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Mi sono perso in Appennino | Intervista allo scrittore e camminatore Gian Luca Gasca

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

oggi nel nostro blog partiamo con una citazione: “È questa la bellezza dell’Appennino. Sono montagne che muoiono e risorgono ogni tanto dall’abisso. Tremano e per un attimo stanno sulla bocca di tutti per poi ricadere nel dimenticatoio dove finiscono le specificità italiane.” – cit Gian Luca Gasca.

Gian Luca Gasca

Siamo in compagnia di Gian Luca Gasca, autore del libro “Mi sono perso in Appennino”, presentato all’interno di a IT.A.CÀ Bologna, domenica 3 Giugno a Grizzana Morandi (nell’Appennino bolognese). Camminatore, reporter e scrittore di montagna nonché viaggiatore e cultore della montagna. Amante dei viaggio con lo zaino in spalla nel 2014 inizia ad organizzare una traversata delle Alpi che lo ha portato a stravolgere la sua carriera cambiando completamente lavoro.

Il libro “Mi sono perso in Appennino” nasce da un viaggio che hai intrapreso dal Colle di Cadibona ai Monti Nebrodi lungo oltre 200km. Ci parli di quell’esperienza?  

Si è trattato di un’esperienza particolare. Sono partito per questo viaggio che non conoscevo quasi le montagne appenniniche. Sono partito con tutti i pregiudizi di un alpino che ha sempre considerato queste montagne territori secondari, cime minori.

Pochi giorni dopo essere partito ho invece iniziato a cambiare idea. Mi sono dovuto ricredere scoprendo mano a mano delle alture sempre più interessanti e vive. Terre alte dalla storia antica, luoghi rimasti intonsi nella tradizione. 

È stato un viaggio quasi un viaggio di maturazione che mi ha permesso di scoprire volti della montagna che ancora non conoscevo.

Qual è la cosa che più l’ha sorpresa in questo viaggio?  

L’abbandono come la resistenza. L’Appennino è costellato di storie romantiche di storie di resistenza che si intrecciano strettamente con l’abbandono dei luoghi. C’è chi se ne va in cerca di una vita migliore e più facile, c’è chi scende a valle in cerca delle comodità della città. Ma c’è anche chi resta e lotta per far vivere quelle terre d’altura. Spesso sono singoli, oppure piccoli gruppi di cittadini, che vanno avanti con le proprie forze trovando raramente l’aiuto delle istituzioni. Sono persone con un forza di volontà incredibile perché non sempre è facile andare avanti da soli. È stato davvero sorprendente scoprire questo tra le montagne appenniniche.

Che consiglio daresti a chi si volesse apprestare a intraprendere un cammino nell’Appennino per la prima volta?  

Di lasciar perdere tutti gli stereotipi e dimenticare gli schemi mentali. Così facendo potrà godere appieno della bellezza di questi luoghi.

Con IT.A.CÀ festival vogliamo promuovere un tipo di turismo diverso, un turismo responsabile, e lo facciamo affrontandolo da diversi punti di vista. Secondo te come deve essere un turismo responsabile?  

Responsabile è sinonimo di affidabile. Credo debba essere la denominazione stessa del turismo a dare un imprinting al modo di vivere in territorio: con rispetto e coscienza. Rispetto inteso nelle sue mille sfaccettature: dal non sporcare, al non vandalizzare; dal rispetto di tradizioni, usi e costumi locali al rispetto del diverso.

Terremoto 2016 nel centro di Amatrice, Lazio.

Blog di Gian Luca  

Buon viaggio e buon Appennino amici viaggiatori e amiche viaggiatrici, ma prima di mettersi in cammino o durante leggetevi il suo libro: merita davvero 😉

Blog IT.A.CÀ
Giulia Freguglia

 

A memoria d’uomo – Borghi dell’Appennino tra vita e abbandono | Intervista al fotografo Ivano Adversi

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici

oggi nel nostro blog siamo di nuovo in compagnia del fotografo bolognese Ivano Adversi, nostro

Ivano Adversi

caro compagno di viaggio, ma anche responsabile insieme a Cristina Berselli della sezione IT.A.CÀ Fotografia per la tappa bolognese, una collaborazione che dura da qualche anno con l’associazione TerzoTropico di cui è socio fondatore. 

In questa occasione lo intervistiamo per farci raccontare questo suo nuovo lavoro fotografico dedicato all’Appennino bolognese, che in questa edizione 2018 è stato protagonista della nostra tappa bolognese,  che avrà luogo a Grizzana Morandi presso i Fienili del Campiaro dal 21 luglio al 23 settembre 2018. 

Com’è iniziata la sua passione per la fotografia e come ha iniziato a farsi strada in questo campo?  

Il mio interesse per la fotografia è nato insieme alla passione per i viaggi. L’occasione si è presentata con l’acquisto, tramite un amico che tornava da Singapore, della mia prima reflex seria, una Canon F1. Da allora non ho mai smesso, con alterne fortune di fotografare. Prima fotografia di reportage e naturalistica, poi via via altri settori. Cataloghi di agenzie di viaggio, articoli su riviste specializzate, mostre e volumi fotografici. Il primo, come coautore e al quale sono particolarmente legato si chiama Destini Incerti. L’argomento erano animali in pericolo di estinzione, fotografati in diversi continenti: Africa, Asia, Americhe. Da allora sono seguiti altri volumi, su vari argomenti.

È evidente dai suoi progetti in terre straniere la sua passione per la natura e la sua propensione antropologica. Come si rapporta alle nuove realtà e comunità con cui entra in contatto?  

Devo dire che nel tempo ho modificato, o meglio ampliato, i miei interessi. Non solo paesi esotici e lontani, soprattutto culturalmente, ma anche luoghi e soprattutto situazioni molto vicine, ma sempre particolari.

L’approccio non è molto diverso da quello che altri miei amici e colleghi fotografi, con alcuni dei quali spesso collaboro, utilizzano quando realizzano il loro progetti.

Ideazione del progetto, ricavato da conoscenze personali, scambi di idee con altri fotografi o giornalisti o semplicemente amici, studio accurato delle condizioni, ricerca di collaborazioni e contatti necessari nel luogo scelto e  programmazione il più possibile accurata. Poi, come succede spesso, al momento dell’arrivo e dell’inizio del lavoro, ci si rende conto di dover improvvisare al momento.

Con le realtà che contatto cerco sempre di instaurare un rapporto di amicizia e collaborazione, siano esse in posti sperduti come in luoghi più semplici, come l’Europa. Massimo rispetto delle realtà trovate, ma tensione continua verso l’obiettivo, che è riportare a casa le immagini migliori e più interessanti possibile

Parlando invece della sua mostra “A memoria d’uomo – Borghi dell’Appennino tra vita e abbandono”, che avrà luogo a Grizzana Morandi dal 21 luglio al 23 settembre, può spiegarci meglio il significato del titolo “A memoria d’uomo”? A cosa si riferisce?  

L’idea della mostra sui borghi dell’Appennino è nata in seguito ai contatti con le realtà di quei luoghi. Questo dovrebbe essere una parte propedeutica a un lavoro più ampio, che dovremmo svolgere con un gruppo, quasi tutto al femminile coordinato dalla nostra associazione TerzoTropico, che comprende non solo fotografi ma anche altre professionalità come giornaliste, curatrici di mostre, grafiche.

Chiapporto

Il titolo nasce da un’idea di Cristina Berselli, presidente di Terzotropico e coordinatrice del futuro gruppo di lavoro che dicevo prima, intende rappresentare gli Appennini come un luogo da sempre fortemente antropizzato, dove l’uomo ha trovato modo e spazio per vivere e costruire zone abitate, come appunto i borghi. Per noi l’Appennino è una montagna a misura d’uomo e che conserverà sempre la memoria dell’uomo. L’idea di vederli in qualche modo svuotarsi non ci convince e non ci piace. Preferiamo che questi antichi spazi vengano di nuovo occupati e vissuti, seza però per questo snaturare la loro identità.

Ha scelto di inserire nella locandina un estratto di una canzone di Guccini che elogia la vita di montagna, lontana dal caos cittadino. La sua mostra conferma le parole del cantautore riguardo la vita nei campi, o ne mette in luce anche gli aspetti meno gradevoli?  

A questa domanda risponderò in maniera abbastanza sintetica. Io non sono un nostalgico della vita bucolica e agreste. Io sono sicuramente un abitante della città e non esalto sicuramente come il massimo della vita il lavoro dei campi. Mi piace però l’idea che, pur mantenendo luoghi naturali integri e non assaliti da un turismo di consumo ma apprezzati e goduti come si presentano, ci sia la possibilità di vivere, come dicevo prima, in un ambiente da sempre rifugio dell’uomo.

Qualto

L’importante è che abitare non voglia dire distruggere e piegare alle proprie esigenze, anche le più deleterie, gli ambienti che frequentiamo. Per questo apprezzo molto il lavoro di It.a.cà e, come associazione collaboriamo volentieri a questo festival, che spero si allarghi sempre più e riesca a infondere nelle persone il rispetto degli ambienti. La mostra intende unicamente mostrare la possibilità che i luoghi dell’Appennino possono vivere e non scomparire o diventare semplicemente delle occasioni per scampagnate domenicali di lunghe code di auto.

In che misura ritiene importanti la fotografia e mostre come questa per dare un po’ di visibilità in più a luoghi e comunità altrimenti destinati a rimanere nell’ombra?  

La nostra è la civiltà dell’immagine, come si dice, ma troppo spesso chi la fa da padrone è il cosiddetto progresso, a scapito di stili di vita non coerenti con l’idea che il “libero mercato” offre. Ci sono migliaia di fotografi che ogni giorno combattono contro questo modo commerciale di rappresentare e diffondere la realtà. La mia, anzi la mostra organizzata da TerzoTropico, intende essere non più di uno stimolo a ripensare il nostro modo di vivere e concepire l’ambiente che ci sta attorno. Quando sento che la maggior risorsa della montagna dovrebbe essere ancora legata agli impianti da sci, anche se ho sciato fino a tempo fa, mi rendo conto che non possiamo andare lontano

Scola

Salvaguardare l’ambiente vale per l’Appennino come per le sterminate distese della savane africane, altro luogo a me molto caro, per le foreste amazzoniche o i ghiacci dei poli, per gli animali in pericolo di estinzione, per ritornare all’inizio di questa intervista, come per quelli delle montagne vicino a casa nostra.

Info associazione TerzoTropico

Ringraziamo Ivano per averci raccontato questa sua nuova mostra fotografica dedicata al bellissimo territorio dell’Appennino a cui vi invitiamo, amici e amiche, di andare a visitare se siete dalle parti di Grizzana Morandi ––– di seguito l’invito!

Blog IT.A.CÀ
Irene Pinto 

L’agenda degli eventi | Un viaggio nei festival d’Italia

Il nostro Paese ogni anno offre centinaia di eventi culturali, le cui caratteristiche sono straordinariamente varie: cambiano le tematiche, i luoghi, spesso splendidi, che ne sono scenario, gli obiettivi e la capacità di coinvolgimento, le dimensioni del budget. “L’agenda degli eventi” è il primo repertorio ragionato degli eventi culturali e dei festival in Italia, suddivisi in 15 categorie con 101 schede descrittive complete e decine di altri eventi selezionati per argomento: pensiero, musica, teatro, cinema, ma anche eventi ludici, enogastronomici e di consumo critico in tutta Italia. 

