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C.A.S.A. | Cosa Accade Se Abitiamo – Ospiti in residenza, progetti ed esperienze di comunità sui Monti Sibillini

Cari viaggiatori e care viaggiatrici 

oggi nel nostro blog ritorniamo nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini che ha ospitato la nostra tappa zero di quest’estate e dove abbiamo incontrato la realtà che coordina il festival IT.A.CÀ in questo meraviglioso territorio. Siamo in compagnia di Chiara Caporicci che ci racconta il progetto a cui ha dato vita insieme a Patrizia Vita, Roberto Rettura, Christian Tedde, Fabio Bianchini e tante altre persone vicine ai territori colpiti dai terremoti 2016/2017. Vi presentiamo: C.A.S.A. | Cosa Accade Se Abitiamo.

Yin yoga ad Ussita con OMperleMarche

Prima di raccontarci nei dettagli il progetto, vi chiediamo: quali sono le menti che hanno immaginato e portano avanti C.A.S.A.?

C.A.S.A. | Cosa Accade Se Abitiamo è nata per essere abitata e guidata da più “menti”, soprattutto dalla capacità di ascolto e immaginazione dei suoi abitanti, che sono tanti e molto diversi tra loro. Noi cinque siamo solo una scintilla iniziale.

Ogni giorno lo spazio si anima grazie ai desideri di chi ha voglia di attraversarlo con un approccio volto alla condivisione di pratiche ed esperienze, partendo da Frontignano di Ussita per guardare altrove e poi ritornare.

Qui non è importante chi paga l’affitto, chi ci dorme, chi organizza le iniziative, chi ha donato gli oggetti che contiene o chi li ha costruiti, chi viene solo una volta, chi fa la spesa o chi cucina… perché le persone che costruiscono questo progetto – e che lo mettono ogni giorno in discussione – sono diverse e sparpagliate, alcune sono ancora sulla costa marchigiana e lontane dalla propria terra di origine, altre vivono da poco nelle nuove soluzioni abitative post-sisma (SAE, casette), altre risiedono in città lontane, altre vivono all’estero, altre si sono trasferite sui Monti Sibillini dopo il terremoto, altre ancora esplorano ogni giorno terre e culture lontane per portarci a conoscere nuove pratiche.

Geologi ospitati per lavorare al Centro Faunistico di Castelsantangelo

Illustrazione Marcello Petruzzi

 
Tutte hanno in comune il desiderio di continuare ad abitare e conoscere sempre di più questi luoghi, di ascoltare e dialogare con la loro identità, di immaginare un futuro contaminandosi con le comunità che li abitano, di ritrovare l’equilibrio tra uomo e natura, contribuendo ad una rinascita post-terremoto che si basi sulle relazioni, nel senso più semplice e spontaneo della parola. Vogliamo essere vicini alle comunità dei Sibillini in un momento delicato di ricostruzione materiale, al quale affiancare anche una ricostruzione della vita sociale e culturale.
 
Esercitare (e ritrovare) le relazioni e il confronto in questo contesto è il nostro punto di partenza di ogni idea, progetto o modalità di azione.

Al Cristo delle Nevi in Joelette

Cos’è C.A.S.A.? Qual è il suo scopo, la sua missione? Che ruolo può svolgere per il territorio in cui nasce?  

C.A.S.A. è uno spazio (nel senso di una vera e propria abitazione) a Frontignano di Ussita (MC), una piccola frazione nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini a 1.350 s.l.m., precisamente in una zona duramente colpita dai terremoti del 26 e 30 ottobre 2016. È un luogo dedicato a conversazioni, residenze in alta quota e progetti di valorizzazione, alle pendici del Monte Cornaccione, Bove Nord e Monte Bicco, tra lupi, camosci, aquile e cervi. Il suo scopo è innescare progetti ed esperienze che nascono da una relazione tra le comunità dell’Alto Nera e gli ospiti in residenza che C.A.S.A. accoglie: artisti, docenti, scrittori, designer, tecnici, fotografi, videomaker, giornalisti, ricercatori, naturalisti, sportivi, camminatori, studenti, geologi…

Il ruolo che C.A.S.A. può svolgere per il territorio (al di là dei singoli obiettivi specifici dei progetti curati) è quello di diventare un porto di montagna, un luogo-crocevia dove si può agilmente entrare in contatto con nuove energie, provenienze, storie, esperienze, culture e linguaggi, e attingervi per ricucire una ferita all’insegna della ricostruzione della vita sociale, culturale e comunitaria.

