigenerato e adottato. È patrimonio materiale ed immateriale, fondativo, condiviso, unico, raro e prezioso, da riconoscere, riproporre e rinnovare.” cit Vittorio Gimigliano 

IT.A.CÀ Parma

“Restanza è preservare la memoria storica dei territori, far risuonare oggi le voci di tutte le storie antiche e vicine che il nostro territorio ha ospitato. In questo senso, “restanza” per noi è anche “resistenza”, significa cioè far resistere le voci del passato e ascoltare cosa ancora hanno da dirci. La restanza nel nostro territorio non è soltanto il tentativo di resistere allo spopolamento delle zone montane dell’Appennino Parmense (che è già in tanti casi un fenomeno drammatico e quasi irreversibile); ma anche resistere allo spopolamento “culturale” di alcuni quartieri della città e zone della provincia. Il nostro tentativo è quello di riportare cultura in questi quartieri e rinnovarne i luoghi di incontro, perché tornino a essere zone vive e con una forte identità territoriale.” cit Andrea Merusi e Elisa Binini 

IT.A.CÀ Pavia

“La restanza a Pavia è intesa come una riscoperta del proprio territorio. Restanza è attivarsi in città come in Oltrepò per una presa in cura dei luoghi che parta dai cittadini salvaguardando tradizioni e risorse ma aprendosi agli altri. La seconda edizione del festival vuol essere una nuova modalità di conoscenza della città e della sua compagna per uno sviluppo innovativo e sostenibile”. cit Corrado del Bò

IT.A.CÀ Monferrato 2017

IT.A.CÀ Monferrato 

“La Restanza è una parola rotonda. Una parola il cui significato è una mescolanza di errori, bellezza, stimoli, silenzi e qualità; una matassa aggrovigliata che ha il desiderio di srotolarsi piano piano per recuperare la fedeltà delle cose mobili, sane e intelligenti.

Un luogo speciale, un giardino da curare, condividere, odioso, al punto da amarlo, nel quale stare in buona compagnia o da soli, per lasciare che l’immaginazione si muova liberamente nel tempo e nello spazio. La Restanza per noi è un fazzoletto di terra, l’attesa, un’alba per respirare, uno sconfinato pretesto a colori dove ritrovare l’umanità, per un futuro presente.” cit Massimo Biglia 

IT.A.CÀ Napoli

“Un tempo partivamo noi, oggi siamo noi che dobbiamo accogliere. Il tema della restanza nella città di Napoli diventa una misura dell’accoglienza di viaggiatori, turisti, migranti o nuovi residenti che si traduce nella condivisione del capitale di comunità, nel prendersi cura dei quartieri della città, dei beni comuni e gli spazi pubblici, specie di quelli di interesse storico artistico ed ambientale che rischiano il degrado e l’abbandono.” cit Fabio Corbisiero 

IT.A.CÀ Levante Ligure 

“La Restanza è per noi come l’onda di risacca che batte sulla nostra Baia del Silenzio. É la capacità di raccogliere idee e movimenti che partono da lontano, e renderli nostri, qui e ora. Restare o ritornare con un bagaglio di immagini e suggestioni per nutrire le nostre radici e fare crescere il territorio verso il futuro.” cit Marcello Massucco 

E per voi cos’è la restanza?

Se volete raccontarci il vostro personale punto di vista scriveteci a info@festivalitaca.net per condividere la vostra esperienza e le vostre riflessioni.  Per sapere di più e restare informato sulle tappe di IT.A.CÀ 2019 scarica qui il nostro materiale per la stampa 🙂

Blog IT.A.CÀ
Sonia Bregoli & 
Maria Teresa Amodeo

 

 

Wake Up Camp: il primo campeggio ecosostenibile in Abruzzo | Intervista a Giorgio Giannella

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici,

Giorgio Giannella

oggi nel nostro blog vi portiamo in Abruzzo, a conoscere una delle realtà che fanno parte della tappa di IT.A.CÀ Gran Sasso che si svolge dal 26 al 28 luglio 2019 [programma]. 

Abbiamo fatto due chiacchiere con Giorgio Giannella di Arci Teramo, presidente della coop di comunità che gestirà il progetto “Wake Up Camp” che vedrà l’apertura del primo campeggio in Abruzzo a impatto zero. 

Se poi vorrete incontrare gli mici di Wake Up Camp in prima persona vi invitiamo a partecipare all’incontro pubblico “Partire, tornare, restare. Risorse, metodi e strumenti per lo sviluppo locale dell’Italia dell’abbandono”nella giornata di venerdì 26 luglio presso il Centro Visite della Riserva Naturale Fiume Fiumetto alle h9.30 (Teramo). 

Wake Up Camp è il primo campeggio ecosostenibile in Abruzzo, come è nato il progetto? 

