Il blog nasce dall’idea di portare a conoscenza del pubblico tutto ciò che circonda il tema del turismo responsabile!
Nel corso degli anni abbiamo intervistato moltissime realtà, differenti tra loro, ma che condividono la stessa passione per il viaggio, cercando di offrire uno spazio nel quale far sentire la propria voce, esprimere le proprie idee e promuovere la propria attività.

Restiamo senza plastica: i cammini ecologici del festival IT.A.CÀ in collaborazione con OWAY 2019

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

siamo alla conclusione di questo lungo ed entusiasmante 2019 che ci ha portato in giro per l’Italia attraverso le nostre 16 tappe dedicate al turismo responsabile e alla restanza

Qui il link per scoprire questa XI edizione. 

Il festival IT.A.CÀ da sempre attenta alle tematiche legate all’ambiente e alla valorizzazione del territorio, quest’anno ha portato una novità importante nel modello del festival: attraverso camminate ecologiche e responsabili con guanti, sacchi e pinze di raccolta, e in scia alla mondiale #trashchallenge e ai tanti progetti di attivismo ambientale, ha deciso di dare un contributo concreto attraverso la partecipazione di tutti, organizzatori, partecipanti alle singole tappe e partner nazionali.

 

Partner nazionale del progetto è stato OWAY (oway.it), che promuove un lifestyle sano e una sostenibilità attiva, concreta e positiva, che si sposa perfettamente con i valori del turismo sostenibile promossi da IT.A.CÀ. (Intervista ad Alessandra Ciccotosto, Oway, Trade Marketing & Communication Manager). Infatti, la stessa azienda ha organizzato, oltre alla partecipazione della propria rete di distribuzione, dei saloni e clienti ai cammini nazionali, un cammino aziendale lo scorso 15 settembre a Bologna. Un cammino sostenibile di quasi 7 km, 6 giardini, strade e parcheggi nei quartieri della città e quasi 40 kg di spazzatura raccolti in poche ore.

I cammini sono stati organizzati in collaborazione con tante realtà locali che ogni giorno sono impegnate nel salvaguardare il nostro ambiente: Legambiente, Touring Club, Friday for Future, Università di Bologna, Ulisse fest festival, Fondo Ambiente Italiano, WWF, Club Alpino Italiano e Fiab

RISULTATI 

Da maggio e novembre 2019 abbiamo raccolto:

  • quasi 2000 sacchi
  • oltre 900 kg di rifiuti con percorsi a piedi, bike tour e trekking

Abbiamo ripulito:

  • Il lungomare di Rimini,
  • Le spiagge della Calabria
  • Il bacino di un fiume Salentino in Puglia,
  • Parchi, aree urbane e giardini nel Gran Sasso, a Brescia, Parma, Trieste, Gorizia, Napoli e nell’Oltrepò Pavese;
  • Gli stradelli di accesso al mare a Marina di Ravenna,
  • I luoghi toccati dalla tempesta Vaia dello scorso anno in Trentino, il parco del delta del Po’ in Monferrato e le spiagge di Sestri Levante in Liguria.

Siamo molto contenti di questa collaborazione e che anche noi abbiamo dato assieme alla nostra grande rete nazionale un contributo a rendere migliore l’ambiente in cui viviamo: c’è ancora tantissimo da fare per preservare il nostro territorio ma da qualche parte bisogna iniziare e noi lo stiamo facendo!

Grazie infinitamente a tutti/e i volontari che hanno animato con grande entusiasmo e dedizione questi momenti di pulizia collettiva! #savetheplanet 

Ringraziamo per il coordinamento nazionale dei cammini ecologici Cecilia Pedroni dell’agenzia Happy Minds di Ravenna. 

Blog IT.A.CÀ
Sonia Bregoli 
Responsabile comunicazione 

Viaggio a Lamalera: un villaggio di pescatori fuori dal tempo

Cari amici viaggiatori e viaggiatrici,

 oggi vi parliamo di una realtà singolare e remota, uno dei pochi posti al mondo in cui la pesca tradizionale a specie marine protette, pratica ormai in via di estinzione presso qualsiasi popolo, resiste ancora.

Lamalera è un villaggio di pescatori, arroccato sulla costa meridionale dell’isola di Lembata, all’interno dell’arcipelago di Solor, localizzato all’estremo oriente di Flores, nelle Piccole Isole della Sonda, Indonesia. Il villaggio conta circa 2000 abitanti e dista soli 65 chilometri da Lewoleba, capitale della reggenza di Lembata, nonostante ciò per raggiungerlo ci vogliono quattro lunghe ore di pulmino attraverso una strada strettissima che taglia la foresta pluviale. Il villaggio è un luogo surreale, dimenticato dal mondo dove il tempo sembra essersi fermato qualche secolo fa. Quattrocento case, una dozzina di strade, il resto spiagge e palmeti, sul bagnasciuga lunghe barche in legno dipinto si susseguono una dopo l’altra.

Lamparuk, Indonesia

Pesca tradizionale – ph. Francesca Riva

Un luogo lontano dalla portata dei turisti che ha due sole strutture ricettive per i viaggiatori più temerari.

La pesca tradizionale è una pratica che coinvolge tutti gli uomini del villaggio, essi cacciano solo gli animali che possono scorgere con i propri occhi; balene, delfini, orche, squali, marlin, mante e tartarughe sono tutte prede appetibili per i pescatori di Lamalera. Vanno a caccia utilizzando arpioni di ferro montati su canne di bambù, si lanciano dalle barche di legno sui dorsi dei capodogli, degli squali o dei delfini usando la forza del peso per ritrarre l’arpione. Cacciano per mangiare e utilizzano ogni singola parte degli animali catturati la cui carne viene messa ad essiccare al sole per poter essere conservata anche nei mesi invernali. 

La carne viene divisa tra tutte le famiglie del villaggio a scopo esclusivamente alimentare, dal grasso si ricava l’olio che viene barattato come combustibile e le ossa vengono utilizzate nella costruzione delle case o scolpite. Ogni abitazione e ogni angolo della strada sono infatti decorati con ossa di dimensioni spaventose; sono ossa di balene. 

Pesca tradizionale – ph. Fiorella Pantaleo

La pesca delle balene è una lunga tradizione nel villaggio; un’attività considerata illegale e feroce, qui diventa in realtà la principale fonte di sussistenza degli abitanti del villaggio, e quindi sostenibile. Una balena racchiude fino a 30 tonnellate di carne, sangue e midollo. Una balena riesce a sfamare per due mesi l’intero villaggio e, durante il macabro rituale del macello, non si butta via niente. 

Oltre a squali bianchi e balene, i pescatori cacciano quotidianamente delfini; anch’essi, seppur in maniera meno emblematica, rischiano l’estinzione a causa del surriscaldamento dei mari. È inoltre incredibile pensare quanto la percezione di questi animali possa cambiare da un estremo all’altro del mondo. In Occidente, i delfini sono visti come mammiferi sensibili e intelligenti, estremamente vicini all’uomo; siamo persino disposti a pagare per andare a vederli danzare o per nuotare con loro e sarebbe impensabile cacciarli. In realtà come quella di Lamalera, invece, diventano una delle principali fonti di sostentamento di un intero popolo e vengono cacciati senza pietà.

La pesca per questo popolo è una vera e propria lotta alla pari tra la preda e il pescatore attraverso la quale l’uomo dà dimostrazione della propria abilità e coraggio, spesso lanciandosi direttamente sull’animale e scaraventando l’arpione su di esso. Sembra quasi un retaggio di quel tempo lontano in cui, nel partire per l’oceano, l’uomo sfidava la natura e talvolta ci lasciava le penne. Questo tipo di pesca ha radici antichissime e assume la forma di un rituale ricco di superstizione e sacralità che rimane immutato da secoli e che si tramanda di generazione in generazione da circa seicento anni. Una tradizione ancestrale, testimonianza di un’autenticità che ancora resiste agli impatti della modernità. Una pratica in via di estinzione presso la maggior parte dei popoli marini del Sud del mondo, ma che a Lamalera sembra però reggere, immutata nel corso dei secoli. 