101 festival imperdibili: rassegne, saloni, manifestazioni e giornate a cui partecipare almeno una volta nella vita. Si passa dall’incontro con un Nobel per l’economia alla lettura in piazza dei diari di persone comuni; da una tragedia in un teatro classico alla musica dei buskers nelle mille piazze italiane; dalle lectiones di illustri filosofi sui temi di attualità ai reportage dei fotografi di guerra; dai riti antichi del carnevale a quelli moderni dei makers; dai guru dello yoga a quelli delle birre artigianali. 

“L’agenda degli eventi” fornisce – in sintesi – le coordinate aggiornate di centinaia di manifestazioni, per coppie o per famiglie, per grandi e bambini, per asceti e per golosi, dedicando particolare attenzione ai temi del cibo e del vino autentici, della convivialità e della “contadinanza” e alle numerose manifestazioni legate all’economia solidale, all’ecologia e all’ambiente, al paesaggio e alla legalità, temi che dal 1999 sono il focus dell’attività editoriale di Altreconomia.

Gli eventi culturali sono uno tra i più potenti motori di sviluppo economico e turistico del nostro Paese: molti tra i festival e le manifestazioni segnalati da “L’agenda degli eventi” sono diventati infatti in questi anni un vettore di riscoperta per territori, troppo frettolosamente dimenticati o rimasti isolati per ragioni geografiche, economiche o per pregiudizi sociali. Ne sono testimonianza i numerosi eventi che hanno luogo in “aree interne” poco battute dal turismo di massa o nelle isole principali e minori.

Lo conferma, nell’intervista che apre il volume, Giulia Cogoli, già ideatrice e direttrice del Festival della Mente di Sarzana e oggi direttrice del festival Dialoghi sull’uomo di Pistoia, che fa il punto sullo “stato degli eventi” in Italia e sul loro senso: “Credo che i festival di approfondimento culturale stiano influenzando, nelle rispettive città, province e regioni, un’intera generazione, a cui viene spiegato, attraverso un esempio reale, partecipato e allegro, il senso di cosa significhi fare e condividere cultura (…)”.  

Vi ricordiamo che siamo citati anche noi del festival IT.A.CÀ al suo interno e ne siamo super felici 🙂

Il libro – tascabile – ha tre comodi indici, per tema, per data e per luogo. 

“L’agenda degli eventi. Guida per i viaggiatori alla scoperta di pensiero e letteratura, musica, cinema e teatro, cibo, vino e ambiente in Italia. 101 eventi da non perdere”, a cura di Massimiliano Perna con la collaborazione di Cinzia Morgante – 176 pagine, 14,50 euro – Altreconomia edizioni.

Link: https://altreconomia.it/prodotto/lagenda-degli-eventi/

Buona lettura e buon divertimento: sempre però in maniera sostenibile 😉

Sonia Bregoli 
Responsabile Comunicazione IT.A.CÀ

IT.A.CÀ spiega le vele verso nuovi orizzonti: tra l’Appennino bolognese e il mondo.

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici

a qualche decina di chilometri dal centro di Bologna, si trova Madonna dei Fornelli, una frazione del comune di San Benedetto Val di Sambro sull’Appennino bolognese, il luogo dove un tempo c’erano i carbonai che accendevano i fuochi e forgiavano le mura della città, oggi tappa d’obbligo della Via degli Dei.

Proprio qui, tredici giovani hanno fondato la cooperativa paese la “Foiatonda” per ridare nuova vita al territorio e valorizzare a pieno l’opportunità data al turismo dalla Via degli Dei, utilizzando il sapere di ciascuno e la voglia di condividerlo per lo sviluppo locale. 

Per questo, noi di IT.A.CÀ abbiamo deciso di celebrare con loro la giornata mondiale del turismo responsabile, il 2 giugno, insieme ai nostri ospiti internazionali, Marina Cruz Blasco – specialista di turismo sostenibile della Koan Consulting, Jean Marc Mignon – presidente dell’Organizzazione Internazionale del Turismo Sociale (OITS) e Maurizio Davolio – presidente dell’Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR), in visita a Bologna per conoscere il festival sul campo e portarlo in Europa.

Per raccontare loro cosa è IT.A.CÀ, il turismo di comunità e cosa vuol dire promuovere il “becoming” di una destinazione, facendone scoprire il fascino e l’esotico dietro casa, abbiamo preso il treno e ci siamo diretti verso la stazione di San Benedetto Val di Sambro. Da qui in poi, la nostra giornata di formazione, si è trasformata nell’accoglienza in una nuova casa.

 “Queste sono le mani di mia madre. Queste quelle di Tessa, mia nipote. E invece queste sono le mie, mentre provo a intrecciare un cesto di vimini!” 

Cosi Alessandra, membro della cooperativa, guida soffice, curiosa e sorridente del nostro viaggio, mi ha presentato il volantino della neonata cooperativa. Ci ha spiegato che è nata da una volontà comune di mettere insieme ognuno le proprie competenze per valorizzare il proprio territorio, ma soprattutto per migliorare anche se stessi insieme alla comunità.

La nostra prima tappa è alla Fattoria Ca’ di Monti da Jessica, una forza della natura. 24 anni, un velo di timidezza, lo sguardo fiero e una passione fluttuante nell’aria mentre ci parla di come abbia iniziato la sua attività 3 anni fa, recuperando il podere del nonno e arrivando ad allevare ad oggi 130 capre. Ogni giorno vive i ritmi della montagna, si prende cura delle proprie capre, studia ricette e crea formaggi che sono delle opere d’arte culinarie.

La salutiamo e proseguiamo verso il Borgo di Qualto, dove il tempo deve essersi fermato. Un abito appeso pronto per la Comunione. Una fontana con l’acqua che scorre lenta. Un’osteria appena riaperta, simbolo di rinascita per l’Appennino. Degli anziani bevono un vino. I sassi e le case vorrebbero parlare dei loro secoli di storia. La pace di un borgo uscito dalle fiabe.

Torniamo alla realtà e proseguiamo il nostro viaggio di scoperta dell’Appennino bolognese nel regno di Alessandra, la Falegnameria Vaccari. Qui ci fa vedere la passione per l’artigianato con cui dall’inizio del ‘900 portano avanti l’attività di famiglia. Le mani del padre sul faggio, quasi una carezza, che sapientemente ci parla dei diversi legni e di come li lavora. Passiamo poi a trovare sua sorella, Marinella, al negozio in paese, a Madonna dei Fornelli. 

Avete presente quando si entra in casa, sotto le feste, con la tavola decorata e i mobili della cucina sistemati per accogliervi? Ecco, questa è la sensazione entrando in questa mini boutique del legno. Ci fermiamo incantati a guardare Tessa, la figlia di Marinella, realizzare un gufetto di legno, con le sue piccole mani, le stesse della fotografia.

Arriva il momento del pranzo!

Un’ accoglienza degna del suo nome a casa di Walter, presidente della cooperativa e organizzatore del nostro “tour”, creativo e pittore ! Tra i cavalletti per dipingere al lago pronti per il giorno seguente, ci fa trovare crescentine e salumi dell’Appennino, del vino e gli immancabili formaggi di Jessica! 

A sorpresa arriva Elisa, che ha un’attività lì di fianco, a portarci delle frittelle di castagne con ricotta. Riceviamo un po’ di Appennino da parte di tutti! A tavola Walter e Alessandra ci parlano del loro progetto, della loro idea di turismo e di come vogliono preservare la piacevolezza dell’incontro con i propri visitatori. 

Walter ci porta nel suo studio da artista dove a volte ospita anche i turisti di passaggio, tra i dipinti e i materiali con cui guarda e fa guardare il mondo.

Studio artistico di Walter Materassi

La nostra scoperta dell’Appennino continua con un’altra delle colonne della cooperativa. È Marilena. Ha una bottega in paese, impaglia cestini e li riempie di funghi. Insieme ad altri ragazzi della cooperativa, si prende cura dei sentieri. Quindi è lei una di quelle fate nascoste pulisce i sentieri…!, le dico. Lei sorride. Di lei ci colpisce la falcata nei prati, la memoria di ogni singolo ramo.

Ci accompagna nel sentiero fino al Lago di Castel Dell’Alpi, l’unico lago naturale della zona bolognese, da cui nasce “l’acqua che porta al Nettuno”. Qui Walter porta i suoi “allievi” a dipingere con Painting Appennino, per fermarsi a guardarne i dettagli e vivere il paesaggio. Per ricordarci che se ci si ferma, si colgono diverse sfumature. Ci riappropriamo della lentezza.

Ad aspettarci qui incontriamo Mauro e la sua famiglia. Lui è appassionato di Mountain Bike e della Strada Romana sulla Via degli Dei, dove accompagna chi come lui vive il mondo a due ruote. Ci racconta di come con la Via degli Dei il turismo sia ripartito in Appennino, ma di come questo deve essere trasformato in un’opportunità per far scoprire quei territori che non sono sulla via. Perché qui di vie ne passano tantissime. L’Emilia Romagna conta ben 14 sentieri, un crocevia di cammini!

E così, ci dirigiamo verso l’ultima tappa, la Strada Romana di Pian di Balestra, per vedere uno dei tratti più affascinanti della Via. All’ombra del bosco che ci ripara dal gran caldo di queste giornate di giugno, ormai amici, mixando lingue e comunicando a gesti quando necessario, camminiamo su queste strade già tracciate oltre 2000 anni fa e riscoperte solo da poco più di vent’anni, quasi per caso. CI raccontano di come queste terre vivessero di turismo e villeggiatura negli anni 60 e di come tutto sia cambiato con lo spopolamento della montagna e il diverso modo di vivere le vacanze. L’entusiasmo è contagioso quando parlano dei progetti che hanno in mente e che stanno già realizzando!

Finisce qui il nostro incontro con la comunità, non prima di una birra da Skal, aperto da poco meno di un mese, un altro segno di vitalità dell’Appennino. Ci salutiamo con l’arrivederci alla prossima, come si fa con gli zii dopo il pranzo della domenica.

L’artista Walter Materassi 

Scambiamo impressioni, tornando verso Bologna, da dove i nostri amici prenderanno i loro voli per tornare a Madrid e Parigi. Il turismo responsabile è un valore per il territorio, non solo per le comunità dall’altra parte del mondo. È un valore anche per le nostre comunità, preziosissime. Per le nostre montagne e i nostri borghi che possono vivere di nuovo entusiasmo grazie ad un turismo attento, di qualità, consapevole.

Un turismo autentico, come quello che IT.A.CÀ promuove e sostiene da 10 anni.

I nostri ospiti tornano a casa, dopo averne trovata un’altra. E noi li seguiamo, in attesa di vedere IT.A.CÀ aprire nuove case anche in Europa, alla scoperta di chissà quali comunità e meraviglie.

Perché quel che conta non è la meta, ma come ci si mette in cammino.

Grazie a Marina, Jean Marc e Maurizio per esserci venuti a trovare. Grazie a Walter, Alessandra, Jessica, Marilena, Marinella, Tessa, Mauro e gli amici dell’Appennino bolognese e della cooperativa Foiatonda per l’ospitalità e per condividere i valori di IT.A.CÀ.

Al prossimo viaggio!