Conversazioni a C.A.S.A.

Cosa significa abitare (o tornare ad abitare) i territori colpiti dal terremoto?  

Confesso che questa domanda ci ha messo un po’ in difficoltà, soprattutto nel trovare una giusta sintesi tra storie, vissuto e legami con il territorio, che nella realtà sono molto sfaccettati e articolati. Per questo abbiamo deciso di rispondere raccogliendo le parole, le voci e i pensieri, istintivi e indisciplinati, di alcuni abitanti di C.A.S.A. che hanno voluto rispondere alla domanda e che riportiamo qui:

Io non torno ad abitare, perché non sono mai andata via / Rinascita, opportunità, futuro / Significa tanto coraggio per accettare qualcosa che non sarà mai come prima, tanta flessibilità per avere la possibilità di immaginare un futuro diverso e tanta pazienza perché ci vuole pazienza ad accettare delle situazioni che non sono più quelle di prima / Ritrovare la pazienza, acquisire la lucidità, scoprire la tenacia, conservare uno sguardo critico sempre messo a dura prova /Curare, riconnettere, riconvertire / Ritornare, migliorare, vivere / Amore, coraggio, sensibilità / Tornare se stessi / Recuperare, inventare, dialogare / Respirare l’aria che quelle terribili giornate mi avevano strappato via. Riprendere insieme ad altri percorsi di vita che erano rimasti sospesi. Avere la possibilità di dare a questi percorsi nuove direzioni, riempiendo di contenuti un futuro tutto da costruire / Coraggio, resistenza, futuro / Per me la risposta è banale. Non ho mai smesso di abitare le terre colpite dal sisma, a parte viaggi e leva obbligatoria nel ’98 / Scommessa, Speranza, Rinascita.

Avete già avviato una serie di progetti e collaborazioni, come 10Heartz. Ci potete raccontare di che progetti si tratta?  

10Heartz è un bellissimo progetto ideato dagli amici di Arci Ancona, Arci Macerata e Kindustria, consistente in 5 residenze artistiche nei luoghi del sisma (Camerino, San Severino, Matelica, Frontignano di Ussita e Macereto), un workshop di social design con Sara Ricciardi e un laboratorio di soundscapes di Stefano Sasso.

Ospite Godblesscomputers per 10Heartz

Durante la residenza i 5 artisti selezionati (Persian Pelican, Godblesscomputers, Alessio Ballerini, Rokeja, Due Baguette) hanno prodotto composizioni inedite site specific, spaziando tra diversi generi e presentandole live in una due giorni di festival a Camerino, tra concerti, installazioni e percorsi esperienziali.

C.A.S.A. ha avuto l’occasione di ospitare Godblesscomputers, con il quale abbiamo trascorso una settimana immersiva in ascolto ed esplorazione dell’identità di Ussita e dintorni per la realizzazione di un progetto sonora che sarà presto reso pubblico. Un lavoro realizzato grazie ai tanti abitanti che ci hanno guidato nella conoscenza del territorio e nella raccolta dei suoni e delle sue voci. 

In questi mesi abbiamo inoltre avviato una collaborazione con il team di IT.A.CÀ festival per fare in modo che lo spirito del festival diventi espressione di un’esperienza concreta e di rinascita. Quello che stiamo facendo è intraprendere un percorso di confronto e conoscenza con altre realtà nazionali e internazionali legate al tema del turismo sostenibile per aiutare gli operatori turistici sibillini e l’Ente Parco a diventare parte di una rete più ampia, una rete che ci/li aiuti a sviluppare una parte del futuro dei nostri territori all’insegna della sostenibilità. 

Riunione coordinamento IT.A.CÀ Monti Sibillini

Da ottobre inizieremo anche un progetto di turismo culturale della durata di un anno, promosso da Sineglossa, un’impresa culturale che progetta e realizza interventi di storytelling prodotti insieme da artisti e comunità per promuovere il turismo sostenibile. Con loro stiamo costruendo un percorso di scrittura di una guida partecipata con l’obiettivo di facilitare l’adesione allo spirito di un luogo da parte di turisti e abitanti, un luogo che non è necessariamente nel suo momento di maggiore splendore o benessere.

