Il blog nasce dall’idea di portare a conoscenza del pubblico tutto ciò che circonda il tema del turismo responsabile!
Nel corso degli anni abbiamo intervistato moltissime realtà, differenti tra loro, ma che condividono la stessa passione per il viaggio, cercando di offrire uno spazio nel quale far sentire la propria voce, esprimere le proprie idee e promuovere la propria attività.

Wake Up Camp: il primo campeggio ecosostenibile in Abruzzo | Intervista a Giorgio Giannella

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici,

Giorgio Giannella

oggi nel nostro blog vi portiamo in Abruzzo, a conoscere una delle realtà che fanno parte della tappa di IT.A.CÀ Gran Sasso che si svolge dal 26 al 28 luglio 2019 [programma]. 

Abbiamo fatto due chiacchiere con Giorgio Giannella di Arci Teramo, presidente della coop di comunità che gestirà il progetto “Wake Up Camp” che vedrà l’apertura del primo campeggio in Abruzzo a impatto zero. 

Se poi vorrete incontrare gli mici di Wake Up Camp in prima persona vi invitiamo a partecipare all’incontro pubblico “Partire, tornare, restare. Risorse, metodi e strumenti per lo sviluppo locale dell’Italia dell’abbandono”nella giornata di venerdì 26 luglio presso il Centro Visite della Riserva Naturale Fiume Fiumetto alle h9.30 (Teramo). 

Wake Up Camp è il primo campeggio ecosostenibile in Abruzzo, come è nato il progetto? 

L’Abruzzo subisce un processo di estrema polarizzazione territoriale aggravato dalle calamità naturali, nel 2009 solo 5 dei suoi 19 sistemi economici locali hanno registrato una crescita demografica (e nel 2015 la provincia di Teramo ha registrato per la prima volta nella storia recente un lieve calo demografico). La presenza di aree rurali e montuose, la dimensione relativamente ridotta degli agglomerati urbani, la mancanza di prospettive occupazionali sono altresì all’origine dell’emigrazione dei giovani della Regione.

I gravi avvenimenti, verificatisi nell’inverno del 2017, hanno manifestato l’esigenza di costruire, in particolar modo nell’entroterra abruzzese, una nuova cultura della montagna che possa garantire e favorire uno sviluppo eco-sostenibile nella regione verde d’Europa.

IT.A.CÀ Gran Sasso I edizione 2018

Gli indici degli andamenti economici dimostrano come una così eterogenea proposta turistica sia poco sfruttata e di fatto favorisca solo i territori della costa a scapito dell’entroterra e nel teramano nello specifico del massiccio del Gran Sasso. Il risultato restituisce una regione di montagna governata economicamente dalla ricezione turistica costiera ed un entroterra privo di servizi turistici che lo rendono pericoloso d’inverno quanto d’estate.

Invertire il processo decisionale e sopratutto di partecipazione, tramite il coinvolgimento dell’intera comunità, per garantire la tutela ed il rilancio di una delle prime riserve regionali puntando e riscoprendo tale valore tramite la proposta di un turismo responsabile ed eco-sostenibile è il punto di forza dell’intera proposta progettuale.

Il campeggio è un modo di sostare nei luoghi che ha un basso impatto sul territorio. Attraverso quali accorgimenti il campeggio riesce avere un impatto zero?

Il Wake Up Camp è realizzato mediante tipologie di tende speciali, che garantiscono una bassa antropizzazione riducendo al minimo l’impatto ambientale, mantenendo la massima flessibilità nei volumi e comunque standard alti di accoglienza in un regime di totale autosufficienza energetica.

La tipologia è composta da tende letto ancorate tra le chiome degli alberi, sospese dal suolo ad altezze variabili.

Queste infrastrutture sono in parte acquistate in Europa ed in parte vengono progettate e istallate dalla giovanissima società locale Eldarlab.

Inoltre il recupero del Centro Visite della Riserva prevede la creazione e l’istallazione di un impianto solare termico per le docce e fotovoltaico per l’alimentazione della reception per la prima colazione oltre a tutte le piazzole tende, candidando il “Wake Up Camp” tra i Glamcamping Europei.

Con voi la tenda sembra essersi tramutata in un nuovo simbolo, quello della “restanza”, di chi sceglie di restare per dare nuova vita al territorio. Quanto è importante per voi che la comunità rimanga nel territorio e se ne riappropri, per lo sviluppo locale?

Le tende sono state un simbolo del terremoto dell’Aquila del 2009 dal quale il nostro territorio a fatica cerca di uscire dopo il ripetersi degli eventi sismici nel 2016/2017. La tenda ha rappresentato la precarietà l’incertezza di individui smarriti costretti a cambiare vita e abitudini, ecco le ragioni per la quali vogliamo che diventi un simbolo di sviluppo e di promozione di un turismo responsabile.

Ancora più importante è lo strumento che abbiamo costituito per la gestione della Riserva, la Cooperativa di Comunità che inverte le funzioni e la partecipazione dell’intera cittadinanza ed è una assoluta innovazione sociale.

Una sfida nella sfida dove i protagonisti sono i cittadini per ricostituire su basi nuove il senso di Comunità attraverso la produzione di beni e servizi di interesse generale e per promuovere processi di sviluppo economico e sociale “dal basso”, orientati al soddisfacimento dei bisogni fondamentali e al miglioramento delle condizioni economiche e della qualità della vita per la popolazione locale. La Cooperativa di Comunità denominata – Riscatto – racchiude in modo efficiente la forza di un territorio che ha radici profonde.

Il festival di IT.A.CÀ fa tappa al Gran Sasso tra il 26 e il 28 luglio. Cosa vi aspettate dal festival? quanto è importante per voi promuovere il turismo responsabile nel rispetto dell’ambiente e delle comunità locali?

È la prima volta che partecipiamo in modo attivo a questa esperienza e siamo onorati di ospitare la prima iniziativa di questa edizione del Festival.

Un appuntamento quello abruzzese che assume un ulteriore portata culturale essendo dedicato a Arshad Alì un migrante che nella precedente edizione contribui al ripristino del verde negli spazi comuni della Riserva.

Il senso di una Comunità si esprime anche nella capacità di accoglienza e quindi di integrazione sociale che oggi più che mai coinvolge anche i territori dell’entroterra. Questo il Festival, attraverso l’incessante lavoro del Centro di Accoglienza Straordinaria Radici Culturali, ha già prodotto un risultato importante: la rete locale che anima, ospita e organizza gli eventi in modo organico costruendo un calendario ricco di stimoli non solo per gli ospiti ma anche per i locali.

Ringraziamo Giorgio per averci raccontato questo bellissimo progetto di ospitalità che consigliamo vivamente di usufruirne quando andrete a fare camminate nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, intanto non perdetevi il programma del nostro festival in questi luoghi [link] 

Buone camminate e buon viaggio 🙂

Blog IT.A.CÀ
Marta Zaramella 

Il teatro a piedi sulla via francigena | Intervista a Simone Pacini

Cari viaggiatori e viaggiatrici, 

 oggi nel nostro blog IT.A.CÀ siamo in compagnia di Simone Pacini autore del libro “Il Teatro sulla via Francigena” diario di bordo del laboratorio itinerante “Il teatro… su due piedi – camminata in Toscana e Loi-et-Garonne” realizzato dal Teatro Metastasio Stabile della Toscana e dal Théâtre École d’Aquitaine con la partecipazione di allievi-attori delle rispettive scuole. 

Simone Pacini

Simone è stato nostro ospite all’undicesima edizione della tappa bolognese presso lo spazio di Officina15 a Castiglione dei Pepoli nell’Appennino bolognese. 

Il libro si propone come il resoconto del social reading realizzato dall’autore in occasione del progetto unico e multidisciplinare che ha visto alternanza di momenti di teatro a momenti intensi di trekking. L’evento ha messo in relazione i territori, la formazione teatrale, l’arte e il turismo in un percorso di alta formazione di 300km articolatosi lungo la via francigena. Il teatro, in questo caso, si pone come uno sguardo solidale, complice sul territorio, sul “paesaggio umano” e sulle persone che, nell’ottica della restanza, hanno deciso di vivere in luoghi lontani dalla città eppure in molti casi culturalmente vivi.

