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Turismo contemporaneo nelle ‘città-zoo’ | Intervista a Vittorio Gimigliano (Officine Urbane)

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici,

oggi per il nostro blog abbiamo intervistato Vittorio Gimigliano, co-fondatore dello studio per la riqualificazione territoriale Officine Urbane e Urbanauti, coordinatore della tappa di IT.A.CÀ Reggio Emilia.

        Vittorio Gimigliano

Con Vittorio abbiamo discusso a proposito dei contenuti del convegno ‘Il turismo futuro, tra città e comunità’ tenutosi a Reggio Emilia nell’ambito del festival IT.A.CÀ nel 2018 (gli interventi sono disponibili a questo link). Focus del nostro confronto è stato l’impatto che hanno avuto gli sviluppi moderni dell’economia turistica sulla desiderabilità e sull’immaginario delle cosiddette “città-zoo”. 

Queste città sono meta di un turismo di massa invadente che deturpa in un certo qual modo gli spazi pubblici e altera il tenore di vita dei cittadini determinando importanti conseguenze a livello di fruizione della città soprattuto per quanto riguarda le comunità di residenti.

Quanto influisce la digitalizzazione delle informazioni nella costruzione dell’immaginario di una meta turistica? Venezia e Barcellona possono essere prese come esempio positivo o negativo di questo fenomeno?

La rivoluzione digitale della società contemporanea determina profonde trasformazioni antropologiche, sociali, culturali ed economiche. Oggi la società digitale si caratterizza per l’elevato potenziale di accessibilità alle informazioni.

Ogni secondo si costruisce, e si aggiorna, un archivio globale dell’immaginario in divenire, composto, nel dicembre 2018, da oltre 55 miliardi di pagine web. Un archivio vivente che si costruisce ancor di più sui social media: ogni minuto, su Facebook, sono caricate oltre 130.000 foto, su Youtube sono visualizzati 3 milioni di video.

È una produzione imponente di video, immagini e testi, che anticipa e amplifica la conoscenza di una meta turistica, ancor prima di raggiungerla. Si costruisce un immaginario visivo e narrativo prefigurativo, trasformando così il senso e lo scopo del viaggio. Non si viaggia per scoprire la dimensione reale. Si viaggia per confermare, nella dimensione reale, quanto scoperto nella dimensione digitale.

L’elevata accessibilità digitale alle informazioni prefigura così, al turista-viaggiatore, la dimensione esperienziale nella città, consolida e rafforza il processo di sightseeing nelle città, potenziandone ulteriormente la produzione di contenuti digitali accessibili. Si compone così un ciclo continuo ed inarrestabile di informazione-esplorazione-riproduzione.

Su questa immensa produzione di dati si va delineando la nuova frontiera del turismo contemporaneo: il turismo predittivo, di cui Booking.com o Tripadvisor saranno i prossimi pionieri.

Le città di Venezia e Barcellona rappresentano alcuni tra i principali archetipi di città turistiche che subiscono la trasformazione digitale dell’immaginario del viaggio. L’intensità, la frequenza, la quantità dei flussi turistici crescenti in queste città, si consolida in luoghi e direttrici predeterminate e sempre più affollate, determinando il paradosso di luoghi digitalmente accessibili nel mondo, ma realmente inaccessibili e fruibili nelle città, tanto per i turisti quanto per i cittadini.

Le conseguenze di questo processo di definizione dell’immaginario e di fruizione delle città, da parte dei turisti-viaggiatori, ha effetti devastanti sia per i luoghi che per gli abitanti della città.

 Turisti a Pisa

L’economia del turismo è la terza economia al mondo, in Italia il turismo rappresenta il 13% del PIL. In quale misura le comunità residenti in importanti luoghi turistici beneficiano economicamente di questi flussi economici, se lo fanno?

Può esistere comunanza tra un cittadino proprietario di uno o più abitazioni affittate a turisti tramite marketplace on line (es: Airbnb, Homeaway) o online travel agencies (es: Booking.com) e il cittadino alla ricerca di un’abitazione in locazione a canone sostenibile?

Qual è la comunanza tra la rendita annua di 24.000 euro, generata dalla locazione breve a turisti, per il proprietario di un alloggio di 50 mq in Via Mascarella, nel centro di Bologna, ed i 450 euro al mese di affitto pagato da una giovane coppia che vive nella stessa strada?