Esplorando meglio il territorio.

Tutto questo avviene perché una comunità, riunita in una redazione temporanea, dedicherà il suo tempo a conoscersi meglio e a condividere nella forma di una guida “sui generis” gli aspetti più aneddotici legati alla sua storia, alle emergenze (virtuose e critiche) del presente e alle visioni del futuro.

Si tratta di un lavoro per cui arriveranno sul territorio professionisti di diverse discipline per contaminarsi con gli abitanti di Ussita e produrre contenuti e storie, per recuperare le radici e immaginare il futuro dell’intero ecosistema. Iniziamo sabato 6 ottobre, con il primo incontro aperto a tutti al Bar Due Monti. Non vediamo l’ora. 

Cosa è rimasto a C.A.S.A. della tappa 0 di IT.A.CÀ Parco Nazionale Monti Sibillini?  

Sono rimaste molte cose, soprattutto utili per guardare avanti. Sicuramente la voglia di intraprendere un cammino insieme, mossa dal bisogno di esplorare meglio il tema del Turismo Responsabile. Una passeggiata bellissima in cui Noemi, guida del Parco, ci ha raccontato storia, presente e futuro di Ussita. Le poesie del poeta pastore Renato, la sua lucida dolcezza e la capacità di riportare i nostri sguardi all’essenziale. 
 

Proiezione di “La primavera tarda ad arrivare” ad Ussita

Il sudore e i sorrisi dei pellegrini del Cammino nelle Terre Mutate provenienti da Fabriano e diretti a L’Aquila. L’impegno della Pro Loco di Ussita 7.1 nel coordinare e mettere insieme le attività commerciali del paese per accogliere tutti al Bar Due Monti. Un pic nic in alta quota dove ognuno ha portato qualcosa e il proprietario di C.A.S.A. ha sfornato pizze e crostate per tutti. Una cena preparatoria al ristorante Mezzaluna, che fin dall’inizio è sempre stato un punto di riferimento.

Un incontro tra gli operatori turistici del territorio, in cui abbiamo condiviso i tanti ostacoli di questo momento, ma con i quali ci siamo anche soffermati sui desideri e sulla voglia di fare. Il desiderio di rinascita, che ha senso solo se condiviso ed esercitato insieme. Una lunghissima to do list di cose da fare nei prossimi mesi! 

Ringraziamo Chiara per averci raccontato questo progetto, vi consigliamo di fare un giro tra i Monti Sibillini, andare a visitare C.A.S.A. o anche solamente contattarli per avere altre informazioni.
Trovate qui di seguito tutti i contatti:
Foto header di Alessandro Gaffuri. 
 
Buon viaggio a tutti/e 🙂

Blog IT.A.CÀ
Silvia Lazzari
COSPE onlus / A.I.T.R

 

Alla scoperta dell’Ente Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Care amiche viaggiatrici e cari amici viaggiatori, 

Oggi ci trasferiamo nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini per intervistare l’Ente gestore dell’area protetta, nelle persone del direttore Carlo Bifulco, del responsabile settore biodiversità Alessandro Rossetti e della responsabile settore promozione ed educazione ambientale Maria Laura Talamè

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini è nato tra il 1990 e il 1993. Nel 1990, con decreto del Ministro dell’Ambiente, è stata approvata la prima perimetrazione e sono entrate in vigore le prime norme di salvaguardia, tra cui il divieto di caccia. Nel 1993 è stato approvato il perimetro definitivo ed è stato istituito l’Ente di gestione, in attuazione della legge quadro sulle aree protette n. 394 del 1991.

Il Parco si estende per quasi 70.000 ettari tra le Regioni Marche e Umbria e comprende 16 comuni, di cui 14 nelle Marche (nelle province di Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno) e 2 in Umbria (in provincia di Perugia). Il territorio comprende quasi per intero la catena dei monti Sibillini e le aree collinari circostanti, con una escursione altitudinale che va da 360 m slm ai 2476 m slm del M. Vettore, massima elevazione dell’Appennino umbro-marchigiano.

