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Il Festival IT.A.CÀ arriva a Isola del Gran Sasso | Intervista a Giovanni Berardi, ONG Salam

Care amiche viaggiatrici  e cari amici viaggiatori,

oggi Silvia Lazzari, per il nostro blog, ha intervistato Giovanni Berardi dell’ONG Salam che vuole portare nel prossimo2018 il Festival IT.A.CÀ anche in Abruzzo, all’interno del meraviglioso territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. 

Giovanni, raccontaci cos’è Salam, di cosa si occupa e il contesto nel quale lavora 

Salam è una ONG che si occupa di cooperazione internazionale, nata dall’incontro di giovani professionisti dei settori relazioni internazionali, turismo e beni culturali. Abbiamo iniziato a lavorare prendendo in eredità un progetto di una spin off dell’Università La Sapienza di Roma, per mezzo del quale si promuoveva la partecipazione delle donne dei campi profughi Saharawi ad un circuito di eco maratone sportive che invitavano ad attraversare i luoghi naturalistici più autentici del bel Paese.

Oggi Salam è una realtà consolidata, attiva in Italia e all’estero con numerose sedi e progetti per l’integrazione socio culturale dei migranti e lo sviluppo locale.

In Abruzzo, ad Isola del Gran Sasso, all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Salam gestisce un CAS attraverso un progetto di accoglienza integrata pensato sul modello SPRAR e generato in collaborazione con alcune realtà associative del luogo, per contrastare lo spopolamento delle aree interne e attivare forme di rinascita sostenibile del territorio. I richiedenti asilo ospiti della struttura, di comune accordo con la collettività residente, stanno lavorando al recupero e alla valorizzazione in chiave turistica di parte della rete sentieristica in stato di disuso, o abbandonata e persa, all’interno dell’area Parco, e del patrimonio culturale materiale e immateriale che è possibile incontrare lungo gli stessi. I sentieri in questione attraversano i luoghi che ospitano i migranti e sono intimamente legati al vissuto, alla cultura ed alle tradizioni popolari della comunità locale.

Perché volete portare il Festival IT.A.CÀ ad Isola del Gran Sasso? 

L’idea di portare IT.A.CÀ ad Isola del Gran Sasso in realtà nasce già in sede di elaborazione progettuale, avendo avuto modo di apprezzare iniziative come Migrantour, che sono state spunto per altre attività volte a stimolare la partecipazione in rete dei migranti alla vita culturale delle comunità ospitanti da noi svolte in Puglia e giunte fino al Consiglio europeo, come buone pratiche di ospitalità.

Gli Appennini possono rappresentare la più grande infrastruttura verde d’Europa ed il prodotto “turismo natura” continua a mostrare un segno più nelle prospettive di crescita economica del settore.

I piccoli borghi e i parchi naturali sono le nuove porte di accesso del turismo internazionale, tuttavia non si può non considerare che questo cuore autentico dell’Italia montana e rurale, gravemente ferito dall’incredibile susseguirsi di calamità naturali, impone una governance di questi flussi basata sul rispetto delle comunità che l’abita, sulla solidarietà, sull’accessibilità universale dei luoghi. Un evento come il festival IT.A.CÀ può accendere un faro in grado di fare luce su questi aspetti e fungere da stimolo per una ripresa sostenibile che non dimentichi gli uomini e le donne che vivono e hanno scelto di restare in questi territori. 

Con quali realtà avete intenzione di collaborare? 

Allo scopo, Salam può contare su una fitta rete di partner locali, dalle amministrazioni locali alle pro loco e le associazioni culturali di Isola e delle frazioni interessate dal progetto “Radici Culturali”, con i quali insistono accordi di partenariato, al CAI, il Centro Alpino Italiano che offrirà servizi di consulenza tecnico operativa e guida ai sentieri ed ai percorsi della rete escursionistica, ad esperti di storia e tradizioni locali che offriranno momenti di discussione sulla “filosofia” del vivere e camminare la montagna ricercando la natura e la cultura dei luoghi perseguendo la “bassa velocità”. L’intero percorso è condiviso con L’Ente Parco, con cui insiste un accordo di collaborazione tecnica, oltre che con l’Europark Federation, una rete per la valorizzazione del patrimonio naturale dell’Europa che ha recentemente dotato il Parco di una CETS, la Carta Europea del Turismo Sostenibile nelle aree protette, uno strumento di gestione il cui elemento centrale è la collaborazione tra tutte le parti interessate. 