Blog IT.A.CÀ
Annalisa Spalazzi 

IT.A.CÀ Migranti e Viaggiatori, il primo e unico festival italiano di Turismo Responsabile, saluta il tour bolognese e si sposta in altri 13 territori

Il dopo Festival di Bologna (25 maggio – 4 giugno) | Le prossime tappe italiane fino al 30 ottobre.

Si chiude con grandissima partecipazione e condivisione la 10a edizione del festival IT.A.CÀ nella città delle due torri, protagonista per 11 giorni di tanti appuntamenti e momenti di aggregazione sul tema del Turismo responsabile. Un compleanno importante che ha siglato dieci anni di lavoro e riconfermato il consenso di oltre 300 realtà coinvolte e ben 13 tappe nazionali, in partenza fino a ottobre.

Nuovi orizzonti, temi attuali, idee innovative e tanto entusiasmo: questi i principali ingredienti di una edizione che ha raccolto migliaia di visitatori in città e in Appennino.

Sì, perché il festival quest’anno ha allargato i suoi orizzonti, dedicando l’ultimo weekend di appuntamenti (1-3 giugno) alle terre dell’Appennino bolognese, dando voce alle eccellenze locali e facendosi promotore di un turismo responsabile in un’area ricca di storia, di opportunità e di eccellenze naturali e culturali.

MIGRAZIONI, ACCESSIBILITA’ UNIVERSALE, OVERTOURISM e CULTURA DEI VIAGGI SLOW, sintetizzano i quattro macro temi del festival, attorno ai quali si sono alternati moltissimi momenti di confronto e progettualità, insieme a proiezioni di film e documentari, presentazioni di libri, performance, laboratori, escursioni a piedi e a pedali, trekking e itinerari esperienziali.

Simona Tedesco (Direttrice “Dove Magazine”). Foto di Noemi Usai.

Il merito di IT.A.CÀ, anche in questa decima edizione, è quello di esser riuscito a mettere in luce molti soggetti attivi nella città di Bologna, ascoltandoli e stimolandoli a collaborare in un dialogo mirato alla co- progettazione. Il risultato è stato di grande successo: nei numeri, nei contenuti e nelle riflessioni sollecitate.

Travel blogger, volontari, turisti, cittadini, visitatori ed esperti del settore si sono sparpagliati nelle varie location pensate per il festival: dal cuore verde delle Serre dei Giardini Margherita – spazio pubblico rigenerato e restituito alla città – alle sale del MaMbo, di Palazzo Malvezzi, de L’Altro Spazio, del Loft Kinodromo, del Mercato Sonato e di vari Dipartimenti universitari, fra i quali quello di Storia Culture e Civiltà, dove si è tenuta una due giorni di convegni e focus group partecipatissimi su innovazione, sostenibilità e accessibilità del turismo contemporaneo, a cura dell’ Università di Bologna e del MiBACT.

Foto di Noemi Usai – Mercato Sonato a Bologna

E ancora, dagli incontri in Piazza Verdi, alla pedalata notturna in partenza dalla Velostazione Dynamo, dalle mostre fotografiche della Millennium Gallery e della Qr Photogallery, al convegno su ospitalità e welfare interculturale nell’ Auditorium Damslab. In questa sede, si è anche svolta la premiazione dei vincitori del #UniTurisBo – IT.A.CÀ, Unibo e Città Metropolitana di Bologna. In ordine di premiazione:

  • Anna Magli – foto Piazza Verdi
  • Mattia Gervasi – foto Via delle Belle Arti
  • Domenico Buoniconti – foto Museo della Specola

Foto vincitrice del challenge instagram #UNITurisBO di Annal Magli

Di grande interesse e partecipazione l’incontro d’apertura Migrantour, un passo in avanti!
Un’occasione di confronto fra diverse culture e un aiuto all’integrazione attraverso la cultura e la scoperta dell’altro. Durante la conferenza, guide provenienti dall’esperienza di Milano, Torino, Genova, Catania, Roma, Firenze, Cagliari, Pavia, Napoli e Bologna, hanno riportato la loro testimonianza al pubblico e raccontato di suggestive passeggiate multiculturali, in compagnia di cittadini migranti di prima o seconda generazione, originari di tanti paesi del mondo e appositamente formati per mostrare a cittadini e turisti un altro mondo dentro la propria città.

Apprezzatissime sul tema dei Migranti, le proiezioni di Human Flow di Ai WeiWei e L’ordine delle cose Andrea Segre. Tante e partecipate le presentazioni di libri, i laboratori, i tavoli di discussione e i corner informativi. Molti i viaggi per immagini, grazie alle esposizioni fotografiche, come espressioni del sentimento di un tempo e di un luogo. Riproduzioni naturali di uno scenario, di una terra, della sua gente.

Foto di Noemi Usai

Di grande impatto emotivo anche I Fantastici 5 sensi: homesharing e accessibilità: un momento formativo per scoprire i segreti dell’ospitalità domestica accessibile e inclusiva, svoltosi attraverso un percorso sensoriale che ha permesso agli host di immedesimarsi nei viaggiatori con disabilità. Con cuffie insonorizzate e bende a pois, i partecipanti sono rimasti isolati da tutto per capire le difficoltà di comunicazione degli ospiti con disabilità uditiva e visiva. Una riflessione importante insieme all’utilizzo di piccoli espedienti suggeriti: dall’abbraccio al check in, all’utilizzo di alcune parole chiave della lingua dei segni, per accogliere meglio ed entrare in empatia con il nostro ospite in modo accessibile e inclusivo.

Sentito e fortemente condiviso, il tema dell’Overtourism, affrontato in più seminari aperti al pubblico, nei quali sono emerse con forza la preoccupazione per gli impatti del turismo di massa e la necessità di renderlo sostenibile attraverso nuove progettualità innovative, basate su una sharing economy regolamentata. In linea teorica, tante le idee espresse sul tema. Nella pratica, urge la necessità di azioni immediate: per esempio quella di puntare su una delocalizzazione strategica dei flussi turistici per pianificare una nuova geografia del turismo fino ai territori di confine. In questa direzione, IT.A.CÀ, nel suo decennale ha lanciato un seme. Ha raccolto armi e bagagli e nell’ultima settimana di eventi (1-3 giugno) si è trasferito nell’Appennino bolognese per una tre giorni di eventi. Un gesto importante che pur con tante difficoltà, ha dimostrato la volontà di passare dalle parole ai fatti.

Convegno Overtourism – foto di Noemi Usai

Il segnale è stato accolto. In moltissimi hanno raggiunto il festival, sparpagliandosi fra i territori di Marzabotto, Grizzana Morandi, il Monte Piella, Pianoro, Vergato, Monterenzio, Castel di Casio, San Benedetto Val di Sambro, Castiglione dei Pepoli e Porretta Terme, per partecipare al denso calendario di appuntamenti. Momenti di svago, cultura, ma anche progettualità e nuove opportunità di lavoro per la creazione di imprese integrate, atte per esempio ad accogliere i migranti e a garantire loro di formarsi e lavorare all’interno delle stesse organizzazioni che, oltre a essere luoghi di accoglienza possono diventare strutture ricettive e punti di riferimento per il turismo slow.

Questa, come altre, rappresenta un’ idea innovativa. Una sfida virtuosa che IT.A.CÀ ha raccolto al volo, lanciando e presentando a sua volta un percorso di formazione esperienziale, rivolto a sedici giovani tra 18 e 35 anni, italiani e stranieri (richiedenti asilo e/o titolari di protezione internazionale), interessati a partecipare ad un momento di studio, analisi e valorizzazione territoriale di avanguardia, che avrà come centro propulsore Montefredente, frazione del comune di San Benedetto Val di Sambro (Bo).

Un corso che per chi desidera partecipa ha tempo fino al 24 giugno. 

L’evento è promosso dall’associazione di promozione sociale YODA, in collaborazione con Asp Città di Bologna, SPRAR Nazionale e Open Group.

Per info seguite il link > Corso di Formazione 

Oltre la formazione, tantissime sono state le proposte di svago in Appennino: in tandem con i non vedenti, abbiamo incontrato alcuni dei nostri viaggiatori. Ne abbiamo salutati altri che pedalavano verso il Parco di Monte Sole, sulla Via degli Dei o sulla cima del Monte Piella. Li abbiamo spronati a sperimentare le passeggiate a piedi nudi nel bosco e ad avventurarsi in camminate notturne in cerca di stelle. Siamo stati con loro tra le degustazioni dei prodotti locali, le mostre, le presentazioni di libri e la divertente Piccola fiera dei ciarlatani. Mentre qualcuno ha camminato per un weekend tra vette alte e valli silenziose, qualcun altro ha scelto di fermarsi a dipingere per un’intera giornata sulle sponde del lago.

Foto di Annalisa Spalazzi

Con entusiasmo tiriamo le somme di questa tappa bolognese pensando ai nostri visitatori: tanti, partecipativi, curiosi e propositivi. Con loro abbiamo riso, scherzato. Ci siamo confrontati e soffermati a riflettere su cosa siamo e su come possiamo adoperarci per proteggere il nostro pianeta, trasformare l’incoming in becoming e diventare protagonisti di un viaggio esperienziale che parte da casa e arriva a casa (it a cà in dialetto bolognese significa sei a casa?): una qualsiasi casa, una qualunque Itaca da raggiungere.

Un viaggio responsabile secondo valori di giustizia sociale, col quale IT.A.CÀ da Bologna ci saluta, dandoci appuntamento alle successive 13 tappe italiane.

INFO ALTRE TAPPE
AREA PRESS (foto ufficiali di Noemi Usai)
info@festivalitaca.net
https://www.facebook.com/itacafestival
https://www.youtube.com/user/FestivalitacaBO
https://www.instagram.com/it.a.ca/

www.festivalitaca.net

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IVANA CELANO
cell. +39 349 06 44 923
stampa@festivalitaca.net

Illustrazione dell’immagine IT.A.CÀ 2018 è stata realizzata da Eliana Albertini

Il viaggio e l’incontro. Che cos’è il turismo responsabile? | Altreconomia Edizioni

CHE COS’È IL TURISMO RESPONSABILE? 

Due pionieri del turismo responsabile in Italia, Maurizio Davolio, presidente di lungo corso di AITR, Associazione Italiana Turismo Responsabile e Alfredo Luis Somoza, presidente di ICEI provano a rispondere a questa domanda nel libro “Il viaggio e l’incontro”. Un saggio dedicato a chi vuole capire la natura profonda del turismo responsabile: un viaggio più lento, più profondo e più dolce, che ha sempre dentro di sé un incontro, per quanto fuggevole, con l’“altro”.  

Il viaggio responsabile ha infatti tra i suoi “valori” una preparazione accurata e collettiva prima della partenza, la piccola dimensione dei gruppi, l’incontro con la comunità ospitante, l’assoluto rispetto dell’ambiente e delle culture locali, l’autenticità dei gesti, la ricerca di un rapporto amichevole e conviviale fra turisti e residenti. Ma il turismo responsabile è anche un importante vettore di sviluppo economico per i Paesi “svantaggiati”, perché i suoi benefici ricadono sulla popolazione locale in modo ben più consistente, diretto e duraturo rispetto a quelli del turismo mordi-e-fuggi che generano invece quasi sempre sfruttamento e inquinamento.