L’economia del turismo contemporaneo, in Italia, in Europa, nel mondo, è in crescita e sta generando conflitti, economici e sociali, nelle comunità dei residenti, tra i proprietari immobiliari e affittuari, tra i rentiers del XXI secolo e il ceto medio impoverito dalla Grande Crisi, tra le classe creativa e i lavoratori poveri.

Piazza del Duomo di Milano

In questi carsici, ma crescenti, conflitti socio-economici, i centri storici delle città, mete del turismo contemporaneo, si trasformano. E dopo un preliminare processo di museificazione dello spazio pubblico, prende forma una nuova città: la città-zoo.

Nella città-zoo la dimensione millenaria dello spazio costruito ed i suoi attuali abitanti sono l’oggetto di osservazione e archiviazione digitale del turista contemporaneo.

Il principale fruitore e protagonista della città storica contemporanea è il turista, non il cittadino.

E’ il turista, attraverso le sue scelte di sightseeing, generate dalla produzione digitale globale, che diventa strumento di condizionamento nella città le dinamiche di accesso al mercato abitativo e del lavoro, la composizione dell’offerta commerciale di vicinato, l’accessibilità ai beni alimentari primari, la configurazione del sistema infrastrutturale dei trasporti pubblici, la composizione dell’offerta culturale.

Parallelamente la dimensione globale del turismo contemporaneo genera processi di competitività tra le città per attrarre un crescente flusso turistico, con una conseguente mercificazione e brandizzazione dell’immaginario e dell’identità della città stessa e dei suoi abitanti.

L’obiettivo delle mete turistiche è di generare incoming, un esempio su tutti è la costruzione del nuovo aeroporto di Istanbul. In quanto esperto di riqualificazione degli spazi pubblici, che conseguenze hanno queste scelte per gli abitanti della città e per il consumo di spazi pubblicamente condivisi?

La realizzazione del nuovo aeroporto, o aerotropolis, di Istanbul ha richiesto la distruzione di 75 milioni di mq di foreste, laghi e aziende agricole.

L’aerotropolis di Istanbul, 2,5 volte più grande dell’aeroporto di Beijing, garantirà, nel 2028, oltre 200 milioni di passeggeri all’anno, 250.000 posti di lavoro diretti ed indiretti, ed un incremento del 4,89% delle entrate per l’economia nazionale turca.

Progetto dell’aerotropolis di Istanbul

Contemporaneamente, il governo di Erdoğan ha previsto la riconversione dello storico aeroporto internazionale Atatürk in un grande parco urbano, quale compensazione ambientale della deforestazione realizzata per il nuovo aerotropolis di Istanbul e, forse, anche per la distruzione dei 90.000 mq di Gezi Park, che determinò, nel 2013, forti proteste della popolazione di Istanbul.

Ma il turismo non è solo aeroporti. 

Lo spazio pubblico, le infrastrutture pubbliche, oggi subiscono, nella definizione di strategie, priorità, strumenti e progetti, l’influenza dei flussi attuali e potenziali dell’incoming: più velocità, per trasportare il turista-merce verso la città-meta turistica, più superfici per “stoccare” il turista-merce nella città-zoo.

Stazioni ferroviarie, people movers, dehors nelle piazze e strade dei centri storici: la città pubblica si trasforma profondamente, adattandosi alle esigenze del turismo contemporaneo.

Se è vero che per fare turismo responsabile bisogna costruire a partire dalla comunità locale, come è possibile farlo quando i cittadini delle grandi mete turistiche vengono alienati sempre più dal proprio territorio a causa dell’aggressività di attori come AirBnB?

Occorre che il turismo responsabile ripensi sé stesso. Le accelerazioni impresse dal turismo contemporaneo e dalla transizione digitale richiedono nuove risposte, tanto innovative quanto solidali.

Qual è oggi la comunità locale di riferimento, nella città turistica, con cui il turismo responsabile intende costruire nuove relazioni e azioni capaci di garantire equità, sostenibilità, inclusione, partecipazione, benessere per le comunità ospitanti e per il turista contemporaneo?

Il mutamento antropologico e culturale ed i conflitti socio-economici generati della società digitalizzata richiedono sia nuovi strumenti di analisi, sia una nuova visione politica propedeutica ad una progettazione turistica responsabile innovativa e contemporanea.

La città-zoo, in Europa, come nel mondo, è il nuovo campo di gioco per il turismo responsabile.

Occorre allora ripartire dal significato della città e dell’essere cittadini.