L’Abruzzo subisce un processo di estrema polarizzazione territoriale aggravato dalle calamità naturali, nel 2009 solo 5 dei suoi 19 sistemi economici locali hanno registrato una crescita demografica (e nel 2015 la provincia di Teramo ha registrato per la prima volta nella storia recente un lieve calo demografico). La presenza di aree rurali e montuose, la dimensione relativamente ridotta degli agglomerati urbani, la mancanza di prospettive occupazionali sono altresì all’origine dell’emigrazione dei giovani della Regione.

I gravi avvenimenti, verificatisi nell’inverno del 2017, hanno manifestato l’esigenza di costruire, in particolar modo nell’entroterra abruzzese, una nuova cultura della montagna che possa garantire e favorire uno sviluppo eco-sostenibile nella regione verde d’Europa.

IT.A.CÀ Gran Sasso I edizione 2018

Gli indici degli andamenti economici dimostrano come una così eterogenea proposta turistica sia poco sfruttata e di fatto favorisca solo i territori della costa a scapito dell’entroterra e nel teramano nello specifico del massiccio del Gran Sasso. Il risultato restituisce una regione di montagna governata economicamente dalla ricezione turistica costiera ed un entroterra privo di servizi turistici che lo rendono pericoloso d’inverno quanto d’estate.

Invertire il processo decisionale e sopratutto di partecipazione, tramite il coinvolgimento dell’intera comunità, per garantire la tutela ed il rilancio di una delle prime riserve regionali puntando e riscoprendo tale valore tramite la proposta di un turismo responsabile ed eco-sostenibile è il punto di forza dell’intera proposta progettuale.

Il campeggio è un modo di sostare nei luoghi che ha un basso impatto sul territorio. Attraverso quali accorgimenti il campeggio riesce avere un impatto zero?

Il Wake Up Camp è realizzato mediante tipologie di tende speciali, che garantiscono una bassa antropizzazione riducendo al minimo l’impatto ambientale, mantenendo la massima flessibilità nei volumi e comunque standard alti di accoglienza in un regime di totale autosufficienza energetica.

La tipologia è composta da tende letto ancorate tra le chiome degli alberi, sospese dal suolo ad altezze variabili.

Queste infrastrutture sono in parte acquistate in Europa ed in parte vengono progettate e istallate dalla giovanissima società locale Eldarlab.

Inoltre il recupero del Centro Visite della Riserva prevede la creazione e l’istallazione di un impianto solare termico per le docce e fotovoltaico per l’alimentazione della reception per la prima colazione oltre a tutte le piazzole tende, candidando il “Wake Up Camp” tra i Glamcamping Europei.

Con voi la tenda sembra essersi tramutata in un nuovo simbolo, quello della “restanza”, di chi sceglie di restare per dare nuova vita al territorio. Quanto è importante per voi che la comunità rimanga nel territorio e se ne riappropri, per lo sviluppo locale?

Le tende sono state un simbolo del terremoto dell’Aquila del 2009 dal quale il nostro territorio a fatica cerca di uscire dopo il ripetersi degli eventi sismici nel 2016/2017. La tenda ha rappresentato la precarietà l’incertezza di individui smarriti costretti a cambiare vita e abitudini, ecco le ragioni per la quali vogliamo che diventi un simbolo di sviluppo e di promozione di un turismo responsabile.

Ancora più importante è lo strumento che abbiamo costituito per la gestione della Riserva, la Cooperativa di Comunità che inverte le funzioni e la partecipazione dell’intera cittadinanza ed è una assoluta innovazione sociale.

Una sfida nella sfida dove i protagonisti sono i cittadini per ricostituire su basi nuove il senso di Comunità attraverso la produzione di beni e servizi di interesse generale e per promuovere processi di sviluppo economico e sociale “dal basso”, orientati al soddisfacimento dei bisogni fondamentali e al miglioramento delle condizioni economiche e della qualità della vita per la popolazione locale. La Cooperativa di Comunità denominata – Riscatto – racchiude in modo efficiente la forza di un territorio che ha radici profonde.

Il festival di IT.A.CÀ fa tappa al Gran Sasso tra il 26 e il 28 luglio. Cosa vi aspettate dal festival? quanto è importante per voi promuovere il turismo responsabile nel rispetto dell’ambiente e delle comunità locali?

È la prima volta che partecipiamo in modo attivo a questa esperienza e siamo onorati di ospitare la prima iniziativa di questa edizione del Festival.

Un appuntamento quello abruzzese che assume un ulteriore portata culturale essendo dedicato a Arshad Alì un migrante che nella precedente edizione contribui al ripristino del verde negli spazi comuni della Riserva.

Il senso di una Comunità si esprime anche nella capacità di accoglienza e quindi di integrazione sociale che oggi più che mai coinvolge anche i territori dell’entroterra. Questo il Festival, attraverso l’incessante lavoro del Centro di Accoglienza Straordinaria Radici Culturali, ha già prodotto un risultato importante: la rete locale che anima, ospita e organizza gli eventi in modo organico costruendo un calendario ricco di stimoli non solo per gli ospiti ma anche per i locali.

