La rubrica nasce dall’idea di portare a conoscenza del pubblico tutto ciò che circonda il tema del turismo responsabile!
Nel corso dei mesi abbiamo intervistato moltissime realtà, differenti tra loro, ma che condividono la stessa passione per il viaggio, cercando di offrire uno spazio gratuito nel quale far sentire la propria voce, esprimere le proprie idee e pubblicizzare la propria attività.

L’obiettivo principale della rubrica, oltre a quella di fare rete con le  varie realtà presenti sul territorio e non solo, è quella del dialogo, elemento di fondamentale importanza nella riuscita del nostro lavoro. Dialogare per noi significa rapportarsi agli altri, essere aperti al confronto, ma soprattutto imparare dalle esperienze altrui e far tesoro di ogni parola detta.

*Illustrazione di Gerda Martens, finalista Itaca_Contest 2013

Altro elemento importante è legato al tema della creatività. Cos’è la creatività? Creatività vuol dire linguaggio, modalità di espressione delle proprie idee, delle proprie esperienze, la creatività è innovazione, è rompere gli schemi, sperimentazione.

Daremo un taglio un po’ diverso rispetto al passato; continueranno le interviste a travel blogger, associazioni e a progetti start-up vincenti di “best practice”; ma daremo ampio spazio anche all’arte, al riuso creativo, alla mobilità sostenibile, agli eventi come agenti di sviluppo territoriale.

Buon viaggio a tutti/e

Un modo poliedrico di considerare la fotografia: intervista a Ivano Adversi e Cristina Berselli

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici

Il fotografo Ivano Adversi

oggi per la rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ siamo in compagnia del fotografo professionista Ivano Adversi, che ci racconta il suo personale lavoro per immortalare natura e cultura, e Cristina Berselli presidentessa dell’associazione TerzoTropico, prezioso partner di questa 9° edizione del festival, la cui attività di promozione della fotografia come mezzo espressivo culmina con l’apertura dello spazio QR PhotoGallery in Via Sant’Isaia, 90 a Bologna.

> Ivano, ti  occupi di fotografia dal 1979, con l’occhio del naturalista e dell’antropologo. Cosa cerchi per i tuoi scatti, quando ti rechi in ambienti fisicamente o culturalmente diversi dal nostro? Come esprimi tutto ciò, ai fini divulgativi, nei volumi da te pubblicati e nelle riviste con le quali hai collaborato?

Foto di Ivano Adversi

Per me viaggiare, nel senso più ampio del termine, ha sempre voluto dire ricercare soprattutto il contatto con culture, usanze, tradizioni, ambienti diversi dai nostri.

Ciò indipendentemente dalla fotografia. L’immagine è sempre stata un mezzo per trasmettere ad altri le mie esperienze, cercando di coinvolgerli e di farli partecipi delle emozioni e delle impressioni che quegli incontri avevano suscitato in me. In questo senso sono nate le prime mostre e i primi libri editati negli anni ’90, come Destini Incerti, su alcuni animali simbolo dell’estinzione di molte specie, o come Il respiro del fiume, un’esplorazione lungo alcuni grandi fiumi del mondo, per far capire l’importanza dell’acqua per le popolazioni e per combatterne lo spreco.

I due volumi furono realizzati in collaborazione con il Centro Antartide di Bologna, un centro studi e di comunicazione sui temi ambientali, che allora si occupava anche di problemi legati all’ambiente in campo internazionale. Ora mi dedico anche ad altri aspetti della fotografia, come la fotografia industriale, ma non ho mai abbandonato l’amore e la dedizione per la fotografia naturalistica e di reportage sociale

> Cristina, l’associazione TerzoTropico mette in collaborazione fotografi professionisti ed operatori culturali: ci puoi raccontare come agisce e di cosa si occupa?

TerzoTropico, come hai detto, è un’associazione che si occupa principalmente di fotografia. Nata più di vent’anni fa, da sempre ha impegnato i suoi soci su due aspetti: la realizzazione di progetti su vari temi e la presentazione di lavori di altri fotografi, con lo scopo di far conoscere non solo il nostro lavoro, ma anche quello di  altri fotografi che operano nei settori a cui più spesso ci dedichiamo: quello naturalistico e quello della fotografia di reportage sociale. Infatti abbiamo già presentato tantissimi autori, italiani e stranieri, e  organizzato innumerevoli mostre, sia a Bologna che in altre città. La nostra collaborazione si è estesa anche alle istituzioni, presso le quali abbiamo trovato, anche se, ultimamente, con sempre maggior difficoltà, una buona accoglienza in tutti questi anni.

Foto di Pino Ninfa

> Ivano, tu,  sei esperto nel campo della multivisione e delle applicazioni multimediali. Di che cosa si tratta e come lo applichi alla tua fotografia?

La multivisione è fotografia, cambia solo il modo di leggerla. Nata circa negli anni ’80, è sempre stata un settore delle arti visive, se così si possono chiamare, molto di nicchia. Per darne una definizione semplicistica, direi che potrebbe essere assimilata al cinema in quanto mescola idea, immagini, musica e parole, ma con una cadenza e con strumenti decisamente diversi. In quegli anni si utilizzavano proiettori di diapositive professionali (tipo Kodak Carousel, per intenderci), e gli strumenti per pilotarli e realizzare spettacoli a molti proiettori (6, 12 o più) erano abbastanza rudimentali e non semplici da usare. L’avvento del computer ci ha facilitato le cose, permettendoci di dedicare maggiore attenzione alla parte creativa. A questo proposito vorrei rammentare con orgoglio una multivisione da noi realizzata nell’ambito di Bologna 2000 nella chiesa di San Mattia, dove utilizzammo ben 45 proiettori, con le immagini proiettate  sulle pareti e sul soffitto della chiesa, lavoro complesso che ora, con il digitale, sarebbe ben più facile da realizzare.

> Ivano, dall’8 Maggio 2015 è aperto lo spazio QR PhotoGallery, presso il Quadriportico del complesso monumentale Roncati, in via S.Isaia 90, a Bologna. L’azione di TerzoTropico e la tua esperienza di fotografia e multivisione si uniscono in questo nuovo spazio: qual è la sua funzione?

Da sempre ci siamo occupati della realizzazione di mostre fotografiche. Ciò che ci ha sempre messo in difficoltà, oltre ai cronici problemi economici comuni a molte associazioni, sono stati gli spazi. Le sale non abbondano e quelle poche disponibili sono contese da molti soggetti.

Alcuni anni fa abbiamo iniziato la collaborazione con l’Azianda USL di Bologna, in occasione del festival “Voci dal Deserto”, del quale la nostra associazione curava la parte fotografica, visto il successo dell’iniziativa nello spazio  messoci a disposizione dell’ex Ospedale Roncati, in via Sant’Isaia 90,  proponemmo alla Azienda USL di Bologna una collaborazione più continuativa, è stata quindi firmata una convenzione, tengo a precisare a costo zero i per l’Azienda, per l’utilizzo di questo meraviglioso spazio espositivo, con l’intenzione di promuovere la fotografia a Bologna, presentando autori di respiro internazionale e collaborando anche con altre realtà. I curatori delle mostre sono due soci di TerzoTropico: Cristina Berselli e Alessandro Zanini.

> Ivano, per la IX Edizione di “IT.A.CÀ Migranti e Viaggiatori – Festival del Turismo Responsabile” ti occuperai di un progetto che riguarda la fotografia e Bologna: ce ne puoi dare un assaggio?

Lascerei per questo la parola a Cristina Berselli, presidente di TerzoTropico e curatrice, assieme ad Alessandro Zanini, delle mostre di QR Photogallery.

Cristina Berselli – presidentessa Ass. TerzoTropico

Anni fa Ivano aveva già collaborato come fotografo con il festival, IT.A.CÀ, condividendone gli intenti e confrontandosi con competenti organizzatori. Quando il festival ci ha contattati, quest’anno, siamo stati ben lieti di riprendere la collaborazione.

Abbiamo presentato un progetto di mostre con un taglio essenzialmente fotografico rientrando nello spirito della manifestazione e che, al tempo stesso, non si scostasse dalla linea di fotografia sociale che ci caratterizza. Negli spazi della QRPhotogallery, saranno presentate tre mostre: Fulvio Bugani, di Bologna, premiato al World Press Photo 2015; Stefano Stranges fotografo di Torino, che ha pubblicato su grandi testate internazionali, e una giovane interessante autrice, Giulia Mangione. Inoltre presenteremo un libro molto “forte” di Massimo Branca.

Abbiamo voluto coinvolgere anche altri prestigiosi spazi di Bologna, come la Galleria Vitale, in Via Riva Reno 77 all’interno di Palazzo Gnudi dove esporrà Ivano Adversi. Dal punto di vista del viaggio responsabile, tema del festival, tutti questi lavori esprimono proprio un modo molto particolare di viaggiare, con un occhio attento alle problematiche dei luoghi visitati e che, a volte, sono lo scopo principale del viaggio stesso. 

Oltre alle bellissime mostre che potrete vedere durante IT.A.CÀ Bologna 2017, a ottobre l’associazione  riunirà le foto di quindici fotografi bolognesi che hanno fotografato gli chef più conosciuti della città, mentre per Dicembre è previsto un ampio reportage sui Workers Buy Out, le cooperative nate dai lavoratori di fabbriche che stavano per chiudere e che invece hanno ripreso la produzione. 

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Arianna Piazzi

MUVet – la cultura della danza e della diversità | Intervista a Gaia Germanà e Gennaio Iorio

Care amiche e amici

per la nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”, vi proponiamo un’intervista doppia in due puntate, con la quale Gaia Germanà e Gennaro Iorio ci illustreranno il proprio lavoro e l’evento che condurranno per il IT.A.CÀ Festival per il fine settimana 27 – 28 maggio 2017 a Bologna. 

Nella puntata di oggi, è Gaia Germanà a parlare, intervistata dalla nostra Arianna Piazzi. Gaia si occupa di promuovere la cultura della danza come strumento di conoscenza ed espressione personale, nonché mezzo di comunicazione; conduce, con professionisti di altre discipline artistiche e non professionisti di età ed esperienze differenti, sperimentazioni sui processi creativi e di composizione estemporanea tra movimento, spazi urbani e suono.

Gaia Germanà

> Come si svolge la sua attività di danzatrice ed educatrice? Su quali punti si focalizzano i suoi laboratori per bambini, disabili o principianti, dal punto di vista fisico ed emotivo?

Il mio lavoro di danzatrice si nutre dell’esperienza educativa e sociale che svolgo in diversi contesti. La danza contemporanea ha tante tecniche quante sono le persone che la praticano e lavorare con adulti e bambini con e senza disabilità ne amplia i confini e ne estende il linguaggio. 

Di solito comincio da semplici esercizi di ascolto e consapevolezza corporea, suggerendo nei miei laboratori di “infilarsi dentro al proprio corpo” per ascoltarlo davvero. La pelle, i tessuti e le ossa ci raccontano e raccontano molte cose. Ci si sintonizza così non solo con se stessi, ma anche con l’altro e il resto del gruppo, e si è agevolati nell’osservazione dell’ambiente in cui ci troviamo, notando come ci influenza e imparando che ci si può trasformare, adattarsi, scegliere anche solo di cambiare punto di vista sul contesto. Immaginarsi ogni volta diversi. 