Il libro racconta la storia e il presente di AITR – nata nel 1998 – e il vivace dibattito in corso sul tema. E poi lo stato dell’arte del turismo responsabile oggi – soprattutto in alcuni Paesi europei -, la sua forte valenza politica e la richiesta di garanzie etiche sui viaggi espressa – come per altri prodotti – dai consumatori del Nord, con riferimento specifico all’assenza di sfruttamento del lavoro minorile, a un basso impatto ambientale, all’equità economica. Fino alla consapevolezza che un viaggio di turismo responsabile può essere un modo concreto e strutturale di combattere la povertà.

“Il viaggio e l’incontro” propone una panoramica sulle forme del turismo responsabile, nel Sud del mondo, ma anche in Italia: il turismo ecologico e sostenibile, esperienziale, gastronomico, di comunità, ad esempio. Il libro scioglie inoltre alcuni nodi, come le differenze con il turismo “sociale” e “accessibile”; analizza i rapporti, gli scontri e le interazioni con l’industria turistica convenzionale e le pratiche di Corporate Social Responsibility; fa il quadro sulla formazione scolastica e universitaria e sul suo ruolo nella crescita della consapevolezza, sull’importanza della comunicazione e dell’editoria di settore.

Alle voci degli autori si affiancano poi quelle di illustri “ospiti,” come Marco Aime, Duccio Canestrini, Gianni Morelli, e di molti altri esperti.  Tra le “chicche”, i testi di Christian Baumgartner, austriaco e CEO di Response & Ability gmbh e di numerosi altri esperti italiani e internazionali. La prefazione – intensa e spassosa – è di Patrizio Roversi, turista per caso.

“Il viaggio e l’incontro. Che cos’è il turismo responsabile”, di Maurizio Davolio e Alfredo Somoza, 176 pagine, 14 euro – Altreconomia edizioni.

Link: https://altreconomia.it/prodotto/il-viaggio-e-lincontro/

Appennino atto d’amore | Intervista allo scrittore–camminatore Paolo Piacentini

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

in occasione della presentazione del libro “Appennino atto d’amore” di Paolo Piacentini – che si è tenuto sabato 26 maggio a Bologna assieme allo scrittore/camminatori Wu Ming2 e Marco Tamarri (Unione dei Comuni dell’Appennino bolognese) – abbiamo intervistato l’autore stesso che ci ha parlato del libro e della situazione dell’Appennino Bolognese.

Paolo Piacentini

Da dove è nata l’idea che ha portato al viaggio raccontato in “Un viaggio d’amore per l’Appennino”?  

 Il viaggio nasce da un’idea condivisa con il mio più grande amico Peppe e la voglia di viaggiare per un mese lungo l’Appennino per scoprirlo nel profondo,  a passo lento. Un  progetto che nasce dopo tanti anni di trekking vissuti in lungo e largo tra Appennini e Alpi. L’occasione è la festa per un passaggio importante delle nostre vite e quale modo migliore di viverlo prolungando la festa lungo 900 km  per un mese, uscendo momentaneamente dal modo ? Un viaggio intimo ma con la voglia di raccontare le piccole storie che danno un senso al nostro amore per la “spina dorsale” dell’Italia.

Ci racconti di questo libro: cosa troviamo al suo interno?  

Il libro è diviso in tre parti. La prima è un’analisi dell’Appennino di oggi, con uno sguardo rivolto soprattutto ai territori feriti dal recente sisma che ha messo in ginocchio aree molto importanti dell’Italia Centrale. E’ un’analisi a volte molto critica e preoccupata per quello che può essere il futuro di questi territori ricchi di storia e appartenenti a paesaggi meravigliosi. La parte centrale è occupata dal racconto di viaggio con il mio grande amico Peppe, una narrazione che non è solo un diario di viaggio ma anche una sorta di megafono delle piccole grandi storie che danno speranza alle nostre montagne. Speranza ma anche denuncia di un abbandono che continua nell’indifferenza di troppi attori istituzionali.  

In un intervista per Repubblica ha detto che “c’è bisogno di un’alleanza tra città e montagna” vuole approfondire questa frase?  

Parlo di nuova alleanza tra città e montagna perché il gap tra la consapevolezza del valore inestimabile delle risorse rinchiuse nelle nostre montagne e quello che accade realmente nel momento della fruizione “vacanziera” del mordi è fuggi è troppo alto. L’Appennino, come dice Paolo Rumiz, è il luogo delle nostre origini ed in fondo tutti apparteniamo a queste montagne da cui ricaviamo le risorse vitali: acqua, boschi, biodiversità animale e vegetale, eccUna nuova alleanza tra città e campagna vuol dire, quindi, una fruizione sostenibile e responsabile di territori fragili che hanno abbandonato, purtroppo, la loro cultura rurale capace di interpretare e gestire i segni del territorio per lasciare spazio al pensiero unico del modello urbano. C’è una necessità impellente di aiutare le popolazioni dell’Appennino a riprendersi cura del territorio, intrecciando antichi saperi e forte innovazione, con una città che aiuti questo processo modificando il proprio approccio “consumistico” ed inconsapevole. Da questa nuova alleanza dovrebbe nascere quello che oso definire “Nuovo Umanesimo”.

Che consiglio vuole dare a chi si vuole avvicinare ai cammini?  

Per chi vuole iniziare a praticare la bellissima esperienza del Cammino di più giorni lungo i grandi itinerari storico- culturali o escursionistici consiglio di metterci molta testa e tanto curiosità. E’ ovvio che anche l’allenamento fisico è importante, soprattutto per chi conduce una vita sedentaria, ma se con la mente non entriamo nella giusta dimensione la resistenza alla fatica o alle difficoltà rischia di essere troppo bassa e quindi si rischia di abbandonare il cammino.

In alcune interviste ha parlato di “cammino militante”, cosa intende con questa espressione?  

Per cammino militante intendo una pratica ben precisa che sto cercando di lanciare a livello nazionale raccogliendo, tra le altre cose,  un bellissimo manifesto di alcuni giovani animatori di “Cammini” e riprendendo alcune campagne ed intuizioni della Federtrek, come quella legata all’adozione dei sentieri.  Troppo spesso anche le persone più sensibili fruiscono dell’attività escursionistica solo come gesto puramente ludico, ma senza togliere nulla a questa sacrosanta esigenza di svago, sarebbe molto importante far diventare le nostre camminate di gruppo o in solitaria anche un momento di conoscenza lenta e profonda dei territori, per aiutarli a promuoverli e difenderli dal potenziale degrado o abbandono.

Seguite il link se volete conoscere meglio FederTrek – Associazione di escursionismo e ambiente.
Buon viaggio! 🙂

Blog IT.A.CÀ 
Giulia Freguglia 

Così vinci un weekend green

“Viaggia Scatta e Vinci” e “Adotta un Turista”: sono le due iniziative da tenere d’occhio quest’estate, per vincere un weekend eco-friendly e viaggiare gratis. Promossi da Ecobnb, la community del turismo sostenibile, e IT.A.CÁ migranti e viaggiatori: festival del turismo responsabile, i due contest sono prorogati fino al 1 settembre 2018.

Hai tempo fino al 1 settembre 2018 per viaggiare sostenibile, commentando la tua esperienza con una foto, o per condividere luoghi unici “adottando” un turista. In palio weekend eco-friendly per due persone tra diverse proposte di Ecobnb, la piattaforma per prenotare B&B ecologici, case sugli alberi, yurte, hotel e agriturismi biologici.

Viaggia Scatta e Vinci” è il contest social che ti fa viaggiare due volte. Puoi partecipare condividendo una tua foto di viaggio, ed aggiungendo un breve commento su cosa significa per te viaggiare in modo eco-sostenibile. Tra le foto più apprezzate dagli utenti (tramite likes e condivisioni sui social di Ecobnb), una giuria di esperti sceglierà quella della vincitrice (o vincitore), che potrà così ri-partire per un weekend green a scelta tra varie destinazioni in Italia.

Info: Viaggia Scatta e Vinci

Con “Adotta un Turista” riscopri il piacere della condivisione. Puoi partecipare facendo la tua proposta per “adottare” un turista:  un itinerario in bici nella tua città, qualche ora nel tuo orto, o un viaggio alla scoperta di un angolo speciale del tuo territorio. Le tre idee più originali, votate tramite likes sulla piattaforma, saranno premiate con due soggiorni eco-friendly per due persone in un Ecobnb in tutta Italia, o una vacanza di tre giorni tra Napoli e nella Costiera Sorrentina. Ma non è tutto: chiunque può scoprire le offerte di esperienze proposte tramite il contest, e candidarsi per provarle gratuitamente, facendosi così “adottare”.

Info: Adotta un Turista

Entrambe le iniziative invitano ad un turismo diverso, di scoperta lenta e responsabile dei territori. Ciò che importa non è la meta delle nostre vacanze, ma il modo in cui ci si mette in cammino. Questo è lo spirito di viaggio slow che accomuna infatti IT.A.CÁ migranti e viaggiatori, il primo e unico festival italiano dedicato al turismo responsabile che quest’anno è alla sua 10° edizione con 14 tappe dal nord al sud d’Italia, ed Ecobnb, la piattaforma europea che promuove un modo nuovo modo di viaggiare, rispettoso del Pianeta. 

Due occasioni da non perdere quest’estate, per scegliere il viaggio responsabile e riscoprire il piacere della condivisione!

Blog IT.A.CÀ
Sonia Bregoli 
Responsabile Comunicazione 

FUORIROTTA: dove arte e viaggio non convenzionale si incontrano

Care amiche viaggiatrici e cari amici viaggiatori, 

Oggi siamo in compagnia di Emanuela Minasola, project manager del progetto FuoriRotta, progetto itinerante, che quest’anno presenterà il Bando FuoriRotta 2018 durante il Festival IT.A.CÀ e che accompagnerà il Festival attraverso vari eventi facendoci conoscere viaggi non convenzionali lontani dai classici viaggi preconfezionati. 

Emanuela Minasola

Cos’è FuoriRotta? Come è nato il progetto?  

Nato come sviluppo delle esperienze di viaggio vissute e documentate dai suoi ideatori e come occasione di riflessione sul sempre più attuale tema del diritto al viaggio, FuoriRotta è un progetto itinerante che, attraverso una pluralità di linguaggi, esperienze e punti di vista, rivisita e riqualifica l’ormai troppo abusato concetto di viaggio, liberandolo dalle convenzioni del turismo di massa e dalla necessità di fuga, per riscoprirne il profondo senso di veicolo di conoscenza, comprensione e racconto di sé e dell’altro, secondo tempi, spazi e modi che rompono gli schemi imposti dalla società contemporanea, per ritrovare l’essenza dell’andare e del lasciarsi andare, lento e attento.

Con la stessa lentezza di sguardo e ascolto, spinti dal piacere della scoperta, nell’autunno 2014 il regista Andrea Segre, il direttore della fotografia Matteo Calore e l’aiuto regia e fotografo Simone Falso hanno percorso le steppe kazake, protagoniste del film documentario “I sogni del lago salato” e di quello che metaforicamente è stato il primo viaggio FuoriRotta.