Ringraziamo Giorgio per averci raccontato questo bellissimo progetto di ospitalità che consigliamo vivamente di usufruirne quando andrete a fare camminate nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, intanto non perdetevi il programma del nostro festival in questi luoghi [link] 

Buone camminate e buon viaggio 🙂

Blog IT.A.CÀ
Marta Zaramella 

Una guida per viaggiatrici libere

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

oggi nel nostro blog vi parliamo di questa interessante guida della casa editrice Altraeconomia, nonché Main Media Partner del nostro festival per l’edizione 2019.

Un batik in Senegal, un gioiello in Tanzania, un formaggio slow in Armenia, yoga a Bali, un cammino con i nomadi in Ciad, esercizi di memoria in Bosnia, shopping pizzo free in Sicilia, mosaici a Venezia, balli folk in Piemonte… sono solo alcune delle 50 proposte di esperienze contenute nella guida di turismo responsabile “La guida delle libere viaggiatrici” di Iaia Pedemonte e Manuela Bolchini.

Una guida pensata da Altreconomia edizioni per donne – ma non solo – che amano viaggiare liberamente e in modo sicuro, da sole o in compagnia. Una selezione di viaggi, mete ed esperienze con un’anima femminile, uniche ed originali, in Italia e nel mondo. Si va dai cammini nella natura a sfiziosi soggiorni enogastronomici, passando per raffinati itinerari culturali, esperienze con le contadine e le artigiane nel Sud del mondo, workshop per riappropriarsi del saper fare, imprese sportive per tutti e perfino shopping intelligente.

Ma soprattutto incontri con le comunità ospitali e lo straordinario “capitale umano” femminile del turismo responsabile: guide d’arte e di natura, imprenditrici agricole, direttrici di musei, manager di tour operator e altre protagoniste di “filiere virtuose”, che valorizzano la cultura e le tradizioni locali.

Un viaggio per ogni piacere o sapere, lontano dai luoghi comuni, che lasci un ricordo vero e differente: per riportare a casa non un souvenir, ma emozioni autentiche.

Le tappe estive di IT.A.CÀ | Festival del Turismo Responsabile 2019

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

non si ferma il tour itinerante del primo Festival di Turismo Responsabile in Italia che dopo le tappe del Parco Nazionale Monti Sibillini, Bologna, Rimini e le Sue Valli, giunge fiero da giugno a luglio, nei territori della Calabria di Mezzo, del Salento e del Gran Sasso per parlare di RESTANZA: non solo un’idea tutta in scoperta, ma un vero e proprio approccio per chi sceglie il cambiamento quotidiano. Restanza, ovvero un modo di essere contrario alla pigrizia e all’arrendevolezza, ma restare nella propria terra per valorizzarne la cultura e rendere più vivibile i luoghi, compiendo ogni giorno piccoli passi. IT.A.CÀ, da aprile a novembre, da nord a sud in 16 tappe nazionali, si racconta attraverso gli occhi e le parole di chi arriva, di chi torna e di chi non se n’è mai andato.

Tappa Calabria di Mezzo

Venerdì 21 giugno nella tappa di inaugurazione in Calabria presso Tiriolo (CZ) sarà ospite l’antropologo Vito Teti che presenterà il libro “Pietre di pane. Un’antropologia del restare”, si deve il merito di aver dato un senso profondo al significato di restanza e di ricostruzione. Fino al 7 luglio, seguiranno eventi per tutti: passeggiate mitologiche alla scoperta di luoghi storici, escursioni nei boschi, dimostrazioni di artigiani all’opera, incontri e confronti, percorsi archeologici, adventure trekking e itinerari tra misteri.

PROGRAMMA CALABRIA DI MEZZO  

Magna Grecia

Dal 5 al 7 luglio, IT.A.CÀ arriva anche nel Salento, dove si alterneranno molti appuntamenti sull’importanzadel vivere con pienezza e consapevolezza in un territorio geograficamente lontano dai centri del potere politico ed economico del paese. Godere a pieno del legame privilegiato con l’ambiente, rispettandolo e tutelandolo, convivere con le tracce di un passato meticcio ricevuto in eredità e che rappresenta per gli abitanti un forte capitale culturale e sociale in termini di memoria e identità collettiva.

Questo lo spirito della restanza salentina, che insieme alle pratiche sociali delle associazioni riunite nella rete del festival e coinvolte da sempre nei temi su migrazione, turismo responsabile e accessibile, formazione e cultura, diventano strumento per costruire comunità plurali e inclusive e per accogliere la restanza come valore positivo.

IT.A.CÀ Salento

 
Vito Teti, dopo la Calabria di Mezzo, torna anche nel convegno di apertura presso l’Università del Salento la mattina del 5 luglio, insieme allo scrittore Antonio Moresco e ad altri docenti universitari ed esponenti del mondo dell’arte, dell’associazionismo e del terzo settore.

