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La tappa IT.A.CÀ Bologna Accessibile

Poco più di un mese fa Simone Russu ci ha raccontato dei preparativi per IT.A.CÀ quando il team di CDH | Cooperativa Accaparlante ha collaborato con Kilowatt per la realizzazione di una mappatura dell’accessibilità delle Serre dei Giardini Margherita, capirne le problematiche e risolvere le criticità.

Ora a pochi giorni dall’inizio del viaggio con IT.A.CÀ possiamo dire con orgoglio che la mappatura è pronta e scaricabile dal nostro sito per permettere a tutti e tutte di unirsi al nostro viaggio nel turismo responsabile!

Cosa contiene?

Informazioni utili sul come arrivare, come muoversi e cosa fare ai Giardini Margherita per godere al meglio le iniziative del festival. Una guida anche per chi ha deficit motorio o visivo, una mappatura che va oltre le barriere. 

Lavorare la seta a Bologna

Tanti gli eventi che potranno essere vissuti ai Giardini in piena libertà e tranquillità, a partire da questo sabato, 25 Maggio, con l’evento multi-accessibile “Il cammino come possibilità di sviluppo delle comunità locali”a cui prenderanno parte Paolo Piacentini, Wu Ming2, Vito Paticchia, Simone Frignani, Manuela Bolchini e Stefano Mandelli, tutti protagonisti e autori di cammini per il cambiamento e le iniziative per vivere il cuore verde di Bologna con un’altra prospettiva. Ma non solo i Giardini, ci siamo impegnati per offrire una scoperta della città da ogni punto di vista, per questo i proponiamo eventi per tutti i gusti.

Siete amanti dei musei e cultura?

Al Museo del Patrimonio Industriale, il 25 Maggio, potrete scoprire con un percorso tattile, realizzato in collaborazione con professionisti ed esperti delle associazioni e degli enti che a Bologna si occupano di disabilità motorie, sensoriali e cognitive – Istituto dei Ciechi F. Cavazza, Fondazione Gualandi e Cooperativa Accaparlante | CDH l – l’antica produzione della seta Soffici veli e rumorose macchine: lavorare la seta a Bologna. Il Museo Tolomeo ospiterà invece l’artista e architetto Fabio Fornasari con l’evento OPS! sui temi dell’estetica non visiva e della restanza.

Per una visita al museo infrasettimanale, il 29 Maggio, andremo assieme al museo Civico Medievale per provare con un itinerario tattile la scultura bolognese dal Medioevo al Rinascimento

Vi incuriosisce il teatro?

Workshop di teatro

Il 26 Maggio alla Palestra Istituto F. Cavazza, c’è Fuori Luogo, un workshop teatrale in cui, insieme agli attori non vedenti, vedenti e ipovedenti, i partecipanti si confronteranno con il tema dell’andare e del restare, attraversando la narrazione collettiva dei territori abitati, nascosti alla vista.

Avete mai pensato a leggere un mosaico con le mani?

Lo faremo alla Chiesa del Corpus Domini con l’ Esplorazione multisensoriale del mosaico di 250 mq del gesuita Marko Ivan Rupnik. Per chi invece preferisce le domeniche all’aperto, la Certosa di Bologna ci aspetta per farsi scoprire al tatto nel percorso Forme di marmo.

Voglia di Appennino e di bici?

Bisogna solo aspettare il 9 Giugno per partire da Pianoro con Tutti in bici in val di Zena: itinerario ciclabile accessibile con tanto di pranzo nella trattoria locale. Ci piacciono così tanto questi progetti, che vogliamo saperne di più, scoprirne di più e soprattutto crearne di più.

Itinerario ciclabile accessibile

Per questo, tra una camminata, una esplorazione e una visita culturale, lunedì 27 Maggio l’accessibilità sarà di casa all’Istituto dei Ciechi F. Cavazza con la Tavola del turismo accessibile, tra progetti realizzati e futuri. 

Noi di IT.A.CÀ e tutti i partner della rete di IT.A.CÀ_Accessbile ci mettiamo il nostro cuore ed impegno con un solo pensiero: gli ostacoli sono fatti per essere superati, non c’è limite all’immaginazione!