Cosa vi ha portato a scegliere la via francigena come meta del vostro cammino e delle vostre passeggiate “situazioniste”?

Quando sono stato chiamato il progetto era già definito. La Francigena (letteralemente “nata in Francia”) era ed è il terreno ideale per un progetto che attraverso il cammino voleva far dialogare l’Italia e la Francia. Questo lo spiega benissimo l’allora direttore del Teatro Metastasio Paolo Magelli, ideatore del progetto insieme al fondatore del Théâtre École d’Aquitaine Pierre Debauche, nell’introduzione del libro.

Il teatro su due piedi ha l’obiettivo di mettere in sintonia gli attori con il genius loci. Quali sono stati i luoghi che ti hanno colpito per la loro vivacità? 

Quelli italiani li conoscevo già per la loro grande tradizione culturale e artistica. La nostra compagnia teatrale temporanea ha messo i piedi in luoghi ricchissimi di storia come San Miniato, Certaldo, San Gimignano, Lucca e Siena (senza dimenticare gli altri).

Con le nostre scarpe da trekking e il nostro teatro, e grazie alla Francigena, li abbiamo cuciti insieme. Mi hanno colpito moltissimo per la loro vivacità alcune realtà francesi che non conoscevo e che ci hanno ospitato: a Stazzona l’incredibile teatro dell’associazione L’Aria in Corsica, uno spazio in legno per il teatro e il circo che svolge un’attività annuale di formazione e spettacoli in un minuscolo paese.

E poi anche il Théâtre Huguette Pommier nella piccolissima Monclar in Lot-et-Garonne. Teatri dove non te li aspetti. È proprio vero: in Francia il teatro è ovunque!

 Questo tipo di teatro è stato definito come un esercizio di empatia e di resilienza. Ci sono degli elementi che accomunano il teatro e il tema del viaggio?

Sicuramente la fatica! Anche il teatro ha bisogno di tantissima abnegazione sia da parte di chi va in scena che di chi resta dietro le quinte. Attori ed escursionisti stanno spesso fianco a fianco, si sostengono l’un l’altro. Mettersi in cammino è come recitare: solo che davanti a noi non ci sono gli spettatori ma (spesso) paesaggi mozzafiato! 

In molti casi il web è fondamentale per comunicare le peculiarità e le attività che si possono svolgere in un territorio, cosa si intende con l’espressione “con i piedi per terra e la testa nel cloud”?

La mia partecipazione a questa avventura nasce dal web, dal progetto parallelo allo spettacolo che avevo sviluppato con il mio blog fattiditeatro denominato “#teatrosu2piedi – I commedianti dell’arte 2.0 del terzo millennio” che si proponeva di raccontare il territorio attraverso la narrazione del trekking teatrale sul web.

Foto di Noemi Usai

Il libro, arrivato un po’ di anni dopo, rappresenta la volontà di mettere nero su bianco tutte queste emozioni, per renderle immortali, ma anche la voglia di fare un passo indietro, di “retrocedere”, di tornare alla carta stampata, mettendo per un attimo da parte il web. Non esiste un e-book del libro, infatti, per mia scelta personale. 

La frase “con i piedi per terra e la testa nel cloud” è di Carlo Infante, changemaker e fondatore di Urban Experience, che da anni seguo e che considero un maestro. Carlo spiega benissimo la frase nella postfazione al volume: si tratta di agire i territori, camminarli, calpestarli e utilizzare le possibilità del web – le reti, i cloud – per connetterci e connettere le nostre idee. Per un utilizzo attivo delle nuove tecnologie.

Sei stato uno degli ospiti di IT.A.CÀ 2019 Appennino, c’è qualcosa in particolare che ti ha colpito di questo territorio? 

Foto di Noemi Usai

Mi ha colpito moltissimo toccare con mano il tema della “restanza” leit-motiv di questa edizione del festival. Vedere quanti giovani si adoperino per il loro territorio cercando di rilanciarne l’artigianato e il turismo culturale. Ero convinto che per vivere serenamente fosse fondamentale andar via, ad un certo punto della propria vita, dal luogo in cui si è nati. Io sono nato e cresciuto a Prato città che è una via di mezzo fra il paese e i grandi agglomerati urbani, quindi da un certo punto di vista luogo ideale dove vivere perché non soffre la solitudine del piccolo borgo né la frenesia della metropoli. Me ne sono andato relativamente tardi (a 29 anni), ho vissuto la fuga dai luoghi dove sono cresciuto come una liberazione e non mi sognerei mai di tornarci. Per adesso.

Ringraziamo Simone per essere stato con noi, vi consigliamo di leggere il suo libro per trovare degli spunti per percorrere la via Francigena seguendo il sentiero dei teatri itineranti e riscoprendo una “restanza” con quel sapore di teatro popolare 🙂

Buone camminate a tutti/e!

Blog IT.A.CÀ
Maria Teresa Amodeo

 

Una guida per viaggiatrici libere

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

oggi nel nostro blog vi parliamo di questa interessante guida della casa editrice Altraeconomia, nonché Main Media Partner del nostro festival per l’edizione 2019.

Un batik in Senegal, un gioiello in Tanzania, un formaggio slow in Armenia, yoga a Bali, un cammino con i nomadi in Ciad, esercizi di memoria in Bosnia, shopping pizzo free in Sicilia, mosaici a Venezia, balli folk in Piemonte… sono solo alcune delle 50 proposte di esperienze contenute nella guida di turismo responsabile “La guida delle libere viaggiatrici” di Iaia Pedemonte e Manuela Bolchini.

Una guida pensata da Altreconomia edizioni per donne – ma non solo – che amano viaggiare liberamente e in modo sicuro, da sole o in compagnia. Una selezione di viaggi, mete ed esperienze con un’anima femminile, uniche ed originali, in Italia e nel mondo. Si va dai cammini nella natura a sfiziosi soggiorni enogastronomici, passando per raffinati itinerari culturali, esperienze con le contadine e le artigiane nel Sud del mondo, workshop per riappropriarsi del saper fare, imprese sportive per tutti e perfino shopping intelligente.

Ma soprattutto incontri con le comunità ospitali e lo straordinario “capitale umano” femminile del turismo responsabile: guide d’arte e di natura, imprenditrici agricole, direttrici di musei, manager di tour operator e altre protagoniste di “filiere virtuose”, che valorizzano la cultura e le tradizioni locali.

Un viaggio per ogni piacere o sapere, lontano dai luoghi comuni, che lasci un ricordo vero e differente: per riportare a casa non un souvenir, ma emozioni autentiche.

Le tappe estive di IT.A.CÀ | Festival del Turismo Responsabile 2019

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

non si ferma il tour itinerante del primo Festival di Turismo Responsabile in Italia che dopo le tappe del Parco Nazionale Monti Sibillini, Bologna, Rimini e le Sue Valli, giunge fiero da giugno a luglio, nei territori della Calabria di Mezzo, del Salento e del Gran Sasso per parlare di RESTANZA: non solo un’idea tutta in scoperta, ma un vero e proprio approccio per chi sceglie il cambiamento quotidiano. Restanza, ovvero un modo di essere contrario alla pigrizia e all’arrendevolezza, ma restare nella propria terra per valorizzarne la cultura e rendere più vivibile i luoghi, compiendo ogni giorno piccoli passi. IT.A.CÀ, da aprile a novembre, da nord a sud in 16 tappe nazionali, si racconta attraverso gli occhi e le parole di chi arriva, di chi torna e di chi non se n’è mai andato.

Tappa Calabria di Mezzo

Venerdì 21 giugno nella tappa di inaugurazione in Calabria presso Tiriolo (CZ) sarà ospite l’antropologo Vito Teti che presenterà il libro “Pietre di pane. Un’antropologia del restare”, si deve il merito di aver dato un senso profondo al significato di restanza e di ricostruzione. Fino al 7 luglio, seguiranno eventi per tutti: passeggiate mitologiche alla scoperta di luoghi storici, escursioni nei boschi, dimostrazioni di artigiani all’opera, incontri e confronti, percorsi archeologici, adventure trekking e itinerari tra misteri.