PROGRAMMA SALENTO 

Per entrare nel vivo di IT.A.CÀ Gran Sasso, bisognerà tuttavia aspettare la fine di luglio: dal 26 al 28, una sosta lenta in Abruzzo, la regione più verde d’Europa, tra il versante teramano e quello aquilano del Gran Sasso, attende i visitatori con tanti appuntamenti sparsi che si apriranno con l’incontro pubblico e aperto ad istituzioni, enti, cittadini e operatori sul tema dello sviluppo locale. Il dibattito, previsto il 26 luglio presso il Centro Visite della Riserva Naturale di Fiume Fiumetto a Castiglione della Valle, in Colledara (Te), toccherà tanti argomenti: dal ruolo del patrimonio culturale nella costruzione dei processi di sviluppo sostenibile e nella promozione della diversità culturale, ai metodi di progettazione sociale, accoglienza integrata, partecipazione e condivisione del territorio.

Foto di Noemi Usai – Val di Zena (Appennino bolognese)

A breve vi indicheremo il programma on-line intanto Ecobnb, la community del viaggio sostenibile, insieme a IT.A.CÀ dedica il premio Take it slow: Viaggia lento, Raccontalo e Riparti, a chi riuscirà a raccontare il viaggiare lento, rispettoso della natura, responsabile verso i luoghi e le comunità locali. > Scadenza 31 agosto 2019. 

INFO E REGOLAMENTO > LINK

Continuate a seguirci perchè ci sono tanti eventi in giro per il nostro bel paese a ritmo di turismo responsabile: partite con noi e buon viaggio 🙂

Blog IT.A.CÀ
Responsabile comunicazione
Sonia Bregoli  

 

 

“La relazione selvatica” | La guida L’Italia selvaggia di Elisa Nicoli

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

oggi nel nostro blog vi presentiamo la guida L’Italia selvaggia di Elisa Nicoli [Altreconomia 2018], una guida utile e divertente per tutti gli appassionati di escursionismo alla ricerca di trekking poco battuti, escursioni nella natura, percorsi “segreti” dove turismo e ambiente convivono – ancòra – felicemente.

Tratto dal libro “L’Italia selvaggia”. 

Questo articolo è un estratto della prefazione di Franco Michieli del libro “L’Italia selvaggia

“Quando ci incamminiamo verso la wilderness, come invita a fare la guida “L’Italia selvaggia”, una cosa dovrebbe esserci chiara: l’universo è selvaggio nella sua quasi assoluta interezza. Solo a causa del particolare e limitatissimo punto di vista umano, circoscritto a pochi istanti d’esistenza di un granello di materia perso nello spaziotempo – il nostro, contemporaneo, pianeta – viviamo la preoccupante impressione che la wilderness, la natura selvatica, sia sempre più rara e in via di scomparsa. Ciò non è vero su grande scala: nessuno può deviare la naturale e selvaggia evoluzione del cosmo.

[…]

Oggi però dobbiamo anche chiederci: nelle nostre escursioni nelle località italiane ed europee che ci paiono meno antropizzate, siamo davvero immersi nella wilderness? Alla domanda si può rispondere in molti modi – alcuni sono proposti nel libro -, perché comunque il termine wilderness non identifica una natura intatta in senso oggettivo, ma il modo in cui percepiamo un ambiente selvatico.

[…]

Non dobbiamo quindi chiederci fino a che punto un ambiente in cui ci inoltriamo sia oggettivamente selvaggio (di solito non lo è del tutto), ma come esso ci possa parlare di sé, delle nostre antiche radici e di noi stessi. Incontrare la wilderness significa entrare in una relazione selvatica, ovvero percepire e reagire per mezzo del nostro corpo e della nostra psiche, indipendentemente da dove ci troviamo. Non c’è wilderness in Amazzonia, al Polo Nord o sull’Everest, se ci andiamo in fuoristrada, in elicottero.

[…]

Le proposte appassionate degli autori di questa Italia selvaggia sono dunque una grande opportunità che ciascuno può cogliere in modo diverso, e che esistono grazie alla bellezza naturale che nel nostro Paese, nonostante tutto, resta eccezionale.

L’aura selvaggia – ma in verità ricca di storie passate – di questi luoghi non è scontata, né la si può acquistare già pronta. Dipende dalla capacità di ogni escursionista di inselvatichirsi quanto basta per saper stare nella natura con i soli propri sensi, in silenzio, in ascolto, con rispetto. Così scoprirà quei messaggi speciali che quei luoghi contengono e che sono indirizzati a lui, e solo a lui, e che nessun suggerimento preconfezionato potrà sostituire. Quando qualcuno si accorgerà di sentirsi in autentica compagnia, là dove pare non ci sia nessuno, allora saprà che lo spirito del wild l’ha raggiunto.”

Take it Slow: Viaggia Lento, Raccontalo e Riparti | Il Premio di Ecobnb e IT.A.CÀ festival del Turismo Responsabile

Carissimi amici viaggiatori e amiche viaggiatrici

sapevate che il 2019 è l’anno del turismo lento?

Ne abbiamo parlato molte volte, ma vogliamo fare di più. Raccontarlo dal vostro punto di vista, condividendo le vostre idee e le vostre esperienze di viaggio lento. Ecobnb, la community del viaggio sostenibile, insieme a IT.A.CÀ festival del turismo responsabile, lancia il premio “Take it slow: Viaggia lento, Raccontalo e Riparti”.