Quali sono le sue caratteristiche e i suoi valori ambientali?  

Il territorio è caratterizzato sicuramente da un’elevata biodiversità: 1.900 specie floristiche (tra cui oltre 50 specie di orchidee), oltre 200 specie di vertebrati (mammiferi, pesci, rettili, anfibi, uccelli nidificanti) e un numero imprecisato di invertebrati (tra cui 831 farfalle). Tra le specie faunistiche più importanti ricordiamo il lupo, il gatto selvatico, l’aquila reale, la coturnice, il gracchio corallino, il fringuello alpino, la vipera dell’Orsini, la salamandrina dagli occhiali, il geotritone italiano e la trota mediterranea; il cervo e il camoscio appenninico sono stati reintrodotti dal Parco ed hanno formato popolazioni consolidate.

Gli invertebrati comprendono specie di interesse comunitario, come il gambero di fiume, la rosalia alpina e la farfalla apollo, nonché endemismi come il chirocefalo del Marchesoni e il chirocefalo della Sibilla, piccoli crostacei che in tutto il mondo vivono solo rispettivamente nel lago di Pilato e nel laghetto di Monte Palazzo Borghese. La flora comprende specie rare ed endemiche, tra cui ricordiamo la stella alpina dell’Appennino, il camedrio alpino, l’adonide curvata, diverse sassifraghe endemiche, la viola d’Eugenia, l’efedra dei Nebrodi e oltre 50 specie di orchidee.

Foto di Alessandro Rossetti

Il paesaggio collinare è un mosaico di piccoli appezzamenti coltivati, boschi e campi a riposo. Le Marcite di Norcia sono uno straordinario esempio di risorgive (fontanili naturali) gestite sin dal Medioevo tramite un sistema di canali e cortinelle (campi irrigati) per la produzione di fieno. Gli ambienti montani comprendono invece vallate impervie e boscose (Ambro, Aso, Tenna, Fiastrone, Rio Sacro, Ussita, Nera), ambienti rupestri e gole (Acquasanta, Infernaccio, Valnerina), morbidi rilievi e vasti altipiani (Prati di Ragnolo e il bacino di Castelluccio). Per la loro importanza naturalistica, alcune praterie montane calcaree sono descritte nella direttiva comunitaria Habitat come “stupenda fioritura di orchidee”. Molto note sono le spettacolari fioriture dei piani di Castelluccio. Gli ambienti subalpini di alta montagna sono invece caratterizzati da ghiaioni, creste, pareti rocciose, spettacolari formazioni di calcare massiccio, praterie primarie e valli di origine glaciale, tra cui la valle del lago di Pilato a quota 1940 m. Tra i principali massicci montuosi: M. Vettore (2476 m), M. Bove (2169 m), M. Sibilla (2173 m), M. Priora (2332 m), M. Bove Nord (2112 m), M. Palazzo Borghese (2145 m), Cima del Redentore (2449 m). 

Grazie a questa ricchezza di biodiversità, il territorio del Parco comprende 5 Zone di Protezione Speciale (ZPS) e 19 Zone Speciali di Conservazione (SIC) istituiti in attuazione della direttiva “Habitat” 92/43/CEE per la costituzione della Rete Ecologica Europea denominata «Natura 2000». Per approfondire 

Quali sono le principali attività svolte dal Parco?  

La legge quadro del 1991 ci ha affidato il compito “di garantire e di promuovere, in forma coordinata, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale del paese”. È importante ricordare che la conservazione, tramite specifiche norme, è garanzia di mantenimento della vera ricchezza su cui deve fondarsi uno sviluppo realmente sostenibile, strategico e duraturo, anche per le future generazioni.

