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BICI VIAGGIARE – La rassegna di IT.A.CÀ dedicata ai viaggi in bici

Bicicletta. Tutti ne parlano, tutti la vogliono, tutti la amano. Ma quali sono le reali possibilità di potersi organizzare un viaggio in bici, quali sono l’usabilità delle infrastrutture, quali le conoscenze e la preparazione degli operatori che dovrebbero aiutarci, quali le energie messe in campo dalle istituzioni e dalle iniziative spontanee?

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La bicicletta è stata riscoperta come il più efficiente mezzo mai inventato finora, consentendo il massimo spostamento per il minimo dell’energia investita, ma se negli ultimi anni cresce la voglia di pedalare, le città e le strade non sembrano ancora essersi adeguati. Per questo come ciclisti urbani, cicloviaggiatori e amanti della bicicletta, siamo ancora intenti a raccontare, spiegare, appassionare il pubblico dei festival, delle piazze e delle feste quanto è facile, corroborante, divertente e spiritualmente appagante organizzare con questo mezzo così prodigioso non solo il quotidiano, non solo il tempo libero, ma anche un’intera esperienza di viaggio.

Durante la pedalata, tutto il corpo e la mente sono predisposte a raccogliere le bellezze del viaggio: la lentezza, l’osservazione, il pensiero, la sollecitazione dei muscoli, le endorfine rilasciate copiosamente a sostenere piacevolmente la fatica, la spontanea solidarietà con i compagni di viaggio, occasionali o prescelti. Il cicloviaggiatore non attraversa le strade, ne fa esperienza, le possiede.

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In questa rassegna proveremo a degustare tutti gli aspetti del vasto mondo del turismo in bici, con due itinerari urbani, un corso di formazione per operatori, l’incontro con una comunità di cicloviaggiatori e una festa. Piccole esperienze per cambiare il nostro modo di viaggiare.

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Rubrica ” In viaggio verso IT.A.CÀ”
Simona Larghetti
Salvaciclisti Bologna 

“El Camino de la Muerte”: itinerario in bicicletta sull’altopiano boliviano

Ogni tanto fare un viaggio in bicicletta non vuole dire “viaggiare con lentezza” soprattutto se siamo in Bolivia e abbiamo deciso di affrontare “El Camino de la Muerte” che ci porta dalle altitudini dell’altipiano all’inizio della selva amazzonica.

Purtroppo il nome dato a questa strada è dovuto alla quantità di morti che ci sono state per via della sua pericolosità; si tratta di una strada sterrata che percorre i pendii delle montagne senza alcun tipo di protezione dai precipizi. La pericolosità è data anche dal fatto che essendo fino a qualche anno fa l’unica via di comunicazione tra le Ande e l’Amazzonia, era transitata da camion anche di grandi dimensioni.

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Finalmente cinque o sei anni fa hanno concluso la costruzione di una strada alternativa sicura che compie la stessa funzione di collegamento con le due ecoregioni. E’ stato soprattutto da quel momento che el camino de la muerte ha iniziato ad essere famoso per i tour di ciclismo estremo realizzati dai turisti in Bolivia.

Il percorso in bicicletta inizia dalla parte alta della periferia della città di La Paz situata a 4.643 m.s.l.m e arriva nella località di Coroico nella regione De Los Yungas (terra calda) che è a 1.715 m.s.l.m quindi si tratta di affrontare 2.928 metri di dislivello in sella a una mountain bike che abbiamo affittato in una delle agenzie turistiche della città di La Paz. L’elemento che aggiunge adrenalina è che questo dislivello si realizza nel raggio di 90 km circa per cui la pendenza è continua.

