TIROCINIO CURRICULARE UNIVERSITARIO IN COMUNICAZIONE PER IT.A.CÀ migranti e viaggiatori: festival del turismo responsabile 2020

IT.A.CÀ, IL PRIMO E UNICO FESTIVAL CHE SI OCCUPA DI TURISMO RESPONSABILE IN ITALIA, CERCA TIROCINANTI UNIVERSITARI NELLA COMUNICAZIONE PER VIVERE ASSIEME UNA GRANDE ESPERIENZA DI VIAGGIO!

Sei uno studente o studentessa dell’università di Bologna e desideri fare un’esperienza formativa qualificante in un settore creativo come quello dei festival?
Ti piace viaggiare in maniera responsabile, conoscere nuove realtà che si occupano di sostenibilità e raccontare sui social le loro attività e non solo?
Vorresti essere parte dell’organizzazione di un festival e condividere con altri questa esperienza?
Sei disposto a metterti lo zaino sulle spalle e camminare?

Bene, allora questa esperienza è fatta apposta per te! 

Stiamo cercando tirocinanti che hanno voglia di sperimentarsi nel mondo della comunicazione e social media in un festival nazionale come IT.A.CÀ che si occupa di turismo responsabile e innovazione turistica. 

Avrai modo di entrare in contatto con una rete nazionale in oltre 15 territori e partecipare in prima persona all’organizzazione/comunicazione social (instagram, facebook, twitter, newsletter, blog ecc…) del primo e unico festival in Italia dedicato al turismo responsabile. 

Sul sito dell’Università di Bologna trovate l’offerta di tirocinio dedicata a questo link informativo.

Tutte le info che riguardano il nostro festival le trovi a questo link 

Per inviarci il curriculum e la lettera di presentazione scrivere a 
> info@festivalitaca.net 

Ti aspettiamo 🙂

 

Restiamo senza plastica: i cammini ecologici del festival IT.A.CÀ in collaborazione con OWAY 2019

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

siamo alla conclusione di questo lungo ed entusiasmante 2019 che ci ha portato in giro per l’Italia attraverso le nostre 16 tappe dedicate al turismo responsabile e alla restanza

Qui il link per scoprire questa XI edizione. 

Il festival IT.A.CÀ da sempre attenta alle tematiche legate all’ambiente e alla valorizzazione del territorio, quest’anno ha portato una novità importante nel modello del festival: attraverso camminate ecologiche e responsabili con guanti, sacchi e pinze di raccolta, e in scia alla mondiale #trashchallenge e ai tanti progetti di attivismo ambientale, ha deciso di dare un contributo concreto attraverso la partecipazione di tutti, organizzatori, partecipanti alle singole tappe e partner nazionali.

 

Partner nazionale del progetto è stato OWAY (oway.it), che promuove un lifestyle sano e una sostenibilità attiva, concreta e positiva, che si sposa perfettamente con i valori del turismo sostenibile promossi da IT.A.CÀ. (Intervista ad Alessandra Ciccotosto, Oway, Trade Marketing & Communication Manager). Infatti, la stessa azienda ha organizzato, oltre alla partecipazione della propria rete di distribuzione, dei saloni e clienti ai cammini nazionali, un cammino aziendale lo scorso 15 settembre a Bologna. Un cammino sostenibile di quasi 7 km, 6 giardini, strade e parcheggi nei quartieri della città e quasi 40 kg di spazzatura raccolti in poche ore.

I cammini sono stati organizzati in collaborazione con tante realtà locali che ogni giorno sono impegnate nel salvaguardare il nostro ambiente: Legambiente, Touring Club, Friday for Future, Università di Bologna, Ulisse fest festival, Fondo Ambiente Italiano, WWF, Club Alpino Italiano e Fiab

RISULTATI 

Da maggio e novembre 2019 abbiamo raccolto:

  • quasi 2000 sacchi
  • oltre 900 kg di rifiuti con percorsi a piedi, bike tour e trekking

Abbiamo ripulito:

  • Il lungomare di Rimini,
  • Le spiagge della Calabria
  • Il bacino di un fiume Salentino in Puglia,
  • Parchi, aree urbane e giardini nel Gran Sasso, a Brescia, Parma, Trieste, Gorizia, Napoli e nell’Oltrepò Pavese;
  • Gli stradelli di accesso al mare a Marina di Ravenna,
  • I luoghi toccati dalla tempesta Vaia dello scorso anno in Trentino, il parco del delta del Po’ in Monferrato e le spiagge di Sestri Levante in Liguria.

Siamo molto contenti di questa collaborazione e che anche noi abbiamo dato assieme alla nostra grande rete nazionale un contributo a rendere migliore l’ambiente in cui viviamo: c’è ancora tantissimo da fare per preservare il nostro territorio ma da qualche parte bisogna iniziare e noi lo stiamo facendo!

Grazie infinitamente a tutti/e i volontari che hanno animato con grande entusiasmo e dedizione questi momenti di pulizia collettiva! #savetheplanet 

Ringraziamo per il coordinamento nazionale dei cammini ecologici Cecilia Pedroni dell’agenzia Happy Minds di Ravenna. 

Blog IT.A.CÀ
Sonia Bregoli 
Responsabile comunicazione 

Appunti di una XI edizione “Restante” e partecipata del festival IT.A.CÀ 2019

Care amiche e cari amici 

con grande entusiasmo annunciamo la conclusione dell’undicesima edizione di IT.A.CÀ il primo e unico festival in Italia dedicato al turismo responsabile; premiato nel 2018 dall’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite per l’eccellenza e l’innovazione nel turismo (UNWTO AWARDS).  

Tappa Parco Nazionale Monti Sibillini 2019

Un anno questo 2019 veramente emozionante di appuntamenti partecipati e apprezzati, che hanno colorato di idee e riflessioni quello che sembra essere ormai un nuovo punto di vista sul turismo e che il Festival ogni anno, accoglie e raccoglie lungo il suo percorso. Iniziamo con un po’ di numeri del 2019:

  • 7 mesi di cammini ed eventi (aprile – novembre)
  • 16 tappe tra città e territori 
  • 9 regioni italiane coinvolte
  • 16 coordinamenti territoriali coinvolti 
  • 2 coordinatori per tappa 
  • 1 sponsor nazionale
  • + di 700 realtà nazionali [istituzioni, fondazioni, associazioni, Ong, operatori, strutture ricettive, agenzie viaggi, scuole, università]
  • + di 100 partner tecnici
  • 7 main media partner 
  • + 25 media partner 
  • + di 500 eventi organizzati
  • + di 50.000 visitatori
  • + di 100 itinerari percorsi a piedi e a pedali 
  • 18 cammini di pulizia nelle varie tappe 
  • + di 2000 sacchi utilizzati per la raccolta
  • + di 900 kg di rifiuti messi insieme
  • 250 pagine di rassegna stampa nazionale 

In questa edizione abbiamo apportato due grandi novità: il tema condiviso della “Restanza” e l’attenzione alla cura e pulizia dei territori toccati dal passaggio del Festival grazie alla collaborazione con il nostro partner nazionale OWAY [azienda agro-cosmetica internazionale attenta alle coltivazioni bio-dinamiche, biologiche ed equo-solidali] che ha supportato IT.A.CÀ in tutta Italia e organizzato (procurando sacchi, guanti e pinze), fra i tanti eventi proposti dalle tappe nazionali, anche significative iniziative compartecipate con il coinvolgimento di volontari, turisti e cittadini, impegnati nel ripulire da residui di plastica e rifiuti, i luoghi che appartengono a tutti. 

Tappa Bologna 2019 – Cammino Pulizia OWAY

Il nostro viaggio è partito dalla Restanza: un nome singolare femminile, l’idea di esserci, di resistere, l’atteggiamento propositivo di chi decide di rimanere nel proprio territorio per valorizzarlo e sfruttarne al meglio le risorse, ovvero “un atto di rigenerazione e condivisione dei luoghi, per fare con i rimasti, con chi torna, con chi arriva, piccole utopie quotidiane di cambiamento” ci ha spiegato l’antropologo Vito Teti, coniatore del termine e ospite graditissimo in più tappe del Festival.

Tappa IT.A.CÀ Gran Sasso 

Un tema di profonda attualità quindi, che IT.A.CÀ ha ampiamente sviscerato in molti territori nazionali e un impegno che ci siamo assunti per questa edizione, debuttata – non a caso – il 25 Aprile nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Dopo i terremoti del 2016 e del 2017, questa zona non solo è un simbolo di restanza, ma anche di resistenza, come capacità di rimanere saldi e di ricostruirsi senza alienare la propria identità. Riscoperta di memorie e tradizioni perdute per strada, con comunità che cercano di prendersi cura l’una dell’altra, appellandosi ad una responsabilità comune di accoglienza, tutela del patrimonio naturalistico e rivendicazione di servizi negati o perduti. 

Foto di Gruppo Tappa Parco Nazionale Monti Sibillini

A Maggio, IT.A.CÀ si è spostato a Bologna, culla natale del Festival che anche in questa edizione si riconferma polo centrale e snodo nevralgico di scambio e riflessione sulla filosofia che la manifestazione persegue con tenacia da tempo. È qui che abbiamo visto nascere il Festival ben 11 anni fa e lungo le varie edizioni, riuscire a delineare un vero e proprio format – oggi adottato in ben 16 territori – che mette in rete tanti attori sociali locali, impegnati nella valorizzazione dei luoghi in chiave sostenibile. Con uno sguardo approfondito nell’Appennino bolognese tra Marzabotto, Castiglione dei Pepoli, Grizzana Morandi e la Val di Zena.  