Molte correnti del contemporaneo lavorano a partire dalla percezione e dalle sensazioni del corpo che è intelligente e non solo assorbe informazioni, ma produce senso. Non solo infatti ci si può autodeterminare nella danza, ma anche re-inventare attraverso il corpo che è soggetto e strumento del nostro agire.

A me piace muovermi in questa direzione, sia che incontri un gruppo di bambini, sia di adulti. Quello a cui si arriva di solito, in una classe, dopo alcune esplorazioni di possibilità di movimento differenti, sono brevi o più articolate composizioni, l’invenzione cioè di sequenze di gesti che esprimono un pensiero o anche solo distillano un sentire o uno stato emotivo, come in una poesia.  

> Come nasce l’associazione MUVet e come si configura la sua collaborazione con essa?

MUVet nasce a maggio 2016 dal desiderio di alcune danzatrici e insegnanti di danza che operano nel bolognese (tra cui io, Silvia Berti e Martina Malvasi) di proporre progetti negli spazi pubblici, per portare la cultura della danza e della diversità a più persone possibili. 

Foto di Susanna Recchia [ ph. Kaushik Chakravorty ]

Quello che ho fatto io nello specifico dall’inizio di questa esperienza è proporre laboratori e attività nei luoghi della città che frequentavo di solito, proponendo loro di accogliere la danza e alcuni esperimenti rivolti a professionisti, principianti, bambini…  Dynamo – La Velostazione di Bologna e le Serre dei Giardini Margherita ci hanno subito accolto e per noi la collaborazione con loro è diventata preziosa opportunità di ricerca e studio. Tutt’ora in corso. 

Germano Iorio

Una delle esperienze di cui ho fatto tesoro e ho portato in questi contesti anche presso l’Istituto Ciechi F. Cavazza (nella Palestra), coordinandomi con alcuni amici dell’Unione Ciechi di Bologna tra cui Gennaro Iorio, è stata l’esperienza in dialogo con persone non vedenti, alla ricerca di una metodologia flessibile di lavoro che includa tutti.

Gennaro mi ha accolto anche nella sua trasmissione in radio – R.O.C. radio oltre cultura – che conduce proprio dal Cavazza. Mi ha dato più volte l’opportunità di raccontare agli ascoltatori la mia esperienza, cominciata a Firenze in collaborazione con il coreografo Virgilio Sieni e proseguita a Venezia, alla Biennale Danza – negli spazi della Mostra di Architettura del 2014 – con Giuseppe Comuniello, danzatore non vedente, oggi attivo collaboratore di MUVet. 

> Nell’ambito della IX edizione di “IT.A.CÀ Migranti e Viaggiatori: Festival del Turismo Responsabile” presenterà in collaborazione con Gennaro Iorio l’innovativo “Tandem Filosofico”: ovvero una passeggiata in bici con chiacchiere di filosofia in tandem, aperto a persone vedenti e non vedenti. Ci può anticipare qualcosa in proposito?

Il “Tandem Filosofico” sarà una pedalata durante la quale chi condurrà i tandem o chi sarà portato avrà la scusa e un lungo percorso a disposizione per chiacchierare di argomenti a sfondo filosofico. Quando il corpo è in movimento, si mettono più volentieri in circolo i pensieri!

Per IT.A.CÀ stiamo anche organizzando un laboratorio di fotografia “tra vedere e non vedere” che si svolgerà negli spazi di Dynamo in collaborazione con le fotografe Beatrice Pavasini (studioblu di Ferrara) e Sonia Maccari (fotografa di scena) che inviteranno i partecipanti a un approccio tattile e cinestesico alla messa a fuoco e alla scelta del soggetto e dell’istante in cui scattare. Ci sarà da divertirsi… 

Quindi non resta che darsi appuntamento durante il festival bolognese dal 19 al 28 maggio: buon viaggio come sempre 🙂

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Arianna Piazzi

 

Cooperativa Controvento nel Parco Rurale San Floriano | Intervista a Lorenzo Cazzador

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici

oggi per la nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ” abbiamo il piacere di presentarvi la Cooperativa Controvento che da quasi tre anni opera all’interno del Parco Rurale San Floriano: un’oasi naturalistica con una superficie di circa 65 ettari situata a Polcenigo, in provincia di Pordenone. Scopriamo insieme a Lorenzo Cazzador le attività della cooperativa e il suo ruolo nel territorio.

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Controvento nasce una decina di anni fa a Venezia come associazione culturale e inizia a occuparsi della gestione della Fucina Controvento, un luogo di aggregazione diventato nel tempo molto frequentato. Da quella esperienza complessa iniziò un progetto ancora più ambizioso, ovvero contribuire a recuperare il Forte Marghera, un luogo unico nella storia del territorio veneto. Contestualmente nacque la Cooperativa Sociale Controvento, una cooperativa di tipo B ONLUS, che persegue finalità sociali e di promozione umana agevolando l’integrazione lavorativa di persone svantaggiate attraverso la gestione di servizi culturali, educativi, attività produttive e in particolare attività ristorative basate sui principi della filiera corta.

In continuità con questi obiettivi, è nato il progetto in Friuli Venezia Giulia nel Parco Rurale di San Floriano, un parco rurale dai molteplici scopi, da quello didattico alla produzione di alimenti bio. In quanto connubio tra l’esperienza ristorativa e quella produttiva rappresenta un ulteriore passo per accorciare la filiera, ma anche per migliorare la qualità della proposta e mantenere uno standard etico nel lavoro.

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> Ci puoi dare qualche informazione in più sul Parco Rurale di San Floriano?

Istituito nel 1975, è di proprietà per buona parte della Fondazione Bazzi, e per la restante parte della Regione, in seguito alla recente abolizione dell’ente provinciale di Pordenone.

Successivamente ad una lunga bonifica, il parco è stato inaugurato nel 1980. Nel 1991, è stato definito “rurale”, primo ed unico esempio di parco naturale e rurale esistente in Italia. Nel 1998 è entrato a far parte dell’Europarc Federation, organizzazione internazionale che tutela i parchi più importanti d’Europa.

All’interno del Parco si trovano due foresterie, una sala didattica ed alcuni edifici adibiti ad abitazione o area polifunzionale. La coltivazione e l’allevamento sono stati negli anni indirizzati ad uno scopo didattico e dimostrativo, rivolto a studenti, tecnici ed agricoltori, con l’obiettivo principale del recupero delle varietà frutticole ed orticole locali, e l’allevamento di razze animali minori o a rischio estinzione.

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Il Parco sorge nel comune di Polcenigo (Pn), un borgo di rilevante interesse turistico per un concorso di elementi storici, artistici e naturali, e recentemente entrato nella lista dei “Borghi più belli d’Italia”. Situato a pochi chilometri dalla Foresta del Cansiglio, è anche rinomato per le vicine sorgive del fiume Livenza, ma soprattutto per le spettacolari Sorgenti del Gorgazzo.

Ad Agosto 2014 è iniziato il nostro lavoro all’interno del Parco con una profonda opera di rinnovamento dei locali delle due foresterie, e la ristrutturazione e ampliamento delle aree adibite a coltivazione ed allevamento. In pochissimo tempo il Parco San Floriano ritrova non solo lo spirito naturalistico di un tempo, ma viene progressivamente “riscoperto” dagli abitanti del luogo e d2°premio_SanFloriano (1)ai turisti; diventa luogo di aggregazione e ritrovo grazie alla creazione di un ristorante che propone cibi locali e prodotti genuini a un prezzo equo.

Particolare attenzione inoltre, viene data all’area didattica, sia con progetti indirizzati ai giovanissimi – scuole e privati – sia con progetti di “scuola-lavoro” e tirocini formativi.

Infine, come Cooperativa Controvento abbiamo iniziato ad “esportare” le eccellenze agroalimentari del luogo, elaborando prodotti di altissima qualità, diventando di conseguenza promotori della cultura alimentare locale.

> Come vi relazionate con i territori in cui lavorate?

Da sempre abbiamo un legame con il territorio molto forte, e per scelta. Abbiamo costantemente tra i nostri obiettivi quello di “integrarci” con il territorio, non di modificarlo o stravolgerlo. Vogliamo essere una proposta ulteriore, non solo un’alternativa. Questo pensiero ci porta a collaborare sostanzialmente con qualsiasi attore che possa essere proattivo e propositivo: dalle amministrazioni locali ai privati cittadini, passando per associazioni, cooperative, eccetera.

> Progetti nuovi per il futuro?

La Cooperativa è una realtà in continuo divenire. Lo è anche e soprattutto perché è una realtà giovane, creata e supportata da giovani, e di conseguenza dinamica.

Possiamo dire che per certi versi parte del progetto è non porsi limiti, cercare continuamente di perseguire le nostre finalità sociali attraverso progetti culturali e di imprenditoria senza stabilire alcun paletto che non sia – ovviamente – etico e di scopo. Una novità è che stiamo ottenendo i requisiti per proporci come ente di formazione.

> Avete deciso di partecipare all’iniziativa “Adotta un turista” offrendo un soggiorno ai vincitori del concorso. La rete IT.A.CÀ è sempre felice di accogliere nuove realtà che condividano principi e obiettivi, cosa significa per voi far parte della rete?

Far parte della rete IT.A.CÀ è un’azione coerente con i nostri principi e con l’idea di gestione del parco di San Floriano. La cooperativa sente propria la responsabilità sociale verso la collettività, i beni comuni e i lavoratori e di conseguenza il turismo sostenibile ci sembra un’ottima sintesi di questi principi in riferimento all’offerta turistica del Parco di San Floriano. L’idea centrale è quella di offrire alla collettività un bene storico ed ambientale comune che viene ulteriormente valorizzato e potenziato dall’impegno, dalle competenze e dalla creatività dei lavoratori della cooperativa.

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Ringraziamo Lorenzo della Cooperativa Controvento e invitiamo tutti a partecipare al concorso “Adotta un turista”; al secondo vincitore, Controvento offrirà un soggiorno gratuito presso gli edifici rurali del Parco San Floriano e un’esperienza originale da condividere.

Per maggiori informazioni sul concorso Adotta un turista: http://adottaunturista.org/

Buon viaggio come sempre 🙂

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Irene Aprile
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L’Università di Bologna incontra IT.A.CÀ | Intervista al Pro Rettore: Mirko Degli Esposti

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici,

mirkoDEoggi per la nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ” la nostra Silvia Lazzari ha intervistato il Pro Rettore dell’Università di Bologna [Alma Mater Studiorum], Mirko Degli Esposti, che con la collaborazione del CAST, Centro studi avanzato turismo, e l’organo accademico, Unibo Sostenibile, ci ha parlato della collaborazione dell’Università di Bologna con il festival IT.A.CÀ e dell’impegno dell’Università rispetto al tema del turismo responsabile.