 

Blog IT.A.CÀ
Annalisa Spalazzi 

Il turismo lento: verso obiettivi comuni

Negli anni Duemila andava di moda una serie poliziesca, Crossing Jordan, una delle prime serie incentrate sull’indagine forense. In una delle puntate il criminologo Nigel Townsend sosteneva che se si viaggia in macchina ci si gode solo metà del paesaggio. Oggi quella che era solo una battuta televisiva è diventata il nuovo orientamento nazionale per quanto riguarda il turismo sul territorio e il 2019 è stato nominato l’anno del – turismo lento.

Dopo l’anno dei cammini, dei borghi e del cibo, l’Italia sta cercando di mettere in luce tutte le sue specialità nascoste: non ci sono solo le grandi mete turistiche, c’è anche tutto il percorso per raggiungerle e le piccole incantevoli tappe disperse lungo la strada.

Ecco che il 2019 diventa così l’anno dedicato al turismo lento, a piedi, in bici o a cavallo.

Sono state rivalutate le vie ferroviarie in disuso (un progetto su tutti quello di Alleanza Mobilità Dolce) e i tratti dismessi di ferrovie sono stati trasformati in ciclovie. La regione Emilia-Romagna intende investire 25 milioni entro i prossimi tre anni per la nascita di una rete di ciclovie regionali nella linea ferroviaria in disuso tra Piacenza e Rimini e in Friuli Venezia Giulia è stata disposta una riserva di trenta posti bici sui treni che percorrono il tratto lungo l’Alpe Adria nell’ambito della ciclovia che collega Italia e Austria. 

Il turismo lento come risorsa del territorio diventa anche un modo per permettere ai luoghi colpiti da disastri naturali di investire sulla loro rinascita, come sta accadendo con il progetto C.A.S.A. nel Parco Nazionale Monti Sibillini.

La scalinata di Corinaldo

I territori meno conosciuti hanno la possibilità di essere scoperti a livello internazionale e rilanciati di fronte al grande pubblico. Si pensi, ad esempio, ad un piccolo paradiso come Corinaldo nelle Marche o Dozza nel bolognese. 

La modalità sostenibile favorisce l’aspetto esperienziale del viaggio, considerando che negli ultimi anni l’esperienza è diventata centrale per quanto riguarda l’offerta del patrimonio storico, artistico e culturale del nostro paese. La tutela diventa strumento di promozione e, allo stesso tempo, di controllo dei flussi turistici attesi per i prossimi anni.

A Bologna, ad esempio il flusso turistico è aumentato esponenzialmente con lo sviluppo dell’aeroporto Marconi, per questa ragione sono diverse le associazioni che si stanno dedicando a proposte di metodi di visita innovativi o percorsi creativi che diano uno sguardo diverso sulla città. Basti pensare soltanto a progetti di successo come Mobike o partner di IT.A.CÀ come Dynamo La Velostazione.

Si tratta dunque di valorizzare le risorse locali, ma anche esplorare il rapporto con l’innovazione sociale, promuovendo le tematiche dell’integrazione e dell’inclusione, che stanno guadagnando sempre maggior peso nell’ambito della proposta turistica e culturale.

In tutto questo, si inserisce IT.A.CÀ, che ha agito da precursore nel presentare questi argomenti in diverse forme e attraverso una moltitudine di iniziative diverse, dalle presentazioni letterarie all’organizzazione di itinerari verso l’Appennino, dall’Emilia Romagna alle altre regioni, dal Salento al Trentino, da Napoli al Monferrato, coinvolgendo 15 città o territori, da aprile a novembre.

L’altro punto fondamentale legato al “turismo lento” che IT.A.CÀ ha promosso in questi anni è la creazione di reti di operatori turistici che collaborano verso obiettivi comuni. Attualmente sono oltre seicento i soggetti a livello nazionale che danno il loro contributo alla manifestazione. Tutto questo per illustrare come è perfettamente possibile far convivere la sostenibilità con il benessere e il comfort

Non si tratta necessariamente di “avventura”, si tratta di “memoria”.

Il turismo lento permette di assaporare il panorama che ci circonda con mentalità diversa, riflettendo sulle persone e i luoghi che incontriamo e osservando le specificità locali: a quanto sembra, la nuova tendenza è quella di sfidare la tradizione del turismo da stereotipo, per produrre o consumare con audacia un’offerta, come si suol dire, green e slow, ovvero ecologica e ponderata, ma non per questo meno rilassante o stimolante.  