Tappa Bologna – Val di Zena (Appennino bolognese)

Da giugno, la nostra estate con IT.A.CÀ è stata all’insegna del sole e del mare nei territori di Rimini, Calabria di Mezzo, Salento e dell’aria salubre a fine luglio, sulle vette del Gran Sasso. Con zaino in spalla e scarpe comode, abbiamo attraversato alcuni borghi e valli indimenticabili  tra sentieri escursionistici, testimonianze di attivismo ambientale, laboratori di riciclo creativo dei rifiuti e valorizzazione delle produzioni artigianali d’altri tempi: ceramica, olio biologico d’eccellenza e artigiani della seta.

Tappa Salento

Giù lungo le riserve naturali, la riviera e i borghi degli angeli, vivo è stato il sentire queste terre resistere e lavorare in co-progettazione per la valorizzazione sinergica del patrimonio culturale, archeologico e naturalistico e per lo sviluppo di un turismo integrato, sostenibile e vantaggioso per le comunità locali del nostro paese. 

A settembre, quando il turismo di massa rientrava in città, il Festival ha fatto scalo nelle tappe di Gorizia e Trieste, Brescia, Ravenna, Trentino e Reggio Emilia, riscontrando una grande affluenza e tanti partecipanti in arrivo anche da lontano – ci dicono i coordinatori degli eventi – a fronte di una spesa organizzativa molto bassa ed di un impatto ambientale pari a zero, segno importante che viaggiare si può: basta avere la testa, più che la tasca. 

Tappa Pavia e Oltrepò Pavese

Volutamente collocata in un periodo non di alta stagione, la tappa del Trentino ha lanciato il messaggio che anche le stagioni di mezzo possono offrire interessanti spunti e possibilità di turismo rispettoso dell’ambiente. Del resto discutere di destagionalizzare i flussi turistici non può bastare. 

Con l’arrivo di ottobre e novembre, eravamo ancora in pieno viaggio. Parma, Pavia e Oltrepò, Monferrato, Napoli e Levante Ligure hanno fatto da cornice ad una conclusione del Festival su temi importanti come le disuguaglianze sociali, il rispetto per l’ambiente, il problema delle barriere architettoniche, la multiculturalità e le tradizioni da preservare. 

Tappa Napoli 2019

La natura toglie, la natura dà”, ripetiamo spesso quando parliamo di emergenze ambientali ed è focalizzandoci proprio su un’idea di rispetto e di cura di ciò che ci circonda, che il Festival ha provato in tutti questi anni a sollevare una riflessione. 

In questa XI edizione, di cammini ne abbiamo intrapresi moltissimi, ma ce n’è uno speciale di cui siamo molto orgogliosi ed è quello con Oway, partener ufficiale di IT.A.CÀ che ha sposato gli intenti promossi dal Festival.

L’incontro virtuoso fra le due realtà, quest’anno ha portato una novità importante e in scia alla mondiale #trashchallenge e ai tanti progetti di attivismo ambientale, insieme è stato possibile dare un contributo concreto, organizzando in tutta Italia, camminate ecologiche e responsabili con guanti, sacchi e pinze di raccolta. Da aprile a novembre, il risultato è stato di quasi 2000 sacchi e oltre 900 kg di rifiuti messi insieme attraverso percorsi a piedi, bike tour e trekking per ripulire lungomari, litorali, bacini di fiumi, parchi, aree urbane, giardini e stradelli di accesso.

Cammino pulizia OWAY – Tappa Brescia e le sue Valli

Cammini esperienziali anche questi? Perché no. Impulso verso un attivismo turistico ecologico, unico nel suo genere che coniuga il piacere della lentezza e del sentire la natura, ad azioni pratiche e concrete, mirate a preservare la bellezza dei luoghi. Chiudiamo il nostro report 2019 con un discreto zaino sulle spalle, pieno di nuove idee, incontri, esperienze, best practices, messaggi e riflessioni importanti sul futuro del nostro turismo, che IT.A.CÀ non vede l’ora di svuotare nella prossima edizione del Festival.

Ringraziamo tutti coloro che ogni giorno con il loro lavoro e la loro passione rendono sempre più forti i principi di sostenibilità economica, ambientale e relazionale dei nostri territori locali e incoraggiano la comprensione dei principi del turismo responsabile tra viaggiatori, aziende, istituzioni e operatori turistici.

Tappa Levante Ligure

Iscriviti alla nostra newsletter per essere aggiornati sulle news di IT.A.CÀ in Italia ma anche in giro per il mondo. Grazie di cuore a tutti coloro che hanno partecipato ai tanti eventi dal nord al sud d’Italia!

Vi aspettiamo nel 2020 con tantissime novità: non vediamo l’ora di ripartire 🙂

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Report IT.A.CÀ Bologna 2019
Report IT.A.CÀ Parma 2019
Report IT.A.CÀ Brescia e le sue Valli 2019
Report IT.A.CÀ Calabria di Mezzo 2019
Report IT.A.CÀ Gran Sasso 2019

 

Blog IT.A.CÀ
Responsabile Comunicazione Nazionale 
Sonia Bregoli
 

Come insegnare ai tuoi figli ad essere Responsabili in Viaggio

I cambiamenti climatici e la salvaguardia della biodiversità sono dei temi attuali molto importanti. Per questo è fondamentale insegnare ai propri figli a rispettare l’ambiente, ad essere responsabili, e ad impegnarsi per preservare gli ecosistemi del pianeta Terra. 

Le nuove generazioni sono i destinatari delle condizioni in cui verrà a trovarsi la Terra negli anni futuri e dare loro il buon esempio è il primo passo perché possano crescere con delle buone abitudini.

È molto importante che queste piccoli insegnamenti vengano seguiti anche durante le vacanze per diminuire cosi l’impronta ecologica durante i tuoi viaggi insieme ai tuoi figli.

Ph Irina Murza

Ecco 6 piccoli passi da fare con i tuoi figli per insegnare loro ad essere responsabili in viaggio:

1. Organizza passeggiate e pedalate alla scoperta della natura

Durante le vacanze organizza passeggiate e giri in bicicletta alla scoperta delle meraviglie della natura. Scopri quali sono le perle da visitare nelle vicinanze del luogo di villeggiatura, informati se i percorsi sono adatti ai bambini e se ci sono guide locali esperte che possano guidarvi alla scoperta del paesaggio. I bambini impareranno molto presto ad amare la natura se avranno la possibilità di viverla appieno.

2. Diminuisci drasticamente il tuo consumo di plastica

Anche in vacanza porta la tua bottiglia per l’acqua e riempila dal rubinetto. Le bottigliette e i sacchetti di plastica creano rifiuti inutili e se abbandonati inquinano gli oceani ed sono molto pericolose per le creature marine. Ad esempio, le tartarughe marine scambiano i sacchetti di plastica per le meduse di cui vanno ghiotte… facendo purtroppo una brutta fine. Quindi borracce riempibili e sacchetti di tela riutilizzabili sono una scelta ecologica che puoi insegnare ai tuoi figli per rispettare l’ambiente.

3. Insegna ai tuoi figli la raccolta differenziata

Sopratutto a casa, ma anche in vacanza è bene fare la raccolta differenziata dei rifiuti, cercando di riutilizzare il più possibile. Durante le escursioni porta con te la spazzatura e non abbandonarla in giro per nessun motivo. Una volta tornati, butta tutto nei cestini appositi. Farlo tutti i giorni sarà un’abitudine che prenderai molto velocemente e che i tuoi bambini impareranno ad imitare.

4. Utilizza i mezzi di trasporto pubblici il più possibile

Durante le vacanze è bello passeggiare e andare in bicicletta, ma quando non è possibile, per gli spostamenti più lunghi, usa i mezzi di trasporto pubblici come treni e autobus di linea. Con il treno ti sarà possibile anche progettare delle bellissime gite alla scoperta della natura, durante le quali potrete ammirare il paesaggio dal finestrino del vagone.

Ph Ant Rozetsky

5. Acquista alimenti a km zero

È una buona idea acquistare alimenti a km zero e sopratutto comprare frutta e verdura di stagione. Il trasporto di alimenti da una parte all’altra del globo è molto inquinante. Insegna ai tuoi figli quali sono gli ortaggi caratteristici di ogni stagione, può essere un’attività molto piacevole e sicuramente istruttiva. Se hai un giardino o anche solo un terrazzo progetta e realizza con i tuoi figli un piccolo orto casalingo: sarà un modo divertente per imparare tante cose sulla coltivazione.

Ph Joshua Lanzarini

6. Si impara di più divertendosi

Organizza delle gite alle fattorie didattiche e porta i tuoi figli a scoprire le abitudini degli animali e la vita nella fattoria. Anche una visita da un apicoltore locale potrebbe essere un’esperienza molto divertente per i tuoi figli, nella quale scoprire quanto siano importanti questi piccoli esserini per il pianeta Terra.