AirBnB, agevolata da un contesto di norme fiscali generali e locali alquanto fragili quanto anacronistiche, ha dato una risposta indiretta, ma straordinariamente efficace, alla rilevante perdita di valore del patrimonio immobiliare dopo la Grande Crisi: ha rigenerato, in pochissimi anni, il mercato delle locazioni di breve termine, un tempo marginale nelle principali città turistiche, determinando rendite esorbitanti, un tempo inimmaginabili, per la proprietà immobiliare.

Striscioni con la scritta “No agli appartamenti per turisti” nel quartiere della Barceloneta, a Barcellona, novembre 2016. (Pau Barrena, Afp)

La conseguenza socio-economica di questo processo di trasformazione del mercato immobiliare, dominato da medi e grandi proprietari immobiliari, è la crescente espulsione, dai centri storici, della domanda abitativa per locazioni di medio periodo.

Studenti, giovani coppie, anziani, famiglie, che non hanno redditi sostenibili per competere con la rendita da locazione temporanea, cercano soluzioni abitative nelle aree periferiche e marginali, spesso allontanandosi dai luoghi di studio, di lavoro e dai servizi di prossimità.

Oltre a destabilizzare il mercato immobiliare della locazione, AirBnB ha sviluppato strumenti e processi pervasivi, includendo ed emulando apparentemente i valori fondativi del turismo responsabile, adottando i principi dell’economia della condivisione.

AirBnB reinterpreta la parola citizen, definisce una specifica categoria di attori e protagonisti del suo mondo, e con essi costruisce una narrazione collettiva delle comunità locali, propedeutica alla ridefinizione dell’immaginario della città, delineando così il perimetro di campo per il nuovo di cittadino: l’airbnb-citizen. Nasce una nuova città nella città: è una città immaginaria, digitale, fatta di storie di airbnb-citizen per il turista onnivoro di esperienze.

Cosa è oggi la città, cosa significa essere cittadini, per il turismo responsabile?  

Alcuni progetti nati negli ultimi anni, nel mondo del turismo responsabile, possono aiutare a rispondere a questa domanda.

Penso, ad esempio, all’esperienza virtuosa di Hotel du Nord a Marsiglia e a Fairbnb: rappresentano due risposte innovative, inclusive e sostenibili, che rinnovano il senso della comunità locale, dei cittadini e della città, con cui costruire il turismo responsabile nella società digitale.


Quali esempi di buone pratiche può fornire una città come Reggio Emilia per la gestione degli spazi pubblici e per la valorizzazione delle comunità locali?

La contrazione delle risorse economiche e finanziarie a disposizione degli enti locali, dopo la Grande Crisi, la parallela atomizzazione e disintermediazione della società contemporanea nelle aree urbane, ha richiesto un profondo rinnovamento e ridefinizione delle politiche pubbliche locali, sia per la gestione dell’hardware (lo spazio) che del software (la comunità) di una città.

Nel corso degli ultimi anni, a Reggio Emilia, si sono avviate politiche urbane innovative per il riuso e la rigenerazione urbana di luoghi pubblici, dismessi, ai confini della città.

Attraverso lo sviluppo di politiche locali per l’economia solidale, ad esempio, si è potuto riattivare stazioni ferroviarie dismesse o rinnovare centri sociali in quartieri popolari, marginali rispetto alla crescente attrattività del centro storico della città.

Labart – il parco delle Arti a Reggio Emilia. Edificio realizzato con criteri costruttivi atti a limitare il consumo energetico e l’impatto ambientale, in conformità con i principi della bioedilizia.

Con il coinvolgimento e la partecipazione, attiva e propositiva, di diverse associazioni e reti territoriali di volontariato e cooperazione sociale, questi luoghi oggi accolgono funzioni ad alto valore di coesione e inclusione sociale: un centro di servizi per il volontariato, un emporio solidale, un incubatore di economia solidale, una ciclo-officina, una scuola di italiano per cittadini, alloggi per l’emergenza abitativa. 

Queste funzioni, tanto eterogenee quanto tra loro complementari, gestite direttamente da cittadini, incrementano l’intensità d’uso, il valore sociale, l’unicità e l’attrattività dei luoghi pubblici rigenerati: ricreano il senso di una comunità, da conoscere e riconoscere.

Il futuro della città, anche per il turismo responsabile, passa da qui: riportando le periferie al centro.

Cosa ne pensa dell’idea, contenuta nella legge di bilancio di recente approvazione, di far pagare ai turisti un ticket d’ingresso per l’accesso a Venezia e alle isole minori?