Ci potrebbe parlare di come e perché sia nata la collaborazione tra l’Università di Bologna e il Festival di IT.A.CÀ? 

L’Università di Bologna nelle sue sedi di Bologna, Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini, propone un modello multicampus che mette in movimento più di 100.000 persone tra studenti e personale e ha uno sviluppo insediativo maggiore di 1.000.0logo-unibo00 di mq. Consapevole del ruolo che le compete all’interno delle dinamiche territoriali cittadine, regionali e nazionali, per l’Alma Mater è naturale proporsi quale promotrice di innovazione e fungere da elemento trainante nel processo di transizione verso una società sostenibile. L’Ateneo intende pertanto collaboare con gli stakeholder del territorio, pubblici e privati, per dare vita ad un progetto comune volto al benessere dell’individuo e alla valorizzazione dei luoghi, rivestendo un ruolo determinante nella realtà economica locale

La collaborazione con IT.A.CÀ è una naturale conseguenza di ciò, vista la filosofia ispiratrice propria del Festival. Come si sviluppa quindi la collaborazione?  

Per promuovere l’innovazione e favorire la diffusione di una cultura realmente sostenibile, l’Università di Bologna ha fatto della sostenibilità la strategia conduttrice dell’Ateneo attraverso il progetto Multicampus Sostenibile. Esso declina l’impegno concreto dell’Ateneo per uno sviluppo sostenibile, riportando l’attenzione sui bisogni e abitudini della comunità universitaria, sull’ambiente e sul loro reciproco rapporto. Obiettivo finale delle azioni del progetto Multicampus Sostenibile è la creazione di un modello che soddisfi alcune delle istanze poste dall’approccio sostenibile inteso come principio di sviluppo di una società volta al rispetto dell’etica pubblica e del benessere dell’individuo.

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In questo contesto, la partecipazione dell’Ateneo al festival si concretizza attraverso iniziative esperienziali proprie dei diversi ambiti disciplinari al fine di mettere in luce la pluralità di aspetti che concorrono al raggiungimento di una concezione di turismo coerente con uno sviluppo sostenibile.

Il 2017 è stato indetto come anno internazionale del turismo sostenibile per lo sviluppo. L’Università di Bologna sta contribuendo affinché lo studio del turismo e in particolar modo del turismo sostenibile e responsabile sia presente e trattato in maniera efficiente ed efficace all’interno dei corsi di studio connessi allo sviluppo?

L’Università di Bologna ha da tempo compreso l’importanza della formazione specifica nell’ambito del turismo in generale e del turismo sostenibile in particolare, ma oltre che sulla formazione ha scelto di investire anche sulla ricerca di base e applicata. Nel Campus di Rimini, indatti,  da oltre vent’anni sono attivi i corsi di studio (certificati dall’UNWTO) in economia del turismo e più di recente l’ateneo ha ulteriormente affermato la propria volontà di promuovere la ricerca sul turismo sostenibile attraverso le attività promosse dal Centro di Studi Avanzati sul Turismo, che raccoglie coloro che all’interno dell’Ateneo hanno interesse e svolgono attività di ricerca e divulgazione su questo tema. Il CAST, Centro studi avanzato turismo, che ha sede nel Campus di Rimini, funge da struttura di raccordo e favorisce lo scambio di informazioni anche con il territorio, costruendo nuove opportunità di ricerca e innovazione.

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Inoltre il turismo sostenibile e responsabile è trattato in diversi corsi di laurea e diverse sedi dell’Ateneo, con approcci diversi a seconda dell’ambito disciplinare prevalente e delle finalità complessive della didattica erogata. A Rimini lo si ritrova all’interno dei corsi di Laurea triennale e magistrale in Economia del Turismo, a Bologna nei corsi di laurea magistrale di Geografia e processi territoriali, ma anche di Italianistica, culture letterarie europee, scienze linguistiche, in Sviluppo e cooperazione internazionale e in Sviluppo locale e globale, a Ravenna nella magistrale di Beni archeologici, artistici e del paesaggio e nel Master in Promozione turistica e gestione dei beni e degli eventi culturali. Al di fuori dei corsi di laurea tradizionali, il tema dello sviluppo sostenibile del turismo, in ognuna delle sue accezioni, è proposto anche all’interno di eventi saltuari quali cicli di seminari, Summer e Winter school, nella formazione continua erogata in collaborazione con l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e in workshop internazionali rivolti a professionisti e ricercatori.

Attraverso quali modalità l’Università intende sviluppare una connessione tra studio e mondo del lavoro rispetto al turismo responsabile? Quali sono i tirocini convenzionati legati a questo ambito? 

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Il Campus di Rimini attiva ogni anno dal 2012 progetti volti a favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei suoi laureati, rafforzando i servizi di job placement offerti presso la sede di Bologna. Oltre ai numerosi laboratori interdisciplinari si organizzano eventi denominati job meeting e di norma uno di questi è dedicato al turismo con un focus particolare sul turismo responsabile: si tratta di momenti di incontro tra laureandi e professionisti che illustrano le competenze e abilità cruciali per l’ingresso nel mondo del lavoro.

Inoltre, al career day di Campus viene dato ogni anno spazio alla presenza di imprese sensibili al turismo responsabile come: Yalla Yalla, Easy Market Travel Solutions, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e molte altre. Presso queste e altre realtà lavorative si svolgono svariati tirocini per laureandi e laureati e sono in progettazione alcune collaborazioni per lo svolgimento in azienda di tesi aventi come oggetto temi sul turismo responsabile.

In che modo l’Università di Bologna promuove la ricerca sul turismo sostenibile? 

Il Project Design per il turismo sostenibile, equo e responsabile è un ambito di ricerca del Centro di Studi Avanzati sul Turismo (CAST) che ne promuove e sostiene attività, ricerca ed eventi anche attraverso una stretta collaborazione con Legambiente, con l’Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR) e attraverso di essa anche con la European Alliance for Responsible Tourism and Hospitality (EARTH), che a breve confluirà in ISTO (International Social Tourism Organisation). Il CAST è inoltre membro della rete UNESCO/UNITWIN “Cultura, Turismo, Svilupp0″ che svolge attività di ricerca in linea con il programma “Sustainable Tourism at World Heritage Sites” dell’UNESCO ed è l’unico centro di ricerca italiano che partecipa alla rete di università accreditate allo studio degli Itinerari Culturali riconosciuti dal Consiglio d’Europa, individuati dalla Commissione Europea come uno strumento chiave di promozione di forme di turismo sostenibile nelle aree meno frequentate.

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L’approccio del CAST al turismo sostenibile va dalla valutazione dell’impatto del turismo sulle strutture sociali delle comunità ospitanti, a quello sull’ambiente e le strategie di adattamento al cambiamento climatico. La ricerca legata al turismo sostenibile ha infatti come obiettivo generale quello di contribuire a prevenire gli effetti negativi che il turismo può produrre su ambienti, culture, società, economie dei paesi di destinazione.

Ringraziamo, quindi, il Pro Rettore Mirko Degli Esposti, il CAST e Unibo Sostenibile per la disponibilità e ci auguriamo che l’Università di Bologna continui a viaggiare insieme a noi nella strada del turismo sostenibile e responsabile 😀

… come sempre buon viaggio!

Blog IT.A.CÀ
Silvia Lazzari
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Incontrarsi nell’arte per scoprire Giorgio Morandi

Care amiche e cari amici,
oggi per la nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ” andiamo ad esplorare il mondo della fruizione dell’opera d’arte, che ha la particolarità di unire ai contenuti storici artistici e percettivi, il livello emozionale e interiore.

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Questo è il metodo alternativo Incontrarsi nell’Arte, che ci viene illustrato dalla sua ideatrice, Maria Rapagnetta, diplomata all’Istituto Statale d’Arte e Laureata in Filosofia con indirizzo Estetico, con una tesi sulla fruizione dell’opera d’arte.

Durante IT.A.CÀ Bologna (19 – 28 maggio 2017) Diventa Morandi si terrà il 27 maggio 2017 dalle h10.00 alle h18.30 presso Casa dell’artista Giorgio Morandi a Grizzana Morandi (BO).

I cinque punti del metodo della fruizione dell’opera d’arte.

ITACA_Diventa Morandi_ArteIncontrarsi nell’Arte nasce nel 2003 a Bologna ed è frutto di un percorso di approccio all’opera d’arte basato su una metodologia esperienziale, che combina le competenze e le esperienze della mia formazione e di vita.

Il metodo che ne è scaturito ha l’obiettivo di far entrare le persone in una relazione di ascolto interiore con l’opera. Infatti, nessuno è un fruitore passivo: le opere hanno un linguaggio che arriva innanzitutto a livello emozionale.

I cinque punti del metodo “ascoltare, osservare, nominare, comprendere, analizzare” sono sostanzialmente un percorso che guida lo spettatore dal primo contatto fino alla comprensione del significato che l’opera racchiude. La combinazione tra Storia dell’Arte Filosofia Estetica Yoga.

Come dicevo, Incontrarsi nell’Arte combina le competenze della mia formazione di studi e di vita. Fin dalla scuola superiore, ero interessata a comprendere la visione degli artisti, del loro mondo e della loro poetica, cercando, attraverso lo stile, il vero valore di ogni rappresentazione. Tuttavia, per quanto cercassi un avvicinamento, c’era sempre qualcosa che sfuggiva.

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Per questo ho voluto intraprendere un approfondimento in ambito filosofico, andando ad attingere nell’analisi estetica, soprattutto nell’ambito della fenomenologia e dell’empatia. In tutto questo, la pratica dello yoga ha costituito il collante, la cornice entro cui la mia esperienza ha preso valore.

Lo yoga e la meditazione mi hanno fatto scoprire la dimensione interiore, la capacità di concentrarmi ascoltando il respiro, di rallentare i ritmi e lasciar affiorare il sentire e contestualizzarlo. Questo cambiamento ha rappresentato una svolta personale importante nella fruizione dell’opera d’arte, senza tralasciare la comprensione e i contenuti. Ho deciso quindi di proporre questa metodologia, integrando tutti questi elementi nella ideazione di Incontrarsi nell’Arte, per favorire le condizioni per accogliere il messaggio dell’opera, che a mio avviso, costituisce un aspetto sostanziale della mia ricerca.

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Il progetto Diventa Morandi

Il progetto nasce innanzitutto da un dialogo condiviso tra appassionate di arte e amiche. Io, Francesca Cesari, Rita Correddu, Emilia Sintoni, Giuseppina Siotto e Laura Ulisse ci conosciamo, infatti, da tempo e avevamo già realizzato delle collaborazioni, dalle quali è poi nata l’esigenza di ritrovarci come gruppo, dando vita al First Friday, una serie di appuntamenti mensili con l’obiettivo di confrontarci sul nostro modo di vivere l’arte e la creatività.

Da questo si è subito sviluppata l’esigenza di rendere concreta la nostra passione per l’opera e per i luoghi di Giorgio Morandi. Ed è stato così che abbiamo deciso di realizzare un percorso che ci portasse sulle tracce dell’artista, osservando le sue opere e i luoghi della sua ispirazione.