Sei piccole regole che possono fare la differenza 🙂 #savetheplanet

IT.A.CÀ Blog 
Giulia Fasano
[Ecobnb]

 

 

Un viaggio tra la “restanza” delle tappe di IT.A.CÀ 2019

Cari viaggiatori e care viaggiatrici,

 in tanti ci avete chiesto il nostro personale punto di vista sul tema di IT.A.CÀ 2019 e per questo siamo qui a scrivervi. La parola Restanza di cui abbiamo parlato nel nostro blog per annunciare il tema di quest’anno è un concetto che ha sviluppato l’antropologo Vito Teti nel suo libro, pubblicato nel 2014, Pietre di pane. Un’antropologia del restare.

[..] Etica della restanza si misura con l’arrivo degli altri, con la messa in custodia del proprio luogo di appartenenza, con la necessità di avere riguardo, di avere una nuova attenzione, una particolare sensibilità, per i nostri luoghi.
 A volte facciamo l’elogio dei luoghi e poi li deturpiamo: quindi quest’etica del restare comporta anche una coerenza tra la scelta di rimanere e quella di dare, concretamente, un senso nuovo ai luoghi, preservandoli e restituendoli a una nuova vita [..]” cit Vito Teti

Il significato della parola “Restanza” sottintende il concetto di stanziarsi, fermarsi in un luogo, continuare ad essere, sussistere. Per noi quello della “Restanza” è un concetto in fieri, in divenire, che cambia e si adatta allo scorrere del tempo e ai luoghi.

Un tempo si restava in un luogo perché si possedeva la casa, la terra, perché le radici della propria famiglia erano profonde e difficili da sradicare o perché al contrario non si aveva scelta e andare via era più difficile che restare. Oggi, invece, tante case restano disabitate, alcuni borghi meravigliosi di Italia scompaiono mentre altri si sovrappopolano perché non è più il concetto di possesso che ci lega al territorio quanto più quello di scelta.

Foto di gruppo dei coordinatori delle tappe nazionali – Montefredente Appennino bolognese

Per questa ragione abbiamo chiesto ai rappresentanti delle tappe di IT.A.CÀ 2019 di raccontarci come hanno declinato il tema della “Restanza” per offrirvi uno spaccato più ampio di vedute sull’argomento.

Ogni descrizione è un “piccolo idillio” come direbbe il nostro caro Leopardi, che descrive da nord a sud, da est ed ovest la nostra penisola e contribuisc a dare l’idea di quanto sia diverso eppure cosi unito il nostro paese. Buona lettura!

Abbiamo chiesto ai coordinatori delle nostre tappe di declinarci il tema della Restanza nei loro territori!

IT.A.CÀ Parco Nazionale Monti Sibillini

“Restanza per noi è la riscoperta di un nuovo abitare le terre colpite dal sisma. Memorie e tradizioni perdute per strada, comunità aperte e inclusive che si prendono cura l’una dell’altra, messa in discussione dei modelli di sviluppo ostili e calati dall’alto, territorio come bene ma anche come responsabilità comune, centralità e tutela del patrimonio naturalistico, rivendicazione dei servizi negati e perduti. Diritto a partire, restare, tornare, arrivare. Dovere di accogliere e non abbandonare.” – cit Chiara Caporicci e Patrizia Vita

IT.A.CÀ Parco Nazionale Monti Sibillini – Ussita

IT.A.CÀ Bologna e Appennino

La restanza può essere il tratto comune di una rete di cittadini che non solo promuove un diverso concetto di sviluppo turistico, non accettando la realtà passivamente, ma mette in atto progetti collaborativi che producono discontinuità anche su un piano politico e culturale più vasto. Da questo punto di vista, IT.A.CÀ si presenta come un grande laboratorio in cui ha luogo una sperimentazione a più voci su come procedere verso uno sviluppo sostenibile. Un esperimento di democrazia partecipativa, o meglio progettuale, dove non solo si discute di cosa fare, ma si fa anche ciò di cui si è discusso, in un’ottica di ricerca-azione circolare.

Foto di Noemi Usai – IT.A.CÀ Bologna e Appennino bolognese 2019

Quando gli attori locali decidono di non abbandonare il loro territorio e di attivare dei processi di collaborazione e di resistenza per mantenerlo in vita, la restanza diventa un impegno politico e sociale, e non solo economico, per un cambiamento che parte proprio dalla comunità locale, dalle sue tradizioni e risorse, per uno sviluppo innovativo e sostenibile.

Restanza, dunque, come nuova modalità di riscoperta e convivialità sul territorio, di agire responsabile che stimola utopie quotidiane collettive – cit Pierluigi Musarò 

IT.A.CÀ Rimini e le Sue Valli

“Coniugare il tema della restanza è per noi pensare a una città che vive aldilà dei mesi estivi e dei turisti che la visitano e che si anima e comunica la sua natura, non solamente balneare, a partire dai cittadini che la abitano e dalle comunità che ospita. Un territorio vivo 12 mesi all’anno e non solo 3 o 4 come molti ancora pensano. Parlare di sostenibilità e valorizzazione della cultura locale è quindi fondamentale nel momento in cui pensiamo a Rimini e i suoi territori non come qualcosa da consumare, ma da scoprire, valorizzare, in cui restare e costruire relazioni sociali, culturali, economiche, anche tra cittadini e turisti, volte alla scoperta, al dialogo, alla realizzazione di azioni sostenibili e virtuose che possano durare nel tempo.” cit Elisa De Carli

IT.A.CÀ Calabria di mezzo

“Restanza è arrivare. È il traguardo di un viaggio alla scoperta del mondo, alla scoperta di noi, nel confronto con l’altro. Restanza è la partenza. È l’avvio di un secondo viaggio alla scoperta di noi, nel confronto con noi stessi ed il luogo che scegliamo. Restanza è progetto radicato, scelta consapevole, è dimenticanza del sé che si dissolve nell’importanza dell’agire per il luogo giusto, per noi, in quel momento.”  Cit – Ricardo Stocco 

IT.A.CÀ Salento

“Per la rete IT.A.CÁ Salento la restanza è la capacità di vivere con pienezza e consapevolezza in un territorio geograficamente lontano dai centri del potere politico ed economico del Paese; godere a pieno del legame privilegiato con l’ambiente che abitiamo rispettandolo e tutelandolo; convivere con le tracce di un passato meticcio che abbiamo avuto in eredità dai nostri padri e che rappresentano per noi oggi un forte capitale culturale e sociale in termini di memoria e identità collettiva.

Nonostante le pur notevoli difficoltà che questo Sud spesso ci impone nel raggiungere obiettivi e sogni non ci sentiamo esclusi dai grandi processi sociali che riteniamo essere ancora più evidenti in una terra di frontiera e di confine come il Salento (giustizia ambientale, migrazioni, identità multiple, ecologie dei saperi).Le riflessioni teoriche e le pratiche sociali delle associazioni della rete IT.A.CÀ, che da anni si occupano di migrazioni, turismo responsabile e accessibile, formazione e cultura, sono il nostro strumento politico per costruire comunità plurali e inclusive e per accogliere la restanza come valore positivo”. Cit Marta Vignola 

IT.A.CÀ Gran Sasso

“Sul Gran Sasso e nei Monti della Laga la Restanza è quella degli abitanti, storici e temporanei, che tenacemente cercano metodi e strumenti condivisi per contrastare il fenomeno dell’abbandono dei borghi storici, accentuato dalle ultime calamità. La Restanza è anche quella accoglienza diffusa e integrazione sociale, che vede oggi giovani pakistani, curdi o kossovari ospitati nell’area del cratere sismico portare avanti tradizioni e mestieri storici, oltre che adoperarsi per il recupero e la valorizzazione di sentieri e aree protette.” cit Giovanni Berardi 

IT.A.CA Gran Sasso 2019 parte aquilana del parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga

IT.A.CÀ Gorizia – Trieste

“Per noi la restanza è la possibilità di affacciarci ad un festival nazionale come  IT.A.CÀ e apre ad una rete di contatti e collaborazioni con realtà fuori dal semplice contesto del Friuli Venezia Giulia. Questo per noi non è soltanto un’opportunità ma anche la possibilità di creare un momento dove sederci tutti ad uno stesso tavolo: realtà che fino ad oggi non avevano ancora pensato di collaborare e cooperare, si ritrovano a pensare di percorrere insieme lo stesso percorso accumunato dalla sostenibilità del turismo, il rispetto dell’ambiente e delle culture. Questo restituisce non solo enorme valore al nostro territorio, ma anche forte curiosità di voler continuare a confrontarci. La nostra scelta di portare il festival qui a Trieste e Gorizia è perché ci sentiamo di voler condividere casa” – cit Francesca Giglione 

IT.A.CÀ Brescia e le Sue Valli 

“La Restanza come reimpossessarsi del proprio territorio e delle possibilità che questo offre. Per una popolazione, sia cittadina che montana, abituata a migrazioni per lavoro o per transumanze, si tratta di ricordare, scoprire o riscoprire, luoghi che sono nel profondo della memoria di ognuno.

Restanza è condivisione, partecipazione e scoperta. Condividiamo i nostri luoghi: per rinnovarli. Allarghiamo la partecipazione: è energia rigenerativa. Scopriamo lo stupore: un punto di riferimento.Turismo accogliente con i bambini alla scoperta, con i giovani, energia di rinnovamento, con gli adulti, per cambiare i punti di riferimento”. Cit Amaranta Zizioli 

IT.A.CÀ Brescia e le sue Valli

IT.A.CÀ Ravenna 

Che fai resti? Si resto qua. 

