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Intervista ad Antonio Lazzari, Cooperativa Sociale di Comunità Kirecò | IT.A.CÀ Ravenna 2018

Carissimi amici viaggiatori e amiche viaggiatrici

oggi nel nostro Blog IT.A.CÀ conosciamo la Cooperativa Sociale di Comunità Kirecò di Ravenna attraverso le parole di Antonio Lazzari. Un luogo in cui incontrarsi, progettare, innovare, in cui viene

Antonio Lazzari

promossa la cultura e la sostenibilità, la vita all’aria aperta e l’agricoltura naturale. Rigenerazione territoriale, sostenibilità ambientale e sociale in ogni sua declinazione. Dall’educazione nelle scuole all’incubatore d’impresa.

Che cos’è Kirecò e come si colloca nel contesto della città di Ravenna?  

Kirecò è una cooperativa sociale di comunità, una delle poche d’Italia nate in aree urbane di grandi dimensioni. Basta questa definizione, per chi conosce cosa sono le cooperative di comunità, per comprendere Kirecò. Si tratta di imprese che hanno come finalità la creazione di valore per il territorio in cui operano e che per creare valore coinvolgono il territorio in cui operano.

Kirecò si occupa di sviluppare progetti di innovazione sociale ed ambientale e quindi cerca di trovare nuove modalità per ampliare il proprio business attraverso la promozione territoriale. Quando siamo nati ad esempio abbiamo contribuito a rigenerare un’area urbana abbandonata al degrado, l’abbiamo trasformata in un parco di innovazione ed oggi operiamo sviluppando, all’interno del parco, i nostri progetti.

Con le nostre attività cerchiamo di contaminare i territori confinanti. I progetti vanno dalla promozione della cultura, alla tutela dell’ambiente, dalla promozione di modelli inclusivi e collaborativi al divertimento, al turismo e così via.

Qual è stato l’input che ha portato alla vostra nascita? C’è stato qualcosa che vi è stato di particolare ispirazione per realizzare il vostro progetto?  

Abbiamo sempre pensato che la crisi iniziata nel 2008 sia di fatto un percorso di mutamento stabile e non estemporaneo della società e dell’economia, non una bolla per capirci. Stiamo vivendo la nascita di un nuovo modello economico globale e le bolle finanziarie, edilizie…. ne sono solo un sintomo, non la causa. Questo nuovo modello economico richiede nuovi approcci. Ci siamo interrogati su quale può essere oggi per un’impresa la risposta in termini di modello di business e tutte le possibili idee che ci sono venute erano basate su un nuovo modo di intendere l’impegno sociale. Non si parlava ancora di imprese ibride o almeno noi non ne avevamo mai sentito parlare. Come sempre abbiamo cercato di fare quello che ci sembrava più in linea con i nostri valori. Successivamente abbiamo scoperto che forse avevamo avuto una buona intuizione nel nostro piccolo.

Se torniamo indietro la scintilla che ci ha ispirato è sempre stata la voglia di fare qualcosa di utile e divertente per noi e per le persone che lavorano con noi. Niente di più.

Il concetto di sostenibilità è sicuramente molto ampio, come lo definireste allineandolo alla vostra mission?  

Kirecò vuol dire Impegnarsi per l’ambiente (Kiros=mani, fare….. Eco=ambiente). Per noi lavorare per l’ambiente vuol dire impegnarsi ogni giorno per migliorare non solo la natura, l’inquinamento e così via. È altrettanto importante impegnarsi per costruire un ambiente sociale più vivibile. Essere stimolo e elemento di rottura è il nostro modo di lavorare. L’idea che più si avvicina alla nostra visione di tutela dell’ambiente è: cercare ogni giorno nuove opportunità sostenibili per la comunità che ci circonda, essere elemento di stimolo per far nascere nuove domande e trovare nuove soluzioni. Quelle semplici semplici a cui nessuno aveva pensato prima. Per noi questo vuol dire essere sostenibile.

Perché avete deciso di portare il festival IT.A.CÀ anche a Ravenna? Che contributo potrebbe dare alla città?  