Mingong – FuoriRotta 2015

Dal Kazakistan, così come dalle terre che circondano la Fortezza Europa, raccontate da Andrea Segre nel suo libro “FuoriRotta – Diari di viaggio”, ha mosso i primi passi FuoriRotta, invitando i giovani under 30 – dal 2018 under 40 – di ogni origine e cittadinanza a disegnare le geografie del contemporaneo attraverso esperienze e racconti di viaggio capaci di uscire dall’abituale rotta. È così che nel 2015 è nato il primo Bando FuoriRotta, a cui hanno fatto seguito altre tre edizioni (quest’anno siamo giunti alla quarta), accompagnate da centinaia di nuovi viaggiatori ed aspiranti tali, in cammino lungo altrettante rotte, verso direzioni sempre nuove.

Qual è la sua mission?  

FuoriRotta si pone l’obiettivo di incoraggiare e sostenere il viaggio lento e attento, il viaggio che produce conoscenza e stimola racconto e condivisione, il viaggio libero dalle convenzioni del turismo di massa e lontano dall’idea dello status symbol. Facendo questo, FuoriRotta mette a tema un’importante ed attuale riflessione sul diritto al viaggio, in un’epoca – quella contemporanea – contraddistinta da forti contraddizioni fra la crescente globalizzazione e il progressivo aumento delle frontiere.

Due passi in Molise – FuoriRotta 2015

Per perseguire questo scopo, FuoriRotta, con il supporto e la collaborazione di partner quali Montura ed Internazionale, incoraggia e sostiene progetti di viaggio non convenzionale, selezionati e premiati attraverso un bando proposto annualmente, caratterizzati da forti motivazioni di ricerca e/o impatti di natura socio-culturale, antropologica e ambientale e capaci di produrre un patrimonio di conoscenza che possa essere disseminato e condiviso mediante modalità di racconto creative ed originali. 

Qual è il viaggio non convenzionale che più vi ha emozionato?  

Ciascun viaggio premiato dal Bando FuoriRotta nel corso di questi quattro anni ci ha lasciato emozioni e restituito storie e racconti segnati da specifiche peculiarità, tanto sul piano dell’esperienza di viaggio quanto rispetto le modalità di racconto scelte dai viaggiatori per catturare e interpretare i percorsi, le vite e i luoghi incontrati lungo il cammino. In generale, ciò che più ci ha emozionato e continua ad emozionarci è vedere che FuoriRotta non è solo un’opportunità per realizzare “un viaggio nel cassetto”, ma è un vero e proprio stato interiore, una disposizione d’animo, uno sguardo con cui leggere il mondo che ci circonda ed una voce con cui raccontarlo: un filo conduttore che tiene insieme le infinite rotte disegnate dai viaggiatori che di anno in anno si passano il testimone ed un senso comune che nutre ed alimenta la community che nel corso del tempo si è formata ed è cresciuta attorno al progetto.

Un’altra cosa che emoziona e fa comprendere l’importanza culturale di FuoriRotta, rendendoci orgogliosi dei progetti sostenuti, è il percorso che molti di loro vivono dopo il viaggio: i film documentari “Mingong” (nato dal progetto FuoriRotta 2015 “Tra il villaggio e la città”) o “Entroterra” (nato dal progetto FuoriRotta e Premio Montura 2016 “Ragnatele”), così come i libri “La strada da fare. In cammino nella regione che (non) c’è” (nato dal progetto “Due passi in Molise – in cammino nella regione che non c’è”) e “Martino l’Arrotino: un racconto” (nato dall’omonimo progetto), sono solo alcuni esempi di un viaggio che continua, oltre la rotta compiuta e verso direzioni in continuo divenire.

Pantareno – FuoriRotta 2016

Che significato ha per voi viaggiare?  

Viaggiare è scoprire, conoscere, comprendere, raccontare, cambiare, vivere. Viaggiare è darsi una nuova e diversa opportunità di fare esperienza del mondo che ci circonda, per comprendere l’altro e, attraverso l’altro, se stessi. 

Voi parlate sempre di viaggiatori e mai di turisti, ma qual è la principale differenza fra i due?  

Il turista segue per definizione itinerari pre-costituiti, visita prevalentemente luoghi suggeriti da altri ed ampiamente raccontati, e spesso lo fa ricercando l’auto-affermazione e il raggiungimento di uno status symbol per mezzo dell’affermazione della sua presenza in un luogo percepito come ambito e desiderato nell’immaginario collettivo. 

Il viaggiatore ama scoprire, sorprendersi e lasciarsi sorprendere dal viaggio e da quanto esso può riservargli. Ama uscire dalle rotte in cui il turista trova rassicurazione, predilige spostamenti e ristori per nulla raccontati, attraverso cui conoscere e vivere pienamente i luoghi che incontra, con le loro storie, i loro volti e i loro naturali orizzonti. Il viaggiatore abbandona le certezze e ricerca se stesso nell’altro, tende a spaesarsi, perdersi e ritrovarsi, sentendosi nel suo profondo, nella continua scoperta, sempre a casa.

Ragnatele – FuoriRotta 2016

Ma il turismo responsabile non è forse una forma di turismo e di viaggio insieme?  

Per la centralità che esso riconosce alle comunità, al patrimonio culturale e al territorio e per la capacità che esso ha di metterli in stretta relazione con il visitatore, il turismo responsabile ha il merito di porsi da raccordo fra la dimensione guidata e organizzata più tipica del turismo e quella della scoperta, dell’incontro, della conoscenza profonda che più contraddistinguono il viaggiatore libero da convenzioni. In questo senso, fare turismo responsabile e sostenibile è un modo per andare diversamente FuoriRotta, condividendo motivazioni ed intenti ed un’idea di viaggio attento e consapevole.

Che valore ha secondo voi un Festival di Turismo Responsabile come IT.A.CÀ migranti e viaggiatori?  

 Il valore di un festival come IT.A.CÀ è di assoluto rilievo nel panorama culturale nazionale, in un momento storico in cui il tema della mobilità risulta attraversato da importanti contraddizioni.

Come FuoriRotta, IT.A.CÀ riqualifica ed esalta la centralità del viaggio come opportunità di esperienza diretta, conoscenza profonda e valorizzazione del patrimonio tangibile ed intangibile, evidenziando parallelamente quanto fondamentale sia comprendere l’importanza di poter esercitare il diritto al viaggio e viverlo liberamente, in tutta la sua intensità e nell’ampiezza delle opportunità che esso può aprire.

Riflettere sulla portata socio-culturale e sulla tradizione antropologica del viaggio, tema troppo spesso appiattito sulla dimensione della fuga dalla routine, è un’urgenza silente ma centrale nella società contemporanea e un festival come IT.A.CÀ offre l’opportunità di farlo, con una prospettiva trasversale e in un dialogo aperto e vivace con il territorio.

Vi ricordiamo che in occasione della tappa bolognese martedì 29 maggio alle h21.00 presso la Velostazione Dynamo verrà presentato il progetto “FuoriRotta” con Emanuela Minasola e Sonia Bregoli. In questa occasione verrò annunciato in anteprima il progetto vincitore del bando 2018. Seguirà la proiezione “I sogni del lago salato” del regista Andrea Segre – Un incastro di parallelismi e accostamenti, di affinità e divergenze tra il Kazakistan del miracolo petrolifero l’Italia anni sessanta. 

Ringraziamo Emanuela Minasola e tutti i membri del progetto FuoriRotta per l’intervista e per la loro preziosa partecipazione al Festival. Come sempre buon viaggio! 😀

Blog IT.A.CÀ
Silvia Lazzari

 

L’Appennino bolognese protagonista del festival IT.A.CÀ 2018

Senza dubbio Bologna costituisce una tappa fondamentale del Festival IT.A.CÀ (da dove tutto è nato) ma come possiamo parlare del suo suggestivo nucleo urbano senza conoscere l’affascinante area collinare e montagnosa che la circonda e l’abbraccia?

A poca distanza dal centro cittadino, l’Appennino bolognese, a lungo poco considerato dal turismo, potrà finalmente dar voce alle sue eccellenze locali o, per lo meno, potrà andare in questa direzione. È proprio questo l’intento del festival che, quale promotore di un turismo responsabile, vuole contribuire a valorizzare quest’aria ricca di storia e di eccellenze naturali, culturali, enogastronomiche e in cui c’è un grande fermento di nuove realtà che stanno arricchendo l’offerta turistica della montagna in modo innovativo.

L’edizione 2018 di IT.A.CÀ ha dedicato un’attenzione particolare alla montagna bolognese; ad aprire gli eventi in Appennino saranno  La Caracola, Coop Lai–momo, Radio Frequenza Appennino e Jago Corazza con l’evento “A Mali estremi… Musica! La Musica negata nei paesi dei Migranti” che si terrà il 27 maggio a Marzabotto. Ci immergeremo nell’universo dei migranti, con una giornata di musiche, testimonianze e specialità culinarie di paesi lontani, gestita interamente dai ragazzi accolti dalla Società Cooperativa Sociale Lai-momo e ospitati in diverse strutture dei Comuni dell’Appennino bolognese. 

Da venerdì 1° giugno a domenica 3 giugno IT.A.CÀ dedicherà il week end esclusivamente all’Appennino. Innanzitutto, le escursioni a piedi. Partiremo dall’evento “Tra il Cielo e la Terra della Piccola Cassia”, escursione notturna di turismo astronomico all’Osservatorio Astronomico Felsina, organizzata dall’ Agriturismo Ca’ del Buco, dagli Astrofili Bolognesi, da Coop Madreselva, dal Comune di Monte San Pietro e da Piccola Cassia.

Domenica 3 giugno percorreremo la Via del Reno: dalla Rocchetta alle Terme, avremo la possibilità di partecipare a un’escursione a partire dall’affascinante castello delle fiabe alla sorgente della salute, curata da Cooperativa Madreselva e Alessandro Conte.

A Monterenzio assisteremo a “Monte Bibele, archeologia on the road”, una visita guidata sensoriale con un archeologo, a cura di Arc.a Monte Bibele, che ci porterà alla scoperta di antichi insediamenti etrusco-celtici.

Da Marzabotto partirà il percorso “Orienteering a Monte Sole: cultura e memoria sulla mappa”, a cura di Appennino Geopark e Polisportiva Giovanni Masi A.S.D. Le attività di Orienteering all’interno del Parco Storico di Monte Sole sono un’ottima occasione per sottolineare il tema storico legato alla Memoria che il Parco Storico di Monte Sole richiama.

“Dove volano le aquile” sarà un trekking guidato, curato da Appennino Slow. Cammineremo insieme a una guida esperta sui crinali dell’Appennino, da Porretta Terme all’Abetone.

Tra le esperienze più intense, proponiamo un weekend nell’Appennino più vero, ben tre giorni sul Corno alle Scale a cura della Cooperativa Madreselva, tra le silenziose valli e le vette più alte, alla ricerca di un contatto autentico con la natura, che ci regalerà delle sensazioni uniche e indescrivibili a parole. Programma trekking

Il programma escursionistico non si esaurisce con i trekking a piedi. La bicicletta, mezzo sostenibile per eccellenza, ci accompagnerà durante un’escursione al Parco di Monte Sole per visitare i luoghi della Memoria e della Resistenza, a cura di FIAB Monte Sole Bike Group. Vi sarà inoltre un breve viaggio di due giorni in bici da Bologna all’Appennino percorrendo la prima tappa della Via degli Dei, curato da Salvaiciclisti Bologna e Michele Mattetti, Università di Bologna. Programma itinerario. 