Perché? Perché voglio fare un lungo viaggio alla scoperta della mia identità, della mia terra e accogliere chi arriva. C’è una parola in grado di esprimere il senso profondo di questo atteggiamento. Restanza.  È un concetto che assume un significato molto forte nell’economia del turismo dove l’esperienza di chi viaggia è profondamente condizionata dai valori, comportamenti, atteggiamenti e attitudini di chi ospita, di chi accoglie, di chi resta.

Con il Festival IT.À.CA a Ravenna si parla di turismo sostenibile e responsabile con una nuova prospettiva che mette al centro le persone, la loro accoglienza e identità come motivazione di viaggio, il patrimonio culturale come valore da capire e non solo da ammirare,  l’ambiente come tesoro da custodire, la mobilità come parte dell’esperienza di viaggio. In una terra che ha fatto dell’accoglienza il suo brand e in una città che ha saputo preservare nel tempo il suo grande patrimonio storico e ambientale cosa si deve fare perché il viaggio diventi un’economia che produce e ridistribuisce ricchezza lasciando nei viaggiatori il desiderio di trasformare il loro viaggio in un momento di restanza! Cit Lidia Marongiu

IT.A.CÀ Trentino

“Per noi la via della Restanza è un filo teso tra chi vuole esserci e l’attenzione al proprio territorio, alla propria casa. Significa non restare indifferenti, scegliere la possibilità di essere qui ed ora. Per noi Restanza, quest’anno come non mai, ha il valore della speranze e delle rinascita.” cit Linda Martinello 

IT.A.CÀ Trentino 2018

IT.A.CÀ Reggio Emilia

“Restanza: ovvero ciò che, permanendo nel contemporaneo dei territori e delle comunità, attraversa le trasformazioni sociali, economiche e culturali di un passato, e diviene eredità per un futuro comune destino. È hardware, ma soprattutto software rigenerato e adottato. È patrimonio materiale ed immateriale, fondativo, condiviso, unico, raro e prezioso, da riconoscere, riproporre e rinnovare.” cit Vittorio Gimigliano 

IT.A.CÀ Parma

“Restanza è preservare la memoria storica dei territori, far risuonare oggi le voci di tutte le storie antiche e vicine che il nostro territorio ha ospitato. In questo senso, “restanza” per noi è anche “resistenza”, significa cioè far resistere le voci del passato e ascoltare cosa ancora hanno da dirci. La restanza nel nostro territorio non è soltanto il tentativo di resistere allo spopolamento delle zone montane dell’Appennino Parmense (che è già in tanti casi un fenomeno drammatico e quasi irreversibile); ma anche resistere allo spopolamento “culturale” di alcuni quartieri della città e zone della provincia. Il nostro tentativo è quello di riportare cultura in questi quartieri e rinnovarne i luoghi di incontro, perché tornino a essere zone vive e con una forte identità territoriale.” cit Andrea Merusi e Elisa Binini 

IT.A.CÀ Pavia

“La restanza a Pavia è intesa come una riscoperta del proprio territorio. Restanza è attivarsi in città come in Oltrepò per una presa in cura dei luoghi che parta dai cittadini salvaguardando tradizioni e risorse ma aprendosi agli altri. La seconda edizione del festival vuol essere una nuova modalità di conoscenza della città e della sua compagna per uno sviluppo innovativo e sostenibile”. cit Corrado del Bò

IT.A.CÀ Monferrato 2017

IT.A.CÀ Monferrato 

“La Restanza è una parola rotonda. Una parola il cui significato è una mescolanza di errori, bellezza, stimoli, silenzi e qualità; una matassa aggrovigliata che ha il desiderio di srotolarsi piano piano per recuperare la fedeltà delle cose mobili, sane e intelligenti.

Un luogo speciale, un giardino da curare, condividere, odioso, al punto da amarlo, nel quale stare in buona compagnia o da soli, per lasciare che l’immaginazione si muova liberamente nel tempo e nello spazio. La Restanza per noi è un fazzoletto di terra, l’attesa, un’alba per respirare, uno sconfinato pretesto a colori dove ritrovare l’umanità, per un futuro presente.” cit Massimo Biglia 

IT.A.CÀ Napoli

“Un tempo partivamo noi, oggi siamo noi che dobbiamo accogliere. Il tema della restanza nella città di Napoli diventa una misura dell’accoglienza di viaggiatori, turisti, migranti o nuovi residenti che si traduce nella condivisione del capitale di comunità, nel prendersi cura dei quartieri della città, dei beni comuni e gli spazi pubblici, specie di quelli di interesse storico artistico ed ambientale che rischiano il degrado e l’abbandono.” cit Fabio Corbisiero 

IT.A.CÀ Levante Ligure 

“La Restanza è per noi come l’onda di risacca che batte sulla nostra Baia del Silenzio. É la capacità di raccogliere idee e movimenti che partono da lontano, e renderli nostri, qui e ora. Restare o ritornare con un bagaglio di immagini e suggestioni per nutrire le nostre radici e fare crescere il territorio verso il futuro.” cit Marcello Massucco 

E per voi cos’è la restanza?

Se volete raccontarci il vostro personale punto di vista scriveteci a info@festivalitaca.net per condividere la vostra esperienza e le vostre riflessioni.  Per sapere di più e restare informato sulle tappe di IT.A.CÀ 2019 scarica qui il nostro materiale per la stampa 🙂

Blog IT.A.CÀ
Sonia Bregoli & 
Maria Teresa Amodeo

 

 

“RACCONTAMI UN POSTO” | Con-corso di storytelling per parole e immagini

Quando interviste e ritratti fotografici si incontrano per conoscere l’altro attraverso le sue esperienze di viaggio responsabile e accessibile.

A cura di Alessandro Busi, Lorenzo Scaldaferro, Simona Zedda per COSPE Onlus

Posso accedere? è la domanda che molte persone si fanno e pongono quando devono recarsi in un luogo, ma Posso accedere? è anche la domanda che sottende all’incontro con l’altroposso accedere alla tua esperienza? Posso accedere al mondo dal tuo punto di vista?

Anche lo scrittore e il fotografo fanno la stessa domanda ai propri personaggi: si mettono nei loro panni per sentire quello che sentono loro, vedere quello che vedono, percepire quello che percepiscono. Ma come sente e vede il mondo una persona sorda, una persona con il passeggino, una persona cieca, un anziano? In linea con l’accessibilità universale cui vuole sensibilizzare il progetto Padova per tutti, la scrittura e la fotografia possono essere un’occasione utile per comprendere l’esperienza dell’accessibilità in un modo nuovo.

CORSO 

COSPE Onlus nell’ambito del progetto PADOVA per TUTTI, propone un corso inclusivo di 10 incontri della durata di 2 ore circa ciascuno, presso gli spazi del CSV (Centro Servizi Volontariato) di Padova.

In questo percorso, i partecipanti si metteranno in gioco con la scrittura breve, non finalizzata solo alla produzione di un testo letterario, ma con l’attenzione puntata alla costruzione di un’esperienza altra dalla propria. Per fare ciò, lo strumento privilegiato sarà quello dell’intervista come strumento di interazione.

Prendendo a modello ilprogettoHumans of New York di Brandon Stanton, ma anche di altri autori che hanno fatto della brevità il loro punto di forza, vedremo come sia possibile raccontare una storia in poche righe, come sia possibile intervistare senza essere invadenti, affinché ogni partecipante possa costruire un proprio set di domande utile a esplorare l’accessibilità e la disabilità nel proprio modo peculiare.

Gli incontri di fotografia prevedono una prima fase tecnica in cui si impareranno le basi della fotografia (ISO, Diaframmi e Tempi), della luce e della post produzione (il file raw, una post produzione semplice, naturale, spontanea, in linea con il progetto). Successivamente ci si confronterà sulla fotografia di ritratto vedendo alcuni importanti esempi e facendo poi degli esercizi pratici in classe. Si cercherà di trasmettere il senso intimo del ritratto, quella connessione unica che si può creare tra fotografo e soggetto e che traspare dal ritratto stesso in quanto immagine sincera della persona immortalata.

Nel corso di ogni incontro si alterneranno momenti pratici e teorici, privilegiando una modalità di apprendimento partecipato ed esperienziale. Fra un incontro e l’altro verranno assegnati ai partecipanti esercizi che funzionino come stimolo per la produzione di testi e foto proprie.

Il corso vedrà un primo incontro di contestualizzazione sul turismo responsabile e accessibile (a cura di Simona Zedda) e continuerà con dieci incontri di 2 ore ciascuno  per sviscerare le modalità dell’intervista (con Alessandro Busi) e la fotografia ritrattistica (con Lorenzo Scaldaferro) per imparare a produrre  una propria foto intervista sul modello Humans of New York di Brandon Stanton. Conoscere l’altro e il suo viaggio quotidiano nell’accessibilità.

