RIMANDAMI SUL MARE laboratorio teatrale | 3 marzo 2018 Bologna

Vi invitiamo a partecipare a questo importante laboratorio condotto dalla regista Martina Palmieri con la partecipazione degli attori non vedenti, vedenti e ipovedenti della compagnia Orbitateatro, si inserisce nell’ambito del bando PTPL 2017 (Programma Turistico di Promozione Locale) sul Turismo Accessibile, promosso da IT.A.CÀ migranti e viaggiatori, festival del Turismo Responsabile e si rivolge a operatori del settore turistico e culturale che desiderano sperimentarsi nell’incontro diretto con la diversità e a chiunque  volesse partecipare a questa esperienza. 

Si è trattato di 4.000 euro il festival IT.A.CÀ ha investito nella realizzazione e la promozione di iniziative e itinerari accessibili per diversi tipi di disabilità (motoria, visiva e uditiva). La valorizzazione di tali iniziative comporterebbe infatti, un miglioramento della fruizione della Città Metropolitana da parte di tutti i city users: sia da parte dei residenti che dei turisti.

Rimandami sul mare è un laboratorio teatrale sul tema del viaggio inteso come trasferimento dentro e oltre i confini dell’identità, liberamente ispirato al racconto di Ulisse, a cura di Gruppo Elettrogeno Teatro in collaborazione con Cooperativa Accaparlante e Associazione La Girobussola.

Itinerario di predisposizioni, desideri e dipendenze, che spesso emergono al momento della partenza, quando cioè usciamo dal nostro guscio di tranquillità per recarci “dove non siamo stati mai”, il viaggio sarà qui un percorso che parte idealmente dal mito di Ulisse per condurci al nocciolo delle nostre personali fragilità e potenzialità, capaci di volta in volta di modificarsi e modificarci ad ogni partenza nell’incontro con l’ignoto e con l’altro uguale e diverso da noi.

All’interno del laboratorio i partecipanti potranno sperimentare attraverso attività corporee di improvvisazione vocale e teatrale l’esperienza del viaggio tra reale e immaginario, confrontarsi con i meccanismi e le contraddizioni che si instaurano quando chi si sposta non può farlo se non accompagnato da qualcuno e imparare a relazionarsi con le differenti specificità sensoriali e/o fisiche del resto gruppo.

Guide dell’itinerario saranno infatti gli attori e le attrici non vedenti, vedenti e ipovedenti della compagnia Orbitateatro, costituita nel 2011 nell’ambito del progetto di formazione e di produzione di spettacoli l’Arte della trasformazione a cura di Gruppo Elettrogeno, con la partecipazione degli operatori non vedenti di Associazione La Girobussola e gli animatori con disabilità di Cooperativa Accaparlante, che intervalleranno le azioni con il proprio racconto e vissuto di viaggiatori con disabilità.

Scopriremo che a tutti è concesso viaggiare e che anche con dei limiti oggettivi è possibile essere sempre in cammino. 

Dopo la dimostrazione Check-inItaca in collaborazione con coro Arcanto e l’improvvisazione vocale collettiva Painting Voices con Coro Arcanto e Gruppo Elettrogeno promosso da Serendippo, nell’ambito di PubbliCittà – ArtCity, con Rimandami sul mare Gruppo Elettrogeno allarga ancora una volta gli orizzonti del proprio lavoro sulle tracce di Ulisse verso lo spettacolo che a maggio andrà in scena a conclusione del progetto I Fiori Blu musicateatro 2018, un progetto di formazione teatrale e musicale che coinvolge per la sua quarta edizione una comunità artistica di attori, musicisti, artisti, persone in misura alternativa alla detenzione e operatori del sociale.

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RIMANDAMI SUL MARE
Laboratorio teatrale con  Gruppo Elettrogeno – Orbitateatro  in collaborazione con
Cooperativa Accaparlante & Associazione La Girobussola

3 marzo 2018
h9.30 – h13.00 
Centro Documentazione Handicap
( via Pirandello 24, Bologna).

Il laboratorio è gratuito e aperto a un massimo di 20 iscritti.

Per info & iscrizioni:
info@gruppoelettrogeno.org
Evento FB

Al termine della mattinata sarà possibile visitare il Centro di Documentazione con gli educatori e gli animatori con disabilità del Progetto Calamaio e pranzare insieme nella cucina della sede con un contributo di 5 euro. 

Le iscrizioni al laboratorio e le prenotazioni del pranzo saranno effettuate entro e non oltre mercoledì 28 febbraio 2018.

Responsabile Comunicazione IT.A.CÀ
Sonia Bregoli  

BOLOGNA – FIRENZE, ANDATA E RITORNO

BOLOGNA – FIRENZE, ANDATA E RITORNO

Convegno di promozione del protocollo d’intesa
tra le Città metropolitane di Bologna e Firenze

Mercoledì 14 marzo 2018 

9.00 – 17.30
Palazzo Loup, Via Santa Margherita 21
Loiano – Bologna

Il protocollo d’intesa firmato il 7 novembre 2017 dalle Città metropolitane di Bologna e Firenze prevede la collaborazione in merito a bandi europei, cultura e turismo, pianificazione strategica, sostenibilità, sviluppo economico e innovazione urbana, per lo sviluppo di progetti condivisi, nel quadro delle politiche regionali e di area vasta. 

Muovendo da questo documento innovativo, il convegno si presenta come un importante momento di riflessione e confronto volto a creare le condizioni per lo sviluppo integrato e una comune promozione di Bologna e Firenze, con un focus specifico sull’Appennino tosco–emiliano, cerniera tra le due città.

L’evento verrà aperto dai due sindaci metropolitani: Virginio Merola e Dario Nardella, a cui seguiranno gli altri interventi.

Il pomeriggio prevede la partecipazione attiva del pubblico, attraverso 4 tavoli tematici.

L’accesso al convegno è gratuito, ma è necessaria la pre–registrazione attraverso il form on-line > Registration form

Sarà presente una navetta gratuita con partenza dalla banchina 25 dell’Autostazione di Bologna alle ore 8.15 e partenza da Loiano alle ore 17.45. Per accedere al servizio di trasporto è necessario indicarlo nel form di iscrizione sopra indicato.

Segreteria organizzativa
Simona Zedda – 340 1779941 • info@festivalitaca.net

Organizzazione navetta
Damian Castro – 339 8116433 • info@gruppoyoda.org

A breve seguirà il programma dettagliato

 

L’arte della moda dall’Estonia a Bologna

La moda è un’arte e l’arte è sempre di moda. L’Italia, con la sua tradizione stilistica ancora oggi celebre in tutto il mondo, lo sa bene; oggi, a Bologna, ne fa mostra l’Estonia.

Nella Foto Anu Hint – docente e stilista di moda

“La moda etnica estone dal passato al futuro” è il titolo dell’esposizione allestita dal 16 Dicembre  2017 al 24 Febbraio 2018 presso il ​Museo del Tessuto e della Tappezzeria “Vittorio Zironi” di Villa Spada​, che è stato riaperto al pubblico circa due mesi prima di questa nuova installazione, realizzata dall’​Istituzione Bologna Musei-Musei Civici d’Arte Antica​, in collaborazione con l’Unione Stilisti Estoni e con il supporto del Ministero della Cultura dell’Estonia e della Fondazione Eesti Kultuurkapital.

La curatrice del progetto è Anu Hint, presidente della stessa Unione Stilisti Estoni, docente e stilista.

Giunta a Bologna come trentesima tappa di un tour iniziato nel 2009 e che ha visitato vari paesi del mondo, la mostra è articolata attraverso l’esposizione di abiti, tessuti e fotografie, che scandiscono tecnica e ​design nella rielaborazione dei costumi tradizionali. Sono parte del percorso anche i disegni ​“I vestiti tradizionali estoni” di Melanie Kaarma (1981) e i campioni del tessuto di gonna in filo di lana e ordito di lino di Marika Samlik (2017).

L’Estonia, nel corso dei secoli, ha sviluppato i propri capi e la propria cultura del ricamo, ricevendo influenze dall’Asia e dalla cultura baltica, come anche dalla vicina Finlandia. L’impatto visivo è sorprendente: un pullulare di colori, trame e fantasie etniche, accanto ad un abito decorato con bottiglie di Coca-Cola. Insomma, si tratta di un modo vivace di vivere le proprie radici, guardando però anche al contesto attuale e all’innovazione.

