La rubrica nasce dall’idea di portare a conoscenza del pubblico tutto ciò che circonda il tema del turismo responsabile!
Nel corso dei mesi abbiamo intervistato moltissime realtà, differenti tra loro, ma che condividono la stessa passione per il viaggio, cercando di offrire uno spazio gratuito nel quale far sentire la propria voce, esprimere le proprie idee e pubblicizzare la propria attività.

L’obiettivo principale della rubrica, oltre a quella di fare rete con le  varie realtà presenti sul territorio e non solo, è quella del dialogo, elemento di fondamentale importanza nella riuscita del nostro lavoro. Dialogare per noi significa rapportarsi agli altri, essere aperti al confronto, ma soprattutto imparare dalle esperienze altrui e far tesoro di ogni parola detta.

*Illustrazione di Gerda Martens, finalista Itaca_Contest 2013

Altro elemento importante è legato al tema della creatività. Cos’è la creatività? Creatività vuol dire linguaggio, modalità di espressione delle proprie idee, delle proprie esperienze, la creatività è innovazione, è rompere gli schemi, sperimentazione.

Daremo un taglio un po’ diverso rispetto al passato; continueranno le interviste a travel blogger, associazioni e a progetti start-up vincenti di “best practice”; ma daremo ampio spazio anche all’arte, al riuso creativo, alla mobilità sostenibile, agli eventi come agenti di sviluppo territoriale.

Buon viaggio a tutti/e

Scambia casa e vivi come uno del luogo!

Shakspeare affermava “Il viaggio finisce quando gli innamorati s’incontrano”.
Questa è una delle frasi principali che rimandano ad una commedia d’amore che ha fatto emozionare tanti romanticoni come me, “L’amore non va in vacanza”. Ma questo post non vuole parlare di amore tra persone, ma bensì del nostro amore per il viaggio e di un nuovo modo sostenibile, divertente ed originale per organizzare la propria vacanza. Si tratta dello “scambio di casa”.vGEy5eEhRlXaxfuP

A questo proposito, per la nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ” abbiamo fatto due chiacchiere con Cristina Pagetti massima esperta di questo fenomeno, perché da 15 anni è la referente per l’Italia di HomeExchange

Questo nuovo modo di viaggiare nasce nei paesi anglosassoni e arriva in Italia nel 2000 e da allora ha avuto una crescita esponenziale in quanto a visibilità e numero di soci.

L’Italia non poteva di certo mancare nel panorama della vacanza in quanto rappresenta una delle mete più richieste dai turisti stranieri. Infatti, in Italia, nonostante la diffidenza a dare le chiavi di casa ad uno sconosciuto, lo scambio casa ha raggiunto quasi 3000 soci e nel mondo sono ben 65.000 coloro che hanno sposato questo nuovo modo di viaggiare.

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Un soggiorno con scambio casa rispetto ad uno senza dà al viaggio un valore aggiunto significativo, che diventa fondamentale per conoscere meglio il luogo che si sta visitando.

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La vacanza con lo scambio di casa è una vacanza all’insegna della scoperta e del confronto con nuove culture ma anche del comfort a 360 gradi.  “Io sto nella tua casa mentre tu stai nella mia”, questo è il motto di coloro che scambiano casa per le vacanze. I viaggiatori hanno a disposizione un’intera casa in cui soggiornare, cucinare, fare il bucato, conoscere i vicini e vivere come uno del luogo: di certo un’esperienza diversa dalla solita vacanza.

Lo scambio casa offre la possibilità di trascorrere una vacanza a costo zero alla scoperta delle meraviglie del nostro pianeta, che a noi viaggiatori piace molto! È una soluzione perfetta per tutti coloro che hanno fame di conoscere, di ampliare i propri orizzonti e di trascorrere quindi una vacanza originale.

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Lo scambio casa è certamente una forma di “economia solidale” perché facendo scambio casa e grazie ai suggerimenti dei diversi partner dello scambio, (come afferma la responsabile del progetto in Italia) si va a fare la spesa nei mercati rionali, si frequentano i ristoranti locali e non si fa riferimento alle grandi catene di fast-food e alberghiere che offrono le stesse cose in giro per il mondo ma si costruisce da soli la propria vacanza in modo rispettoso dei luoghi e dell’ambiente.

Pe tutti questo motivi lo scambio casa sembra essere la vacanza ideale per coloro che ricercano l’autenticità. E noi amici di IT.A.CÀ non vediamo l’ora di sperimentare!

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Per i più curiosi, Cristina Pagetti ha dedicato allo scambio case e alle sue implicazione culturali e sociali un libro che ha intitolato La tua casa è la mia casa, presto in stampa. Si tratta di una serie di riflessioni su una delle forme più antiche di “sharing economy”, quella dello Scambio Casa e dello Scambio Giovani, due iniziative il cui obiettivo è quello di permetterci di viaggiare per il mondo aprendo le porte della nostra casa, consentendo, così di sentirci “cittadini del mondo”.

Allora, a questo punto direi che manca solo di augurare a tutti voi buon viaggio e buono scambio casa!

Blog IT.A.CÀ
Carmen Palmisano
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Diversità, Civiltà, Comunicazione: Storia e Storie tra Musica, Cinema, Letteratura

Cari amici,

Elena Lamberti_web

per la rubrica “In viaggio verso IT.A.CÁ” oggi siamo in compagnia di Elena Lamberti che abbiamo intervistaro a proposito di una bellissima iniziativa, di cui anche noi di IT.A.CA ne facciamo parte (qui link al Blog IT.A.CÀ dedicato alla programmazione) che ha avuto inizio il 1 marzo scorso e che continuerà fino al 4 maggio: si tratta del ciclo di incontri dal titolo “Diversità, Civiltà, Comunicazione: Storia e Storie tra Musica, Cinema, Letteratura”. 

Buona lettura!

Ci potresti spiegare che cosa è e come nasce “PERFORMIGRATION: LA GENTE È IL TERRITORIO”?

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L’iniziativa Diversità, Civiltà, Comunicazione: Storia e Storie tra Musica, Cinema, Letteratura è figlia del progetto biennale europeo PERFORMIGRATIONS: LA GENTE E’ IL TERRITORIO, finanziato nell’ambito del programma Cultura dell’Unione Europea, coordinato dall’Università di Bologna e dedicato ad esplorare, attraverso le storie di vita, i temi della diversità, del cambiamento e della mobilità. Il progetto è nato nel 2013 grazie alla collaborazione tra sedici istituzioni di alto profilo presenti in Europa (Italia, Austria, Portogallo, Grecia, Malta, Regno Unito) e in Canada (Montreal, Toronto, Vancouver) e, nel tempo, ha accolto realtà dei diversi territori per dare vita ad eventi itineranti e portare, di luogo in luogo, nuove forme condivise per riflettere sulle nuove geografie transnazionali.

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Dall’aprile 2015 al febbraio 2016, PERFORMIGRATIONS ha realizzato sette installazioni in sette città europee e canadesi (Bologna, Atene. Lisbona, Klagenfurt, Montreal, Toronto, Vancouver) frutto di un lavoro collaborativo tra artisti, accademici, operatori culturali, in sinergia con istituzioni e comunità locali. Nel mese di marzo il progetto terminerà i due anni di attività con gli ultimi eventi a La Valletta. Il ciclo di incontri su Diversità, Civiltà Comunicazione è il primo organizzato per rendere sostenibile il progetto oltre i due anni originariamente previsti, alla luce dei risultati più che incoraggianti ottenuti a tutt’oggi e non disperdere il partenariato costruito con energia e passione. Nello specifico, questi incontri continuano la collaborazione già posta in essere nel corso del mese Performigrations a Bologna (15 maggio / 15 giugno 2016) tra diverse istituzioni cittadine e nazionali e consolidano un dialogo che sta incoraggiando nuove metodologie di indagine condivise per conoscere le mappe culturali oggi in divenire.

Che cosa intendi per ridisegnare le carte geografiche ripartendo dalle persone? 

Ogni cultura, ogni tradizione ha una propria dominante geo-culturale tradotta in uno o più luoghi identitari. Nell’esperienza di Performigrations, il modo migliore per conoscere e riconoscere i mille territori che trascendono la geografia tradizionale è stato quello di ripartire dalle persone, dalle loro storie di vita interpretandole come discorsi culturali complessi e performativi per poi condividerli (con eventi, installazioni, laboratori). Siamo partiti dall’idea che la carta geografica non corrisponde al territorio reale, ma che è la gente a fare il territorio e che la gente è sempre in movimento (anche quando è stanziale). Anche per questo la collaborazione con ITACÀ è stata e resta importante.