Lamalera – ph. Fiorella Pantaleo

Rimane aperto il quesito su come considerare a questa realtà così lontana da noi. Il territorio su cui sorge il villaggio è tendenzialmente roccioso, di origine vulcanica e dispone di ben pochi terreni produttivi; per questa ragione, ancora oggi la pesca è per gli abitanti di Lamalera tra le principali fonti di sussistenza e di nutrimento. 

È difficile crearsi un’opinione lineare sull’argomento; troppe le sfaccettature, le controversie da considerare. Certo è che prendere coscienza dell’esistenza di realtà così lontane e difficili può rivelarsi uno strumento di crescita unico, necessario per allargare i nostri orizzonti e perché no per proteggere i nostri mari e le specie marine e fermare la pesca industriale e distruttiva.

Sperando di avervi dato uno spunto per qualche nuova riflessione, ringraziamo Francesca Riva e Fiorella Pantaleo per le bellissime foto e vi auguriamo ancora una volta buon viaggio!

Blog IT.A.CÀ
Irene Pinto

 

20 Suggerimenti Facili per Viaggiare Sostenibile

Care amiche viaggiatrici e amici viaggiatori 

oggi nel nostro blog parliamo di sostenibilità e viaggi, ma sopratutto ricordiamoci che la riduzione dell’impatto ambientale delle proprie vacanze è davvero importante. Ma cosa fare in pratica per viaggiare sostenibile? Ecco 20 facili suggerimenti per viaggiare green, tratti dal blog di Ecobnb:

Organizza la tua vacanza ecologica

  • Viaggia in piccoli gruppi: sono meno impattanti per l’equilibrio e il rispetto dell’ambiente. Ed evita i grandi resort, generalmente questi grandi complessi turistici radunano molte persone nello stesso luogo, sono molto inquinanti e per nulla attenti all’economia locale.

Ph Mesut Kaya

  • Evita l’aereo a tutti i costi. Se proprio non puoi fare altrimenti vola senza fare tanti scali perchè i voli aerei sono responsabili della maggio parte della produzione di CO2 legata al turismo, per questo viaggiare in aereo non è sostenibile.
  • Viaggia leggero: più il mezzo di trasporto pesa, più emissioni di CO2 produce.
  • Affidati solo a tour operator che siano impegnati a salvaguardare l’ambiente e la biodiversità per l’organizzazione le tue vacanze.
  • Prenota un hotel ecologico. Su Ecobnb trovi  hotel e bed&breakfast che sono attivamente impegnati nella riduzione della loro impronta ecologica e a investire sull’economia locale.
  • Prova il glamping: campeggi immersi nella naturaalberghi diffusi in antichi borghi, ecovillaggi e numerosi altri alloggi glamour e sostenibili volti a ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente e educare gli ospiti sull’ecologia locale.

Ph Tegan Mierle

  • Evita la vacanza in nave da crociera: è uno dei modi di viaggio maggiormente impattanti sull’ambiente. Le grosse navi da crociera sono le principali responsabili della distruzione delle barriere coralline e dell’inquinamento dell’aria. Se ti piacciono le vacanze in mezzo al mare opta per una crociera in barca a vela.
  • Le barriere coralline sono uno degli spettacoli più belli al mondo, ma sono anche uno degli ecosistemi più delicati. Informati sul lavoro svolto dalle aziende turistiche locali per la tutela e la salvaguardia di questo prezioso bene ambientale.
  • Stampare i biglietti delle carte d’imbarco è una scelta assolutamente da evitare: i biglietti digitali sono molto comodi ed ecologici.

Vivi la vacanza green

  • Se durante le tue passeggiate ed escursioni raccogli i rifiuti che vedi e ricicla in maniera corretta.
  • In montagna segui i sentieri già segnati, la tua sicurezza è importante e non danneggerai o disturberai la flora e la fauna autoctona. Muovi a piedi, o anche in mountain bike o e-bike, in modo responsabile. Se durante un’escursione avvisti della fauna selvatica non cercare di avvicinarla o toccarla e cerca di non disturbala schiamazzando sopratutto se noti la presenza di cuccioli. 
  • Evita di visitare mete famose solo perché celebri, l’overtourism causa danni, a volte irreparabili, agli ecosistemi, alla flora e alla fauna locale. Prediligi mete più particolari e meno conosciute per avere delle vacanze sorprendenti.
  • Non sottrarre sabbia o sassi dalla spiaggia. L’erosione delle spiagge modifica i delicati equilibri marini già minacciati. Inoltre se pratichi lo snorkeling o le immersioni subacquee, ricordati di mantenere un assetto neutro e non toccare i coralli, i pesci e le meduse.

Ph David Clode

  • Per la salvaguardia della biodiversità e delle nicchie ecologiche, non comprare piante o animali in via di estinzione o di cui è minacciata l’esistenza. Inoltri rischierai di non poter passare la dogana e una multa salata. 
  • Risparmia CO2 sul trasporto di alimentari: durante la tua vacanza prova i prodotti locali!
  • Scegli la borsa riutilizzabile che ti piace di più e portala sempre con te. Ricorda che il degrado di un sacchetto di plastica può richiedere fino a 500 anni.
  • Fai attenzione agli imballaggi: scegli alimenti confezionati con vetro, carta e cartone piuttosto che con plastica. Per ridurre la quantità di plastica, evita anche le bottigliette di acqua e prediligi un bottiglia senza BPA o una borraccia per riempirla più volte.

Ph Guus Baggermans

  • Lascia il cartello “Non disturbare” sulla porta durante il tuo soggiorno in hotel per evitare di far pulire la tua stanza inutilmente. Aiuterai a ridurre l’utilizzo di detergenti, di elettricità utilizzata per l’aspirapolvere e il lavaggio della biancheria da letto.
  • Preferisci la doccia al bagno per risparmiare acqua e chiudi l’acqua mentre ti insaponi: risparmierai 200 litri di acqua.
  • Cammina, pedala o usa i mezzi pubblici il più possibile: è una buona regola per la vita di tutti i giorni, ma ha un impatto positivo sull’ambiente anche in vacanza. Riuscirai ad assaporare i paesaggi che ti circondano al meglio.

Questi sono alcuni suggerimenti che vi consigliamo di leggere con attenzione e di incominciare a fare delle scelte importanti per aiutare la salvaguardia del nostro bellissimo pianeta: iniziamo a cambiare le cose prima, durante e dopo la nostra voglia di viaggiare!

Buon viaggio responsabile a tutti/e 🙂

Blog IT.A.CÀ
Giulia Fasano, per Ecobnb

 

MoBo’s Stories | Una viaggio enogastronomico tra Modena e Bologna

Cari amici e amiche viaggiatrici 

oggi nel nostro blog vi parliamo di una guida dedicata a coloro che amano viaggiare inseguendo i profumi enogastronomici del nostro Appennino! Siamo molto contenti quindi di poter annunciare la nostra partnership poiché i valori e i principi di fondo sono condivisibili con i nostri.

Dario Ruscetta

L’autore di questa guida dedicata ai sapori emiliani tra Modena e Bologna è Dario Ruscetta (modenese classe 1982) scrittore, imprenditore, ideatore e creatore del Lomadic Food Circus.  