Ospitando questa mostra, Bologna si riconferma città cosmopolita e aperta, poiché permette ai visitatori di scoprire la storia e la cultura di una terra silenziosa e spesso sconosciuta, attraverso un mezzo inusuale ed inaspettato; inoltre, nell’ambito della valorizzazione dei diritti e della parità di genere, la mostra offre spazio all’inventiva delle quindici giovani donne che presentano gli abiti originali.

Dettaglio interessante è che la mostra si chiude proprio nel giorno in cui viene celebrato il centenario dell’Indipendenza Estone. ​

Hea külastus​!

Blog IT.A.CÀ
Arianna Piazzi 

Da Napoli a IT.A.CÀ | Itinerari, culture e identità del turismo universale

Carissimi viaggiatori e viaggiatrici 

vi informiamo che giovedì 8 Febbraio a Napoli, presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II, si terrà l’incontro “Omofobi del mio Stivale. Giornata di studi sul Turismo LGBT”, primo appuntamento dell’iniziativa “Da Napoli a IT.A.CÀ – Itinerari, culture e identità del turismo universale”.

Foto di Francesco Cosentini

L’iniziativa vuole rappresentare un’occasione di approfondimento sul tema degli “altri turismi”, attraverso attività di workshop tematici su alcune dimensioni del turismo che più interessano la città di Napoli.

Una metodologia creativa e innovativa di accompagnamento della città e delle sue comunità verso un percorso di condivisione, co-progettazione e crescita collettiva che avrà la sua maggiore espressione nella prima edizione napoletana del Festival IT.A.CÀ programmato per l’autunno 2018.

Foto di Francesco Cosentini

Come primo appuntamento, sulla scia della manifestazione itinerante contro l’omofobia “Omofobi del mio Stivale”, l’Osservatorio LGBT dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, il Comitato provinciale Arcigay di Napoli e l’associazione “La parola che non muore” organizzano una giornata di studio e discussione sul tema del turismo LGBT in una delle città italiane più sensibili ai temi dell’accoglienza turistica. 

Al termine dell’evento, una visita guidata esclusiva al Complesso Monumentale dei Santi Filippo e Giacomo – un percorso inedito dal ‘500 all’800 sulle corporazioni della seta a Napoli – e ai resti di una domus romana sottostante, ritrovata recentemente, a cura di “Respirando Arte” e di “Altri turismi” progetto che mira promuovere socializzazione e aggregazione attraverso percorsi turistici alla scoperta di arte e cultura. 

L’iniziativa continuerà con altri quattro appuntamenti, uno al mese fino a giugno, che si terranno sempre nella sede del dipartimento. Di seguito il calendario: 

  • 23 Marzo – Mappe, linee, itinerari del viaggio urbano
  • 27 Aprile 2018 – Turismo come bene comune: la città rigenerata.
  • 18 Maggio 2018 – Viaggiare in modo responsabile: turismo sostenibile e sviluppo locale.
  • 29 Giugno 2018 – Turismo e innovazione: partiamo da IT.A.CÀ

Link utili:
Evento Facebook
https://www.facebook.com/events/1820110531614839
Osservatorio LGBT
http://www.osservatoriolgbt.eu/

Blog IT.A.CÀ
Coordinamento IT.A.CÀ Napoli 
Irene Aprile 

Rimini | Spiaggia Marina Centro: un turismo fatto di persone e responsabilità sociale a un passo dal mare

Carissimi amici e amiche viaggiatrici 

oggi per il nostro Blog siamo in compagnia di Stefano Mazzotti, titolare del Bagno 27 di Rimini, coordinatore del progetto Marina C’entro e partner della rete di IT.A.CÀ Rimini.

Stefano, conosciuto ormai da tutti come il bagnino top, fa parte, assieme ad altri 8 stabilimenti balneari riminesi, del Consorzio Spiaggia Marina Centro e ci racconterà la nascita del progetto che promuove l’inserimento di persone con disabilità nel mondo del turismo.

Il progetto Marina C’entro prende luce durante la stagione estiva 2017 con un nuovo modo di concepire l’accoglienza turistica e il turismo balneare attraverso l’inclusione sociale di 11 ragazzi con disabilità all’interno del consorzio. I ragazzi coinvolti hanno potuto mettersi alla prova in una vera e proprio esperienza lavorativa estiva, affiancando i professionisti che lavorano in spiaggia con specifiche mansioni create apposta per loro: bagnini, animatori, addetti all’info point.

Il progetto è stato realizzato grazie alla rete con le associazioni Crescere Insieme, Rimini Autismo e alla collaborazione con l’Università di Bologna, la coop. Sociale Il Millepiedi e la Fondazione Enaip S. Zavatta di Rimini.

Intervista a cura di Andrea Massimo Murari che fa parte del coordinamento di IT.A.CÀ Rimini.

Stefano, qual è stata la motivazione principale che vi ha spinto a far nascere il progetto?  

Sicuramente la grande voglia di riscatto che le persone con fragilita’ sociale hanno portato nelle nostre spiagge ha fatto la differenza. Inoltre, il fatto di volersi aprire a nuove forme di fare impresa, di uscire dalla spirale di aziende solo ed esclusivamente profit per entrare in un circuito virtuoso, che ci desse la possibilità di confrontarci con le grandi imprese che fanno della responsabilità sociale di impresa una loro missione. inoltre, stare a contatto con ambienti legati alla scuola e all’università, alla formazione e alle associazioni di volontariato ci ha dato la possibilità di aprire definitivamente la nostra visione imprenditoriale.

Passata la prima stagione estiva, cosa vi ha lasciato questa esperienza?  

La soddisfazione di avere coinvolto persone che normalmente il mondo del lavoro non considera, avere capito che la fragilità sociale e la disabilità non sempre sono ostacoli, ma grandi opportunità per il mondo imprenditoriale ed il sorriso dei nostri ragazzi ce l’ha dimostrato giorno dopo giorno.

I risultati del progetto sono stati il primo evento di apertura dell’ultima edizione Festival IT.A.CÀ  2017 a Rimini con la presenza e la testimonianza dei ragazzi, un momento ricco di emozioni e divertente di condivisione. 

Nel mese di dicembre il progetto Marina C’entro, ha vinto il primo premio Innovatori Responsabili istituito dalla regione Emilia Romagna, per la categoria imprese con meno di 20 dipendenti. Quali sono i passi futuri? Come proseguirà il progetto la prossima estate?  

Abbiamo coinvolto un numero sempre maggiore di bagnini e di ragazzi da impiegare all’interno delle nostre attività. Inoltre avrà inizio una collaborazione con il carcere di Rimini per la produzione di ceramiche che andranno a decorare le nostre spiagge. 

Parallelamente ai progetti lavorativi, punteremo a comunicare in maniera forte gli sviluppi del progetto “marina c’entro”, per avviare un laboratorio di buone pratiche che possa essere applicato anche ad altre categorie, non solo balneari. Stefano conclude dicendo: “più che i numeri ci interessa raccontare le storie dei protagonisti di questo progetto e il valore aggiunto che possono portare alle imprese balneari. Il nostro sogno? Pensare che in ognuno dei 220 stabilimenti riminesi possa lavorare un ragazzo con disabilità.”

Oltre il lavoro, il valore di Marina C’entro va molto al di là del semplice inserimento di persone disabili nel mondo del lavoro ed assume una portata di grande significato culturale. Infatti, per la prima volta in quel particolare ambito che è l’universo balneare, con tutta la sua simbologia, si concretizza in carne ed ossa un nuovo modo di concepire la presupposta “normalità”.

Quest’anno IT.A.CÀ ci accompagnerà nel viaggio del turismo per l’accessibilità universale. La rete di Rimini vuole dargli il benvenuto con questa storia, invitandovi a viverla con noi a Settembre.

Aspettiamo la prossima estate per vedere 🙂

Blog IT.A.CÀ
Andrea Massimo Murari 
Coordinamento IT.A.CÀ Rimini 

 

 

 

La Cooperativa Accaparlante e l’impegno per promuovere il Turismo Accessibile

 Care amiche viaggiatrici  e cari amici viaggiatori,

oggi Silvia Lazzari, per il nostro blog, ha intervistato Lucia Cominoli della Cooperativa Accaparlante, centro di documentazione Handicap CDH, partner della rete IT.A.CÀ Bologna e promotori di attività legate all’accessibilità.  

