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IT.A.CÀ Fotografia 2019 | Le mostre in esposizione tra Bologna e l’Appennino

Carissimi viaggiatori e viaggiatrici 

anche per questa XI edizione la sezione fotografica di viaggio dedicata alla fotografia d’autore prevede cinque mostre, esposte in altrettante sedi della città, e un workshop. Gli eventi sono curati da Associazione TerzoTropico e QR Photogallery, in collaborazione con Tempo & Diaframma, Galleria Fotografica Paoletti, Millennium Gallery e Officina 15.

La sezione fotografica del festival si aprirà il 24 maggio alle ore 18.30 negli spazi di QR Photogallery, in via Sant’Isaia 90, con l’inaugurazione della mostra RED ANTS, un lavoro del pluripremiato fotografo sudafricano James Oatway, che presenterà il suo lavoro e dialogherà con il pubblico.

Nel 2018 il progetto documentario Red Ants ha vinto il Visa d’or Feature Award al festival Visa pour l’image di Perpignan, la più importante manifestazione di fotogiornalismo al mondo.

Red Ants di James Oatway

Red Ant Security Relocation & Eviction Services, o “Red Ants” in breve, è una società di sicurezza privata a Johannesburg, in Sud Africa, i cui dipendenti sono diventati famosi per l’uso eccessivo della forza nello svolgimento del loro lavoro.

James Oatway photographed on a rooftop in Killarney, Johannesburg. Picture: NINA OATWAY

Sono riconoscibili dalle tute e dai caschi rossi di marca e vengono assunti dai proprietari di immobili privati – spesso consiglieri comunali – per far rispettare gli ordini di sfratto. A volte vengono assunte fino a 600 formiche rosse per un’unica operazione, in stile militare, armate di scudi e piedi di porco.

I proprietari sfruttano le condizioni di povertà di una larga parte dei sudafricani, assumendoli per questo lavoro, contrapponendoli così ad altre povertà.

INFO MOSTRA 
QR Photogallery, Via Sant’Isaia 90 Bologna > dal 24 maggio al 23 giugno
Orari tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00
Inaugurazione: 24 maggio h18.00 QR Photogallery, in via Sant’Isaia 90
Sarà presente l’autore.

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Nella sua esposizione Neglected Roots, curata da Valeria Ballabio, Laura Frasca affronta il tema della scomparsa, sempre più rapida, della foresta del Borneo. Questo importante problema, come purtroppo succede per molti temi legati alla salvaguardia dell’ambiente, sta passando in sordina. Dice Laura: “…ciò che stiamo negando sono le nostre stesse radici, che ci danno sostentamento ed ossigeno…”.

Cosa comporta nell’immediato la scomparsa della foresta?

In primis l’estinzione di flora e fauna endemici. I grandi primati, gli oranghi , e le scimmie nasica sono i primi ad esserne colpiti. Il popolo dei Dayak deputati da sempre al compito di proteggere la foresta, si stanno sempre più omologando alla globalizzazione ed arrendendo alla furia cieca delle multinazionali e quindi irrimediabilmente alla perdita della loro foresta.

Sarà presente l’autore

Neglected Roots di Laura Frasca

Libreria Trame [Via Goito 3/c Bologna] dal 25 maggio al 15 settembre 2019
Orari lunedì e giovedì 9,30 -16,30 martedì, mercoledì, sabato 9,30 – 19,30
Chiuso festivi
Inaugurazione > sabato 25 maggio ore 18,30

INFO PROGRAMMA 

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La rassegna prevede anche la partecipazione di un altro grande autore, Claudio Palmisano, con una mostra dal titolo Aethusa (Linosa).

Come in un resoconto visivo dell’esplorazione di un mondo extraterrestre, le immagini di Claudio Palmisano rivelano un aspetto ultraterreno del mondo sottomarino, rendendolo visibile all’occhio umano quasi allo stesso modo in cui vediamo il mondo emerso.

Aethusa (Linosa) di Claudio Palmisano

Grazie a una procedura estremamente complessa che combina il montaggio di fotogrammi sequenziali e il bilanciamento digitale delle distorsioni cromatiche causate dall’acqua, Palmisano è in grado di mostrare, per la prima volta in modalità panoramica, la morfologia ricca dei fondali marini intorno a Linosa, una minuscola isola vulcanica, 163 km a sud della Sicilia nel Mar Mediterraneo.

