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Intervista a Luca Vivan | Inspirational Travel Designer

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

Luca Vivan

oggi nel nostro blog siamo in compagnia di Luca Vivan, viaggiatore e Inspirational Travel Designer che si racconta attraverso le sue esperienze e la sua filosofia di vita. Ideatore del progetto Travel Mind: un format per facilitare relazioni tra tutti gli operatori di uno specifico territorio, per dare valore all’Italia fuori dai circuiti del turismo di massa.

Salve Luca, prima di tutto ti ringraziamo di aver accettato questa intervista, potresti presentarti ai nostri lettori e raccontarci da dove nasce questa tua passione per i viaggi?  

Ciao a tutti e a tutte, sono un blogger, un copy writer, uno storyteller, ma soprattutto sono una persona, che ha sempre cercato una propria strada. Il viaggio è metafora della vita, partire per luoghi e persone che non si conoscono, affrontare delle sfide, cadere, essere  bloccati da una tempesta o da un imprevisto e sempre ripartire, in cerca di quello che un amico chiama un “porto di terra”, un’oasi in mezzo alla confusione del mondo, dove sentirsi veramente a casa.

Nel tuo profilo ti definisci con queste parole: “Un narratore che scrive ed immagina viaggi, che sogna realisticamente una relazione più profonda con la natura, attraverso i social network e nei sentieri del mattino”. Che cosa intendi con questo pensiero profondo dal punto di vista esistenziale?  

Credo che le parole siano importanti, che abbiano il potere di dare forma al nostro mondo. Notizie negative ci spingono a chiuderci nelle nostre paure, nelle nostre rabbie. Le buone storie invece, ci spingono ad aprirci al mondo. La mia passione, ciò di cui mi nutro, sono i racconti che possono aiutarci a ritrovare il contatto con la natura, con l’essenzialità, perso inseguendo chimere e nevrosi. L’uso consapevole del web, dei social media, per raccontare un mondo che è già qui, possibile, è quindi una missione, non solo un lavoro.

Da questa frase che hai descritto sopra: quanto per te sono importanti oggi giorno i social network nell’ambito del turismo? che cosa hanno cambiato nel modo di viaggiare e di fare turismo?  

I social network sono il terreno in cui mi muovo ogni giorno, i sentieri che percorro, che utilizzo per raccontare ma anche per incontrare altri viandanti consapevoli, per costruire reti reali. Sono strumenti molto potenti, quasi una sorta di sistema nervoso di questa epoca di forte cambiamento. Hanno avvicinato i luoghi e le persone, ci permettono di conoscere destinazioni turistiche e progetti affini ai nostri valori, mondi spesso esclusi dalla comunicazione piramidale di pochi anni fa. 

Attraverso questa passione sei riuscito a crearti una lavoro oppure è semplicemente una passione per il viaggio e la scoperta, per poi raccontarlo al mondo?  

La passione è il fuoco che alimenta il mio desiderio di scoprire e di raccontare il mondo. Poiché sono uno spirito libero, non avrei mai potuto contenerla in un ruolo predefinito all’interno di una vecchia azienda. Ho voluto che questo fuoco diventasse anche la forza che sostiene il mio lavoro di professionista.

Nel tuo blog parli di “viaggi ispirazionali” – che cosa intendi quando parli di essere un “Inspirational Travel Designer”? come si può diventarlo? c’è un percorso di studi specifico? ci sono delle esperienze da fare prima di definirsi in tale maniera?  

FESTinVAL, un festival folk che riempie di suoni e di gioia Tramonti di Sotto, un borgo del Friuli occidentale.

Cosa ci rimane di un viaggio? Spesso sono gli incontri con le persone, le intuizioni che ci colgono sul cammino, magari delle nuove abilità acquisite. I viaggi ispirazionali sono la risposta al viaggiatore che non cerca più solo la “vacanza”, il dolce far niente, che cerca delle risposte a delle fasi particolari della sua vita, che vuole esplorare il mondo per conoscere e per conoscersi meglio. L’ Inspirational Travel Designer è colui o colei che crea questi percorsi, che ascolta il futuro viaggiatore e sa consigliargli il viaggio giusto, una risposta concreta ai suoi bisogni profondi. Per diventarlo bisogna prima di tutto allenarsi all’ascolto di se stessi, la vera chiave per poter essere veramente empatici. Bisogna infatti aprirsi all’altro senza l’idea della vecchia economia di dover piazzare un pacchetto a tutti i costi. Questi strumenti e il supporto per poter crescere in questo ruolo vengono forniti da specifici corsi organizzati dal tour operator ispirazionale Destinazione Umana.

Ci racconti questo tuo ultimo progetto a cui stai lavorando “Travel Mind”? qual’è il tuo obiettivo? e come si sta sviluppando?  

Travel Mind è nato da una telefonata estiva di Filippo Giustini, un imprenditore visionario del Mugello. L’idea era quella di un evento sul settore turistico ma presto è diventato qualcosa di più. Come travel blogger ho partecipato a vari eventi sul turismo, in cui ho sempre avvertito una forte mancanza, quella del giusto tempo e del giusto spazio per ascoltarsi e relazionarsi veramente. Siamo tutti sempre di corsa, dietro alle notifiche dei nostri telefoni o ad impegni che si accavallano. Abbiamo bisogno di tempo per ritrovare il piacere di un sano confronto. Solo dedicandoci questa opportunità possiamo sviluppare dei progetti che abbiano senso, al di là della pura e semplice vendita. Travel Mind è stato un evento nel Mugello, il 27-28 ottobre 2017, ora vuole diventare un format per facilitare relazioni tra tutti gli operatori di uno specifico territorio, per dare valore all’Italia fuori dai circuiti del turismo di massa, per riscoprire il tesoro su cui siamo seduti tutti e poterlo fare nel modo più sostenibile e consapevole possibile.

