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Intervista a Guerino Nisticò | Associazione Riviera e Borghi degli Angeli

Cari amici viaggiatori e viaggiatrici,

siamo oggi in compagnia di Guerino Nisticò, responsabile della comunicazione dell’Associazione degli Operatori Turistici “Riviera e Borghi degli Angeli, rete turistica territoriale della Calabria Ionica.

L’associazione coinvolge un gruppo eterogeneo di aziende locali che operano nel settore dei servizi turistici con lo scopo di tutelare e valorizzare, in chiave turistica-culturale, tutte le risorse del territorio che vanno dal comprensorio dall’Antica Kaulon (Monasterace) all’Antica Skylletion/Scolacium (Squillace e Roccelletta di Borgia), dalla Valle dello Stilaro (Stilo, Bivongi, Pazzano e Guardavalle) a San Floro (Nido di Seta), passando dall’entroterra ionico e serrese caratterizzato da antichi borghi medievali e da numerose bellezze naturalistiche caratterizzate, in pochi chilometri quadrati, dalla presenza di spiagge bianche e lunghe con un mare blu cristallino, colline verdi, montagne, percorsi naturalistici, “fiumare”, laghi e cascate. Autenticità, turismo lento ed esperienziale, rispetto per l’ambiente e per i suoi abitanti sono i concetti chiave che Guerino e l’associazione “Riviera e Borghi degli Angeli” vogliono diffondere con le tante iniziative promosse da tour brevi della durata di un weekend a itinerari più lunghi alla scoperta della natura e della cultura dei luoghi.

Come è nata l’idea di creare questa rete, quali risultati positivi avete riscontrato nel corso degli anni, e quali sono stati i maggiori ostacoli da superare? 

L’A.Op.T. “Riviera e Borghi degli Angeli” nasce nella primavera del 2014 grazie all’iniziativa di un gruppo di giovani operatori turistici di Badolato. Il lancio dell’idea-progettuale del marchio unico territoriale, proposto prima agli operatori locali e poi agli Enti Pubblici del territorio, è servito anche per avviare un percorso di discussione e formazione che sta portando oggi alla costruzione di una partnership territoriale tra privati che ambisce a definire meglio il distretto turistico territoriale per il rilancio e lo sviluppo dell’area ionica in cui operiamo.  La Calabria, segnalata oggi a livello mondiale come destinazione turistica, può diventare concretamente meta delle nuove tendenze del turismo internazionale, che privilegiano le esperienze, la natura, la relazione con i luoghi, l’incontro con le persone e con il loro vissuto di tradizioni, costumi e cultura. La suggestione dell’ identità storica viene posta in alternativa alla vacanza “commerciale” del classico un villaggio turistico. Lavoriamo da tempo per costruire un’offerta turistica di qualità, integrata e diversificata, con formule innovative di ecoturismo e di turismo esperienziale, religioso, culturale ed enogastronomico, capace di trovare il suo giusto e riconosciuto spazio anzitutto nell’offerta turistica regionale e, parallelamente, nel variegato mercato turistico internazionale. Proponiamo un modello, quello dei Paesi Albergo – Ospitalità Diffusa, che non può prescindere dal fondarsi sulle peculiarità del territorio di riferimento, dalle sue diverse dimensioni naturalistiche. Per noi il Turismo è una speciale “industria” di emozioni, esperienze e felicità!

Come vi interfacciate con questa realtà? Pensate sia possibile coinvolgere anche i “nuovi arrivati” nell’azienda turistica o, per lo meno, tenerne conto in un concetto di “autenticità” innovativo?

La nostra associazione ambisce a condividere la propria esperienza nel territorio suddetto e per noi denominato di “Riviera e Borghi degli Angeli” abbracciando la fascia costiera e l’entroterra del basso ionio calabrese e serrese da Monasterace, Stilo, Pazzano e Bivongi fino a Squillace, Roccelletta di Borgia e San Floro, passando per Serra San Bruno e Soverato. Un vasto territorio che fa sì che l’offerta turistica, sostenibile e di qualità, integrata e diversificata, possa essere impiantata sulle quattro dimensioni naturalistiche: mare e spiagge, colline e borghi, montagne con fiumi, laghi e cascate. 
La nostra idea, – come accaduto negli anni passati a Badolato borgo – è, inoltre, che i nostri territori diventino luoghi da riabitare e rigenerare, grazie anche a  “nuove ritornanze e arrivanze” di cittadini italiani e stranieri, con l’obiettivo di trasformarsi prima ancora che in destinazioni turistiche in vere e proprie “destinazioni umane”.

Come pensate sia possibile evitare la sempre più temibile deriva del turismo di massa?