PROGRAMMA CALABRIA DI MEZZO  

Magna Grecia

Dal 5 al 7 luglio, IT.A.CÀ arriva anche nel Salento, dove si alterneranno molti appuntamenti sull’importanzadel vivere con pienezza e consapevolezza in un territorio geograficamente lontano dai centri del potere politico ed economico del paese. Godere a pieno del legame privilegiato con l’ambiente, rispettandolo e tutelandolo, convivere con le tracce di un passato meticcio ricevuto in eredità e che rappresenta per gli abitanti un forte capitale culturale e sociale in termini di memoria e identità collettiva.

Questo lo spirito della restanza salentina, che insieme alle pratiche sociali delle associazioni riunite nella rete del festival e coinvolte da sempre nei temi su migrazione, turismo responsabile e accessibile, formazione e cultura, diventano strumento per costruire comunità plurali e inclusive e per accogliere la restanza come valore positivo.

IT.A.CÀ Salento

 
Vito Teti, dopo la Calabria di Mezzo, torna anche nel convegno di apertura presso l’Università del Salento la mattina del 5 luglio, insieme allo scrittore Antonio Moresco e ad altri docenti universitari ed esponenti del mondo dell’arte, dell’associazionismo e del terzo settore.

PROGRAMMA SALENTO 

Per entrare nel vivo di IT.A.CÀ Gran Sasso, bisognerà tuttavia aspettare la fine di luglio: dal 26 al 28, una sosta lenta in Abruzzo, la regione più verde d’Europa, tra il versante teramano e quello aquilano del Gran Sasso, attende i visitatori con tanti appuntamenti sparsi che si apriranno con l’incontro pubblico e aperto ad istituzioni, enti, cittadini e operatori sul tema dello sviluppo locale. Il dibattito, previsto il 26 luglio presso il Centro Visite della Riserva Naturale di Fiume Fiumetto a Castiglione della Valle, in Colledara (Te), toccherà tanti argomenti: dal ruolo del patrimonio culturale nella costruzione dei processi di sviluppo sostenibile e nella promozione della diversità culturale, ai metodi di progettazione sociale, accoglienza integrata, partecipazione e condivisione del territorio.

Foto di Noemi Usai – Val di Zena (Appennino bolognese)

A breve vi indicheremo il programma on-line intanto Ecobnb, la community del viaggio sostenibile, insieme a IT.A.CÀ dedica il premio Take it slow: Viaggia lento, Raccontalo e Riparti, a chi riuscirà a raccontare il viaggiare lento, rispettoso della natura, responsabile verso i luoghi e le comunità locali. > Scadenza 31 agosto 2019. 

INFO E REGOLAMENTO > LINK

Continuate a seguirci perchè ci sono tanti eventi in giro per il nostro bel paese a ritmo di turismo responsabile: partite con noi e buon viaggio 🙂

Blog IT.A.CÀ
Responsabile comunicazione
Sonia Bregoli  

 

 

La Restanza come rivoluzione | Intervista a Ricardo Stocco di IT.A.CÀ Calabria di Mezzo

Care amici viaggiatori e amiche viaggiatrici,

La prima, emozionante volta di IT.A.CÀ Festival del Turismo Responsabile nelle terre della Calabria di Mezzo è ormai alle porte dal 21 giugno al 7 luglio.

Eventi storici, enogastronomici, sportivi, culturali e teatrali, oltre a tanti convegni e itinerari da scoprire, si snoderanno attraverso i territori dell’entroterra calabrese dal 21 giugno – giorno in cui verrà inaugurato il Festival a Tiriolo (CZ) – al 7 luglio, all’insegna del concetto della Restanza, il cui “padre”, l’antropologo Vito Teti, che sarà ospite di questa prima tappa, deve le proprie origini proprio a queste terre calabresi da riscoprire e valorizzare.

Ricardo Stocco

A presentarci la genesi e le prospettive dello snodo calabrese del Festival IT.A.CÀ è Ricardo Stocco, archeologo dell’Università di Padova, che dal 2014 ha diretto e coordinato i lavori nell’area archeologica di Gianmartino, a poche centinaia di metri dal centro di Tiriolo. L’intervento archeologico in questione ha fatto emergere una straordinaria scoperta: sotto il campo su cui furono effettuati gli scavi, un pezzo di città antica risalente al terzo secolo avanti Cristo, il cosiddetto “Palazzo dei Delfini“, è venuto nuovamente alla luce dopo secoli di buio.

Questo episodio ha profondamente sconvolto la vita di comunità di Tiriolo, con la popolazione locale che ha visto in questi scavi un’opportunità di valorizzazione del territorio senza precedenti. Un’occasione, per chi Resta, di far fruttare questa fortuna e di investire sul proprio borgo: da questo entusiasmo collettivo è nata Scherìa Comunitá Cooperativa di Tiriolo, la quale, attraverso il progetto “TirioloAntica”, si pone l’obbiettivo di gestire e rigenerare il patrimonio culturale locale, costruendoci sopra una nuova economia basata sulla valorizzazione del territorio e sulla coesione della comunità locale, che finalmente decide di rimanere piuttosto che di partire.

Qual è stato il processo che ha portato alla creazione della Cooperativa di Comunità Scherìa e qual è la sua mission?

Schería nasce formalmente nel novembre del 2016, sulla spinta dell’entusiasmo generato dalla scoperta del sito archeologico di Gianmartino di Tirolo, avvenuta nel 2015, e della sua valorizzazione in Parco archeologico urbano, nell’aprile 2016. Quel pezzo di Tiriolo antica ha animato la Comunità, alimentando il bisogno e la voglia di tramutare il proprio patrimonio culturale in un’occasione reale di crescita socio-economica.

Su tale base, Schería si è sin da subito posta la medesima mission per tutte le forme del patrimonio della Comunità: dal patrimonio eno-gastronomico a quello naturalistico, dal patrimonio umano-sociale alle sue varie declinazioni artistiche ed artigianali.

Palazzo dei Delfini

La Calabria è una regione storicamente colpita da dinamiche illegali che segnano quotidianamente il tessuto culturale, civico e politico: che valore ha sviluppare un progetto come “TirioloAntica” in questa terra e come si ricollega all’obiettivo di rilanciare il territorio di Tiriolo nel mercato turistico?

In premessa va detto che Tiriolo è uno di quei rari contesti estranei alle dinamiche illegali dichiaratamente mafiose. L’immagine che a volte si ha di una Calabria interamente e costantemente esposta a questo tipo di fenomeni viene rapidamente scardinata in chi visita questa Comunità e questo territorio. Per cui sicuramente Schería e il suo progetto TirioloAntica non hanno incontrato gli stessi ostacoli che avrebbero incontrato in altri contesti della Calabria.

Ciò nonostante appare oggi chiaro ai nostri occhi che, proprio perché incentrato sulla promozione culturale e turistica, TirioloAntica deve comunque fare i conti con alcune dinamiche non esclusivamente locali, dal momento che il confronto con il territorio regionale è d’obbligo. Proprio in tal senso, anche nella creazione della rete che è alla base di Calabria di Mezzo, si riscontra quotidianamente che le spinte, belle e virtuose, che arrivano dal basso, rischiano di spegnersi velocemente o di restare cattedrali nel deserto per l’assenza di una programmazione organica “di supporto” dall’alto.

Oltre a ciò, va ricordato che non è necessario operare in contesti interessati dalla criminalità organizzata per riscontrare problemi più genericamente culturali o mentali che certamente rallentano i processi virtuosi, rendono più difficile il raggiungimento di obiettivi altrove quasi naturali o scontati e impongono molto più tempo per riuscire a progettare e a sviscerare le cose.

Il rovescio della medaglia è che quasi quotidianamente si hanno segni e dimostrazioni del fatto che, anche un progetto semplice, quale può essere il  progetto di gestione di un piccolo museo archeologico e di un piccolo parco archeologico, come è TirioloAntica, in contesti problematici può diventare una vera e propria rivoluzione, in grado di intaccare alcuni dei principali atteggiamenti mentali su cui si basano le problematicità della Calabria.