Il progetto è stato accolto con grande interesse dal Museo e Casa Morandi di Bologna ed è stato realizzando per la XII Giornata del Contemporaneo, il 15 ottobre 2016, presso la Casa dell’artista in via Fondazza 36, a Bologna. Per noi, continuare questa esplorazione attraverso le nostre diverse sensibilità e competenze professionali – dalla cucina alla fotografia, dalla danza alla performance, dal suono al guardare esperienziale – costituisce un avvicinamento al mondo dell’artista e alla bellezza che da questa esplorazione ne scaturisce.

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Diventa Morandi a ITA.CÀ

L’evoluzione del progetto Diventa Morandi porta a quello che possiamo considerare un vero e proprio format. La casa di Morandi in via Fondazza e quella di Grizzana Morandi, che sarà la sede dell’evento che stiamo preparando in occasione della IX edizione di ITA.CÀ, costituiscono un’occasione unica per interagire con l’atmosfera morandiana, con l’ambiente e i luoghi dell’artista, creando così un dialogo performativo fatto di silenzi, movimento, colori, forme, luce, attese.

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Questa modalità d’intervento, così come è stata sviluppata, ci permette di entrare in dialogo con istituzioni museali, fondazioni, case d’artista, collezioni pubbliche e private.

Incarna una progettualità capace di restituire una rilettura dinamica, ricercata e condivisa dell’artista con cui di volta in volta si potrà dialogare, con gli spazi che ne ospitano le opere. Diventa … è quindi, un format che può essere impiegato all’avvicinamento di altri artisti, è alla creazione di eventi performativi finalizzati ad amplificare, rileggere, reinterpretare le opere, la vita e l’ambiente della personalità scelta.

Il Festival è un’occasione molto preziosa per far conoscere l’approccio da noi proposto con Diventa Morandi. L’aspetto che più ci accomuna a ITA.CÀ è l’importanza data alla frequentazione dei luoghi e il rispetto di questi luoghi che si tratti di un museo, di una casa, di una piazza o di un paesaggio.

Il modus operandi di Giorgio Morandi rappresenta un ulteriore esempio e stimolo per mettersi in ascolto del paesaggio e delle atmosfere che li rendono unici. Se pensiamo che Morandi definì quello della sua Grizzana “Il paesaggio più bello del mondo”, attraverso la sua opera oggi quei luoghi sono conosciuti davvero in tutto il mondo. Nei paesaggi e nelle nature morte di Morandi ritroviamo l’attesa e il tempo sospeso, elementi essenziali di ogni sua creazione.

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I posti, quindi devono poter essere frequentati e conosciuti con modalità diverse da quelle delle tradizionali rotte turistiche di massa. Per godere di un paesaggio e poterlo cogliere, occorrono tempo e l’alternarsi del procedere e dello stare, l’attenzione per i dettagli, modalità meno impattanti di quelle spesso adottate e usuali in modo da non limitare le proprie possibilità di scoperta.

Non resta altro che dirvi di venire al festival IT.A.CÀ, buon viaggio 🙂

Rubrica “In viaggio verso I.TA.CÀ”
Arianna Piazzi

Arianna Piazzi

(Di)Stanze – il progetto fotografico sugli Italiani all’estero | Intervista a Max Cavallari

Cari amici e amiche viaggiatrici

oggi per la nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CA” siamo in compagnia del fotografo Max Cavallari, che ci racconta il suo ultimo progetto fotografico (Di)10365416_10209185509301686_8952623005762700860_oStanze, il quale mira a raccontare le tematiche degli italiani all’estero.

> Parlaci del tuo progetto fotografico. Di chi vuoi parlare all’interno del tuo progetto e a chi lo si vuole rivolgere? 

Il progetto nasce da una mia necessità personale, ovvero quella di raccontare un fenomeno che sta riguardando la mia generazione e quelle a me vicine. Quando, tempo fa, dopo l’università, molti miei amici decisero di partire per iniziare un’attività lavorativa all’estero io decisi di rimanere e iniziare una carriera già complessa di suo (il fotografo) in un paese colpito pesantemente dalla crisi economica.

Per realizzarlo, dopo un inverno di pre-produzione, contattando varie realtà di italiani all’estero e facendomi dare i loro contatti, ho lanciato una campagna di crowdfunding per finanziarmi il viaggio che mi avrebbe portato in tutte le regioni d’Italia, raccogliendo le storie e i racconti delle persone emigrate e dei loro familiari rimasti in Italia.

Infatti è dalla fine della seconda guerra che non si registrava un espatrio così ingente. A quei tempi la fame e l’estrema miseria di un paese in ginocchio ha costretto migliaia di persone a cercare fortuna anche oltrepassando l’oceano (quando, tempo fa, sui barconi ci eravamo noi…). Oggi invece i motivi sono differenti. C’è chi parte per farsi un’esperienza, chi perché trova possibilità migliori al di fuori dei confini Italiani, chi invece ha provato a rimanere qui in Italia e non ce l’ha fatta e sta tentando la fortuna all’estero. Diverse realtà, diversi ceti sociali, diverse motivazioni, questo vuole raccontare (Di)Stanze, il fenomeno degli italiani emigrati in questi ultimi anni. Raccontando le loro storie così come sono. Creando, attraverso questi ritratti, racconto di chi ha deciso di abbandonare tutto quello che aveva (o non aveva) qui, per cercarlo altrove.

Laura e Valter Modena Elena Düsseldorf, Germania Dopo aver tentato per diversi anni la sua carriera di Architetto in vari studi nella provincia di Modena, Elena ha deciso di partire insieme al fidanzato Stefano verso la Germania, prima a Berlino poi a Düsseldorf. Ora si sentono più gratificati, nonostaante le difficoltà date dalla concorrenza, la meritocrazia sembra essere un valore maggiormente presente nell'ambiente professionale. © Max Cavallari, All rights reserved. Le immagini contenenti questa didascalia sono riservate al solo utilizzo della pubblicazione online dell'intervista di IT.A.CA. di marzo 2017 Non è consentito nessun ulteriore utilizzo. Qualsiasi uso improprio di queste o qualsiasi altra immagine del progetto (Di)Stanze che non sia stato concesso direttamente dall'autore sarà punibile secondo la legge 22 di tutela del copyright n.633

Laura e Valter di Modena | Elena vive a Düsseldorf, Germania
Dopo aver tentato per diversi anni la sua carriera di Architetto in vari studi nella provincia di Modena, Elena ha deciso di partire insieme al fidanzato Stefano verso la Germania, prima a Berlino poi a Düsseldorf. Ora si sentono più gratificati, nonostaante le difficoltà date dalla concorrenza, la meritocrazia sembra essere un valore maggiormente presente nell’ambiente professionale.
© Max Cavallari, All rights reserved.

Tecnologia e Famiglia fanno da cornice estetica al progetto. Nei ritratti sono riuniti i familiari più rimasti in Italia e attraverso gli stessi strumenti tecnologici che usano per comunicare con il parente all’estero si crea la condizione per una forma di Ritratto di Famiglia 2.0.

> Dato che IT.A.CÀ è un festival che parla di turismo e di viaggi, raccontaci il viaggio che hai intrapreso per realizzare il tuo progetto. 

Dopo la campagna di Crowdfunding che mi ha permesso di raccogliere una donazione di 1735 € sono partito con la mia macchina a GPL per percorrere l’Italia da Nord a Sud e ritorno, partendo da Aosta, percorrendo la costa Tirrenica e tornando indietro facendo il giro di Boa in Sicilia per risalire da quella Adriatica. 30 giorni per raccogliere storie, volti e testimonianze da tutta la penisola.

É difficile raccontare in poche righe l’esperienza che ho avuto in quei giorni, è sempre stato un mio sogno potermi fare un viaggio girando tutta l’Italia in una volta sola, riuscire a percepire le differenze culturali a distanza di pochi chilometri l’una dall’altra. Ogni giorno era come essere in un mondo nuovo. Viviamo in una nazione che è in grado di offrirti panorami, culture e tradizioni completamente diversi facendo veramente pochi chilometri. É proprio vero quando si dice che siamo proprio noi i primi a non apprezzare le diversità del nostro paese, andiamo a cercare il bello fuori, perché non riusciamo a focalizzare quanto di bello ci sia a due passi da noi.

Ho cercato di affrontare il viaggio con la filosofia più sostenibile possibile: la sera, prima di partire per una nuova meta, caricavo il tragitto su BlablaCar, anche se devo dire che nel sud Italia non è ancora molto utilizzato per tratte brevi, per mangiare cercavo sempre di scovare piccoli alimentari con prodotti tipici della zona e per dormire ho provato di tutto, sono stato ospite da chi ho fotografato, ho usato Couchsurfing, Air Bnb e ovviamente la mia immancabile tenda che porto sempre nel bagagliaio.

Monica e Riccardo Soncino (CR) Gaia Sydney, Australia Fabrizio Shangai, Cina Gaia lavora in un bar e Fabrizio è capo alle risorse umane di una grande azienda cinese che tratta rapporti commerciali con l’Italia © Max Cavallari, All rights reserved. Le immagini contenenti questa didascalia sono riservate al solo utilizzo della pubblicazione online dell'intervista di IT.A.CA. di marzo 2017 Non è consentito nessun ulteriore utilizzo. Qualsiasi uso improprio di queste o qualsiasi altra immagine del progetto (Di)Stanze che non sia stato concesso direttamente dall'autore sarà punibile secondo la legge 22 di tutela del copyright n.633

Monica e Riccardo di Soncino (CR) | Gaia vive Sydney, Australia & Fabrizio vive  e Shangai, Cina. Gaia lavora in un bar e Fabrizio è capo alle risorse umane di una grande azienda cinese che tratta rapporti commerciali con l’Italia
© Max Cavallari, All rights reserved.

> Quale messaggio vuoi trasmettere a chi guarda le tue foto? 

Vorrei che questo progetto venisse utilizzato per raccontare un fenomeno che passa spesso sotto i riflettori dell’informazione ma viene anche dimenticato con la stessa velocità. Il fenomeno degli Expat è una realtà che segnerà sicuramente il futuro della nazione. Ad oggi i dati dicono che sono più gli emigrati che lasciano il paese piuttosto che gli immigrati che arrivano e indipendentemente dalle ideologie politiche che ognuno di noi può avere sul tema, è sicuramente un fattore che fa pensare. Vorrei che queste immagini sensibilizzassero sul tema e che il fenomeno degli Italiani all’estero sia trattato seriamente. Molte persone che decidono di partire e lasciare tutto quello che hanno costruito qui, spesso lo fanno perché costretti a lasciare una condizione sociale non adatta a loro. Inoltre, non meno importante, vorrei parlare della migrazione in generale. La separazione dalla propria terra, dalle proprie origini, dalla propria cultura è uno strappo difficile da ricucire, soprattutto quando riguarda la famiglia. 