Il nostro obiettivo è quello di accrescere la capacità di penetrazione delle imprese partecipanti sul mercato turistico culturale nazionale ed internazionale. Per arginare la deriva del turismo di massa, intercettando verso il nostro poco conosciuto territorio “flussi turistici” di qualità, è importante avere un programma comune grazie al quale la rete potrà sviluppare azioni e strategie nei diversi ambiti del turismo, diversificando e destagionalizzando l’offerta e provando a lavorare lungo tutto l’intero anno. L’obiettivo è anche quello di sottoscrivere protocolli d’intesa con Enti pubblici e privati, fondazioni, centri di ricerca, scuole e università, associazioni e organizzazioni europee, operanti nei settori d’interesse individuati dalla rete sia in Italia che all’estero ed operare in partnership Pubblico – Privato per incrementare qualità ed efficienza dei servizi, attirare capitali, stimolare l’innovazione e favorire processi di crescita del territorio, sottoscrivere intese e gemellaggi con altre reti, borghi e città in Italia e all’estero per scambio e interscambio di visite ed “esperienze” turistico-culturali e progetti comuni da sviluppare in partenariato anche sul fronte della progettazione europea. “Fare sistema”, insomma, era e resta la parola chiave abbinata ad un lavoro paziente e dal basso capace di coinvolgere, nella costruzione della rete-distretto turistico, tutti i protagonisti dello sviluppo economico territoriale. Puntiamo, dopo diversi tavoli tematici zonali realizzati negli scorsi mesi, a costruire relazioni e partnership virtuose improntate ad una logica di co-progettazione e di reciproco impegno.

Noi siamo e vogliamo continuare ad essere “comunità locale attiva” ed in tal senso era e resta sempre importante coinvolgere le nostre comunità locali nella co-progettazione e co-promozione di “marketing territoriale” e nella presa di coscienza e consapevolezza delle potenzialità e ricchezze, in chiave turistico-culturale, del nostro territorio di riferimento con tutte le sue peculiarità e tipicità. Questo può e deve avvenire attraverso il modello-progetto di Ospitalità Diffusa e di economia circolare che valorizza e qualifica realmente il territorio con le sue peculiarità naturalistiche e paesaggistiche, con le sue bellezze architettoniche-storico-artistiche e con il suo notevole patrimonio umano vocato alla “filoxenia”, con uomini, donne e bambini con una naturale indole accogliente ed ospitale.  In alcuni nostri borghi, in passato a rischio spopolamento ed abbandono, questo tipo di idee-progettuali ha infuso fiducia ad una nuova e crescente comunità interculturale composta oggi da cittadini storici autoctoni, migranti, emigrati, turisti e viaggiatori, nuovi cittadini (soprattutto stranieri provenienti dal Nord Europa), tutti impegnati in nuove formule di interazione virtuosa e propositiva per riabitare, rivitalizzare e dare un nuovo senso ai luoghi.  

 Noi ci sentiamo parte attiva ed interessata di questo tipo di comunità e di questo “Genius Loci” che ci aiuta, da sempre, a resistere ed andare avanti con pro-positività e determinazione. Oggi è la nostra prospettiva di lavoro e crescita e ci stiamo investendo tanto, perché ci crediamo fin dal primo giorno in cui abbiamo deciso di impegnarci attivamente proponendo questo progetto turistico.

 Noi ci sentiamo parte attiva ed interessata di questo tipo di comunità e di questo “Genius Loci” che ci aiuta, da sempre, a resistere ed andare avanti con pro-positività e determinazione.

Questa è la vostra prima partecipazione al Festival IT.A.CA, e noi siamo molto contenti di poter dialogare con voi. Cosa vi porterete a casa da questa recente collaborazione?

La nostra partecipazione al Festival IT.A.CA, assieme ai tanti partner di “Calabria di Mezzo”, è stata una bella esperienza che ci aiuterà ad ampliare il nostro lavoro di rete, tra nuove collaborazioni e partnership, in tutto il territorio ionico e regionale. Una tappa, quella calabrese, che ci ha offerto l’opportunità di prendere coscienza e consapevolezza del  fatto che eravamo e siamo sulla strada giusta ma che bisogna ancora lavorare tanto senza sosta e con determinazione. Siamo nati da un’idea forte di “restanza” e su un più ampio progetto di “restanza glocal” continueremo a lavorare.

Ci vediamo nel 2020. Grazie a voi e a tutto lo staff nazionale di IT.A.CÀ…

Blog IT.A.CÀ
Irene Pinto

 

La Restanza come rivoluzione | Intervista a Ricardo Stocco di IT.A.CÀ Calabria di Mezzo

Care amici viaggiatori e amiche viaggiatrici,

La prima, emozionante volta di IT.A.CÀ Festival del Turismo Responsabile nelle terre della Calabria di Mezzo è ormai alle porte dal 21 giugno al 7 luglio.