L’accessibilità del turismo è uno dei temi fondamentali che il festival vuole affrontare. In Appennino saranno esemplificativi in questo senso alcuni eventi. Innanzitutto quello dei “Sensi dell’Appennino”, una gita in tandem organizzata insieme ai non vedenti e aperta a tutti, curata da Museo Tolomeo, Velostazione Dynamo e Marco Fossati.

Altro evento “accessibile” partirà da Porretta Terme: sarà anche in questo caso una biciclettata aperta anche a persone disabili, curato da Fondazione per lo Sport Silvia Rinaldi ONLUS, Happy Trail MTB e Rupex. Da Pianoro partirà il trekking multisensoriale “Porte sul Paesaggio dei sensi da Zena a Tazzola”, che attraverso la partecipazione di ipovedenti e non vedenti ci aprirà all’esplorazione del paesaggio attraverso i diversi sensi di cui disponiamo. Tale trekking è organizzato dal Parco Museale della Val di Zena, dal CAI Bologna e dal Museo Tolomeo.

Sarà inoltre presente un ricco programma di mostre.
Aprirà il 1 giugno l’esposizione artistica “Percorsi” a Grizzana Morandi, che sarà aperta al pubblico fino al 30 giugno. Si tratterà di una mostra con performance tra pittura, ceramica, land-art e multimateriali, curata dal Collettivo artisti del Crinale Morandiano. Programma iniziativa 

A Castiglione dei Pepoli vi sarà la mostra “[s]guardi – escursioni fotografiche”, con la presentazione del concorso fotografico e uscite guidate alla scoperta dei luoghi da fotografare. Tale mostra è curata da Officina15 e Tempo & Diaframma

A movimentare il tutto, alcune vere e proprie performance! A Grizzana Morandi assisteremo alla “Piccola fiera dei ciarlatani”, Festival di arti di strada creato nello stile delle fiere di inizio Novecento, arricchito da laboratori, mercato e street food, a cura di SIMURGH

Presso la Casa Museo Morandi, “Diventa Morandi Grizzana” si presenta come un evento performativo dedicato alla figura di Giorgio Morandi, organizzato da Incontrarsi nell’Arte. Suo fine è quello di evocare un contatto con gli ambienti nei quali Morandi stesso è vissuto. Il percorso proposto si articola in molteplici azioni creative, dalla cucina alla fotografia, dalla danza al guardare esperienziale, dalla performance al suono. 

Immancabili le presentazioni di libri. Verrà presentato, a cura di IT.A.CÀ Festival, nella Biblioteca Comunale di Grizzana Morandi, il libro “Parole e polvere. Taccuini di strada: Eurasia, America e Africa” di Paolo Brovelli, un taccuino di viaggio, nello stile delle migliori tradizioni dei viaggiatori d’una volta. Seguirà il workshop “Tra cibo e comunità locale: esperienze a confronto”, curato da Gabriele Manella, Dip. di Sociologia e Diritto dell’Economia, Università di Bologna.

Sempre a Grizzana Morandi verrà presentato il libro “Il sogno delle mappe” di Paolo Ciampi. Si tratterà di un aperitivo letterario con piccole annotazioni sui viaggi di carta dell’autore, evento organizzato da Ediciclo Editore.  Vi sarà inoltre la presentazione del libro “Mi sono perso in Appennino” di Gian Luca Gasca: un vero e proprio viaggio attraverso la spina dorsale di un’Italia abbandonata dal turismo, alla ricerca di un Appennino che resiste, a cura di Ediciclo Editore

Verrà proiettato il documentario “Il Monte delle Formiche” di Riccardo Palladino, presso il Museo dei Botroidi di Luigi Fantini di Pianoro. Dopo aver girato i festival più importanti del mondo, il documentario tornerà a casa. La proiezione è curata dal Parco Museale della Val di Zena.

Il festival in Appennino ci darà inoltre l’opportunità di vivere alcune esperienze uniche, a tratti totalizzanti. A cominciare dall’evento “Il bosco incantato” a Monte San Pietro, una serata all’insegna di gusto e magia, curata da Coop Madreselva e Casa Vallona. Vivremo l’emozione unica del bosco di notte, attraverso una magica escursione per godere dello spettacolo dei suoni notturni e l’esibizione delle lucciole, il tutto dopo una gustosa tigellata. 

Sul Lago di Castel dell’Alpi vi sarà l’evento “Painting Appennino”, una giornata di Pittura en Plein Air sulle sponde dell’unico lago naturale della Città metropolitana di Bologna con il pittore Walter Materassi. Tale evento è organizzato Cooperativa di Comunità Foiatonda.

Free Walking Tour Bologna, Same Same Travels e Rami organizzano insieme “Cammini e colori gli spazi”, percorsi d’Arte urbana. Attraverso un percorso guidato in luoghi evocativi della città, i partecipanti esploreranno il proprio mondo interiore, creandone una narrazione per immagini. A Castel di Casio avranno luogo i percorsi sensoriali “A piedi nudi nel bosco”, organizzati da Appennino Geopark e Scaialbengo Circolo Culturale Equestre. Si tratterà di giochi selvatici ed esplorazioni nel bosco, ancora una volta con tutti e cinque i sensi. 

Come il festival IT.A.CA vuole dimostrare, l’Appennino si rivela quale fonte inesauribile di risorse, naturalistiche, ma anche culturali, artistiche e letterarie. Partecipare a quanti più eventi possibili ci renderà parte attiva di questo mondo, ancora inesplorato e desideroso di farsi conoscere da chi, utilizzando tutti i sensi di cui dispone, le sue ricchezze sa ammirarle e apprezzarle.

La decima edizione bolognese sarà dal 25 maggio al 4 giugno!

Il festival è realizzato dall’Associazione YODA, COSPE Onlus e NEXUS Emilia Romagna.
Main Media partner: DOVE, RaiRadio3, RaiRadio2, GreenMe, Lifegate, ItaliaCheCambia, Altreconomia, PleinAir e Lifegatexperience.

Blog IT.A.CÀ
Irene Pinto


 

L’Italia selvaggia | Intervista all’autrice Elisa Nicoli

Carissimi viaggiatori e viaggiatrici 

oggi nel nostro blog siamo in compagnia della scrittrice Elisa Nicoli che sarà nostra ospite nella 10° edizione di IT.A.CÀ Bologna ( 25 maggio – 4 giugno 2018) per presentare il suo libro “L’Italia Selvaggia” nella giornata di martedì 29 maggio 2018 presso Dynamo la Velostazione a Bologna. Intervista a cura di Irene Pinto.

Elisa Nicoli. Foto di Gianni DOnvito

Cara Elisa, leggendo il suo libro è emersa la sua passione per i viaggi “lenti”, quelli nei quali si può immergere a 360 gradi nell’ambiente in cui si trova, godendo di tutte le sue specificità che altrimenti rimarrebbero nell’ombra. Alla luce di ciò, per iniziare mi piacerebbe sapere: cosa l’ha spinta a scrivere questo libro? È un progetto sul quale ha a lungo meditato o è stato invece dettato da una sorta di illuminazione improvvisa?  

Nulla di particolarmente romantico, in realtà. È un’idea che mi è precipitata addosso dalla mia casa editrice Altreconomia. Dico precipitata, perché non mi sarei mai aspettata di scrivere un libro sul cammino. È un’attività che pratico da quando ho 3 anni, quando ho conquistato il mio primo 3000. Una passione che ho da sempre, talmente scontata che non mi sono mai sentita “esperta” in materia. Un libro su questa tematica mi è parso completamente fuori luogo, anche perché vivo in Alto Adige, terra che di selvatico non ha assolutamente nulla. In preda allo shock e all’ansia da prestazione ho passato i primi mesi a chiedermi perché io, perché scrivere un libro sul selvatico… riflettevo e restavo bloccata.

Poi, pian piano, mentre selezionavo i territori da descrivere nel libro mi sono lasciata coinvolgere… e mi sono resa conto di conoscere in maniera quasi nativa il linguaggio specifico delle guide per viaggi a piedi, la lettura delle carte topografiche, l’immedesimazione in un territorio… Scrivere un libro di cammini nell’Italia selvaggia mi è sembrata la cosa più naturale che potessi fare.

Quali sono a suo avviso le peculiarità e gli aspetti innovativi, in termini di struttura o di contenuti, de “L’Italia selvaggia”? In cosa si differenzia da altre guide o manuali da lei esplorati che si occupino di un analogo genere di turismo sul territorio italiano?  

In realtà non ho mai avuto bisogno di consultare guide. Ho sempre aperto una mappa e deciso dove andare, cercando di leggere il territorio dalle linee altimetriche e le ombreggiature dei lati Nord. Nella pratica quindi non posso fare un confronto. Le guide per cammini le ho solo immaginate, raramente sfogliate. Nella mia testa sono noiose, tecniche, distaccate. Quello che invece vorrei che emergesse – almeno dalle 12 schede (su 16) che ho scritto io – è l’amore per quel singolo territorio, la voglia irrefrenabile di esplorarlo in ogni anfratto.

Un’idea che mi è piaciuta molto, voluta da Massimo Acanfora, editor e scrittore di parti del libro, è l’introduzione di ciascuna scheda con la voce in prima persona di una donna o -più spesso- un uomo legata/o a quella zona. Un approccio, quindi, “da dentro”, profondamente coinvolto. Un libro, innanzitutto, di ispirazione.

Il fenomeno della wilderness è ad oggi ancora poco praticato rispetto a quel tipo di viaggio più semplice in termini di dispendio energetico e di coinvolgimento emotivo. In che modo pensa sia possibile avvicinare le nuove generazioni, abituate a trovare soluzioni di viaggio pratiche e low cost attraverso svariate piattaforme, a un tipo di turismo più totalizzante?  

Il cammino nel selvatico è poco praticato e per fortuna. Se ci fossero troppe persone a camminare nella wilderness… il territorio diventerebbe un ennesimo parco giochi in stile Dolomiti. Certo, pubblicare un libro che istiga le persone a frequentare le aree più isolate d’Italia rischia di danneggiarle. La wilderness, però, si protegge da sola. Laddove il territorio non venga attrezzato appositamente, la vegetazione avrà sempre a meglio.

Lagorai, bivacco. Foto di Paolo e Nicola Philipp Dalmolin

Oltre al fatto che spesso una zona è selvaggia perché ha delle caratteristiche morfologiche che la rendono tale, sfoltendo a valle il numero di persone in grado di affrontarla. Non credo ci sia una differenza tra nuove e vecchie generazioni rispetto al modo di avvicinarsi alla natura. Penso sia solo una questione di abitudini. Se non conosci la natura selvaggia, non sai che cosa ti perdi. Se nessuno ti ci ha mai portato, non ti rendi conto di quanto ti manca. Se sei così fortunato, invece, da riuscire a passare una notte in un bivacco autogestito… il rischio poi è di soffrire di una tremenda nostalgia di quell’immersione tra rocce e boschi e la notte densa di suoni che nulla hanno a che vedere col rumore della città.

E ora torniamo a noi di IT.A.CÀ.. Cosa si aspetta dalla partecipazione al nostro festival insieme a Simona Tedesco – direttrice della rivista di viaggi “Dove”? Quale target mira a coinvolgere maggiormente e che tipo di messaggio vorrebbe lanciare?  