Quindi non resta che camminare, ma lentamente 🙂

Blog IT.A.CÀ
Arianna Piazzi 

 

La nuova frontiera del Turismo Dolce | Intervista ad Anna Donati (Alleanza Mobilità Dolce)

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici

Anna Donati, Portavoce Alleanza Mobilità Dolce

oggi nel nostro blog parliamo di viaggio lento e di come viaggiare in modo sostenibile alla scoperta del territorio, uno dei temi fondamentali di IT.A.CÀ. A questo proposito, presentiamo l’avanguardistico progetto dell’Alleanza Mobilità Dolce, in compagnia della sua portavoce Anna Donati.

Cosa si intende per “turismo dolce” e cosa ha reso possibile la realizzazione di un progetto avanguardistico e complesso come il vostro?

Anche in Italia, piano piano, sta crescendo la voglia di mobilità dolce a piedi, in bicicletta o su di una ferrovia turistica. Si sta affermando l’idea che il viaggio non è solo uno spostamento da fare velocemente per arrivare a destinazione, ma è turismo “esperienziale” per curare il proprio benessere e dare valore al tempo e per vivere a stretto contatto con la natura. La nostra esperienza come Alleanza per la Mobilità Dolce nasce dal lavoro di molte associazioni nazionali e locali che da anni si sono impegnate su questi temi: chi ha promosso l’utilizzo di ferrovie turistiche, chi la crescita dei cammini per la mobilità in bicicletta e le greenways, per la crescita dei treni locali.

Ci si è impegnati anche per lo sviluppo dei comuni “virtuosi”, per la sostenibilità, per la scoperta di Borghi Autentici d’Italia, delle loro bellezze e unicità, e sono sorte anche Associazioni per la tutela di parchi ed oasi. Fa parte, infine, della Alleanza chi si occupa di turismi come il Touring Club Italiano, Tezze di Mezzo e A.I.T.R che lavora per un turismo responsabile. Riassumendo possiamo dire che ci sono tre mondi dentro AMODO: la rete di mobilità dolce, la promozione di borghi, aree interne e natura, e il turismo sostenibile. Sono 28 le Associazioni che hanno promosso l’Alleanza e già un’altra decina hanno aderito al nostro Manifesto. Ci siamo messi insieme per integrare idee, cultura e progetti, per fare massa critica verso le istituzioni, per far conoscere ai cittadini/e questa novità del turismo dolce.

Ciclovie, cammini, greenways, ferrovie turistiche e locali, strade bianche e strade a scarso traffico: come si configura la valorizzazione del territorio promossa dall’Alleanza?

Questi percorsi e reti di mobilità dolce attraversano in genere aree interne a bassa densità e costituiscono un volano anche per il turismo sostenibile, l’accoglienza, l’artigianato, i beni storici ed i piccoli borghi italiani, la natura ed i parchi. Sono una opportunità di crescita intelligente, di rigenerazione del territorio e fruizione dei percorsi naturali.

Diventano anche un modo concreto per evitare l’abbandono del territorio e contrastare, anche grazie alla manutenzione delle reti, dei sentieri, dei manufatti, delle strade bianche e delle ferrovie, il dissesto idrogeologico del paese.

Un altro elemento importante è la funzione di “ricucitura” che queste infrastrutture verdi possono determinare sugli spazi naturali, come parchi, riserve, oasi, anche per indurre una accessibilità coerente con la sostenibilità, la riduzione dei gas serra e dell’inquinamento.

In che modo la riscoperta di queste vie può agevolare la valorizzazione del territorio locale e favorire la restanza degli attori turistici locali?

La mobilità dolce può dare valore ai piccoli borghi ed alle aree interne, come punta a fare anche la nuova Legge approvata nel 2017 per i piccoli comuni. A ridosso alle reti dei percorsi sia stradali che ferroviarie vi sono anche interessanti manufatti che possono essere recuperati e legati alle attività di promozione ed accoglienza.