Foto di Carlo Vecchioli

Nonostante una dotazione di mezzi e personale limitati per un territorio vasto e complesso (una pianta organica di 20 persone), il Parco svolge diverse attività, realizzate anche grazie ad esperti e specialisti esterni appositamente incaricati (Società di servizi, Università e altri Enti di ricerca) e alla collaborazione del Reparto Carabinieri del Parco (ex Corpo Forestale) nonché di operatori del territorio. Per garantire la fruizione del Parco ed incentivare uno sviluppo turistico responsabile, il Parco ha adottato due strumenti di pianificazione, tra loro integrati, Il Piano di interpretazione Ambientale e la strategia per il turismo sostenibile, secondo la metodologia della Carta Europea del turismo sostenibile (CETS), di cui più avanti è bene approfondire alcuni aspetti. Sulla base delle indicazioni del Piano di interpretazione ambientale, negli anni è stato realizzato un sistema di fruizione che comprende percorsi escursionistici e per mountain bike, sentieri natura, centri visita e aree faunistiche (Bolognola e Castelsantangelo sul Nera), oltre al Grande Anello dei Sibillini, un percorso di oltre 120 km servito da 7 rifugi che il Parco ha realizzato ristrutturando edifici già esistenti.

Riguardo alla biodiversità, vengono svolte attività di monitoraggio, conservazione e gestione attiva, come ad esempio la reintroduzione faunistica del cervo e del camoscio appenninico, le attività volte al ridurre il conflitto tra lupo e allevamento, il recupero dei pascoli abbandonati o il progetto Life “Trota”, la gestione del cinghiale. Un altro settore molto impegnativo riguarda le attività di valutazione di compatibilità ambientale dei progetti (nulla osta, valutazione di impatto ambientale e valutazione di incidenza), attività che rivestono un ruolo fondamentale per un inserimento nel territorio di strutture e infrastrutture in armonia con il delicato contesto ambientale, nell’ottica della sostenibilità. Per approfondire: http://www.sibillini.net/attivita/index.php

Quali sono stati gli effetti del terremoto sul “sistema” Parco e com’è attualmente la situazione della viabilità?  

Oltre ai drammatici effetti sulla popolazione e sulle strutture, gli eventi sismici hanno prodotto profonde trasformazioni degli ambienti naturali, soprattutto riguardo al sistema idrogeologico, con modificazione delle portate di fiumi e sorgenti e imponenti frane che hanno perfino creato nuovi laghetti. Di conseguenza i percorsi del Parco risultano danneggiati in diversi punti o attraversano aree instabili. Sono state danneggiate le due aree faunistiche, gran parte dei musei e dei centri visita, e risulta inagibile la maggior parte delle strutture del Parco. In particolare, 5 dei 7 rifugi del Grande Anello dei Sibillini e la sede a Visso che ci costringe, da oltre un anno e mezzo, a stare fisicamente lontani dalla nostra comunità (siamo attualmente ospitati a Tolentino). 

Foto di EnricoPrennaStudio

Poco dopo gli eventi sismici, il Parco ha pubblicato sul sito una mappa in cui sono evidenziati e costantemente aggiornati tutti i sentieri e le strade chiuse, nonché le zone rosse dei centri abitati; il sito riporta anche l’elenco di tutte le strutture ricettive funzionanti. Allo stato attuale molte strade sono state riaperte, anche se parzialmente, come la Valnerina e le strade che raggiungono Castelluccio da Arquata del Tronto e Norcia; restano invece ancora chiuse altre strade, tra cui quella da Gualdo a Castelluccio. Riguardo ai sentieri, il Grande Anello dei Sibillini è percorribile quasi interamente, mentre, tra i più importanti, restano chiusi quello di Passo Cattivo e Valle del Tenna, il sentiero delle Svolte per il lago di Pilato, la Val di Bove, la Valle dell’Acquasanta e la Valle del Fiastrone. Va comunque detto che nonostante questi disagi, gran parte del territorio del Parco resta fruibile

Qui per consultare la mappa aggiornata su strade, sentieri e zone rosse. 

Attraverso quali azioni il parco ha affrontato il post sisma e quali azioni sono previste per rilanciare il territorio e incentivare la frequenza dei sentieri?  

Nel dicembre 2016 il Consiglio Direttivo del Parco ha approvato un piano di interventi a breve, medio e lungo termine, individuando le azioni prioritari per il superamento delle criticità dovute al sisma e per la successiva fase di ricostruzione. Una corretta informazione è stata da subito un obiettivo prioritario. Oltre allo strumento già citato della mappa con la rappresentazione delle limitazioni, sono stati riattivati sul territorio i punti di informazione turistica, individuando in collaborazione con i Comuni, idonee strutture alternative, laddove il centri visita – Casa del parco, risultavano inagibili.