Tradotto verrebbe come “Il Circo del Cibo dei Nomadi Locali”; “verrebbe” poiché il termina Lomadic in realtà non esiste ufficialmente, ma è un gioco di parole dell’autore, che ha fuso le parole “LOcal” (locale) e “noMADIC” (dei nomadi) creando quindi il termine “Lomadic” e il sostantivo “LOMAD” (Nomade Locale) riferito ai singoli esploratori che fanno parte di questa comunità. 

Dario è un viaggiatore da sempre, amante del “perdersi”, esploratore di tavole e ricercatore delle Storie di commensali e oste. Alla fine del 2017, dopo 8 anni dedicati al marketing online, decide di dar vita ad un sogno: divulgare Cultura enogastronomica con curiosità e leggerezza, ritrovando ed esaltando quei piccoli luoghi costretti a rifugiarsi per proteggersi dall’onda dell’industrializzazione e diventando così delle piccole Città Sommerse.

COS’É LOMADIC FOOD CIRCUS

Il Lomadic Food Circus è una Comunità di esploratori che desidera scoprire, o riscoprire, i Territori percorrendo un viaggio a ritroso dal Piatto Tradizionale agli Ingredienti attraverso le Storie di coloro che quei Territori li hanno tenuti Vivi, cioè gli Artigiani Rurali del Cibo.

Questi Artigiani sono gli Eroi che hanno deciso di non legarsi all’Industrializzazione, ma di portare avanti micro o piccole attività rispettose della Tradizione, della Natura e dell’Uomo.

All’interno del Lomadic Food Circus sono benvenute tutte quelle persone che hanno voglia di Umanità, di trovare una Storia dietro un qualcosa di nuovo o che, al contrario, conoscono da una vita. Un nuovo, in realtà vecchio, modo di vedere il Mondo e in particolare il Cibo, senza concentrarsi su assurde lotte di termini, marchi e diete, ma semplicemente valorizzando ciò che stiamo perdendo: le Memorie.

Importante: riscoprire le Memorie e farle proprie non significa rinnegare la Modernità, ma piuttosto fondere le due cose per costruirsi un futuro personale, o comune, più solido e ricco di Cultura! → @instagram  @facebook 

IL PRIMO PASSO: MoBo’s Stories 

“MoBo’s Stories: Guida di Viaggio nell’Ombelico Gastronomico di Modena e Bologna” è il primo passo ufficiale del Lomadic Food Circus; una guida, per l’appunto, che si distingue da tutte le altre per il suo essere narrativa e portare in grembo le vere storie di quegli Artigiani Rurali del Cibo troppo spesso dimenticati.

45 Storie complete, informazioni turistiche, nuovi itinerari enogastronomici completi di pernottamenti e soste ristoro, oltre 100 fotografie e tante altre informazioni utili per godersi i Territori Segreti di Modena e Bologna. Oltre alle tante Storie è presente anche un romanzo breve seguito del primo “Non Dimenticare Monterutto: Il Codice Umami” (disponibile su Amazon). 

La Guida, indipendente e auto-finanziata, è riuscita a venire al mondo grazie ai suoi primi sostenitori (oltre 70) che hanno aderito al crowdfunding organizzato su Ideaginger.it. Sostenitori spontanei e coinvolti da un nuovo modo di narrare il Cibo, sostenitori che hanno permesso il superamento della quota minima di 4.000€ attraverso l’acquisto di circa 150 copie in prevendita. 

Importante: la guida è stata realizzata in maniera completamente autonoma e indipendente, ogni artigiano è stato cercato, scelto, visitato, verificato e intervistato personalmente. A nessuna delle attività presenti nella guida è stato chiesto un solo centesimo o un contributo in natura o obblighi successivi alla stampa, questo per una scelta editoriale ben precisa: MoBo’s Stories deve contenere storie vere per creare Cultura, curiosità e coinvolgimento, senza pesare sugli Eroi che hanno bisogno solo di essere scoperti e amati.

Dopo il primo passo Dario spera di poter continuare con questo Progetto-Sogno al fine di esplorare e divulgare più territori possibili. MoBo’s Stories vuole essere il primo volume di una trilogia destinata alla Regione Emilia-Romagna, quindi i prossimi due appuntamenti saranno proprio i comparti turistici Romagna e Via Emilia. Oltre alla guida nel formato attualmente disponibile saranno presto prodotte le versioni eBook e Audiolibro, oltre che quella in versione Inglese per poter arrivare anche sul pubblico estero. Sono previste anche altre attività come la messa online di un sito ricco di contenuti gratuiti, la creazione di Documentari e, più in generale, l’espansione di una Comunità di persone dedite all’Esplorazione.

LE COLLABORAZIONI

“MoBo’s Stories” è un Progetto Patrocinato dal Comune di Modena

Il Futuro è anche Collaborazione ed è per questo motivo che siamo fieri di poter contare tra le nostre file: MoCu Magazine (Associazione Stoff – Modena), CNA Modena e il festival IT.A.CÁ (Bologna).

Tutte realtà con le quali è già iniziato un forte e importante scambio di idee e progetti atto a mantenere alto il livello Culturale, nonché a divulgare un nuovo Turismo Artigianale Lento e Sostenibile.

PER ACQUISTARE LA GUIDA

Il prezzo di copertina è di 29.90€ ed è prevista la spedizione gratuita in formato “piego di libri”.

Per tutti i nostri viaggiatori e le nostre viaggiatrici avrete l’occasione fino al 20 Dicembre 2019 di usufruire di un Codice Sconto del 10% valido sulla copia singola inserendo il codice ITACA durante l’acquisto, oppure utilizzando direttamente questo link dove verrà calcolato automaticamente. 

Buona lettura e buone mangiate 🙂

Blog IT.A.CÀ
Sonia Bregoli 

 

Come insegnare ai tuoi figli ad essere Responsabili in Viaggio

I cambiamenti climatici e la salvaguardia della biodiversità sono dei temi attuali molto importanti. Per questo è fondamentale insegnare ai propri figli a rispettare l’ambiente, ad essere responsabili, e ad impegnarsi per preservare gli ecosistemi del pianeta Terra. 

Le nuove generazioni sono i destinatari delle condizioni in cui verrà a trovarsi la Terra negli anni futuri e dare loro il buon esempio è il primo passo perché possano crescere con delle buone abitudini.

È molto importante che queste piccoli insegnamenti vengano seguiti anche durante le vacanze per diminuire cosi l’impronta ecologica durante i tuoi viaggi insieme ai tuoi figli.

Ph Irina Murza

Ecco 6 piccoli passi da fare con i tuoi figli per insegnare loro ad essere responsabili in viaggio:

1. Organizza passeggiate e pedalate alla scoperta della natura

Durante le vacanze organizza passeggiate e giri in bicicletta alla scoperta delle meraviglie della natura. Scopri quali sono le perle da visitare nelle vicinanze del luogo di villeggiatura, informati se i percorsi sono adatti ai bambini e se ci sono guide locali esperte che possano guidarvi alla scoperta del paesaggio. I bambini impareranno molto presto ad amare la natura se avranno la possibilità di viverla appieno.

2. Diminuisci drasticamente il tuo consumo di plastica

Anche in vacanza porta la tua bottiglia per l’acqua e riempila dal rubinetto. Le bottigliette e i sacchetti di plastica creano rifiuti inutili e se abbandonati inquinano gli oceani ed sono molto pericolose per le creature marine. Ad esempio, le tartarughe marine scambiano i sacchetti di plastica per le meduse di cui vanno ghiotte… facendo purtroppo una brutta fine. Quindi borracce riempibili e sacchetti di tela riutilizzabili sono una scelta ecologica che puoi insegnare ai tuoi figli per rispettare l’ambiente.