Pink Floyd – Venezia 1989

Sia nella dimensione collettiva e popolare degli eventi culturali dell’Estate romana negli anni ’70, come nella dimensione oceanica della folla al concerto di Venezia dei Pink Floyd nel 1989, il patrimonio storico-artistico e culturale nazionale ha assolto, ed ancora in parte assolve, ad una funzione di identità collettiva, sia di luogo che di memoria, spesso accessibile gratuitamente in occasione di grandi eventi culturali.

Una sera d’estate del 2013, a Firenze, il Ponte Vecchio, spazio pubblico assoluto, fu temporaneamente privatizzato e riservato ai partecipanti di una festa privata organizzata dalla Ferrari. Ebbe così inizio una profonda ridefinizione culturale, percettiva e valoriale, dello spazio pubblico e del patrimonio storico-culturale. 

Oggi sono molti i Musei nazionali italiani che, previo cospicuo pagamento, riservano aperture per feste ed eventi privati: beni comuni temporaneamente privatizzati.

Si consolida sempre più una visione esclusiva ed escludente, classista, dell’accesso e del godimento del patrimonio storico-artistico e culturale nazionale.

A Polignano a Mare, in provincia di Bari, quest’anno, durante il periodo natalizio, l’accesso al borgo antico medievale, per I non-residenti, era a pagamento: biglietto singolo 5 euro. È la mercificazione ultima, tanto banale quanto crescente, della città.

Quanto approvato nella Legge di Bilancio 2019 non mi sorprende. È una scelta coerente con la recente installazione dei tornelli di ingresso alle Fondamenta di Santa Lucia per “regolamentare” il flusso dei turisti. È  solo l’ultimo passo del cammino verso la città-zoo.

Vittorio Gimigliano 
(1970) Architetto, esperto di politiche urbane, housing sociale, pianificazione territoriale strategica ed economia solidale. E’ co-fondatore, nel 2010, di Officine Urbane. Nel 2013 avvia il progetto Urbanauti – viaggio ai confini della città, laboratorio permanente di ricerca indipendente sul rapporto tra comunità e spazio urbano. Dal 2014 coordina, a Reggio Emilia, il festival IT.A.CÀ – migranti e viaggiatori.

Blog IT.A.CÀ
Giovanni Nolè

IT.A.CÁ 2013 – Il turismo responsabile in festa

IT.A.CÁ migranti e viaggiatori: Festival del Turismo Responsabile

V Edizione – Bologna e altre città dell’Emilia Romagna // 25 maggio – 2 giugno 2013

REPORT 2013

*Foto di Marco Gambula

“Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze!”
Kostantin Kavafis

Il turismo come industria “glocal”, con competizione internazionale, ma offerta locale

Oggi il turismo è un’attività che ha la stessa importanza dell’industria e del commercio, è interessato da esportazioni e investimenti giganteschi e si dimostra, come nessun’altra attività antropica, resistente alla crisi e ai disastri. Ciò nonostante, richiama ancora lo svago, il viaggio o il riposo e, per la maggioranza dei nostri contemporanei, “fare turismo” è solo sinonimo di vacanza.

Malgrado una situazione di recessione prolungata, negli ultimi dieci anni il turismo rappresenta uno dei settori economici che ha avuto la crescita maggiore a livello mondiale.

La spesa dei turisti per viaggi all’estero è raddoppiata e si prevede che nei prossimi dieci anni aumenti di un ulteriore 50%. Il trend di crescita che caratterizza il turismo internazionale è costante e di lungo periodo: se i dati evidenziano come nel 2012 più di un miliardo di persone ha compiuto un viaggio all’estero per turismo, non bisogna dimenticare che questa evidenza è in atto già dal 1980 e si attende che la crescita sarà̀ sostenuta anche nel prossimo ventennio. Considerando i flussi che si sono realizzati, dai circa 280 milioni di passeggeri del 1980 si è passati ai circa 900 del 2010, e per il 2030 è atteso che i passeggeri raddoppino, fino a arrivare ai 1,8 miliardi annui. Si tratta dunque di un tasso di crescita attesa medio nel cinquantennio (1980 – 2030) del 4% annuo (UNWTO 2012).

*Foto di Lorenzo Olmo Lancelotti

La crescita costante del turismo, fenomeno che interessa tutte le diverse aree del globo, si configura dunque come un elemento da non trascurare in un periodo di recessione grave come quella attuale. Tanto più per quei Paesi che fino ad oggi hanno mantenuto un primato indiscusso per numero di arrivi di turisti internazionali e che oggi si trovano a dover fare i conti con un processo di globalizzazione che vede l’ascesa incalzante di nuove destinazioni.