Casentino, una valle della Toscana poco conosciuta dove esistono molti progetti di tutela e di valorizzazione del territorio.

Qui riportiamo le parole con cui descrivi il progetto Travel Mind: “è un crocevia di sognatori, di creativi della nuova era, non dei “prenditori”, impresari che guardano unicamente al profitto, ma persone che si muovono animate da una passione strana e un po’ assurda per chi li guarda da fuori, sempre con il telefono in mano, sempre attivi di giorno e di notte, con la mente ed il cuore che vanno ad un’altra velocità – si verrebbe da dire contraria – ma è proprio diversa, rispetto alla frenesia della negatività imperante, dell’Italia mal comune e vuoto gaudio”. E’ un manifesto positivo: un quadro emozionale dell’Italia di oggi. 

Che cosa intendi quando parli di crocevia di sognatori? crede che si possa sconfiggere questa emozione negativa tutta italiana di interpretare la realtà, anche attraverso una nuova visione di turismo locale?  

Abbiamo sempre più bisogno di quei porti di terra di cui parlavo prima, spazi e momenti in cui uscire dai social network e dalla frenesia per parlarci davvero. L’Italia che io leggo, che incontro nei viaggi è fatta di persone che non solo non si arrendono ma che con gioiosa determinazione stanno sviluppando dei progetti di grande valore, non solo nel turismo. Spesso questi sogni crescono all’ombra di piccoli borghi, di boschi e montagne lontane dal clamore dei mass media ufficiali. Il turismo allora diventa l’opportunità per incontrare produttori di cibo davvero naturale, artisti che danno vita a paesi abbandonati, imprenditori che pensano costantemente alla ricaduta sociale ed ambientale delle loro azioni, associazioni che non fanno solo volontariato ma reinventano i rapporti nei quartieri. C’è un tesoro di creatività, di tradizioni, di umanità in questo paese, delle risorse pienamente rinnovabili.

Un consiglio da dare ai nostri lettori: qualsiasi cosa, un viaggio, un libro, un itinerario, una citazione, un augurio……  

Adoro viaggiare con la musica, incontrare sonorità di altre culture, evocare mondi lontani o semplicemente perdermi nei suoni, per cui vorrei consigliare dei mix realizzati da Six Degrees Records, un’etichetta indipendente di San Francisco, per viaggiare nel mondo.

Un invito è poi quello di riscoprire i luoghi dietro casa, di farlo con attenzione, liberi da distrazioni e da pensieri. L’altro è di non stancarsi mai di ripartire, dopo ogni caduta. Le crisi sono opportunità di cambiare davvero, nella direzione di una vita autentica.

Ringraziamo tantissimo Luca [ www.lucavivan.com ] per aver accettato di raccontarsi nel nostro blog, grazie e buon viaggio amici e amiche viaggiatrici 🙂

Responsabile comunicazione ITACA
Sonia Bregoli

CicloturistaPartigiano | di bici e di storie

Oggi, in attesa dell’inizio del festival IT.A.CÀ (22 maggio / 7 giugno 2015), per la rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ” la nostra Luna Galeotti ha intervistato Giulia Bondi creatrice e blogger di Cicloturista Partigiano.

Com’è nato Cicloturista Partigiano?

Cicloturista Partigiano nasce da un diario di viaggio e da unalunga lettera di oltre 70 anni fa, che inizia così: “Estate del ’39: inizio di una nuova era per il ciclismo! Ai primidi luglio (a 18 anni e ½), io comprai la ciclo da corsa e feci la prima gita di lunghezza… inaudita: alla Fignola (140 km).”

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La lettera e il diario li scrisse, parecchi anni fa, mio nonno.
Lui poi sarebbe diventato partigiano, sindacalista, parlamentare e per poche settimane anche ministro. Un nonno impegnato, spesso assente, che però fin da piccola mi portava con sé a camminare in Appennino, in lunghe passeggiate silenziose sul crinale, tra i colori e i profumi della montagna.

All’epoca del diario e dei viaggi era solo un ragazzo, che amava pedalare e camminare, e che nel giro di pochi anni sarebbe cresciuto in fretta, come tanti della sua generazione.

Nel 2014, 75 anni dopo l’acquisto di quella prima “ciclo da corsa”, il mio compagno e io abbiamo deciso di provare a ripercorrere le sue tracce e trasformare quei viaggi in un nuovo racconto, fermandoci a osservare quanto fossero cambiati quei luoghi, cercando segni di memoria della guerra e della Resistenza e ascoltando le storie delle persone incontrate nel cammino.

Ermanno e il suo amico Oddo cominciano il loro primo giro nell’estate 1939– tra lo scetticismo dei compagni e di don Marino, il loro educatore spirituale, da Fiumalbo, vicino al passo dell’Abetone, tra Emilia e Toscana. Toccheranno Livorno, La Spezia e Genova prima di rientrare a Modena. Sarà il primo di cinque viaggi tra Appennini, Italia centrale e Dolomiti, tutti documentati in un album-diario, che raccoglie cartoline inviate alla madre, minuscole foto in bianco e nero e precisissime cartine disegnate a mano, naturalmente affiancate dai grafici delle altimetrie.

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Seguendo quelle cartine e arrancando con i rapporti piccoli tra i passi alpini e appenninici rigorosamente segnati nei grafici altimetrici, è iniziato anche il nostro viaggio. Nell’agosto dello scorso anno abbiamo percorso 750 chilometri, con oltre 17mila metri di dislivello, partendo da Vicenza e arrivando a Brescia attraverso l’Altopiano di Asiago e le Dolomiti, scalando il passo ‪‎Rolle, il Pordoi, lo Stelvio, il Gavia e molti altri, e fermandoci a fotografare gli stessi luoghi ritratti da Ermanno nel suo album-diario.