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Sul link di seguito si può vedere una fotografia di un gruppo di ciclisti organizzato da una delle prime agenzie turistiche che ha iniziato con questa attività —> Gravity Bolivia  

Per chi non è attratto da questo tipo di sport esiste un altro modo per godere e vivere i diversi paesaggi che la differenza di quota regala nelle regione De Los Yungas. In quest’area si trova una rete di sentieri precolombiani (epoca precolombiana va circa dal 220 d.C. al 1.100 d.C.) che hanno avuto un ruolo storico nel transito e scambio di prodotti provenienti da zone di produzione agricola differente.

Queste prime forme di comunicazione stradale servivano a collegare le terre alte andine con la zona amazzonica permettendo lo scambio di beni di sussistenza ovvero dalle Ande portavano derivati degli allevamenti di camelidi (llama e alpacas) e i prodotti delle coltivazioni andine (patate, quinua) da scambiare con legname, frutti e prodotti dei boschi e della selva amazzonica.

Uno di questi sentieri di origine precolombiana si chiama Takesi. Pare che sia stato descritto per la prima volta dallo storico viaggiatore francese D’Orbigny nel 1845.

Il trekking, percorribile in due giorni con pernottamento in tenda, inizia a circa 30 Km dalla città principale di La Paz, la località si chiama Ventilla dove si arriva con trasporto pubblico. La prima tappa è la Mina San Francisco che dista 10 km da Ventilla e ci introduce il camino precolombiano ed è il punto piu alto dell’itinerario (4.500 metri), a seguire si ha una pendenza discontinua ma sempre in discesa. Il sentiero si riconosce dalla struttura che è composto da grosse pietre con muri di contenimento, una serie di canali laterali di scolo e in alcuni trami ponti. A circa due ore di camminata si arriva a una laguna, Laro Kheri che, data l’assenza di cartelli e segnaletica ci assicura di essere sulla strada giusta e da lì a poco si arriva ad un antico deposito di merci che si trasportavano per questa strada.

Si prosegue fino alla località di Takesi dove si passerà la notte, sono passate più o meno 6 ore di camminata arrivando a 3.780 metri. Il paesaggio inizia a cambiare e la vegetazione inizia a infoltirsi e diversificarsi. A Takesi si passa la notte in tenda, a disposizione si ha solo acqua, non ci sono bagni, non ci sono negozi. Alcune volte si può essere fortunati e incontrare qualcuno del villaggio disposto a offrirvi qualcosa da mangiare o dell’acqua calda per un tè. A partire dalla comunità di Takesi, il clima inizia ad essere umido e la vegetazione sempre più densa con la possibilità di avvistare varietà di uccelli dai colori brillanti. Gli alberi iniziano a diventare sempre più grandi, tronchi contorti ricoperti da muschi, licheni, orchidee.

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Il secondo giorno di camminata è di 4 ore, in questo tramo la vegetazione ricopre il sentiero e sono visibili solamente i muri di contenimento che ci guidano fino al fiume che attraversandolo ci conduce a Yanacachi, il nostro destino finale a 1900 metri. A questo punto si può decidere di tornare indietro a La Paz con i bus disponibili due volte al giorno oppure proseguire verso Chulumani che è un villaggio immerso nelle valli famoso per la produzione di caffè e coca.

Percorrere uno di questi sentieri precolombiani è una esperienza unica per il continuo dislivello che regala paesaggi mutevoli in cui immergersi. Inoltre, la zona de Los Yungas è la zona delle comunità afro boliviane, una storia molto interessante che vive nei secoli soprattutto attraverso la loro energica musica.

Buen Viaje!

Blog IT.A.CÀ
Camilla Breschi

Tutta discesa verso mari e monti dell’Abruzzo

Suggestioni per un viaggio in bici attraverso l’Appennino Centrale

Esalazioni dall’asfalto, luoghi comuni e docce fredde di breve consolazione. La stagione estiva urbana livella la parabola delle aspirazioni personali su un unico orizzonte: andare in vacanza.

E che sia bella, rigenerante, avventurosa ma comoda, in compagnia, ma lontano dai carnai delle spiagge, in un posto fresco, ma da maniche corte, dentro le due settimane di ferie e soprattutto che si spenda poco.