Sarà presente l’autore

Galleria Fotografica Paoletti  [Strada Maggiore 14/b] dal 26 maggio al 23 giugno
Orari lunedì 17 -19,30 martedì, mercoledì, venerdì e sabato 10 – 12,30 e 17 – 19,30, giovedì 10 – 12,30
Festivi chiuso
Inaugurazione > Domenica 26 maggio ore 17.30

INFO PROGRAMMA

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La mostra A misura d’uomo, del fotografo Ivano Adversi, anche questa accompagnata da un catalogo, prende come paradigma tre borghi dell’Appennino Bolognese, per evidenziare le peculiarità di una zona per molti anni considerata da abbandonare. Un borgo, Qualto, animato dalla vita e dalle iniziative degli abitanti qui residenti in permanenza, il secondo, La Scola, che risente del fenomeno delle seconde case, quindi vivo durante il periodo estivo e quasi deserto durante le altre stagioni, il terzo, Chiapporato, abbandonato in un’epoca recente, che tuttavia mantiene ancora la testimonianza di coloro che vi hanno abitato.

L’idea è quella di far comprendere che gli antichi borghi, e l’intero Appennino, possono ancora essere il motore di una rinascita culturale ed economica per l’intera zona. La montagna non può essere abbandonata a favore di un inurbamento sempre più diffuso e neppure vista esclusivamente come mero terreno di sfruttamento turistico, come ad esempio per gli impianti sciistici, a discapito della salvaguardia di un ambiente fragile e particolare, che comunque può ancora dare moltissimo a chi lo vive e lo ama.

A misura d’uomo di Ivano Adversi

Serre dei Giardini Margherita [Via Castiglione 134 Bologna ] 
Orari tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.00
Inaugurazione > Domenica 26 maggio ore 18.30
Sarà presente l’autore

INFO PROGRAMMA 

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Il festival ospita inoltre la mostra Cinque anni sotto assedio a Eastern Goutha del fotografo e giornalista siriano Firas Abdullah. Firas, originario di Damasco, si trasferì in Arabia Saudita con la famiglia. All’età di 13 anni è tornato nella sua città di origine, dove ha completato l’Università.

Il suo lavoro fotografico racconta la vita in questa parte di Damasco durante la guerra tra il regime di Assad e le truppe ribelli, sotto i continui bombardamenti dell’aviazione dell’esercito siriano. Mostra anche la vita di altri abitanti di Eastern Goutha che hanno scelto di rimanere nella loro terra di origine, nonostante le gravi difficoltà. Un resoconto crudo e toccante di una guerra che ha coinvolto milioni di persone, in Siria e in tutta Europa, provocando migliaia di morti e la fuga di tantissimi siriani.

La Mostra è a cura di TerzoTropico e Hayat Onlus

Cinque anni sotto assedio a Eastern Goutha di Firas Abdullah

Millennium Gallery Via Riva di Reno 77 Bologna dal 30 maggio al 16 giugno 2019
Orari da giovedì a domenica dalle 17 alle 20
Inaugurazione giovedì 30 maggio ore 18,30

INFO PROGRAMMA

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Il workshop, dal titolo Noi gente dell’Appennino storie e volti di montagna, sarà curato dall’Associazione Tempo & Diaframma, in collaborazione con Officina 15, e si terrà a Castiglione dei Pepoli il 25 e 26 maggio, sotto la guida del fotoreporter Gabriele Fiolo.

Il luogo prescelto è l’Appennino bolognese e, in particolar modo, i suoi abitanti. Quelli che hanno deciso di non abbandonare la montagna per la città, più o meno grande, più o meno attrattiva. L’obiettivo del workshop, infatti, è quello di sviluppare ed utilizzare le competenze per raccontare, attraverso i ritratti, la vita e la scelta fatta da persone che volutamente hanno preferito mantenere o riprendere la loro residenza e la loro attività sull’Appennino.

I volti dell’Appennino

Nei due giorni dedicati al workshop, i partecipanti saranno coinvolti in un’esperienza fotografica volta a raccontare le motivazioni che portano a considerare quei luoghi la propria casa, a rimanere, a far sì che la definizione che sottende a tutto il festival, la cosiddetta Restanza, diventi una realtà e non resti un vuoto slogan. Le foto realizzate durante il workshop saranno esposte in una mostra che sarà inaugurato il 1° giugno h 17.30

Officina 15 [Via Aldo Moro 31 Castiglione dei Pepoli] dal 25 maggio al 26 maggio
Inaugurazione mostra 1 giugno ore 18,30
Per iscrizioni e informazioni relative al workshop