Purtroppo non potrò partecipare al festival a Bologna di persona, perché sarò in viaggio. Al mio posto il libro sarà presentato da uno dei coautori, Enrico De Luca di ViaggieMiraggi.

La prima edizione di questo libro è andata a ruba. E tutti i miei dubbi sull’opportunità di una pubblicazione sul tema wilderness si sono dissolti. Il target dei miei sogni è il cittadino imbruttito, quello che non ha mai avuto la possibilità di dormire a stretto contatto con la natura e di sentire quella dolorosa nostalgia quando ne si è lontani. Una persona che si muove solo su quattro ruote. Però penso che alla fine il mio libro sia stato acquistato principalmente da camminatori alla ricerca di qualcosa di diverso, lontano dalle rotte classiche, dal turismo di massa che purtroppo uccide anche i nostri territori più affascinanti. Partecipare al festival di Itaca è una preziosa opportunità in più per fare conoscere questo libro e per ampliare il numero delle persone che potrebbero appassionarsi all’esplorazione selvaggia. O più semplicemente per aumentare il numero delle persone in grado di lasciare le rassicuranti quattro mura, per immergersi negli odori, colori e suoni di un’avvolgente natura.

Majella, anticima del monte Focalone. Foto di Elisa Nicoli

Sito web | Elisa Nicoli  – Scheda del libro

Ringraziamo Elisa per averci anticipato quello che presenterà alla tappa bolognese del festival, vi aspettiamo e vi consigliamo la guida per conoscere il nostro paese attraverso un esplorazione selvaggi.

Buona lettura 🙂

Blog IT.A.CÀ
Irene Pinto

Movimento Tellurico, trekking ecologia e solidarietà: intervista a Enrico Sgarella

Carissimi amici viaggiatori e carissime amiche viaggiatrici 

Enrico Sgarella e Vincenzo Lattanzi

Oggi nel nostro blog siamo in compagnia di Enrico Sgarella, Presidente Aps “Movimento Tellurico, trekking ecologia e solidarietà”. Nell’intervista Sgarella ci racconta la nascita e lo sviluppo dell’Associazione, la cui aspirazione è creare un “grande progetto per tutto il Paese basato sulla prevenzione e sulla messa in sicurezza degli edifici, a partire da quelli pubblici, in particolare scuole e ospedali, e che preveda per i privati l’integrale deducibilità delle spese sostenute a tali scopi”.

Cos’è Movimento Tellurico e dove nasce?  

Movimento Tellurico è una associazione di promozione sociale (APS) che nasce nel 2013 dall’esperienza di una prima “Lunga Marcia per L’Aquila”, un trekking di solidarietà di 6 giorni da Roma all’Aquila che si è svolto dal 30 giugno 2012 al 5 luglio 2012. Propone un camminare insieme, non solo per motivi escursionistici, ma per sostenere un’idea, una rivendicazione. Si potrebbe ridefinire non un’associazione che propone escursioni ma “Un’idea che cammina”.

Qual è la mission del movimento? (Quali finalità vi proponete di raggiungere)?  

A maggio del 2012, proprio mentre la prima Lunga Marcia era in fase organizzativa, si verificò il terremoto che colpì l’Emilia. Da una prima camminata che aveva il semplice scopo di manifestare solidarietà con il capoluogo abruzzese, ancora immobile nella sua distruzione a distanza di tre anni dal sisma, si passò ad un trekking di mobilitazione per la prevenzione antisismica. La domanda era: “perché attendere il prossimo terremoto per piangere i morti e verificare i danni e invece non avviare in tutto il paese una Grande Opera Diffusa per la messa in sicurezza del territorio e la diminuzione del rischio sisimico?”.

Qual è stato il percorso che ha portato dalla “Lunga Marcia per L’Aquila” del 2012 alla “Lunga Marcia nelle Terre Mutate” del 2017?  

Per le prime cinque edizioni la Lunga Marcia ha sempre avuto come punto di arrivo L’Aquila (tranne nel 2014 quando abbiamo invertito il senso di marcia arrivando ai Fori imperiali dove si sono incontrati i sindaci delle due città: Massimo Cialente e Ignazio Marino). Dopo i terremoti che hanno sconvolto quattro regioni nel 2016/17, era quasi inevitabile dover modificare il percorso per spostare la nostra azione e l’attenzione della manifestazione sui luoghi devastati dagli ultimi eventi sismici.

In modo altrettanto spontaneo è nata in tutti i partecipanti l’idea di porre tale percorso a disposizione di tutti quelli che lo vogliano fare da soli per incentivare da subito il ritorno del turismo lento ed ecosostenibile, ovvero trasformarlo in un cammino escursionistico che abbiamo chiamato “Cammino nelle Terre Mutate” con tutti i necessari mezzi di supporto, sito web, guida escursionistica ecc.

Dell’edizione della lunga marcia del 2017, ne avete fatto un docu-film che è stato proiettato in varie città. Com’è stata l’accoglienza del pubblico? É stato recepito il messaggio di fondo?  

La risposta è stata senz’altro positiva. Anzi siamo rimasti anche noi sorpresi  dall’ accoglienza molto buona  riservata al documentario-reportage degli  11 giorni di cammino. Abbiamo visto occhi lucidi e raccolto lunghi applausi. E dire che il docu-film è stato  girato con pochi mezzi, dobbiamo senz’altro ringraziare gli autori che hanno vissuto con noi questa intensa camminata per aver saputo cogliere il senso profondo dell’iniziativa. Grazie a Raffaele Pugliese, il regista e a Francesco D’Amore il video-maker.

Che sensazioni dà il viaggio a piedi che gli altri mezzi non danno?  

La condivisione profonda di un’esperienza che ti pone spalla a spalla con il tuo compagno di viaggio o con te stesso, quando cammini da solo, e che fa emergere pensieri che neppure sapevi di avere, una coscienza più profonda di quello che sei e di quello che sei mentre cammini lentamente in rapporto fisico così stretto con la natura che ti circonda, con la bellezza dell’ecosistema.

Oltre alle “Lunghe Marce”, quali altre iniziative avete attuato e quali proporrete nei prossimi mesi, oltre che iniziare una collaborazione con il festival IT.A.CÀ?  

La nostra è una esperienza che non si vuole limitare al tema del rapporto dell’uomo con la sua terra in territori in cui gli eventi sismici sono pur sempre un’eventualità da attendere con certezza, pur se non si sa il quando ciò avverrà, ma più in generale si propone una prospettiva di respiro più ampio ovvero quello sistemico del rapporto dell’uomo con il suo ambiente e con l’ecosistema che lo circonda più in generale. In tal senso abbiamo anche partecipato a camminate di protesta e di recente anche alla marcia per il No HUB Metanodotto Snam che attraversa proprio le zone sismiche più pericolose. Torniamo a quella che è stata la nostra prima parola d’ordine nel 2012: la prima vera Grande Opera da fare è la messa in sicurezza del territori dai disastri ambientali e dagli eventi sismici. Abbiamo comunque anche organizzato numerose camminate urbane a tema in occasione della Festa delle Donne o per l’anniversario della liberazione.

Hai un messaggio da comunicare ai nostri lettori? Un consiglio? Un viaggio? Un libro?  

Un libro è sicuramente quello pubblicato di recente da Paolo Piacentini con la casa editrice Terre di mezzo: “Appennino atto d’amore” (che sarà ospite in questa edizione di IT.A.CÀ Bologna 2018) e da Aprile 2019 la nuova guida escursionistica “Cammino nelle Terre Mutate” che verrà pubblicata dalla casa editrice Terre di Mezzo.

IT.A.CÀ ha il piacere di comunicare di aver iniziato un rapporto di partnership con l’Associazione, poiché crediamo nelle loro finalità e invitiamo le associazioni di volontariato e di promozione sociale che agiscono per la tutela dell’ambiente, così come le comunità di base, a unirsi al Movimento per la creazione di un progetto condiviso camminando insieme attraverso tutta l’Italia – Qui trovate le info per la Lunga Marcia 2018.

Vi ricordiamo che la prima tappa del festival sarà a Bologna dal 25 maggio al 4 giugno 2018: vi aspettiamo!

Blog IT.A.CÀ
Giulia Freguglia 

Eventi

Alla scoperta dell’energia del passato: trekking lungo il Sentiero dell’acqua con visita alla segheria dei Mein

Nasce da queste montagne un’energia forte che va dritta al cuore. Un richiamo forte a una dimensione di montagna che a Folgaria, Lavarone e Luserna è davvero per tutti, amica.

È una montagna che punta alla mobilità alternativa, soprattutto per quanto riguarda la promozione del mondo del bike e delle e-bike: colpiscono i grandi spazi, i profili dolci del territorio, gli orizzonti ampi che donano un profondo senso di libertà. Sempre più si cerca di valorizzare i prodotti a km 0, come il miele, il formaggio, soprattutto il noto Vezzena, lo speck e le uova che sono venduti direttamente dai produttori, ma anche serviti a tavola negli hotel o nei ristoranti.

L’Alpe Cimbra è ricercata anche per via dell’offerta turistica da parte di strutture che puntano alla sostenibilità ambientale, con virtuosi esempi di ricerca di risparmio energetico nella costruzione di strutture alberghiere, stalle ed edifici dalle molteplici funzioni.

L’APT Alpe Cimbra vi propone numerose attività della durata di una giornata per scoprire tutte queste meraviglie!

INFO E CONTATTI
APT Alpe Cimbra
Sito WebEmailTelefono

Trekking alla scoperta di Castellalto con degustazione di prodotti tipici

Camminata in compagnia dell’accompagnatore di territorio per scoprire la leggenda del maniero di Castellalto e le coltivazioni tipiche a mezza costa che in passato venivano fatte sui terrazzamenti sotto al castello.

Al termine degustazione di prodotti tipici di agriturismi e aziende agricole del posto.
Attività a pagamento. Ritrovo in Piazza Maggiore a Telve, ore 14.00

Prenotazione obbligatoria presso:
Ecomuseo Lagorai
TelefonoEmail – Sito Web

Trekking del Monte Calisio

Escursione alla scoperta di uno dei monti simbolo di Trento, sulle tracce della Grande Guerra. Partenza in autobus dalla città.

Attività a pagamento – l’attività si terrà al raggiungimento di un numero minimo di partecipanti. 
Ritrovo presso la stazione FS di Trento alle 8.00, oppure alle 9.00 presso parcheggio Campel.

Prenotazione obbligatoria presso:
Ecomuseo Argentario
Telefono – Email – Sito Web

Trekking antropologico – archeologico di tre giorni sui Sentieri delle Madri Antiche

Percorrendo antiche vie di montagna, tra paesaggi stupendi, si raggiungono i luoghi dell’arcaica cultura delle Madri. L’antica religione verrà riscoperta attraverso i segni e i simboli che ha lasciato sul territorio, nelle chiese, nei villaggi, nel sacro, nel mito, nella memoria.