Poi, a ottobre, abbiamo proseguito per gli Appennini, chiedendo ospitalità ad amici, conoscenti, parrocchie e ostelli del pellegrino. Abbiamo scalato per primo il passo dell’Abetone, l’inizio delle avventure di Ermanno e Oddo, attraversando poi parte della Toscana, delle Marche e della Romagna. Abbiamo chiacchierato con anziani sopravvissuti agli eccidi nazifascisti dell’estate 1944, e ritrovato l’itinerario di Garibaldi in fuga dalla Repubblica Romana, nel 1849. Ci siamo fermati in altri luoghi di memoria del Novecento, dall’Archivio dei Diari di Pieve Santo Stefano al Museo dell’Emigrante della Repubblica di San Marino. A Barbiana e San Donato di Calenzano abbiamo incontrato gli allievi della scuola popolare di don Lorenzo Milani. E anche nel corso dell’inverno, in alcuni microviaggi meno lontani da casa, abbiamo continuato a cercare storie di Resistenza e resistenze.

Il primo di giugno, tra pochi giorni ormai, dovremmo partire per la prossima puntata, ripercorrendo i sentieri partigiani del Piemonte e della Liguria narrati da Beppe Fenoglio, Nuto Revelli e Italo Calvino, e anche per settembre stiamo studiando un nuovo viaggio sulle tracce di un partigiano ravennate che entrò nel movimento di Liberazione proprio con un lungo viaggio in bicicletta insieme ad altri compagni.

Nato da una storia familiare, Cicloturista Partigiano ora sta crescendo per trasformarsi in una serie di itinerari che poi speriamo di poter raccontare e pubblicare in modo da renderli ripercorribili anche da altri, da chiunque vorrà continuare a seguirci perché ama la bicicletta e la storia.

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Qual è secondo te la filosofia nel viaggiare in bici?

Nei viaggi fatti in questi anni, non solo in Italia ma sul Cammino di Santiago, sul Danubio serbo, sulle coste della Grecia e dell’Albania,  e anche nei piccoli giri di poche ore, mi sono resa conto che la bici è uno straordinario mediatore culturale. Anche nei paesi e nelle situazioni dove, da viaggiatori occidentali, si potrebbe essere percepiti come ufo o “bancomat ambulanti” se si viaggia anche solo in automobile, la bici ti rende immediatamente simpatico, quasi un picchiatello, o una persona che può avere bisogno di aiuto. La bicicletta attira le storie, ed è soprattutto per questo che la amo. Oltre cheper quello che dice il mio compagno: “dai finestrini della macchina vedi il paesaggio come in un film. In bici sei il protagonista di quel film”.

Quanto è importante secondo te che anche i giovani d’oggi conoscano questo tipo di esperienza?

La bici ti fa riscoprire la fatica, l’importanza e il piacere delle cose semplici, il valore delle distanze.
Ti fa viaggiare nel tempo, perché, nounnamed (2)nostante tutte le tecnologie con cui viaggiamo oggi, sei molto più simile a come vivevano i tuoi nonni, che è poi come si vive oggi in molte parti del mondo. Ti fa viaggiare nel tempo anche in un altro modo, magico: una giornata in bicicletta, o a piedi, vale come una settimana di vita normale. Io ho cominciato a pedalare a 26 anni, ma invidio chi riesce a farloda più giovane e oggi vedo sempre più persone interessate a questo tipo di esperienza. Per quanto riguarda invece gli itinerari storici, credo che la rievocazione, la scoperta personale attraverso l’esperienza diretta, sia un modo davvero unico per comprendere gli avvenimenti del passato. Della memoria della Resistenza a noi non interessa tanto la celebrazione, ma piuttosto l’avvicinarci allo stato d’animo delle migliaia di ragazzi e ragazze, uomini e donne, che seppero, insieme, fare scelte responsabili e rischiose che si rivelarono così importanti per il futuro dell’Italia, e del mondo. Anche per il mondo di oggi credo sarebbe importante riscoprire un po’ di quella semplicità, solidarietà e capacità di collaborazione, e anche la bellezza di una vita più frugale.

Secondo te cosa unisce il vostro blog a IT.A.CÀ

Credo proprio che condividiamo la stessa filosofia: viaggiare lentamente, per scoprire nuovi mondi, per guardare dentro di noi e condividere emozioni e idee con gli altri.

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Conoscevate già il festival? Che valore ha per voi essere amici di IT.A.CÀ?

Avevo sentito parlare del festival anche lo scorso anno, ilnome (bellissimo) mi aveva subito colpito e quest’anno spero proprio di poter partecipare a più eventi possibile!

Buon viaggio…

 

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Luna Galeotti

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Viaggi con l’anima e la mente

Chi abbiamo questa volta per la nostra rubrica in “Viaggio verso IT.A.CÀ “? La nostra Annalisa ci racconta di Sara Boccolini, i cui “viaggi partono dall’Anima per arrivare in automatico alla Mente.”

Da cosa nasce il tuo bisogno di avere un blog di viaggi?saraboccolini

Avere un blog di viaggi per me significa poter condividere con i lettori le mie emozioni dando spunti utili e consigli per viaggiare in giro per il mondo. Quando parto per una nuova destinazione faccio sempre una ricerca nel web per trovare suggerimenti che altri blogger hanno lasciato dopo aver fatto un determinato viaggio. Io mi fido di loro perché le loro parole sono sincere e vere. Molte volte trovo online molti più spunti particolari ed interessanti di quelli che si può trovare su una guida cartacea. Per questo anche io, nel mio piccolo, voglio essere un punto di riferimento per altri.
Ma un blog di viaggi è anche come un diario personale dove appuntare ricordi e immagini.