INFO PROGRAMMA 

info@tempoediaframma.it o cell. 333 5437776.
Per altre informazioni sul programma e sui lavori in mostra
terzotropico@terzotropico.it
qrphotogallery@gmail.com

Blog IT.A.CÀ
Sonia Bregoli

“[s]guardi” diversi sul territorio dell’Appennino Bolognese | Intervista a Luca Morganti

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici,

oggi nel nostro blog, in attesa della XI edizione di IT.A.CÀ Bologna 2019, ospitiamo Luca Morganti, curatore della parte informatica/gestionale e comunicativa dell’Associazione Officina 15, ci presenta uno “[s]guardo” diverso sul territorio dell’Appennino Bolognese e sulla sua valorizzazione, spiegando la collaborazione che intercorre tra l’associazione e il nostro Festival del Turismo Responsabile.

Luca Morganti

Iniziamo ripercorrendo le tappe principali della storia di Officina15. Come e quando è nata l’idea? Qual è il tuo ruolo all’interno dell’Associazione?  

Officina15 nasce nel dicembre 2012 dall’idea di quattro amici con la volontà di realizzare uno spazio di lavoro comune nel proprio paese d’origine, adatto a giovani con la volontà di affacciarsi al mondo dell’arte e dei nuovi media. Passato un primo periodo di rodaggio in una piccola sede l’associazione prende maggiore forma dopo un primo trasloco, cominciando ad attrarre nuove persone anche per merito della brillante realizzazione del Crime City Comics, Festival sul fumetto in collaborazione con la famosa casa editrice milanese Sergio Bonelli Editore.

Dal 2014 al 2016 il festival viene incentrato sul celebre personaggio Dylan Dog ottenendo così un successo nazionale, e divenendo quindi il principale volano di crescita dell’associazione. Non da meno le altre iniziative culturali e di promozione del territorio, come ad esempio il festival di Lagolandia – Villeggiatura contemporanea in collaborazione con Articolture/Bottega Bologna, le mostre di arte contemporanea, le rassegne cinematografiche e le attività laboratoriali per la cittadinanza. 

Il motore trainante dell’associazione, nonostante il successo di eventi e festival, è sempre stato quello del co-working, uno spazio inclusivo e collaborativo con il nobile intento di permettere a giovani artisti e freelance del territorio di poter “creare senza migrare”. Abbiamo sempre ospitato all’interno dell’associazione freelance di varia natura come grafici pubblicitari, artisti, fumettisti e oggi anche produttori di animazioni di stop-motion che vengono da lontano ad abitare qui da noi. Tutte figure giovani e dinamiche che, oltre ad offrire le loro competenze sul territorio, hanno mantenuto viva e “vissuta” l’associazione, collaborando alle attività della stessa.

Dal 2016 Officina15 si è aggiudicata il bando di affidamento di uno spazio pubblico all’interno del Centro di Cultura Paolo Guidotti, una nuova sede più spaziosa in grado di accogliere anche altri spazi per conferenze, proiezioni, eventi, mostre, laboratori e una sala prove rigenerata ed oggi molto frequentata da gruppi e insegnanti di musica.

“Belvedere Qualto”, foto di Pierluigi Mioli

La rigenerazione è stata possibile oltre che al volontariato offerto dagli associati, anche grazie alla creazione del progetto di “Cooperativa Paese” finanziato dalla Regione Emilia-Romagna attraverso l’Unione dei Comuni Appennino Bolognese. Con questo progetto Officina15 si è impegnata nella riapertura di uno spazio pubblico di comunità e nella promozione turistica del territorio.

Io faccio parte dell’associazione dal 2013, prima come sostenitore e dall’anno successivo in qualità Presidente. Essendo informatico di professione mi occupo degli aspetti annessi alla comunicazione web e della parte amministrativa e progettuale. Anche se appassionato di musica essendo un tecnico non ho particolari doti artistiche, ma mi sono innamorato da subito di questa realtà dove poter sperimentare e creare nuove sinergie tra persone e idee, dove i progetti possono diventare realtà concrete, attraverso l’impegno di giovani talenti.

Dal 2018 siamo affiliati come circolo all’ARCI Bologna e l’associazione vanta più di cento soci attivi, con tante iniziative artistiche e culturali ancora in cantiere. Rimaniamo una piccola realtà ma sappiamo di poter fare da incubatore a tante belle iniziative sia personali che come collettivo.

Da quale esigenza è nata l’idea di creare [S]guardi? Come è articolato il concorso e come vengono scelti gli scatti vincitori?  