LE DATE 

il Mercoledì dalle 20.30 alle 22.30 

  1. 9 ottobre 2019 – Il turismo responsabile: ambiente, comunità locale, accessibilità
  2. 16 ottobr2019 – (scrittura) Conoscenza e reciprocità
  3. 23 ottobre2019 – (scrittura) Cosa raccontare?
  4. 30 ottobre 2019 – (scrittura) Humans of New York
  5. 6 novembre2019 – (scrittura) Costruire domande
  6. 13 novembre 2019 – (fotografia) Impariamo ad usare la macchina fotografica al meglio
  7. 20 novembre2019 – (fotografia) Quando tecnica ed emozione si incontrano: composizione e luce
  8. 27 novembre2019 – (fotografia) Il ritratto fotografico: essenza della fotografia
  9. 4 dicembre2019 – (fotografia) Il ritratto fotografico: ora tocca a voi! Ogni studente porterà in classe tre ritratti scattati durante la settimana, li analizzeremo insieme in ogni aspetto: estetico e tecnico.
  10. Mercoledì 18 dicembre 2019 – Lettura dei testi e delle immagini e conclusioni

DOVE
Centro Servizi Volontariato in via Gradenigo 10, Padova.

 I DOCENTI

Alessandro Busi: (psicologo e psicoterapeuta) oltre a una formazione in ambito clinico, lavora con adolescenti e adulti in vari contesti di gruppo. Parallelamente, nel corso degli anni, ha approfondito lo studio della scrittura creativa, sia come passione personale, sia come strumento in ambito psicologico.

Lorenzo Scaldaferro: fotografo, regista professionista e giornalista. Si occupa prevalentemente di immagini commerciali, ma ha sempre avuto un’attenzione ai temi culturali e sociali. Esperienza decennale come docente di fotografia presso la Scuola Internazionale di Comics. Autore di numerosi documentari ed esposizioni.

Simona Zedda: semiologa specializzata nel rapporto tra comunicazione turistica, sviluppo turistico-territoriale e networking; coordina iniziative ed eventi di impatto sociale, culturale ed ambientale. Per il festival IT.A.CÀ migranti e viaggiatori si occupa di progettazione turistica responsabile e accessibile.

ATTREZZATURA FOTOGRAFICA

Per la partecipazione al corso sarà necessario avere a disposizione una macchina fotografica, sia durante le lezioni per mettere in atto in tempo reale gli argomenti trattati durante il corso, sia per gli esercizi a casa e la partecipazione al concorso “Raccontami un posto”. La fotocamera ideale è una Reflex digitale o una mirrorless, ma non è indispensabile… la miglior camera è quella che hai con te, qualsiasi macchina fotografica è ammessa, fosse anche quella dello smartphone. Si consiglia anche la disponibilità di un computer, meglio se dotato di Photoshop.

ACCESSIBILITÀ DEL CORSO

L’incontro introduttivo è accessibile a persone con disabilità visiva, motoria e a *persone sorde; gli incontri di scrittura creativa sono accessibili a persone con disabilità visiva e motoria; gli incontri di fotografia sono accessibili a persone con disabilità motoria e *persone sorde. *(per le persone sorde è garantito il servizio di interpretariato LIS/IT)
La sala è accessibile e sono presenti wc per persone con disabilità.

CHI PUÒ PARTECIPARE

Tutti e tutte dai 18 anni in su.
La partecipazione al corso è ammessa fino ad un numero massimo di n.20 iscritti.

INFO, ISCRIZIONI e COSTI

Mail | info@padovapertutti.it

335.74.90.329 Sara Miotto (COSPE Onlus)
380.36.68.231 Chiara Conti (COSPE Onlus)

Il corso è a offerta responsabile consigliata:

35€ per chi si iscrive entro il 30 settembre
45€ per chi si iscrive dopo il 1 ottobre
20€ per persone con disabilità visiva e sordi

Il corso prevede la partecipazione a tutti gli incontri, sia di scrittura creativa sia di fotografia (eccetto per le persone con disabilità, vedi dettagli nella sezione accessibilità);  è necessario partecipare almeno 70% delle lezioni per il conseguimento di un attestato di partecipazione.

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“RACCONTAMI UN POSTO”: IL CONTEST PER CONOSCERE IL MONDO

Raccontami un posto è la tua opportunità di raccontare quel pezzo di mondo che hai vissuto a chi ancora non lo conosce, di abbattere i pregiudizi e le paure, di incuriosirci e di farci capire che, dopotutto, non ci vuole tanto: basta sgomberare la mente dai pregiudizi e bagnarsi nel fiume del viaggio, con curiosità e voglia di scoprire. È un format di IT.A.CÀ Migranti e viaggiatori, Festival del turismo responsabile, riadattato al tema dell’accessibilità nell’ambito del progetto PADOVA per TUTTI .

CONCORSO 

Nell’ambito del progetto PADOVA per TUTTI è in programma a inizio 2020 il concorso multidisciplinare RACCONTAMI UN POSTO (responsabile e accessibile).

Gli interessati verranno invitati a ricercare esperienze di viaggio responsabile e accessibile, attraverso la produzione di foto interviste sul modello del progetto “Humans of New York” di Brandon Stanton.

Sulla pagina Facebook del progetto PADOVA per TUTTI verrà pubblicato un album con i lavori dei partecipanti, dando la possibilità al pubblico di votare con un “mi piace” i loro preferiti. Una giuria di esperti poi, sceglierà i 3 lavori da premiare in occasione dell’edizione dedicata al turismo responsabile e accessibile del Festival IT.A.CÀ, in programma a Padova e dintorni a primavera 2020. Inoltre tutti i lavori dei partecipanti verranno esposti in una mostra dedicata.

Il progetto “PADOVA per TUTTI – laboratori, formazione, concorsi, eventi per la città accessibile” prevede una serie di iniziative che hanno per obiettivo quello di promuovere una riflessione intorno al tema dell’accessibilità urbana e proposte di turismo padovano “per tutti” sapendo che una città più accessibile per i turisti lo sarà anche per i residenti. 

Il progetto è promosso da Associazione Vite in Viaggio e COSPE onlus, in collaborazione con Cooperativa Sociale Polis Nova, IT.A.CÀ Migranti e Viaggiatori: festival del turismo responsabile, Festival della lentezza, libreria Pangea, CSV Padova, patrocinato dal Comune di Padova e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio Padova e Rovigo nell’ambito del Bando Culturalmente 2017.

Evento fb 

La restanza di un esempio | Museo Ettore Guatelli [Ozzano Taro – Parma]

Cari viaggiatori e viaggiatrici 

vi comunichiamo che  questa domenica 8 settembre il Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro (PARMA) – luogo di restanza – festeggerà il ricordo di Ettore Guatelli con una festa dedicata alle “Persone”. Casa Guatelli, prima ancora che diventasse Museo, è stata un polo di aggregazione. Essa richiamava attorno e dentro di sé persone, individui che con la loro opera manuale e intellettuale lasciavano testimonianza della vita di un’epoca.

In vista della tappa parmense del Festival IT.A.CÀ, che si terrà dal 4 al 6 ottobre, abbiamo chiesto a Giuseppe Turchi dell’Associazione degli Amici di Ettore e del Museo di raccontarci l’esempio di restanza rappresentato dal Museo Ettore Guatelli.

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Nell’era della post-modernità il flusso del divenire pare aver subìto una drastica accelerazione. Tutto cambia, nulla resta, nemmeno i sentimenti, ormai sempre più in balìa di relazioni liquide. La logica della posata usa e getta, della bottiglietta di plastica, dello sfruttamento secondo l’utile del momento s’è imposta in ogni ambito della vita umana, l’ha contagiata con i suoi imperativi di velocità ed efficienza. A farne le spese sono stati l’ambiente, la memoria sociale, la salute mentale.

Gli scienziati si sono ritrovati a giocare il ruolo di moderne Cassandre, inascoltati, seppur il collasso da loro profetizzato sia ormai pienamente in atto. I cittadini non vivono più i propri luoghi, non si raccontano, patiscono un vuoto d’identità e partecipazione.

Posti in queste condizioni, gli individui sperimentano con maggior angoscia la condizione esistenziale della precarietà. Precari sono il lavoro, l’educazione, l’informazione, e con essi l’Ego che il mondo occidentale fomenta nel suo narcisismo disgregante.

Da ciò si capisce l’importanza e l’urgenza di fornire dei modelli. L’imitazione è infatti la prima fonte di apprendimento nonché sorgente di comportamenti, il che implica la centralità della nozione di “esempio”. Il valore pedagogico dell’esempio risiede nel suo essere un’esperienza vissuta. In questo senso, esso risulta più completo rispetto a qualsiasi approccio puramente razionale poiché stimola più sistemi cognitivi nel soggetto. E gli esempi validi non mancano, anzi. Una delle più grandi sfide culturali contemporanee è proprio quella di metterli in risalto affinché non vengano occultati dalle mode del momento.

Ecco perché il Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro (PR) merita un’attenzione particolare. Nato dall’idea di un maestro elementare che desiderava omaggiare i lavoratori della campagna, si è evoluto nel corso di cinquant’anni diventando un luogo d’insegnamento per i bambini, sino a configurarsi come uno dei più importanti musei etnografici della civiltà contadina. Qui Guatelli ha raccolto 60000 oggetti di un’epoca in cui la vita quotidiana trascorreva tra impegno costante e grandi fatiche. Triboli, bigonci, setacci, aratri, trapani, torni, pestarole hanno perso la fatica e guadagnato la bellezza, come dicono le guide. Perché il maestro non si è limitato a raccogliere gli oggetti, ma li ha appesi al muro per dare vita a composizioni artistiche uniche nel loro genere. Design spontaneo, lo chiamano, ovvero arte creata con cose umili, ferri vecchi che oggi butteremmo senza pensarci due volte. Ma è proprio qui che si esprime tutta la potenza pedagogica del Museo.