3. Insegna ai tuoi figli la raccolta differenziata

Sopratutto a casa, ma anche in vacanza è bene fare la raccolta differenziata dei rifiuti, cercando di riutilizzare il più possibile. Durante le escursioni porta con te la spazzatura e non abbandonarla in giro per nessun motivo. Una volta tornati, butta tutto nei cestini appositi. Farlo tutti i giorni sarà un’abitudine che prenderai molto velocemente e che i tuoi bambini impareranno ad imitare.

4. Utilizza i mezzi di trasporto pubblici il più possibile

Durante le vacanze è bello passeggiare e andare in bicicletta, ma quando non è possibile, per gli spostamenti più lunghi, usa i mezzi di trasporto pubblici come treni e autobus di linea. Con il treno ti sarà possibile anche progettare delle bellissime gite alla scoperta della natura, durante le quali potrete ammirare il paesaggio dal finestrino del vagone.

Ph Ant Rozetsky

5. Acquista alimenti a km zero

È una buona idea acquistare alimenti a km zero e sopratutto comprare frutta e verdura di stagione. Il trasporto di alimenti da una parte all’altra del globo è molto inquinante. Insegna ai tuoi figli quali sono gli ortaggi caratteristici di ogni stagione, può essere un’attività molto piacevole e sicuramente istruttiva. Se hai un giardino o anche solo un terrazzo progetta e realizza con i tuoi figli un piccolo orto casalingo: sarà un modo divertente per imparare tante cose sulla coltivazione.

Ph Joshua Lanzarini

6. Si impara di più divertendosi

Organizza delle gite alle fattorie didattiche e porta i tuoi figli a scoprire le abitudini degli animali e la vita nella fattoria. Anche una visita da un apicoltore locale potrebbe essere un’esperienza molto divertente per i tuoi figli, nella quale scoprire quanto siano importanti questi piccoli esserini per il pianeta Terra.

Sei piccole regole che possono fare la differenza 🙂 #savetheplanet

IT.A.CÀ Blog 
Giulia Fasano
[Ecobnb]

 

 

Vinci un Weekend Green con la tua canzone per il Pianeta

Ci avete rotto il clima. L’onda verde dei giovani dei #fridaysforfuture che ha attraversato le principali città italiane negli ultimi mesi non è abbastanza per smuovere le coscienze. Se vogliamo salvare l’equilibrio climatico del nostro fragile pianeta ognuno di noi deve fare ogni giorno la sua parte, a partire da subito.

Come comunicare al mondo che dobbiamo cambiare i nostri stili di vita per proteggere l’ambiente in cui viviamo e consegnarlo ancora vivibile alle generazioni future? Perché non farlo attraverso la musica?

⇒  Quando la musica fa la differenza

Suoni d’Ambiente, lanciato da Radiocittàfujiko, è un contest musicale che sfida tutti a utilizzare proprio la musica – linguaggio universale per parlare di un tema urgente, quello del cambiamento climatico. Tutti sono chiamati a condividere un brano inedito sul tema ambientale. 

Ad ascoltare e premiare la tua canzone c’è una giuria d’eccezione, composta da professionisti del settore musicale italiano. 

Un premio speciale sarà dedicato a tutti i partecipanti più giovani (under 29), che per primi sentono la pressione dell’emergenza climatica. Quest’ultimo sarà assegnato dal pubblico attraverso una votazione social.

⇒ Come partecipare?

Semplicemente inviando il proprio brano a concorsi@radiocittafujiko.it (anche via Wetransfer).
A tutti coloro che prenderanno parte al concorso con i propri brani sarà garantito un passaggio radiofonico in FM.

Entro quando?

Avete tempo fino al 20 maggio 2020.

Un weekend in armonia con la Natura per la canzone più bella

Tra i premi in palio c’è un bellissimo weekend green in Ecobnb, la piattaforma dedicata al turismo sostenibile. Il network raccoglie oltre tremila proposte di ospitalità ecologiche in Italia nel mondo. 

Soggiornando in un ecobnb puoi ridurre i consumi di acqua, la produzione di rifiuti e le emissioni di gas serra: l’equivalente di 295 alberi salvati per ogni pernottamento. Avrai l’opportunità di scegliere tra agriturismi biologici, bed & breakfast ecologici, alberghi diffusi in antichi borghi, glamping immersi nella natura, ma anche case sugli alberi o chalet in alta quota. 

Gli host che fanno parte del network di Ecobnb promuovono un modello di turismo più rispettoso del pianeta, dei luoghi, delle economie locali, nella convinzione che ciascuno di noi deve essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.

Con la tua canzone per il pianeta puoi sperimentare un modo nuovo di viaggiare, più vicino alla natura, più ecologico e ricco di emozioni!

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Il vincitore del premio ‘Take it Slow: viaggia lento, raccontalo e riparti’

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

in questa edizione di IT.A.CÀ 2019 abbiamo lanciato assieme ai nostri partner Ecobnb il concorso Take it Slow in occasione dell’anno del turismo lento.

Un contest dedicato ai racconti di esperienze di viaggio lente e responsabili, tramite video o fotografia, il premio si è concluso lo scorso 15 ottobre, e oggi finalmente vi presentiamo il vincitore.

Si chiama Marco Ginelli, è di Crema, ama la natura, la fotografia, e più di ogni altra cosa viaggiare. 

La bicicletta è il suo pallino: da qualche anno la utilizza tutti i giorni per andare al lavoro e ogni estate per le sue vacanze. 

Il suo sogno? Girare il mondo in tenda + bici! 

“In un mondo dove la popolazione continua ad aumentare e traffico ed inquinamento di conseguenza, sono sempre più convinto che solo la bici ci potrà salvare!” ci spiega Marco.

Il racconto fotografico di Marco, premiato all’interno di “Take it Slow”, è un’avventura di 8 giorni, da Salisburgo a Grado. Il mezzo di trasporto – lo avrete già capito – è la bicicletta. 

Percorrendo oltre quattrocento chilometri sulla ciclabile dell’Alpe Adria, Marco e 2 suoi amici hanno attraversato panorami mozzafiato, laghi, natura incontaminata, città e piccoli borghi abbandonati fino ad arrivare al mare. 

In alcuni tratti si pedala lungo antichi tracciati ferroviari, che un tempo collegavano un tempo Italia ed Austria in treno, ed oggi sono suggestive greenways.

Qual’è il bello dello slow travel?

Viaggiare lentamente offre più possibilità di entrare in contatto con le persone che si incontrano– risponde Marco – Viaggiando in bici si possono vedere e conoscere meglio i luoghi, e in ogni momento ci si può fermare per scattare bellissime fotografie (la mia passione!).

Non possiamo che augurare a Marco una felice nuova avvenura lenta in uno degli ecobnb dove potrà trascorrere un bellissimo weekend green per due persone!

Siete curiosi di conoscere il racconto premiato?

Potete leggerlo qui! Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato a questo concorso e rilanceremo anche per il prossimo anno per la XII edizione 2020. Per chi vuole rimanere informata delle nostre news legate al mondo del turismo responsabile e innovazione turistica iscrivetevi alla nostra newsletter – grazie e buona viaggio 🙂

Blog IT.A.CÀ
Sonia Bregoli 
Responsabile Comunicazione  IT.A.CÀ

 

Walk&Work: Va’ Sentiero arriva a Castiglione dei Pepoli (Bo) | Sabato 9/11

Refill finalmente in Italia | Il modo più semplice di bere acqua senza passare dalle bottigliette di plastica

Cari amici viaggiatori e amici viaggiatrici 

oggi vogliamo parlarvi di questo bellissimo progetto che sosteniamo assolutamente, finalmente arriva anche in Italia Refill, l’app che segnala tutti i punti [bar, ristoranti, fontane, luoghi pubblici] dove ricaricare la borraccia con acqua fresca, sicura e a impatto zero.