IT.A.CÀ è un grande evento nazionale che si occupa in maniera importante di sostenibilità ambientale e sociale legata al turismo. Un turista responsabile, a nostro avviso, è una persona che si rende soggetto consapevole della ricchezza di un territorio, una persona che entra in punta di piedi pensando prima di tutto ad arricchirsi culturalmente e personalmente. Questa è l’interpretazione che diamo noi della mission di IT.A.CÀ e se proviamo a leggerla in maniera più ampia, cioè slegata dal turismo, ci accorgiamo che è esattamente la nostra missione aziendale. Quindi l’incontro e la nascita di una collaborazione è stato naturale e immediato.

Ovviamente le idee e i progetti vengono costruiti dalle persone e il feeling con il team di IT.A.CÀ è stato immediato, persone abbastanza folli (come noi) da riuscire ad entusiasmarci sin da subito. C’è anche una motivazione più pragmatica ovviamente. Ravenna sta vivendo un periodo di riflessione con il tentativo di riscrivere i modelli turistici applicabili alla città ed al suo ampio territorio. Il dibattito è spesso asfittico e confinato a pochi operatori di settore. Noi applichiamo invece regole di progettazione partecipata inclusive ed aperte. Riteniamo quindi che portare a Ravenna il festival possa essere un modo molto interessante per dare il nostro piccolo contributo generativo a questo percorso.

Kirecò cosa vuole “fare da grande”? Che sogni e progetti avete per il futuro?  

Il sogno più grande che abbiamo oggi è quello di diventare la più grande “Cooperativa di Comunità” d’Italia. Essere un punto di riferimento per chi vuole attuare modelli di business sociali, partecipativi e sviluppare modelli sempre più ibridi di business. Contaminare il territorio circostante con le nostre “follie” e contribuire nel nostro piccolo a disegnare un nuovo modo di fare impresa. Oggi è in atto una riflessione globale su quali siano le strade da intraprendere per affrontare le sfide che l’innovazione tecnologica, la crisi economica, la crisi sociale ed ambientale ci mettono davanti. Desideriamo dare il nostro piccolissimo contributo, senza sottrarci all’impegno che ogni impresa dovrebbe a nostro avviso avere: svilupparsi sviluppando il territorio di cui fa parte. 

Ringraziamo Antonio Lazzari per averci raccontato il mondo di Kirecò, date un’occhiata alla loro pagina facebook per vedere gli interessantissimi eventi che propongono e le novità, in attesa della tappa di IT.A.CÀ Ravenna che sarà dal 30 giugno al 1 luglio 2018. 

Buon viaggio come sempre!

Blog IT.A.CÀ
Desirè Gaudioso

Festival dei Diritti di Ferrara – 11°Edizione

Ecco a voi l’ultima intervista a realtà e associazioni che si occupano di turismo responsabile e sostenibilità in collaborazione con gli studenti del Corso di Alta Formazione in Marketing e Comunicazione dei Consumi Sostenibili, promosso da Ces.Co.Com, Università di Bologna, concludiamo con questo post il nostro percorso con gli studenti del CAF.

Oggi siamo in compagnia degli organizzatori del Festival dei Diritti di Ferrara. Giunto alla sua undicesima edizione, il festival si rivolge in particolar modo alle scuole medie e superiori ed alla cittadinanza di Ferrara e Provincia. Con questa edizione il festival prosegue il percorso avviato negli anni precedenti e cerca di approfondire diverse tematiche, quali: la tutela dei diritti dei minori, delle minoranze e delle donne (diritti di genere), la valorizzazione della partecipazione civica e della cittadinanza attiva nei processi di integrazione delle nuove generazioni di immigrati e la diffusione della cultura di pace contro le discriminazioni.

Da dove nasce l’esigenza di creare un festival di questo tipo?

Il Festival dei Diritti di Ferrara nasce nel 2002 per iniziativa di ARCI Ferrara, CGIL, Nexus, Associazione Cittadini del Mondo, Associazione di volontariato Oltreconfine, Teatro Nucleo. In un secondo momento si sono aggiunte anche altre associazioni che ancora oggi danno un contributo fondamentale alla realizzazione della manifestazione: UDI e Ibo Italia.

Queste associazioni, diverse per storia ed interessi, hanno deciso di collaborare per creare momenti di approfondimento dedicati alla storia, cultura e ai diritti di diverse aree geografiche. Successivamente la manifestazione si è dedicata alla promozione ed alla difesa dei diritti umani, al diritto al lavoro, alla casa, alla salute, all’alimentazione, all’acqua, all’informazione, alla cultura per tutte le popolazioni del mondo. Ogni anno il comitato promotore si riunisce per costruire e sviluppare un programma rivolto alla cittadinanza e alle scuole. Oltre a seminari, incontri e conferenze, la scelta del festival è anche quella di parlare di diritti attraverso la cultura (rassegne cinematografiche, spettacoli teatrali, concerti e reading).