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L’attenzione per le piccole o grandi comunità che oggi stanno cambiando le immagini identitarie e tradizionali dei luoghi così come li abbiamo conosciuti fino a ieri è nel DNA di ITACÀ, così come in quello di Performigrations. I viaggi di ITACÀ sono preziosi proprio per questo: aprono il locale all’universale e viceversa, valorizzano le differenze per creare nuove armonie e svelano nuove opportunità di movimento, non solo fisico, ma anche emotivo e culturale.

Ci potresti raccontare chi sono gli artisti che prendono parte a questa iniziativa?

Agli incontri parteciperanno artisti e studiosi amici di Performigrations che credono nell’importanza dello storytelling (musicale cinematografico, letterario) come strategia di indagine e di ascolto reciproco per costruire una società civile aperta e partecipata. Il Dominic Mancuso Group (Dominic Mancuso: voce e chitarra; Tony Zorzi: Chitarra; Paco Luviano: Basso; Chendy Leon: Percussioni; Jerry Caringi: Organo e fisarmonica; Johnny Johnson: sassofono e fiati) si fermerà a Bologna in occasione del loro tour europeo ‘One World / No Border’ che li porterà a compiere un viaggio a ritrovo dal Nord (il Canada) al Sud del mondo (l’Europa meridionale e mediterranea); il 1 marzo, rifletteremo con loro di come si possa testimoniare, attraverso l’esperienza musicale, la voglia di incontro e di accoglienza di tradizioni musicali diverse e complementari.

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Il 6 aprile, con il regista Paolo Quaregna affronteremo il dramma delle comunità autoctone del Canada che fino agli anni Ottanta hanno subito l’allontanamento forzato di bambini e giovani portati in collegi per essere ‘educati’ alla civiltà canadese di origine europea. Infine, il 4 maggio presenteremo l’edizione italiana del poema La Zona Desolata, dell’autrice canadese di origine ucraina Janice Kulyk Keefer, riscrittura del classico di T.S. Eliot in chiave eco-critica: si parlerà di pseudo-democrazia e di controllo del dissenso per ragionare, insieme, sulle forme oggi possibili di democrazia partecipata.

Grazie e invitiamo tutti a partecipare a questa bellissima iniziativa a Bologna 😉

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Simona Zedda
Segreteria IT.A.CÀ
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MATerre: progetto di turismo responsabile in Tunisia

-1Oggi per la nostra rubrica “In Viaggio verso IT.A.CÀ” siamo in compagnia di Elena GiuntoliSocialLAB a cui abbiamo fatto alcune domande per raccontarci il loro progetto di turismo responsabile che stanno sviluppando in Tunisia.

1) Ci spieghi chi è sociaLAB e di cosa si occupa?

SocialLAB è una social media agency di Bologna. Aiutiamo le imprese (private e pubbliche) e i privati a migliorare la propria presenza online, curandone l’aspetto (il website) e il contenuto (lo storytelling sui social media). Nello specifico ci occupiamo di: consulenza formazione aziendale per un uso strategico e consapevole dei media sociali; progetti di alfabetizzazione digitale, rivolti a fasce di popolazione deboli – come gli anziani – per ridurre il digital (and grey) divide; progetti cioè che necessitano del coinvolgimento delle persone (online e offline) per funzionare al meglio; e organizzazione di eventi e incontri.

SocialLAB nasce dalla voglia di mettersi in gioco di Elena Giuntoli, Letizia Melchiorre ed Elena Muscas che nel 2012 decidono di proseguire le attività dell’omonima associazione fondata nel 2011 con Valeria Bigongiali, Elisa Mazzini e Giulia Madau a seguito dell’esperienza di TagBoLab, Laboratorio di Marketing Territoriale dell’Università di Bologna.

SocialLAB, inoltre, fa parte del coworking bolognese Kilowatt dall’ottobre del 2012. Il network di professionisti con cui collabora quotidianamente permette di sviluppare progetti sempre diversi e innovativi, grazie all’integrazione di competenze trasversali, dal project management al design strategico, dalla progettazione urbana all’organizzazione di eventi.

2) Come nasce il progetto SocialLAB in Tunisia: MaTerre, marketing territoriale per l’impiego, in breve che cosa avete fatto?

MATerre è un progetto promoss dalla ong bolognese di cooperazione internazionale CEFA Oblus, co-finanziato dall’Unione Europea e della Regione Emilia Romagna.

Ain Soltane_centro giovani* Foto di Elena Muscas

Il progetto nasce con l’obiettivo di creare impiego in una specifica regione della Tunisia, la Kroumirie et Mogods (nella parte nord- occidentale del paese, al confine con l’Algeria) caratterizzata da un alto tasso di disoccupazione. Il progetto mira a creare posti di lavoro sviluppando attività di ecoturismo, attraverso l’interazione del settore turistico con il patrimonio culturale, naturale ed economico della regione. Lo scopo è creare un network che coinvolga chi, localmente, svolge attività di promozione del territorio Per esempio, cooperative di donne che producono tappeti, ceramiche o oli essenziali; hotel che organizzano escursioni nel territorio (a piedi, a cavallo, in bicicletta).

senjneneLo staff in loco – composto da Giuseppe, cooperante italiano, responsabile progetto per CEFA, Kais e Imen, un ragazzo e una ragazza della zona – ha iniziato a stabilire collaborazioni e partnership con associazioni, istituzioni e esperienza locali e sta creando un network di realtà da coordinare, con l’obiettivo di rafforzare e orientare l’offerta turistica.

Sono stati inoltre attivati percorsi di formazione con gli operatori privati per migliorare la qualità dei prodotti e dei servizi turistici e è stato promosso un festival per rilanciare l’offerta culturale e musicale della regione. SocialLAB è stata coinvolta come partner di progetto per svolgere attività di consulenza sulla comunicazione, narrazione e promozione online del territorio.

Per chi fosse interessato, segnaliamo il corso previsto dal 1-16 agosto 2016, che coinvolgerà 12 studenti dell’Università di Bologna e 12 studenti dell’Università di Jendouba e dell’Istituto Silvo- Pastorale in una serie di attività di scoperta della regione e delle sue specificità. Contatti: Andrea Tolomelli o Irene Torre del CEFA (info@cefaonlus.it).

3) Quali sono state le vostre impressioni e che impatto potrebbe avere a livello economico e culturale un progetto di questo tipo in questi paesi del Mediterraneo?

Il progetto è pensato per potenziare l’economia della regione e creare occupazione, partendo dallo sviluppo, riorganizzazione e promozione del settore artigianale, agricolo e, più in generale di tutti quegli ambiti collegati al settore turistico: trasporti, accoglienza ecc.

boulla regia_teatro*Foto di Elena Muscas

La regione è semisconosciuta, ma bellissima, e ha un altissimo potenziale in termini turistici: il nord è caratterizzato da spiagge bellissime e macchia mediterranea, perfetto un turismo balneare; il centro sud è ricco di montagne e foreste: su tutte il Parc El Feija (parco nazionale patrimonio dell’UNESCO, caratterizzato dalla grandissima quantità di querce da sughero e dalla presenza di cervi berberi, specie ormai presente soltanto in questa zona). Inoltre, è ricca di storia e cultura: strettamente legata alla Sardegna e a Genova, con le quali condivide storia e tradizioni, era una meta piuttosto famosa fino a poche decine di anni fa, nota a livello internazionale per il festival Jazz che si teneva ogni anno e richiamava artisti da tutto il mondo. boulla regia2

Bulla Regia prima berbera, poi fenicia e infine romana. Di quest’ultima civiltà, conserva ville patrizie, strade, teatro e terme in perfetto stato; è scavata però solo per il 20% e semi – sconosciuta. Le cave di Chemtou, famose per il marmo rosso che veniva trasportato ai tempi dell’impero fino alla capitale Roma.

Dal punto di vista economico, MaTerre si propone di riorganizzare e rilanciare attività (agricole, artigianali e turistiche) della zona, creando un tessuto sociale forte e coeso, che promuova le sue specificità culturali, artigianali e gastronomiche, che possano attirare non solo flussi turistici ma anche potenziali investitori. Dal punto di vista culturale, si propone di sviluppare tra i locali una maggiore conoscenza di cosa è il turismo responsabile e diffondere una consapevolezza di cosa significhi investire nel prodotto territorio e come questo vada salvaguardato. Se un progetto come questo funziona in una regione come la Kroumirie, potrebbe essere un modello per altri paesi e zone limitrofe che hanno intenzione di sviluppare progetti analoghi.