Parlando DEGLI italiani AGLI italiani vorrei che questi si fermassero un attimo a pensare quanto può essere complesso mollare tutto e ricominciare da capo. E come farlo capire meglio se non facendogli vedere questa condizione dalla parte dell’Italia? Ecco,il mio desiderio sarebbe che automaticamente il pensiero vada anche a quello che adesso sta succedendo nel Mediterraneo e che i due fenomeni vengano messi a confronto. In Italia comunque si sta scappando, nel peggiore dei casi, da una condizione sociale non favorevole, in altri continenti, da guerre e carestie.

Cosa fa di noi delle persone con più diritti di muoverci di altre? E così come soffriamo noi per separarci dalla nostra famiglia, come staranno quei ragazzi di 14-15 anni che in tenera età rischiano la vita per sopravvivere?

Vittoria Napoli Roberta Barcellona, Spagna Dopo anni a fare qualsiasi tipo di lavoro, la madre di Roberta le ha finanziato la permanenza a Barcellona per qualche mese per migliorare la propria situazione e seguire i suoi sogni, adesso è in cerca di lavoro. © Max Cavallari, All rights reserved. Le immagini contenenti questa didascalia sono riservate al solo utilizzo della pubblicazione online dell'intervista di IT.A.CA. di marzo 2017 Non è consentito nessun ulteriore utilizzo. Qualsiasi uso improprio di queste o qualsiasi altra immagine del progetto (Di)Stanze che non sia stato concesso direttamente dall'autore sarà punibile secondo la legge 22 di tutela del copyright n.633

Vittoria di Napoli | Roberta vive a Barcellona, Spagna
Dopo anni a fare qualsiasi tipo di lavoro, la madre di Roberta le ha finanziato la permanenza a Barcellona per qualche mese per migliorare la propria situazione e seguire i suoi sogni, adesso è in cerca di lavoro.
© Max Cavallari, All rights reserved.

> L’expat italiano è ovviamente un migrante. Te lo definiresti anche un viaggiatore? Dicci un aspetto comune e uno diverso a migrante e viaggiatore. 

Dipende che cosa si vuole intendere per Migrante al giorno d’oggi. Diciamo che attraverso la mia ricerca posso dire di aver conosciuto diverse realtà. Italiani Migranti che lasciano il proprio paese per non farne più ritorno e Italiani Viaggiatori che consapevolmente decidono di partire ma con la sicurezza di tornare. La mia categoria preferita è quella che sta nel mezzo, i Migranti/Viaggiatori, coloro che partono, continuando a mantenere un occhio e un pensiero al luogo che hanno lasciato.

> É stata una scelta voluta quella di fotografare anche di italiani di seconda generazione immigrati all’estero? Se sì, perché? 

Certamente! L’idea di includere anche italiani di seconda generazione nel progetto è stata sicuramente la parte più interessante. Famiglie di ex migranti, venute in Italia tra gli anni 80 e 90, ora Italiani a tutti gli effetti, si trovano loro stessi nella condizione di dover di nuovo lasciare quello che è diventato il loro paese per cercare di nuovo una condizione sociale migliore. Forse è proprio in questa categoria che troviamo l’estrema sintesi del Migrante/Viaggiatore… non credete?

E con questa interessante domanda piena di spunti posta da Max ringraziamo lo ringraziamo e ci ridiamo appuntamento a Bologna a maggio per la sua mostra all’interno della 9° edizione di IT.A.CÀ e vi auguriamo, come sempre, buon viaggio 🙂

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÁ”
Silvia Lazzari
A.I.T.R Associazione Italiana Turismo Responsabile

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Natura e tradizioni sui colli bolognesi | Intervista a Andrea Scagliarini [ Ufficio IAT ]

Andrea_scagliariniCari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici,

oggi per la nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CA” siamo andati a incontrare Andrea Scagliarini operatore ufficio IAT Colli Bolognesi  per conoscere le sue importanti attività nel territorio.

> Che ruolo assume l’Ufficio IAT in un territorio che una volta era la provincia di Bologna e ora definita Città Metropolitana?

“L’Ufficio IAT (Informazione e Accoglienza Turistica) è il punto di riferimento turistico di un territorio per tutti i visitatori, le strutture ricettive, gli operatori turistici locali (e non solo) e i cittadini. Come IAT Colli Bolognesi ci occupiamo della promozione e valorizzazione del territorio che comprende i Comuni di Casalecchio di Reno, Monte San Pietro, Valsamoggia e Zola Predosa. Nella nostra sede di Villa Edvige Garagnani, a Zola Predosa, accogliamo i visitatori e quotidianamente rispondiamo a richieste su temi quali l’offerta e la disponibilità ricettiva; forniamo suggerimenti e diamo indicazioni in modo imparziale e al servizio di tutti, con l’obiettivo di soddisfare pienamente le esigenze del visitatore alla scoperta del territorio.

Oltre a queste attività “classiche” d’informazione e accoglienza, come Ufficio turistico siamo impegnati in progetti e attività finalizzati a creare un’offerta turistica unitaria e lavoriamo alla promozione e comunicazione in coordinamento con gli operatori locali e le realtà attive sul territorio che si occupano promozione turistica a livello metropolitano e regionale.”

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> Da esperti del territorio quindi, quali sono i suoi punti di forza e le peculiarità da valorizzare?

Partiamo dalla collocazione geografica. Il nostro territorio  si trova tra le città di Bologna e Modena, nel cuore della Food Valley e della Motor Valley.  Grazie a questa posizione strategica, la vicinanza con le principali vie di comunicazione nazionali, aeroporto e rete ferroviaria, i visitatori dei Colli Bolognesi possono scegliere tra numerose e diverse esperienze con grande libertà. Visitare i Colli Bolognesi significa innanzitutto scoprire un territorio ricco ed eterogeneo. Percorrendo le splendide colline ad ovest di Bologna, dominate dalla coltura della vite e intervallate da calanchi, è possibile imbattersi in piccoli e grandi tesori, quali ville e dimore storiche, abbazie, borghi medievali e musei.

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É possibile anche effettuare escursioni a piedi e in mountain bike nei tanti sentieri dei parchi del territorio. Sui Colli Bolognesi la tradizione enogastronomica e l’accoglienza sono ancora dei valori: nei numerosi ristoranti e agriturismi è possibile degustare i piatti della tradizione e i prodotti tipici, abbinati ai sempre più amati vini dei Colli Bolognesi. Periodicamente inoltre è possibile partecipare a numerose feste e sagre dedicate ai prodotti del territorio, ma anche a grandi eventi internazionali quali i concerti dell’Unipol Arena di Casalecchio di Reno.

> Date l’elevata attrattività del territorio e la diversità dei suoi attori locali, quali sono le principali sfide che deve affrontare per sfruttare al meglio le sue potenzialità turistiche?

La grande sfida del turismo è unire. Un territorio unito e consapevole delle proprie potenzialità è un territorio in grado di accogliere i visitatori e sviluppare strategie comuni di promozione. Come IAT Colli Bolognesi stiamo lavorando per unire e mettere in contatto ulteriormente la “comunità turistica” fatta da tutti i soggetti – pubblici, privati, associativi – che a vario titolo si occupano di promozione territoriale. Nei mesi scorsi abbiamo effettuato incontri aperti agli operatori del territorio e abbiamo avviato alcuni progetti.

Tramite “Un caffè con lo IAT” gli operatori potranno ricevere strumenti operativi per raccontarsi al meglio sul web e soprattutto condividere con lo IAT la loro comunicazione turistica partecipando a campagne promozionali stagionali promosse dall’ufficio.

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Sul tema del turismo responsabile, stiamo realizzando un calendario unico di escursioni di trekking sul territorio a cura delle realtà del settore dei Colli Bolognesi. Per il 2017 sono previste un centinaio di attività. Stiamo inoltre collaborando con l’ITC “Salvemini” promuovendo attività e seminari per gli studenti e dedicati alla scoperta delle realtà territoriali, in modo da aumentare nei ragazzi, che sono i futuri operatori turistici,  la consapevolezza delle potenzialità turistiche del territorio.

Vogliamo quindi creare opportunità per tutti, fermamente consapevoli che il sistema turistico complessivo ne trarrà vantaggio.

> Anche quest’anno parteciperete IT.A.CÀ il cui tema sarà Turismo Sostenibile per lo sviluppo – In che maniera darete il vostro contributo?

Abbiamo partecipato anche alle precedenti edizioni e crediamo che IT.A.CÀ sia un’occasione in più per conoscere e collaborare con le realtà che fanno turismo e che sono impegnate nella promozione del territorio metropolitano. Partecipiamo con lo spirito di proporre il meglio del nostro territorio, con particolare riferimento alle “buone pratiche” di turismo responsabile e coinvolgendo in primis gli enti e gli operatori turistici per stimolarli a realizzare proposte in linea con tali principi.

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Ringraziamo Andrea Scagliarini per la disponibilità e invitiamo i nostri lettori a esplorare il territorio dei Colli Bolognesi con rispetto e attenzione per l’ambiente e interesse verso le tradizioni di cui è testimone.

Buone passeggiate come sempre 🙂

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Irene Aprile
Servizio Civile COSPE Onlus
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Geocachingitalia.it: gioca e vinci l’esperienza dei luoghi | Intervista a Vittorio Ramponi

Cari lettori e care lettrici,

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oggi per la nostra rubrica In viaggio verso IT.A.CÁ siamo in compagnia di Vittorio Ramponi, membro fondatore di geocachingitalia.it.

Il geocaching è un gioco, “un’avventura del quotidiano” in cui si va alla ricerca di tesori nascosti nelle città e nella natura; è un modo divertente per conoscere intimamente un luogo con le sue particolarità, le sue storie e i suoi aneddoti. Scopriamo insieme come funziona quest’innovativa caccia al tesoro.

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Come è nato geocachingitalia.it?

Il geocaching è l’evoluzione tecnologica della caccia al tesoro. Nasce negli Stati Uniti nel 2000 e vanta una diffusione internazionale con circa 6 milioni di iscritti al portale www.geocaching.com in oltre 180 Paesi nel mondo.

Possiamo dire che  il progetto geocachingitalia.it è letteralmente nato per gioco: come tutti gli appassionati abbiamo cominciato a cercare geocache dapprima sotto casa e in seguito abbiamo creato i nostri itinerari scoprendo aspetti dei territori meno conosciuti. Da questa esperienza è nata l’idea di promuovere un modo nuovo e divertente di esplorare una città o un’area naturale ideando itinerari da seguire in modo interattivo, proponendo deviazioni e condividendo la propria esperienza con milioni di appassionati nel mondo.

Siamo partiti da un sito internet e poi abbiamo ottenuto il riconoscimento ufficiale della società americana che gestisce il database mondiale delle geocache. Ora realizziamo progetti di marketing territoriale innovativi. Il gruppo è costituito da me, Stefano, Gabriele e Giorgia ed è aperto alle più varie collaborazioni.

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Come si gioca e chi sono i geocacher?