Foto di EnricoPrennaStudio

Il ripristino della fruibilità dei sentieri è stato un altro degli interventi individuati come prioritari. Nella primavera del 2017 è stata effettuata una verifica della percorribilità in sicurezza che ha consentito di mantenere aperti circa l’80% dei percorsi. E’ poi stata avviata una collaborazione con l’ISPRA, in corso, per la valutazione delle condizioni di pericolosità geologica lungo la rete dei sentieri, originatesi e/o aggravatesi in conseguenza degli eventi sismici del 2016 e 2017. Ci si è poi attivati per ripristinare la piena fruibilità del Grande Anello dei Sibillini. Soltanto due dei rifugi escursionistici sono attivi ed agibili. Per l’immediata riattivazione della fruibilità sono stati avviati gli interventi di manutenzione del percorso lungo il quale si può comunque usufruire di ricettività alternativa ai rifugi inagibili. Parallelamente è sono state avviate le procedure necessarie per creare una ricettività alternativa mediante piccole strutture rimovibili. 

Sono state avviate anche iniziative sul territorio volte ad incentivare la frequentazione. Ne è esempio il programma Good Morning Sibillini! la cui prima parte si è svolta in autunno, che prevede passeggiate a piedi, in bicicletta o in compagnia degli asini, con sosta del gusto nelle aziende agricole, laboratori e altre attività didattico – ricreative.

Qual è l’opinione del PN Monti Sibillini in merito alla costruzione del centro commerciale Deltaplano sulla piana di Castelluccio?  

Per la realizzazione di tale struttura – da progetto temporanea – sono previste le deroghe delle ordinanze della Protezione Civile ai normali iter autorizzativi e pertanto il progetto non è stato sottoposto al Nulla Osta del Parco.
Il Parco si è potuto quindi esprimere solo con la Valutazione di incidenza ambientale, prevista dalle normative europee e quindi non derogabile, che valuta il possibile impatto limitatamente a specie e habitat di interesse comunitario.

Foto di EnricoPrennaStudio

La struttura prevede gli spazi strettamente necessari alla delocalizzazione delle attività di ristorazione e commerciali già esistenti a Castelluccio e rese inagibili dal sisma. Si tratta di strutture per lo più situate nella zona rossa e la cui ricostruzione richiederà molto tempo.

Il Parco aveva analizzato la situazione e proposto delle alternative, su spazi adiacenti al nucleo abitato, che sarebbero risultate a nostro avviso meno impattanti dal punto di vista paesaggistico e comunque nell’ambito dei terreni dove secondo gli strumenti urbanistici vigenti è prevista l’espansione del nucleo abitato; tuttavia la Protezione Civile non ha ritenuto di adottare le proposte del Parco. La struttura avrà inevitabilmente il suo impatto, come peraltro sta accadendo per strutture emergenziali anche in altri centri abitati del Parco. È un impatto che, tuttavia – in accordo anche con il Ministero dell’Ambiente e con quello dei Beni e delle Attività Culturali – è stato limitato chiedendo e ottenendo la riduzione delle volumetrie inizialmente previste e eliminando dal progetto la realizzazione di nuovi parcheggi. 

Quanto e in che modo vengono coinvolte le comunità locali nei progetti e nelle iniziative sviluppate?  

Come già accennato, il Parco aderisce dal 2001 alla Carta Europea del Turismo sostenibile, promossa da Europarc Federation. Non si tratta di una semplice dichiarazione di intenti, ma dell’applicazione di una specifica metodologia che prevede, da parte del Parco l’impegno a redigere una strategia per lo sviluppo turistico e del relativo piano di azioni che viene attuato nel quinquennio seguente l’ottenimento della certificazione. La strategia ed il Piano di azioni vengono definiti attraverso un processo partecipativo in cui sono chiamati ad intervenire tutti gli attori pubblici e privati a vario titolo coinvolti nel turismo.

La metodologia della CETS prevede anche l’attivazione di un Forum che si confronta costantemente sia nella fase di pianificazione, sia nella fase di attuazione, operando di fatto come sistema turistico. Attraverso i tavoli tematici del Forum si sviluppano poi le singole azioni con il coinvolgimento degli attori interessati, sia pubblici che privati. La partecipazione non è alla base solo delle iniziative che interessano in maniera più diretta il settore turistico, ma un modus operandi che il Parco ha voluto da sempre adottare. Se per il settore turistico possiamo citare la creazione di reti tra operatori per progetti quali il menu della Sibilla, il Club qualità Parco, la Rete dei Centri di educazione ambientale, non vanno certo dimenticati altri gruppi di portatori di interesse come ad esempio gli operatori di selezione faunistica. 