4) Visto la situazione attuale, tra conflitti e minacce da parte di movimenti estremi è possibile portare avanti progetti di questo tipo?

La situazione internazionale attuale non facilita assolutamente progetti di questo tipo. Da un lato, scoraggia e spaventa eventuali flussi turistici, dall’altro frustra la stessa popolazione locale che vede vanificati i propri sforzi. La Tunisia poi è uno dei paesi che più ha risentito del clima di terrore: dopo gli attentati dello scorso anno – al Bardo (marzo 2015), a Sousse (giugno 2015) e in centro a Tunisi (novembre 2015), realizzati con l’intento preciso di scoraggiare e eliminare il turismo straniero, non è semplice immaginare un turismo trainante a livello economico.

manifattura di tappetiIl progetto, di conseguenza, sta procedendo lentamente e siamo stati costretti a ripensare la strategia di promozione territoriale: inizialmente pensato per attirare principalmente eco-turisti dall’Europa, adesso si rivolgerà prevalentemente al turismo tunisino, algerino e più in generale arabo, poichè i flussi turistici europei si sono drasticamente ridotti.

Abbiamo accolto comunque questa sfida sia perché la regione ha un altissimo potenziale, sia perché la popolazione locale è fortemente motivata e non si arrende e ci da forza per continuare, sia perché siamo certe che il terrorismo si combatta solo con la conoscenza e la comprensione, l’incontro e lo scambio e non con la chiusura. E un progetto come questo è un’ottima occasione per conoscere e capire una nuova cultura e realtà.

5) Sviluppare un progetto del genere di turismo responsabile: quali sono le difficoltà che avete trovato?

La Tunisia, oltre alle problematiche legate al terrorismo internazionale, sta attraversando anche un periodo di profondo cambiamento e transizione politica e sociale. La rivoluzione del 2011 (che ha dato il via alla cosiddetta Primavera Araba) ha rovesciato la dittatura di Ben Ali che durava da 23 anni. Il nuovo governo insediatosi a ottobre del 2014, si è trovato a affrontare un vuoto amministrativo e politico importante e deve, di fatto, ricostruire e riorganizzare l’intero paese. Le principali difficoltà riscontrate sono legate all’ambito legislativo, burocratico e amministrativo. Le procedure e le autorizzazioni sono molto lente e non sono garantite.

Non esiste una legislazione condivisa e ufficiale in materia di turismo, figuriamoci di turismo responsabile; non esistono delle linee guida che permettano di uniformare i servizi proposti. Di conseguenza, ci sono molte realtà che hanno sviluppato attività di turismo responsabile che, pur di lavorare, si organizzano in modo autonomo e operano nell’economia informale e senza autorizzazioni ufficiali, cosa che determina delle difficoltà nel momento in cui devono essere inserite in una offerta turistica ufficiale.

6) ultima cosa ci racconti un aneddoto simpatico che ti è rimasto impresso di questa esperienza?

Innanzitutto, vogliamo sottolineare come il progetto sia stata un’occasione per scoprire legami stretti tra la Kroumirie e la Sardegna: nella parte sud-occidentale della Sardegna, si parla il dialetto tabarchino, una variante del ligure, [per approfondire qui] condiviso con Tabarka (in Tunisia) e Nueva Tabarka (in Spagna) retaggio della colonizzazione genovese; alcune tradizioni sono identiche (ad esempio l’intreccio delle palme).

Tabarka dal forte genovese*Foto di Elena Muscas

Essendo una delle tre socie sarda questo aspetto è stato particolarmente sentito.
Durante la nostra missione in Kroumirie (dall’11 al 20 maggio 2015) abbiamo avuto l’occasione di visitare luoghi bellissimi e realtà interessanti: al Parc El Feija (patrimonio dell’UNESCO) abbiamo incontrato un piccolo esemplare di cervo berbero (ne sono rimasti solo in quest’area), allevato dal guardiano perché rimasto orfano (si, sembra una favola della Disney :D), alla spiaggia di Melloula abbiamo fatto un giro in barca a remi con un pescatore del luogo, a Ain Draham abbiamo scoperto che nella zona ci sono moltissimi cinghiali, che vengono cucinati secondo la stessa ricetta che si usa in Toscana, con grande gioia della componente toscana di SocialLAB. Non abbiamo avuto modo di assaggiarlo, ma rimedieremo alla prossima missione.

parc el feija (2)*Foto di Elena Muscas

Dopo esser state sballottate da una parte all’altra della regione per una settimana, è finalmente arrivata la domenica, giorno di riposo. Avevamo in programma di andare in spiaggia (visto che per tutta la settimana il tempo era stato bellissimo, con temperature anche oltre i 35 gradi). Ovviamente, nel nostro unico giorno libero, ci siamo svegliate con la pioggia e temperature in picchiata. Senza perderci d’animo, abbiamo deciso di sostituire la spiaggia con hammam, così da rilassarci e goderci una tipica esperienza tunisina e farci coccolare.

Melloula*Foto di Elena Muscas

Sfortunatamente, per una serie di misunderstanding, abbiamo sbagliato orario e siamo arrivate nel momento esatto terminava l’accesso ai bagni per le donne e iniziava quello per gli uomini (gli hammam, hanno orari di accesso diversi per gli uomini e per le donne; per gli uomini generalmente al mattino presto o alla sera dopo il lavoro, il resto della giornata è invece dedicato alle donne). Abbiamo disperatamente cercato di trovarne un altro aperto per le donne, perché volevamo assolutamente provare questa esperienza; purtroppo non ci siamo riuscite e ci siamo dovute accontentare di una doccia calda a casa, mentre i nostri colleghi (maschi) si godevano l’hammam con tanto di massaggio.

Se volete approfondire, sul nostro Blog trovate alcuni post di racconto del viaggio; in particolare segnaliamo questo riassuntivo dell’esperienza. Inoltre questa è la pagina ufficiale del progetto (in francese) e qui trovate alcune foto della missione.

Ringraziamo Elena per il racconto della sua esperienza e quindi non resta che dirvi come sempre buon viaggio e seguiteci per la prossima avventura 😉

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Sonia Bregoli
Responsabile comuncazione IT.A.CA

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VITAMINA PROJECT: un viaggio lungo tutta l’America Latina

Cari amici e care amiche,
oggi per la nostra rubrica In viaggio verso IT.A.CÁ, abbiamo intervistato Rocco D’Alessandro e Giulia Magnaguagno, che da dicembre 2014 stanno realizzando il loro progetto Vitamina Project: un viaggio sostenibile, responsabile e a low budget, durante il quale hanno attraversato 11 paesi dell’America Latina!

Un racconto avvincente che vi invitiamo a leggere tutto d’un fiato! Buona lettura!

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Vitamina project: alla scoperta di un viaggio responsabile

Vitamina Project vuole divulgare una filosofia di viaggio eco-sostenibile; infatti, oltre a viaggiare, noi scriviamo guide turistiche che sensibilizzano i viaggiatori al rispetto dell’ambiente, li invitano a non spostarsi con gli aerei, ma a utilizzare i trasporti locali, a non alloggiare in resort o in villaggi turistici, ma a scegliere strutture ecologiche e a gestione familiare. Inoltre, organizziamo incontri educativi e pubblichiamo articoli sulla cultura del turismo sostenibile sui nostri social. Ciò che divulghiamo è un tipo di turismo responsabile, come quello promosso da IT.A.CÀ, cioè basato sul rispetto e sullo studio delle culture e dei popoli che occupano un ambiente geografico.

Viaggiare in America Latina: il Paese delle meraviglie di Madre Terra

Da sempre siamo amanti dell’universo latinoamericano, della sua letteratura, delle sue ricchezze naturali e antropologiche. La cultura della Natura e della Madre Terra da quelle parti è ancora molto presente. L’America Latina ci offre forti spunti per i nostri interessi: natura, archeologia, antropologia, fotografia. Il luogo perfetto per sviluppare un progetto sul viaggiare ecosostenibile come il nostro.

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 Il viaggio a low budget: istruzioni per l’uso

Un viaggio Low-budget si fa studiando il più possibile la destinazione (leggendo libri e consultando blog di altri viaggiatori); si fa adeguandosi alle situazioni che danno la possibilità di raggiungere luoghi non convenzionali; si fa viaggiando lentamente, cercando di adeguarsi ai ritmi del luogo e scegliendo infine la guida giusta, cioè una guida che sia anche in grado di indicare al viaggiatore come spendere poco.