La parte più difficile, per le Comunità e le Cooperative che intraprendono queste strade, comincia proprio quando si iniziano a concretizzare le occasioni di rottura e si deve scegliere fra gli equilibri di prima e la prospettiva di un domani diverso. È qui che anche processi virtuosi e buoni rischiano di ripiegarsi su strategie solo apparentemente innovative, ma nella sostanza uguali a quelle di sempre.

Quale può essere il valore aggiunto nel far parte della rete nazionale del festival IT.A.CÀ per il vostro territorio?

Il valore aggiunto è quello di poter acquisire in visibilità, ma non attraverso gli strumenti che tradizionalmente si adottano per cercare visibilità ‘turistica’, quanto piuttosto rivolgendosi ad un target particolare, molto sensibile a tematiche che ci stanno a cuore, quali la fruizione lenta e consapevole del territorio e delle sue persone.

Ciò permette, secondo noi, di veicolare il messaggio che c’è un’altra Calabria, fatta non solo di bei luoghi, ma anche di belle persone che da anni restano qui e resistono per sostenere e dare sviluppo a processo virtuosi. Non da ultimo, il Festival è stato per noi l’occasione per evidenziare (prima di tutto a noi stessi) che procedendo per campanili ed iniziative spot, non si va da nessuna parte, e che anche in Calabria si può cooperare, si può co-progettare.

Scherìa prende il nome dall’isola dei Feaci, citata da Omero nel viaggio che porta Ulisse verso Itaca. Proprio come Ulisse passò per Scherìa prima di raggiungere l’agognata meta, l’approdo del Festival IT.A.CÀ a Tiriolo può essere considerata una tappa importante per promuovere tra le istituzioni e i cittadini un turismo responsabile e sostenibile in Calabria?

Certo che sì. È in fondo quello che dicevamo prima. Il concetto è: non è necessario chiudersi nei villaggi turistici sulla costa e farsi portare in giro, in visite in modalità toccata e fuga, da enormi pullman. Ma si può scoprire la Calabria a piedi, in mountain bike, in gruppi piccoli o grandi, comunque sempre concedendo al territorio e al suo patrimonio il tempo che essi richiedono davvero.

Quale stimolo vi è alla base del modello di ‘restanza’ sviluppato a Tiriolo, connotato dallo stretto legame tra il territorio e la sua comunità che non vuole abbandonare la propria terra?

Lo stimolo alla base è il forte legame che i Tiriolesi hanno con i proprio luoghi. L’associazione fra Tiriolo e la Schería omerica non è inappropriata, da questo punto di vista. Certamente anche Tiriolo ha subito i processi di emigrazione e spopolamento delle aree interne dell’Italia, ma ancora molti sono i giovani che restano o che decidono di tornare.

Ancora molte sono le persone che vivono la storia, la tradizione e il territorio della Comunità in modo sentito e partecipato. Proprio su questa base abbiamo provato a sviluppare un modello di restanza basato sul concetto ‘di tutti, davvero‘ che, nel caso del patrimonio archeologico, vuol dire scavi aperti, non reinterrati, museo gestito dall’impresa di Comunità, che si riapre alla co-progettazione, anche insieme a soggetti esterni all’impresa medesima.

Nel caso del patrimonio artigianale vuol dire: non al chiuso della bottega, ma anche per i bambini ed i laboratori didattici. Nel caso del patrimonio diffuso vuol dire anche con corsi interni di autoformazione, perché tutti si sentano in diritto e in dovere.

Solo così la restanza non è una casualità ma una scelta. Naturalmente, a ciò abbiamo provato ad associare una forte integrazione con il contributo ‘dell’altro’, dell’esterno, che può arricchire il processo non solo se ha competenze specifiche ma anche per il semplice fatto di mettere in campo punti di vista e porre punti interrogativi diversi da quelli a cui è abituata la Comunità.

Ringraziamo Ricardo per l’intervista e vi consigliamo assolutamente di partecipare a questa prima importante tappa. Di seguito trovate il programma completo degli eventi dedicati al turismo responsabile in Calabria > Evento fb | Programma 

Buon festival a tutti/e 🙂

Blog IT.A.CÀ
Giovanni Nolè

“La relazione selvatica” | La guida L’Italia selvaggia

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

oggi nel nostro blog vi presentiamo la guida L’Italia selvaggia di Elisa Nicoli [Altreconomia 2018], una guida utile e divertente per tutti gli appassionati di escursionismo alla ricerca di trekking poco battuti, escursioni nella natura, percorsi “segreti” dove turismo e ambiente convivono – ancòra – felicemente.

Tratto dal libro “L’Italia selvaggia”. 

Questo articolo è un estratto della prefazione di Franco Michieli del libro “L’Italia selvaggia

“Quando ci incamminiamo verso la wilderness, come invita a fare la guida “L’Italia selvaggia”, una cosa dovrebbe esserci chiara: l’universo è selvaggio nella sua quasi assoluta interezza. Solo a causa del particolare e limitatissimo punto di vista umano, circoscritto a pochi istanti d’esistenza di un granello di materia perso nello spaziotempo – il nostro, contemporaneo, pianeta – viviamo la preoccupante impressione che la wilderness, la natura selvatica, sia sempre più rara e in via di scomparsa. Ciò non è vero su grande scala: nessuno può deviare la naturale e selvaggia evoluzione del cosmo.

[…]

Oggi però dobbiamo anche chiederci: nelle nostre escursioni nelle località italiane ed europee che ci paiono meno antropizzate, siamo davvero immersi nella wilderness? Alla domanda si può rispondere in molti modi – alcuni sono proposti nel libro -, perché comunque il termine wilderness non identifica una natura intatta in senso oggettivo, ma il modo in cui percepiamo un ambiente selvatico.

[…]

Non dobbiamo quindi chiederci fino a che punto un ambiente in cui ci inoltriamo sia oggettivamente selvaggio (di solito non lo è del tutto), ma come esso ci possa parlare di sé, delle nostre antiche radici e di noi stessi. Incontrare la wilderness significa entrare in una relazione selvatica, ovvero percepire e reagire per mezzo del nostro corpo e della nostra psiche, indipendentemente da dove ci troviamo. Non c’è wilderness in Amazzonia, al Polo Nord o sull’Everest, se ci andiamo in fuoristrada, in elicottero.

[…]

Le proposte appassionate degli autori di questa Italia selvaggia sono dunque una grande opportunità che ciascuno può cogliere in modo diverso, e che esistono grazie alla bellezza naturale che nel nostro Paese, nonostante tutto, resta eccezionale.

L’aura selvaggia – ma in verità ricca di storie passate – di questi luoghi non è scontata, né la si può acquistare già pronta. Dipende dalla capacità di ogni escursionista di inselvatichirsi quanto basta per saper stare nella natura con i soli propri sensi, in silenzio, in ascolto, con rispetto. Così scoprirà quei messaggi speciali che quei luoghi contengono e che sono indirizzati a lui, e solo a lui, e che nessun suggerimento preconfezionato potrà sostituire. Quando qualcuno si accorgerà di sentirsi in autentica compagnia, là dove pare non ci sia nessuno, allora saprà che lo spirito del wild l’ha raggiunto.”

Take it Slow: Viaggia Lento, Raccontalo e Riparti | Il Premio di Ecobnb e IT.A.CÀ festival del Turismo Responsabile

Carissimi amici viaggiatori e amiche viaggiatrici

sapevate che il 2019 è l’anno del turismo lento?

Ne abbiamo parlato molte volte, ma vogliamo fare di più. Raccontarlo dal vostro punto di vista, condividendo le vostre idee e le vostre esperienze di viaggio lento. Ecobnb, la community del viaggio sostenibile, insieme a IT.A.CÀ festival del turismo responsabile, lancia il premio “Take it slow: Viaggia lento, Raccontalo e Riparti”.

Foto di Noemi Usai

CHI?
Proprio tu.

QUANDO?
Hai tempo fino al 31 agosto 2019.

DOVE?
Ovunque tu vada.

COSA?
Raccontaci la tua esperienza di viaggio slow: a piedi, in bicicletta, a cavallo, in treno o in barca a vela… Qualsiasi modo ti faccia riscoprire la meraviglia del viaggiare lentamente, assaporando ogni profumo, connettendoti profondamente con ogni persona che incontri e la sua cultura, trovando l’armonia con l’ambiente che ti circonda e ti ospita. Puoi anche raccontare un viaggio lento nella tua terra, quella in cui hai deciso di restare, o di ri-tornare ad abitare per renderli luoghi migliori.