Lucia Cominoli

La Cooperativa Sociale Accaparlante Onlus è nata nel 2004 con l’obiettivo di essere un laboratorio culturale aperto sui temi dello svantaggio e della diversità per favorire una cultura inclusiva in cui le persone svantaggiate siano “soggetti di diritto”, protagoniste del cambiamento personale e sociale. Accaparlante nasce in seno al Centro Documentazione Handicap di Bologna, centro di documentazione (attivo dal 1981 per iniziativa dell’AIAS di Bologna) sui temi dell’handicap, del disagio sociale, del volontariato e del terzo settore.

In questi anni hanno realizzato molti progetti, sul tessuto cittadino e non solo, con l’obiettivo di promuovere una maggiore accessibilità dei luoghi, di aprirci all’incontro con la cultura e la sua fruizione, di sviluppare il concetto, per noi fondamentale, di “accessibilità accogliente”, un atteggiamento di apertura cioè a favore dell’abbattimento delle barriere relazionali che precludono, spesso molto più di quelle architettoniche, la piena partecipazione di tutti alla vita sociale.

Cosa si intende per turismo accessibile?  

Con turismo accessibile intendiamo sia la possibilità di accedere fisicamente agli spazi e quindi di frequentare luoghi e spazi in direzione di percorsi ed esperienze di divertimento e benessere ma anche la possibilità di poter ricevere o accedere a strumenti che supportino persone con difficolta fisiche e/o cognitive a immaginare e poi organizzare esperienze turistiche, da soli o in gruppo.

Qual è il valore aggiunto di IT.A.CÀ?  

La capacità di cogliere affinità, aperture e legami tra soggetti che operano in aree differenti ma che sono unite dagli stessi valori di fondo. L’attenzione che questo contenitore di persone capaci e appassionate riserva a soggetti e personalità che operano nel rispetto per la diversità, che si impegnano per favorire la conoscenza del nostro patrimonio culturale e artistico, dell’intercultura e delle bellezze naturali del nostro mondo.

Laboratorio presso Monteveglio – BO

IT.A.CÀ riesce a condividere tutto questo con un pubblico di diverse età, origini, estrazioni, facendo del viaggio un elemento di consonanza tra persone, senza tralasciarne il portato di crescita, scoperta, svago e suggestione.

Parlaci della vostra partecipazione alla IX edizione di IT.A.CÀ 

Abbiamo partecipato alla IX edizione di IT.A.CÀ Bologna proponendo un incontro aperto al pubblico con Fabrizio Marta, giornalista e viaggiatore con disabilità, autore del blog “Rotellando” su Vanity Fair. L’incontro è stato condotto da un educatore e da un animatore con disabilità del gruppo educativo del Progetto Calamaio della Coop. Accaparlante, come è nostra peculiarità. Pensiamo infatti che la co-conduzione della persona disabile, sia essa impegnata in eventi o laboratori, permetta di trasmettere fin dal principio agli altri interlocutori che anche chi ha una difficoltà può a pieno titolo acquisire un ruolo attivo all’interno della società.

Il trenino Arturo

Insieme abbiamo così intervistato Fabrizio, che ci ha raccontato la sua esperienza di viaggiatore a partire da alcuni reportage da lui realizzati, unendo lo sguardo sui paesi toccati alla riflessione sull’accessibilità. Per i più piccoli il gruppo educativo ha proposto un giocoso percorso a tappe a bordo del Trenino Arturo, un viaggio tra paesi immaginari, personaggi bislacchi, prove e ostacoli da superare alla scoperta della diversità.

Quali sono le vostre proposte per la X edizione del Festival bolognese?  

Ci piacerebbe offrire ad adulti e bambini una formazione sul tema dell’accessibilità su vari livelli. Per esempio:

> Una formazione per operatori, tour operetor e uffici turistici sul tema dell’accessibilità a partire dalla relazione con la diversità. Il primo passaggio dell’accessibilità è infatti la capacità di chi accoglie le persone di non andare in crisi e saper comprendere diverse modalità comunicative, di mobilità, di interazione…

> Un percorso per scuole e operatori culturali legato al nostro progetto Cultura Libera Tutti in collaborazione con l’Istituzione Bologna Musei e il Teatro ITC di San Lazzaro. I partecipanti potranno ricevere una formazione integrata a loro scelta condotta da Accaparlante e le realtà ospitanti (MAMbo, Museo del Patrimonio Industriale, Museo Archeologico, Teatro ITC) per un pacchetto di due incontri ciascuno.

> E, naturalmente, il Trenino Arturo è sempre pronto per farvi salire a bordo per accompagnarvi verso nuove avventure!

Ringraziamo Lucia Cominoli per averci raccontato il lavoro di Accaparlante, il suo impegno nel Festival e averci raccontato cosa significhi Turismo Accessibile! 

Non resta che augurarvi buona lettura e buon viaggio 🙂

Blog IT.A.CÀ
Silvia Lazzari

 

 

 

Un premio ricevuto è una responsabilità | IT.A.CÀ vince il 3°premio agli UNWTO 2018

Un premio ricevuto è una responsabilità.
L’esperienza di IT.A.CÀ in viaggio alla 14esima edizione degli UNWTO Awards

Quando abbiamo iniziato, non avremmo mai pensato di ritrovarci un giorno a parlare di IT.A.CÀ di fronte all’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite e di vincere il terzo premio per i progetti turistici più innovativi, nella categoria “Innovation in Non – Governmental Organizations”

Eppure l’impegno e l’entusiasmo, mischiati alla passione e conditi con una buona dose di condivisione, ci hanno portato qui a Madrid, alla cerimonia organizzata dalla WTO. Sono stati presentati 128 progetti da 55 Paesi di tutto il mondo e il festival IT.A.CÀ è tra i 14 progetti che hanno ricevuto questo riconoscimento internazionale.

15 gennaio 2018 – Presentazione progetto IT.A.CA a Madrid agli UNWTO Awards nella categoria: Innovation in Non–Governmental Organizations

Ma non staremo a raccontarvi dell’immensa gioia e soddisfazione di essere stati premiati come buona pratica per lo sviluppo del turismo responsabile. Vogliamo raccontarvi quel che abbiamo vissuto, chi abbiamo incontrato, cosa ha significato.

«Un premio ricevuto è una responsabilità, un impegno. L’impegno a migliorarsi, a dare di più». 

Queste sono state le parole di Luis Garcìa Codròn di Europa Mundo Vacaciones, quando ha ricevuto il prestigioso premio “UNWTO Ethics Awards”. Un pensiero che condividiamo e facciamo nostro: il premio UNWTO per l’innovazione nel turismo sostenibile è stato soprattutto un momento di confronto e di riflessione su cosa siamo e su cosa possiamo essere. 

Abbiamo condiviso questa vittoria con gli amici della Valle dei Cavalieri, anche loro premiati, nella categoria “Imprese”, per il lavoro che stanno portando avanti nel ripopolamento e nella valorizzazione di un piccolo borgo dell’Appennino Emiliano, Succiso. Così l’orgoglio diventa nazionale. Due iniziative italiane finaliste. Due progetti di turismo responsabile che portano valore sul territorio; la soddisfazione si leggeva negli occhi di persone come Alessandra Priante,  Responsabile Relazioni Internazionali per il turismo al MIBACT, che con il suo contagioso entusiasmo è stata la nostra prima supporter. 

Ma non portiamo a casa solo questo. Portiamo a casa anche l’incontro con Marina Cruz Blasco e il tutto-fare José Maria de Juan della Koan Consulting, pronti, con la loro esperienza ed energia, a portare IT.A.CÀ a Madrid. Ricordandoci da dove siamo partiti, un passo alla volta, stiamo diventando internazionali. 

Portiamo a casa l’incontro. L’energia di Martha Isabel Ruiz Corzo, dalla Sierra Gorda, con il suo progetto di ecoturismo e di lotta ai cambiamenti climatici. Il prezioso contributo di Valene L. Smith, ricercatrice e Professore Emerito di Antropologia alla California State University, che da 50 anni studia i fenomeni turistici, innovando questo settore di ricerca.  La gentilezza di Eun Ji Tae, dell’Affiliate Programme dell’UNWTO.