Avete già in mente delle iniziative? Se sì quali? 

L’idea è quella di mettere in campo durante un week end di Settembre una serie di esperienze di turismo attivo, azioni artistiche e performative, momenti di approfondimento e dibattito culturale in luoghi e contenitori culturali simbolo di quest’area Parco, partendo dai comuni e dalle frazioni di Isola del Gran Sasso e Castelli, rinomato centro di produzione ceramica.
Piccoli centri duramente colpiti dai fenomeni precedentemente descritti.

Anche le realtà che si occupano di sport innovativi, dall’arrampicata allo slackline saranno invitate a proporre esperienze autentiche per ri-animare i luoghi.
Una sorta di “Voi siete qui” che punta a far scoprire queste aree interne in maniera responsabile. Anche le parole saranno importanti. Non vogliamo anticipare troppo, ma qui possiamo preannunciare che hanno garantito un loro apporto alla tappa scrittori e poeti come Franco Arminio, che come paesologo da anni si batte in Rete a difesa dei piccoli paesi dell’Appennino, l’ideatore del Festival “La luna e i calanchi” che si tiene ogni anno ad Aliano.

Cosa significa per te “Turismo Responsabile” e qual è il valore aggiunto del festival IT.A.CÀ? 

Ecco, per noi fare turismo responsabile significa fare rivivere un territorio con questo tipo di esperienze, con la consapevolezza di essere in un’area protetta che soffre ma incanta, nel rispetto delle relazioni con le comunità locali, senza snaturare il paesaggio antropizzato, banalizzandone o “folklorizzando” tradizioni e identità. Se andate in una delle destinazioni turistiche principali del Parco a pochi km da qui, a Santo Stefano di Sessanio ad esempio, troverete un luogo stupendo dove però non ci sono più gli abitanti autoctoni. Al Santuario di San Gabriele, qui ad Isola, ci vengono quasi 2 milioni di turisti l’anno. Arrivano in bus e se ne rivanno. Quando tutt’intorno esiste una rete sentierisitica di 2.500 km, per secoli indispensabile alla vita di una civiltà che ci è alle spalle, capace di condurli alla scoperta dell’autenticità dei luoghi attraverso un paesaggio naturale unico.

Parco Nazionale del Gran Sasso

Festival come IT.A.CÀ, possono stimolare lo sviluppo di idee e percorsi per un uso sostenibile della montagna può risultare come elemento fondante per il ripristino e la rinascita di attività locali connesse anche al turismo e rappresentate da quel capitale umano, culturale e naturale, duramente colpito dalle calamità occorse nell’ultimo anno. 

Info > http://www.associazionesalam.org

Un grazie speciale e un grandissimo in bocca al lupo a Giovanni, Salam e tutte le realtà che daranno vita al Festiva, per questa nuova tappa per il 2018 🙂

Buon viaggio e buone feste a tutti/e 

Blog IT.A.CÀ
Silvia Lazzari 

I trekking a IT.A.CÀ | Intervista a Gianluca Maini, Cooperativa Madreselva

Cari amici viaggiatori e care amiche viaggiatrici,

oggi per la nostra rubrica “in viaggio verso IT.A.CÀ” siamo in compagnia di Gianluca Maini della Cooperativa Madreselva, che ci ha parlato del lavoro della cooperativa e dell’importante collaborazione con il Festival. All’interno della 9° edizione di IT.A.CÀ la cooperativa Madreselva ha organizzato tantissimi itinerari che vi condurranno in mezzo alla natura alla scoperta di alcuni dei luoghi più belli della Città Metropolitana.

> Ci potresti raccontare la storia della Cooperativa Madreselva?