Foto di EnricoPrennaStudio

Che valore può apportare l’organizzazione di una tappa nazionale del festival IT.A.CÀ, il primo e unico festival in Italia che si occupa di turismo responsabile e innovazione turistica, nei Monti Sibillini? Può un festival portare attenzione nazionale su un territorio poco conosciuto e con una storia particolare come la vostra  

I principi su cui si fonda il festival IT.A.CÀ corrispondono interamente a quelli che il Parco ha adottato per favorire uno sviluppo turistico responsabile nell’area protetta.  Ospitare una tappa di questo festival (30 giugno – 1 luglio 2018) rappresenta quindi la possibilità di promuovere congiuntamente l’etica del turismo responsabile, ma soprattutto di far conoscere il Parco e le sue risorse, materiali e immateriali, ad un pubblico più vasto, rispettoso dell’ambiente e di chi ci vive. In questo periodo, reso particolarmente difficile dagli effetti del sisma, significa anche  poter dimostrare che questa terra e la sua gente, seppur feriti hanno mantenuto la voglia di vivere e far vivere questi luoghi, condividendone la bellezza con i visitatori.

Queste interviste sono alcune delle tante voci di C.A.S.A. – Cosa Accade Se Abitiamo, uno spazio attraversato da persone, progetti e realtà a Frontignano di Ussita (MC), una piccola frazione nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini a 1.350 m slm, nel cuore ferito dell’Appennino Centrale. È un porto di montagna, luogo aperto a progetti e conversazioni inclusive per continuare ad abitare un territorio in forte mutamento insieme alle nuove comunità dell’Alto Nera e gli ospiti in residenza che C.A.S.A. accoglierà. Un crocevia di culture, energie, provenienze, esperienze e linguaggi diversi, per un dialogo all’insegna della sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Vi ricordiamo che nell’edizione del Festival di Bologna lunedì 28 maggio alle h19.30 presso il LOFT Kinodromo (via San Rocco,16) ci sarà l’evento “Qual è il futuro che vogliamo per i paesi colpiti dal terremoto? In dialogo per un futuro all’insegna di sostenibilità ambientale e riscoperta della vita di comunità.” a cura di C.A.S.A , Movimento Tellurico, e Cammino nelle Terre Mutate. 

Foto di Chiara Caporicci

Ringraziamo  il direttore del PN Carlo Bifulco, il responsabile settore biodiversità Alessandro Rossetti la responsabile settore promozione ed educazione ambientale Maria Laura Talamè per aver reso possibile questa intervista e il progetto C.A.S.A.

 C.A.S.A. ringrazia il suo prezioso amico Enrico Prenna per le splendide foto, realizzate durante le sue avventure nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, con tanta passione, attenzione e amore per queste terre. Per saperne di più: http://enricoprennastudio.com

Buon viaggio come sempre e state sintonizzati per le news del programma! 

Blog IT.A.CÀ
Silvia Lazzari

Riparti dai Sibillini: un progetto nato nel 2016 per rilanciare il turismo dopo il sisma

Care amiche viaggiatrici e cari amici viaggiatori,

Luca Tombesi

Oggi ci trasferiamo sui Monti Sibillini per intervistare Luca Tombesi di #ripartidaisibillini, sito attivo per il rilancio del territorio. Uno dei tanti amici e progetti vicini a C.A.S.A. – Cosa Accade Se Abitiamo, lo spazio in collaborazione con il quale avrà luogo la prima edizione del Festival IT.A.CÀ Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Luca ci racconti la storia del progetto #ripartidaisibillini?  