Cosa vuol dire per te un viaggio responsabile?

Un viaggio responsabile è un momento di incontro con una popolazione. Viaggiare per conoscere la meta ma anche per incontrare le persone che vivono lì. Un’interazione con la cultura locale, un viaggio alla scoperta di progetti sociali, un’esperienza in completo contatto con la natura. Guardare una persona negli occhi e ascoltare la sua storia è uno dei momenti che preferisco quando viaggio.

Ogni viaggio intrapreso può essere responsabile? O credi che in alcuni casi non sia possibile farlo?

Si ogni viaggio può essere responsabile, dai viaggi oltreoceano ai viaggi in Europa o, addirittura, in Italia. Ci sono tante associazioni e organizzazioni che propongono itinerari responsabili in tutto il mondo. Tornare a casa ricchi di emozioni che solo un viaggio del genere può darti. Stare a stretto contatto con le persone e condividere momenti indimenticabili con loro è un surplus che non va assolutamente sottovalutato quando si viaggia.

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Quanti viaggi realizzi in un anno? Come li organizzi, ti affidi a tour operator oppure prediligi self-made travel?

In un anno viaggio molto, sia per lavoro che per piacere. Quando i viaggi sono di piacere preferisco organizzarli da sola ma anche affidadarmi a Tour Operator di turismo responsabile come ho fatto per il mio ultimo viaggio a Cuba. Viaggi e Miraggi ha saputo regalarmi un itinerario che mi ha fatto scop778_49762973768_1260_nrire la vera e autentica Cuba. Ho avuto momenti di infinita gioia a stretto contatto con la popolazione. Ho avuto esperienze particolari che mi hanno fatto vivere l’isola con occhi diversi, diciamo molto aperti.

Il ricordo di questo viaggio non mi abbandonerà mai.

Sei una viaggiatrice solitaria o viaggi in compagnia?

Viaggio sempre in compagnia. Ho bisogno di condividere con qualcuno le mie emozioni mentre sono in giro. Non per paura o altro ma il viaggio in solitaria, almeno per ora, non mi ha mai attirato.

Non solo il tuo modo di viaggiare, ma anche il tuo blog è sostenibile. Cosa si intende per blog carbon neutral?

Si esatto, il mio blog è Co2Neutral e perciò non impatta sull’ambiente! Ho aderito ad una iniziativa ambientalista, proposta da DoveConviene.it, che si propone di azzerare le emissioni Co2 del mio blog piantando un albero in una zona boschiva a rischio di desertificazione.

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Credi che IT.A.CA sia capace di diffondere il messaggio del turismo responsabile? Hai mai partecipato al festival?

Credo che IT.A.CA faccia un buonissimo lavoro per diffondere questa filosofia di viaggiare in modo responsabile! Tanti eventi e giornate dedicate al turismo responsabile sono ottime anche per fare avvicinare nuovi viaggiatori curiosi e per far conoscere il turismo responsabile a livello nazionale. Purtroppo non sono mai riuscita a partecipare al festival…quest’anno sarà la volta buona?

Buon lavoro ragazzi e in bocca al lupo per questa nuova edizione!

Ringraziamo la dolcissima Sara e l’aspettiamo a Bologna a partire dal 22 maggio!

Annalia Spalazzi
Segreteria operativa Festival IT.A.CÀ

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Il blog che fa del mondo un libro di scoperta

In questo bellissimo viaggio alla scoperta dei travel blogger italiani all”interno della nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”, oggi la nostra Annalisa ci parla di Chiara e del suo blog che vive il viaggio come un libro, ” Viaggiando s’impara”!

“Viaggiando s’impara“. Si dice un nome un perché. Allora perché questo nome al tuo blog?f6a71dc546c2a5f9a8b742f347b5fa95

Il nome del mio blog è la mia filosofia di viaggio: credo che la maniera più bella di imparare una storia, una lingua straniera, una cultura sia quella di apprenderla durante un viaggio. I concetti vengono legati ad immagini, emozioni e sensazioni vissute, e si apprende tutto con facilità ed entusiasmo. Per me un viaggio è sempre un’occasione di crescita personale e culturale: viaggiando s’impara sempre qualcosa di nuovo!

Qual è stato il viaggio che ti ha più emozionata?

Premesso che ogni viaggio suscita in me emozioni uniche e ricordi indelebili, credo di essere rimasta profondamente segnata dalla mia esperienza in Brasile: un mese tra volontariato in una casa famiglia e viaggi nei dintorni di Belo Horizonte e Rio de Janeiro che non dimenticherò mai, non solo per i luoghi meravigliosi che ho visto ma soprattutto per le persone speciali che ho incontrato, che mi hanno permesso di conoscere il Brasile più autentico e vero.

Viaggi molto anche in Italia e nelle zone a te vicine… che differenza provi tra partire per un viaggio lontano e scoprire un luogo da insider? Cosa si prova a vivere da turista i luoghi che già si conoscono?

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Quando ho l’occasione di visitare un posto per la prima volta sono sempre curiosa ed emozionata, e cerco di sfruttare ogni momento del viaggio per scoprire la mia meta nel dettaglio. Puntualmente poi al mio rientro a casa mi rendo conto di quante cose belle ci siano anche nei dintorni: abbiamo la fortuna di vivere in uno dei Paesi più belli del mondo, con una concentrazione altissima di meraviglie naturali e culturali. Per questo se ho qualche giorno oppure un weekend libero cerco di visitare ciò che mi circonda, magari con qualche occasione speciale come quella del B&B Day o delle Giornate FAI. Se qualche amico viene a trovarmi, poi, mi trasformo in una guida locale: così riscopro ogni volta il mio territorio, anche da insider.