Il contest fotografico [s]guardi nasce da un’idea della nostra amministrazione comunale. Ad inizio 2018 il nostro sindaco e amico Maurizio Fabbri ci ha messo in contatto con l’associazione fotografica Tempo & Diaframma e siamo stati operativi sin dal primo incontro. Il progetto era ben chiaro: l’esigenza di promuovere le bellezze del nostro Appennino si sposava alla perfezione con la nostra passione comune per la fotografia. Il contest è stato poi promosso in collaborazione con l’Unione dei Comuni Appennino Bolognese che ha finanziato il progetto e fatto da cassa di risonanza per l’intero territorio.

“Sottozero – Brasimone”, foto di Ernesto Righetti

È stato lungo 3 stagioni, da marzo fino a novembre 2018. I partecipanti hanno avuto questo periodo per registrarsi gratuitamente sul sito, seguire la mappa per i punti di interesse di natura e cultura ed infine inviare i propri scatti fotografici sempre tramite il sito web. Sono state organizzate anche uscite fotografiche, tra cui quella in occasione del Festival IT.A.CÀ 2018, escursioni accompagnate da noi organizzatori per fare scoprire e raccontare il territorio ai partecipanti. Una giuria composta da istituzioni e fotografi ha selezionato le foto vincitrici che sono state poi premiate durante l’inaugurazione della mostra nello scorso dicembre, sempre in Officina15.

In che modo un contest fotografico come [S]guardi e, in generale, il mezzo della fotografia possono favorire un modo consapevole di vivere il proprio territorio e la sua valorizzazione?  

Anche noi siamo promotori di un turismo lento e consapevole, un turismo in grado di poter raccogliere i valori di cui andiamo fieri qui in Appennino: una natura a tratti ancora “selvaggia” che crea scenari naturali mozzafiato, una cultura ricca di tradizioni e sapori antichi. Il fotografo che si immerge in tutto questo riscopre proprio questi valori ed attraverso i suoi sguardi è in grado di trasmetterli all’osservatore in maniera artistica ed elegante. Ci sono arrivate tante foto che fanno venire voglia di partire subito, zaino in spalla, verso i nostri verdi parchi.

Sarete fra i protagonisti  dell’edizione 2019 del festival IT.A.CÀ Bologna, il cui tema è la “restanza”, ovvero, la scelta consapevole di non abbandonare il proprio territorio e creare una rete sinergica di azioni per valorizzarlo. Quali sono secondo voi i processi necessari da mettere in atto per fa sì che le persone riscoprano il valore dei piccoli paesi di origine?  

Siamo onorati di poter far parte del vostro bellissimo e importante Festival. Le vostre tematiche, come la “restanza” si sposano a pieno con i principali obiettivi della nostra associazione culturale, quelli di fornire alternative valide all’abbandono del proprio territorio d’origine. Purtroppo i piccoli paesi oggi non offrono tante opportunità lavorative per i giovani, ma sappiamo che siamo tutti legati come da un filo nascosto, e non vediamo l’ora di poter tornare sulle nostre montagne.

“Madre Natura”, foto di Jessica Iannucci

Le distanze fisiche saranno colmate almeno in parte con l’arrivo di nuove tipologie di lavoro anche da remoto: per deformazione professionale penso al web e a tutte le nuove professioni che si potranno creare con le nuove tecnologie e l’industria 4.0. Tutte tecnologie che speriamo trovino applicazione al servizio dell’ambiente e del benessere delle persone. Siamo felici perché a breve avremo la fibra ottica anche nel nostro territorio e questo abbatterà parte del divario digitale che separa le città dalle periferie più lontane.

Crediamo inoltre che la riscoperta di un turismo lento, esperienziale, a contatto con la natura e le tradizioni sia una delle chiavi per evitare lo spopolamento. Esempi virtuosi li stiamo già vivendo con gli itinerari come la Via degli Dei e la nuova Via della Lana e della Seta, sulla quale stiamo lavorando assieme ad associazioni e istituzioni per la sua promozione.

L’importante è sorpassare i campanilismi di varia natura che a volte ancora frammentano il territorio, e creare reti di persone e progetti a medio-lungo termine con basi solide, senza fretta, a passo lento ma deciso. Siamo ottimisti e felici di provare a contagiare con la nostra “restanza” tutti coloro che parteciperanno assieme a noi al prossimo IT.A.CÀ Appennino.

Ringraziamo Luca di essere stato con noi e come sempre vi auguriamo buon viaggio!