Sulla scia del tema del festival IT.A.CÀ 2019, vogliamo infatti raccogliere anche racconti di “restanza”. Viaggi lenti tra le storie di chi ha deciso di rimanere o di tornare nei luoghi in cui è nato, nonostante le difficoltà o i disastri causati da calamità, trovando il coraggio di creare nuove opportunità per sé stessi e per gli altri. 

COME? 
Scrivi un Racconto inedito, accompagnato da alcune foto, oppure realizza un video inedito che descriva la tua esperienza di restanza (leggere in maniera dettagliata il concetto di restanza che trovate a questo link per non uscire dal tema)

PERCHÈ?
Perché vogliamo valorizzare i luoghi non battuti dal turismo di massa e vogliamo promuovere la loro ricchezza unica, di qualsiasi tipo: paesaggi, tradizioni, storia, prodotti tipici… E il modo migliore per farlo è attraverso gli occhi di chi ne fa esperienza profonda e diretta.

 

Foto di Gianluca Maini

CHE COSA SI VINCE?
Il video e il racconto migliori (selezionati da una giuria di esperti composta dal festival IT.A.CÀ e da Ecobnb) vinceranno un soggiorno green di una notte per due persone con prima colazione a base di prodotti biologici o locali, a scelta tra centinaia di Ecobnb in Italia

Un terzo premio sperciale verrà assegnato alla migliore opera che affronta il tema della restanza.

CARATTERISTICHE DELLE OPERE 
L’opera deve essere inedita, mai pubblicata

  • Scritto: in formato docx + Foto: in formato JPG, dimensione minima di 870 pixls di larghezza
  • Video: deve avere la durata massima di 5 minuti

COME PARTECIPARE?
Invia la domanda di partecipazione che trovi a questo link compilata e firmata, insieme alla tua opera inedita (racconto scritto con foto / video) entro il 31 agosto 2019:

A questo link trovi il regolamento completo del contest. Hai dubbi o domande? Scrivici a contest@ecobnb.com

Ho attraversato i continenti per vedere il più alto dei mondi
Ho speso una fortuna per navigare sui sette mari
E non avevo avuto il tempo di notare
A due passi dalla porta di casa
Una goccia di rugiada su un filo d’erba. “[R. Tagore]

Lasciamoci ispirare da ciò che c’è vicino a noi, prima di andare dall’altra parte del mondo. Allora che aspetti? Segui questa pagina del blog, prepara la valigia, la video camera o carta e penna e… Take it slow: Viaggia lento, Raccontalo e Riparti!

Scarica e Leggi il regolamento completo del Premio

Buona fortuna e buon viaggio slow!

Blog IT.A.CÀ 
Responsabile comunicazione IT.A.CÀ
Sonia Bregoli

RESTANZA | Tema del festival IT.A.CÀ 2019

VERSO IT.A.CÀ 2019

Dopo questa emozionante edizione del 2018 appena conclusasi, siamo pronti per la nuova edizione: la XI° per quando riguarda la fondazione del festival nella città di Bologna! 

I coordinatori della rete nazionale festival IT.A.CÀ a Montefredente – Appennino bolognese, 2018

Per questa edizione sentiamo il bisogno di approfondire il tema della Restanza intesa non come inerzia e passiva rassegnazione, ma come scelta di vita consapevole, presidio attivo del territorio, prendersi cura dei luoghi come beni comuni. Un tema che svilupperemo in tutte le tappe che il festival toccherà: dal sud al nord d’Italia.

Tappa del festival in Monferrato – 2017

La restanza può essere il tratto comune di una rete di cittadini che non solo promuove un diverso concetto di sviluppo turistico, non accettando la realtà passivamente, ma mette in atto progetti collaborativi che producono discontinuità anche su un piano politico e culturale più vasto. Da questo punto di vista, IT.A.CÀ si presenta come un grande laboratorio in cui ha luogo una sperimentazione a più voci su come procedere verso uno sviluppo sostenibile.

Un esperimento di democrazia partecipativa, o meglio progettuale, dove non solo si discute di cosa fare, ma si fa anche ciò di cui si è discusso, in un’ottica di ricerca-azione circolare.

Quando gli attori locali decidono di non abbandonare il loro territorio e di attivare dei processi di collaborazione e di resistenza per mantenerlo in vita, la restanza diventa un impegno politico e sociale, e non solo economico, per un cambiamento che parte proprio dalla comunità locale, dalle sue tradizioni e risorse, per uno sviluppo innovativo e sostenibile. Restanza, dunque, come nuova modalità di riscoperta e convivialità sul territorio, di agire responsabile che stimola utopie quotidiane collettive.

Tappa del festival sui Monti Sibillini – 2018

Impegno per un cambiamento che parte dalla comunità locale, dalle sue tradizioni e risorse, per uno sviluppo innovativo e sostenibile come nuova modalità di riscoperta e convivialità, di agire responsabile che stimola utopie quotidiane collettive. Atto di rinascita e rigenerazione nel cambiamento e condivisione dei luoghi che diventano i siti dove compiere, con gli altri, con i rimasti, con chi torna, con chi arriva, piccole utopie quotidiane di cambiamento.

Una comunità possibile e auspicabile là dove esisteva quella vecchia; una nuova comunità riorganizzata e inventata tenendo conto di fughe, abbandoni, ritorni e anche di mutate forme di produzione e rapporti sociali. Un incontro, di convivialità, dell’esserci. Una scelta consapevole ed etica, che non può diventare mai chiusura o territorio per artificiosi contrasti tra chi è partito e rimasto, tra chi è rimasto e chi oggi arriva o ritorna.

Restanza come potenziamento del senso del viaggiare, approdo per quanti arrivano o ritornano: viaggiare e restare, viaggiare e tornare sono pratiche inseparabili che trovano senso l’una nell’altra in una continua dialettica che parla di integrazione, d’incontro, di vite separate e di riconciliazione. Intesa anche come forma di incontro tra il passato e il presente, tra vecchie e nuove generazioni, ma anche tra universi culturali diversi che contribuiscono alla vivacità del luogo.

Tappa IT.A.CÀ Bologna 2018 | Foto di Noemi Usai 

La parola Restanza è un concetto che ha sviluppato l’antropologo Vito Teti nel suo libro, pubblicato nel 2014, Pietre di pane. Un’antropologia del restare e di cui riportiamo qui di seguito il suo pensiero:

Vito Teti – Antropologo ed etnologo

“Restare non è un fatto di pigrizia, di debolezza: dev’essere considerato un fatto di coraggio. Una volta c’era il sacrificio dell’emigrante e adesso c’è il sacrificio di chi resta. Una novità rispetto al passato, perché una volta si partiva per necessità ma c’era anche una tendenza a fuggire da un ambiente considerato ostile, chiuso, senza opportunità. Oggi i giovani sentono che possano esserci opportunità nuove, altri modelli e stili di vita, e che questi luoghi possono essere vivibili. E’ finito il mito dell’altrove come paradiso.

L’etica della restanza è vista anche come una scommessa, una disponibilità a mettersi in gioco e ad accogliere chi viene da fuori. Noi adesso viviamo in maniera rovesciata la situazione dei nostri padri e dei nostri nonni. Un tempo partivamo noi, oggi siamo noi che dobbiamo accogliere.

Etica della restanza si misura con l’arrivo degli altri, con la messa in custodia del proprio luogo di appartenenza, con la necessità di avere riguardo, di avere una nuova attenzione, una particolare sensibilità, per i nostri luoghi.
 A volte facciamo l’elogio dei luoghi e poi li deturpiamo: quindi quest’etica del restare comporta anche una coerenza tra la scelta di rimanere e quella di dare, concretamente, un senso nuovo ai luoghi, preservandoli e restituendoli a una nuova vita…”  Vito Teti

Qui potete trovare alcuni link per approfondire il tema > Tema 2019.
Non resta che augurarvi buon viaggio e che sia sempre responsabile e sostenibile 🙂

Blog IT.A.CÀ
Responsabile comunicazione festival
Sonia Bregoli

 

 

Vuoi scoprire la Val di Zena in due giorni durante la tappa del festival IT.A.CÀ? Ecco come fare…

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

siete nel posto giusto per scoprire la Val di Zena dall’8 al 9 giugno all’interno della nostra XI edizione di IT.A.CÀ Bologna puoi scegliere di visitare i luoghi in autonomia, oppure scegliere di acquistare il pacchetto che comprende le singole giornate dell’8 giugno o del 9 giugno o quello che comprende entrambi i giorni, beneficiando dei prezzi agevolati riservati al Festival.