Foto di Noemi Usai

CHI?
Proprio tu.

QUANDO?
Hai tempo fino al 31 agosto 2019.

DOVE?
Ovunque tu vada.

COSA?
Raccontaci la tua esperienza di viaggio slow: a piedi, in bicicletta, a cavallo, in treno o in barca a vela… Qualsiasi modo ti faccia riscoprire la meraviglia del viaggiare lentamente, assaporando ogni profumo, connettendoti profondamente con ogni persona che incontri e la sua cultura, trovando l’armonia con l’ambiente che ti circonda e ti ospita. Puoi anche raccontare un viaggio lento nella tua terra, quella in cui hai deciso di restare, o di ri-tornare ad abitare per renderli luoghi migliori.

Sulla scia del tema del festival IT.A.CÀ 2019, vogliamo infatti raccogliere anche racconti di “restanza”. Viaggi lenti tra le storie di chi ha deciso di rimanere o di tornare nei luoghi in cui è nato, nonostante le difficoltà o i disastri causati da calamità, trovando il coraggio di creare nuove opportunità per sé stessi e per gli altri. 

COME? 
Scrivi un Racconto inedito, accompagnato da alcune foto, oppure realizza un video inedito che descriva la tua esperienza di restanza (leggere in maniera dettagliata il concetto di restanza che trovate a questo link per non uscire dal tema)

PERCHÈ?
Perché vogliamo valorizzare i luoghi non battuti dal turismo di massa e vogliamo promuovere la loro ricchezza unica, di qualsiasi tipo: paesaggi, tradizioni, storia, prodotti tipici… E il modo migliore per farlo è attraverso gli occhi di chi ne fa esperienza profonda e diretta.

 

Foto di Gianluca Maini

CHE COSA SI VINCE?
Il video e il racconto migliori (selezionati da una giuria di esperti composta dal festival IT.A.CÀ e da Ecobnb) vinceranno un soggiorno green di una notte per due persone con prima colazione a base di prodotti biologici o locali, a scelta tra centinaia di Ecobnb in Italia

Un terzo premio sperciale verrà assegnato alla migliore opera che affronta il tema della restanza.

CARATTERISTICHE DELLE OPERE 
L’opera deve essere inedita, mai pubblicata

  • Scritto: in formato docx + Foto: in formato JPG, dimensione minima di 870 pixls di larghezza
  • Video: deve avere la durata massima di 5 minuti

COME PARTECIPARE?
Invia la domanda di partecipazione che trovi a questo link compilata e firmata, insieme alla tua opera inedita (racconto scritto con foto / video) entro il 31 agosto 2019:

A questo link trovi il regolamento completo del contest. Hai dubbi o domande? Scrivici a contest@ecobnb.com

Ho attraversato i continenti per vedere il più alto dei mondi
Ho speso una fortuna per navigare sui sette mari
E non avevo avuto il tempo di notare
A due passi dalla porta di casa
Una goccia di rugiada su un filo d’erba. “[R. Tagore]

Lasciamoci ispirare da ciò che c’è vicino a noi, prima di andare dall’altra parte del mondo. Allora che aspetti? Segui questa pagina del blog, prepara la valigia, la video camera o carta e penna e… Take it slow: Viaggia lento, Raccontalo e Riparti!

Scarica e Leggi il regolamento completo del Premio

Buona fortuna e buon viaggio slow!

Blog IT.A.CÀ 
Responsabile comunicazione IT.A.CÀ
Sonia Bregoli

RESTANZA | Tema del festival IT.A.CÀ 2019

VERSO IT.A.CÀ 2019

Dopo questa emozionante edizione del 2018 appena conclusasi, siamo pronti per la nuova edizione: la XI° per quando riguarda la fondazione del festival nella città di Bologna! 

I coordinatori della rete nazionale festival IT.A.CÀ a Montefredente – Appennino bolognese, 2018

Per questa edizione sentiamo il bisogno di approfondire il tema della Restanza intesa non come inerzia e passiva rassegnazione, ma come scelta di vita consapevole, presidio attivo del territorio, prendersi cura dei luoghi come beni comuni. Un tema che svilupperemo in tutte le tappe che il festival toccherà: dal sud al nord d’Italia.

Tappa del festival in Monferrato – 2017

La restanza può essere il tratto comune di una rete di cittadini che non solo promuove un diverso concetto di sviluppo turistico, non accettando la realtà passivamente, ma mette in atto progetti collaborativi che producono discontinuità anche su un piano politico e culturale più vasto. Da questo punto di vista, IT.A.CÀ si presenta come un grande laboratorio in cui ha luogo una sperimentazione a più voci su come procedere verso uno sviluppo sostenibile.

Un esperimento di democrazia partecipativa, o meglio progettuale, dove non solo si discute di cosa fare, ma si fa anche ciò di cui si è discusso, in un’ottica di ricerca-azione circolare.