Sono per voi i festival motori di cultura per la società? Si può sensibilizzare attraverso un festival l’opinione pubblica su certe tematiche?

Siamo convinti che il festival sia uno strumento fondamentale per sensibilizzare la cittadinanza e avvicinarla a determinate tematiche che non avrebbero spazio in altri ambiti.

Può essere un festival un mezzo per alimentare l’economia locale/nazionale, creando posti di lavoro?

Assolutamente si. La manifestazione porta in città diversi ospiti e per l’organizzazione degli eventi vengono coinvolte diverse realtà presenti sul territorio.

In un momento di crisi economica come quello attuale, come riuscite a raccogliere i fondi per la realizzazione del festival?

Il reperimento dei fondi è piuttosto complesso, soprattutto in questa fase. Molte delle inziative vengono finanziate direttamente dalle associazioni del comitato promotore e non solo.

Quanto conta la comunicazione online attraverso i social network per promuovere i vostri eventi?

La comunicazione online è fondamentale per raggiungere sopratutto il pubblico dei giovani e non solo. Inoltre la gratuità del mezzo rappresenta in questa fase un valore aggiunto

Perché avete scelto di gemellarvi con IT.A.CA’?

Abbiamo scelto di gemellarci con IT.A.CA’ per diverse ragioni. Per prima cosa le tematiche affrontate e lo spirito della manifestazione che sono molto vicini alla nostra. Siamo inoltre convinti che il valore e la forza della rete in progetti come i nostri siano fondamentali e in grado di arricchire entrambe le programmazioni. Inoltre abbiamo in comune con IT.A.CÀ diversi soggetti tra finanziatori e promotori.

Blog IT.A.CÀ
Studenti del CAF 

FIAB – Federazione Italiana Amici della Bicicletta

Cari amici di IT.A.CA’, siamo salpati e ci troviamo in pieno festival che si sta svolgendo proprio in queste giornate. Naturalmente le nostre attività on-line, soprattutto per chi ci segue da lontano, non si fermano assolutamente! Oggi per l’intervista degli studenti del Corso di Alta Formazione in Marketing e Comunicazione dei Consumi Sostenibili, promosso da Ces.Co.Com, Università di Bologna, continuiamo a parlare della nostra amica a due ruote con Michele Mutterle, segretario organizzativo della ONLUS Federazione Italiana Amici della Bicicletta.

La FIAB è un’organizzazione ambientalista la cui finalità principale è la diffusione della bicicletta quale mezzo di trasporto ecologico, in un quadro di riqualificazione dell’ambiente (urbano ed extraurbano). In anni di attivismo è cresciuta divenendo un punto di riferimento su territorio nazionale, riunisce oltre 130 associazioni autonome locali che propongono attività biciclettanti cittadine, escursionistiche ma sempre incentrate sulla diffusione di una forma di turismo particolarmente rispettosa dell’ambiente.

1. La bici può essere considerato il mezzo per antonomasia del turismo responsabile?

La Bici è sicuramente il mezzo che più di ogni altro ti permette di conoscere il territorio e la popolazione del paese che si sta attraversando. Si è abbastanza lenti per avere la possibilità di notare ogni singolo fiore lungo il percorso, ogni edificio, sentire gli odori. Si possono guardare negli occhi le persone che si trovano lungo la tua via e scambiarsi qualche sorriso. Capita spesso, perchè chi viaggia in bici ispira simpatia: non fa rumore, non lascia segni del suo passaggio ed è visto come una persona che vive il territorio con rispetto e curiosità. Allo stesso tempo si è abbastanza veloci per scoprire un paesaggio nuovo dopo ogni curva. In una giornata si possono percorrere agevolmente 60 – 80 km. Pensate in un raggio di 50 km quante e quali bellezze si possono trovare in Italia, ma anche all’estero. In bici, se si tengono gli occhi bene aperti, non sfugge nulla.