Per quanto riguarda la scelta del percorso, abbiamo stabilito una traccia generale prima di partire, dopodiché sono stati i luoghi stessi a guidarci. È sempre molto importante stabilire un itinerario di base, ma quando si viaggia con lo scopo di scrivere guide turistiche e creare nuovi itinerari, come nel nostro caso, è fondamentale essere aperti a cambi di programma immediati e deviazioni.

Viaggiare Low-budget può sembrare uno svantaggio, ma, dopo le difficoltà iniziali, si trasforma invece in un valore aggiunto. Siamo convinti che “comodità non è verità”. Per fare esperienze davvero speciali è necessario uscire dalla rotta tracciata, quella più comoda, quella più costosa, quella cosiddetta “turistica”e lasciarsi sorprendere dagli eventi.

Ciò comporta un maggiore rischio, ma se vi fidate del vostro istinto e vi adattate, l’incognita iniziale si trasformerà in una risorsa preziosa.

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Incontro con popolazioni italiane: tradizioni italiane ancora esistenti

Durante il nostro percorso, siamo andati anche a far visita agli emigrati italiani, o meglio, gli italo-americani di seconda, terza e quarta generazione. Volevamo capire quanto fosse forte il legame di un popolo con la propria origine e quanto questo legame influenzasse stili e modi di vita quotidiani. Siamo rimasti stupiti dall’attenzione che questa gente dà ancora alle tradizioni dei propri antenati, che lasciarono l’Italia in cerca di un futuro migliore; oggi un presente vissuto dai figli e nipoti ormai brasiliani, argentini e uruguaiani. Nonostante il cambio generazionale, avere un’origine italiana è motivo di orgoglio per coloro che l’Italia non l’hanno mai conosciuta, ma che, in qualche modo, l’hanno percepita e vissuta attraverso la quotidianità delle loro famigle, attraverso gli usi e i costumi tramandati.

Vi ringraziamo dell’attenzione e come sempre vi auguriamo buon viaggio 😉

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Carmen Palmisano

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FORMENTERA LADIES: viaggio esperienziale in un’isola al femminile

Per questo appuntamento prima delle vacanze con la nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ” photoci trasferiamo nella calda isola di Formentera nel Mediterraneo in compagnia di Stefania Campanella che da qualche anno si occupa di organizzare viaggi esperienziali in questa magnifica piccola isola accanto a Ibiza. Si è inventata un format e un festival incentrato sulle bellezze locali con un occhio allo sviluppo di un turismo attento alle tradizioni, al territorio e sostenibile.

Ciao Stefania ti chiediamo una breve presentazione per i nostri amici di IT.A.CÀ che vogliono conosere il tuo interessante lavoro! (chi sei, che cosa fai, dove vivi ecc…)

L’amore per quest’isola mi ha portato a scrivere diversi libri su Formentera e a organizzare eventi/viaggi per promuovere la parte più autentica dell’isola. Questo mi ha permesso di condividerla con tantissime persone e di fare innumerevoli incontri con altri innamorati della “isla que no cansa”. libro-formenteraMi sono sempre occupata di comuncazione, prima come copywriter, poi come content manager. Dopo anni vissuti a Roma (mia città natale), e anche a Milano, mi sono trasferita sulle colline piacentine, dove mi sono sposata. In pratica, mi muovo tra Roma, Piacenza, Formentera e Barcellona.

Quando è nata la tua passione per Formentera?

La mia storia è molto legata a Formentera, dove sono stata la prima volta nel 1997. Dopo aver raccolto storie, passeggiando per l’isola, ho scritto un libro, Formentera non esiste (www.formenteranonesiste.com), negli anni, ho collaborato con Radio Illa, la radio di Formentera, come inviata dall’Italia; organizzato eventi sull’isola, come la mostra fotografica Formentera FOTO BLU presso il Centro Culturale Gabrielet (Sant Francesc de Formentera) o la recente prima edizione di Formentera Zen 2015 (in collaborazione con l’ente del Turismo di Formentera).
Ho fondato insieme a Davide Scalzotto l’associazione Formentera Filo Blu e insieme siamo stati ospiti del Formentera Film nel 2013. Ho presentato l’edizione in castigliano del libro Formentera no existe su invito dell’Istituto di Cultura Italiana a Barcellona, presso Espai Mallorca e organizzato viaggi a Formentera ispirati all’isola più autentica (come la settimana a maggio ispirata al mio libro e Formentera Ladies ad aprile). Insomma faccio cose, vedo gente… di Formentera.

Parlaci della nascita del festival Formentera ZEN. In che modo è stato pensato, la sua filosofia e perché è nato questo festival ?

“La conoscenza è imparare qualcosa ogni giorno. La saggezza è lasciar andare qualcosa ogni giorno”. Questa citazione non a caso è quella che abbiamo messo sul programma delle attività 2015 di ladies2015-11-24 a 15.58.02Formentera Zen. Un progetto che nasce dalla voglia di sviluppare un turismo di qualità, molto diverso da quello estivo. L’isola offre tante opportunità per poter vivere momenti davvero “zen”, nel silenzio, a contatto con la natura e con molti operatori olistici che vivono sull’isola da tanto tempo, come Clara Castellotti, che è ho scelto come madrina dell’evento.
L’ente del turismo ci ha creduto e ci ha lasciato fare… Credo che sia stata per tutti un’esperienza incredibile. Mi auguro di avere anche qualche collaboratore vicino per la prossima edizione, perché da sola è stata molto impegnativo. In ogni caso, di sicuro l’isola ne ha giovato. Anche Formentera Ladies 2016, un viaggio sperimentale dedicato alle energie femminili che faremo ad aprile 2016, segue la stessa filosofia: far vivere alle persone esperienze che fanno bene sia a loro che all’isola.

Credi che sviluppare nuove strategie legate al turismo, come il turismo responsabile possano essere motori di un cambiamento di pensiero e di scelte consapevoli verso una rispetto dei luoghi che si vanno a visitare, delle culture locali e un modo diverso di sviluppo economico locale?
Il turismo può essere anche un motore nel nostro paese per creare nuove figure lavorative? in che modo si potrebbero sviluppare?

Difficile rispondere in poche righe, perché credo molto in questo futuro e nel mio piccolo, da anni rivolgo tutte le mie risorse a questo, nonostante spesso lo faccia non come professione, ma a rimborso spese. Molti viaggiatori, molti turisti sono pronti per il turismo esperienziale e sono anche molto ricettivi nel comprendere l’anima di un luogo e la sua autenticità. La condivisione fa stare bene e visitare un luogo, magari entrando un po’ a contatto con la gente del luogo, scoprirne la gastronomia, guidati da una nuova figura, quella che io chiamo “consulente di turismo autentico”, è quello che spero si sviluppi n ogni meta turistica.

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Ultima domanda secondo te le nuove tecnologie che impatto stanno avendo sul turismo globale? cioè travel blogger, siti turistici, guide turistiche on-line, opinion leader, couchsurfing ecc… stanno cambiando il mondo di viaggiare delle persone?

Io lo faccio con il mio blog. Tutti i miei gruppi si sono formati grazie all’incontro sui social. L’importante è esserci, perché il pubblico arriva da solo, se c’è interesse. È ovviamente molto importante preservare l’autenticità delle informazioni che vengono date dagli influencer. Più che parlare di cambio, io la vedo come una evoluzione. Anche il turista più imbranato e pigro del mondo se guidato, preferirà un viaggio autentico a qualcosa di preconfezionato… o almeno questa è la mia speranza. Grazie dell’intervista e se volete partire con noi sul blog trovate tutte le iniziative 2016 ––––––> www.formenteranonesiste.com

Buone vacanze, magari un viaggietto nella calda Formentera non sarebbe male per queste vacanze invernali 😉

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Responsabile comunicazione IT.A.CÀ
Sonia Bregoli

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Via Francigena: il cammino della viandanza

Cari amici, oggi per la nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ” cammineremo per quasi duemila chilometri, percorsi per la prima volta dall’arcivescovo di Canterbury circa mille anni fa, dalla Gran Bretagna a Roma.