Iscriviti compilando il form > COMPILA IL FORM ONLINE
Contatto tel 051 92 97 66 | 329 19 49 532 
Scirivi a: info@montebibele.eu

È possibile anche, nello stesso modo, prenotare una navetta gratuita che partirà da Bologna centro seguendo il festival per una o due giornate.

Le quote comprendono TUTTE le attività della giornata, per cui potrai scegliere come vivere la Val di Zena in base alle tue attitudini ed interessi, oppure decidere di non rinunciare a niente e di partecipare ad ogni itinerario! A te la scelta!

I pacchetti permettono un notevole risparmio rispetto al pagamento delle attività singole e comprendono: la trasferta in navetta, i biglietti di ingresso ai musei e le visite guidate, gli itinerari, le visite alle grotte, etc. Ad ogni modo, troverai tutte le specifiche in ogni pacchetto, qui sotto in questo stesso modulo di iscrizione.

Le quote NON comprendono invece: noleggio biciclette, pranzo, cena e pernottamento (su prenotazione), MA SOLO PER IT.A.CÀ questi servizi saranno offerti a prezzi convenzionati!

PACCHETTO SABATO 8 GIUGNO
Cosa comprende
-Trasferta in navetta a/r;
– h 10.00 Visita guidata speleologica alla Grotta del Farneto;
– h 12.00 dal Botteghino Zocca alla Festa di Gorgognano in MTB andata e ritorno;
– h 12.00 Gorgognano resta!
– h 16.30 Visita al Museo dei Botroidi dedicata a Luigi Fantini;
– h 18.00 Il gusto della restanza tra le stelle + 21.45 Osservazione del cielo con puntatore laser;
– h 18.00 La Via del Fantini: Da Monte delle Formiche a Monte Bibele a piedi.Costo: 18 euro adulti e 12 euro bambini (19 euro adulti e 13 euro bambini per chi paga con paypal)  

 
PACCHETTO DOMENICA 9 GIUGNO
Cosa comprende
-Trasferta in navetta a/r;
– h 9.00 Il viaggio interiore: yoga e luoghi dell’anima;
– h 9.30 Tutti in bici in Val di Zena: itinerario ciclabile accessibile;
– h 14.30 Il tempo da toccare;
– h 16.30 Viaggio nella Preistoria;
Un’iniziativa a scelta tra
– h 18.00 Tour della vita sulla Terra;
– h 21.15 Sauronotte.Costo: 28 euro adulti e 18 euro bambini (30 adulti e 19 euro bambini per chi paga con paypal) 
 
PACCHETTO WEEKAND  8 -9 GIUGNO
Cosa comprende
Sabato 8 giugno
-Trasferta in navetta a/r;
– h 10.00 Visita guidata speleologica alla Grotta del Farneto;
– h 12.00 dal Botteghino Zocca alla Festa di Gorgognano in MTB andata e ritorno;
– h 12.00 Gorgognano resta!
– h 16.30 Visita al Museo dei Botroidi dedicata a Luigi Fantini;
– h 18.00 Il gusto della restanza tra le stelle + 21.45 Osservazione del cielo con puntatore laser;
– h 18.00 La Via del Fantini: Da Monte delle Formiche a Monte Bibele a piedi.  
 
Domenica 9 giugno
-Trasferta in navetta a/r;
– h 9.00 Il viaggio interiore: yoga e luoghi dell’anima;
– h 9.30 Tutti in bici in Val di Zena: itinerario ciclabile accessibile;
– h 14.30 Il tempo da toccare;
– h 16.30 Viaggio nella Preistoria;Un’iniziativa a scelta tra – h 18.00 Tour della vita sulla Terra;
– h 21.15 Sauronotte.Costo: 38 euro adulti e 26 euro bambini (40 euro adulto e 28 euro bambini per chi paga con paypal).

MODELLO DI PAGAMENTO

PAY PAL: https://www.paypal.me/arcamontebibele

BONIFICO BANCARIO intestato a:
Arc.a Monte Bibele, banca BPER, agenzia 9 
Iban: IT17P0538702409000003065322
specificando i giorni o il giorno in cui si vuole prenotare.

Museo dei Botroidi

ORARI APERTURA STRAORDINARIA MUSEI E PARCHI:
Museo Donini 8/9 Giugno 9.00-13.00 – 15.00 18.00
Parco dei Gessi 8 Giugno 9.00-13.00 – 15.00-18.00
Museo Luigi Fantini di Monterenzio 8/9 Giugno 10.00-18.00
Museo Botroidi 8/9 Giugno 9.00-18.00
Dinosauri in carne e ossa Il Parco 8/9 Giugno 10.00-19.00

Cosa sono i Piccoli Comuni del Welcome? | Intervista a Angelo Moretti

Care amici viaggiatori e amiche viaggiatrici

alle soglie della tappa bolognese del festival (programma dal 24 maggio in poi), andiamo a scoprire una realtà molto interessante, che ha trasformato i punti critici dei paesi al di sotto di cinquemila abitanti in risorse per valorizzare il territorio, preservarlo dall’abbandono e promuovere la riscoperta di luoghi storici. Un movimento dal basso molto inerente al tema nazionale del festival per questa edizione: restanza.  Stiamo parlando della rete dei “Piccoli Comuni del Welcome” e, per l’occasione, intervistiamo Angelo Moretti, Referente della rete. 

In cosa consiste l’iniziativa di “Piccoli Comuni del Welcome” e come è nata l’idea?

In viaggio verso l'accoglienza

Il Camper del Welcome

Nasce per stanare un gap informativo nei piccoli comuni del Sannio. Apparentemente tutti i piccoli comuni della provincia di Benevento erano contrari all’accoglienza dei migranti. Le amministrazioni comunali sentivano forte l’avversità dei cittadini ai centri di accoglienza e per questo sentimento contrario ai CAS ( i centri di accoglienza straordinaria che hanno occupato tanto spazio fisico ed immaginario ) si era ingenerata una gran confusione tra valore dell’accoglienza e pratica dell’accoglienza. In tutta la provincia di Benevento, colpita da anni di crisi economica, disoccupazione giovanile, spopolamento, abbandono di terre e di case, i Comuni rifiutavano ingenti finanziamenti per lo sviluppo locale, quali potevano essere gli Sprar, i sistemi comunali di accoglienza di richiedenti asilo. Eravamo insomma in un paradosso: comuni morenti per mancanza di abitanti e di economie rifiutavano nuove economie e nuovi abitanti in virtù di una paura apparentemente inspiegabile. 

L’unica vera spiegazione era il misunderstanding: i Cas stavano funzionando in tutta la provincia come enti assistenziali e speculativi, avevano occupato immobili abbandonati persi nelle campagne , avevano messo insieme 50, 100 ragazzi in grandi casermoni, nessuno di questi ragazzi poteva lavorare nelle comunità perché lasciati soli nelle loro giornate. Si era ingenerata nei paesi la convinzione che l’accoglienza italiana fosse un’esperienza disastrosa ed insignificante per i territori. In molti casi i migranti accolto nei CAS si accontentavano di pagamenti a giornata in agricoltura che aumentavano notevolmente il dumping sociale a sfavore sia delle popolazioni autoctone che ormai potevano dimenticarsi il lavoro a giornata in agricoltura sia di altri migranti già stanziali. Chi viveva nei CAS con vitto, alloggio e pocket money poteva accontentarsi anche di 10,15 euro giornaliere nel campi contro i 55 previsto per legge.