L’avventura parte dal web, da cui si recuperano le coordinate e le informazioni dei luoghi da esplorare, continua sul luogo, in cui si va materialmente alla ricerca della geocache (un contenitore che racchiude un registro visite) e torna sul web, in cui si condivide il racconto della propria esperienza di ricerca. Lo scopo è quindi trovare il contenitore e firmare il registro visite che vi è racchiuso lasciando così una traccia materiale del proprio passaggio per condividere l’emozione della scoperta sul web. L’iscrizione è gratuita e per giocare basta un GPS escursionistico o un normale smartphone con App dedicata.

La comunità dei geocacher è eterogenea: giovani, adulti, gruppi di amici e famiglie. È un pubblico curioso, amante dell’avventura all’aria aperta e della tecnologia, che utilizza attivamente i social media, ma soprattutto che vive il territorio in modo autentico. Si va dagli 8 agli 88 anni e il 60% ha un’età compresa tra i 25 e i 45 anni; il livello di scolarizzazione è medio-alto.

Il geocaching in Italia: ci racconti come si è sviluppato?

In Italia il gioco si è sviluppato inizialmente nelle località più turistiche e ora è diffuso in modo capillare con circa 25.000 geocache nascoste. Un numero molto basso rispetto a quello degli altri Paesi vicini come Germania 360.000 e Francia 210.000. C’è quindi ampio spazio di diffusione, soprattutto se si paragonano i risultati europei e si considera il potenziale del patrimonio culturale italiano. Nel 2016 in Italia sono stati attivi più di 51.000 geocacher di cui il 74% stranieri. Può essere uno strumento di marketing territoriale innovativo e capace di catalizzare anche un pubblico straniero.

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Il ruolo del geocaching nella promozione dei territori e nella valorizzazione del patrimonio culturale

Geocaching.it promuove una forma di turismo nuova e allo stesso tempo antica; infatti, i geocacher vivono il territorio in modo autentico, esplorando i luoghi e scoprendone gli aspetti peculiari, spesso al di fuori delle mete classiche. Sebbene non esistano premi, amo dire che si “vince” l’esperienza di un luogo: è un’occasione di turismo esperienziale, tesa alla valorizzazione di un patrimonio culturale e naturale, che può soddisfare la voglia di avventura e scoperta aggiungendo quel sano senso ludico, che non è evasione o fuga nell’esotico, ma semplicemente l’esperienza di luoghi inaspettati. Nel 2016, per esempio, abbiamo realizzato il GeoTrail Frignano, un progetto premiato da IBC Emilia Romagna: nel comune di Pavullo, nel Frignano, abbiamo pubblicato 21 geocache, mettendo in rete emergenze storiche, ambientali, artistiche e paesaggistiche, in cui il visitatore può muoversi lungo un percorso turistico che lo porta alla scoperta di biodiversità, pievi medioevali, artisti locali, tradizioni gastronomiche e sport. Un altro punto di forza del geocaching è che può integrare altre attività turistiche come il cicloturismo, l’ecoturismo, il turismo culturale, rurale ed enogastronomico.

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Geocachingitalia.it a IT.A.CÁ: che connessione trovi?

 Il geocaching promuove un turismo di nicchia che non fa grandi numeri, ma che porta a una conoscenza profonda del territorio; favorisce l’interazione tra il turista e la comunità ospitante locale attraverso lo storytelling e la condivisione dell’esperienza di viaggio. Ci siamo avvicinati a IT.A.CÁ perché riconosciamo una comunione di interessi e di obiettivi per la promozione di un turismo responsabile. Geocachingitalia.it vuole promuovere un turismo internazionale e contemporaneamente una pratica che inviti la cittadinanza a riscoprire il territorio in cui vive.

Auguriamo a tutti una buona caccia!

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Irene Aprile 
Servizio Civile COSPE Onlus

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Un viaggio tra benessere, cinema, bellezza e turismo – Associazione APUN. Intervista a Beatrice Balsamo

Care amiche e amici viaggiatori

oggi per la rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ” vi presentiamo l’Associazione APUN, che nasce nel 2009 e si occupa di promuovere l’approccio della Psicanalisi, delle Scienze Umane, dell’Arte nella Cura del soggetto, in particolare per quanto riguarda i sintomi quali anoressie, bulimie, depressioni e dipendenze.

Lo strumento scelto dai membri dell’associazione per trattare questo tipo di problematiche è la narrazione, in forma di letteratura, fiabe e cinema.

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L’Associazione fornisce sostegno e insegna la prevenzione attraverso corsi, incontri di formazione aperti a tutti e iniziative culturali. Il loro metodo si basa sulla proposta di “umanizzazione”, in contrapposizione alla tendenza al consumismo della nostra epoca.

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In questa intervista a cura di Arianna Piazzi, le radici ed il metodo dell’APUN ci vengono illustrate dalla presidente dell’associazione Beatrice Balsamo, psicanalista, docente didatta alla scuola AION di Psicoterapia Analitica di Bologna di “Psicologia delle Narrazioni e del Cinema” e di “Psicanalisi, Cinema e Narrazioni” all’ALMED dell’Università Cattolica di Milano.

Come nasce l’Associazione Culturale e di Promozione Sociale “Psicologia Umanistica e delle Narrazioni: Psicoanalisi – Arte – Scienze Umane”?

L’Associazione APUN nasce nel 2009, poiché sente l’urgenza di trattare temi che riguardano il difficile rapporto con il cibo, ma soprattutto perché vuole porre una riflessione sulle relazioni, vista l’immaturità e la violenza che le dominano. L’Associazione è formata da psicanalisti, psicologi sociali, insegnanti, genitori e singoli. Vi sono iscritti anche soggetti che hanno sofferto delle difficoltà sopra indicate.

Come funziona il metodo di cui si serve l’Associazione nel rapporto tra i nuovi sintomi (anoressia, bulimia, panico, depressioni, dipendenze) e le narrazioni?

Poichè nei soggetti che privilegiano la compensazione con l’oggetto (cibo, inebrianti, alcolici etc..) vi è un pulsivo in eccesso e una non regolazione nelle capacità al pensiero e a sapere mettere in parola i propri stati d’animo, APUN promuove varie iniziative mirate a rinforzare le capacità cognitive e affettive attraverso la Bellezza e quindi attraverso l’uso del grande Cinema Classico e delle narrazioni (letteratura, fiabico, poesia).

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L’Associazione si occupa di organizzare diversi incontri, cinevisioni, rassegne che trattano diverse tematiche, ad esempio il bello, l’eleganza, i precursori della psicanalisi nel cinema: in che modo l’Associazione si serve della narrazione attraverso la pellicola? Con che criterio vengono scelti i titoli?

Il criterio di scelta, per il quale il nostro Cinema si chiama Cinema del Ristoro e della Cura, è quello di mettere a punto non semplici rassegne di storia del Cinema, bensì di operare una selezione di quei film dove prevale l’azione agente dei protagonisti con una particolare attenzione ai valori della premura, dell’ospitalità, dell’accogliere, ma pure della determinazione, del coraggio, del non convenzionale, ciò come stimolo per gli spettatori. Particolare rilevanza va alla bellezza formale, un equilibrio tra grammatica delle riprese, lavoro dell’attore e dialoghi. Tale bellezza formale svolge la funzione (secondo la psicanalisi) di lenire situazioni di crisi, ma anche di superare sconforto e incomprensioni, svolgendo la funzione di ‘oggetto trasformatore’. Lo scopo del nostro Cinema è pure quello di cerniera di contatto tra giovani e meno giovani, poiché anche lo ‘spigolo’ generazionale svolge quella funzione Terza che opera il passaggio dal pulsivo alla capacità al pensiero e a essere soggetti relazionali. 

Ristoro, convivialità ed arte nell’ambito dell’evento “Mens-a”: ci può descrivere come nasce l’idea di questo progetto e come funziona?

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L’Ass. APUN si divide in APUN Cinema, APUN Viaggi, esperienze del bello attraverso i luoghi e la letteratura, e APUN Mens-a, sulla cultura dell’Ospitalità. Incluse in Mens-a vi sono pure le Anteprime Leggere l’Uomo in una pagina.

Quest’ultimo progetto nasce per diffondere la cultura dell’Ospitalità e dell’Incontro, facendo retrocedere atteggiamenti disfunzionali o violenti. Il nostro intento è soprattutto quello culturale e formativo, attraverso incontri che aiutino a fare riflettere sui propri comportamenti e sulle priorità relazionali e comunicative nelle relazioni stesse, nella famiglia e negli ambiti sociali. Per noi è necessario prevenire situazioni disfunzionali del soggetto attraverso incontri formativi, come quelli di Mens-a, che stimolino al pensiero critico e alla costruzione dei rapporti umani condivisi.

Quest’anno, durante la 9° edizione di IT.A.CÁ – Bologna che si terrà a fine  maggio 2017, terrà la conferenza esperienziale e creativa su “Geografie dell’umano – Viaggio dai luoghi ai libri”: in che modo il viaggio e la cultura possono veicolare la coltivazione di nuove relazioni? Ritiene efficace dal punto di vista dell’instaurazione di relazioni “curative” l’importanza che IT.A.CÁ dà alla valorizzazione del patrimonio artistico culturale ed alla tradizione eno-gastronomica nell’ambito del turismo responsabile?

La proposta Geografie dell’Umano ha una sua importanza per come è strutturata. APUN organizza l’alloggio e il percorso artistico e ogni partecipante autonomamente provvede ad organizzare il proprio viaggio in treno. Anche i momenti di commensalità sono scelti privilegiando i momenti comunitari, ma con leggerezza. Ciò che guida l’intenzione del viaggio è un racconto (quest’anno sarà lUlysses di James Joyce) che, come ‘spazio potenziale’, consente di potere narrare di sè ai partecipanti aggiungendo considerazioni e pensieri attraverso il testo.

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Inoltre, ogni partecipante porterà pure una pagina di un proprio libro della maturità (essendo l’Ulysses il romanzo della maturità di Joyce).

Tale pagina verrà condivisa con i partecipanti, esplorando quei luoghi delle due città, Berna e Lucerna, che più si addicono alla narrazione.

L’intenzione è quella di creare momenti epifanici, della riscoperta di sè, in modo che sia la parola viva a unire i partecipanti e non la parola vuota o la semplice chiacchiera. L’intento è pure quello di coltivare amicizie.

Per noi elemento fondamentale è la bellezza artistica dei luoghi poichè, come già spiegato anche per il Cinema, la bellezza è una forza unitiva e trasformativa. Ma il gusto, che sa discernere del Bello, è anche collegato al sapere appetire i cibi e le bevande in modo consapevole e conviviale. Anche questo è uno scopo del viaggio.

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Ci teniamo in modo particolare a questa occasione di IT.A.CÀ per meglio presentare le nostre modalità di viaggio e perché riteniamo si tratti di un evento che valorizza molto le tematiche di cui noi ci occupiamo, fondamentali anche all’interno della rivalutazione e valorizzazione del patrimonio artistico culturale e della tradizione enogastronomica.