Eventi storici, enogastronomici, sportivi, culturali e teatrali, oltre a tanti convegni e itinerari da scoprire, si snoderanno attraverso i territori dell’entroterra calabrese dal 21 giugno – giorno in cui verrà inaugurato il Festival a Tiriolo (CZ) – al 7 luglio, all’insegna del concetto della Restanza, il cui “padre”, l’antropologo Vito Teti, che sarà ospite di questa prima tappa, deve le proprie origini proprio a queste terre calabresi da riscoprire e valorizzare.

Ricardo Stocco

A presentarci la genesi e le prospettive dello snodo calabrese del Festival IT.A.CÀ è Ricardo Stocco, archeologo dell’Università di Padova, che dal 2014 ha diretto e coordinato i lavori nell’area archeologica di Gianmartino, a poche centinaia di metri dal centro di Tiriolo. L’intervento archeologico in questione ha fatto emergere una straordinaria scoperta: sotto il campo su cui furono effettuati gli scavi, un pezzo di città antica risalente al terzo secolo avanti Cristo, il cosiddetto “Palazzo dei Delfini“, è venuto nuovamente alla luce dopo secoli di buio.

Questo episodio ha profondamente sconvolto la vita di comunità di Tiriolo, con la popolazione locale che ha visto in questi scavi un’opportunità di valorizzazione del territorio senza precedenti. Un’occasione, per chi Resta, di far fruttare questa fortuna e di investire sul proprio borgo: da questo entusiasmo collettivo è nata Scherìa Comunitá Cooperativa di Tiriolo, la quale, attraverso il progetto “TirioloAntica”, si pone l’obbiettivo di gestire e rigenerare il patrimonio culturale locale, costruendoci sopra una nuova economia basata sulla valorizzazione del territorio e sulla coesione della comunità locale, che finalmente decide di rimanere piuttosto che di partire.

Qual è stato il processo che ha portato alla creazione della Cooperativa di Comunità Scherìa e qual è la sua mission?

Schería nasce formalmente nel novembre del 2016, sulla spinta dell’entusiasmo generato dalla scoperta del sito archeologico di Gianmartino di Tirolo, avvenuta nel 2015, e della sua valorizzazione in Parco archeologico urbano, nell’aprile 2016. Quel pezzo di Tiriolo antica ha animato la Comunità, alimentando il bisogno e la voglia di tramutare il proprio patrimonio culturale in un’occasione reale di crescita socio-economica.

Su tale base, Schería si è sin da subito posta la medesima mission per tutte le forme del patrimonio della Comunità: dal patrimonio eno-gastronomico a quello naturalistico, dal patrimonio umano-sociale alle sue varie declinazioni artistiche ed artigianali.

Palazzo dei Delfini

La Calabria è una regione storicamente colpita da dinamiche illegali che segnano quotidianamente il tessuto culturale, civico e politico: che valore ha sviluppare un progetto come “TirioloAntica” in questa terra e come si ricollega all’obiettivo di rilanciare il territorio di Tiriolo nel mercato turistico?

In premessa va detto che Tiriolo è uno di quei rari contesti estranei alle dinamiche illegali dichiaratamente mafiose. L’immagine che a volte si ha di una Calabria interamente e costantemente esposta a questo tipo di fenomeni viene rapidamente scardinata in chi visita questa Comunità e questo territorio. Per cui sicuramente Schería e il suo progetto TirioloAntica non hanno incontrato gli stessi ostacoli che avrebbero incontrato in altri contesti della Calabria.

Ciò nonostante appare oggi chiaro ai nostri occhi che, proprio perché incentrato sulla promozione culturale e turistica, TirioloAntica deve comunque fare i conti con alcune dinamiche non esclusivamente locali, dal momento che il confronto con il territorio regionale è d’obbligo. Proprio in tal senso, anche nella creazione della rete che è alla base di Calabria di Mezzo, si riscontra quotidianamente che le spinte, belle e virtuose, che arrivano dal basso, rischiano di spegnersi velocemente o di restare cattedrali nel deserto per l’assenza di una programmazione organica “di supporto” dall’alto.

Oltre a ciò, va ricordato che non è necessario operare in contesti interessati dalla criminalità organizzata per riscontrare problemi più genericamente culturali o mentali che certamente rallentano i processi virtuosi, rendono più difficile il raggiungimento di obiettivi altrove quasi naturali o scontati e impongono molto più tempo per riuscire a progettare e a sviscerare le cose.