Innanzitutto gli oggetti non sono semplici oggetti, ma cose. Come tali, portano con sé una storia e una testimonianza. Le cose conservano una memoria a cui le guide danno voce, ci dicono da dove veniamo, senza nostalgia, fissando un tratto della nostra identità comune, un caposaldo dove sentirci in qualche modo fratelli. Così facendo il visitatore si trova presto immerso nella dimensione del racconto e dell’immaginazione, ovvero la dimensione di una possibilità che è stata altro rispetto a noi, diversa.

Ma le cose all’interno del Museo non si limitano a parlare. A volte gridano. Passando per le varie stanze sembra quasi di sentire lo sgomento del ferro di fronte agli sprechi perpetrati dalla civiltà odierna. Di ferro infatti è la lama della falce che, troppo usurata per poter tagliare il grano, è stata riconvertita in coltello. Di ferro è il filo con cui si aggiustava tutto, dalle sessole ai testi con cui si cuoceva il pane. Di ferro sono i chiodi che tengono salda la suola di uno scarpone consumato. E sempre di ferro sono le gabbiette di protezione per i fiaschi che i contadini si portavano nel campo durante le lunghe giornate di lavoro. Il vetro costava caro: romperlo era un lusso che non ci si poteva permettere. Ma gridano pure i pantaloni da lavoro rattoppati all’infinito e le scarpette con la “rimonta”, quest’ultima applicata affinché si adattassero alla crescita del ragazzo. Chiedete a loro cosa sono l’obsolescenza programmata e l’usa e getta: risponderanno che si tratta non di parole, ma di peccati.

A casa Guatelli c’era spazio per chi aveva una storia da raccontare e qualcosa da insegnare. Il sapere era ricerca condivisa, magari davanti a un bicchiere di vino e una fetta di salame gentilmente offerti dai padroni di casa. Non che fossero ricchi, tutt’altro. Erano solo ospitali, altro concetto che i tempi moderni stanno erodendo. Nel loro tanto umile quanto bellissimo casale sono passati molti intellettuali di Parma, tra cui Attilio Bertolucci, Cusatelli, Petrolini, Tassi, Viola. Tanti sono stati gli amici che hanno aiutato Ettore a raccogliere e scaffalare le cose. Il Museo, prima che si rendesse conto di essere tale, è stato luogo di aggregazione. Un piccolo faro sul territorio. 

Cosa ci lascia dunque l’opera del Maestro, se non un esempio di estrema attualità? Un modello pieno di sfaccettature, di suggestioni, di argomenti. Perché dovrebbe essere ormai chiaro che il Museo non è solo etnografia, o solo arte. Esso è anche vita, formazione, etica e politica. È l’eredità di scelte sulle quali possiamo riflettere per rielaborare il nostro sapere attuale e formulare nuove ipotesi d’azione.

Non per tornare indietro, sia chiaro. La miseria è stata certamente una forte motivazione per adottare pratiche come il riuso, ma non è detto che debba esserne condizione necessaria. La cura dell’ambiente può passare attraverso un’educazione mirata che porti l’individuo a sviluppare un attaccamento profondo verso le entità non umane.

In una parola, amore, giacché per definizione non si può danneggiare ciò che si ama davvero. Allo stesso modo non dobbiamo pensare che i giovani siano destinati a una vita di individualismo e disinteresse, quasi fossero monadi isolate nel loro benessere. Gli esempi servono soprattutto per loro, affinché sedimentino qualcosa anziché attendere con ansia la prossima distrazione mediatica. 

Attingere dal passato significa dunque recuperare le pratiche che hanno funzionato, metterle sotto esame ed eventualmente rinnovarle alla luce del sapere accumulato. Non per restaurare le vecchie condizioni, ripetiamo, ma per avere una possibilità di andare avanti.

Vi invitiamo assolutamente a fare una visita a questo museo inno della Restanza parmense! 🙂

IT.A.CÀ Blog 
Giuseppe Turchi
Associazione degli Amici di Ettore e del Museo

    

La ‘Restanza Urbana’ | Intervista a Francesca Giglione (IT.A.CÀ Trieste e Gorizia)

Un nuovo esordio per il Festival IT.A.CÀ: il 6 e 7 settembre, infatti, l’unico Festival in Italia sul turismo responsabile e sostenibile debutterà in Friuli Venezia Giulia, dividendo i suoi eventi tra Trieste e Gorizia.

Organizzata da La Collina Cooperativa Sociale, la nuova tappa del Festival ci racconterà la realtà del suo territorio e il suo modo di concepire la Restanza, attraverso le sue buone pratiche di inclusione, di promozione della cittadinanza attiva e di accoglienza. Le identità di Trieste e Gorizia, in particolare, sono fortemente legate a quella che fu definita ‘Rivoluzione Basagliana‘: portata avanti dallo psichiatra Franco Basaglia alla fine degli anni ’80, essa cambiò definitivamente il modo di concepire gli istituti di sanità mentale in Italia e nel mondo, attraverso un approccio più umano e inclusivo nei confronti di chi soffre di malattie mentali.

Francesca Giglione

A parlarci di come la rivoluzione Basagliana attraverserà le attività del Festival e di cosa vedremo in questa due giorni in FVG è Francesca Giglione, coordinatrice della tappa di Trieste e Gorizia, collaboratrice per La Collina e Radio Fragola e studentessa in Diplomazia e Cooperazione Internazionale all’Università degli studi di Trieste.

Quando mi sono imbattuta ne “La Collina” ho capito che questa cooperativa sociale poteva accogliere nel giusto modo questo Festival. La Collina agisce infatti quotidianamente nel rispetto del contesto e delle realtà con cui opera costruendo reti di relazione tali da rispondere ai bisogni della comunità offrendo opportunità di crescita economica sociale e culturale” ci dice Francesca, che risponde oggi alle nostre domande.

Dopo la cosiddetta ‘Rivoluzione Basagliana’ che cambiò per sempre il modo di concepire i servizi di sanità mentale, Gorizia diventa un’eccezione, un esempio in Italia e nel mondo. In cosa consistono gli itinerari basagliani che proponete per la vostra tappa del Festival?

Giorgio Liuzzi e Arturo Cannarozzo, membri dello staff che si occupa degli itinerari basagliani presso la Cooperativa La Collina, mi raccontano come a Trieste, e in parte anche a Gorizia, c’è stato un processo di “Restanza urbana”: un processo di rigenerazione urbana di quello che una volta era il manicomio, quindi luoghi dove le persone venivano dimenticate dalla città. In qualche modo, con il processo di deistituzionalizzazione, si è cercato di giocare sugli spazi per sviluppare una storia personale. Il Turismo qui è stato scelto come motore di integrazione e scambio di buone prassi per far conoscere quel che è avvenuto.

Il manicomio consisteva nel tentativo, da parte di un’istituzione totale, di annientarti come uomo e come individuo privandoti della libertà e identità personale. Qui Itinerari Basagliani vuole proprio affermare la Resistenza di queste persone, di Franco Basaglia e del suo staff, in una Rivoluzione che consiste proprio nel ridare libertà, dignità e nuova vita.

Franco Basaglia

Gorizia e Trieste sono le prime città del FVG ad abbracciare il concept del turismo responsabile. Quella del turismo responsabile può essere considerata un’altra rivoluzione per questo territorio e perché?

Il territorio del Friuli Venezia Giulia ha già un alto impatto turistico. Un esempio lampante può essere quello dello Slowtourism finanziato dal Programma europeo per la cooperazione transfrontaliera Italia-Slovenia, dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dai Fondi nazionali. Prendendo spunto dalle parole del Professor Moreno Zago (responsabile del gruppo di ricerca di Slowturism, docente di Sociologia del Turismo, Sociologia delle Relazioni Internazionali e Sociologia dei Confini all’Università di Trieste) descriviamo quella che è una nuova filosofia di viaggio realizzata grazie al turismo lento e di qualità: la valorizzazione e promozione di itinerari turistici slow tra l’Italia e la Slovenia.

Ilaria Bastiani, ciclo viaggiatrice e referente della Cooperativa La Collina per le aree dell’isontino, evidenzia anche il valore dello Slow Collio: un itinerario che attraversa zone famose per la produzione vinicola, tramite percorsi ciclo-pedonali promossi da un tipo di turismo responsabile e sostenibile. Nel goriziano i progetti di cooperazione transfrontalieri con la Slovenia, attivi grazie al GECT (Gruppo Europeo di Collaborazione Territoriale), ricoprono una buona parte degli investimenti economici. Per queste ragioni, parlare di rivoluzione dal punto di vista turistico sarebbe errato, poiché è una regione che attrae e vuole attrarre un determinato tipo di turismo.

Confrontando le diverse realtà attive sul territorio emerge come la rivoluzione nell’approcciarsi a questo festival consista in una nuova apertura e riscoperta di noi. Qui capita di vivere il turismo quasi in forma individuale: IT.A.CÀ diventa quindi per noi occasione dove sedersi tutti intorno ad uno stesso tavolo, accomunati dagli stessi valori, riproponendosi in una nuova dimensione nazionale.