Viaggiare da soli o in compagnia? Quale opzione preferisci e perché?11133764_673248256131010_8020898169620787232_n

Per me un viaggio è più emozionante se è condiviso, ma devo ammetterlo: non ho mai provato a fare un viaggio in solitaria, a parte qualche volo aereo! Non escludo di sperimentare un viaggio da sola in futuro, ma per ora mi piace viaggiare in compagnia di amici che condividono i miei gusti e la mia filosofia di viaggio.

Come ti sei avvicinata al turismo responsabile, tanto da farne la filosofia alla base del tuo blog?

Il turismo responsabile e sostenibile è un tema che mi affascina da sempre, tanto da avermi convinta a proseguire gli studi con una laurea magistrale a Venezia improntata sui temi del turismo ecosostenibile. Per me è fondamentale capire come muovermi nel mondo in punta di piedi, senza che l’ambiente, il territorio e le persone che mi accolgono siano disturbati dalla mia presenza, e come far sì che le mie azioni abbiano ricadute positive sui luoghi che visito. Viaggiare in modo responsabile è possibile e voglio testimoniarlo attraverso il mio blog, dando voce a tutte quelle iniziative che permettono di comportarsi da viaggiatore e non da turista.

Credi che attraverso il blog ed i tuoi articoli, riesci a “educare” verso un modo di viaggiare che sia consapevole e rispettoso delle culture e dei luoghi che incontrano?

Lo spero! Ho creato apposta una sezione nel blog dedicata al turismo responsabile, collegata ad un hashtag specifico, #viaggiaresponsabile, che chiunque può utilizzare per segnalarmi iniziative e progetti riguardo al viaggio responsabile. Attraverso il blog e le mie esperienze vorrei far capire a chi ama girare che viaggiare responsabilmente dà un gusto completamente diverso alla vacanza: soggiornare in una struttura che racconta la storia e la cultura del territorio, entrare a contatto con la popolazione locale, scoprirne usi, costumi e prodotti tipici sono tutte scelte che permettono di vivere un viaggio in modo autentico, senza la patina tipica delle esperienze strettamente turistiche, ed aiutano anche lo sviluppo della realtà locale.

11156416_676888635766972_4020233460281048190_nCosa sai già di IT.A.CÀ? E cosa ne pensi della filosofia del festival? Credi che un festival possa essere motore per trasformare questo concetto vissuto come nicchia in una pratica comune?

Conosco il festival e ne sposo la filosofia, e sono convinta che un programma così ricco di incontri, eventi e spunti sia un modo efficace per trasmettere le idee alla base del turismo responsabile e diffonderne la conoscenza. Finora ho sempre seguito IT.A.CÀ attraverso i social network, perché nei giorni delle edizioni passate ero sempre in giro da qualche parte… ma quest’anno non me lo lascio scappare, anche perché sarà il festival a venire da me a Trento!

Come pensi sarà questa edizione nazionale di IT.A.CÀ, che prende e si sposta con treno e bici verso Trento?

Questa nuova edizione mi entusiasma moltissimo, specialmente perché vede coinvolto anche il mio territorio. Penso proprio che l’edizione avrà un buon successo, perché il cicloturismo è un tema molto interessante e ricco di proposte alternative ai classici itinerari, e la vostra proposta di un viaggio intermodale per il ponte del 2 giugno da Trento a Bologna lungo le vie d’acqua con treno, bici e barca è fenomenale! In Trentino, poi, amiamo spostarci in bicicletta e vi dimostreremo quanto è bello viaggiare green sulle nostre ciclabili!

Grazie a Chiara, non vediamo l’ora di scoprire con te e con IT.A.CÀ il Trentino!

Annalia Spalazzi
Segreteria operativa Festival IT.A.CÀ

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Trippando, il blog dei diversi punti di vista

Questa settimana, per la nostra rubrica in “Viaggio verso IT.A.CÀ “, la nostra Annalisa ha incontrato il team di Trippando, attraverso le parole della dolcissima mamma e travel blogger Silvia.

Trippando é un blog collettivo, come é nata l’ idea di allargarlo?silvia

Ho deciso di aprire Trippando al contributo di coblogger innanzitutto per necessità, in quanto non riuscivo, da sola e con un bimbo piccolissimo (ho aperto il blog incinta di 7 mesi) a star dietro alla programmazione giornaliera. In realtà, alla necessità si è unita la curiosità e la voglia di conoscere sempre posti nuovi e differenti, visti con altri occhi. Essere tanti consente a tutti noi di viaggiare attraverso i racconti,  le foto e le esperienze di tutto il gruppo.

Quale filosofia vi unisce all’interno del blog? Come scegliete chi fa parte del team?

sivliatrippandoÈ brutto da dirsi, ma la conditio sine qua non per far parte di Trippando è saper scrivere in italiano, requisito non banale di questi tempi. E poi la curiosità. Siamo un gruppo di curiosoni, di gente cui basta mezza giornata a disposizone per scoprire qualcosa di nuovo, diverso ed interessante anche a pochi chilometri da casa propria. Per noi viaggiare non vuole necessariamente dire prendere un aereo, ma guardare il mondo che ci circonda con occhi bambini, ovunque noi siamo.

Ci sono più persone con ruoli simili o ognuno é specializzato in un tipo di viaggio?

Del nostro gruppo, prevalentemente femminile, fanno parte parecchie mamme e diverse viaggiatrici solitarie. I più specializzati sono però i maschietti!