Quando gli attori locali decidono di non abbandonare il loro territorio e di attivare dei processi di collaborazione e di resistenza per mantenerlo in vita, la restanza diventa un impegno politico e sociale, e non solo economico, per un cambiamento che parte proprio dalla comunità locale, dalle sue tradizioni e risorse, per uno sviluppo innovativo e sostenibile. Restanza, dunque, come nuova modalità di riscoperta e convivialità sul territorio, di agire responsabile che stimola utopie quotidiane collettive.

Tappa del festival sui Monti Sibillini – 2018

Impegno per un cambiamento che parte dalla comunità locale, dalle sue tradizioni e risorse, per uno sviluppo innovativo e sostenibile come nuova modalità di riscoperta e convivialità, di agire responsabile che stimola utopie quotidiane collettive. Atto di rinascita e rigenerazione nel cambiamento e condivisione dei luoghi che diventano i siti dove compiere, con gli altri, con i rimasti, con chi torna, con chi arriva, piccole utopie quotidiane di cambiamento.

Una comunità possibile e auspicabile là dove esisteva quella vecchia; una nuova comunità riorganizzata e inventata tenendo conto di fughe, abbandoni, ritorni e anche di mutate forme di produzione e rapporti sociali. Un incontro, di convivialità, dell’esserci. Una scelta consapevole ed etica, che non può diventare mai chiusura o territorio per artificiosi contrasti tra chi è partito e rimasto, tra chi è rimasto e chi oggi arriva o ritorna.

Restanza come potenziamento del senso del viaggiare, approdo per quanti arrivano o ritornano: viaggiare e restare, viaggiare e tornare sono pratiche inseparabili che trovano senso l’una nell’altra in una continua dialettica che parla di integrazione, d’incontro, di vite separate e di riconciliazione. Intesa anche come forma di incontro tra il passato e il presente, tra vecchie e nuove generazioni, ma anche tra universi culturali diversi che contribuiscono alla vivacità del luogo.

Tappa IT.A.CÀ Bologna 2018 | Foto di Noemi Usai 

La parola Restanza è un concetto che ha sviluppato l’antropologo Vito Teti nel suo libro, pubblicato nel 2014, Pietre di pane. Un’antropologia del restare e di cui riportiamo qui di seguito il suo pensiero:

Vito Teti – Antropologo ed etnologo

“Restare non è un fatto di pigrizia, di debolezza: dev’essere considerato un fatto di coraggio. Una volta c’era il sacrificio dell’emigrante e adesso c’è il sacrificio di chi resta. Una novità rispetto al passato, perché una volta si partiva per necessità ma c’era anche una tendenza a fuggire da un ambiente considerato ostile, chiuso, senza opportunità. Oggi i giovani sentono che possano esserci opportunità nuove, altri modelli e stili di vita, e che questi luoghi possono essere vivibili. E’ finito il mito dell’altrove come paradiso.

L’etica della restanza è vista anche come una scommessa, una disponibilità a mettersi in gioco e ad accogliere chi viene da fuori. Noi adesso viviamo in maniera rovesciata la situazione dei nostri padri e dei nostri nonni. Un tempo partivamo noi, oggi siamo noi che dobbiamo accogliere.

Etica della restanza si misura con l’arrivo degli altri, con la messa in custodia del proprio luogo di appartenenza, con la necessità di avere riguardo, di avere una nuova attenzione, una particolare sensibilità, per i nostri luoghi.
 A volte facciamo l’elogio dei luoghi e poi li deturpiamo: quindi quest’etica del restare comporta anche una coerenza tra la scelta di rimanere e quella di dare, concretamente, un senso nuovo ai luoghi, preservandoli e restituendoli a una nuova vita…”  Vito Teti

Qui potete trovare alcuni link per approfondire il tema > Tema 2019.
Non resta che augurarvi buon viaggio e che sia sempre responsabile e sostenibile 🙂

Blog IT.A.CÀ
Responsabile comunicazione festival
Sonia Bregoli

 

 

Il viaggio plastic-free del Festival IT.A.CÀ 2019

Creatività, impegno, motivazione, divertimento e condivisione: ecco come il festival IT.A.CÀ si è imbarcato nel suo viaggio plastic-free!

Quando immaginiamo i luoghi prima di visitarli, nella nostra mente li viviamo come paradisi incontaminati, puliti e maestosi. Spesso però non è così.

Il problema dei rifiuti – e della plastica in particolare – sta riempiendo le pagine di giornali e gli schermi delle TV. Tutti siamo consapevoli del grande impatto che il nostro stile di consumo sta avendo sull’ambiente. L’85% dei rifiuti presenti sulle coste europee è composto da plastica. Per lo più si tratta di oggetti monouso il cui utilizzo dura pochi minuti come bicchieri, cannucce, bottiglie e buste di plastica di cui i nostri viaggi sono pieni. La notizia positiva è che però esistono soluzioni, e partono dal nostro comportamento. 

Noi viaggiatori con IT.A.CÀ amiamo parlare delle soluzioni e di come un piccolo cambiamento può portare un grande impatto positivo nel mondo.