Madreselva è nata nel 2007, grazie al lavoro e alla passione di cinque ragazzi, già guide ambientali-escursionistiche del Parco del Corno alle Scale. La cooperativa nacque per fornire servizi di accompagnamento guidato, educazione ambientale, redazione di materiale informativo e creazione di percorsi all’interno del Parco stesso. In seguito il lavoro richiesto, soprattutto dal punto di vista dell’educazione ambientale, ha fatto sì che lavorassimo in un territorio più ampio, Parco dei Laghi e Parco di Monte Sole, e abbiamo iniziato a occuparci anche di altre attività: siamo attualmente i gestori del ristoro laghetto di Porchia, del rifugio Segavecchia e di tre bivacchi, tutte strutture all’interno del Parco del Corno alle Scale. Più recentemente, da circa un anno e mezzo, Madreselva ha deciso di ampliare il servizio di proposte escursionistiche e turistiche sull’intero territorio della Città Metropolitana.

Un impegno sempre supportato dalla passione, dalla conoscenza e dalla voglia di far conoscere ai clienti le nostre meraviglie naturali: dai crinali più lontani al giardino cittadino che vediamo ogni giorno. Da parte della popolazione residente nel territorio circostante, inoltre, l’interesse è quasi sempre vivo, grazie al tipo di iniziative che proponiamo; certo ci sono alcune difficoltà che la cooperativa deve affrontare, per esempio non sempre riusciamo a farci conoscere e a promuovere le nostre attività; tuttavia, abbiamo un ottimo e gratificante feedback dai nostri clienti. Iniziative come IT.A.CÀ sono per noi fondamentali e incontrano perfettamente la nostra “filosofia turistica”.
 

> Quali sono i vostri progetti futuri di turismo responsabile?

Ci piacerebbe creare, assieme a tutte le realtà variamente interessate nei diversi campi, un catalogo di escursioni sempre disponibili; dal micro, con camminate destinate ai più piccoli o rivolte agli adulti per scoprire il verde cittadino, passando dal medio, con escursioni nei parchi e nei luoghi naturali meno conosciuti, arrivando al macro, con trekking di più giorni lungo le tante “Vie” che passano dalla nostra provincia: il nostro obiettivo è quello di incentivare sempre di più il “turismo dietro casa” (cercando di scardinare, tra le altre cose, ogni accezione negativa che possa essere associata al “dietro casa”).

Il mezzo per raggiungere questo obiettivo è la collaborazione con altre realtà; la collaborazione non solo è il mezzo ma, in qualche modo, è anche l’obiettivo da raggiungere. Crediamo, infatti, che la creazione di una rete di realtà impegnate a diverso titolo nel campo del turismo sostenibile sia fondamentale: dal punto di vista promozionale, esecutivo e di cooperazione.

 

> Con quali trekking parteciperete a questa 9° edizione di IT.A.CÀ?

In questa edizione del Festival saremo presenti con diverse proposte dedicate agli amati colli bolognesi: “50 special”, una camminata tra Villa Ghigi e Cà del Genio terminerà con un aperitivo tradizionale servito in una splendida terrazza sulla città; “Bregual Night Trek”, una facile escursione notturna nei boschi tra Casalecchio e San Luca; “Tramonto sulla città”, per godersi gli ultimi istanti della giornata sui colli; “Tra gli alberi”, un’escursione dedicata al verde di monte Paderno, seguita da un concerto presso Fienile Fluò.

Per unire in maniera particolare cammino e cibo, in collaborazione con Casa Vallona, abbiamo organizzato “Il prato nel piatto”, per conoscere e riconoscere le piante spontanee, cucinarle e gustarle. Altre proposte in Val di Zena, al Parco dei Gessi, presso il Montovolo e in Valsamoggia completano la nostra proposta durante il festival.

A questo link potrete approfondire i vari itinerari ITACA a piedi fuori porta proposti dalla Cooperativa Madreselva: > itinerari a piedi fuori porta 

 > Qual è secondo te il valore di IT.A.CÀ?