Ne è consapevole l’Unione Europea (UE) che annovera il turismo tra le nuove priorità stabilite nella strategia «Europa 2020» volte a far si che l’Europa possa mantenere il primato di principale destinazione turistica mondiale. Consapevole del fatto che il turismo rappresenta la terza maggiore attività socio-economica dell’UE, generando più del 10% del PIL e fornendo circa il 12% dell’occupazione totale, la Commissione ha proposto un nuovo quadro di azioni coordinate in materia di turismo al fine di rafforzare la competitività e la capacità di crescita sostenibile del turismo europeo. Proprio così, la crescita sostenibile rappresenta uno dei quattro assi individuati dalla comunicazione 352/2010: nel nuovo quadro d’azione per il turismo europeo spicca infatti la necessità di «promuovere lo sviluppo di un turismo sostenibile, responsabile e di qualità».

Il turismo rappresenta un settore fondamentale anche per l’economia dell’Italia: anzitutto perché ha un forte peso sia in termini di PIL (circa il 9%) che di occupazione (circa il 10%); è inoltre un settore, forse l’unico, dove l’Italia ha un vantaggio competitivo forte e durevole nel tempo, da sfruttare per non perdere quote in un mercato internazionale che continuerà a essere positivo perché trainato dalla domanda delle economie ad alta crescita.

Lo dimostra il primo Piano Strategico per lo sviluppo del turismo in Italia, intitolato «Turismo Italia 2020. Leadership, Lavoro, Sud» pubblicato nel gennaio 2013, in cui si denuncia la perdita di competitività̀ del nostro settore turistico per rilevare come il Bel Paese abbia ancora un ruolo rilevante nel turismo internazionale. Infatti, nonostante l’Italia sia scivolata dal primo al quinto posto nella classifica mondiale delle destinazioni più visitate, il turismo rimane una risorsa importante sia in termini economici (le persone impegnate in questo settore sono circa 2,2 milioni, cioè mezzo milione in più di tutta la metalmeccanica), sia perché offre grandi opportunità per la valorizzazione del nostro patrimonio storico e artistico, sia rispetto alla comunicazione delle identità dei territori, e sia in termini di attrazione di nuove risorse per la loro conservazione e rivalutazione. Basti dire che il Country Brand Index 2012-2013 elaborato da FutureBrand su 118 Paesi, il «marchio» Italia è il primo al mondo per «l’attrattività legata alla cultura», il primo per il cibo, il terzo per lo shopping e nel complesso rappresenta «la prima destinazione dove i turisti vorrebbero andare». Eppure nella classifica finale, a causa di molti altri fattori, tra cui il rapporto qualità-prezzo, siamo solo quindicesimi.

*Foto di Luigi Savino

Dal piano strategico elaborato dal Governo si evincono le criticità dell’industria turistica italiana: problemi di governance del settore, promozione all’estero estremamente frammentata, nanismo delle imprese, limiti nella capacità di costruire prodotti turistici competitivi, infrastrutture insufficienti, formazione del personale inadeguata al mercato globale, difficoltà ad attrarre investimenti internazionali. E, soprattutto, si rileva la necessità di avviare un cambiamento culturale in grado di focalizzare «il turismo come un’industria “glocal”, con competizione internazionale ma offerta locale, per la quale è fondamentale un coordinamento forte ed efficace tra Governo, Regioni e Province Autonome» (ibidem, pag 41).

IT.A.CÀ: ospitalità di qualità e cura del buon vivere

Per quanto spetti a tutte le Regioni Italiane e al Ministero del Turismo (e beni culturali) unire le forze per affermare il Brand Italia sui mercati internazionali, la quinta edizione di IT.A.CÀ – Migranti e viaggiatori, festival del turismo responsabile si è posta in linea con alcune linee guida nazionali e regionali volte a migliorare la competitività del settore turistico. Nello specifico, il nutrito cartellone di eventi presentato tra il 25 maggio al 2 giugno 2013 ha mirato a definire percorsi di promozione turistica locale in diverse città e province della Regione sviluppando un’immagine unitaria del territorio emiliano romagnolo in chiave di sostenibilità e responsabilità.