Come nel caso del progetto Cammini e Percorsi, gestito dall’Agenzia del Demanio e che punta alla riqualificazione e riuso di immobili pubblici situati lungo percorsi ciclopedonali e itinerari storico-religiosi. L’obiettivo del progetto è riutilizzare gli immobili pubblici come servizi e esperienze autentiche per camminatori, pellegrini e ciclisti, in linea con la filosofia del viaggio lento.

Diversi operatori privati si stanno aprendo a queste attività con la fornitura di servizi, con proposte integrate di accoglienza del pellegrino che cammina, di trasporto bici, assistenza e ciclofficine, con la vendita delle eccellenze del territorio, con guide turistiche ed ambientali.

Stanno nascendo dunque piccole economie locali legati alla mobilità dolce molto interessanti, come sta crescendo l’Associazione Italiana per il Turismo Responsabile, che riunisce un centinaio di queste esperienze.

Quali sono gli eventi e/o gli itinerari che avete proposto al pubblico per sensibilizzarlo e fargli fare esperienza del genere di turismo sostenibile da voi promosso?

Premetto che l’Alleanza è una rete che mette insieme le esperienze ed il lavoro di tante associazioni. Sono quindi loro a proporre progetti, eventi ed itinerari che possiamo riunire in tre ambiti: chi promuove i cammini e qui abbiamo la Rete dei Cammini che riunisce 28 percorsi di grande interesse, tra cui il Cammino Minerario di Santa Barbara, la via Romea germanica, la via di Francesco e la via Micaelica. O la collaborazione con l’Associazione della via Francigena, che è tra i nostri patrocinatori.

Il secondo tipo di eventi sono legati alla promozione della bicicletta e qui un grande lavoro è svolto da ARI Randonneur, i pedalatori che utilizzano strade bianche ed a basso traffico, con una mappatura del territorio molto accurata. Lavoriamo anche per la realizzazione delle Ciclovie Turistiche Nazionali e siamo in rete con molte associazioni di promozione della bicicletta nelle aree interne come il progetto ViviAppenninoTour.

A tutto questo, infine, va affiancato il grande lavoro per le ferrovie turistiche, di cui abbiamo ottenuto anche una legge nel 2017, con una lista di 18 ferrovie turistiche, in parte già avviate come il treno Natura della val D’Orcia, il Treno Blu sul lago d’iseo, la linea della Valle dei Templi, il trenino verde della Sardegna, la ferrovia Irpina da Avellino a Rocchetta SA. Ma anche la promozione di treni turistici sulle linee locali come può essere la linea ferroviaria Porrettana o la ferrovia Faenza-Firenze.

Molte di queste esperienze non sono un semplice viaggio lento ma sono quasi sempre abbinate con la conoscenza dei luoghi e del paesaggio, al cibo e alle tradizioni locali o a nuovi eventi culturali come lo Sponz Festival di Vinicio Capossela a Calitri.

Un nostro obiettivo è quello di integrare queste reti e questi progetti di accoglienza, promuovendo la collaborazione delle associazioni, in modo che sia possibile l’intermodalità dolce.  Per far scegliere al viaggiatore un’ esperienza di viaggio su misura dove può camminare, pedalare e usare il treno in modo integrato e semplice. Per questo stiamo lavorando ad un Atlante della Mobilità Dolce italiana, il cui progetto abbiamo presentato a Fa la cosa Giusta! il 9 marzo a Milano.

Cos’è la “la Primavera per la Mobilità Dolce” e come si inserisce la collaborazione con IT.A.CÀ nell’edizione 2019 di questo format?

L’Alleanza per la Mobilità Dolce promuove la Primavera per la Mobilità Dolce 2019, al 21 marzo al 21 giugno 2019 decine di eventi per chi ama pedalare, camminare, scoprire ferrovie e treni turistici, per immergersi nella cultura e nel paesaggio italiano. E’ un modo concreto per far arrivare il messaggio e le opportunità ai cittadini/e che hanno voglia di esserci e scoprire nuove opportunità, spesso proprio vicino a casa. Occasione per il lancio della Primavera è stat il convegno di AMODO del 9 marzo 2019 a Milano durante Fà la cosa giusta!, fiera sugli stili di vita sostenibili organizzata da Terre di Mezzo, dove abbiamo fatto il punto sulle esperienze innovative di mobilità dolce e turismo sostenibile.