2. Come è cambiata negli anni la figura della nostra amica bicicletta?

Ho cominciato a fare cicloturismo in Europa alla fine degli anni ’80. Per l’Italia ero ancora un pioniere, ma già all’estero esistevano importanti percorsi cicloturistici utilizzati da persone di tutte le età e di tutti i ceti. In Italia sconfinavano solo pochi temerari, giovani coraggiosi che pedalavano lungo le statali e dormivano piantando tende di straforo nelle aree di servizio, cucinando patate sui fornellini da campo. Ora questa categoria non esiste più. Il cicloturismo è diventato più organizzato, si possono scaricare mappe dettagliate ed esistono decine di agenzie che prenotano per te l’albergo della tappa successiva e ti portano i bagagli da un albergo all’altro. Anche gli italiani stanno scoprendo i vantaggi del viaggio in bicicletta però siamo ancora lontani dalle medie del nord Europa. Ad esempio sono 5 milioni i tedeschi che ogni anno fanno un viaggio in bicicletta dormendo fuori almeno una notte.

3. Si può parlare di turismo responsabile riferito ai vostri tour?

Chi viaggia con la bici, anche in gruppo, ha un impatto molto diverso rispetto a chi si muove in auto. Data la velocità limitata e lo scarso bagaglio che necessariamente ognuno può portarsi appresso, si utilizzano i servizi che il territorio via via propone, parcellizzando i benefici economici dovuti ai pagamenti dei servizi diffondendoli in aree meno battute dal turismo di massa. Inoltre i Biciviaggi FIAB hanno sempre un aspetto quasi di educational. Una o due volte in ogni tour andiamo ad incontrare le nostre associazioni “gemelle” e degli amministratori e ci facciamo spiegare cosa si sta facendo da loro per la ciclabilità. Quando si va all’estero, lo scopo di far crescere nei partecipanti il “livello del desiderio” della ciclabilità. Cioè, chiedersi: se lo hanno fatto lì e hanno ottenuto questi risultati, perché non possiamo fare lo stesso da noi? 

4. Quale viaggio in bicicletta consigliereste ai nostri lettori?

Se non si ha esperenza di cicloturismo si può certamente cominciare dalle grandi direttrici cicloturistiche europee, utili per comprendere i propri limiti e assaporare i vantaggi che il cicloturismo regala a chi lo pratica. In genere la prima volta ci sorprendiamo di quanto facile è pedalare per giornate intere e vivere l’esperienza di un vero “viaggio” attraverso i territori e la storia. Quando abbiamo compreso che questa forma di viaggio è adatta a noi, a quel punto non ci sono più limiti. Ognuno può pensare a quale posto vorrebbe visitare e poi immaginare di visitarlo in bicicletta, prendendosi il tempo necessario e preparandolo per bene ricercando le informazioni e gli itinerari. Personalmente penso che la preparazione di un viaggio in cui si dovrà far ricorso esculsivamente sulle proprie forze e decisioni, sia altrettanto emozionante che il viaggio stesso, per cui la raccolta e lo studio di tutto quanto ci può essere utile è un aspetto cruciale per la buona riuscita di un viaggio in bicicletta.

5. In Italia esiste una coscienza politica/sociale sul ruolo della bicicletta come nei paesi del nord europa? piste ciclabili, cultura della bicicletta, concetto di movimento dolce ecc….

Come ho già detto, in Europa il cicloturismo è una realtà concreta e economicamente importante da oltre vent’anni. In Italia si sta muovendo qualcosa, lungo alcune infrastrutture che sono state realizzate negli ultimi anni e che stanno portando i primi risultati. Ad esempio lungo l’Adige, in Val Venosta, sulla ciclopista della Valsugana, o lungo il Mincio, ma non ci sono ancora infrastrutture che permettono come in Germania o in Austria, di pedalare per una settimana o più lungo percorsi protetti. Purtroppo il grave problema italiano è che manca un riferimento nazionale e una regia che possa valorizzare le potenzialità che l’Italia ha nel campo del cicloturismo. La FIAB con la sua proposta di rete Bicitalia cerca di far comprendere l’importanza di una rete nazionale, omogenea per caratteristiche e segnaletica. Ma purtroppo finora ogni decisione sulle infrastrutture è stata presa da singole amministrazioni, comunali, provinciali o talvolta anche regionali, ma che sono insufficenti per una visione del cicloturismo come risorsa per l’intero paese. E’ a questo a cui la FIAB sta lavorando da oltre vent’anni.

Blog IT.A.CÀ
Gli studenti del CAF 

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