Quando abbiamo avviato la campagna abbiamo subito intuito che il gap era lì: i comuni non conoscevano nè gli Sprar nè il Reddito di Inclusione nè il Budget di Salute. I sistemi di welfare più innovativi non informavano le agende politiche di piccole comunità sotto i 5 mila abitanti dell’entroterra campano, non erano solo i sistemi di accoglienza “ordinari” ad essere conosciuto , ma tutto il welfare era confuso.

Di fronte alla rabbia degli ultimi dimenticati della globalizzazione, le popolazioni dei comuni interni di Italia, nessuno li aiutava a connettere master plan di sviluppo locale con il welfare. Decidemmo allora con la Caritas Diocesana di lanciare un bando pubblico di 7 milIardi di euro (la somma dei budget di salute, dei fondi Sprar non utilizzati, del Reddito di Inclusione e del Piano di Sviluppo Rurale) ai piccoli comuni.  un’ottica di sviluppo locale. Iniziammo così a girare comune per comune ed alla fine raccogliemmo in pochi mesi un enorme risultato.

Benevento a maggio 2017 risultó nella graduatoria degli Sprar la prima provincia “Welcome” di Italia, con 14 nuovi Sprar approvati, a fronte dei 5 che erano attivi prima della campagna. Nel frattempo l’utilizzo dei budget di salute facevano sorgere qua e là nella provincia Alberghi Diffusi e Fattorie Sociali ad opera di ragazzi disabili liberati dalla strettoia delle cliniche e dei centri riabilitativi in cui erano stati relegati. Ed ancora: i detenuti dei territori scontavano la loro pena in misura alternativa bei luoghi che poi presero il nome di Piccoli Comuni del Welcome. Insomma la rivoluzione del Welcome era avviata e portava cambiamenti notevoli nei territori. Oltre 4 milioni di euro di progetti vinti, nuovi abitanti, nuovi lavoratori , nuove economie nell’agricoltura, nell’artigianato, nel turismo.

Come può l’integrazione culturale tra migranti e locali contrastare il progressivo decadimento dei piccoli comuni? Quali sono le iniziative che si possono attuare grazie all’utilizzo della rete? 

I migranti sono per lo più persone giovani e famiglie con bambini . Non sono “risorse” come strumentalmente la vulgata, anche dei “buonisti”, vuole affermare, sono energia vitale. Nel 70% dell’Italia, quella formata da quei comuni sotto i 5 mila abitanti che vanno via via spegnendosi, non mancano le risorse mancano le energie per attivarle.

Gli anziani hanno già messo remi in barca e sanno che i loro figli e nipoti non abiteranno più quelle terre, i giovani italiani dell’entroterra hanno tutti un progetto migratorio. Mettere insieme quest’isola di energie stanche con le energie straordinarie di chi ha attraversato mare e deserti per arrivare dove è, è un’occasione unica. Se ben orientate, queste energie possono essere determinanti. Sognare che una terra incolta torni ad essere produttiva significa avere un sogno di “restare” in quella terra.

Ciò che abbiamo sperimentato è che giovani italiani e giovani africani ed asiatici potevano sognare insieme. Abbiamo fatto nascere le cooperative di comunità come forma di integrazione tra migranti ed autoctoni in una idea di impresa locale finalizzata al riabitate ed al riusare le terre e le tradizioni, per rigenerare i luoghi. Abbiamo messo insieme vere e proprie filiere produttive di vino, olio, conserve, artigianato tessile ed in legno. Abbiamo elaborato pacchetti turistici nei Borghi del Welcome. Abbiamo rilevato un’antica pasticceria ed un bistrot nel pieno centro storico di Benevento.

Oggi oltre 220 persone lavorano con noi , tra questi ci sono contadini, barman, artigiani, chef , mediatori culturali, operatori sociosanitari che prima erano nostri utenti ed oggi sono soci e collaboratori.

In che modo la rete dei Piccoli Comuni del Welcome intende proteggere i territori, dal punto di vista della valorizzazione del patrimonio storico e della conservazione ecologica?

In Primis valorizzando i luoghi che rischiano di essere dimenticati perché non produttivi . Inoltre la più grande attesa della Rete dei Piccoli Comuni del Welcome. È far riscoprire l’attrattività di luoghi dimenticati. Nei nostri piccoli comuni un paesaggio, una casa di campagna , un panorama , una vecchia Fontana, ma anche un racconto orale , un metodo di lavoro della pasta fresca e dell’uncinetto, possono essere all’improvviso degli importanti asset per questa nuova attrattività, sia per chi resta sia per chi arriva.

Quali aspetti della salvaguardia dei piccoli territori che valorizzerete durante gli eventi di IT.A.CÀ 2019 e cosa vi aspettate dal contatto con altri comuni nel corso del festival?

Nessuno si salva da solo. I piccoli comuni del Welcome hanno futuro solo se creano reti positive e virtuose con altri territori ed altre reti. Da IT.A.CÀ 2019 ci aspettiamo di poter stringere nuove reti per la valorizzazione della nostra piccola esperienza di rigenerazione rurale in una visione più ampia di Italia!

Quindi non resta che invitarvi all’appuntamento che li vede protagonisti nel nostro festival per conoscere da vicino questo importante movimento – il 31 maggio a Marzabotto dalle h10.00 in poi presso il Parco Peppino Impastato > link evento.

Vi aspettiamo 🙂

Blog IT.A.CÀ
Arianna Piazzi

Il viaggio plastic-free del Festival IT.A.CÀ 2019

Creatività, impegno, motivazione, divertimento e condivisione: ecco come il festival IT.A.CÀ si è imbarcato nel suo viaggio plastic-free!

Quando immaginiamo i luoghi prima di visitarli, nella nostra mente li viviamo come paradisi incontaminati, puliti e maestosi. Spesso però non è così.

Il problema dei rifiuti – e della plastica in particolare – sta riempiendo le pagine di giornali e gli schermi delle TV. Tutti siamo consapevoli del grande impatto che il nostro stile di consumo sta avendo sull’ambiente. L’85% dei rifiuti presenti sulle coste europee è composto da plastica. Per lo più si tratta di oggetti monouso il cui utilizzo dura pochi minuti come bicchieri, cannucce, bottiglie e buste di plastica di cui i nostri viaggi sono pieni. La notizia positiva è che però esistono soluzioni, e partono dal nostro comportamento. 

Noi viaggiatori con IT.A.CÀ amiamo parlare delle soluzioni e di come un piccolo cambiamento può portare un grande impatto positivo nel mondo.

Il festival da sempre promuove il turismo con un’impronta leggera, soffice sull’ambiente e positivo per le comunità. Ma quest’anno abbiamo deciso di lasciare un’impronta etica e tangibile del passaggio dei viaggiatori, per lasciare i luoghi ancora più belli e ricchi di come li abbiamo trovati, perché la restanza è  anche “agire con maggiore attenzione, compiere gesti quotidiani di rispetto verso le risorse che abbiamo” come ci ha detto Alessandra Ciccotosto [Trade Marketing & Communication Manager OWAY] in questa intervista che parla di come abbiamo deciso di imbarcarci in questo viaggio insieme.

È proprio grazie alla partnership con l’azienda agricosmetica OWAY che abbiamo deciso di dare un impulso verso un attivismo turistico ecologico unico nel suo genere, unendo il piacere del viaggio lento nella natura urbana alle azioni pratiche. Così è nata la nostra proposta in collaborazione anche con l’Università di Bologna di plogging ai Giardini Margherita, una camminata all’insegna della sostenibilità e della salute, in cui il 26 maggio ripuliremo i Giardini in un impegno collettivo. Un evento per scoprire un nuovo modo di essere parte dei luoghi che calpestiamo. La cosa più sensazionale? Che questa iniziativa si ripeterà in ogni tappa che toccherà il festival da qui fino a novembre, dal nord al sud d’Italia!

E non solo, grazie alle mappature per l’accessibilità, abbiamo fatto in modo che questo evento e tutte le iniziative ai Giardini Margherita fossero accessibili a tutti/e.

Ma ri-pulire i luoghi non basta.