“Perchè le persone si mettono in cammino?
La domanda è già la risposta, 
è in quell’interrogarsi continuo
che ci troviamo, volenti o nolenti, tutti”.
Luigi Nacci (Presidente Associazione Movimento Lento)

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Con l’avvento del Giubileo si torna a parlare di pellegrinaggi e più in generale di proposte culturali ad alto valore spirituale. Un “triathlon” tra cultura, religione e turismo responsabile che ha spinto le principali città che si snodano lungo la Via Francigena a rilanciare l’idea del cammino e a promuovere iniziative strategiche legate all’evento.
L’Emilia-Romagna, con le sei tappe che collegano l’argine del Po di Soprarivo al Passo della Cisa, coglie l’opportunità per essere tra i protagonisti. Così Fidenza, già sede dell’Associazione Europea delle Vie Francigene, diventa il fulcro di relazioni con il mondo seguendo la sua vocazione europea di città crocevia di cammini (Via Francigena e via Emilia) e culture, facendosi promotrice della candidatura della Via Francigena e della Cattedrale di Fidenza a Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

 Non immaginiamoci però una via percorsa prettamente da cristiani devoti al Santo Sepolcro. Le vie Francigene sono tante quante sono le anime dei viandanti che la percorrono. Il viandante è l’essere umano che va sulla via e che dalla via si fa attraversare. Il corpo diventa un filtro attraverso il quale passano tutti i sentieri. Una sorta di spugna che, calpestandone le orme, sente i passi dei transumanti, dei briganti, dei commercianti, dei nomadi e dei migranti, dei vagabondi e degli erranti senza meta. Di tutti coloro che hanno deciso di mettersi in cammino.

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Si può essere credenti o no, non importa. La viandanza non discrimina, accoglie chiunque, viaggiando con lentezza, calpesta la terra colmo di domande. Giubileo o meno. E che da quell’interrogarsi possa far nascere una riflessione complessa a beneficio dell’itinerario, e del camminante.

Con queste righe ci rivolgiamo anche alle genti che vivono nei territori francigeni. C’è bisogno di loro, della partecipazione delle comunità locali: devono calarsi nei panni dell’essere umano che si sposta con la propria casa nello zaino, devono sentirsi pellegrini e ospitalieri.

E così ameremo quella via.

Blog IT.A.CÀ
Antonio Aversano

foto Antonio Aversano

Vagando tra antichi borghi e natura nel Parco del Simone e Simoncello

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre,
ma nell’avere nuovi occhi”

(M. Proust)

Oggi per la nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ” vi raccontiamo questa interessante esperienza di un gruppo di studenti dell’ ITS – Turismo e Benessere di Rimini, catapultati nel territorio del Montefeltro grazie all’esperienza di Annalisa Spalazzi, nostra coordinatrice della sezione IT.A.CÀ Rimini da ormai 3 anni.

Nel programma di team building sul turismo responsabile, gli allievi del corso per hotel manager hanno potuto vivere 27 ore in cui hanno attraversato mondi: l’approdo a Carpegna, antico borgo appenninico citato da Dante Alighieri, Il trekking tra le colline del Parco del Simone e Simoncello, la preparazione della cena con Patrizia, da 15 anni chef della Residenza d’epoca del San Girolamo, la scoperta di Frontino, nella lista dei borghi più belli d’Italia, il racconto del produttore locale Giovanni Larghetti de il forno Il Certello, da 30 anni pioniere nella settore del biologico. Un ritmo intenso, quello dei passi, della fatica e del ristoro, che ha condotto ad luogo vicino e lontano, che ha portato il gruppo a riconoscersi in se stesso, a collaborare e a sostenersi nelle piccole fatiche.
Cosa metteranno la prossima volta in valigia? Il travolgente desiderio della scoperta e la voglia di condividerlo. Dai loro occhi e pensieri, ecco il loro racconto.

Inizia l’avventura.
Sei giovane dentro e fuori, ma non sai cosa ti aspetta.

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Improvvisamente, la storia. Rifugio da 1000 anni, ha accolto anche noi, in fuga dalla civiltà.

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Tracce di un mondo da riscoprire, dove uomo e natura convivono.

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Lontani dal quotidiano e vicini a se stessi.

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A 2000 passi dall’orizzonte…

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Obiettivo raggiunto…Hai trovato la tua Itaca, sei a casa.

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Lavorando insieme, le energie della giornata si trasformano a tavola. La fatica è così ripagata.

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Con un ultimo racconto di amore per la terra e incredibile dedizione, si torna alla quotidianità.

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Nella valigia del ritorno, porti con te nuovi occhi.
Foto-racconto realizzato con il contributo di tutti gli studenti che hanno partecipato all’esperienza, a cui diciamo grazie per essersi messi in gioco e aver scoperto con noi una nuova  IT.A.CÀ.
Buon viaggio a tutti come sempre…

Blog IT.A.CÀ
Annalia Spalazzi

 Coordinamento IT.A.CA Rimini

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Perché è importante valorizzare il nostro patrimonio culturale…

Cari amici e amiche, oggi per la nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ” vogliamo riflettere sul rapporto tra la valorizzazione del nostro patrimonio artistico, l’organizzazione di eventi culturali e l’incoming turistico in un ottica di sostenibilità, come piace a noi.
AS-272483249029170@1441976477965_l-1Lo facciamo con Cristina Bernini del Centro di Studi Avanzati sul Turismo (CAST), nonché direttrice del Master in Promozione Turistica e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali, organizzato dal Centro di Studi Avanzati sul Turismo – Scuola di Lettere e Beni Culturali. Le abbiamo rivolto alcune domande sull’importanza del management dei beni e degli eventi culturali e sul contributo che la community di IT.A.CÀ dà allo sviluppo economico-sociale locale. Buona lettura, come sempre 🙂

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Il ruolo del CAST nello sviluppo turistico territoriale

Il CAST nasce nel febbraio 2014 per rispondere alla necessità di leggere gli studi turistici attraverso la multidisciplinarità che è propria del settore. La sede del CAST è il Campus di Rimini, dove fin dall’inizio degli anni ’70 l’Università di Bologna ha insediato i propri corsi di formazione universitaria specializzati sul turismo. Le attività e le relazioni tra il centro e il territorio sono, quindi, radicate attraverso la didattica e la ricerca su tematiche di interesse sia alla scala locale (sul sistema turistico riminese) che nazionale (sono attive collaborazioni ad esempio sia con la Sicilia che con la Liguria), che internazionale. Il CAST è infatti membro della rete UNESCO/UNITWIN “Cultura, Turismo, Sviluppo”, del University Network of Cultural Routes of the Council of Europe Studies e partner in numerosi progetti europei.

Il management dei beni culturali e l’incoming turistico

In un periodo nel quale i tradizionali settori industriali risentono della crisi economica e della competizione internazionale, è parere diffuso che attraverso una gestione manageriale e una governance efficiente, le istituzioni culturali possano divenire un volano di sviluppo economico di primaria importanza per l’economia locale e nazionale.

Grazie alla formazione delle risorse umane in quest’ambito possiamo sviluppare competenze trasversali, che permettano di gestire le organizzazioni culturali in modo consapevole e coerente rispetto alle loro caratteristiche e peculiarità, ma in un’ottica di sviluppo integrato con l’offerta turistica. Questo è l’obiettivo del Master in Promozione Turistica e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali. Il percorso formativo dedicherà inoltre una particolare attenzione all’innovazione tecnologica e alla cooperazione con altri soggetti (pubblici e privati), al fine di proporre esperienze turistico-culturali complete e di valore per i potenziali visitatori.

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Eventi culturali ed economia locale

L’organizzazione di eventi culturali è un’attività intrinsecamente cooperativa, che favorisce la collaborazione tra organizzazioni culturali, enti pubblici, imprese private, e cittadinanza.  La cooperazione può inoltre riguardare contesti più ampi rispetto alla semplice località turistica, attraverso l’organizzazione di eventi congiunti o complementari, che collegano destinazioni turistiche differenti e garantiscono maggiore appeal sul mercato turistico. E’ con queste forme di collaborazione e modelli organizzativo-gestionali che è possibile utilizzare gli eventi culturali come strumento per valorizzare il patrimonio culturale intangibile (tradizioni, stili di vita, arti, mestieri) e tangibile di una destinazione con rilevanti effetti positivi sull’economia locale.

Turismo responsabile e innovazione sociale

Il turismo responsabile può essere uno strumento per coinvolgere non solo i turisti ma anche una porzione consistente della popolazione, con effetti rilevanti per il territorio. Questa forma di turismo consente infatti di preservare e trasmettere la cultura, gli usi e i costumi locali, facendoli diventare a loro volta fattori di attrazione del territorio. La valorizzazione di usi e della cultura locale ha inoltre una valenza sociale in quanto consente la creazione di un’identità forte nella comunità locale. La sinergia tra cultura, turismo e comunità permette di offrire al turista un’esperienza di maggior valore e favorisce lo sviluppo di iniziative economiche private, garantendo in tal modo alle comunità locali la possibilità di trarre beneficio diretto dai beni culturali presenti nel territorio.

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IT.A.CÀ  è innovazione sociale! Il contributo del festival all’economia locale.