Il progetto #Ripartidaisibillini nasce nell’ottobre 2016 da una mia idea emersa dopo aver parlato con alcuni gestori di strutture turistiche dei Sibillini e alcuni produttori della zona che lamentavano un fortissimo calo di presenze turistiche pur non avendo subito danni dal terremoto. Nonché la totale mancanza di una comunicazione istituzionale che informasse dell’agibilità di queste aree. Così è nata la proposta di organizzare un blog tour per promuovere il territorio. Al progetto hanno poi aderito le associazioni IgersItalia e Associazione Italiana Travel Blogger che hanno inviato a titolo totalmente gratuito diversi blogger e instagramers. #ripartidaisibillini inoltre si avvale della collaborazione di professionisti della comunicazione che prestano gratuitamente il loro lavoro come Adrea Braconi (giornalista), Nadia Stacchiotti (esperta di social media e blogger), Luca Marcantonelli (Blogger), Gianluca Candela (Grafico).

Il progetto è proseguito e continua tutt’oggi con altri tour dedicati anche a giornalisti e fotografi professionisti, mostre fotografiche itineranti e raccolte fondi.

Qual’è lo scopo principale che ha il blog?  

Non esiste un vero e proprio blog ma un sito che utilizziamo per comunicare le varie iniziative. Invece sono numerosi i blog che hanno partecipato ai vari tour e hanno scritto articoli promuovendo località, attività, prodotti e strutture dell’area dei Monti Sibillini al fine di favorire un ritorno del turismo, fonte principale di reddito in questa vasta area montana.

Qual’è il valore aggiunto di Instagram per il rilancio dei Sibillini?  

Instagram è stato fondamentale. Oltre alla partecipazione di noti Instagramer nazionali ai tour che hanno promosso in modo egregio il territorio con i loro scatti, l’hashtag #ripartidaisibillini è divenuto in breve tempo virale coinvolgendo numerosissimi utenti che hanno collaborato con le proprie foto. Spesso un’immagine ben realizzata vale più di mille parole, riuscendo a comunicare in modo semplice e immediato non solo la bellezza di un territorio ma lo stato d’animo che ne scaturisce.

Credi che il turismo sia un settore importante sul quale investire?  

Il turismo per questi territori è fondamentale. Bisogna promuovere ora più che mai una forma di turismo consapevole, attento alla natura e alla situazione particolare della zona.È necessario comunicare che questi territori pur feriti sono ancora un luogo ideale e assolutamente sicuro per trascorrere le vacanze. Ci sono ancora numerose strutture turistiche aperte e altre stanno riaprendo seppur tra mille difficoltà e oltre a queste resistono un gran numero di produttori di eccellenze enogastronomiche che vanno salvaguardati e valorizzati.

Che significa secondo voi turismo responsabile?  

Un turismo responsabile deve comprendere le peculiarità del territorio, la sua fragilità e le sue ricchezze e contribuire a salvaguardarle attraverso comportamenti virtuosi. Un turismo slow, rispettoso della natura e delle persone che vivono in questo territorio.

Iniziative come il Festival IT.A.CÀ che contributo possono apportare al territorio?  

Sicuramente iniziative del genere possono favorire la promozione del territorio e la sua fruizione responsabile. Inoltre possono essere uno strumento di sensibilizzazione sia per gli utenti, sia per i professionisti del settore verso forme di turismo a basso impatto.

Ringraziamo dunque Luca Tombesi di #ripartidaisibillini per questa intervista e per contribuire alla rinascita di una terra mutata. 

Queste interviste sono alcune delle tante voci di C.A.S.A. – Cosa Accade Se Abitiamo, uno spazio attraversato da persone, progetti e realtà a Frontignano di Ussita (MC), una piccola frazione nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini a 1.350 m slm, nel cuore ferito dell’Appennino Centrale. È un porto di montagna, luogo aperto a progetti e conversazioni inclusive per continuare ad abitare un territorio in forte mutamento insieme alle nuove comunità dell’Alto Nera e gli ospiti in residenza che C.A.S.A. accoglierà. Un crocevia di culture, energie, provenienze, esperienze e linguaggi diversi, per un dialogo all’insegna della sostenibilità ambientale, sociale ed economica – www.portodimontagna.it

Vi ricordiamo che la tappa che toccherà il Parco Naturale Monti Sibillini sarà dal 30 giugno al 1 luglio 2018, buon viaggio come sempre e state sintonizzati per le news del programma 🙂

Blog IT.A.CÀ
Silvia Lazzari
A.I.T.R
 

 

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