Il rovescio della medaglia è che quasi quotidianamente si hanno segni e dimostrazioni del fatto che, anche un progetto semplice, quale può essere il  progetto di gestione di un piccolo museo archeologico e di un piccolo parco archeologico, come è TirioloAntica, in contesti problematici può diventare una vera e propria rivoluzione, in grado di intaccare alcuni dei principali atteggiamenti mentali su cui si basano le problematicità della Calabria.

La parte più difficile, per le Comunità e le Cooperative che intraprendono queste strade, comincia proprio quando si iniziano a concretizzare le occasioni di rottura e si deve scegliere fra gli equilibri di prima e la prospettiva di un domani diverso. È qui che anche processi virtuosi e buoni rischiano di ripiegarsi su strategie solo apparentemente innovative, ma nella sostanza uguali a quelle di sempre.

Quale può essere il valore aggiunto nel far parte della rete nazionale del festival IT.A.CÀ per il vostro territorio?

Il valore aggiunto è quello di poter acquisire in visibilità, ma non attraverso gli strumenti che tradizionalmente si adottano per cercare visibilità ‘turistica’, quanto piuttosto rivolgendosi ad un target particolare, molto sensibile a tematiche che ci stanno a cuore, quali la fruizione lenta e consapevole del territorio e delle sue persone.

Ciò permette, secondo noi, di veicolare il messaggio che c’è un’altra Calabria, fatta non solo di bei luoghi, ma anche di belle persone che da anni restano qui e resistono per sostenere e dare sviluppo a processo virtuosi. Non da ultimo, il Festival è stato per noi l’occasione per evidenziare (prima di tutto a noi stessi) che procedendo per campanili ed iniziative spot, non si va da nessuna parte, e che anche in Calabria si può cooperare, si può co-progettare.

Scherìa prende il nome dall’isola dei Feaci, citata da Omero nel viaggio che porta Ulisse verso Itaca. Proprio come Ulisse passò per Scherìa prima di raggiungere l’agognata meta, l’approdo del Festival IT.A.CÀ a Tiriolo può essere considerata una tappa importante per promuovere tra le istituzioni e i cittadini un turismo responsabile e sostenibile in Calabria?

Certo che sì. È in fondo quello che dicevamo prima. Il concetto è: non è necessario chiudersi nei villaggi turistici sulla costa e farsi portare in giro, in visite in modalità toccata e fuga, da enormi pullman. Ma si può scoprire la Calabria a piedi, in mountain bike, in gruppi piccoli o grandi, comunque sempre concedendo al territorio e al suo patrimonio il tempo che essi richiedono davvero.

Quale stimolo vi è alla base del modello di ‘restanza’ sviluppato a Tiriolo, connotato dallo stretto legame tra il territorio e la sua comunità che non vuole abbandonare la propria terra?

Lo stimolo alla base è il forte legame che i Tiriolesi hanno con i proprio luoghi. L’associazione fra Tiriolo e la Schería omerica non è inappropriata, da questo punto di vista. Certamente anche Tiriolo ha subito i processi di emigrazione e spopolamento delle aree interne dell’Italia, ma ancora molti sono i giovani che restano o che decidono di tornare.

Ancora molte sono le persone che vivono la storia, la tradizione e il territorio della Comunità in modo sentito e partecipato. Proprio su questa base abbiamo provato a sviluppare un modello di restanza basato sul concetto ‘di tutti, davvero‘ che, nel caso del patrimonio archeologico, vuol dire scavi aperti, non reinterrati, museo gestito dall’impresa di Comunità, che si riapre alla co-progettazione, anche insieme a soggetti esterni all’impresa medesima.

Nel caso del patrimonio artigianale vuol dire: non al chiuso della bottega, ma anche per i bambini ed i laboratori didattici. Nel caso del patrimonio diffuso vuol dire anche con corsi interni di autoformazione, perché tutti si sentano in diritto e in dovere.

Solo così la restanza non è una casualità ma una scelta. Naturalmente, a ciò abbiamo provato ad associare una forte integrazione con il contributo ‘dell’altro’, dell’esterno, che può arricchire il processo non solo se ha competenze specifiche ma anche per il semplice fatto di mettere in campo punti di vista e porre punti interrogativi diversi da quelli a cui è abituata la Comunità.

Ringraziamo Ricardo per l’intervista e vi consigliamo assolutamente di partecipare a questa prima importante tappa. Di seguito trovate il programma completo degli eventi dedicati al turismo responsabile in Calabria > Evento fb | Programma 

Buon festival a tutti/e 🙂

Blog IT.A.CÀ
Giovanni Nolè

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