Benissimo, non vediamo l’ora di partecipare a questo interessante incontro, intanto buon viaggio tra cinema e benessere 😉

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Arianna Piazzi

Arianna Piazzi

Il CAI Emilia-Romagna e la tutela della montagna bolognese. Intervista a Vinicio Ruggeri

Cari amici di IT.A.CÁ,

oggi per la nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CÁ” abbiamo intervistato il presidente del CAI Emilia-Romagna, Vinicio Ruggeri, che ci ha parlato del  Club Alpino Italiano, della necessità FotoSella2013 (1)di tutelare la montana e allo stesso tempo favorirne lo sviluppo economico attraverso il turismo responsabile. Vogliamo ricordare a tutti/e voi l’importante scorso appuntamento dell’8 febbraio al cinema Kursaal di Porretta Terme: Nuovi impianti sul Corno alle Scale? No grazie, dove sono interverranno Marco Tamarri, Claudio Corticelli e Vinicio Ruggeri. Per saperne di più vi invitiamo a leggere il nostro post del 26 gennaio che si intitola proprio come la campagna per la tutela del Corno alle Scale. Buona lettura!

Il Club Alpino Italiano

Il CAI è un ente che,  fin dalla sua fondazione avvenuta nel 1863 ad opera di Quintino Sella, ha lo scopo di promuovere l’alpinismo, in ogni sua manifestazione,  e lo studio delle montagne. Con il tempo il CAI ha ampliato la sua attività sviluppando diverse “specialità”: dall’alpinismo e lo scialpinismo, all’arrampicata e l’escursionismo; soprattutto con quest’ultimo, negli ultimi decenni, ha allargato rapidamente la sua base sociale, che oggi conta oltre 300.000 soci.

Lo studio e l’amore per la montagna hanno naturalmente portato a posizioni di difesa dell’ambiente montano, sancite da un codice di comportamento; all’interno del codice di comportamento viene definita la posizione del CAI a favore della tutela dell’ambiente montano e sono illustrate le norme di autodisciplina dei soci.

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Il ruolo del CAI nella campagna “Nuovi impianti sul Corno delle scale”? No Grazie

Promuovere questa campagna per noi è stato un po’ un “dovere d’ufficio”. Nel nostro codice di comportamento si recita che

«Il CAI è di norma contrario alla realizzazione di nuove infrastrutture, di nuovi impianti o all’ampliamento di quelli esistenti, in particolare nelle aree protette e nei siti Natura 2000 (dove deve essere assolutamente vietato ogni intervento in tal senso) ed in ambiti altitudinali soggetti a condizioni climatiche che richiedano dispendio di risorse naturali ed energia per garantire l’innevamento artificiale».

Il CAI, perciò, si impegna a confermare a tutti i livelli la sua contrarietà̀a nuove opere a fune per raggiungere vette, ghiacciai, valichi, o territori che  superino i 1.600 metri sulle Alpi e i 1.200 metri sull’Appennino. Inoltre mi sembra necessario sottolineare che secondo le più recenti statistiche, effettuate dagli enti accreditati, il turismo invernale legato allo sci da discesa sia un settore in declino. Riteniamo che investire somme ingenti in un settore in declino sia un grave errore e una cattiva politica di gestione di risorse pubbliche, perché non sono affatto garantiti adeguati ritorni occupazionali; consideriamo, bensì, più utile, anche ai fini occupazionali, effettuare investimenti diffusi per promuovere i viaggi di scoperta e la mobilità dolce a basso impatto che sono settori in crescita e favoriscono l’incoming in tutte le stagioni, non solo in quella invernale. Inoltre, ci sono necessità turistico-territoriali prioritarie: riqualificare ed ampliare il sistema ricettivo in montagna, sviluppare il legame tra turismo e produzioni artigianali ed agroalimentari di qualità. Con questa iniziativa speriamo di attivare una discussione che porti ad una ridefinizione dei progetti da realizzare con queste risorse.

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Il rapporto tra il CAI e la promozione del turismo responsabile

Il CAI promuove un turismo di scoperta, legato alla valorizzazione dei territori e della cultura di chi li abita. Organizziamo continuamente escursioni, anche di più giorni, con questa impostazione. Questo tipo di turismo è in continua crescita e utilizza un sistema infrastrutturale leggero (i sentieri), ma solo se sostenuto da un adeguata rete ricettiva, collegata con le produzioni agroalimentari di montagna, può costituire una importante integrazione di reddito per le famiglie e generare un buon indotto.  Per questo, tempo fa, insieme ad altre realtà, tra cui anche IT.A.CÁ, abbiamo stilato un documento con le linee per uno sviluppo appropriato dell’economia delle aree interne e della montagna, fondato sul proficuo rapporto tra sostenibilità e sviluppo economico.

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Tra le linee di attività a basso impatto abbiamo indicato l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili e lo sviluppo di servizi comparabili con quelli delle aree urbane per i vecchi  e nuovi abitanti della montagna. Su questo documento abbiamo chiesto un confronto con gli organi di governo regionale, ma ancora non vi è una buona ricezione da parte loro.

Tuttora abbiamo in corso anche un confronto con la Regione per la modifica della legge sulla rete escursionistica, in particolare sull’accesso ai sentieri anche ai mezzi motorizzati che disincentiva così quelle forme di turismo cui si accennava poco sopra. Purtroppo, però, la Regione sembra manifestare ancora una scarsa sensibilità a certe questioni legate al turismo di Montagna, basti pensare alle recenti scelte, di cui sopra, e al fatto che non venga dimostrata una particolare attenzione alla promozione dei cammini, nonostante la recente firma del protocollo d’Intesa del CAI con il Ministro dei Beni Ambientali, Culturali e del Turismo.

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L’impegno della popolazione emiliano-romagnola per la tutela delle aree protette.

In linea di massima credo che nell’ultimo decennio ci sia una maggiore attenzione per la tutela delle aree protette da parte degli emiliano-romagnoli. In alcune situazioni, dove la crisi occupazionale è maggiore, accadono però episodi che sembrano riproporre la vecchia ed errata contrapposizione lavoro vs ambiente. Sta anche all’associazionismo dimostrare che è possibile uno sviluppo economico che non sperperi il patrimonio ambientale e naturale, anche e soprattutto in montagna. Riguardo a questo, riteniamo necessario che la nostra azione di promozione dell’escursionismo vada in questa direzione.

Il ruolo di IT.A.CÁ nella promozione dello sviluppo sostenibile della montagna

Ho partecipato a diverse edizioni IT.A.CÁ, portando alcune nostre esperienze (come il TrenoTrekking), e mi è parso un festival molto efficace. Credo che il valore aggiunto di IT.A.CÁ sia quello di “catturare” l’attenzione degli amministratori locali argomentando e sostenendo quelle che sono anche le nostre posizioni e facendo emergere le buone pratiche e i fenomeni positivi in atto. È necessario raccogliere e diffondere i dati sull’andamento del turismo e sui tipi di turismo nelle diverse stagioni ed è utile anche sottolineare le buone pratiche e i fenomeni positivi in atto, come la frequentazione della Via degli Dei da Bologna a Firenze: nel 2016 si sono registrate 6.000 presenze e su quell’itinerario sono nati 19 nuove attività tra punti di ristoro, di pernottamento e attività commerciali varie che si rivolgono ai camminatori.

Ringraziamo Vinicio Ruggieri per averci dedicato questo tempo: buon viaggio come sempre 🙂

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÁ”
Silvia Lazzari
A.I.T.R Associazione Italiana Turismo Responsabile

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Guida ai paesi dipinti di Lombardia – Intervista agli autori

Care amiche e cari amici di IT.A.CÁ

oggi per la nostra rubrica “In Viaggio verso IT.A.CÀ” andiamo a conoscere l’arte nascosta dei piccoli borghi lombardi, insieme alla storica dell’arte Benedetta Rutigliano e al cronista Salvatore Giannella, che hanno redatto la Guida ai paesi dipinti di Lombardia (Ed. BookTime, Milano 2015).

Salvatore Giannella e Benedetta Rutigliano ad Arcumeggia (credits by VITTORIO GIANNELLA)

*Photo copyright Vittorio Giannella

Il turista responsabile è anche colui che apprezza l’arte nascosta, la valorizza, e questa guida permette di scoprirla, con l’idea di visitare quei luoghi minori con il passo più lento ed l’occhio più attento dell’osservatore.

L’arte murale è un mezzo di comunicazione e narrazione tipico del territorio  lombardo, fin dai tempi delle pitture rupestri rinvenute in Valcamonica, ed i dipinti presenti nei piccoli paesi trattati dai due autori sono pezzi importanti nella storia dell’arte Italiana, che non vanno perduti. Salvatore Giannella e Benedetta Rutigliano ne narrano il valore ed il significato e raccontano la nascita della loro opera nell’intervista condotta dalla nostra Arianna Piazzi.

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Come è nata la vostra collaborazione e l’idea della guida?

Nasce dalla fortunata combinazione tra l’esperienza professionale di un giornalista pluridirettore di testate come L’Europeo e Airone, il rigore scientifico di una storica dell’arte laureatasi sul campo della pittura murale in Italia (fondamentali i capitoli sulle opere di Aldo Borgonzoni a Medicina e di Armando Pizzinato a Parma), la forza suggestiva delle immagini scattate da un fotoreporter internazionale come Vittorio Giannella.

Il risultato è stato reso fruibile e utile dalla ricaduta ibrida in una guida sia digitale (sul blog al positivo Giannella Channel, seguito da viaggiatori furetti ad alto tasso di curiosità e mobilità), sia cartacea con la Guida ai paesi dipinti di Lombardia edita da Booktime (con testi anche in inglese e invito al viaggio da parte del noto storico dell’arte Flavio Caroli), giunta al secondo anno, alla quarta ristampa.

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*Photo copyright Vittorio Giannella

Qual è il modo migliore per divulgare i luoghi dipinti raccontati nella vostra guida?

 “L’Italia minore è spesso l’Italia migliore da cui ripartire”: forti di questa convinzione, espressa nella prima riga della presentazione di Caroli, abbiamo fatto dei paesi sconosciuti alla geografia turistica e tradizionale, mete dei nostri reportage, ridando così dignità a questo termine ormai in disuso nel mondo giornalistico. “Reportage” deriva dal latino reportare, che indica un “andare sul posto, assorbire storie, colori ed emozioni e riportarle ai lettori in modo da renderli partecipi delle scoperte fatte”. Questo ci sembra il modo migliore per la divulgazione tout court, non solo per il turismo.

Quali strategie di comunicazione avete ritenuto essere più efficaci? 

Abbiamo fuso la capacità divulgativa con il rigore scientifico, in modo da farsi comprendere dal viaggiatore comune senza disturbare gli addetti ai lavori.

Perché un patrimonio artistico-culturale così macroscopico è sempre stato sconosciuto ai più fino ad ora?

“La vita è uno splendore che la quotidianità affievolisce”, ha scritto un giorno un saggio. Così l’Italia, potenzialmente il primo paese del pianeta come quantità e qualità del patrimonio culturale artistico, è quasi tutta uno splendore che la cronaca quotidiana affievolisce. La bella Italia aspetta ancora che occhi curiosi e attenti si posino sulle storie di quell’Italia minore ancora da scoprire.