Il CAST ha cominciato a collaborare con IT.A.CÀ due anni fa e l’anno scorso ha contribuito al coordinamento delle attività del festival a Rimini. Il valore aggiunto di questa esperienza consiste nella messa a sistema di attività turistiche già presenti sui territori ma non collegate fra loro e fortemente caratterizzate dal punto di vista del loro contributo al dialogo interculturale, alla conoscenza ed al rispetto fra turisti, residenti e territorio. Il festival ha quindi contribuito a far leggere il turismo come un momento di incontro e si è trasformato in attivatore di iniziative e collaborazioni fra compagini diverse della società civile. A Rimini ad esempio l’Università ha portato le sue lezioni in spiaggia attivando così il dialogo ed il radicamento fra chi fruisce come studente della città, chi ci lavora e chi la usa per svago.

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Simona Zedda

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Turismo sostenibile di comunità nella Lubombo Transfrontier Conservation Area

«Il cuore di un viaggio è l’incontro di persone, di storie, di culture e di territori. L’incontro che interroga, genera conoscenza, abbatte i pregiudizi e crea legami. Il turismo di comunità aiuta a comprendere che siamo tutti/e protagonisti del mondo che vogliamo creare, a partire dai nostri territori e dalle nostre storie». (Chiara Aliverti)

Oggi per la nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ” vi parliamo di  un evento IT.A.CÀ OFF (avvenuto il mese scorso a Bologna) denso di significato per quanto riguarda lo sviluppo turistico sostenibile delle Transfrontier Conservation Area (TFCA), cioè quelle aree protette transnazionali che, fin dagli anni ’90, sono in fase di costituzione in Africa Sub‐sahariana, con l’obiettivo di conservare la bio‐diversità degli ecosistemi e, al contempo, di sviluppare la cooperazione fra gli stati africani.

Si tratta della tavola rotonda Sentieri che uniscono: una rete di sentieri naturalistici e culturali che legano le comunità e le aree protette in Swaziland, Sudafrica e Mozambico, organizzata da COSPE onlus, in collaborazione con AITR

Sentieri che uniscono

L’argomento centrale del dibattito è stato come il turismo di comunità possa essere un’opportunità di sviluppo economico sostenibile. AITR e COSPE si sono confrontati con tre protagonisti della Lubombo Transfrontier Conservation Area (LTFCA), tra Swaziland,  Mozambico e  Sudafrica: Nomsa Mabila, Seth Maphalala e Tal Fineberg*

Mabila, Maphalalla e Fineberg hanno spiegato che il turismo di comunità è una ricchezza inestimabile per le popolazioni locali ed è un’opportunità unica per valorizzare il patrimonio umano, culturale e naturale che caratterizza le TFCA; basti pensare ai risultati ottenuti dall’ Ecolubombo Programme e ai progetti attivati da COSPE nell’ambito di questo programma di cooperazione internazionale.

Il programma Ecolubombo è un’iniziativa  transnazionale di gestione sostenibile del territorio e delle sue risorse  tra Swaziland, Sudafrica e Mozambico, promosso da COSPE e dalla Lubombo Conservancy.

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COSPE e i suoi partner intendono promuovere la partecipazione delle comunità locali nella conservazione e nella gestione della biodiversità (ad esempio la creazione di programmi per il Pagamento dei Servizi Ecosistemici (Payment for Ecosystem Services-PES), incentivare modelli di sviluppo sostenibile che tutelino il patrimonio naturalistico e culturale del territorio (ad esempio lo sviluppo di percorsi eco turistici, gli eco trails) e, infine, favorire la transizione verso modelli agro‐ecologici in grado di contrastare l’impatto dei mutamenti climatici sugli eco‐sistemi e sulle comunità.

Durante il dibattito è emerso come una parte significativa degli attori coinvolti nel processo di valorizzazione turistica della LTFCA veda nella promozione del turismo sostenibile e di comunità un’opportunità per sperimentare soluzioni innovative in grado di superare il tradizionale conflitto tra le aree protette e popolazione locale. Infatti, l’espansione delle aree protette spesso ha limitato l’accesso alle risorse delle comunità locali, causandone l’esclusione forzata dalla gestione territoriale e suscitando un forte dissenso nei confronti dei limiti imposti in materia di conservazione delle aree.

Terre del cibo

L’integrazione delle aree protette con le comunità locali, attraverso uno sviluppo economico sostenibile, è un’importante elemento di equilibrio tra la conservazione naturalistica del territorio e la fruizione tradizionale dello stesso da parte delle popolazioni locali. La promozione di un turismo di comunità basato sui principio della sostenibilità sarebbe auspicabile, perché da un lato si preserverebbe il territorio al livello naturalistico, dall’altra si incentiverebbe l’economia locale e il menagement territoriale da parte della popolazione.

La tavola rotonda è stata un momento di confronto che ha dato vita a nuove collaborazioni e a nuovi programmi di cooperazione per uno sviluppo turistico responsabile nella LTFCA.

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La giornata si è conclusa con la visita della delegazione africana a due importanti protagonisti del turismo di comunità dell’Emilia-Romagna: I briganti del Cerreto e La valle dei Cavalieri, che si trovano rispettivamente a Cerreto Alpi e a Ramiseto, entrambi in provincia di Reggio Emilia. Questa storia non finisce qui e non vediamo l’ora di raccontarvene gli sviluppi.
Buon viaggio responsabile a tutti!

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* Nomsa Mabila, community officer dell’ELP   e Board Chairperson della Swaziland Tourism Authority; Seth Maphalala,  membro della Swaziland National Trust Commission (SNTC) e coordinatore della Lubombo TFCA; Tal Fineberg, Chairperson della Lubombo Conservancy (LC).

Blog IT.A.CÀ

 Marirosa Iannelli10382350_10204171756117367_8988722782004006199_o SiSimona Zedda

A scuola di turismo responsabile con Luigi Aloia

Dopo queste vacanze estive ritorniamo con le nostre interviste per la rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ” dove la nostra Marirosa Iannelli ha intervistato per noi Luigi Aloia professore presso l’Istituo “Ivo De Carneri” di Civezzano (TN) e presso “Sustainabily management school” di Ginevra (Svizzera).

Ecco la sua presentazione:

Salve a tutti sono Luigi Aloia e insegno Discipline Turistiche Aziendali, i miei temi preferiti, creatività, sostenibilità e innovazione. Mi sono sempre occupato di turismo, laurea in economia del turismo presso l’Università di Rimini. Dopo aver lavorato con importanti catene alberghiere Una Hotel, Roccoforte, Abitalia, Hilton, ho deciso di lasciarmi guidare dalla casualità, oggi sono felice di poter collaborare con l’istituto “Ivo De Carneri” di Civezzano (TN) e con “Sustainabily management school” di Ginevra (Svizzera).

11287872_1593623697517171_1700102812_nPerché ha scelto di coinvolgere i ragazzi nella realizzazione di un progetto di turismo responsabile?

E’ evidente che il TURISMO in quanto tale rappresenta un formidabile strumento di comunicazione, di relazione tra popoli diversi, di conoscenza; quindi il turismo, se fatto in un certo modo, slega i pregiudizi, rende curiosi e disponibili all’incontro.

Dico che deve essere fatto in un certo modo per essere considerato positivo perché se tu vai in un paese e non hai relazione con la gente locale, ti chiudi in un circuito turistico esclusivo, in un villaggio, e non conosci la realtà locale, allora il turismo in sé non funziona. Se invece pensi che andare in giro per il mondo vuol dire conoscere le persone, relazionarsi, cercare di capire la situazione, non pretendere di portarsi dietro le proprie abitudini: non imporre ad esempio esigenze che siano in contrasto con la realtà locale, Un turismo responsabile è culturalmente uno dei veicoli più importanti di comunicazione e relazione.

Non bisogna dimenticare che questo settore coinvolge ambiti di azione sempre più vasti, come per esempio quello dell’educazione e formazione, senza il quale risulterebbe non sufficiente.

Per questo motivo ho deciso che i miei studenti vengano a conoscenza a 360° di tutto ciò che merita di essere visto e sperimentato, tramite la realizzazione di progetti di turismo responsabile, analizzando tutte le fasi di un vero viaggio, a partire dalle motivazioni della visita di un particolare luogo, all’ informazione sugli aspetti sociali, culturali, economici e ambientali che caratterizzano la destinazione, fino alla realizzazione di un prodotto turistico responsabile, che valorizzi l’Economia locale.

Perché è importante per la loro crescita conoscere le tematiche legate al turismo responsabile?