Martedì 16 gennaio 2018 – Incontro con Marina Cruz Blasco e José Maria de Juan della Koan Consulting a Madrid

Quando l’entusiasmo per il turismo sostenibile è così condiviso si ha come la sensazione che qualcuno ti tenga la mano nel tuo impegno. Portiamo a casa la competenza di Gonzalo Robredo e del progetto MiBarrio di Buenos Aires. La determinazione di Luis Araujo, presidente dell’ente Turismo de Portugal, ma anche un nuovo amico con cui condividere una birra e magari presto una comune progettualità europea. Lo stupore e passione di Alfonsus Aditya Prabowo, che in Indonesia ci mette l’anima per sostenere le comunità locali e preservare l’ambiente. E ne avremmo ancora tante da raccontarvi: in una stanza abbiamo trovato il mondo. Quel mondo che poi, gira e rigira, è sempre paese! Quello più genuino, mosso dall’amore per la propria terra e che vede nel turismo un fattore chiave per lo sviluppo.

   

La sera della premiazione è stata una festa. La festa del turismo responsabile, dove non importava chi fosse il primo, chi il secondo. Tutti siamo stati premiati, tutti avevamo la stessa gioia nel vedere i progetti degli altri. In fondo, stiamo lavorando nella stessa direzione e sapere che in tutto il mondo fioriscono queste iniziative è la vera vittoria. Una vittoria collettiva.

Infine, portiamo a casa il nostro viaggio come team, come squadra. Le chiacchierate, le risate, le tapas e la scoperta di una città come Madrid. piena di innovazione, rigenerazione e multiculturalismo. 

Team IT.A.CA composto da: Annalisa Spalazzi, Sonia Bregoli, Pierluigi Musarò, Simona Zedda, Damian Castro. Foto di Maria Teresa Amodeo.

Portiamo a casa la voglia di crescere ancora e di farlo meglio, sapendo che abbiamo supporter da tutti gli angoli del pianeta. 

Il viaggio è fatto dalle persone che si incontrano. In questo viaggio intorno al mondo ci siamo sentiti a casa. Torniamo arricchiti e con tante idee da sviluppare e che potrete ascoltare continuando a seguirci. Torniamo con entusiasmo a preparare l’edizione 2018 che partirà a maggio da Bologna e chissà dove ci porterà.

Scarica il CS UNWTO Awards

Sempre devi avere in mente Itaca,

raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo,per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?
[Kostantin Kavafis] 

E come sempre… buon viaggio!

Blog IT.A.CÀ
Annalisa Spalazzi
Responsabile Internazionalizzazione IT.A.CÀ

 

Cooperativa La Paranza di Napoli, un modello di sviluppo del territorio | Intervista a Vincenzo Porzio

Cari lettori e care lettrici,

oggi per il nostro blog IT.A.CÀ la nostra Irene Aprile (coordinamento IT.A.CÀ Napoli) ci porta in viaggio verso sud, destinazione Napoli, dove ci attende Vincenzo Porzio, responsabile comunicazione della cooperativa sociale La Paranza che da oltre dieci anni è impegnata nella tutela e valorizzazione del Rione Sanità.

In foto Vincenzo Porzio e Antonio della Corte

Il Rione Sanità è una delle più note “periferie” site al centro della città di Napoli: nonostante il suo sviluppo nel XVII secolo come dimora di ville borghesi ai piedi della collina di Capodimonte, data la nota salubrità del luogo – da cui deriva il suo nome – sia naturale che sovrannaturale per la presenza delle catacombe di epoca paleocristiana a cui si facevano ricondurre miracoli di guarigione, il Rione è stato condannato a partire dal secolo successivo a un graduale processo di isolamento a causa della costruzione di un ponte che avrebbe facilitato il percorso della famiglia reale dal centro della città alla reggia di Capodimonte. 

Da allora, il quartiere appare dall’alto come un ammasso disordinato di edifici affossati in un’area limitata, con pochi scambi con il resto della città e relegata ad una marginalizzazione che ne ha favorito il degrado non solo economico, ma soprattutto sociale e culturale con l’abbandono di monumenti ed edifici storici. 

Attraverso le parole di Vincenzo però, proviamo a entrare nel quartiere, facciamoci accompagnare per le sue strade strette e affollate e presentare alcuni dei suoi abitanti, i protagonisti di quella rinascita culturale e sociale che il quartiere sta vivendo da oltre dieci anni. 

Il Team della Cooperativa La Paranza

Vincenzo ricorda che quando si trasferì nel rione nei primi anni 2000 il punto di riferimento dei giovani era la Parrocchia che proponeva numerose attività nel suo oratorio, a partire proprio da visite guidate amatoriali e teatralizzate nella Basilica di Santa Maria della Sanità. È in questo contesto e sotto la guida del nuovo sacerdote Don Antonio Loffredo, che si forma un gruppo di giovani che diventano presto amici, condividono idee, progetti e viaggi. Durante le esperienze all’estero restano piacevolmente colpiti della capacità di valorizzare i luoghi di interesse storico, culturale o naturalistico, per renderli volano di sviluppo economico e sociale per le comunità; e dato che viaggiare apre la mente e gli occhi, tornati a casa iniziano a riscoprire il loro territorio e apprezzare quel potenziale ancora così inespresso. La sfida diviene quindi continuare a fare ciò che stavano già portando avanti come volontari per amore e passione del proprio territorio, ma raggiungere un livello superiore, trasformarlo il lavoro e aprire le porte del loro quartiere verso l’esterno.

Così nasce nel 2006 la cooperativa sociale La Paranza a cui viene affidata la gestione della catacomba di San Gaudioso nella Basilica di Santa Maria della Sanità. Da lì inizia un percorso, non senza ostacoli, che ha stimolato i ragazzi ad accrescere la loro formazione e quelle competenze turistiche e trasversali necessarie ad offrire ai visitatori servizi di maggiore qualità, fino alla vittoria del bando storico-artistico di Fondazione con il Sud finalizzato proprio all’occupazione giovanile e al recupero di luoghi poco valorizzati. Grazie a questo finanziamento, e dopo un anno di lavori sono state riaperte le Catacombe di San Gennaro che in 11 anni dal 2006 al 2017 hanno visto crescere il numero di visitatori fino ad arrivare a circa 100.000 l’anno.

Attualmente la cooperativa impiega stabilmente 26 lavoratori e rappresenta un modello di valorizzazione del patrimonio storico-culturale e di occupazione giovanile caratterizzato da formazione continua, inserimento lavorativo, scambio e networking con enti, associazioni e persone, apprezzato non solo in Italia ma anche all’estero.

Vincenzo, raccontaci la vostra esperienza in Giappone  

E’ iniziata come inizia tutto, da un momento d’incontro. Due professori dell’università di Fukui erano in visita a Napoli per un progetto di scambio con l’università L’Orientale di Napoli.  In un momento libero scelsero di visitare le catacombe di San Gaudioso dove incontrarono la loro guida, Antonio Della Corte, socio della cooperativa La Paranza. Al termine della visita guidata invitarono Antonio a raccontare l’esperienza della cooperativa in Giappone, nell’ambito di un corso di laurea sullo sviluppo locale. Inizialmente pensammo fosse uno scherzo, ma dopo 4 mesi eravamo lì, ospiti dell’università di Fukui a raccontare come, a Napoli, nel Rione Sanità, un gruppo di giovani competenti e volenterosi stavano creando opportunità di lavoro valorizzando le risorse locali. Durante la presentazione che precedette la nostra “lezione” avevamo gli occhi lucidi e carichi di orgoglio. Ci hanno detto che il nostro racconto ha inspirato gli studenti giapponesi, abbiamo risposto che quell’esperienza di confronto ci ha insegnato tanto e soprattutto ha fatto nascere nuove relazioni. Speriamo di tornare in Giappone nel 2018.  

Una riflessione su Napoli città turistica: quali sono secondo te i problemi e i rischi di un turismo sfrenato e incontrollato come quello che tante città italiane, Napoli compresa, stanno vivendo? In questo contesto, che ruolo assume la cooperativa nella promozione di un turismo responsabile e sostenibile?  