Edificio nel Parco San Giovanni a Trieste

Quali necessità del territorio e della sua comunità hanno spinto a creare una tappa del Festival proprio qui e quali benefici sociali ed economici può portare la promozione di un turismo responsabile e sostenibile sul territorio?

Per rispondere a questa domanda ho deciso di incontrare Perazza Franco, ex direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Gorizia e componente dell’Assemblea del GECT.

Franco evidenzia come, una volta venuti a conoscenza di quello che è questo festival, è parso subito interessante parteciparvi, soprattutto per una città e una regione che è sostanzialmente immobile. Gorizia in modo particolare è una città vecchia che ha difficoltà ad immaginarsi un futuro. Fortunatamente, ci sono molti giovani che hanno una spiccata sensibilità per diversi aspetti sociali e ambientali. A questo punto, il festival qui risulta essenziale e di grande valore.

Tutta la regione è una regione di confine. Un tema, quello del confine e del rapporto con gli altri, che determina la sua identità. L’esperienza del GECT mette in forte contatto la popolazione italiana con quella slovena. Un festival che si ispira a questi valori, di vicinanza all’altro, ci è parso subito molto importante, ancor di più se legato a quella che è l’unicità e particolarità della storia basagliana nei due parchi (Parco San Giovanni a Trieste e Parco Basaglia a Gorizia).

I benefici sono sicuramente legati alla possibilità di sviluppare un tipo di cultura e allo stesso tempo favorire una conoscenza del territorio che per alcuni aspetti è sconosciuto perché periferico. La voglia è quella di restituire interesse e potenziale al territorio, smuovendo la comunità (soprattutto goriziana) e facendo l’uscita da questa condizione depressiva di quasi rassegnata decadenza che vive, grazie ad un tipo di turismo niente affatto scontato e portatore di valori con benefici per chi viene ma anche per chi accoglie. Cerchiamo di far emergere una solidarietà politica e sociale diffusa, poiché si tende ancora a polarizzare la regione, con grosse competizioni che creano conflitti.

Il festival qui permettere di valorizzare ogni storia senza sminuirne un’altra. La parola Restanza ci era apparentemente sconosciuta ma, soffermandoci sull’intrinseco significato che essa racchiude, ci rendiamo conto di come forse non saremo abituati a parlarne, ma certamente a viverla! La leggiamo un po’ come la parola chiave o simbolo della rivoluzione che questo territorio ha vissuto e vive: IT.A.CÀ non è ancora arrivata qui ma ci sta già insegnando qualcosa di noi.

Ingresso di Parco Basaglia, Gorizia

Anche in Friuli Venezia Giulia si sta verificando lo spopolamento delle zone montane. Che tipo di “restanza” è possibile proporre per incentivare le comunità montanare a reinvestire sul proprio territorio e su sé stessi?

Per capire quali siano le migliori tipologie di Restanza decido di incontrare Margherita Bono, sociologa di formazione ora coordinatrice del progetto di salute e sviluppo di comunità che agisce nelle micro-aree, sintetizzabile come “Territori in Azione”.

Margherita ci racconta come tutta l’area triestina sia in spopolamento. In dieci anni la popolazione nelle aree urbane è diminuita drasticamente; vero è che la situazione nelle città è differente rispetto a quella montana. L’esperienza di Margherita ci permette di avere un quadro generale in grado di descrivere le situazioni di fragilità. Quel che permette di riattivare le risorse, e creare Restanza tramite il rinnovamento e la crescita, è una presenza dedicata.

Serve qualcuno, anche da parte delle istituzioni, che sia presente nel territorio. Una figura, non per forza singola ma anche un gruppo, che dia una presenza continuativa, tessendo relazioni e nuovi punti di vista. Se giocata in maniera aperta, può davvero aiutare ad essere un incubatore di progetti e possibilità da svilupparsi poi nel sistema. Un sistema che magari non dà risposte nell’immediato alle esigenze, ma che dà fiducia e che innesca nei soggetti l’idea che qualcosa si può fare.

Parco San Giovanni, Trieste

Altrettando valide, ed essenziali, sono le parole del professor Giovanni Carrosio: membro del gruppo di supporto alla Strategia Nazionale per le Aree Interne e membro della Società Europea di Sociologia Rurale.

Giovanni porta una riflessione circa la popolazione giovane residuale: in molti comuni, più del 40% della popolazione ha più di 65 anni. Quindi, prima ancora che di Restanza, sarebbe corretto parlare di “Riabitare”. Negli ultimi 4 anni, tramite il lavoro svolto con Strategia Nazionale per le Aree Interne, sono state selezionate 72 aree in tutta Italia dove le comunità marginali non sono state indicate dai classici indicatori di natura economica, bensì in base alle capacità dei cittadini, ovvero se e come i cittadini sono in grado di accedere ai diritti di cittadinanza.

Le aree sono state mappate tramite la distanza che i cittadini devono percorrere per raggiungere il primo ospedale che abbia un punto nascita, il primo comune con offerte di scuole secondarie superiore e il primo comune con una stazione ferroviaria. Quindi la mancanza di sviluppo è stata valutata con un nuovo modello: quello dove manca la capacità di esercitare appieno i diritti di cittadinanza.

Una strategia per far restare le persone sul territorio consiste nell’investire sui servizi alle persone con una logica molto simile a quella delle micro-aree: costruire politiche rivolte ai luoghi e mappare i fabbisogni di comunità che emergono in questi luoghi dando risposte territorializzate (cosa ancora molto difficile). Alcuni esempi già realizzati sono gli asili nel bosco, l’ostetrica di comunità e simili.

Dunque, cosa serve per fare Restanza?

Per fare Restanza dev’esserci un livello essenziale di cittadinanza, quindi di servizi minimi garantiti indipendentemente da dove si vive (che ci ricorda essere un po’ quello che afferma l’articolo 3 della nostra Costituzione, dove tutti devono avere diritti sostanziali indipendentemente dal reddito o etnia, ma a cui aggiungiamo che questo avvenga anche indipendentemente dal luogo in cui abiti, poiché questo influisce sull’accessibilità).

In ultimo un’importante riflessione: dobbiamo fare qualcosa perché le persone restino lì o dobbiamo fare qualcosa perché le persone decidano in piena libertà e autonomia dove andare a vivere?
Un tipo di Restanza potrebbe essere quella di vedere questi territori come spazi liberi quindi come laboratori di nuovi modelli di sviluppo.

 

Blog IT.A.CÀ
Giovanni Nolè

Wake Up Camp: il primo campeggio ecosostenibile in Abruzzo | Intervista a Giorgio Giannella

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici,

Giorgio Giannella

oggi nel nostro blog vi portiamo in Abruzzo, a conoscere una delle realtà che fanno parte della tappa di IT.A.CÀ Gran Sasso che si svolge dal 26 al 28 luglio 2019 [programma]. 

Abbiamo fatto due chiacchiere con Giorgio Giannella di Arci Teramo, presidente della coop di comunità che gestirà il progetto “Wake Up Camp” che vedrà l’apertura del primo campeggio in Abruzzo a impatto zero. 

Se poi vorrete incontrare gli mici di Wake Up Camp in prima persona vi invitiamo a partecipare all’incontro pubblico “Partire, tornare, restare. Risorse, metodi e strumenti per lo sviluppo locale dell’Italia dell’abbandono”nella giornata di venerdì 26 luglio presso il Centro Visite della Riserva Naturale Fiume Fiumetto alle h9.30 (Teramo). 

Wake Up Camp è il primo campeggio ecosostenibile in Abruzzo, come è nato il progetto? 

L’Abruzzo subisce un processo di estrema polarizzazione territoriale aggravato dalle calamità naturali, nel 2009 solo 5 dei suoi 19 sistemi economici locali hanno registrato una crescita demografica (e nel 2015 la provincia di Teramo ha registrato per la prima volta nella storia recente un lieve calo demografico). La presenza di aree rurali e montuose, la dimensione relativamente ridotta degli agglomerati urbani, la mancanza di prospettive occupazionali sono altresì all’origine dell’emigrazione dei giovani della Regione.

I gravi avvenimenti, verificatisi nell’inverno del 2017, hanno manifestato l’esigenza di costruire, in particolar modo nell’entroterra abruzzese, una nuova cultura della montagna che possa garantire e favorire uno sviluppo eco-sostenibile nella regione verde d’Europa.

IT.A.CÀ Gran Sasso I edizione 2018

Gli indici degli andamenti economici dimostrano come una così eterogenea proposta turistica sia poco sfruttata e di fatto favorisca solo i territori della costa a scapito dell’entroterra e nel teramano nello specifico del massiccio del Gran Sasso. Il risultato restituisce una regione di montagna governata economicamente dalla ricezione turistica costiera ed un entroterra privo di servizi turistici che lo rendono pericoloso d’inverno quanto d’estate.

Invertire il processo decisionale e sopratutto di partecipazione, tramite il coinvolgimento dell’intera comunità, per garantire la tutela ed il rilancio di una delle prime riserve regionali puntando e riscoprendo tale valore tramite la proposta di un turismo responsabile ed eco-sostenibile è il punto di forza dell’intera proposta progettuale.