*Foto di Adriano Cavaliere

Attraverso 150 eventi – mostre, iniziative in piazza, convegni e concorsi, visite guidate e itinerari in bicicletta, pranzi a Km 0, spettacoli, etc.3 – il festival ha mirato a promuovere una nuova idea del turismo, più etico e rispettoso dell’ambiente e di chi ci vive. Dall’ecoturismo al trekking, dal cicloturismo agli agriturismi, IT.A.CÀ conduce istituzioni, operatori economici, turisti e intere comunità a sperimentare modelli alternativi, dimostrando che oggi un altro turismo è possibile. Il festival non vuole essere solo la vetrina di progetti italiani e internazionali, ma offrire la possibilità di vivere in prima persona esperienze di turismo sostenibile alla scoperta dell’Emilia-Romagna. Superando la frammentazione che spesso caratterizza il comparto, abbiamo infatti creato una rete di strutture ricettive, enti e consorzi, che permettono di spostarsi da una città all’altra per conoscere in maniera autentica e sostenibile il territorio.

In sintesi, il festival è partito in centro a Bologna sabato 25 maggio con gli appuntamenti organizzati insieme a Slow Food e a Terra equa (festival del commercio e dell’economia solidali), per terminare nello stesso centro domenica 2 giugno in compagnia di Vinicio Capossela e Arto Lindsay (inserito nel festival di musica internazionale Angelica), in tandem con la “Borsa del turismo delle 100 città d’arte d’Italia”.

Tra i tanti eventi promossi a Bologna e dintorni, si segnalano i convegni su turismo e disabilità, a cui è seguito un itinerario attraverso i luoghi della città che più rispondono (o non rispondono) ai criteri di accessibilità, il convegno sul turismo sessuale, il workshop su turismo responsabile e associazioni di migranti, la conferenza sui trent’anni di viaggi col comune di Bologna e il world cafè: verso una carta etica per il turismo scolastico. Tra le diverse mostre fotografiche, segnaliamo “Viaggio artigiano” sulle botteghe storiche bolognesi, e “Lontananze e prossimità. Moçambique zoom zoom” con gli scatti del mozambicano Ricardo Rangel. Particolare partecipazione ha visto “Women Urban Game”, una maratona di lettura e scrittura collettiva interamente dedicata al racconto di viaggio al femminile.

Di fondamentale importanza si sono rivelati i contest lanciati prima e durante il festival. Oltre a “Itaca_Contest 2013”, la terza edizione del concorso di fotografia, illustrazione e racconti di viaggio che ha ricevuto quest’anno 270 opere da tutto il mondo, premiandone 7; si segnala “Adotta 1 turista”, concorso riservato a idee originali di ospitalità, che ha ricevuto 37 proposte e 7.000 visitatori web, premiando il “Giro del giorno in 80 mondi” proposto dagli studenti provenienti da Guinea Conakry, Marocco e Pakistan di una classe di italiano di Cento, che invitano a passare una giornata insieme a loro alla scoperta di sapori, lingue e musiche esotiche. Tra gli altri contest, importante partecipazione ha caratterizzato “#itacainbici”, attraverso cui cicloturisti hanno pubblicato su Instagram fotografie di escursioni e altri momenti del festival, nonché il concorso “Talento italiano 2013”, promosso da Aitr, Università Luiss Guido Carli e da SL&A Turismo e territorio, che ha premiato le idee più originali tra gli oltre 30 partecipanti.

Ma quest’anno IT.A.CÀ ha coinvolto anche Parma, Reggio Emilia, Ferrara e Rimini. Proprio in riviera si è tenuta la “Passeggiata di Ulisse” sulla spiaggia, alla scoperta dei sapori autentici della Valconca e della Valmarecchia. A Parma, oltre al già citato “Adotta 1 turista”, è stato premiato anche il concorso fotografico “Un altro punto di vista”, teso a immortalare la città e i suoi abitanti. A Ferrara, “Il Sentiero del comandante Bulow” ha esplorato i luoghi simbolo della lotta partigiana nella zona del delta del Po, mentre a Cerreto Alpi (Reggio Emilia) si è svolto il convegno nazionale delle cooperative di comunità, con la festa del decennale dei “Briganti di Cerreto”. Quest’ultimo evento, basato sul coinvolgimento delle comunità, appare come l’emblema di un festival che vuole ridefinire in senso responsabile e sostenibile il fenomeno turistico in chiave “glocale”.