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*Photo copyright Vittorio Giannella

Dai graffiti dei Camuni in Valcamonica ad Arcumeggia (primo paese dipinto d’Italia) quali aspetti di questi luoghi fuori dai circuiti più battuti avete scelto di narrare e valorizzare? Perché secondo voi molti di questi luoghi, potenzialmente delle destinazioni turistiche di grande valore, spesso non investono sul proprio patrimonio storico artistico?

Ci siamo mossi con l’intento di evidenziare, più che i tesori d’arte in se stessi, le storie umane di autori e abitanti dei borghi dipinti. Abbiamo arricchito il mosaico dei cento turismi nel borgo e nei suoi dintorni, valorizzandone le potenzialità che gli amministratori locali spesso sottovalutano miopemente (solo uno dei borghi visitati ha un assessorato al turismo) e disegnando le reti che un malinteso senso del campanile ha impedito finora di connettere.

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*Photo copyright Vittorio Giannella

Arte per il popolo, per chi è di passaggio, non solo per gli addetti ai lavori: come si caratterizzano le opere pittoriche dei borghi lombardi? Potreste darci qualche anticipazione sui generi artistici, gli stili e gli artisti stessi che hanno dipinto questi luoghi?

In questo viaggio ci ha mosso la convinzione espressa dai muralisti messicani come Diego Rivera e David Alfaro Siqueiros: “La pittura murale è la forma più alta, logica, pura e forte di pittura. È anche la più disinteressata, perché non può essere convertita in oggetto di lucro personale né nascosta a beneficio di alcuni privilegiati. Essa è per il popolo, è per tutti”.

Così ci siamo imbattuti in varie forme di pittura, ma che sostanzialmente, pur lasciando totale libertà di espressione agli artisti, privilegiano l’aspetto narrativo e la volontà di trasmettere ai viaggiatori, con i muri d’autore, le piccole storie delle proprie comunità.

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*Photo copyright Vittorio Giannella

Potreste darci anche qualche anticipazione sul vostro prossimo progetto relativo ai luoghi dipinti dell’Emilia-Romagna, in particolare quelli del bolognese?

Abbiamo identificato, dopo quella della Lombardia, la geografia nazionale dei borghi dipinti, dalle Alpi alla Sardegna. Tra questi borghi dipinti, oltre duecento in tutto il territorio nazionale, un posto d’eccellenza lo merita certamente Dozza, e l’Emilia Romagna con i suoi 13 paesi illustrati, che sono l’argomento della seconda fase del nostro progetto, dal regionale al nazionale.

Quest’anno presenterete la vostra guida durante la 9° edizione di IT.A.CÁ Bologna che si terrà verso la fine di maggio 2017. Perché ritenete che una guida come la vostra stimoli un tipo di turismo responsabile? 

Perché crediamo di stimolare con il nostro lavoro un turismo più lento e romantico. Per dirla con le parole di Piero Chiara (Luino 1913 – Varese 1986): “Andare in un paese dipinto vuol dire voltare le spalle alla febbre della circolazione automobilistica, alla vita convulsa della metropoli, ritornare alla pace antica dove, con occhio calmo e riposato, prendere contatto con il messaggio degli artisti”.

Qual è il contributo che IT.A.CÁ dà alla valorizzazione del patrimonio artistico culturale di realtà come quelle raccontate nel vostro lavoro?

Abbiamo apprezzato, sin dal suo primo comparire, il lavoro della squadra di IT.A.CÁ, presentando l’idea chiave del nostro blog Giannella Channel che ha come sottotitolo: “In viaggio verso il bello del mondo, i valori della vita, i segni positivi per il futuro”. Siamo convinti che al vostro lavoro possa adattarsi la bussola ideale che fornisce il poeta Costantin Kavafis, nella sua Itaca:

“Sempre devi avere in mente Itaca-
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
che duri a lungo, per anni e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso,
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.”

Buon lavoro!

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CA”
Arianna Piazzi

Arianna Piazzi 

 

Museo delle Storie di Pieve di Cento: tra storia e arte nella pianura bolognese

Oggi per la nostra rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ” siamo in compagniMattoe Bortolottia di Matteo Bortolotti – direttore artistico del Museo delle Storie di Pieve di Cento (inaugurato il 14 Novembre 2015), intervistato dalla nostra Arianna Piazzi ci racconta la nascita di questo importante museo nella cittadina bolognese Pieve di Cento – considerata la piccola Bologna.

Noi di IT.A.CÀ riteniamo importante valorizzare a livello turistico e culturale tutte quelle realtà che fanno parte della città metropolitana di Bologna. Il territorio emiliano deve anche essere conosciuto a livello turistico per creare nuove strategie economiche locali, attraverso un flusso di visitatori che dal centro di Bologna entrino in contatto con le comunità dell’Appennino e della Pianura bolognese: che hanno tutte le potenzialità di diventare fonte di attrazione turistica.

Quali sono stati i principali step per la valorizzazione di una realtà piccola ma densa di contenuti come Pieve di Cento?

La valorizzazione delle emergenze museali pievesi ha una storia di lungo corso, riposta nella lungimiranza che diverse amministrazioni hanno avuto nei confronti della conservazione e della promozione della ‘bellezza’ del piccolo territorio pievese nel corso degli ultimi 20 anni.

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*Piazza centrale – Pieve di Cento 

Nello specifico delle riqualificazioni alle quali sono stato chiamato a lavorare, l’amministrazione in essere, all’indomani del sisma del 2012, si è subito attivata per mettere in sicurezza i propri cittadini e il proprio patrimonio storico-artistico. Già prima del 2012 il territorio di Pieve di Cento contava molti degli spazi museali civici presenti a oggi: una Pinacoteca dal catalogo ricchissimo, uno dei rari teatri storici ‘all’italiana’ situati all’interno dell’edificio municipale, con un museo dedicato alla musica nel proprio foyer, un centro di documentazione sulla lavorazione della canapa, un museo civico tradizionale nella Rocca trecentesca; con l’occasione delle riqualificazioni post-sisma, però, l’amministrazione ha voluto rivedere anche codici e contenuti coi quali questi spazi si interfacciavano con l’utente.

Ci sono state dunque due fasi principali di lavoro. La messa in sicurezza e la riqualificazione architettonica da un lato; la riprogettazione dell’utilizzo degli spazi e dei contenuti dall’altro nell’ottica di un riposizionamento del marketing territoriale pievese.

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Abbiamo così trasformato lo spazio della Rocca trecentesca e dell’attigua Porta Bologna – a seguito di uno studio sulla ri-mediazione digitale dei musei, – in nuovi contenitori che facessero da traino a tutti gli altri, presenti e a venire. Una sorta di grande introduzione multimediale alla complessa semplicità del Bello pievese. L’amministrazione ha voluto uno spazio completamente ripensato anche nell’arredo urbano, che andasse a creare un’unica grande area d’accoglienza all’ingresso del paese accedendo dalla provinciale bolognese. Un’unica piazza in pietra di Luserna che si estende dalla Rocca alla Porta. Non più solo luoghi di conservazione, ma anche di partecipazione e condivisione, in cui la tecnologia è al servizio del contenuto.

Che ruolo ha la creatività nella gestione dell’ambito turistico/culturale della cittadina?

Altissimo. Paesi ricchi di storia (e storie) come Pieve di Cento hanno già tutto il materiale con cui costruire offerte turistiche complete, vere e proprie esperienze ‘di cultura’, e hanno solo bisogno di trovare nuovi linguaggi per arrivare ai propri cittadini e al grande pubblico. Unica bussola in questo viaggio è il rispetto della tradizione storico-artistica e della bellezza architettonica del paese, proiettati verso una dimensione di accoglienza all’interno di ‘una storia’ fatta di monumenti, ma anche di persone.

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Per quale tipo di utente è stato pensato il Museo delle Storie?

Per il pievese, perché abbia uno scrigno in cui poter conservare le proprie tradizioni e le proprie aneddotiche, storiografiche e non. Per i cittadini e gli studenti dei Comuni dell’Unione Reno Galliera di cui Pieve di Cento fa parte, comeMuseo 4 servizio culturale e come strumento di infotainment per oltre 70.000 cittadini unionali e per i cittadini metropolitani.

Per il pubblico del turismo del weekend e della gita fuori porta, del cicloturismo fluviale, per gli appassionati di Storia medievale e d’arte cinquecentesca, per gli amanti dell’arte moderna e contemporanea, per chiunque ami scegliere un luogo in cui passare una bella giornata completa, in cui visitare luoghi storici, scoprire una ‘piccola Bologna’ piena di segreti e scorci, fruire l’arte, l’enogastronomia delle nostre trattorie e dei nostri ristoranti, gli spettacoli del nostro teatro storico e gli eventi che ogni domenica animano Pieve di Cento, magari il celebre mercatino dell’antiquariato della quarta domenica del mese.

Per i giovani e chiunque cerchi nuovi approcci col Bello e con la Storia.

Come è possibile servirsi di tecnologie avanzate e digital storytelling per valorizzare la memoria storica locale?

Con umiltà. Piegando la tecnologia al servizio della Storia. Raccogliendo esperienze come quella del People’s Museum di Manchester, abbiamo creato all’interno di uno spazio che di per se è già un reperto – la Rocca costruita da Antonio di Vincenzo tra il 1382 e il 1387, – un allestimento fatto di persone, in cui schermi touch con un gesto possono liberare centinaia di storie raccontate direttamente dai cittadini di Pieve, e che vanno a completare e integrare il percorso storiografico-repertale. La presenza di un piccolo studio di registrazione permette al museo di implementarsi continuamente.

Abbiamo trasformato quello che era l’archivio fotografico tradizionale – mettendo in sicurezza pellicole e lastre, – in un ricchissimo archivio fotografico digitale, fruibile attraverso un sistema gestuale a 70 pollici e da diversi touch screen.

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Quali sono i progetti futuri del complesso delle strutture museali di Pieve di Cento?

La riqualificazione della Rocca, che de facto ci ha fatto inaugurare a fine 2015 il primo museo civico di digital storytelling della Città Metropolitana bolognese, verrà poi seguita dalla riqualificazione delle storiche scuole elementari di inizio ‘900, che diventeranno la nuova sede della Pinacoteca civica e della Biblioteca – anch’esse ripensate e ri-mediate, – che con oltre 5000 metri quadri di spazi tra esposizione temporanea e permanente, sorgerà accanto a Porta Bologna e completerà quello che abbiamo chiamato ‘il Quartiere delle Arti’, che arriverà al di là della provinciale verso la Casa della Musica dell’architetto Cucinella e fino al museo MAGI 900, il tutto per un totale di circa 15.000 metri quadri di spazi culturali.

Ringraziamo Matteo Bortolotti per la sua disponibilità a raccontarci questo importante progetto culturale/artistico locale e diamo così inizio a una importante collaborazione aperta con il Museo delle Storie di Pieve di Cento che sarà una delle realtà presenti all’interno del nostro programma di IT.A.CÀ Bologna 2017.

Buona lettura e buon viaggio a tutti/e come sempre 🙂

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Arianna Piazzi
Arianna Piazzi