Napoli ha sempre attirato milioni di turisti e per questo ringraziamo Dio che l’ha fatta così bella. Oggi viviamo il miglior momento in termini di arrivi. Questa crescita è una grande opportunità, la città dovrebbe essere sempre più “a trazione turistica”, ma purtroppo una gestione e programmazione efficace della “destinazione Napoli” è proprio ciò che manca. Pulizia, sicurezza e mobilità sono fra i principali problemi che incidono sull’esperienza del visitatore che sceglie Napoli. Per il resto non sono preoccupato, abbiamo subito tredici dominazioni e siamo sempre rimasti napoletani e Napoli è sempre rimasta Napoli.  Per noi della Paranza la parola d’ordine è “qualità”, teniamo al centro delle nostre scelte la qualità dell’esperienza del visitatore e di conseguenza la qualità dei servizi da noi offerti. L’obbiettivo è di rendere il Rione Sanità fra i principali attrattori della città, dove è possibile vivere una vera esperienza napoletana, immersi nelle bellezze di uno dei più antichi quartieri di Napoli. Dove l’incontro genera sviluppo e contamina le coscienze. 

Anticipazioni su nuovi progetti?  

Ci concentreremo sui nostri eventi straordinari, in particolare rafforzeremo quello che è ormai diventato un appuntamento fisso del sabato sera, l’AperiVisita serale alle Catacombe di San Gennaro. Questo evento ci sta permettendo di far conoscere le catacombe soprattutto ai napoletani e ai campani.

Inoltre, continueremo a sensibilizzare i nostri ospiti a prendersi cura del patrimonio culturale, mantenendo attiva la campagna di adozione dei restauri “Teniamo in vita il Passato – se resti a guardare non ci sarà più niente da vedere”. Insieme alla Fondazione di Comunità San Gennaro, alle associazione, cooperative, commercianti e chiunque creda che Napoli possa rinascere dalle sue ceneri; continueremo a individuare le strategie per migliorare, anche se di poco, la qualità di vita del nostro Rione Sanità.      

Ringraziamo Vincenzo Porzio per averci raccontato la sua Napoli ed aver condiviso l’entusiasmo e il lavoro della cooperativa La Paranza. Non resta che dirvi di contattarli quando fate visita a questa bellissima  perla italiana che è la città di Napoli. 🙂

_Contatti
http://www.catacombedinapoli.it 
https://www.facebook.com/CatacombeDiNapoli

Blog IT.A.CÀ
Irene Aprile
Coordinamento IT.A.CÀ Napoli

Intervista a Luciana Lettere, ideatrice di Made For Walking

Cari viaggiatori e care viaggiatrici

Oggi nel nostro blog ci trasferiamo in Puglia dove la nostra Giulia Freguglia ha intervistato per noi Luciana Lettere, storica dell’’arte salentina e creatrice di Made For Walking. In questa intervista ci racconta di cosa si tratta e perché “il camminare ci salverà”.

Luciana Lettere – Made For Walking 

Salve, ci può raccontare com’è strutturato  un viaggio tipo di Made For Walking? 

In realtà non esiste al momento una vera e propria struttura. Made for Walking non è ancora un tour operator. L’unica certezza che ho durante i miei cammini è che le strade e itinerari che percorriamo sono ricchi di storie. Leggere un paesaggio è un po’ come leggere un libro non reperibile in biblioteca. Da tutti i miei viaggi mi aspetto soltanto che avvengano incontri magici con persone che hanno vissuto quei luoghi o che, in qualche modo, possano raccontarmi qualcosa di speciale che suoi libri ancora non è stato scritto. Persone che hanno forti connessioni con quei territori e che s’impegnano a tutelarli. A tutt’oggi sul curriculum di viaggiatrice a piedi, ho solo tre piccole grandi esperienze. Il mio primo viaggio a piedi è durato otto giorni e mi ha portato da Brindisi a Matera. Sono partita con altre sei persone che non conoscevo e che facevano parte di un’associazione locale salentina. Il loro intento era di mappare per la prima volta un percorso che potesse unire queste due città attraverso quel che rimane dell’antica Via Appia, anche in previsione di Matera 2019.

In quell’occasione ho imparato a dare importanza alle cose più semplici e a eliminare il superfluo. Ma soprattutto ho compreso che non è poi così necessario andare dall’altra parte del mondo per stupirsi e meravigliarsi. La bellezza della mia Puglia mi ha lasciato senza parole.

La seconda esperienza di viaggio a piedi è durata soltanto tre giorni, da Lecce, il mio capoluogo, fino  a Castiglione, paesino del sud Salento. Qualche settimana prima della Notte Verde (evento ormai importantissimo che avviene ogni 31 agosto dell’anno a Castiglione), sono stata contattata dall’ente Parco Naturale Regionale Costa Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase e dai ragazzi Casa delle AgricUlture – Tullia e Gino, i quali mi hanno proposto di prendere parte ad una marcia simbolica, lasciandomi carta bianca. Da lì l’idea di partire sola per tre giorni da Lecce (la città dove vivo) e raggiungere la Notte Verde a piedi.

L’Ente Parco poi mi ha segnalato tutte le realtà agricole più virtuose, presenti lungo quel tragitto, e che ho raggiunto tappa dopo tappa. Queste aziende agricole mi hanno lasciato in custodia dei semi delle loro speciali colture, da custodire nello zaino e donare agli organizzatori della Notte Verde una volta arrivata da loro. La terza esperienza di viaggio è stata la Parigi / Berlino a piedi insieme all’associazione Repubblica Nomade. Un viaggio durato quasi due mesi, per compiere in totale più di 1300 km. Questa è stata l’esperienza più formativa della mia vita. Credo che nessuna scuola, nessuna Università, possa trasmettere una tale lezione di vita. Auguro a tutti voi un’esperienza così totalizzante e incredibile prima o poi. 

Nella società attuale in cui il momento del viaggio si riduce sempre di più, in cui anche distanze molto lunghe possono essere percorse in tempi  brevi, mi ha colpito molto la tua scelta di rallentare questo momento. Di concepire il viaggio come un percorso invece che solamente come la meta. Quali sono le motivazioni che l’hanno spinta a giungere a questo cambio di rotta e che impatto ha avuto in lei come persona?  

Il cambio di rotta è avvenuto per caso. Nel 2015 ho iniziato a seguire l’esempio di alcune zie del mio paesino che il pomeriggio presto s’incontravano per andare insieme a camminare fuori dal centro abitato. Lo facevano per rimanere in forma e per trascorrere qualche ora all’aria aperta. Ho seguito il loro allenamento, ma da storica dell’arte però mi rendevo conto che tutte le nostre campagne erano piene di testimonianze dal passato e di storie da raccontare.

Mi sembrava assurdo di non essermene accorta prima. Erano luoghi a me cari e a due passi da casa e, solo in quel momento, per la prima volta, li guardavo con occhi diversi.  Da lì la scoperta fondamentale: quelle scoperte avvenivano perché stavo camminando. Attraversavo per la prima volta in maniera cosciente e consapevole la mia terra grazie a quella piccola azione costante e ripetitiva del compiere un passo dopo l’altro. Da quel momento anche il mio modo di viaggiare è cambiato profondamente. Fosse per me ora vivrei sempre in cammino, ma la vita di tutti i giorni non me lo permette ancora. Quando viaggio però, se raggiungo una città in treno o in aereo, mi riprometto sempre una volta arrivata, di prendere il meno possibile i mezzi pubblici e di usare i miei piedi per attraversare quella città o località. Non dimenticherò mai ad esempio il mio record di passi “urbani”. Ero a New York e durante la mia vacanza un giorno il contapassi del cellulare segnava più di 42 km compiuti in meno di 15 ore. 

Made For Walking, nasce alla fine del 2015. Prima di divenire associazione è stata, ed è ancora, un blog, un diario online, dove racconto le piccole grandi avventure e scoperte, fatte durante le mie camminate. Questi racconti sono un modo semplice e chiaro per promuovere il camminare come unico vero mezzo di conoscenza del proprio territorio o dei luoghi che si stanno attraversando.

Lei è molto attiva sui social. In un progetto che ha come volontà quella di recuperare il contatto con la natura, come riesce a coniugare questi due elementi che spesso vengono visti come opposti?  