Blog IT.A.CÀ
Arianna Piazzi

 

(Di)Stanze – il progetto fotografico sugli Italiani all’estero | Intervista a Max Cavallari

Cari amici e amiche viaggiatrici

oggi per la nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CA” siamo in compagnia del fotografo Max Cavallari, che ci racconta il suo ultimo progetto fotografico (Di)10365416_10209185509301686_8952623005762700860_oStanze, il quale mira a raccontare le tematiche degli italiani all’estero.

> Parlaci del tuo progetto fotografico. Di chi vuoi parlare all’interno del tuo progetto e a chi lo si vuole rivolgere? 

Il progetto nasce da una mia necessità personale, ovvero quella di raccontare un fenomeno che sta riguardando la mia generazione e quelle a me vicine. Quando, tempo fa, dopo l’università, molti miei amici decisero di partire per iniziare un’attività lavorativa all’estero io decisi di rimanere e iniziare una carriera già complessa di suo (il fotografo) in un paese colpito pesantemente dalla crisi economica.

Per realizzarlo, dopo un inverno di pre-produzione, contattando varie realtà di italiani all’estero e facendomi dare i loro contatti, ho lanciato una campagna di crowdfunding per finanziarmi il viaggio che mi avrebbe portato in tutte le regioni d’Italia, raccogliendo le storie e i racconti delle persone emigrate e dei loro familiari rimasti in Italia.

Infatti è dalla fine della seconda guerra che non si registrava un espatrio così ingente. A quei tempi la fame e l’estrema miseria di un paese in ginocchio ha costretto migliaia di persone a cercare fortuna anche oltrepassando l’oceano (quando, tempo fa, sui barconi ci eravamo noi…). Oggi invece i motivi sono differenti. C’è chi parte per farsi un’esperienza, chi perché trova possibilità migliori al di fuori dei confini Italiani, chi invece ha provato a rimanere qui in Italia e non ce l’ha fatta e sta tentando la fortuna all’estero. Diverse realtà, diversi ceti sociali, diverse motivazioni, questo vuole raccontare (Di)Stanze, il fenomeno degli italiani emigrati in questi ultimi anni. Raccontando le loro storie così come sono. Creando, attraverso questi ritratti, racconto di chi ha deciso di abbandonare tutto quello che aveva (o non aveva) qui, per cercarlo altrove.

Laura e Valter Modena Elena Düsseldorf, Germania Dopo aver tentato per diversi anni la sua carriera di Architetto in vari studi nella provincia di Modena, Elena ha deciso di partire insieme al fidanzato Stefano verso la Germania, prima a Berlino poi a Düsseldorf. Ora si sentono più gratificati, nonostaante le difficoltà date dalla concorrenza, la meritocrazia sembra essere un valore maggiormente presente nell'ambiente professionale. © Max Cavallari, All rights reserved. Le immagini contenenti questa didascalia sono riservate al solo utilizzo della pubblicazione online dell'intervista di IT.A.CA. di marzo 2017 Non è consentito nessun ulteriore utilizzo. Qualsiasi uso improprio di queste o qualsiasi altra immagine del progetto (Di)Stanze che non sia stato concesso direttamente dall'autore sarà punibile secondo la legge 22 di tutela del copyright n.633

Laura e Valter di Modena | Elena vive a Düsseldorf, Germania
Dopo aver tentato per diversi anni la sua carriera di Architetto in vari studi nella provincia di Modena, Elena ha deciso di partire insieme al fidanzato Stefano verso la Germania, prima a Berlino poi a Düsseldorf. Ora si sentono più gratificati, nonostaante le difficoltà date dalla concorrenza, la meritocrazia sembra essere un valore maggiormente presente nell’ambiente professionale.
© Max Cavallari, All rights reserved.

Tecnologia e Famiglia fanno da cornice estetica al progetto. Nei ritratti sono riuniti i familiari più rimasti in Italia e attraverso gli stessi strumenti tecnologici che usano per comunicare con il parente all’estero si crea la condizione per una forma di Ritratto di Famiglia 2.0.

> Dato che IT.A.CÀ è un festival che parla di turismo e di viaggi, raccontaci il viaggio che hai intrapreso per realizzare il tuo progetto. 

Dopo la campagna di Crowdfunding che mi ha permesso di raccogliere una donazione di 1735 € sono partito con la mia macchina a GPL per percorrere l’Italia da Nord a Sud e ritorno, partendo da Aosta, percorrendo la costa Tirrenica e tornando indietro facendo il giro di Boa in Sicilia per risalire da quella Adriatica. 30 giorni per raccogliere storie, volti e testimonianze da tutta la penisola.