Per questo ci siamo impegnati per ridurre l’impatto del festival anche nella produzione dei materiali. Troverete i programmi, le locandine e anche le cartoline stampati completamente in carta riciclata. Perché? Perché per produrla si usa meno energia, meno acqua, diminuiscono le emissioni di carbonio e si evita l’accumulo di rifiuti rispetto all’uso di carta tradizionale.

E cosa può rendere il mondo ancora più bello se non riempirlo di fiori?

IT.A.CÀ propone quest’anno il primo BADGE VIVENTE, prodotto con Eco-Postcard, 100% riciclabili e realizzate in Italia da cooperative sociali, ma soprattutto con un cuore speciale: un seme al suo interno.

Cosa vuol dire? Che una volta concluso l’evento, potrà essere piantato e far crescere una piantina e colorare il Mondo, portandosi dietro anche il ricordo del festival. 

Ripulendo, riducendo i consumi, riciclando e usando prodotti alternativi, abbiamo deciso di dare il nostro contributo per sostenere l’ambiente.

Non solo i materiali prodotti per la comunicazione: cartoline, programmi e locandine del festival della tappa bolognese sono prodotti con carta riciclata e le shopper realizzate con cotone riciclato.

Ma cosa possono fare i viaggiatoriche prenderanno parte ad IT.A.CÀ per esser parte del cambiamento con noi?

Portare la propria borraccia ed un bicchiere riutilizzabile; rifiutare cannucce nei cocktail; portare una borsa di cotone; ridurre gli imballaggi e quando non è possibile farlo, rispettare la raccolta differenziata. E ovviamente unirsi al Plogging di domenica con IT.A.CÀ ed OWAY!

E poi si, perché non asciarsi ispirare e portare casa la voglia di ripetere queste azioni nel quotidiano?Ricordando sempre che “Non si è mai troppo piccoli per cambiare il mondo”!
Noi siamo pronti ad iniziare il viaggio. E voi?
Per i dati e infografica

Blog IT.A.CÀ
Annalisa Spalazzi 

OWAY e IT.A.CÀ insieme per questa edizione 2019 | Intervista ad Alessandra Ciccotosto

Carissimi viaggiatori e viaggiatrici 

per questa edizione 2019 il festival IT.A.CÀ si lega per la prima volta ad OWAY (oway.it), partner d’eccezione del festival. Oway è il mondo dei trattamenti per capelli, viso corpo realizzati secondo i principi dell’agricosmetica sostenibile e che realizza i suoi cosmetici partendo da coltivazioni biodinamiche, biologiche, equo-solidali, utilizzando contenitori in vetro e alluminio (materiali 100% riciclabili) e promuove un lifestyle sano e una sostenibilità attiva, concreta e positiva, che si sposa perfettamente con i valori del turismo sostenibile promossi da IT.A.CÀ.

Alessandra Ciccotosto

Insieme lanciamo un progetto e un messaggio di valore che consiste nel raccogliere e ripulire dalla plastica e dai rifiuti i luoghi toccati dal passaggio del festival. Angoli di paradiso che possono esprimere il bisogno di essere valorizzati e rispettati, anche sollecitando maggiormente la cultura della pulizia, del bello e di una gestione più corretta dei rifiuti inquinanti.

Intervistiamo quindi, in questa speciale occasione Alessandra Ciccotosto [Oway, Trade Marketing & Communication Manager] per scoprire l’azienda e la sua mission:

CHI È OWAY?  

Oway (Organic Way) è il mondo dei trattamenti per capelli, viso e corpo e dei prodotti lifestyle realizzati secondo i principi dell’agricosmetica sostenibile presente in oltre 70 Paesi nel mondo. Realtà bolognese risultato di un viaggio nella cosmetica di qualità iniziato nel 1948, i rituali contengono ingredienti biodinamici, biologici ed equo-solidali. Oway promuove quotidianamente la riduzione degli sprechi nella vita aziendale, nei saloni e nei laboratori agricosmetici in ogni angolo del mondo. Ogni formula, packaging, materiale, oggetto o strumento è pensato per avere il minimo impatto sull’ambiente, per durare o per essere riutilizzato. Ecco perché, utilizzando gli ingredienti più puri, ricchi e concentrati, Oway racchiude le sue formulazioni in flaconi di vetro e tubi di alluminio (materiali 100% riciclabili), evitando i contenitori di plastica, i packaging superflui e i materiali non ecologici.

CHE COSA SIGNIFICA “RESTANZA” PER TE?

Restanza, ciò che resta e permane. È un concetto molto bello quando si parla di viaggi, di esperienze piacevoli. Ma può anche essere inteso con “ciò che resta e lasciamo nel mondo attraverso i nostri comportamenti”. Restanza è per me agire con maggiore attenzione, compiere gesti quotidiani di rispetto verso le risorse che abbiamo, ottimizzare ed eco-progettare nuovi prodotti e servizi in modo da lasciare un mondo migliore, sostenibile nel senso più pratico, con soluzioni per un lifestyle più sano e felice.   

QUALI SONO I PUNTI DI CONNESSIONE TRA UN BRAND COME OWAY E UN FESTIVAL DEL TURISMO RESPONSABILE?  

Oway è stato il primo marchio nel mondo della cosmesi professionale a sostituire 6 anni fa i contenitori di plastica con quelli in vetro e alluminio. Una scelta “coraggiosa” per un cambiamento concreto alla quale sono seguite altre scelte ecologicamente pratiche sia sui prodotti, sia su tutto quello che è intorno al prodotto. Lo definiamo Organic Way of life, l’insieme di scelte sostenibili che adottiamo prima di tutto in azienda e promuoviamo in tutto il mondo con il nostro esempio e con la comunicazione.

Intorno a Oway è nato un mondo di sostenitori, gli Owayans, che interpretano e condividono nella vita e nei social i valori dell’agricosmetica sostenibile. Il Festival del Turismo sostenibile è ricco di valori positivi, comunica una sostenibilità tangibile, piacevole, ottimistica. Parte dalla nostra città, Bologna, e comunica la bellezza dei territori italiani con le nostre eccellenze territoriali. 

Ci sono molti valori in comune tra Oway e IT.A.CÀ. 

IN CHE COSA CONSISTE IL PROGETTO SVILUPPATO PER LA RACCOLTA DEI RIFIUTI NELLE TAPPE DEL FESTIVAL?  

Tra obiettivi esclusivi di questa 11^ edizione, in condivisione con Oway, ci sarà quello di raccogliere e ripulire dalla plastica e dai rifiuti i luoghi toccati dal passaggio del festival. Insieme abbiamo costruito l’idea di cammini sostenibili dove possiamo unire alla bellezza dell’esperienza all’aria aperta la pulizia dei territori. 

Durante la scoperta di luoghi straordinari, ricchi di natura, cultura e tradizioni, i viaggiatori collaboreranno attivamente nel restituire ai luoghi la loro originaria bellezza, fornendo un esempio virtuoso di turismo sostenibile. 

Queste esperienze di esplorazione delle meravigliose realtà italiane diventano con Oway impulso verso un attivismo turistico ecologico unico nel suo genere che coniuga il piacere della lentezza e del risentire la natura nel suo senso più profondo ad azioni pratiche mirate a preservare la bellezza dei luoghi.

Foto di Giuseppe Giuliani – Wok Photography

COME MAI AVETE SCELTO DI FARE PARTE DELL’11^ EDIZIONE DEL FESTIVAL COME PARTNER ATTIVI E NON COME SEMPLICI SPONSOR?  

Siamo consapevoli del fatto che il cambiamento inizia da noi, per questo volevamo partecipare in modo più attivo rispetto alla classica sponsorship. Insieme abbiamo costruito l’idea di cammini sostenibili dove possiamo unire alla bellezza dell’esperienza all’esperienza all’aria aperta la pulizia dei territori. Abbiamo anche organizzato un cammino sostenibile dedicato esclusivamente alla nostra azienda dove ripuliremo 6 giardini di Bologna.

Ringraziamo Alessandra per questa intervista e vi aspettiamo all’evento A tutto Plogging: una camminata all’insegna della sostenibilità e della salute per domenica 26 maggio 2019 alle Serre dei Giardini Margherita. 

Buon viaggio come sempre 🙂

Blog IT.A.CÀ
Responsabile comunicazione 
Sonia Bregoli