Durante la Primavera si svolge il 4 e 5 maggio, la seconda Giornata Nazionale delle Ferrovie delle Meraviglie, dove antiche ferrovie e vecchi tracciati saranno valorizzati con treni storici, ferrovie turistiche o come greenways su cui camminare e pedalare.

A chiusura della Primavera 2019 faremo la consueta Maratona Ferroviaria, luogo i tracciati locali e linee complementari: un viaggio completamente fuori rotta nel nostro Belpaese.

Di recente è arrivata la proposta di A.I.T.R di collaborare nell’ambito della Primavera dolce anche al festival IT.A.CÀ studiando un evento comune e questa idea ci ha fatto molto piacere: stiamo riflettendo su come intrecciare eventi e percorsi.

Da tempo seguo questa vostra bellissima esperienza, capace di mobilitare, idee, giovani, territori, ed anche nuove parole e pensieri su cui meditare. La “Restanza”, il concetto da voi scelto per quest’ anno, è una magnifica idea per sostenere scelte di vita consapevoli, presidio del territorio e cura dei beni comuni. Anche la nostra filosofia e cultura ha questi orizzonti e questa visione.

Ringraziamo Anna per averci raccontato questo importante progetto e quindi non resta che augurarvi come sempre buon viaggio e che sia lento e sostenibile 🙂

Blog IT.A.CÀ
Arianna Piazzi 

Turismo contemporaneo nelle ‘città-zoo’ | Intervista a Vittorio Gimigliano (Officine Urbane)

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici,

oggi per il nostro blog abbiamo intervistato Vittorio Gimigliano, co-fondatore dello studio per la riqualificazione territoriale Officine Urbane e Urbanauti, coordinatore della tappa di IT.A.CÀ Reggio Emilia.

        Vittorio Gimigliano

Con Vittorio abbiamo discusso a proposito dei contenuti del convegno ‘Il turismo futuro, tra città e comunità’ tenutosi a Reggio Emilia nell’ambito del festival IT.A.CÀ nel 2018 (gli interventi sono disponibili a questo link). Focus del nostro confronto è stato l’impatto che hanno avuto gli sviluppi moderni dell’economia turistica sulla desiderabilità e sull’immaginario delle cosiddette “città-zoo”. 

Queste città sono meta di un turismo di massa invadente che deturpa in un certo qual modo gli spazi pubblici e altera il tenore di vita dei cittadini determinando importanti conseguenze a livello di fruizione della città soprattuto per quanto riguarda le comunità di residenti.

Quanto influisce la digitalizzazione delle informazioni nella costruzione dell’immaginario di una meta turistica? Venezia e Barcellona possono essere prese come esempio positivo o negativo di questo fenomeno?

La rivoluzione digitale della società contemporanea determina profonde trasformazioni antropologiche, sociali, culturali ed economiche. Oggi la società digitale si caratterizza per l’elevato potenziale di accessibilità alle informazioni.

Ogni secondo si costruisce, e si aggiorna, un archivio globale dell’immaginario in divenire, composto, nel dicembre 2018, da oltre 55 miliardi di pagine web. Un archivio vivente che si costruisce ancor di più sui social media: ogni minuto, su Facebook, sono caricate oltre 130.000 foto, su Youtube sono visualizzati 3 milioni di video.

È una produzione imponente di video, immagini e testi, che anticipa e amplifica la conoscenza di una meta turistica, ancor prima di raggiungerla. Si costruisce un immaginario visivo e narrativo prefigurativo, trasformando così il senso e lo scopo del viaggio. Non si viaggia per scoprire la dimensione reale. Si viaggia per confermare, nella dimensione reale, quanto scoperto nella dimensione digitale.

L’elevata accessibilità digitale alle informazioni prefigura così, al turista-viaggiatore, la dimensione esperienziale nella città, consolida e rafforza il processo di sightseeing nelle città, potenziandone ulteriormente la produzione di contenuti digitali accessibili. Si compone così un ciclo continuo ed inarrestabile di informazione-esplorazione-riproduzione.

Su questa immensa produzione di dati si va delineando la nuova frontiera del turismo contemporaneo: il turismo predittivo, di cui Booking.com o Tripadvisor saranno i prossimi pionieri.