In realtà dovrei essere molto più attiva. Ci sono travel blogger, influencer, lifestyler, che hanno fatto la loro fortuna grazie all’essere super presenti sui social e attivi. In alcuni casi (mi spiace dirlo) i post e i contenuti di queste persone di “successo” 2.0 non servono a nessuno e mi interrogo ancora sul motivo del loro successo. Diciamo che i social per me sono ancora un oggetto di studio e di riflessione. Per questo non mi lascio andare come dovrei. Dico “dovrei” perché so bene che i social potrebbero far arrivare il messaggio di Made for Walking a molta più gente. Io vivo passo dopo passo, istante per istante, tutte le mie escursioni e viaggi a piedi. Mi godo ogni singolo attimo dei miei cammini. Per non parlare delle pause e dei momenti di riposo sotto ad esempio un albero, mentre gusto il mio pranzo a sacco. Di certo dopo una tappa di chilometri il mio primo pensiero non è tirare fuori il telefono e condividere foto e sensazioni. Può accadere, ma raramente. Molte delle mie condivisioni, infatti, non sono in tempo reale. Avvengono sempre dopo ore, se non addirittura giorni dopo, una volta tornata a casa.

Durante la Parigi/Berlino a piedi in due mesi di cammino avrò condiviso al massimo una decina di post. E il giorno dell’arrivo a Berlino ho spento per ore il telefono, perché non volevo perdere un singolo attimo di quella giornata di festa.

L’estate scorsa ha intrapreso un percorso a piedi che da Parigi ha portato lei e i suoi compagni di viaggio a Berlino. Ci può raccontare quell’esperienza?  

Al momento è stato il viaggio più importante della mia vita. Conoscevo la Repubblica Nomade già da un po’ di tempo e seguivo le loro iniziative. Ogni anno quest’associazione organizza viaggi estremi e rivoluzionari. La Repubblica Nomade nasce circa sette anni fa da un’idea di Antonio Moresco, celebre scrittore italiano, e altri intellettuali. Da lì parte un movimento, e sorge una tribù, che ogni anno si mette in cammino per settimane con uno scopo e una missione ben precisa. Anche quest’anno è stato così. Già mesi prima della partenza Moresco aveva redatto un documento dal titolo: “Per gli Stati Uniti d’Europa, ma di un’altra Europa”, ispirato al celebre Manifesto di Ventotene, scritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi nel 1941. Ed è questo il messaggio che abbiamo portato in giro per l’Europa dal 21 maggio fino all’8 di luglio (le date simboliche di inizio e fine viaggio). La mia intenzione iniziale era quella di mettermi in cammino solo per una decina di giorni e poi tornare a casa. Ma così non è stato. Una serie di circostanze lavorative mi hanno permesso di prendermi quasi due mesi di pausa. Ma anche se non fosse stato possibile, avrei continuato ugualmente. Era il cuore a chiedermelo. Non mi sono mai sentita così viva e presente a me stessa come in quei giorni. 

In un viaggio del genere nulla più è scontato e tutto rimane impresso negli occhi, così come le sterminate distese di avena, di orzo, in Francia del Nord, le birre trappiste del Belgio, le distese di campi di patate in Olanda, i boschi della Germania dell’Ovest e quel sottile confine quasi invisibile che la divide ancora dalla Germania dell’Est. Non abbiamo attraversato vie sacre o un percorso predefinito e già collaudato. Non me ne vogliano il Cammino di Santiago o la via Francigena, ma non avere un itinerario certo e prestabilito ha reso il viaggio una vera impresa eroica. 

Ogni sera a fine tappa e dopo cena, con quel po’ di energia che rimaneva in corpo dopo tappe anche di 40 chilometri a piedi, un gruppetto di volontari studiava il tragitto per il giorno dopo. L’unica certezza e obiettivo che avevamo sulla strada erano le tappe finali giornaliere, paesi e città dove la Repubblica Nomade, durante i mesi precedenti al viaggio, era riuscita a trovare accoglienza tra i sindaci, le fondazioni, gli istituti scolastici e le associazioni. E per questo motivo che quasi per due mesi abbiamo dormito per terra, su materassini da campeggio o da palestra, dove a volte era davvero difficile trovare pace e riposo dalle fatiche del giorno. I dolori fisici sono stati atroci i primi giorni ma dopo il corpo si è abituato ed è bellissimo notare quell’adattamento fisiologico. Per non parlare poi di alcuni miei compagni di cammino, perfetti sconosciuti all’inizio che divengono anime che s’incontrano, s’incrociano, s’incastrano in maniera assurda, matta e perfetta con la tua.

In quelle settimane ringraziavo ogni giorno me stessa per aver avuto il coraggio di intraprendere un viaggio del genere. 

Quali sono i suoi sogni per quanto riguarda i prossimi grandi viaggi che le piacerebbe fare?  

Di sogni nel cassetto dei viaggi a piedi ne ho tanti. Il più grande sogno è quello di raggiungere un giorno l’India a piedi partendo da casa mia. Ma per il momento mi accontento di cammini più semplici e meno epici, e con una grande amica, per giunta guida ambientale escursionistica, stiamo progettando il nostro prossimo viaggio a piedi che toccherà tutti i capoluoghi della Puglia e avrà una bellissima missione. Collegheremo con un itinerario a piedi, infatti, tutte le Oasi WWF presenti nella nostra Regione per lanciare un forte e chiaro messaggio: visitate le oasi e mettete piede nelle riserve naturali, ne guadagnerete in bellezza e benessere! 

Info 
http://www.madeforwalking.it/
https://www.facebook.com/madeforwalkingblog
https://www.instagram.com/luciana__lettere/

Ringraziamo Luciana per averci raccontato la sua realtà e il suo lavoro. Se siete da quelle parti per un fine settimana o una bella vacanza rilassante, vi consigliamo di contattarla!
Intanto buon viaggio come sempre 😉

Blog IT.A.CÀ
Giulia Freguglia 

Il Festival IT.A.CÀ arriva a Isola del Gran Sasso | Intervista a Giovanni Berardi, ONG Salam

Care amiche viaggiatrici  e cari amici viaggiatori,

oggi Silvia Lazzari, per il nostro blog, ha intervistato Giovanni Berardi dell’ONG Salam che vuole portare nel prossimo2018 il Festival IT.A.CÀ anche in Abruzzo, all’interno del meraviglioso territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. 

Giovanni, raccontaci cos’è Salam, di cosa si occupa e il contesto nel quale lavora 

Salam è una ONG che si occupa di cooperazione internazionale, nata dall’incontro di giovani professionisti dei settori relazioni internazionali, turismo e beni culturali. Abbiamo iniziato a lavorare prendendo in eredità un progetto di una spin off dell’Università La Sapienza di Roma, per mezzo del quale si promuoveva la partecipazione delle donne dei campi profughi Saharawi ad un circuito di eco maratone sportive che invitavano ad attraversare i luoghi naturalistici più autentici del bel Paese.

Oggi Salam è una realtà consolidata, attiva in Italia e all’estero con numerose sedi e progetti per l’integrazione socio culturale dei migranti e lo sviluppo locale.

In Abruzzo, ad Isola del Gran Sasso, all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Salam gestisce un CAS attraverso un progetto di accoglienza integrata pensato sul modello SPRAR e generato in collaborazione con alcune realtà associative del luogo, per contrastare lo spopolamento delle aree interne e attivare forme di rinascita sostenibile del territorio. I richiedenti asilo ospiti della struttura, di comune accordo con la collettività residente, stanno lavorando al recupero e alla valorizzazione in chiave turistica di parte della rete sentieristica in stato di disuso, o abbandonata e persa, all’interno dell’area Parco, e del patrimonio culturale materiale e immateriale che è possibile incontrare lungo gli stessi. I sentieri in questione attraversano i luoghi che ospitano i migranti e sono intimamente legati al vissuto, alla cultura ed alle tradizioni popolari della comunità locale.

Perché volete portare il Festival IT.A.CÀ ad Isola del Gran Sasso? 

L’idea di portare IT.A.CÀ ad Isola del Gran Sasso in realtà nasce già in sede di elaborazione progettuale, avendo avuto modo di apprezzare iniziative come Migrantour, che sono state spunto per altre attività volte a stimolare la partecipazione in rete dei migranti alla vita culturale delle comunità ospitanti da noi svolte in Puglia e giunte fino al Consiglio europeo, come buone pratiche di ospitalità.