Il festival da sempre promuove il turismo con un’impronta leggera, soffice sull’ambiente e positivo per le comunità. Ma quest’anno abbiamo deciso di lasciare un’impronta etica e tangibile del passaggio dei viaggiatori, per lasciare i luoghi ancora più belli e ricchi di come li abbiamo trovati, perché la restanza è  anche “agire con maggiore attenzione, compiere gesti quotidiani di rispetto verso le risorse che abbiamo” come ci ha detto Alessandra Ciccotosto [Trade Marketing & Communication Manager OWAY] in questa intervista che parla di come abbiamo deciso di imbarcarci in questo viaggio insieme.

È proprio grazie alla partnership con l’azienda agricosmetica OWAY che abbiamo deciso di dare un impulso verso un attivismo turistico ecologico unico nel suo genere, unendo il piacere del viaggio lento nella natura urbana alle azioni pratiche. Così è nata la nostra proposta in collaborazione anche con l’Università di Bologna di plogging ai Giardini Margherita, una camminata all’insegna della sostenibilità e della salute, in cui il 26 maggio ripuliremo i Giardini in un impegno collettivo. Un evento per scoprire un nuovo modo di essere parte dei luoghi che calpestiamo. La cosa più sensazionale? Che questa iniziativa si ripeterà in ogni tappa che toccherà il festival da qui fino a novembre, dal nord al sud d’Italia!

E non solo, grazie alle mappature per l’accessibilità, abbiamo fatto in modo che questo evento e tutte le iniziative ai Giardini Margherita fossero accessibili a tutti/e.

Ma ri-pulire i luoghi non basta.

Per questo ci siamo impegnati per ridurre l’impatto del festival anche nella produzione dei materiali. Troverete i programmi, le locandine e anche le cartoline stampati completamente in carta riciclata. Perché? Perché per produrla si usa meno energia, meno acqua, diminuiscono le emissioni di carbonio e si evita l’accumulo di rifiuti rispetto all’uso di carta tradizionale.

E cosa può rendere il mondo ancora più bello se non riempirlo di fiori?

IT.A.CÀ propone quest’anno il primo BADGE VIVENTE, prodotto con Eco-Postcard, 100% riciclabili e realizzate in Italia da cooperative sociali, ma soprattutto con un cuore speciale: un seme al suo interno.

Cosa vuol dire? Che una volta concluso l’evento, potrà essere piantato e far crescere una piantina e colorare il Mondo, portandosi dietro anche il ricordo del festival. 

Ripulendo, riducendo i consumi, riciclando e usando prodotti alternativi, abbiamo deciso di dare il nostro contributo per sostenere l’ambiente.

Non solo i materiali prodotti per la comunicazione: cartoline, programmi e locandine del festival della tappa bolognese sono prodotti con carta riciclata e le shopper realizzate con cotone riciclato.

Ma cosa possono fare i viaggiatoriche prenderanno parte ad IT.A.CÀ per esser parte del cambiamento con noi?

Portare la propria borraccia ed un bicchiere riutilizzabile; rifiutare cannucce nei cocktail; portare una borsa di cotone; ridurre gli imballaggi e quando non è possibile farlo, rispettare la raccolta differenziata. E ovviamente unirsi al Plogging di domenica con IT.A.CÀ ed OWAY!

E poi si, perché non asciarsi ispirare e portare casa la voglia di ripetere queste azioni nel quotidiano?Ricordando sempre che “Non si è mai troppo piccoli per cambiare il mondo”!
Noi siamo pronti ad iniziare il viaggio. E voi?
Per i dati e infografica

Blog IT.A.CÀ
Annalisa Spalazzi 

OWAY e IT.A.CÀ insieme per questa edizione 2019 | Intervista ad Alessandra Ciccotosto

Carissimi viaggiatori e viaggiatrici 

per questa edizione 2019 il festival IT.A.CÀ si lega per la prima volta ad OWAY (oway.it), partner d’eccezione del festival. Oway è il mondo dei trattamenti per capelli, viso corpo realizzati secondo i principi dell’agricosmetica sostenibile e che realizza i suoi cosmetici partendo da coltivazioni biodinamiche, biologiche, equo-solidali, utilizzando contenitori in vetro e alluminio (materiali 100% riciclabili) e promuove un lifestyle sano e una sostenibilità attiva, concreta e positiva, che si sposa perfettamente con i valori del turismo sostenibile promossi da IT.A.CÀ.

Alessandra Ciccotosto

Insieme lanciamo un progetto e un messaggio di valore che consiste nel raccogliere e ripulire dalla plastica e dai rifiuti i luoghi toccati dal passaggio del festival. Angoli di paradiso che possono esprimere il bisogno di essere valorizzati e rispettati, anche sollecitando maggiormente la cultura della pulizia, del bello e di una gestione più corretta dei rifiuti inquinanti.

Intervistiamo quindi, in questa speciale occasione Alessandra Ciccotosto [Oway, Trade Marketing & Communication Manager] per scoprire l’azienda e la sua mission:

CHI È OWAY?  