Le città di Venezia e Barcellona rappresentano alcuni tra i principali archetipi di città turistiche che subiscono la trasformazione digitale dell’immaginario del viaggio. L’intensità, la frequenza, la quantità dei flussi turistici crescenti in queste città, si consolida in luoghi e direttrici predeterminate e sempre più affollate, determinando il paradosso di luoghi digitalmente accessibili nel mondo, ma realmente inaccessibili e fruibili nelle città, tanto per i turisti quanto per i cittadini.

Le conseguenze di questo processo di definizione dell’immaginario e di fruizione delle città, da parte dei turisti-viaggiatori, ha effetti devastanti sia per i luoghi che per gli abitanti della città.

 Turisti a Pisa

L’economia del turismo è la terza economia al mondo, in Italia il turismo rappresenta il 13% del PIL. In quale misura le comunità residenti in importanti luoghi turistici beneficiano economicamente di questi flussi economici, se lo fanno?

Può esistere comunanza tra un cittadino proprietario di uno o più abitazioni affittate a turisti tramite marketplace on line (es: Airbnb, Homeaway) o online travel agencies (es: Booking.com) e il cittadino alla ricerca di un’abitazione in locazione a canone sostenibile?

Qual è la comunanza tra la rendita annua di 24.000 euro, generata dalla locazione breve a turisti, per il proprietario di un alloggio di 50 mq in Via Mascarella, nel centro di Bologna, ed i 450 euro al mese di affitto pagato da una giovane coppia che vive nella stessa strada?

L’economia del turismo contemporaneo, in Italia, in Europa, nel mondo, è in crescita e sta generando conflitti, economici e sociali, nelle comunità dei residenti, tra i proprietari immobiliari e affittuari, tra i rentiers del XXI secolo e il ceto medio impoverito dalla Grande Crisi, tra le classe creativa e i lavoratori poveri.

Piazza del Duomo di Milano

In questi carsici, ma crescenti, conflitti socio-economici, i centri storici delle città, mete del turismo contemporaneo, si trasformano. E dopo un preliminare processo di museificazione dello spazio pubblico, prende forma una nuova città: la città-zoo.

Nella città-zoo la dimensione millenaria dello spazio costruito ed i suoi attuali abitanti sono l’oggetto di osservazione e archiviazione digitale del turista contemporaneo.

Il principale fruitore e protagonista della città storica contemporanea è il turista, non il cittadino.

E’ il turista, attraverso le sue scelte di sightseeing, generate dalla produzione digitale globale, che diventa strumento di condizionamento nella città le dinamiche di accesso al mercato abitativo e del lavoro, la composizione dell’offerta commerciale di vicinato, l’accessibilità ai beni alimentari primari, la configurazione del sistema infrastrutturale dei trasporti pubblici, la composizione dell’offerta culturale.

Parallelamente la dimensione globale del turismo contemporaneo genera processi di competitività tra le città per attrarre un crescente flusso turistico, con una conseguente mercificazione e brandizzazione dell’immaginario e dell’identità della città stessa e dei suoi abitanti.

L’obiettivo delle mete turistiche è di generare incoming, un esempio su tutti è la costruzione del nuovo aeroporto di Istanbul. In quanto esperto di riqualificazione degli spazi pubblici, che conseguenze hanno queste scelte per gli abitanti della città e per il consumo di spazi pubblicamente condivisi?

La realizzazione del nuovo aeroporto, o aerotropolis, di Istanbul ha richiesto la distruzione di 75 milioni di mq di foreste, laghi e aziende agricole.

L’aerotropolis di Istanbul, 2,5 volte più grande dell’aeroporto di Beijing, garantirà, nel 2028, oltre 200 milioni di passeggeri all’anno, 250.000 posti di lavoro diretti ed indiretti, ed un incremento del 4,89% delle entrate per l’economia nazionale turca.

Progetto dell’aerotropolis di Istanbul

Contemporaneamente, il governo di Erdoğan ha previsto la riconversione dello storico aeroporto internazionale Atatürk in un grande parco urbano, quale compensazione ambientale della deforestazione realizzata per il nuovo aerotropolis di Istanbul e, forse, anche per la distruzione dei 90.000 mq di Gezi Park, che determinò, nel 2013, forti proteste della popolazione di Istanbul.

Ma il turismo non è solo aeroporti. 