Non c’è più tempo

Che sia arrivato il momento di cambiare il nostro rapporto con la plastica è un dato di fatto, che non ci sia più tempo da perdere lo dicono gli scienziati, che per creare un cambiamento ci vogliano sforzi enormi è semplicemente un’idea sbagliata.

se riempiamo, non inquiniamo

Portare sempre con sé una borraccia è un gesto semplice, che sta diventando sempre più comune, la difficoltà si incontra quando si cerca un posto in cui fare il pieno di acqua.
E qui arriva Refill Italia: un sistema semplice, inclusivo e gratuito che mette in connessione, attraverso una App con geolocalizzatore, i locali che aderiscono al progetto e chiunque abbia bisogno di riempire la propria borraccia.

basta un click

Sono già tanti i bar, i ristoranti, i locali pubblici che sull’onda del “plastic free” hanno accolto con entusiasmo questa iniziativa, applicando sulla loro vetrina l’adesivo blu che contraddistingue ogni Punto Acqua, facilmente rintracciabile sulla mappa del nostro Paese attraverso la App.

ogni goccia conta

L’hashtag con cui si sta diffondendo questo progetto green
è #refillrevolution, ma più che una rivoluzione Refill vuole essere una scelta, che porterà trasformazione. Una goccia alla volta.

Scarica la presentazione in pdf del progetto> REFILLITALIA
Scarica la locandina > locandina REFILLITALIA

A noi il progetto piace veramente tanto: più acqua pura e libera dalla plastica 🙂

Per info & contatti 
Enrica Grassi +39 333 777 0778
Margherita Cavalleri +39 339 8375096
info@refillitalia.org

L’interessante sinergia tra “restanza” e volontariato

Un contributo di Giuseppe Turchi dal Festival IT.A.CÀ Parma che si terrà dal 4 al 6 ottobre 2019 

Restare. Anche quando le condizioni non ti permettono di fiorire. Anche quando le pressioni esterne sono così forti da farti perdere la speranza. Servono radici forti, per restare, ma ormai stiamo perdendo anche quelle. Mancano motivazione, interesse, relazione. 

Masereto

Sembra quasi di sentirlo, il sibilo spettrale dell’aria che spira tra le vecchie case dei piccoli borghi di collina. Non fosse per qualche coraggioso agricoltore o per i villeggianti estivi, assisteremmo all’abbandono più totale. Entrambi, però, si limitano a utilizzare il luogo per lavoro o per fuggire dai miasmi della città. Laddove non c’è abbandono si percepisce comunque isolamento, lontananza. E se si sta lontani, non si comunica. No, nemmeno con i social. Perché quello che si mette in comune tramite Internet sono spesso vane parole, quando invece è l’azione in presenza quello che servirebbe. Attraverso di essa rinsalderemmo quelle radici che, parafrasando Bauman, si stanno progressivamente liquefacendo.

Ma perché tutta questa enfasi sulle radici? Per propagandare conservatorismo, sovranismo, campanilismo, o qualunque altro -ismo si voglia aggiungere? No. È che le radici lunghe e robuste sono spesso sinonimo di cura (oltre che di identità), e cura fa rima con attenzione e impegno. Ricreare tutto questo in un borgo di collina può fornire un esempio ispiratore per interventi su più larga scala.

Masereto

Ma è davvero possibile? La risposta è sì.

Da un paio d’anni seguo l’attività di due APS che operano nella provincia di Parma. Si tratta di Bontà dell’Appennino e Casola delle Olle, la prima impegnata sul territorio delle Valli del Taro e del Ceno, la seconda attiva principalmente a Casola, frazione del comune di Terenzo che si innesta lungo la Via Francigena. Grazie all’instancabile opera dei loro – è bene sottolinearlo – volontari, borghi dimenticati hanno visto accorrere centinaia di persone alle quali sono stati presentati i frutti dei tanti progetti in essere.

Penso per esempio all’installazione “Vita & volti dell’Appennino” che ha visto i muri delle case di Masereto e Selva Grossa adornarsi con pannelli ritraenti i nostri nonni e bisnonni. Oppure al progetto di messa in ordine dei sentieri del comune di Solignano, o ancora al libro L’affascinante civiltà rurale in un territorio della Via Francigena dove si raccolgono oggetti, immagini, toponimi e itinerari connessi al borgo di Casola. Per non parlare poi dei mercatini e di tutte le occasioni ricreative all’insegna del buon cibo. 

Tanti sono anche i convegni già svolti e in preparazione, tutti volti alla valorizzazione del territorio e del suo patrimonio culturale. Valorizzazione che, bisogna specificare, non si limita a voler fornire una mera attrattiva per il consumatore. Al centro vi è infatti un discorso di salubrità e genuinità dei prodotti alimentari, nonché la cura dei campi e dei boschi nel rispetto dei ritmi naturali. Ciò implica una lotta al degrado, all’inquinamento e allo sfruttamento intensivo voluto dalla grande industria.

In questi due anni, insomma, ho potuto sperimentare i risultati di un lavoro eseguito con passione. Un lavoro che ha unito tante amministrazioni, comunità e associazioni (tra queste ultime vanno citate la Comunità di Selva Grossa e la Pro Loco di Solignano). Davvero incoraggiante è stata inoltre la partecipazione di adolescenti e giovani adulti. Sono loro infatti i soggetti attivi che più di tutti potranno fare tesoro di questi modelli partecipativi per poi, si spera, svilupparli e replicarli. D’altronde se non vi sono attaccamento e senso della cura, vi sono frammentazione e infelicità. Così come senza una spinta proattiva vi sono solo vacue lamentele e declino costante.

Comunità Selva Grossa

Certo, oggi non è facile “sacrificare” il proprio tempo per un’attività di volontariato. L’ottica del piacere e del guadagno immediati soverchia spesso quella del fare qualcosa per altri, senza considerare il livello di stress a cui la vita contemporanea ci sottopone – a proposito di questo, mi è giunta voce che Bontà dell’Appennino si sta interessando in merito al valore terapeutico del cosiddetto “forest bathing”, ovvero una full immersion rigenerativa nei boschi, risorsa che certo non ci manca e che può contribuire allo sviluppo di una coscienza ecologica nel cittadino.

L’ordine di gratificazione dell’associazionismo è differente rispetto a quello meramente egoistico, ma ciò non significa che sia qualcosa di debole e impercettibile. La fatica viene tutta ripagata quando si vedono tante tavolate piene in un borgo di poche anime, quando dai rovi si ricava uno spazio di convivialità circondato dagli alberi, quando i prodotti locali fanno sfoggio di tutta la loro meraviglia lungo la via. In tutto questo c’è un’estetica che appaga il cuore e lo educa a una prospettiva ecologico-sociale, dandoci un motivo per restare.

PROGRAMMA FESTIVAL PARMA 

Blog IT.A.CÀ
Giuseppe Turchi
Coordinamento IT.A.CÀ Parma 

 

Restanza, Ritornanza e Integrazione nell’Appennino Parmense | Intervista a Maria Molinari

Cari viaggiatori e viaggiatrici 

oggi nel nostro blog ci trasferiamo sull’Appennino parmense in attesa della tappa di IT.A.CÀ Parma che si terrà dal 4 al 6 ottobre 2019 (link programma) e intervistiamo per voi Maria Molinari – Guida Ambientale Escursionistica che vive a Berceto, un paese di montagna di circa duemila abitanti che è situato nell’Appennino Parmense.