Oway (Organic Way) è il mondo dei trattamenti per capelli, viso e corpo e dei prodotti lifestyle realizzati secondo i principi dell’agricosmetica sostenibile presente in oltre 70 Paesi nel mondo. Realtà bolognese risultato di un viaggio nella cosmetica di qualità iniziato nel 1948, i rituali contengono ingredienti biodinamici, biologici ed equo-solidali. Oway promuove quotidianamente la riduzione degli sprechi nella vita aziendale, nei saloni e nei laboratori agricosmetici in ogni angolo del mondo. Ogni formula, packaging, materiale, oggetto o strumento è pensato per avere il minimo impatto sull’ambiente, per durare o per essere riutilizzato. Ecco perché, utilizzando gli ingredienti più puri, ricchi e concentrati, Oway racchiude le sue formulazioni in flaconi di vetro e tubi di alluminio (materiali 100% riciclabili), evitando i contenitori di plastica, i packaging superflui e i materiali non ecologici.

CHE COSA SIGNIFICA “RESTANZA” PER TE?

Restanza, ciò che resta e permane. È un concetto molto bello quando si parla di viaggi, di esperienze piacevoli. Ma può anche essere inteso con “ciò che resta e lasciamo nel mondo attraverso i nostri comportamenti”. Restanza è per me agire con maggiore attenzione, compiere gesti quotidiani di rispetto verso le risorse che abbiamo, ottimizzare ed eco-progettare nuovi prodotti e servizi in modo da lasciare un mondo migliore, sostenibile nel senso più pratico, con soluzioni per un lifestyle più sano e felice.   

QUALI SONO I PUNTI DI CONNESSIONE TRA UN BRAND COME OWAY E UN FESTIVAL DEL TURISMO RESPONSABILE?  

Oway è stato il primo marchio nel mondo della cosmesi professionale a sostituire 6 anni fa i contenitori di plastica con quelli in vetro e alluminio. Una scelta “coraggiosa” per un cambiamento concreto alla quale sono seguite altre scelte ecologicamente pratiche sia sui prodotti, sia su tutto quello che è intorno al prodotto. Lo definiamo Organic Way of life, l’insieme di scelte sostenibili che adottiamo prima di tutto in azienda e promuoviamo in tutto il mondo con il nostro esempio e con la comunicazione.

Intorno a Oway è nato un mondo di sostenitori, gli Owayans, che interpretano e condividono nella vita e nei social i valori dell’agricosmetica sostenibile. Il Festival del Turismo sostenibile è ricco di valori positivi, comunica una sostenibilità tangibile, piacevole, ottimistica. Parte dalla nostra città, Bologna, e comunica la bellezza dei territori italiani con le nostre eccellenze territoriali. 

Ci sono molti valori in comune tra Oway e IT.A.CÀ. 

IN CHE COSA CONSISTE IL PROGETTO SVILUPPATO PER LA RACCOLTA DEI RIFIUTI NELLE TAPPE DEL FESTIVAL?  

Tra obiettivi esclusivi di questa 11^ edizione, in condivisione con Oway, ci sarà quello di raccogliere e ripulire dalla plastica e dai rifiuti i luoghi toccati dal passaggio del festival. Insieme abbiamo costruito l’idea di cammini sostenibili dove possiamo unire alla bellezza dell’esperienza all’aria aperta la pulizia dei territori. 

Durante la scoperta di luoghi straordinari, ricchi di natura, cultura e tradizioni, i viaggiatori collaboreranno attivamente nel restituire ai luoghi la loro originaria bellezza, fornendo un esempio virtuoso di turismo sostenibile. 

Queste esperienze di esplorazione delle meravigliose realtà italiane diventano con Oway impulso verso un attivismo turistico ecologico unico nel suo genere che coniuga il piacere della lentezza e del risentire la natura nel suo senso più profondo ad azioni pratiche mirate a preservare la bellezza dei luoghi.

Foto di Giuseppe Giuliani – Wok Photography

COME MAI AVETE SCELTO DI FARE PARTE DELL’11^ EDIZIONE DEL FESTIVAL COME PARTNER ATTIVI E NON COME SEMPLICI SPONSOR?  

Siamo consapevoli del fatto che il cambiamento inizia da noi, per questo volevamo partecipare in modo più attivo rispetto alla classica sponsorship. Insieme abbiamo costruito l’idea di cammini sostenibili dove possiamo unire alla bellezza dell’esperienza all’esperienza all’aria aperta la pulizia dei territori. Abbiamo anche organizzato un cammino sostenibile dedicato esclusivamente alla nostra azienda dove ripuliremo 6 giardini di Bologna.

Ringraziamo Alessandra per questa intervista e vi aspettiamo all’evento A tutto Plogging: una camminata all’insegna della sostenibilità e della salute per domenica 26 maggio 2019 alle Serre dei Giardini Margherita. 

Buon viaggio come sempre 🙂

Blog IT.A.CÀ
Responsabile comunicazione 
Sonia Bregoli