É difficile raccontare in poche righe l’esperienza che ho avuto in quei giorni, è sempre stato un mio sogno potermi fare un viaggio girando tutta l’Italia in una volta sola, riuscire a percepire le differenze culturali a distanza di pochi chilometri l’una dall’altra. Ogni giorno era come essere in un mondo nuovo. Viviamo in una nazione che è in grado di offrirti panorami, culture e tradizioni completamente diversi facendo veramente pochi chilometri. É proprio vero quando si dice che siamo proprio noi i primi a non apprezzare le diversità del nostro paese, andiamo a cercare il bello fuori, perché non riusciamo a focalizzare quanto di bello ci sia a due passi da noi.

Ho cercato di affrontare il viaggio con la filosofia più sostenibile possibile: la sera, prima di partire per una nuova meta, caricavo il tragitto su BlablaCar, anche se devo dire che nel sud Italia non è ancora molto utilizzato per tratte brevi, per mangiare cercavo sempre di scovare piccoli alimentari con prodotti tipici della zona e per dormire ho provato di tutto, sono stato ospite da chi ho fotografato, ho usato Couchsurfing, Air Bnb e ovviamente la mia immancabile tenda che porto sempre nel bagagliaio.

Monica e Riccardo Soncino (CR) Gaia Sydney, Australia Fabrizio Shangai, Cina Gaia lavora in un bar e Fabrizio è capo alle risorse umane di una grande azienda cinese che tratta rapporti commerciali con l’Italia © Max Cavallari, All rights reserved. Le immagini contenenti questa didascalia sono riservate al solo utilizzo della pubblicazione online dell'intervista di IT.A.CA. di marzo 2017 Non è consentito nessun ulteriore utilizzo. Qualsiasi uso improprio di queste o qualsiasi altra immagine del progetto (Di)Stanze che non sia stato concesso direttamente dall'autore sarà punibile secondo la legge 22 di tutela del copyright n.633

Monica e Riccardo di Soncino (CR) | Gaia vive Sydney, Australia & Fabrizio vive  e Shangai, Cina. Gaia lavora in un bar e Fabrizio è capo alle risorse umane di una grande azienda cinese che tratta rapporti commerciali con l’Italia
© Max Cavallari, All rights reserved.

> Quale messaggio vuoi trasmettere a chi guarda le tue foto? 

Vorrei che questo progetto venisse utilizzato per raccontare un fenomeno che passa spesso sotto i riflettori dell’informazione ma viene anche dimenticato con la stessa velocità. Il fenomeno degli Expat è una realtà che segnerà sicuramente il futuro della nazione. Ad oggi i dati dicono che sono più gli emigrati che lasciano il paese piuttosto che gli immigrati che arrivano e indipendentemente dalle ideologie politiche che ognuno di noi può avere sul tema, è sicuramente un fattore che fa pensare. Vorrei che queste immagini sensibilizzassero sul tema e che il fenomeno degli Italiani all’estero sia trattato seriamente. Molte persone che decidono di partire e lasciare tutto quello che hanno costruito qui, spesso lo fanno perché costretti a lasciare una condizione sociale non adatta a loro. Inoltre, non meno importante, vorrei parlare della migrazione in generale. La separazione dalla propria terra, dalle proprie origini, dalla propria cultura è uno strappo difficile da ricucire, soprattutto quando riguarda la famiglia. 

Parlando DEGLI italiani AGLI italiani vorrei che questi si fermassero un attimo a pensare quanto può essere complesso mollare tutto e ricominciare da capo. E come farlo capire meglio se non facendogli vedere questa condizione dalla parte dell’Italia? Ecco,il mio desiderio sarebbe che automaticamente il pensiero vada anche a quello che adesso sta succedendo nel Mediterraneo e che i due fenomeni vengano messi a confronto. In Italia comunque si sta scappando, nel peggiore dei casi, da una condizione sociale non favorevole, in altri continenti, da guerre e carestie.

Cosa fa di noi delle persone con più diritti di muoverci di altre? E così come soffriamo noi per separarci dalla nostra famiglia, come staranno quei ragazzi di 14-15 anni che in tenera età rischiano la vita per sopravvivere?