Quali sono i più vicini al turismo responsabile? In che modo?
Sicuramente i “nostri uomini”: Marco Sanzani, fotografo ed appassionato cicloturista, che quest’estate ha fatto da Bergamo a Sarajevo in bici e ritorno come potete leggere anche nel suo blog. C’è poi Enrico Giuliani, meglio noto come Bassa Velocità, un architetto eclettico, appassionato di giardini che su Trippando si occupa di itinerari verdi e di lentissimi treni regionali, di cui scrive sul suo blog.

Come descriveresti il blog legato ai principi della responsabilitànel turismo?
trippando1 Siamo tutti viaggiatori consapevoli e amiamo molto viaggiare per conoscere persone e culture diverse, oltre che per godere delle bellezze naturali ed artistiche.

Come ein cosa credete sia legato il blog Trippando con IT.A.CÀ? Secondo voi cosa ci unisce?
Ci ritroviamo molto nella visione di viaggio lento e responsabile. Viaggiamo per godere delle nostre esperienze,  non per mettere delle bandierine sul planisfero!

Conoscevate già il festival? Che valore ha per voi essere amici di IT.A.CÀ ?
Personalmente, conoscevo il festival ma non nei dettagli. Probabilmente eravamo già amici di IT.A.CÀ senza sapere di esserlo. Vedo una grande affinità tra voi e noi e sono convinta che tutti i cobloggers di Trippando siano felici di questa nuova sancita amicizia!

Grazie a Silvia e alla squadra di Trippando per la loro amicizia!

Annalia Spalazzi
Segreteria operativa Festival IT.A.CÀ

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Reporter in Viaggio: il blog di una giornalista con la passione per i viaggi

Prosegue l’appuntamento alla scoperta dei blogger italiani con la Rubrica “In viaggio verso IT.A.CA”. La nostra Annalisa Spalazzi intervista la giornalista e blogger di viaggi Ylenia di Reporter in Viaggio.

Sei reporter e giornalista, ma anche blogger. Come è nata l’idea del blog “Reporter in viaggio”?

È nato grazie al suggerimento di un’amica, anche lei giornalista e blogger. Continuava a dirmi “perché non apri una cosa tua? Scrivi bene, ti piace parlare di viaggi, sei stata in un sacco di posti…”?

Ylenia-reporterinviaggio Così è nato “Reporter in viaggio”, un po’ per gioco e per scherzo, ma anche un po’ per necessità. Effettivamente ho viaggiato tanto in paesi come Messico o Perù, quando ancora non eravamo nell’ ”era social” ed internet non era cosi sviluppato. E il bello di avere un profilo facebook dove posti le foto o un blog è anche il fatto di andarlo poi a rivedere. Io viaggiavo con il mio taccuino e macchine fotografiche. Però molta immediatezza che si riesce ad avere ora andava persa; quindi rischi di perdere i ricordi di viaggi fatti tempo fa. Di materiale ne ho tanto e mi piace parlarne e scrivere, quindi ora metto insieme i vecchi viaggi dei ricordi e quelli nuovi. Il blog è un luogo mio per raccontare le mie esperienze, ma allo stesso andare a rivederle e riviverle e, perché no, anche aiutare chi vuole organizzarsi per fare un viaggio da solo. Infatti non sono viaggi standard o organizzati e chi legge magari può trarre spunto per i propri viaggi.

Quindi organizzi i tuoi viaggi da sola o ti è capitato di affidarti a tour organizzati?

Si, di solito sì. Solo in Egitto, una volta, ho fatto una crociera sul Nilo organizzata. I viaggi in alcuni paesi sono più difficili da organizzare da soli, ma preferisco farlo lo stesso per non avere qualcuno che ti guidi. In Egitto è stato cosi, tutti mi dicono “che bello l’Egitto!” ma è uno dei paesi che mi sono goduta meno. Sembrava di essere tutti lì in fila ad aspettare di passare per i luoghi segnati…Le priamidi: passi, le vedi e poi vai altrove, per collezionare altri luoghi. Invece, mi piace prendermi i miei spazi per vedere anche cose minoritarie o non proprio quelle più in vista. Non so, vai al Louvre e devi vedere la Gioconda. Io se voglio stare un’ora a contemplare un quadro sconosciuto, voglio avere la libertà di poterlo fare. E mi piace anche andare a scoprire cose che per il turismo di massa non interessano.

Viaggi per hobby o anche per lavoro?

In realtà viaggio per hobby. Anche viaggio taccuino se avrei voluto viaggiare per lavoro! Nel mio ideale di giornalismo, magari banale, avrei voluto essere un’inviata come la Fallaci o meglio ancora come Terzani, lavorare vivendo in altri paesi e raccontare quei posti da ogni punto di vista, sia socio-politico che culturale. Purtroppo era già difficile ai loro tempi ed è ancora più difficile oggi. Tuttavia, grazie ai social, oggi hai strumenti tuoi dove puoi raccontare ciò che vuoi e sei libera di dire ciò che vuoi e come vuoi.

Hai girato molti paesi del mondo, definiresti il tuo modo di viaggiare responsabile?

Credo proprio di sì! Credo che il principio di responsabilità sia innanzitutto il rispetto del paese dove vai e della cultura con la quale a volte puoi anche non essere pienamente d’accordo. Mi ricordo in Messico, diversi anni fa, in metropolitana c’era una zona riservata alle donne con un cartello area-gialla-metro-città-del-messicoche avvisava che se stavi all’interno di questa zona, non avevi problemi di eventuali “pacche sul sedere”. Ovviamente reagisci di contrasto perchè non lo capisci. E’ una cultura diversa: puoi decidere di non seguirla e assumerti le conseguenze ma non puoi importi. Se parti dal presupposto di rispettare la cultura che incontri viaggiare è ancora più interessante, perchè ti confronti con realtà diverse che magari non conoscevi. A volte puoi essere in disaccordo ma trovi comunque qualcosa da imparare La cosa bella del viaggiare è che c’è sempre qualcosa da imparare.