Come è emerso dal convegno di Cerreto Alpi, infatti, il turismo rurale, comunitario e responsabile della nostra Regione, ma non solo, dovrebbe essere incentrato su un’offerta turistica organizzata dalla comunità che vive il territorio, sostenibile e integrata con l’economia locale e con le dinamiche sociali della popolazione residente, volta a integrare le tradizionali fonti di reddito, attenuando la concentrazione del reddito nelle mani di investitori extra-territoriali. Strumento ottimale per evitare la “museificazione” e recuperare un’identità in continuità con la tradizione, il passato e la vocazione del luogo, il turismo di comunità risulta vincente anche per contenere fenomeni di isolamento sociale e territoriale, oltre che di degrado ambientale e socioculturale. Coniugando l’ethos dell’ospite con l’ethnos dell’ospitante, questo tipo di ospitalità offre al turista l’opportunità di esperire un arricchimento umano e culturale, sperimentando l’ospitalità in famiglie o nuclei sociali comunitari locali, condividendo con essi vita quotidiana, lavoro, momenti di aggregazione e di discussione, in un contesto in cui scambio e conoscenza reciproca diventano il vero valore aggiunto del turismo.

Proprio quello che IT.A.CÀ si propone di promuovere e realizzare, ovvero: nuove forme di turismo che abbiano una componente proattiva e maggiormente sostenibile all’interno di un contesto vacanziero più autentico, in linea con le nuove aspettative di coinvolgimento, conoscenza ed esperienza performativa.

Infine, proponendo un progetto comune a larga scala che mette insieme pubblico e privato, il festival ha voluto promuovere il territorio, dalla pianura alla montagna, anche con l’offerta di 30 pacchetti turistici comprensivi visite guidate, escursioni, degustazioni e pernottamenti in alberghi, bed & breakfast e agriturismi da Parma a Rimini. Si è in questo modo cercato di favorire il coordinamento tra gli Enti pubblici, le associazioni e gli imprenditori, costruendo un’offerta turistica mirata e una promozione integrata, in grado di valorizzare tutte le peculiarità culturali, artistiche, enogastronomiche, paesaggistiche ed economiche di un territorio che mira ad entrare a far parte dei grandi circuiti turistici.

La forza della rete

La quinta edizione del festival del turismo responsabile “IT.A.CÀ: migranti e viaggiatori” è stata promossa e organizzata dall’associazione Yoda e dalle ong Cospe, Cestas e Nexus Emilia-Romagna insieme all’Associazione italiana turismo responsabile (Aitr), con i patrocini di Comune di Bologna e Parma, Provincia di Bologna e Parma, Regione Emilia-Romagna e in collaborazione con una rete formata da oltre 100 realtà locali, regionali e internazionali, dall’Anpi al Wwf.

Di seguito potete scaricare i report della V Edizione IT.A.CÀ 2013

Report ITACA 2013
Report Itinerari ITACA 2013
Piano Comunicazione ITACA 2013
ITACA Indice rassegna stampa 2013

Pierluigi Musarò
Direttore Artistico IT.A.CÀ

Sonia Bregoli
Direttore Organizzativo IT.A.CÀ

Viaggio alla fine dello sgabuzzino

La costa del Kenya è tra le mete esotiche più frequentate dagli italiani e, come Santo Domingo, isole tailandesi e altre “splendidi cornici”, è una destinazione in cui molti italiani vi trascorrono molto più tempo che per una vacanza ordinaria, diventandone semi-residenti.

Resort a Malindi

Alcuni definiscono la semi-residenzialità un eterno viaggio; in realtà non si è mai in nessun luogo: non sei qui, non sei lì. Ciò nonostante a molti piace come situazione, tanto che chi se lo può permettere, chi si ritrova sufficientemente solo o è in fuga da qualcosa, può decidere per il gran salto, grande a metà…

A coloro invece, che con i semi-residenti ci devono interagire, piace assai meno. Accade spesso che i semi-residenti non siano benvoluti, il livello di interazione con la popolazione locale tende a fermarsi a un livello superficiale, così come l’integrazione, annichilita da una socialità limitata ai confini della “cerchia” della comunità italiana del luogo. Spesso a causa della drammatica ignoranza linguistica, il contatto con i locali e altre nazionalità, si limita al minimo indispensabile. Ma non è solo questione di lingua; i pregiudizi sono forti e i luoghi comuni strutturali: usi e costumi ritenuti ancora selvaggi, modi di vivere considerati arretrati, gli stessi atteggiamenti – solo perchè diversi – spesso etichettati di approssimazione, pigrizia, incuria, scarsa affidabilità.