Maria Molinari

Ha studiato Antropologia Culturale all’Università di Bologna e dopo alcune esperienze di cooperazione internazionale ha intrapreso una strada professionale incentrata sul tema dell’inclusione dei migranti. Oggi progetta e coordina progetti a sfondo culturale nelle Valli Taro e Ceno e cerca di mettere a servizio le sue esperienze professionali per lo sviluppo del territorio convinta, come lei stessa dichiara, “che aprirsi al cambiamento sia l’unica via possibile”.

In vista della tappa parmense del Festival IT.A.CÀ – il cui tema quest’anno è quello della “Restanza” – abbiamo chiesto a Maria di raccontarci dei suoi progetti passati e futuri e del rilancio sostenibile delle terre appenniniche. 

Parlaci della “tua” Berceto: come mai una ragazza giovane come te, che ha svolto esperienze internazionali in varie parti del mondo, ha deciso di tornare a vivere in un comune di montagna di duemila abitanti? Sei per caso un esempio di “ritornanza”?

Ho sempre vissuto a Berceto e, per necessità di cose, come tutti qui in montagna, ho dovuto spostarmi dall’età di 13 anni. Si viaggia per raggiungere le scuole superiori, le università e il lavoro. 

Dopo anni di lavoro a Parma, in cui tornavo a casa sempre nel week end, ho deciso di ritornare stabilmente a Berceto a vivere e lavorare. Per noi lo spostamento è naturale. Poi negli ultimi anni ho deciso di convogliare le energie nello sviluppo del mio territorio, e mi sono anche resa conto che per riuscirci è necessario il continuo colloquio montagna – città: la montagna ha bisogno della città così come (e sono convinta che lo sarà sempre di più), la città ha sempre più bisogno di montagna che, non dimentichiamolo, in Italia costituisce la sua spina dorsale, geografica e culturale.

Nel corso dei tuoi studi e nelle tue esperienze professionali hai scritto e approfondito il problema dello spopolamento dei territori montani. Cosa significa per te il termine “restanza” e com’è l’andamento demografico degli ultimi anni nei territori da te studiati? Indipendentemente dal numero di residenti ritieni che sia cambiato il modo di vivere nelle comunità?

È profondamente cambiato il modo di vivere. Non sto a dilungarmi sui numeri: basta aprire internet e vedere le linee della popolazione appenninica che direzione seguono. Il modo di viverlo, l’Appennino, è completamente differente rispetto ai primi anni del secolo scorso in cui io non ero presente, ma ho avuto la fortuna di intrecciare i racconti di chi c’è stato e di provare a capire. 

Berceto

È differente il modo di concepire il luogo in cui si vive oggi, non solo in montagna, ma in ogni angolo di mondo. Siamo da nessuna parte e ovunque, e questo non solo grazie alla nostra capacità di movimento, notevolmente aumentata, ma anche grazie alla comunicazione.

Vivere in paese, significa anche prendersi cura di quello spazio e lavorare affinché diventi bene o male simile a quello che ti sei immaginato nella tua testa. Significa farlo insieme a coloro che lo vivono con te.

“Restanza” non è un termine che mi entusiasmi particolarmente, benché vada quasi di moda. Mi rendo conto che sia un fenomeno nuovo quello del restare dopo decenni di partenze verso un altrove, ma io non mi sento di essere una persona che resta con fatica, come indica la parola, appunto, che riporta la “resistenza” nel restare.  

Abbiamo tutti bisogno di un angolo di mondo pulito e a contatto con chi ci ha dato vita, la vera terra. Lo abbiamo sempre avuto. Tutti abbiamo bisogno di rapporti puliti e semplici, di stare almeno un po’ in mezzo al verde, di prendersi cura di uno spazio e di viaggiare per poi tornare. Io sono capitata qui, e lavoro affinché questo possa diventare ancor di più un bell’angolo di mondo, come si suole fare di un luogo quando i tuoi piedi lo calpestano.

Progetti di accoglienza e integrazione dei migranti, sullo stile del “modello Riace”, possono essere una soluzione allo spopolamento dei territori? 

Ho lavorato 15 anni nel campo dell’accoglienza migranti (di cui metà in montagna) e posso dire che di passi ne sono stati fatti avanti tanti, ma anche tanti indietro, a livello nazionale. Il modello Riace non lo conosco a fondo e non penso si possa replicare un modello là dove abbiamo migliaia di micro contesti in Italia, con differenti storie e prospettive di sviluppo. Quello che è certo è che vi sono enormi difficoltà nell’accogliere in montagna, ma vi sono altresì enormi opportunità. 

La prima opportunità che mi viene in mente è la dimensione del piccolo e della conoscenza reciproca. Quello che va al di là dell’umanità quando parliamo del diverso inferocendoci, è sempre la distanza. Quando si è in un piccolo paese, la distanza è ridotta. La distanza tra le persone, se si vuole, si riduce in un attimo. Non vi sono numeri, ma persone; non vi sono volti indistinti, ma nomi. Questo non vale solo per coloro che vengono da fuori, ma vale per ciascuno di noi, ove ognuno, per forza di cose, diviene un personaggio. È più raro l’anonimato, e dunque più raramente si lancia il sasso colpendo qualcuno e nascondendo la mano, poiché da qualcun’altro si viene quasi sempre visti.

In merito alle difficoltà, purtroppo sono le stesse che hanno anche i suoi residenti di lungo termine. Sono le stesse che hanno i nuovi abitanti e sono le stesse che si continueranno ad avere se non si cambia rotta in termini di attenzione alle vie di sviluppo del paese. E se vogliamo ancora una volta parlare di numeri, per tornare a rispondere alla domanda, essi sono “già” una risposta allo spopolamento dei territori, ma la nostra miopia razzista non ce ne fa rendere conto universalmente.

Noi di IT.A.CÀ Parma intendiamo la “restanza” come una sorta di “resistenza”, riteniamo cioè importante far resistere le voci del passato e insegnare ad ascoltarle per scoprire cosa ancora hanno da dirci. Anche tu, durante le tue escursioni, dai molta importanza alla valorizzazione delle tradizioni orali e ti interessi alle leggende e ai miti che fanno da sfondo ad una cultura in trasformazione. Da cosa è nato questo interesse e perché lo ritieni importante?

Un territorio non è fatto solo di geografia e di rilievi. Non è fatto di mero panorama o aria buona. Ciò che compone un luogo è fatto soprattutto di pensieri che li hanno corsi e di segni che lasciano chi ci vive, o che hanno lasciato chi ci ha vissuto. Mi è parso naturale, quando ho cominciato a portare le persone a conoscere i luoghi, trasmettere ciò che “possiedo” di un posto, non ciò che non conosco direttamente. E lo faccio con naturalezza, anche se a volte ho la pretesa di prepararmi.

Inoltre, in paese stiamo lavorando alla Casa di Augusto, che è una vecchia casa, proprio come una di quelle che c’erano una volta in paese, con la stalla al piano terra e l’abitazione al piano superiore. Due stanze e una cucina, nient’altro, senza luce, ne acqua in casa. Senza bagno. Una casa poverissima. Bè, adesso quella casa è diventata museo vivente di comunità. Cosa significa? Significa un luogo dove raccogliere e mostrare memoria, dove testimoniare e produrre cultura dove tutta la comunità è chiamata a crearla e dove è la stessa comunità che, raccontandosi, produce memoria > link 

Come vedi il tuo paese tra venti anni? Che futuro prevedi per il nostro Appennino Parmense?

Al di là di quello che può accadere a livello climatico, ed io non ho le carte per ipotizzare nulla, posso solo allertarmi per la preoccupazione generale di una pianura in futura ebollizione, vedo persone stanche della congestione cittadina. Forse le vedo semplicemente poiché sono in continuo contatto con loro, ma le vedo in aumento. Salire le valli ed arrivare con un sacco di speranze, è un esperienza che stanno facendo in tanti. Tra vent’anni lo vedo così il nostro Appennino Parmense: una corsa alle case, oggi vuote, per una loro (si spera) ragionevole e contestualizzata ristrutturazione.