Cosa è cambiato dai tuoi primi viaggi ad oggi? Il tuo modo di viverlo con l’esperienza maturata, quali aspetti ha influenzato?

Non è cambiato molto. È cambiata molto la vita. Prima, quando ero studentessa, avevo più tempo per viaggiare. Potevo dire me ne vado un mese in Perù e lo giro con calma. Adesso con il lavoro, da libera professionista ed avendo uno studio, non posso permettermi di viaggiare per tempi troppo lunghi. Il modo di viaggiare è cambiato per gli strumenti che adesso hai a disposizione, questo sì. Prima avevo un taccuino, un registratore e una macchina fotografica. Oggi si viaggia con l’i-pad, hai i social sui quali mettere le foto da condividere con chi non è con te e questo è effettivamente un bel cambiamento, sei sempre connessa. Però come filosofia di base nel modo di viaggiare non è cambiata: la voglia di andare in un posto perconoscerlo, capire com’è e scoprirlo.

Il blog ti sta facendo avvicinare in qualche modo di più alla scoperta di luoghi insoliti in Italia per poi poterli raccontare?

In realtà, più che il bloreporter in viaggiog di per sé, sono i commenti o le email di chi lo legge, che spesso ti segnalano luoghi da andare a visitare. Questo ti permette di scoprire posti che non conoscevi o non avevi preso in considerazione. Ti aiutano anche i blog di altre persone dove trovi spunti personali vissuti da loro che non possono essere in una guida standard. Le cose minori e curiose. Più che il mio di per sé è il concetto del blog in generale, il fatto di conoscere altre persone e trarre spunto anche dalle loro esperienze.

Di solito non mi piace avere un percorso prestabilito da altri. Una volta c’erano i press tour per la stampa: è un tipo di visita dove effettivamente puoi far vedere determinate cose, indirizzare la scoperta di un territorio e tu sei obbligata a seguirlo. Oggi come oggi puoi organizzartelo da sola il tour e scoprire tramite internet tutto ciò che serve. Poi possono esserci anche tour ben organizzati, ma la mia è un’idea più indipendente. In questo il blog aiuta perchè se vuoi puoi riprendere la mia esperienza o anche ignorarla o puoi raccontarmi la tua e darmi la tua opinione. Il blog è condivisione.

Credi che il tuo modo di viaggiare rientri nella filosofia di IT.A.CÀ? Ti avremo dei nostri quest’anno?

Credo di sì perché la filosofia alla base di IT.A.CÀ è rispettare i luoghi nei quali viaggi, le tradizioni e le culture ed è uno dei motivi che mi hanno incuriosito, perchè non conoscevo questo Festival. Verrò a vederlo perchè condivido questa filosofia e mi piacerebbe sostenerla. È una bella filosofia, ma anche molto ambiziosa. Ben vengano queste iniziative che spingono a scoprire e sostenere il turismo responsabile. Per tutti viaggiare vuol dire scoprire, ma deve voler dire anche avere l’intelligenza di capire e rispettare un territorio e capire che quel che incontro può essere diverso da ciò a cui sono abituato.

Grazie ad Ylenia per l’entusiasmo trasmesso con questa intervista!

 

Annalia Spalazzi
Segreteria operativa Festival IT.A.CÀ

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In viaggio verso IT.A.CÀ con “Mi Prendo e Mi Porto via”

Buon inizio settimana a tutti…

Oggi, per la nostra consueta rubrica settimanale abbiamo intervistato Elisa, fondatrice di uno dei blog di viaggi più seguito in Italia: Mi Prendo e Mi Porto via che da marzo 2012 cura insieme a Luca.

Il nome del blog  nasce dall’idea che anche da soli ci si può prendere e portare via, andare ovunque anche senza un budget eccessivo poichè per loro “nessun luogo è irraggiungibile se si ha il vero desiderio di conoscerlo“.

Nel blog, come in un diario personale,  raccontano le proprie esperienze di vita e condividono con i lettori la propria passione per il viaggio. Non è stato creato per fungere da guida turistica ma con l’intento di raccontare il luoghi visitati in maniera del tutto atipica vestendo i panni della comunità ospitante e immergendosi a pieno nella vita comunitaria.

Essi si  considerano viaggiatori e non turisti perchè amano imparare più che conoscere, essere contaminati più che visitare. I viaggi descritti sono viaggi “fai da te” e low budget con un’attenzione particolare all’incontro con culture diverse. 

1) Cos’ è un travel blogger?

Un travel blogger per noi è una persona che ha la passione dei viaggi e vuole metterla a disposizione di altre persone. La condivisione è alla base di tutto

2) Hai fatto del Viaggio il tuo lavoro? Lavorare online presuppone la costruzione della cosiddetta “Buona reputazione”, tu come hai costruito la tua?

Sì una parte del nostro lavoro consiste nello scrivere di viaggi quindi il viaggio che è la nostra passione più grande oggi fa parte anche del nostro lavoro. CI siamo costruiti la nostra buona reputazione cercando di essere sempre indipendenti e soprattutto veri! Ciò che siamo nella vita reale lo abbiamo trasposto nella vita on line

3) Come pianifichi il tuo viaggio e cosa ti influenza nella scelta di una meta?

Ovviamente cerchiamo informazioni on line da altri che hanno fatto quel viaggio prima di noi, leggendo blog e frequentando forum. Ci documentiamo anche grazie alle guide perché siamo pur sempre affezionati alla carta stampata. Iniziamo già a viaggiare molti mesi prima della partenza con la fantasia. Le mete le scegliamo insieme in base a ciò che più ci ispira, solitamente ci piace conoscere nuovi continenti.