La città suda e non importa la meta, l’unica cosa che conta è partire.

Se state cercando tutto questo la risposta è una sola: chiamate 3-4 amici fidati (no coppie instabili, no amico del cugino), ingrassate la catena della vostra mountain-bike, radunate un bagaglio minimo e appropriato e passate dal vostro libraio di fiducia (es. la libreria Modo a Bologna, in via Mascarella), dove troverete fresco di stampa «Tutta discesa» (Marina Girardi per Comma 22 Editore), il diario a fumetti di un viaggio in bici da Bologna al cuore dell’Abruzzo attraverso l’Appennino Centrale.

 

Una narrazione senza peso, dove le erbe e insetti protagonisti accanto ai compagni di viaggio, e i dettagli di una lunga salita segna lo sguardo del viaggiatore più di centinaia di chilometri visti da un finestrino.

Il nostro consiglio è di ripercorrere l’itinerario di Marina Girardi.

Caricate biciclette e bagagli sul treno regionale fino a Pesaro (attenzione a verificare e prenotare il posto bici) e poi su in sella, accarezzando Urbino, il Parco Regionale del Monte Cucco, la via Flaminia, Norcia, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Amatrice, il Gran Sasso, il Passo delle Capannelle, Campo Imperatore, Rocca Calascio, fino a Popoli.

Se invece le due settimane si fanno strette potete optare per una virata verso l’Umbria: in treno fino ad Ancona, cambio per Spoleto e poi godersi l’itinerario dell’entroterra passando per Norcia.

Potrete godere di uno e stupefacente percorso fatto di endorfine da pedalate e fresca natura. Se per godere dei paesaggi mozzafiato le tappe si fanno molto brevi e la compagnia arranca sulle salite roventi, ripetete ciclicamente che sulla bici non conta la meta, ma il viaggio.

L’Appennino Centrale è una terra generosa e ospitale (in caso di forature tra le montagne non fermatevi a chiedere aiuto o rischierete di rimanere ospiti per tutta la settimana), traboccante di ogni genere di bellezza naturale. Per alleggerire il bagaglio e le incombenze logistiche vi consigliamo di optare per qualche struttura ricettiva anziché il classico bici+campeggio.

Potete andare sul sicuro rivolgendovi all’agenzia online Ciclodipendenza o controllare le strutture del database Albergabici, che garantiscono servizi ai viaggiatori in bicicletta senza sovrapprezzi o spiacevoli inconvenienti: ciclofficina, parcheggio coperto per la bici, colazioni sane e la possibilità di lavare e asciugare l’unico cambio che avete portato. Se il budget è troppo stiracchiato o se per voi il viaggio è soprattutto un’occasione per fare amicizia vi suggeriamo di iscrivervi al network di ospitalità per cicloviaggiatori – warmshowers, con il quale è possibile essere ospitati gratuitamente da persone del luogo, nello spirito della condivisione e dello scambio culturale.

Un viaggio in bici non ha tappe obbligate, la divagazione è la strategia migliore per conoscere e godere degli spazi.

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Se il tempo non vi manca vi consigliamo di proseguire il viaggio per Pescara (in treno). Raggiunta la costa potrete puntare verso nord sfruttando i molti tratti ciclabili, ma vi consigliamo prolungate soste ristoratrici sulla spiaggia e un bagno prima di ripartire per Martinsicuro.

Si può riprendere il treno, nel viaggio di ritorno il libro di Marina Girardi merita una seconda lettura, e magari qualche appunto o qualche piccolo disegno a penna sul retro di copertina, perché il viaggio lo avrete fatto insieme: non andrà perso nulla, è tutto conservato nel vostro sguardo, ritornare a casa sarà «Tutta discesa».

Buon viaggio!

Salvaciclisti – Bologna
Simona Larghetti

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