Rispetto alla povertà endemica di molti dei contesti che si estendono fuori dalle mura del resort o del centro residenziale, l’atteggiamento tende a essere d’indifferenza, paternalismo nella migliore delle ipotesi. È faticoso compiere sforzi per capire ragioni di realtà così diverse dalla nostra, più facile far comprare al boy un sacco di riso e distribuirlo nei dintorni per le feste comandate, o sbarcare in una scuola, una qualsiasi, la prima che capita, a inizio anno con un bel scatolone di biro e quaderni... Elemosina, pietà, paternalismo, poco altro, poco oltre. L’indotto economico per le popolazioni locali è limitato. Ci guadagnano soprattutto le società immobiliari che vendono case, resort, villette (di società che spesso non sono del paese); ci guadagna qualche importatore (spesso nostro connazionale) sugli alimenti di base dell’irrinunciabile italianità; ci guadagnano i ristoranti e le discoteche delle vicinanze (anche queste gestite da altri semi-residenti di varia nazionalità o da grandi gruppi di business nazionale e internazionale). E ci guadagna, ma molto meno, il personale locale di cui il semi-residente ha bisogno per districarsi tra i servizi del luogo in cui semi-vive e che da solo fatica a gestire: spesa al mercato, riparazioni, manutenzioni, trasporti e altro.

© Streetgangs.com

Per queste esigenze il semi-residente assume e licenzia personale a seconda dei suoi periodi di bisogno; il resto dell’anno, non è un suo problema come sopravvive colui e colei a cui – quando semi-risiede – si affida in toto. Assume con salari stabiliti dalla comunità locale in base a un “tu quanto gli dai?” dai rarissimi adeguamenti inflazionistici e comunque lasciato al buon cuore di chi decide. Emolumenti zero, liquidazioni mai, condizioni abitative spesso deplorevoli, anche quando il lavoratore resta presso l’abitazione semi-risieduta, magari in postazioni-alloggio per guardiani, sottoscala da topi per le domestiche… E ovviamente nessuna previdenza, se non qualche farmaco pagato perché l’assenza dal lavoro non duri troppo.

L’esercito di lavoratori che ruota intorno alla vita di queste località turistiche non gode di condizioni migliori; si tratta di Paesi con sindacalizzazione inesistente, livello pervasivo di ingiustizia sociale e sistematica prevaricazione sui più deboli. Tutto il necessaire per permettere a chi utilizza i servizi di godere di prezzi bassissimi, garantendo che la località attragga sempre più presenze; presenze da cui attingere preziosa valuta estera attraverso tasse di importazione, visti di varia durata, impieghi di suolo nazionale; tanta valuta che finisce nelle casse dei maggiorenti, politici o imprenditoriali, o nei bilanci di multinazionali dell’immobiliare, della sicurezza, della distribuzione… Solo le briciole arrivano alla moltitudine di persone in quotidiana lotta per la sopravvivenza a cui il semi-residente più o meno ignaro affida i propri averi, la propria protezione, i propri figli e tutto il ‘semi-resto’ della sua superficiale presenza.

Resort a Watamu Bay - Mayungu © Bresciaoggi.it

Sulla paradisiaca costa keniota, solo nel mese scorso, si sono verificati due attacchi piuttosto cruenti nei confronti di italiani vacanzieri. È che in Africa quando le situazioni deteriorano e le tensioni esplodono, le vie di mezzo sono rare ed episodi come questi se ne sono verificati in gran numero, ma i resoconti non si avventurano mai in analisi complesse, tanto poi c’è poco da fare. Il fatto che un gruppo di soggetti porti benessere in una zona desolata e si ritrovi ricambiato con rapine, furti, brutalità, è una cosa che crea sgomento, ma non più di tanto, considerata la presunta arretratezza culturale dei locali, i loro costumi selvaggi e tutto il mondo dei pregiudizi che grava attorno a questo mondo…

Mi rendo conto: è questo un mio un ritratto sconvolgente, ma reale, di una categoria sociale imprecisa che comprende anche persone che in alcuni casi si adoperano e creano cooperazione civile; un ritratto impreciso però tracciato sulla base di quanto osservato per oltre un decennio durante i miei mandati umanitari e di cooperazione internazionale passando per luoghi come Pukhet, Samui, Cape Skirring, Saly, Bali, Assinie, Bassam, Sassandra, Malindi, Mayungu, Nosy Be e tanti altri. Luoghi in cui ho incrociato persone che hanno compiuto scelte radicali di vita, si sono spostati  e corrono rischi anche gravi, tutto per vivere in un “lì” che può anche essere un qualsiasi altro posto sul globo. Come se, con tutto il loro presunto viaggiare, si fossero ritrovati senza essersi mossi di un millimetro nello sgabuzzino della loro vecchia casa. Al buio.

Redazione Blog IT.A.CÀ
Manuel Finelli

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