ITACA ha un grande valore promozionale per quanto riguarda i diversi soggetti che vi partecipano. Ha sicuramente un importante ruolo di condivisione e conoscenza tra le diverse realtà che lo animano. Ha inoltre un fondamentale valore di supporto, diffusione e promozione del turismo responsabile, ancora poco conosciuto nel nostro territorio ma che credo risulterà essere in futuro il vero punto di forza del turismo della nostra provincia.

Allora non resta che ringraziare Gianluca per l’intervista e vi invitiamo a partecipare numerosi a questi fantastici  itinerari! 
Come sempre, buon viaggio e vi aspettiamo a IT.A.CÀ Bologna dal 19 al 28 maggio 2017 🙂

Rubrica In viaggio verso IT.A.CÀ
Silvia Lazzari

Il CAI Emilia-Romagna e la tutela della montagna bolognese. Intervista a Vinicio Ruggeri

Cari amici di IT.A.CÁ,

oggi per la nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CÁ” abbiamo intervistato il presidente del CAI Emilia-Romagna, Vinicio Ruggeri, che ci ha parlato del  Club Alpino Italiano, della necessità FotoSella2013 (1)di tutelare la montana e allo stesso tempo favorirne lo sviluppo economico attraverso il turismo responsabile. Vogliamo ricordare a tutti/e voi l’importante scorso appuntamento dell’8 febbraio al cinema Kursaal di Porretta Terme: Nuovi impianti sul Corno alle Scale? No grazie, dove sono interverranno Marco Tamarri, Claudio Corticelli e Vinicio Ruggeri. Per saperne di più vi invitiamo a leggere il nostro post del 26 gennaio che si intitola proprio come la campagna per la tutela del Corno alle Scale. Buona lettura!

Il Club Alpino Italiano

Il CAI è un ente che,  fin dalla sua fondazione avvenuta nel 1863 ad opera di Quintino Sella, ha lo scopo di promuovere l’alpinismo, in ogni sua manifestazione,  e lo studio delle montagne. Con il tempo il CAI ha ampliato la sua attività sviluppando diverse “specialità”: dall’alpinismo e lo scialpinismo, all’arrampicata e l’escursionismo; soprattutto con quest’ultimo, negli ultimi decenni, ha allargato rapidamente la sua base sociale, che oggi conta oltre 300.000 soci.

Lo studio e l’amore per la montagna hanno naturalmente portato a posizioni di difesa dell’ambiente montano, sancite da un codice di comportamento; all’interno del codice di comportamento viene definita la posizione del CAI a favore della tutela dell’ambiente montano e sono illustrate le norme di autodisciplina dei soci.

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Il ruolo del CAI nella campagna “Nuovi impianti sul Corno delle scale”? No Grazie

Promuovere questa campagna per noi è stato un po’ un “dovere d’ufficio”. Nel nostro codice di comportamento si recita che

«Il CAI è di norma contrario alla realizzazione di nuove infrastrutture, di nuovi impianti o all’ampliamento di quelli esistenti, in particolare nelle aree protette e nei siti Natura 2000 (dove deve essere assolutamente vietato ogni intervento in tal senso) ed in ambiti altitudinali soggetti a condizioni climatiche che richiedano dispendio di risorse naturali ed energia per garantire l’innevamento artificiale».

Il CAI, perciò, si impegna a confermare a tutti i livelli la sua contrarietà̀a nuove opere a fune per raggiungere vette, ghiacciai, valichi, o territori che  superino i 1.600 metri sulle Alpi e i 1.200 metri sull’Appennino. Inoltre mi sembra necessario sottolineare che secondo le più recenti statistiche, effettuate dagli enti accreditati, il turismo invernale legato allo sci da discesa sia un settore in declino. Riteniamo che investire somme ingenti in un settore in declino sia un grave errore e una cattiva politica di gestione di risorse pubbliche, perché non sono affatto garantiti adeguati ritorni occupazionali; consideriamo, bensì, più utile, anche ai fini occupazionali, effettuare investimenti diffusi per promuovere i viaggi di scoperta e la mobilità dolce a basso impatto che sono settori in crescita e favoriscono l’incoming in tutte le stagioni, non solo in quella invernale. Inoltre, ci sono necessità turistico-territoriali prioritarie: riqualificare ed ampliare il sistema ricettivo in montagna, sviluppare il legame tra turismo e produzioni artigianali ed agroalimentari di qualità. Con questa iniziativa speriamo di attivare una discussione che porti ad una ridefinizione dei progetti da realizzare con queste risorse.