1012396_856335104398880_1459435219828185197_nAl fine di comprendere i mutamenti avvenuti nella domanda turistica contemporanea, tutti gli studenti, devono essere a conoscenza di cosa significhi “Responsabilità” durante una vacanza, soprattutto conoscere i suoi principi fondamentali, il rispetto dell’ambiente, delle culture, della popolazione locale, per contribuire allo sviluppo e mantenimento di un turismo responsabile e allo stesso tempo contribuire ad un’azione sociale.

Cosa hanno veramente imparato i ragazzi grazie al concorso “Una gita Responsabile” alla sua II° Edizione?

E’ un modo di apertura e di confronto con altre realtà scolastiche, inoltre ha aiutato noi docenti a conoscere il livello maturato da parte dei nostri studenti sul turismo responsabile. Sicuramente i ragazzi, tramite il concorso, sono venuti a conoscenza di nuovi modelli di vacanze che si stanno diffondendo tra i viaggiatori attuali. Mi auguro che a partire dalla prossima edizione, vengano coinvolte tutte le scuole italiane, e perché no anche scuole straniere che hanno già richiesto la possibilità di parteciparVi. Un ringraziamento per la fiducia e collaborazione che mi hanno dato, Vanni, Pierluigi, Samanta e Elisa.

Ringraziamo quindi anche noi Luigi per la sua intervista e vi aguriamo come sempre tanti viaggi responsabili 😉

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Marirosa Iannelli

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LOCALLER: una start up dalla Spagna per valorizzare le reti territoriali

Nel lungo viaggio di IT.A.CÀ, stavolta abbiamo incontrato Gianpaolo Vairo, uno dei fondatori della piattaforma di marketing turistico Localler. Un viaggio all’interno di questa nuova realtà che vuole portare il festival a scavalcare i confini nazionali per portare il suo insieme di eventi di turismo responsabile anche in Spagna.

3f40e5dCosa condividiamo noi di IT.A.CÀ, evento culturale, e Localler, piattaforma di marketing territoriale? La stessa volontà di portare a uno sviluppo locale, mettendo insieme i piccoli attori de territorio. Fare rete per offrire un prodotto unico.

Localler nasce come start up nel 2013. Come è nata l’idea? Da quale bisogno?

Localler come start up nasce nel 2013 e l’idea nasce nel 2011. Io (Gianpaolo Vairo) come Giulia Nidasio, l’altra co-founder, abbiamo una lunga esperienza nel settore del turismo, io nel settore degli alloggi turistici e lei nel settoregianpaolo vairo digitale applicato al turismo. L’idea basicamente nasce per rispondere alle varie problematiche che devono affrontare i professionisti che operano nel settore degli alloggi turistici non alberghieri: le regole (spesso troppo restrittive), poca visbilità e poco budget per fare marketing turistico di qualità. Ci siamo resi conto che l’industria turistica è molto competiva, e che poche imprese grandi controllano la maggior parte del mercato, rendendo le cose molto difficili ai piccoli attori di questa industria che vogliono visiblità senza passare attraverso i loro servizi.

In uno di nostri viaggi ci siamo resi conto che anche il settore delle attività, ora in forte crescita, aveva gli stessi problemi: molti servizi e prodotti turistici locali erano disponibili solo localmente perchè i professionisti che li gestivano, non avevano visibilità, non avevano budget ed in più non sapevano come sfruttare a loro favore il potere di internet e delle nuove tecnologie. Altro dato assai preoccupante, soprattutto nel mercato italiano, quello in cui abbiamo fatto gli studi preliminari per il progetto, è che molti professionisti non sono presenti su internet, cioè sono competamente invisibili, e quelli che si ci sono, offrono soluzioni ai loro clienti che andavano bene 10 anni fa, all’inizio dell’era di internet. Queste considerazioni ci fecero pensare che forse era ora di creare uno strumento che desse a questi professionisti che operano in distretti locali l’opportunità di ottimizzare i loro risultati.

Perchè a Barcellona?

Non abbiamo scelto Barcellona. Barcellona ha scelto noi, nel senso che io e Giulia ci siamo conosciuti qui, ognuno attraverso percorsi diversi. Parlando e vivendo ci siamo resi conto che Barcellona è una città fantastica anche per creare impresa.

Cosa porta di nuovo al settore turistico? Esisteva già, a vostra conoscenza, qualcosa di simile?

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Localler porta al settore turistico una piattaforma B2B (lo specifico per quanti ancora pensano che siamo qualcosa in stile Airbnb) tutto in uno che permette di gestire da un’unico punto di accesso tutti gli aspetti della gestione di qualsisi tipo di prodotto turistico: i clienti, le vendite, la distribuzione, la fatturazione e la visibilità. Il tutto in una piattaforma integrata. Le novità fondamentali introdotte sono la possibilità di gestire simultaneamente più di un tipo di prodotti (alloggi, attività, tours. esperienze…) e di poterli combinare tra di loro per creare prodotti unici (pacchetti). Questo poi viene moltiplicato dall’altra novità di Localler che si chiama Open Product Platform: Localler permette ai professionisti di una stessa zona di scambiare i prodotti tra di loro crenado dinamiche di vendita territoriali completamente nuove, che permettono di aumentare le vendite di singoli prodotti e di migliorare il posizionamento di intere destinazioni turistiche. Ci rivolgiamo  alle PMI del settore turistico, attualmente in Italia, Spagna, Francia, Malta e Portogallo. Se esistono cose simili? Che io sappia in Europa no.

Quali vantaggi offre la gestione unitaria del prodotto turistico locale attraverso uno strumento del genere?

Molti. Il primo in assoluto è aggiungere valore ad un prodotto creando catene turistiche che permettono di vedere più prodotti insieme con un minor sforzo di marketing per le singole realtà. Il secondo è, a mio avviso, il più importante in una realtà come quella italiana, la quale non è né coesa né in una posizione vantaggiosa, ed è quello di creare offerte turistiche unitarie locali, rompere con la vecchia idea che chi offre un prodotto simile nello stesso mercato locale è un competitor. Creare un network di professionisti che collaborano tra loro per creare offerte turistiche uniche è la chiave per attrarre un turista che sempre più cerca esperienze uniche e poco commerciali.

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In che modo possiamo definirlo uno strumento per il turismo responsabile?

Localler è uno strumento che sotto diversi punti di vista può essere associato al turismo responsabile, in quanto: crea sinergia tra coloro che operano in un territorio locale e permette di migliorare il posizionameto della destinazione, così come di ottimizzarne le risorse in termini economici e sinergici. In questa maniera le risorse turistiche locali possono essere finalmente valorizzate attraverso le citate catene di valore turistico. Inoltre, fa risparmiare. Ed è fondamentale in economie piccole e deboli. Affidarsi al 100% ad una grande impresa non è sempre la migliore soluzione, dato che a loro non interessa né il posizionamento della località né hanno interesse ad investire i guadagni nella valorizzazione del territorio. Collaborare permetterà di aumentare i guadagni, riducendo i costi delle commissioni e permettendo un reinvestimento delle risorse nel territorio.

Mi parleresti di n caso di successo? Un esempio applicato a un qualche territorio che mi faccia capire il vantaggio della vostra piattaforma?

È presto per parlare di casi di esito, siamo sul mercato da 4 mesi! Posso raccontarti di casi in cerca di esito, dato che in questi mesi ho parlato con moltissime realtà dal nord al sud d’Italia. Senza fare nomi, ci sono intere regioni che da recenti studi interni, hanno potuto constatare che anche dopo aver speso centinaia di migliaia di euro di fondi pubblici per fomentare lo sviluppo turistico regionale non hanno fatto nessun passo avanti addirittura dal 1999. Questo si traduce con più del 50% dell’offerta turistica locale che non è visibile su internet in nessuna maniera e con il 50% che non permette ai suoi clienti di prenotare o pagare on line.

Dalla Spagna all’Italia… quali differenze incontrate in termini di marketing territoriale?

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Abissale e assurda. L’Italia, un paese dal patrimonio inestimabile, ogni anno perde posizioni nel ranking mondiale delle destinazioni preferite e più visitate, e la Spagna, paese interessante,  ma che non offre tanto come l’Italia si conferma leader indiscusso della top 10 dei paesi più visitati al mondo. Il marketing territoriale spagnolo fa scuola, e l’Italia invece di fare esperimenti con manager ed imprese senza scrupoli che vogliono solo battere cassa, potrebbe prendere spunto dai cugini d’oltre mediterraneo e con un decimo di quanto speso sin ora vedrebbe per la prima volta in 20 anni numeri positivi.