Costi: €100 a persona (minorenni gratis), max 25 persone. Prenotazione obbligatoria

Prenotazioni presso:
Associazione Sherwood
3356155055 oppure michelazucca@tin.it

Camminata esplorativa lungo la via Romea Germanica: la tappa da Levico a Borgo. A seguire: visita presso il Museo Soggetto Montagna Donna di Borgo Valsugana

Camminata lungo il percorso dell’antica via Romea Germanica con partenza dalla piazza di Levico Terme e arrivo al “Museo Donna-Montagna” di Olle (fraz. di Borgo Valsugana).
A conclusione della camminata ci sarà la visita presso il Museo Soggetto Montagna Donna di Borgo Valsugana

Ritrovo presso Piazza della Chiesa di Levico Terme. Evento a ingresso libero

Prenotazioni e informazioni:

ITACA-via-Romea@istitutoadegasperi.it

Cooperativa Scolastica “GCU – Giovani Cooperatori Uniti” di Borgo Valsugana
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Escursione guidata al Lago di Valda e merenda contadina all’aria aperta

Escursione guidata al Lago di Valda (Alta Val di Cembra) e merenda contadina all’aria aperta.

Il Lago di Valda (biotopo Prati di Monte) è una torbiera di alta quota: un ambiente estremamente interessante, vasto e ricco di piante e animali rari, un prezioso habitat di vita e di riproduzione di molte specie di anfibi e rettili.

Ritrovo presso il Ristorante “”El Casel dei Masi” – Masi Alti di  Grumes – Altavalle, TN

Evento ad ingresso libero.

Prenotazione obbligatoria entro il 25/09 ai numeri 327 1631773349 5805345 o alla mail reteriservecembra@gmail.com  

INFO E CONTATTI
Rete di Riserve Alta Val di Cembra – Avisio
Sito WebFacebookEmailTelefono

La Città Invisibile

Un’escursione pomeridiana alla scoperta della città che non c’è più, accompagnati da una Guida Ambientale Escursionistica e un’esperta di storia dell’arte medievale e rinascimentale.

Saliremo dalla base alla cima del Sasso Simone, un luogo ricco di storia per il continuo insediarsi di popolazioni in epoche diverse, che arrivò all’apice del suo splendore con la fondazione di Eliopoli, la Città del Sole, su progetto di Cosimo I de’ Medici.

Attraverso la narrazione immaginativa e le vedute dell’epoca come supporto grafico, parleremo del rapporto tra uomo e ambiente attraverso il concetto dell’accessibilità degli insediamenti.

Quali popoli hanno abitato la cima della montagna e quali le differenze nel loro stile di vita? Quali costruzioni hanno eretto nel corso dei secoli e quante di queste sono ancora visibili? Quali sono stati i fattori che hanno determinato la fortuna o la sfortuna dello stesso luogo in epoche diverse?

Un viaggio nel tempo lungo migliaia di anni, dall’età del Bronzo alle soglie del 1700.

Adatto ai bambini dai 7 anni in su.

Ritrovo ore 15.00, parcheggio del trivio sulla SP 52, circa 1 km prima dell’abitato di Case Barboni, Sestino (AR), coordinate 43.745555, 12.270863. Partenza a piedi ore 15.30, rientro previsto ore 19.00.

Percorso: Case Barboni – Sasso Simone – Case Barboni

Difficoltà: E Escursionistico

Dislivello: 300 m circa

Sono necessari: scarpe da trekking, borraccia, torcia o pila frontale.

Sono consigliati abbigliamento a strati, giacca antivento impermeabile e pantaloni lunghi.

 

Biglietto: adulti 12 euro, fino ai 14 anni 6 euro. Iscrizioni obbligatoria entro le ore 21.00 del giorno precedente l’iniziativa.

INFO E CONTATTI
Veronica Guerra (Musss)
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I sentieri della memoria: Gemmano – Onferno

Nella settimana di festeggiamenti dedicati alla liberazione di Gemmano per la caduta della linea gotica, A passo d’uomo festival propone un fine settimana dedicato alla memoria in concomitanza con il festival ITACA Migranti e viaggiatori. Due giorni tra cammino, memoria e teatro in Valconca, al confine tra Romagna e Marche.

 

SABATO 22 SETTEMBRE

 – E TU DA CHE PARTE STAVI?

Spettacolo teatrale alla Chiesa sconsacrata di Farneto.

IDEAZIONE E REGIA: Pierpaolo Paolizzi

RITROVO: ore 19.30 Chiesa Sconsacrata di Farneto, Farneto – Gemmano

19.30 – 20.45 aperitivo

INIZIO SPETTACOLO: ore 21.00 circa

DOMENICA 23 SETTEMBRE

 – SULLE TRACCE DELLE LINEA GOTICA

Camminata-racconto nei luoghi teatro delle battaglie per la liberazione e lo sfondamento della linea gotica durante la seconda guerra mondiale. Una ricostruzione degli eventi che più hanno segnato il nostro territorio, tra i suggestivi paesaggi di Onferno.

NARRAZIONI E LETTURE: Pierpaolo Paolizzi

RITROVO: ore 9.30 Piazzetta del Castello Onferno Gemmano

Ore 10.00, partenza per la camminata

CONCLUSIONE: ore 14.00 circa

PERCORSO: 9 km. Percorso escursionistico, adatto a tutti, con dislivelli tra sentieri campestri e macchie di bosco. DIFFICOLTÀ: E

 – IL RIFUGIO NELLE GROTTE DI ONFERNO

Nel pomeriggio, visita guidata e racconto nelle grotte carsiche di Onferno che ospitarono gli sfollati durante i bombardamenti.

ATTREZZATURA:

Scarpe da Trekking

Indumenti adeguati, consigliati pantaloni lunghi e una felpa

Acqua

CONTRIBUTO

Per la camminata è previsto un contributo di 12 euro per gli adulti e di 6 euro per i bambini fino a 14 anni. Nel costo è inclusa l’assicurazione RCT. I proventi saranno utilizzati per finanziare le attività dell’associazione previste per il 2018. Il contributo di ingresso alle grotte è a parte e sarà riconosciuto direttamente al Museo delle grotte prima dell’ingresso.

INFO E CONTATTI
A Passo D’Uomo
Sito WebFacebookEmailTelefono

La via del carbone

Nell’ambito del Festival per la giornata di domenica 9 settembre, la Fondazione Serrini-Parrozzani, l’Associazione Culturale Tarùss, il CEA Scuola Verde e la sezione CAI di Isola del Gran Sasso, propongono una giornata dedicata alla cultura, alla storia e all’economia del territorio con una iniziativa dedicata al borgo di San Pietro, incastonato nello splendido scenario dei Monti Brancastello e Prena, dalle cui pendici si originano abbondanti acque sorgive, e al lavoro dei carbonai, articolata in diverse attività.

Si inizia con un’escursione lungo il sentiero, antico e ripido, che collega il capoluogo con la frazione di San Pietro. La via del carbone, utilizzata fino agli anni  ’60 dalla popolazione locale, uomini e donne, per il trasporto dell’oro nero, prodotto tramite suggestive e partecipate cotte nella incantata faggeta, tra i luoghi di interesse naturalistico più belli del circondario.

I partecipanti potranno quindi assistere alla rievocazione storica della produzione manifatturiera del carbone e al lavoro dei boscaioli, e visitare i luoghi e i percorsi dei carbonai nella faggeta, accompagnati dagli animali il cui aiuto era indispensabile per il trasporto della legna.

Tempo di percorrenza del sentiero: 1 ora;
Dislivelllo di salita: 358 m.;
Difficoltà: (E)

PROGRAMMA DELLA GIORNATA 

  • h8.30 Appuntamento e partenza a piedi da Isola del Gran Sasso – davanti Ufficio Postale;
  • h9.30 Sosta presso la Fonte del Pisciarone;
  • h10.00 Arrivo al borgo di San Pietro e sosta presso la bottega dell’arcaro e del sediaro; pausa colazione;
  • h10.30 Incontro presso l’area giochi del Museo Centro per le Acque del Gran Sasso, con carico della legna sui muli da parte dei boscaioli; allestimento e accensione della carbonaia; con i muli si prosegue fino alla faggeta;
  • h13.00 Pranzo al sacco e rientro ad Isola del Gran Sasso.

Fondazione Serrini–Parrozzani, Associazione Culturale Tarùss, CEA Scuola Verde, Sezione CAI di Isola del Gran Sasso

Info e contatti
www.gransassolagapark.it
https://scuolaverde.com/

Taruss95@gmail.com | 3357 713209

Anello al Fondo della Salsa, trekking con Marco Confortola

Livello di difficoltà: E
Dislivello: 400 m 

L’escursione si svolgerà a Castelli in contrada San Salvatore, a pochi chilometri dal centro cittadino, al Fondo della Salsa, il nevaio perenne più basso d’Europa.

Si tratta di un’escursione accessibile a tutti, che richiede l’abbigliamento adeguato (scarpe da trekking, abbigliamento da montagna, acqua e cibo in base alle necessità personali) ma è percorribile da persone di qualunque età (Minori rigorosamente accompagnati da genitori) e avvicina gli escursionisti ad un’esperienza naturalistica differenziata, dal sottobosco alla roccia, tra scorsi paesaggistici di notevole bellezza. 

Info contatti e pronazioni trekking 

Mario Confortola

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Trekking sul Cammino dei Santi del Gran Sasso

Da due centri del cratere sismico abruzzese.
Quello di Isola del Gran Sasso d’Italia, ai piedi del Corno Grande, e al centro della valle “siciliana”; e quello di Castelli, patria della ceramica, “un pugno di case arroccato in cima a uno sperone breccioso” tra i “Borghi più belli d’Italia”. 

In Cammino. Lungo percorsi nella natura e nella religiosità popolare locale che sono anche storie, condivisione di memorie, vecchie credenze, nuovi progetti.
Da percorrere a piedi o a passo d’asino, con un approccio legato anche alla spiritualità, al benessere, alla relazione con sé e con l’altro. 

Verso le Piane del Fiume di Pretara, 850 metri di altezza, punto di partenza per diversi percorsi escursionistici provvisto di un’area polifunzionale attrezzata per la sosta e immersa nel verde, che può tornare ad essere utilizzata dopo le distruzioni provocate dalla valanga dell’inverno scorso. 

Ad attendere i due gruppi alle Piane del Fiume ci sarà l’associazione Genius Loci, che descriverà il progetto “Il Cammino Dei Santi Del Gran Sasso”. Si potrà proseguire per un ripido ma suggestivo sentiero fino all’Eremo di Santa Colomba, in eccezionale posizione panoramica, 1.250 metri di altitudine dominati dal Cimone di Santa Colomba e dal Monte Infornace, oppure restare con l’ASD Esperienza Natura e provare il Forest Experience, attività nel bosco che fonde tecniche di rilassamento ad altre tecniche olistiche. A guidarvi ci penseranno i soci del Centro Alpino Italiano. 

Il CAI di Castelli partirà dai pressi dell’agriturismo “Il bivacco nel Parco” alle ore 9:00 e, percorrendo un tratto del Sentiero Italia, raggiungerà le Piane del Fiume per le 11:00.

Il CAI di Isola del Gran Sasso partirà sempre alle 9:00 dalla frazione di Pretara, percorrendo un suggestivo sentiero all’interno del bosco che parte nei pressi dell’eremo di Fra Nicola.

L’escursione è aperta a tutti.
Il percorso da affrontare, per tutti gli itinerari, presenta un livello di difficoltà EE, quindi per tutti è necessario un adeguato equipaggiamento/abbigliamento da trekking, anche in base alle condizioni climatiche, ed una sufficiente riserva di cibo e di acqua.

Info contatti e prenotazione:

CAI Isola del Gran Sasso

CAI Castelli

GENIUS LOCI
ESPERIENZA NATURA