Gli Appennini possono rappresentare la più grande infrastruttura verde d’Europa ed il prodotto “turismo natura” continua a mostrare un segno più nelle prospettive di crescita economica del settore.

I piccoli borghi e i parchi naturali sono le nuove porte di accesso del turismo internazionale, tuttavia non si può non considerare che questo cuore autentico dell’Italia montana e rurale, gravemente ferito dall’incredibile susseguirsi di calamità naturali, impone una governance di questi flussi basata sul rispetto delle comunità che l’abita, sulla solidarietà, sull’accessibilità universale dei luoghi. Un evento come il festival IT.A.CÀ può accendere un faro in grado di fare luce su questi aspetti e fungere da stimolo per una ripresa sostenibile che non dimentichi gli uomini e le donne che vivono e hanno scelto di restare in questi territori. 

Con quali realtà avete intenzione di collaborare? 

Allo scopo, Salam può contare su una fitta rete di partner locali, dalle amministrazioni locali alle pro loco e le associazioni culturali di Isola e delle frazioni interessate dal progetto “Radici Culturali”, con i quali insistono accordi di partenariato, al CAI, il Centro Alpino Italiano che offrirà servizi di consulenza tecnico operativa e guida ai sentieri ed ai percorsi della rete escursionistica, ad esperti di storia e tradizioni locali che offriranno momenti di discussione sulla “filosofia” del vivere e camminare la montagna ricercando la natura e la cultura dei luoghi perseguendo la “bassa velocità”. L’intero percorso è condiviso con L’Ente Parco, con cui insiste un accordo di collaborazione tecnica, oltre che con l’Europark Federation, una rete per la valorizzazione del patrimonio naturale dell’Europa che ha recentemente dotato il Parco di una CETS, la Carta Europea del Turismo Sostenibile nelle aree protette, uno strumento di gestione il cui elemento centrale è la collaborazione tra tutte le parti interessate. 

Avete già in mente delle iniziative? Se sì quali? 

L’idea è quella di mettere in campo durante un week end di Settembre una serie di esperienze di turismo attivo, azioni artistiche e performative, momenti di approfondimento e dibattito culturale in luoghi e contenitori culturali simbolo di quest’area Parco, partendo dai comuni e dalle frazioni di Isola del Gran Sasso e Castelli, rinomato centro di produzione ceramica.
Piccoli centri duramente colpiti dai fenomeni precedentemente descritti.

Anche le realtà che si occupano di sport innovativi, dall’arrampicata allo slackline saranno invitate a proporre esperienze autentiche per ri-animare i luoghi.
Una sorta di “Voi siete qui” che punta a far scoprire queste aree interne in maniera responsabile. Anche le parole saranno importanti. Non vogliamo anticipare troppo, ma qui possiamo preannunciare che hanno garantito un loro apporto alla tappa scrittori e poeti come Franco Arminio, che come paesologo da anni si batte in Rete a difesa dei piccoli paesi dell’Appennino, l’ideatore del Festival “La luna e i calanchi” che si tiene ogni anno ad Aliano.

Cosa significa per te “Turismo Responsabile” e qual è il valore aggiunto del festival IT.A.CÀ? 

Ecco, per noi fare turismo responsabile significa fare rivivere un territorio con questo tipo di esperienze, con la consapevolezza di essere in un’area protetta che soffre ma incanta, nel rispetto delle relazioni con le comunità locali, senza snaturare il paesaggio antropizzato, banalizzandone o “folklorizzando” tradizioni e identità. Se andate in una delle destinazioni turistiche principali del Parco a pochi km da qui, a Santo Stefano di Sessanio ad esempio, troverete un luogo stupendo dove però non ci sono più gli abitanti autoctoni. Al Santuario di San Gabriele, qui ad Isola, ci vengono quasi 2 milioni di turisti l’anno. Arrivano in bus e se ne rivanno. Quando tutt’intorno esiste una rete sentierisitica di 2.500 km, per secoli indispensabile alla vita di una civiltà che ci è alle spalle, capace di condurli alla scoperta dell’autenticità dei luoghi attraverso un paesaggio naturale unico.

Parco Nazionale del Gran Sasso

Festival come IT.A.CÀ, possono stimolare lo sviluppo di idee e percorsi per un uso sostenibile della montagna può risultare come elemento fondante per il ripristino e la rinascita di attività locali connesse anche al turismo e rappresentate da quel capitale umano, culturale e naturale, duramente colpito dalle calamità occorse nell’ultimo anno. 

Info > http://www.associazionesalam.org

Un grazie speciale e un grandissimo in bocca al lupo a Giovanni, Salam e tutte le realtà che daranno vita al Festiva, per questa nuova tappa per il 2018 🙂

Buon viaggio e buone feste a tutti/e 

Blog IT.A.CÀ
Silvia Lazzari 

VASCITOUR: un modo emozionante di conoscere Napoli | Intervista ad Achille Cento

Carissimi viaggiatori e viaggiatrici

oggi andiamo a Napoli per conoscere una realtà interessante di innovazione turistica che ha l’obbiettivo di far vivere la città non da semplice turista, ma da vero napoletano: [..] dove non assisterete ad uno spettacolo, ma ne farete parte come da protagonista! [..]. Il progetto/impresa si chiama Vascitour e la nostra Giulia Freguglia ha intervistato per noi il fondatori: Achille Cento

> Salve, ci può raccontare come funziona Vascitour e da dove è nata quest’idea?

Vascitour è una mia un’idea e nasce all’interno del Contamination Lab di Napoli, percorso formativo dedicato a studenti con idee imprenditoriali. É qui che si forma e incontra parte del team. La cooperativa si occupa di turismo esperienziale, proponendosi di far vivere al viaggiatore “un giorno da napoletano”. I servizi promossi sono quattro: 

Pernottamento in tipiche case napoletane: principalmente di estrazione popolare, i cosiddetti bassi “e’ vasci”, da cui il nome. Lo scopo è da un lato permettere al viaggiatore di esperire la vita del vicolo, del modus vivendi verace dei quartieri popolari napoletani, dall’altro di permettere una riqualificazione del vicolo stesso e un introito ai proprietari dei bassi.

Social eating con un napoletano: qual è il modo migliore di incontrarsi se non intorno ad un tavolo? Incontrarsi, raccontarsi, assaggiare una cucina realmente casalinga sono cose che permettono di conoscere davvero un luogo e la sua cultura. 

Itinerari urbani accompagnati/visite guidate/servizio di accompagnamento “fratammè”: i nostri percorsi tendono a portare alla luce gli aspetti antropologici del territorio, attraverso l’incontro tra abitanti e viaggiatori, più che gli aspetti squisitamente artistici. In genere sono al di fuori di quello che è considerato il centro storico della città, comprendono alcuni dei quartieri popolari e le opere d’arte meno note.

Il negozio amico che fa parte di una rete di commercianti che noi consideriamo un aiuto sul territorio. Qui i nostri viaggiatori possono trovare offerte riservate, ma anche semplicemente un supporto in caso di improvvisa necessità.

Il team è composto, in ordine alfabetico, da Anna Bottone, Achille Cento, Ilaria Delli Colli e Marianna Di Fiore. Siamo una cooperativa di produzione e lavoro.

> Sempre più persone scelgono questa opzione di viaggio: un’ esperienza che sia quanto più possibile integrata a quella degli autoctoni, secondo lei perchè? Cosa stanno cercando le persone che la scelgono?

Ci sono molti aspetti da considerare. Innanzitutto, ognuno desidera che la propria esperienza di viaggio sia il più personalizzata possibile, vuole sapere, o pensare, di aver vissuto momenti unici ed irripetibili, l’idea del tour standardizzato sta andando sempre più in disuso (per fortuna, aggiungiamo noi). Ne consegue che chi viaggia vuole esperire la città in modo diverso, conoscendone l’autenticità.