Lo spazio pubblico, le infrastrutture pubbliche, oggi subiscono, nella definizione di strategie, priorità, strumenti e progetti, l’influenza dei flussi attuali e potenziali dell’incoming: più velocità, per trasportare il turista-merce verso la città-meta turistica, più superfici per “stoccare” il turista-merce nella città-zoo.

Stazioni ferroviarie, people movers, dehors nelle piazze e strade dei centri storici: la città pubblica si trasforma profondamente, adattandosi alle esigenze del turismo contemporaneo.

Se è vero che per fare turismo responsabile bisogna costruire a partire dalla comunità locale, come è possibile farlo quando i cittadini delle grandi mete turistiche vengono alienati sempre più dal proprio territorio a causa dell’aggressività di attori come AirBnB?

Occorre che il turismo responsabile ripensi sé stesso. Le accelerazioni impresse dal turismo contemporaneo e dalla transizione digitale richiedono nuove risposte, tanto innovative quanto solidali.

Qual è oggi la comunità locale di riferimento, nella città turistica, con cui il turismo responsabile intende costruire nuove relazioni e azioni capaci di garantire equità, sostenibilità, inclusione, partecipazione, benessere per le comunità ospitanti e per il turista contemporaneo?

Il mutamento antropologico e culturale ed i conflitti socio-economici generati della società digitalizzata richiedono sia nuovi strumenti di analisi, sia una nuova visione politica propedeutica ad una progettazione turistica responsabile innovativa e contemporanea.

La città-zoo, in Europa, come nel mondo, è il nuovo campo di gioco per il turismo responsabile.

Occorre allora ripartire dal significato della città e dell’essere cittadini.

AirBnB, agevolata da un contesto di norme fiscali generali e locali alquanto fragili quanto anacronistiche, ha dato una risposta indiretta, ma straordinariamente efficace, alla rilevante perdita di valore del patrimonio immobiliare dopo la Grande Crisi: ha rigenerato, in pochissimi anni, il mercato delle locazioni di breve termine, un tempo marginale nelle principali città turistiche, determinando rendite esorbitanti, un tempo inimmaginabili, per la proprietà immobiliare.

Striscioni con la scritta “No agli appartamenti per turisti” nel quartiere della Barceloneta, a Barcellona, novembre 2016. (Pau Barrena, Afp)

La conseguenza socio-economica di questo processo di trasformazione del mercato immobiliare, dominato da medi e grandi proprietari immobiliari, è la crescente espulsione, dai centri storici, della domanda abitativa per locazioni di medio periodo.

Studenti, giovani coppie, anziani, famiglie, che non hanno redditi sostenibili per competere con la rendita da locazione temporanea, cercano soluzioni abitative nelle aree periferiche e marginali, spesso allontanandosi dai luoghi di studio, di lavoro e dai servizi di prossimità.

Oltre a destabilizzare il mercato immobiliare della locazione, AirBnB ha sviluppato strumenti e processi pervasivi, includendo ed emulando apparentemente i valori fondativi del turismo responsabile, adottando i principi dell’economia della condivisione.

AirBnB reinterpreta la parola citizen, definisce una specifica categoria di attori e protagonisti del suo mondo, e con essi costruisce una narrazione collettiva delle comunità locali, propedeutica alla ridefinizione dell’immaginario della città, delineando così il perimetro di campo per il nuovo di cittadino: l’airbnb-citizen. Nasce una nuova città nella città: è una città immaginaria, digitale, fatta di storie di airbnb-citizen per il turista onnivoro di esperienze.

Cosa è oggi la città, cosa significa essere cittadini, per il turismo responsabile?  

Alcuni progetti nati negli ultimi anni, nel mondo del turismo responsabile, possono aiutare a rispondere a questa domanda.

Penso, ad esempio, all’esperienza virtuosa di Hotel du Nord a Marsiglia e a Fairbnb: rappresentano due risposte innovative, inclusive e sostenibili, che rinnovano il senso della comunità locale, dei cittadini e della città, con cui costruire il turismo responsabile nella società digitale.


Quali esempi di buone pratiche può fornire una città come Reggio Emilia per la gestione degli spazi pubblici e per la valorizzazione delle comunità locali?