Non resta che invitarvi a fare una visita alla Casa di Augusto e partecipare alle tante attività presenti nella tappa del festival a Parma 🙂

IT.A.CÀ Blog 
Andrea Merusi 
Coordinatore tappa di Parma

 

Un viaggio tra la “restanza” delle tappe di IT.A.CÀ 2019

Cari viaggiatori e care viaggiatrici,

 in tanti ci avete chiesto il nostro personale punto di vista sul tema di IT.A.CÀ 2019 e per questo siamo qui a scrivervi. La parola Restanza di cui abbiamo parlato nel nostro blog per annunciare il tema di quest’anno è un concetto che ha sviluppato l’antropologo Vito Teti nel suo libro, pubblicato nel 2014, Pietre di pane. Un’antropologia del restare.

[..] Etica della restanza si misura con l’arrivo degli altri, con la messa in custodia del proprio luogo di appartenenza, con la necessità di avere riguardo, di avere una nuova attenzione, una particolare sensibilità, per i nostri luoghi.
 A volte facciamo l’elogio dei luoghi e poi li deturpiamo: quindi quest’etica del restare comporta anche una coerenza tra la scelta di rimanere e quella di dare, concretamente, un senso nuovo ai luoghi, preservandoli e restituendoli a una nuova vita [..]” cit Vito Teti

Il significato della parola “Restanza” sottintende il concetto di stanziarsi, fermarsi in un luogo, continuare ad essere, sussistere. Per noi quello della “Restanza” è un concetto in fieri, in divenire, che cambia e si adatta allo scorrere del tempo e ai luoghi.

Un tempo si restava in un luogo perché si possedeva la casa, la terra, perché le radici della propria famiglia erano profonde e difficili da sradicare o perché al contrario non si aveva scelta e andare via era più difficile che restare. Oggi, invece, tante case restano disabitate, alcuni borghi meravigliosi di Italia scompaiono mentre altri si sovrappopolano perché non è più il concetto di possesso che ci lega al territorio quanto più quello di scelta.

Foto di gruppo dei coordinatori delle tappe nazionali – Montefredente Appennino bolognese

Per questa ragione abbiamo chiesto ai rappresentanti delle tappe di IT.A.CÀ 2019 di raccontarci come hanno declinato il tema della “Restanza” per offrirvi uno spaccato più ampio di vedute sull’argomento.

Ogni descrizione è un “piccolo idillio” come direbbe il nostro caro Leopardi, che descrive da nord a sud, da est ed ovest la nostra penisola e contribuisc a dare l’idea di quanto sia diverso eppure cosi unito il nostro paese. Buona lettura!

Abbiamo chiesto ai coordinatori delle nostre tappe di declinarci il tema della Restanza nei loro territori!

IT.A.CÀ Parco Nazionale Monti Sibillini

“Restanza per noi è la riscoperta di un nuovo abitare le terre colpite dal sisma. Memorie e tradizioni perdute per strada, comunità aperte e inclusive che si prendono cura l’una dell’altra, messa in discussione dei modelli di sviluppo ostili e calati dall’alto, territorio come bene ma anche come responsabilità comune, centralità e tutela del patrimonio naturalistico, rivendicazione dei servizi negati e perduti. Diritto a partire, restare, tornare, arrivare. Dovere di accogliere e non abbandonare.” – cit Chiara Caporicci e Patrizia Vita

IT.A.CÀ Parco Nazionale Monti Sibillini – Ussita

IT.A.CÀ Bologna e Appennino

La restanza può essere il tratto comune di una rete di cittadini che non solo promuove un diverso concetto di sviluppo turistico, non accettando la realtà passivamente, ma mette in atto progetti collaborativi che producono discontinuità anche su un piano politico e culturale più vasto. Da questo punto di vista, IT.A.CÀ si presenta come un grande laboratorio in cui ha luogo una sperimentazione a più voci su come procedere verso uno sviluppo sostenibile. Un esperimento di democrazia partecipativa, o meglio progettuale, dove non solo si discute di cosa fare, ma si fa anche ciò di cui si è discusso, in un’ottica di ricerca-azione circolare.

Foto di Noemi Usai – IT.A.CÀ Bologna e Appennino bolognese 2019

Quando gli attori locali decidono di non abbandonare il loro territorio e di attivare dei processi di collaborazione e di resistenza per mantenerlo in vita, la restanza diventa un impegno politico e sociale, e non solo economico, per un cambiamento che parte proprio dalla comunità locale, dalle sue tradizioni e risorse, per uno sviluppo innovativo e sostenibile.

Restanza, dunque, come nuova modalità di riscoperta e convivialità sul territorio, di agire responsabile che stimola utopie quotidiane collettive – cit Pierluigi Musarò 

IT.A.CÀ Rimini e le Sue Valli

“Coniugare il tema della restanza è per noi pensare a una città che vive aldilà dei mesi estivi e dei turisti che la visitano e che si anima e comunica la sua natura, non solamente balneare, a partire dai cittadini che la abitano e dalle comunità che ospita. Un territorio vivo 12 mesi all’anno e non solo 3 o 4 come molti ancora pensano. Parlare di sostenibilità e valorizzazione della cultura locale è quindi fondamentale nel momento in cui pensiamo a Rimini e i suoi territori non come qualcosa da consumare, ma da scoprire, valorizzare, in cui restare e costruire relazioni sociali, culturali, economiche, anche tra cittadini e turisti, volte alla scoperta, al dialogo, alla realizzazione di azioni sostenibili e virtuose che possano durare nel tempo.” cit Elisa De Carli

IT.A.CÀ Calabria di mezzo

“Restanza è arrivare. È il traguardo di un viaggio alla scoperta del mondo, alla scoperta di noi, nel confronto con l’altro. Restanza è la partenza. È l’avvio di un secondo viaggio alla scoperta di noi, nel confronto con noi stessi ed il luogo che scegliamo. Restanza è progetto radicato, scelta consapevole, è dimenticanza del sé che si dissolve nell’importanza dell’agire per il luogo giusto, per noi, in quel momento.”  Cit – Ricardo Stocco 

IT.A.CÀ Salento

“Per la rete IT.A.CÁ Salento la restanza è la capacità di vivere con pienezza e consapevolezza in un territorio geograficamente lontano dai centri del potere politico ed economico del Paese; godere a pieno del legame privilegiato con l’ambiente che abitiamo rispettandolo e tutelandolo; convivere con le tracce di un passato meticcio che abbiamo avuto in eredità dai nostri padri e che rappresentano per noi oggi un forte capitale culturale e sociale in termini di memoria e identità collettiva.