Vittoria Napoli Roberta Barcellona, Spagna Dopo anni a fare qualsiasi tipo di lavoro, la madre di Roberta le ha finanziato la permanenza a Barcellona per qualche mese per migliorare la propria situazione e seguire i suoi sogni, adesso è in cerca di lavoro. © Max Cavallari, All rights reserved. Le immagini contenenti questa didascalia sono riservate al solo utilizzo della pubblicazione online dell'intervista di IT.A.CA. di marzo 2017 Non è consentito nessun ulteriore utilizzo. Qualsiasi uso improprio di queste o qualsiasi altra immagine del progetto (Di)Stanze che non sia stato concesso direttamente dall'autore sarà punibile secondo la legge 22 di tutela del copyright n.633

Vittoria di Napoli | Roberta vive a Barcellona, Spagna
Dopo anni a fare qualsiasi tipo di lavoro, la madre di Roberta le ha finanziato la permanenza a Barcellona per qualche mese per migliorare la propria situazione e seguire i suoi sogni, adesso è in cerca di lavoro.
© Max Cavallari, All rights reserved.

> L’expat italiano è ovviamente un migrante. Te lo definiresti anche un viaggiatore? Dicci un aspetto comune e uno diverso a migrante e viaggiatore. 

Dipende che cosa si vuole intendere per Migrante al giorno d’oggi. Diciamo che attraverso la mia ricerca posso dire di aver conosciuto diverse realtà. Italiani Migranti che lasciano il proprio paese per non farne più ritorno e Italiani Viaggiatori che consapevolmente decidono di partire ma con la sicurezza di tornare. La mia categoria preferita è quella che sta nel mezzo, i Migranti/Viaggiatori, coloro che partono, continuando a mantenere un occhio e un pensiero al luogo che hanno lasciato.

> É stata una scelta voluta quella di fotografare anche di italiani di seconda generazione immigrati all’estero? Se sì, perché? 

Certamente! L’idea di includere anche italiani di seconda generazione nel progetto è stata sicuramente la parte più interessante. Famiglie di ex migranti, venute in Italia tra gli anni 80 e 90, ora Italiani a tutti gli effetti, si trovano loro stessi nella condizione di dover di nuovo lasciare quello che è diventato il loro paese per cercare di nuovo una condizione sociale migliore. Forse è proprio in questa categoria che troviamo l’estrema sintesi del Migrante/Viaggiatore… non credete?

E con questa interessante domanda piena di spunti posta da Max ringraziamo lo ringraziamo e ci ridiamo appuntamento a Bologna a maggio per la sua mostra all’interno della 9° edizione di IT.A.CÀ e vi auguriamo, come sempre, buon viaggio 🙂

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÁ”
Silvia Lazzari
A.I.T.R Associazione Italiana Turismo Responsabile

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MUNDOlogia a Freiburg: molto più di un festival

Fotografia, avventura e arte del viaggiare per un anno ricco di eventi

La città di Freiburg Im Breisgau in Germania, sa come valorizzare i suoi fotografi. In questa città, nel 2003 Tobias Hauser  (fotografo, scrittore, giornalista di viaggi) fondò il primo Festival MUNDOlogia che letteralmente significa: “conoscenza del mondo”.

Hauser non ha solo creato un festival, ma anche una “serie” di eventi che seguono il festival e continuano per tutto l’anno. Tuttora è in corso la MUNDOlogia- Reihe che prevede incontri domenicali con fotografi sui temi del viaggio e della fotografia naturalistica.

Questi incontri condurranno i partecipanti fino al prossimo festival MUNDOlogia che si terrà sempre a Freiburg dal 7 a 9 Febbraio 2014. Uno dei motti del festival è “Der Weg ist das Ziel”: ovvero il viaggio è la destinazione.

Friburgo è la capitale della Foresta nera, ed è una terra che attrae visitatori da tutto il mondo. Gli studenti delle Università presenti sul territorio scandiscono il ritmo della città, dove modernità e tradizione si amalgano perfettamente.

MUNDOlogia è una storia di successo per questa città, per il numero elevato di visitatori che riesce ad attrarre. La settimana edizione del Festival annuale MUNDOlogia nel 2010 (con più di 17.500 visitatori totali) è stato il più grande festival europeo per la fotografia, avventura e viaggi.

Il programma si sforza principalmente di essere un contributo per una migliore comprensione delle culture straniere e modi di vivere. I fotografi e i giornalisti che presentano i loro lavori a MUNDOlogia devono avere capacità tecniche, ma sopratutto devono avere un interesse personale nelle caratteristiche uniche e distintive dei diversi paesi e dei loro popoli. L’empatia, il rispetto e la volontà di guardare oltre l’attrazione del turismo sono elementi importanti, molti dei quali li ritroviamo anche in National Geographic che è un media partner del Festival. MUNDOlogia è anche seminari, workshop, mostre e fiera. L’intero ricavato del Festival va ad organizzazioni no profit e benefiche.