IT.ACA funge sul territorio da generatore di network tra le varie realtà locali. Questo è molto in sintonia con il vostro business. Quale credete sia il ruolo di una manifestazione culturale per sviluppare un sistema territoriale a livello turistico?

Sensibilizzare i professionisti. Questa direzione è il futuro: stop individualismi, avanti tutta con il collaborazionismo, soprattuto locale tra eccellenze gastronomiche e storiche.

Sarebbe riproducibile IT.A.CA in Spagna? Con quali differenze?

Certo, sarebbe un’ottima occasione per fare entrare in contatto due realta cosí diverse ma cosí vicine in modo che una (l’Italia) prenda esempio dall’altra e non viceversa. L’Italia potrebbe crescere molto sull’esempio della Spagna e creare una sinergia sviluppando una rete come quella di IT.A.CÀ anche a Barcellona e connettere le due realtà potrebbe essere un primo passo verso una nuova forma di sviluppo turistico.

Grazie a Gianpaolo per l’interessantissimo progetto e per la volontà di collaborare e sostenere lo sviluppo di IT.A.CÀ anche in Europa.

Annalia Spalazzi
Segreteria operativa Festival IT.A.CÀ

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CicloturistaPartigiano | di bici e di storie

Oggi, in attesa dell’inizio del festival IT.A.CÀ (22 maggio / 7 giugno 2015), per la rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ” la nostra Luna Galeotti ha intervistato Giulia Bondi creatrice e blogger di Cicloturista Partigiano.

Com’è nato Cicloturista Partigiano?

Cicloturista Partigiano nasce da un diario di viaggio e da unalunga lettera di oltre 70 anni fa, che inizia così: “Estate del ’39: inizio di una nuova era per il ciclismo! Ai primidi luglio (a 18 anni e ½), io comprai la ciclo da corsa e feci la prima gita di lunghezza… inaudita: alla Fignola (140 km).”

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La lettera e il diario li scrisse, parecchi anni fa, mio nonno.
Lui poi sarebbe diventato partigiano, sindacalista, parlamentare e per poche settimane anche ministro. Un nonno impegnato, spesso assente, che però fin da piccola mi portava con sé a camminare in Appennino, in lunghe passeggiate silenziose sul crinale, tra i colori e i profumi della montagna.

All’epoca del diario e dei viaggi era solo un ragazzo, che amava pedalare e camminare, e che nel giro di pochi anni sarebbe cresciuto in fretta, come tanti della sua generazione.

Nel 2014, 75 anni dopo l’acquisto di quella prima “ciclo da corsa”, il mio compagno e io abbiamo deciso di provare a ripercorrere le sue tracce e trasformare quei viaggi in un nuovo racconto, fermandoci a osservare quanto fossero cambiati quei luoghi, cercando segni di memoria della guerra e della Resistenza e ascoltando le storie delle persone incontrate nel cammino.

Ermanno e il suo amico Oddo cominciano il loro primo giro nell’estate 1939– tra lo scetticismo dei compagni e di don Marino, il loro educatore spirituale, da Fiumalbo, vicino al passo dell’Abetone, tra Emilia e Toscana. Toccheranno Livorno, La Spezia e Genova prima di rientrare a Modena. Sarà il primo di cinque viaggi tra Appennini, Italia centrale e Dolomiti, tutti documentati in un album-diario, che raccoglie cartoline inviate alla madre, minuscole foto in bianco e nero e precisissime cartine disegnate a mano, naturalmente affiancate dai grafici delle altimetrie.

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Seguendo quelle cartine e arrancando con i rapporti piccoli tra i passi alpini e appenninici rigorosamente segnati nei grafici altimetrici, è iniziato anche il nostro viaggio. Nell’agosto dello scorso anno abbiamo percorso 750 chilometri, con oltre 17mila metri di dislivello, partendo da Vicenza e arrivando a Brescia attraverso l’Altopiano di Asiago e le Dolomiti, scalando il passo ‪‎Rolle, il Pordoi, lo Stelvio, il Gavia e molti altri, e fermandoci a fotografare gli stessi luoghi ritratti da Ermanno nel suo album-diario.

Poi, a ottobre, abbiamo proseguito per gli Appennini, chiedendo ospitalità ad amici, conoscenti, parrocchie e ostelli del pellegrino. Abbiamo scalato per primo il passo dell’Abetone, l’inizio delle avventure di Ermanno e Oddo, attraversando poi parte della Toscana, delle Marche e della Romagna. Abbiamo chiacchierato con anziani sopravvissuti agli eccidi nazifascisti dell’estate 1944, e ritrovato l’itinerario di Garibaldi in fuga dalla Repubblica Romana, nel 1849. Ci siamo fermati in altri luoghi di memoria del Novecento, dall’Archivio dei Diari di Pieve Santo Stefano al Museo dell’Emigrante della Repubblica di San Marino. A Barbiana e San Donato di Calenzano abbiamo incontrato gli allievi della scuola popolare di don Lorenzo Milani. E anche nel corso dell’inverno, in alcuni microviaggi meno lontani da casa, abbiamo continuato a cercare storie di Resistenza e resistenze.

Il primo di giugno, tra pochi giorni ormai, dovremmo partire per la prossima puntata, ripercorrendo i sentieri partigiani del Piemonte e della Liguria narrati da Beppe Fenoglio, Nuto Revelli e Italo Calvino, e anche per settembre stiamo studiando un nuovo viaggio sulle tracce di un partigiano ravennate che entrò nel movimento di Liberazione proprio con un lungo viaggio in bicicletta insieme ad altri compagni.

Nato da una storia familiare, Cicloturista Partigiano ora sta crescendo per trasformarsi in una serie di itinerari che poi speriamo di poter raccontare e pubblicare in modo da renderli ripercorribili anche da altri, da chiunque vorrà continuare a seguirci perché ama la bicicletta e la storia.

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Qual è secondo te la filosofia nel viaggiare in bici?

Nei viaggi fatti in questi anni, non solo in Italia ma sul Cammino di Santiago, sul Danubio serbo, sulle coste della Grecia e dell’Albania,  e anche nei piccoli giri di poche ore, mi sono resa conto che la bici è uno straordinario mediatore culturale. Anche nei paesi e nelle situazioni dove, da viaggiatori occidentali, si potrebbe essere percepiti come ufo o “bancomat ambulanti” se si viaggia anche solo in automobile, la bici ti rende immediatamente simpatico, quasi un picchiatello, o una persona che può avere bisogno di aiuto. La bicicletta attira le storie, ed è soprattutto per questo che la amo. Oltre cheper quello che dice il mio compagno: “dai finestrini della macchina vedi il paesaggio come in un film. In bici sei il protagonista di quel film”.

Quanto è importante secondo te che anche i giovani d’oggi conoscano questo tipo di esperienza?

La bici ti fa riscoprire la fatica, l’importanza e il piacere delle cose semplici, il valore delle distanze.
Ti fa viaggiare nel tempo, perché, nounnamed (2)nostante tutte le tecnologie con cui viaggiamo oggi, sei molto più simile a come vivevano i tuoi nonni, che è poi come si vive oggi in molte parti del mondo. Ti fa viaggiare nel tempo anche in un altro modo, magico: una giornata in bicicletta, o a piedi, vale come una settimana di vita normale. Io ho cominciato a pedalare a 26 anni, ma invidio chi riesce a farloda più giovane e oggi vedo sempre più persone interessate a questo tipo di esperienza. Per quanto riguarda invece gli itinerari storici, credo che la rievocazione, la scoperta personale attraverso l’esperienza diretta, sia un modo davvero unico per comprendere gli avvenimenti del passato. Della memoria della Resistenza a noi non interessa tanto la celebrazione, ma piuttosto l’avvicinarci allo stato d’animo delle migliaia di ragazzi e ragazze, uomini e donne, che seppero, insieme, fare scelte responsabili e rischiose che si rivelarono così importanti per il futuro dell’Italia, e del mondo. Anche per il mondo di oggi credo sarebbe importante riscoprire un po’ di quella semplicità, solidarietà e capacità di collaborazione, e anche la bellezza di una vita più frugale.

Secondo te cosa unisce il vostro blog a IT.A.CÀ

Credo proprio che condividiamo la stessa filosofia: viaggiare lentamente, per scoprire nuovi mondi, per guardare dentro di noi e condividere emozioni e idee con gli altri.

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Conoscevate già il festival? Che valore ha per voi essere amici di IT.A.CÀ?

Avevo sentito parlare del festival anche lo scorso anno, ilnome (bellissimo) mi aveva subito colpito e quest’anno spero proprio di poter partecipare a più eventi possibile!

Buon viaggio…

 

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Luna Galeotti

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