La contrazione delle risorse economiche e finanziarie a disposizione degli enti locali, dopo la Grande Crisi, la parallela atomizzazione e disintermediazione della società contemporanea nelle aree urbane, ha richiesto un profondo rinnovamento e ridefinizione delle politiche pubbliche locali, sia per la gestione dell’hardware (lo spazio) che del software (la comunità) di una città.

Nel corso degli ultimi anni, a Reggio Emilia, si sono avviate politiche urbane innovative per il riuso e la rigenerazione urbana di luoghi pubblici, dismessi, ai confini della città.

Attraverso lo sviluppo di politiche locali per l’economia solidale, ad esempio, si è potuto riattivare stazioni ferroviarie dismesse o rinnovare centri sociali in quartieri popolari, marginali rispetto alla crescente attrattività del centro storico della città.

Labart – il parco delle Arti a Reggio Emilia. Edificio realizzato con criteri costruttivi atti a limitare il consumo energetico e l’impatto ambientale, in conformità con i principi della bioedilizia.

Con il coinvolgimento e la partecipazione, attiva e propositiva, di diverse associazioni e reti territoriali di volontariato e cooperazione sociale, questi luoghi oggi accolgono funzioni ad alto valore di coesione e inclusione sociale: un centro di servizi per il volontariato, un emporio solidale, un incubatore di economia solidale, una ciclo-officina, una scuola di italiano per cittadini, alloggi per l’emergenza abitativa. 

Queste funzioni, tanto eterogenee quanto tra loro complementari, gestite direttamente da cittadini, incrementano l’intensità d’uso, il valore sociale, l’unicità e l’attrattività dei luoghi pubblici rigenerati: ricreano il senso di una comunità, da conoscere e riconoscere.

Il futuro della città, anche per il turismo responsabile, passa da qui: riportando le periferie al centro.

Cosa ne pensa dell’idea, contenuta nella legge di bilancio di recente approvazione, di far pagare ai turisti un ticket d’ingresso per l’accesso a Venezia e alle isole minori?

Pink Floyd – Venezia 1989

Sia nella dimensione collettiva e popolare degli eventi culturali dell’Estate romana negli anni ’70, come nella dimensione oceanica della folla al concerto di Venezia dei Pink Floyd nel 1989, il patrimonio storico-artistico e culturale nazionale ha assolto, ed ancora in parte assolve, ad una funzione di identità collettiva, sia di luogo che di memoria, spesso accessibile gratuitamente in occasione di grandi eventi culturali.

Una sera d’estate del 2013, a Firenze, il Ponte Vecchio, spazio pubblico assoluto, fu temporaneamente privatizzato e riservato ai partecipanti di una festa privata organizzata dalla Ferrari. Ebbe così inizio una profonda ridefinizione culturale, percettiva e valoriale, dello spazio pubblico e del patrimonio storico-culturale. 

Oggi sono molti i Musei nazionali italiani che, previo cospicuo pagamento, riservano aperture per feste ed eventi privati: beni comuni temporaneamente privatizzati.

Si consolida sempre più una visione esclusiva ed escludente, classista, dell’accesso e del godimento del patrimonio storico-artistico e culturale nazionale.

A Polignano a Mare, in provincia di Bari, quest’anno, durante il periodo natalizio, l’accesso al borgo antico medievale, per I non-residenti, era a pagamento: biglietto singolo 5 euro. È la mercificazione ultima, tanto banale quanto crescente, della città.

Quanto approvato nella Legge di Bilancio 2019 non mi sorprende. È una scelta coerente con la recente installazione dei tornelli di ingresso alle Fondamenta di Santa Lucia per “regolamentare” il flusso dei turisti. È  solo l’ultimo passo del cammino verso la città-zoo.

Vittorio Gimigliano 
(1970) Architetto, esperto di politiche urbane, housing sociale, pianificazione territoriale strategica ed economia solidale. E’ co-fondatore, nel 2010, di Officine Urbane. Nel 2013 avvia il progetto Urbanauti – viaggio ai confini della città, laboratorio permanente di ricerca indipendente sul rapporto tra comunità e spazio urbano. Dal 2014 coordina, a Reggio Emilia, il festival IT.A.CÀ – migranti e viaggiatori.

Blog IT.A.CÀ
Giovanni Nolè

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