Anno 2013, X Edizione

Quest’anno sono state selezionate 25 immagini in formato grande dei fotografi: Florian Schulz, Dieter Schonlau, Tobias Hauser e Reiner Harscher, Klaus Echle, ogni fotografo con un tema specifico.

Mi ha particolarmente colpito Florian Schulz, con i paesaggi dell’Alaska, gli animali della Norvegia, poi Dieter Schonlau con Malaysia, Sumatra, Borneo, poi Tobias Hauser con Cuba, Reiner Harscher con l’India e il Nepal e poi Klaus Echle il fotografo della foresta nera, che ha saputo incorniciare in scatti unici piante e animali mappando il territorio.

Insieme alla mostra personale di questi cinque fotografi, c’era anche la mostra dei “125 anni di National Geographic” . Questa documentava la sua storia: dalla fondazione nel lontano 1888 fino ad oggi.
“Ispirare le persone a prendersi cura del pianeta“ questo è il motto della società, in un mondo sempre in costante evoluzione. Per milioni di lettori il National Geographic è una “finestra sul mondo” e offre da sempre l’opportunità di vedere terre lontane, le regioni artiche e le vette più alte, i costumi e le persone in giro per il mondo. Le profondità del mare e la vastità dello spazio.

Alcune delle pietre miliari nella storia delle scoperte sono sempre collegati al nome di National Geographic.  

La mostra comprendeva 60 immagini straordinarie, scattate dai più grandi fotografi in campo. Ho ammirato la famosa fotografia “La ragazza afgana” di Steve McCurry, la “Namibia” di Frans Lanting, “Panama” di Christian Ziegler, il Canada di Norbert Rosing e ancora Paul Nicklen, David Doubilet, Steve Winter, Carsten Peter, Jodi Cobb, Annie Griffiths Belt, Mattias Klum, Brian Skerry, George Steinmetz. Progetti di ricerca, spedizioni, avventure, scoperte, fenomeni naturali, storie di animali e culture straniere.

Il fondatore di questo festival intervistò nell’ottobre 2004 Sir Edmund Hillary, il primo uomo a scalare l’Everest, nella sua casa di Auckland e parlò con lui del Festival MUNDOlogia. Lui disse in una lettera, che mandò in un secondo momento ad Hauser, che non tutti hanno il privilegio di imparare a conoscere molte aree della Terra, è così chi vuole guadagnare più di una visione superficiale di alcune delle parti più belle del mondo, dovrebbe “fare un viaggio” con MUNDOLOgia.

Il viaggio non è solo in direzione di attrazioni turistiche, ma esplora anche problemi sociali, politici ed ecologici che minacciano tutti noi.

Giuseppina De Angelis
(Le foto sono di Giuseppina de Angelis)

Eventi

Angelo Ventimiglia. Riletture della civiltà magno greca| Inaugurazione mostra. Ospite Vito Teti

Le opere di Angelo Ventimiglia, giovane artista calabrese, sono il frutto di una lunga ed approfondita riflessione sulla Magna Grecia ed i suoi lasciti nella società contemporanea. Ispirato inizialmente dall’esperienza maturata nel parco archeologico di Sibari, Ventimiglia si lascia ora guidare dalle icone del patrimonio tiriolese: il ‘vancale’, le monete dei Brettii diventano così nuove immagini per un nuovo percorso. Che è un percorso fatto di restanza, non solo per il legame con la storia più antica della Calabria, ma anche perché Ventimiglia, che ha già esposto in Cina, in Palestina e in America, continua a rimanere saldamente ancorato alla sua terra, da cui la sua arte trae linfa, ed in cui assume significato vero.

Questo viaggio fra arte, archeologia e restanza, sarà arricchito e coronato dall’incontro, alle ore 18,00, con il padre della restanza: Vito Teti, che proverà a sviluppare, assieme all’artista ed ai presenti, una nuova declinazione della restanza, proprio attraverso la lente del patrimonio archeologico

Evento aperto al pubblico a ingresso gratuito.

La mostra sarà visitabile per tutta la durata del Festival (fino al 07.07.2019) con ingresso a pagamento

Per info e prenotazioni:
371 3246093 (Segreteria Museo Tiriolo – Scherìa)
info@tirioloantica.it (Segreteria Museo Tiriolo)