Napoli già di per sé è una città che si presta a questo: chi viene qui è sicuramente attratto da bellezze paesaggistiche, artistiche e dalle sue bontà enogastronomiche, ma soprattutto è attratto dalla napoletanità, lo spirito dei suoi abitanti, ed è ciò che cerchiamo di far venire fuori e su cui ci concentriamo noi. Un altro aspetto da considerare è anche sicuramente la brevità dei soggiorni in città, che mediamente sono due/tre giorni, un cosiddetto city break, anche questo attiene ad una nuova modalità di viaggio, favorita soprattutto dalle compagnie di volo low cost. Passare pochi giorni in una città fa sì che si cerchi di avere un’impolverata generale data dalla visita dei luoghi più noti, ma che poi si cerchi il luogo nascosto che possa rivelarci lo spirito della città stessa, ci permetta di annusarne l’aria. É lì che ci posizioniamo noi: cerchiamo di mostrare a chi passa poche ore in città, cosa significa Napoli per noi. 

> Nel vostro blog ho letto che parlate di turismo responsabile a Napoli. Cosa intendete con questa espressione?

Noi chiediamo un atteggiamento responsabile verso la città sia ai nostri fornitori, sia ai nostri viaggiatori. I nostri fornitori rispettano codici di legalità e sostenibilità ambientale, inoltre cerchiamo, attraverso il coinvolgimento diretto degli abitanti dei quartieri che frequentiamo, di innescare un circolo economico virtuoso. Ai nostri viaggiatori chiediamo di essere rispettosi dell’ambiente, di evitare di gettare cartacce o cicche per strada e di cercare di porsi senza pregiudizio rispetto alle persone che incontreranno, ai posti che vedranno ed in generale, rispetto alla città.

> Vi piacerebbe espandere questa start up anche nel resto d’Italia o credete che la città di Napoli sia ciò che rende questo progetto particolare?

Noi pensiamo che Vascitour sia un modello replicabile altrove, un format che possa portare alla valorizzazione dell’autenticità dei luoghi in cui di volta in volta potrò essere sviluppato. Sicuramente Napoli è una città che si presta all’esperienza così come l’abbiamo immaginato, ma è anche vero che Vascitour in questa forma è stato pensato e cucito come un guanto su questa città. Noi immaginiamo che possa crearsi questo tipo di esperienza, ad esempio, nelle città mediterranee, ma immaginiamo anche che in ogni città assumerà una forma molto diversa dalle altre, proprio perché la mission è portare alla luce lo spirito unico di ogni luogo.

Quali sono i requisiti che chiedete per poter diventare una guida di Vascitour o per offrirsi nella sezione del social eating?

Chiaramente noi conosciamo e scegliamo con attenzione tutta la rete dei nostri fornitori. Collaboriamo con alcune guide turistiche per ciò che concerne la parte storico-artistica, che compete solo a loro. Per i nostri itinerari urbani noi abbiamo individuato una figura che è il “fratammè”. Il fratammè è un abitante locale che costruirà per e con il viaggiatore un’esperienza su misura per lui, portandolo in giro per la città come si farebbe con un amico che viene a trovarci, invitandolo ad osservare luoghi noti solo ai napoletani, suggerendogli cosa assaggiare, portandolo ai mercati rionali ecc. La persona che ricopre questo ruolo deve sicuramente essere innamorato della città, deve aver voglia di raccontarla e di farla vivere agli altri con i suoi occhi, essere socievole e gentile. Per ciò che riguarda le famiglie scelte per il social eating, andiamo a conoscerle, gli spieghiamo cosa ci aspettiamo da loro, ossia che si comportino in maniera naturale, come farebbero con qualsiasi ospite. Abbiamo un contratto in cui vengono chiarite responsabilità e condizioni economiche, oltre questo, ciò che chiediamo è che la cucina sia casalinga e 100% napoletana!

Ringraziamo Achille per essere stato con noi e quindi non resta che dirvi di provare questa entusiasmante esperienza in una tre le città più belle d’Italia. Buon viaggio 🙂 

Link utili:
www.vascitour.it
FB Vascitour 

Blog IT.A.CÀ
Giulia Freguglia

Siamo Tutti Pedoni | Campagna nazionale per la sicurezza degli utenti vulnerabili della strada

Torna anche quest’anno la campagna nazionale per la sicurezza degli utenti vulnerabili della strada Siamo Tutti Pedoni, promossa dal Centro Antartide di Bologna e dai sindacati pensionati SPI Cgil, FNP Cisl e UILP Uil con il patrocinio di: Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero della Salute, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Anci e Osservatorio per l’educazione alla sicurezza stradale della Regione Emilia-Romagna.

Nonostante la diminuzione del numero di morti e di incidenti stradali complessivo degli ultimi 5 anni, le nostre città si rivelano spazi ancora pericolosi e di difficile convivenza tra i diversi utenti della strada. Quasi la metà delle vittime della strada complessive (il 44,5 %) tra pedoni, ciclisti, automobilisti e motociclisti perde la vita nei nostri centri urbani. Tra le persone che ogni anno perdono la vita in incidenti stradali in Italia, i pedoni continuano ad essere un gruppo particolarmente vulnerabile e rappresentano più di un sesto del totale: sono 570 le persone che solo nel 2016 sono rimaste vittima di incidenti stradali mentre si spostavano a piedi. Un numero, per intenderci, equivalente al totale di tutti i passeggeri di un treno ad alta velocità, a pieno carico. Di questi il 62% ha più di 65 anni, a dimostrazione che i più anziani sono la categoria a maggiore rischio. 275 sono invece le vittime tra i ciclisti per il 2016. Tra l’altro le prime anticipazioni sui dati 2017 sembrano segnare un nuovo dato negativo.

Si conferma quindi la necessità di proseguire questa iniziativa, giunta quest’anno alla sua nona edizione a cui hanno aderito decine di soggetti su tutto il territorio nazionale tra amministrazioni comunali, associazioni, aziende sanitarie locali e portali di informazione, ma si è deciso di allargare lo sguardo dalla sicurezza stradale ad una più ampia visione sulle nostre città e sulla vita negli spazi pubblici. Da qui il tema “Rigeneriamo la città” di questa edizione che si concentra proprio sul tema della rigenerazione urbana.Per garantire un sano sviluppo delle nostre comunità è infatti necessario modificare le città nel profondo, immaginando nuove visioni ed infrastrutture che incentivino e facilitino gli spostamenti a piedi, in bicicletta o con i mezzi di trasporto pubblico, mettendo in discussione la priorità avuta finora dall’auto privata nella progettazione,  e promuovendo parallelamente la riscoperta della vita di comunità negli spazi pubblici e di prossimità. Cominciando a parlare ma anche applicare gli indicatori del benessere in strada per migliorare, nella sua interezza, la vita in tutti gli spazi della città dal punto di vista della sicurezza ma anche della salute e della coesione sociale. Elementi chiave questi dell’Agenda 2030 o delle linee guida sullo sviluppo urbano dell’ONU come driver per la prosperità delle città. 

Il simbolo scelto per condensare questa visione è la panchina, immagine caratterizzante di questa edizione, luogo di relazioni, di fruizione sostenibile delle città e anche, parlando di anziani, elemento essenziale per permettere a chi ha difficoltà negli spostamenti di muoversi in autonomia con qualche piacevole sosta. 

La campagna, che parte in questi giorni di passaggio tra autunno e inverno che rappresentano il periodo più pericoloso dell’anno per gli utenti vulnerabili, si compone di una serie di azioni, a partire dalla diffusione nazionale della pubblicazione “Rigeneriamo la città” che include approfondimenti sul rapporto tra mobilità in città, salute sicurezza e vivibilità, dati dell’OMS su bambini e movimento autonomo in città, accanto ai consigli dei testimonial, primo fra tutti Piero Angela, vignette, illustrazioni e infografiche sulla mobilità pedonale. 

Siamo Tutti Pedoni proseguirà con eventi dedicati nelle varie città aderenti, con l’attività sulla pagina Facebook e sui social, e soprattutto culminerà in primavera con la realizzazione di una serie di interventi di “urbanismo tattico” in alcune città proprio per sperimentare sul territorio nazionale pratiche di rigenerazione urbana temporanee e a basso costo che coinvolgeranno i cittadini nella riappropriazione di alcuni spazi dedicati alla mobilità dolce e alla socialità urbana.
Rigeneriamo le città per rigenerare le nostre comunità!  

www.siamotuttipedoni.it
www.facebook.com/SiamoTuttiPedoni
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