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Il rapporto tra il CAI e la promozione del turismo responsabile

Il CAI promuove un turismo di scoperta, legato alla valorizzazione dei territori e della cultura di chi li abita. Organizziamo continuamente escursioni, anche di più giorni, con questa impostazione. Questo tipo di turismo è in continua crescita e utilizza un sistema infrastrutturale leggero (i sentieri), ma solo se sostenuto da un adeguata rete ricettiva, collegata con le produzioni agroalimentari di montagna, può costituire una importante integrazione di reddito per le famiglie e generare un buon indotto.  Per questo, tempo fa, insieme ad altre realtà, tra cui anche IT.A.CÁ, abbiamo stilato un documento con le linee per uno sviluppo appropriato dell’economia delle aree interne e della montagna, fondato sul proficuo rapporto tra sostenibilità e sviluppo economico.

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Tra le linee di attività a basso impatto abbiamo indicato l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e lo sviluppo di servizi comparabili con quelli delle aree urbane per i vecchi  e nuovi abitanti della montagna. Su questo documento abbiamo chiesto un confronto con gli organi di governo regionale, ma ancora non vi è una buona ricezione da parte loro.

Tuttora abbiamo in corso anche un confronto con la Regione per la modifica della legge sulla rete escursionistica, in particolare sull’accesso ai sentieri anche ai mezzi motorizzati che disincentiva così quelle forme di turismo cui si accennava poco sopra. Purtroppo, però, la Regione sembra manifestare ancora una scarsa sensibilità a certe questioni legate al turismo di Montagna, basti pensare alle recenti scelte, di cui sopra, e al fatto che non venga dimostrata una particolare attenzione alla promozione dei cammini, nonostante la recente firma del protocollo d’Intesa del CAI con il Ministro dei Beni Ambientali, Culturali e del Turismo.

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L’impegno della popolazione emiliano-romagnola per la tutela delle aree protette.

In linea di massima credo che nell’ultimo decennio ci sia una maggiore attenzione per la tutela delle aree protette da parte degli emiliano-romagnoli. In alcune situazioni, dove la crisi occupazionale è maggiore, accadono però episodi che sembrano riproporre la vecchia ed errata contrapposizione lavoro vs ambiente. Sta anche all’associazionismo dimostrare che è possibile uno sviluppo economico che non sperperi il patrimonio ambientale e naturale, anche e soprattutto in montagna. Riguardo a questo, riteniamo necessario che la nostra azione di promozione dell’escursionismo vada in questa direzione.

Il ruolo di IT.A.CÁ nella promozione dello sviluppo sostenibile della montagna

Ho partecipato a diverse edizioni IT.A.CÁ, portando alcune nostre esperienze (come il TrenoTrekking), e mi è parso un festival molto efficace. Credo che il valore aggiunto di IT.A.CÁ sia quello di “catturare” l’attenzione degli amministratori locali argomentando e sostenendo quelle che sono anche le nostre posizioni e facendo emergere le buone pratiche e i fenomeni positivi in atto. È necessario raccogliere e diffondere i dati sull’andamento del turismo e sui tipi di turismo nelle diverse stagioni ed è utile anche sottolineare le buone pratiche e i fenomeni positivi in atto, come la frequentazione della Via degli Dei da Bologna a Firenze: nel 2016 si sono registrate 6.000 presenze e su quell’itinerario sono nati 19 nuove attività tra punti di ristoro, di pernottamento e attività commerciali varie che si rivolgono ai camminatori.

Ringraziamo Vinicio Ruggieri per averci dedicato questo tempo: buon viaggio come sempre 🙂

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÁ”
Silvia Lazzari
A.I.T.R Associazione Italiana Turismo Responsabile

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