4) Nel tuo blog affermi che ti piace soprattutto scovare posti insoliti e fuori dalle solite mete; ti consideri lontana dal turismo convenzionale? Cosa significa per te fare Turismo Responsabile?

Per indole non ci piace “il così fan tutti” e soprattutto ci piace entrare a contatto con la popolazione locale, capire la cultura del luogo, rispettare i loro usi e l’ambiente circostante, vederci come ospiti e non coloro che hanno la verità in man, tutto questo per noi è fare turismo responsabile

5) Affermi di essere una Viaggiatrice e non una Turista. E’ una questione che ci appassiona molto per cui ti chiedo: Qual’è per te la differenza tra Turista e Viaggiatore?

Il turista arriva in un luogo e guarda tutto con gli occhiali della sua cultura credendo di essere nel vero, non si mette in discussione e cerca il proprio paese anche se è lontano anni luce da casa sua, il turista cerca di vedere quanto più possibile in meno tempo possibile. Il viaggiatore è rispettoso entra in punta di piedi nella realtà locale, si mette in discussione, si dà tempo per capire un luogo e la sua gente

Vi lasciamo con questa bellissima foto “rubata” dal blog Mi Prendo e Mi Porto Via…

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Angela Pizzi

Chi sono i Travel Blogger?

Chi sono i Travel Blogger? Cosa fanno?

IT.A.CÀ considera il travel blogger  un viaggiatore attento e curioso che attraverso i suoi diari, racconta le proprie impressioni, sensazioni e sentimenti vissuti in seguito a una determinata esperienza; offre consigli in maniera del tutto gratuita ai fruitori del blog e descrive attentamente i luoghi che ha visitato cercando di essere il meno possibile freddo e sterile. Fa quello che il marketing chiama “storytelling”, racconta storie e cerca di suscitare una risposta emotiva nei lettori, i quali devono identificarsi nella narrazione e creare un vero e proprio legame affettivo con essa. Grazie al blog e ai social networks il viaggiatore diviene il principale portavoce di tutto ciò che concerne l’esperienza di viaggio vissuta, la località prescelta e i servizi offerti. I  travel blog acquisiscono sempre più importanza sia come strumenti di marketing e comunicazione e sia come strumenti utilizzati per monitorare e influenzare le opinioni degli stakeholders nonché come mezzo per far conoscere prodotti e destinazioni turistiche.

(Foto di Giuseppe Trisciuoglio)

Ma un travel blogger non è un’agenzia di viaggi, egli vive il luogo che visita in prima persona, fa sempre nuove scoperte e poi le racconta trasformandosi in vero e proprio ambasciatore digitale.

In Italia vengono organizzati molti eventi dedicati ai travel blogger tra i quali troviamo TBD italy a Rimini, TBE a Genova, BTO a Firenze..

Tra i blogger più famosi al mondo vi è l’italo americano Jhonny Jet che ha reso il suo sito una vera e propria impresa commerciale; potremmo definirlo uno “sperimentatore”, cioè colui che viene chiamato a provare prima di tutti nuovi collegamenti aerei, alberghi, musei, itinerari, strutture di accoglienza turistica, servizi (etc.)

Jool Stone, un ragazzo scozzese, ha trovato fortuna occupandosi esclusivamente di turismo su rotaie sul suo blog “Trains on the brain”.

Family on bikes è un blog che si occupa solo di viaggi in bicicletta rigorosamente in famiglia. Nel loro blog si descrivono come una normalissima famiglia americana che ha imparato ad apprezzare il valore del tempo abbandonando la routine quotidiana e gestendo il rapporto con i propri figli in maniera atipica rispetto alle classiche famiglie. Dopo aver abbandonato i rispettivi lavori, i due genitori hanno deciso di pedalare con i propri figli e così girare il mondo.

Kash Bhattacharya di Budget Traveller  ha creato una guida agli ostelli di lusso e design e in questo post parla anche di Bologna e della sua esperienza vissuta in città

E in Italia è possibile far successo con un blog e fare di questo il proprio lavoro?

Certamente è importante credere e inseguire i propri sogni con caparbietà e costanza, fare del viaggio un lavoro non è semplice e sicuramente le ore passate davanti ad un computer saranno paragonabili ad un vero e proprio lavoro di ufficio. Per fare successo è necessario studiare e non improvvisarsi cantastorie; indispensabile è avere conoscenze di base di marketing, pubbliche relazioni..

Quali sono gli aspetti positivi di questo lavoro?

Un ufficio in ogni parte del mondo, viaggi sponsorizzati in cambio di articoli sul blog, libertà di espressione… viaggiare a tempo indeterminato!

Può un blog di viaggi diventare una fonte di reddito per chi lo gestisce?

Probabilmente non subito, serve del tempo per rendere il proprio blog accattivante e appetibile. Tra i metodi di monetizzazione troviamo: la vendita di banner e di spazi pubblicitari; le recensioni di prodotti turistici, località e servizi; progetti di comunicazione con enti territoriali e turistici; servizi di consulenza.

Ma quali sono i diritti e i rovesci della relazione tra operatori e travel blogger?

Giovanni Boccia Altieri, sociologo dell’Università di Urbino, in un articolo dedicato ai travel blogger su Tech Economy afferma che bisogna andare oltre la banalizzata formula del “tu mi regali una vacanza e io parlo (solitamente bene) di te”, denunciando il possibile sfruttamento del lavoro creativo di comunicazione a fronte della gratuità dell’ospitalità, oltre che l’alienazione dall’ esperienza di vacanza come momento autonomo di loisir…

E voi cosa ne pensate?

 Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Angela Pizzi