Nonostante le pur notevoli difficoltà che questo Sud spesso ci impone nel raggiungere obiettivi e sogni non ci sentiamo esclusi dai grandi processi sociali che riteniamo essere ancora più evidenti in una terra di frontiera e di confine come il Salento (giustizia ambientale, migrazioni, identità multiple, ecologie dei saperi).Le riflessioni teoriche e le pratiche sociali delle associazioni della rete IT.A.CÀ, che da anni si occupano di migrazioni, turismo responsabile e accessibile, formazione e cultura, sono il nostro strumento politico per costruire comunità plurali e inclusive e per accogliere la restanza come valore positivo”. Cit Marta Vignola 

IT.A.CÀ Gran Sasso

“Sul Gran Sasso e nei Monti della Laga la Restanza è quella degli abitanti, storici e temporanei, che tenacemente cercano metodi e strumenti condivisi per contrastare il fenomeno dell’abbandono dei borghi storici, accentuato dalle ultime calamità. La Restanza è anche quella accoglienza diffusa e integrazione sociale, che vede oggi giovani pakistani, curdi o kossovari ospitati nell’area del cratere sismico portare avanti tradizioni e mestieri storici, oltre che adoperarsi per il recupero e la valorizzazione di sentieri e aree protette.” cit Giovanni Berardi 

IT.A.CA Gran Sasso 2019 parte aquilana del parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga

IT.A.CÀ Gorizia – Trieste

“Per noi la restanza è la possibilità di affacciarci ad un festival nazionale come  IT.A.CÀ e apre ad una rete di contatti e collaborazioni con realtà fuori dal semplice contesto del Friuli Venezia Giulia. Questo per noi non è soltanto un’opportunità ma anche la possibilità di creare un momento dove sederci tutti ad uno stesso tavolo: realtà che fino ad oggi non avevano ancora pensato di collaborare e cooperare, si ritrovano a pensare di percorrere insieme lo stesso percorso accumunato dalla sostenibilità del turismo, il rispetto dell’ambiente e delle culture. Questo restituisce non solo enorme valore al nostro territorio, ma anche forte curiosità di voler continuare a confrontarci. La nostra scelta di portare il festival qui a Trieste e Gorizia è perché ci sentiamo di voler condividere casa” – cit Francesca Giglione 

IT.A.CÀ Brescia e le Sue Valli 

“La Restanza come reimpossessarsi del proprio territorio e delle possibilità che questo offre. Per una popolazione, sia cittadina che montana, abituata a migrazioni per lavoro o per transumanze, si tratta di ricordare, scoprire o riscoprire, luoghi che sono nel profondo della memoria di ognuno.

Restanza è condivisione, partecipazione e scoperta. Condividiamo i nostri luoghi: per rinnovarli. Allarghiamo la partecipazione: è energia rigenerativa. Scopriamo lo stupore: un punto di riferimento.Turismo accogliente con i bambini alla scoperta, con i giovani, energia di rinnovamento, con gli adulti, per cambiare i punti di riferimento”. Cit Amaranta Zizioli 

IT.A.CÀ Brescia e le sue Valli

IT.A.CÀ Ravenna 

Che fai resti? Si resto qua. 

Perché? Perché voglio fare un lungo viaggio alla scoperta della mia identità, della mia terra e accogliere chi arriva. C’è una parola in grado di esprimere il senso profondo di questo atteggiamento. Restanza.  È un concetto che assume un significato molto forte nell’economia del turismo dove l’esperienza di chi viaggia è profondamente condizionata dai valori, comportamenti, atteggiamenti e attitudini di chi ospita, di chi accoglie, di chi resta.

Con il Festival IT.À.CA a Ravenna si parla di turismo sostenibile e responsabile con una nuova prospettiva che mette al centro le persone, la loro accoglienza e identità come motivazione di viaggio, il patrimonio culturale come valore da capire e non solo da ammirare,  l’ambiente come tesoro da custodire, la mobilità come parte dell’esperienza di viaggio. In una terra che ha fatto dell’accoglienza il suo brand e in una città che ha saputo preservare nel tempo il suo grande patrimonio storico e ambientale cosa si deve fare perché il viaggio diventi un’economia che produce e ridistribuisce ricchezza lasciando nei viaggiatori il desiderio di trasformare il loro viaggio in un momento di restanza! Cit Lidia Marongiu

IT.A.CÀ Trentino

“Per noi la via della Restanza è un filo teso tra chi vuole esserci e l’attenzione al proprio territorio, alla propria casa. Significa non restare indifferenti, scegliere la possibilità di essere qui ed ora. Per noi Restanza, quest’anno come non mai, ha il valore della speranze e delle rinascita.” cit Linda Martinello 

IT.A.CÀ Trentino 2018

IT.A.CÀ Reggio Emilia

“Restanza: ovvero ciò che, permanendo nel contemporaneo dei territori e delle comunità, attraversa le trasformazioni sociali, economiche e culturali di un passato, e diviene eredità per un futuro comune destino. È hardware, ma soprattutto software rigenerato e adottato. È patrimonio materiale ed immateriale, fondativo, condiviso, unico, raro e prezioso, da riconoscere, riproporre e rinnovare.” cit Vittorio Gimigliano 

IT.A.CÀ Parma

“Restanza è preservare la memoria storica dei territori, far risuonare oggi le voci di tutte le storie antiche e vicine che il nostro territorio ha ospitato. In questo senso, “restanza” per noi è anche “resistenza”, significa cioè far resistere le voci del passato e ascoltare cosa ancora hanno da dirci. La restanza nel nostro territorio non è soltanto il tentativo di resistere allo spopolamento delle zone montane dell’Appennino Parmense (che è già in tanti casi un fenomeno drammatico e quasi irreversibile); ma anche resistere allo spopolamento “culturale” di alcuni quartieri della città e zone della provincia. Il nostro tentativo è quello di riportare cultura in questi quartieri e rinnovarne i luoghi di incontro, perché tornino a essere zone vive e con una forte identità territoriale.” cit Andrea Merusi e Elisa Binini 

IT.A.CÀ Pavia

“La restanza a Pavia è intesa come una riscoperta del proprio territorio. Restanza è attivarsi in città come in Oltrepò per una presa in cura dei luoghi che parta dai cittadini salvaguardando tradizioni e risorse ma aprendosi agli altri. La seconda edizione del festival vuol essere una nuova modalità di conoscenza della città e della sua compagna per uno sviluppo innovativo e sostenibile”. cit Corrado del Bò

IT.A.CÀ Monferrato 2017

IT.A.CÀ Monferrato 

“La Restanza è una parola rotonda. Una parola il cui significato è una mescolanza di errori, bellezza, stimoli, silenzi e qualità; una matassa aggrovigliata che ha il desiderio di srotolarsi piano piano per recuperare la fedeltà delle cose mobili, sane e intelligenti.

Un luogo speciale, un giardino da curare, condividere, odioso, al punto da amarlo, nel quale stare in buona compagnia o da soli, per lasciare che l’immaginazione si muova liberamente nel tempo e nello spazio. La Restanza per noi è un fazzoletto di terra, l’attesa, un’alba per respirare, uno sconfinato pretesto a colori dove ritrovare l’umanità, per un futuro presente.” cit Massimo Biglia 

IT.A.CÀ Napoli

“Un tempo partivamo noi, oggi siamo noi che dobbiamo accogliere. Il tema della restanza nella città di Napoli diventa una misura dell’accoglienza di viaggiatori, turisti, migranti o nuovi residenti che si traduce nella condivisione del capitale di comunità, nel prendersi cura dei quartieri della città, dei beni comuni e gli spazi pubblici, specie di quelli di interesse storico artistico ed ambientale che rischiano il degrado e l’abbandono.” cit Fabio Corbisiero 

IT.A.CÀ Levante Ligure 

“La Restanza è per noi come l’onda di risacca che batte sulla nostra Baia del Silenzio. É la capacità di raccogliere idee e movimenti che partono da lontano, e renderli nostri, qui e ora. Restare o ritornare con un bagaglio di immagini e suggestioni per nutrire le nostre radici e fare crescere il territorio verso il futuro.” cit Marcello Massucco 

E per voi cos’è la restanza?

Se volete raccontarci il vostro personale punto di vista scriveteci a info@festivalitaca.net per condividere la vostra esperienza e le vostre riflessioni.  Per sapere di più e restare informato sulle tappe di IT.A.CÀ 2019 scarica qui il nostro materiale per la stampa 🙂

Blog IT.A.CÀ
Sonia Bregoli & 
Maria Teresa Amodeo