Il campeggio è un modo di sostare nei luoghi che ha un basso impatto sul territorio. Attraverso quali accorgimenti il campeggio riesce avere un impatto zero?

Il Wake Up Camp è realizzato mediante tipologie di tende speciali, che garantiscono una bassa antropizzazione riducendo al minimo l’impatto ambientale, mantenendo la massima flessibilità nei volumi e comunque standard alti di accoglienza in un regime di totale autosufficienza energetica.

La tipologia è composta da tende letto ancorate tra le chiome degli alberi, sospese dal suolo ad altezze variabili.

Queste infrastrutture sono in parte acquistate in Europa ed in parte vengono progettate e istallate dalla giovanissima società locale Eldarlab.

Inoltre il recupero del Centro Visite della Riserva prevede la creazione e l’istallazione di un impianto solare termico per le docce e fotovoltaico per l’alimentazione della reception per la prima colazione oltre a tutte le piazzole tende, candidando il “Wake Up Camp” tra i Glamcamping Europei.

Con voi la tenda sembra essersi tramutata in un nuovo simbolo, quello della “restanza”, di chi sceglie di restare per dare nuova vita al territorio. Quanto è importante per voi che la comunità rimanga nel territorio e se ne riappropri, per lo sviluppo locale?

Le tende sono state un simbolo del terremoto dell’Aquila del 2009 dal quale il nostro territorio a fatica cerca di uscire dopo il ripetersi degli eventi sismici nel 2016/2017. La tenda ha rappresentato la precarietà l’incertezza di individui smarriti costretti a cambiare vita e abitudini, ecco le ragioni per la quali vogliamo che diventi un simbolo di sviluppo e di promozione di un turismo responsabile.

Ancora più importante è lo strumento che abbiamo costituito per la gestione della Riserva, la Cooperativa di Comunità che inverte le funzioni e la partecipazione dell’intera cittadinanza ed è una assoluta innovazione sociale.

Una sfida nella sfida dove i protagonisti sono i cittadini per ricostituire su basi nuove il senso di Comunità attraverso la produzione di beni e servizi di interesse generale e per promuovere processi di sviluppo economico e sociale “dal basso”, orientati al soddisfacimento dei bisogni fondamentali e al miglioramento delle condizioni economiche e della qualità della vita per la popolazione locale. La Cooperativa di Comunità denominata – Riscatto – racchiude in modo efficiente la forza di un territorio che ha radici profonde.

Il festival di IT.A.CÀ fa tappa al Gran Sasso tra il 26 e il 28 luglio. Cosa vi aspettate dal festival? quanto è importante per voi promuovere il turismo responsabile nel rispetto dell’ambiente e delle comunità locali?

È la prima volta che partecipiamo in modo attivo a questa esperienza e siamo onorati di ospitare la prima iniziativa di questa edizione del Festival.

Un appuntamento quello abruzzese che assume un ulteriore portata culturale essendo dedicato a Arshad Alì un migrante che nella precedente edizione contribui al ripristino del verde negli spazi comuni della Riserva.

Il senso di una Comunità si esprime anche nella capacità di accoglienza e quindi di integrazione sociale che oggi più che mai coinvolge anche i territori dell’entroterra. Questo il Festival, attraverso l’incessante lavoro del Centro di Accoglienza Straordinaria Radici Culturali, ha già prodotto un risultato importante: la rete locale che anima, ospita e organizza gli eventi in modo organico costruendo un calendario ricco di stimoli non solo per gli ospiti ma anche per i locali.

Ringraziamo Giorgio per averci raccontato questo bellissimo progetto di ospitalità che consigliamo vivamente di usufruirne quando andrete a fare camminate nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, intanto non perdetevi il programma del nostro festival in questi luoghi [link] 

Buone camminate e buon viaggio 🙂

Blog IT.A.CÀ
Marta Zaramella 

Take it Slow: Viaggia Lento, Raccontalo e Riparti | Il Premio di Ecobnb e IT.A.CÀ festival del Turismo Responsabile

Carissimi amici viaggiatori e amiche viaggiatrici

sapevate che il 2019 è l’anno del turismo lento?

Ne abbiamo parlato molte volte, ma vogliamo fare di più. Raccontarlo dal vostro punto di vista, condividendo le vostre idee e le vostre esperienze di viaggio lento. Ecobnb, la community del viaggio sostenibile, insieme a IT.A.CÀ festival del turismo responsabile, lancia il premio “Take it slow: Viaggia lento, Raccontalo e Riparti”.

Foto di Noemi Usai

CHI?
Proprio tu.

QUANDO?
Hai tempo fino al 31 agosto 2019.

DOVE?
Ovunque tu vada.

COSA?
Raccontaci la tua esperienza di viaggio slow: a piedi, in bicicletta, a cavallo, in treno o in barca a vela… Qualsiasi modo ti faccia riscoprire la meraviglia del viaggiare lentamente, assaporando ogni profumo, connettendoti profondamente con ogni persona che incontri e la sua cultura, trovando l’armonia con l’ambiente che ti circonda e ti ospita. Puoi anche raccontare un viaggio lento nella tua terra, quella in cui hai deciso di restare, o di ri-tornare ad abitare per renderli luoghi migliori.

Sulla scia del tema del festival IT.A.CÀ 2019, vogliamo infatti raccogliere anche racconti di “restanza”. Viaggi lenti tra le storie di chi ha deciso di rimanere o di tornare nei luoghi in cui è nato, nonostante le difficoltà o i disastri causati da calamità, trovando il coraggio di creare nuove opportunità per sé stessi e per gli altri. 

COME? 
Scrivi un Racconto inedito, accompagnato da alcune foto, oppure realizza un video inedito che descriva la tua esperienza di restanza (leggere in maniera dettagliata il concetto di restanza che trovate a questo link per non uscire dal tema)

PERCHÈ?
Perché vogliamo valorizzare i luoghi non battuti dal turismo di massa e vogliamo promuovere la loro ricchezza unica, di qualsiasi tipo: paesaggi, tradizioni, storia, prodotti tipici… E il modo migliore per farlo è attraverso gli occhi di chi ne fa esperienza profonda e diretta.

 

Foto di Gianluca Maini

CHE COSA SI VINCE?
Il video e il racconto migliori (selezionati da una giuria di esperti composta dal festival IT.A.CÀ e da Ecobnb) vinceranno un soggiorno green di una notte per due persone con prima colazione a base di prodotti biologici o locali, a scelta tra centinaia di Ecobnb in Italia

Un terzo premio sperciale verrà assegnato alla migliore opera che affronta il tema della restanza.

CARATTERISTICHE DELLE OPERE 
L’opera deve essere inedita, mai pubblicata

  • Scritto: in formato docx + Foto: in formato JPG, dimensione minima di 870 pixls di larghezza
  • Video: deve avere la durata massima di 5 minuti

COME PARTECIPARE?
Invia la domanda di partecipazione che trovi a questo link compilata e firmata, insieme alla tua opera inedita (racconto scritto con foto / video) entro il 31 agosto 2019:

A questo link trovi il regolamento completo del contest. Hai dubbi o domande? Scrivici a contest@ecobnb.com

Ho attraversato i continenti per vedere il più alto dei mondi
Ho speso una fortuna per navigare sui sette mari
E non avevo avuto il tempo di notare
A due passi dalla porta di casa
Una goccia di rugiada su un filo d’erba. “[R. Tagore]

Lasciamoci ispirare da ciò che c’è vicino a noi, prima di andare dall’altra parte del mondo. Allora che aspetti? Segui questa pagina del blog, prepara la valigia, la video camera o carta e penna e… Take it slow: Viaggia lento, Raccontalo e Riparti!

Scarica e Leggi il regolamento completo del Premio

Buona fortuna e buon viaggio slow!

Blog IT.A.CÀ 
Responsabile comunicazione IT.A.CÀ
Sonia Bregoli

RESTANZA | Tema del festival IT.A.CÀ 2019

VERSO IT.A.CÀ 2019

Dopo questa emozionante edizione del 2018 appena conclusasi, siamo pronti per la nuova edizione: la XI° per quando riguarda la fondazione del festival nella città di Bologna! 

I coordinatori della rete nazionale festival IT.A.CÀ a Montefredente – Appennino bolognese, 2018

Per questa edizione sentiamo il bisogno di approfondire il tema della Restanza intesa non come inerzia e passiva rassegnazione, ma come scelta di vita consapevole, presidio attivo del territorio, prendersi cura dei luoghi come beni comuni. Un tema che svilupperemo in tutte le tappe che il festival toccherà: dal sud al nord d’Italia.

Tappa del festival in Monferrato – 2017

La restanza può essere il tratto comune di una rete di cittadini che non solo promuove un diverso concetto di sviluppo turistico, non accettando la realtà passivamente, ma mette in atto progetti collaborativi che producono discontinuità anche su un piano politico e culturale più vasto. Da questo punto di vista, IT.A.CÀ si presenta come un grande laboratorio in cui ha luogo una sperimentazione a più voci su come procedere verso uno sviluppo sostenibile.

Un esperimento di democrazia partecipativa, o meglio progettuale, dove non solo si discute di cosa fare, ma si fa anche ciò di cui si è discusso, in un’ottica di ricerca-azione circolare.

Quando gli attori locali decidono di non abbandonare il loro territorio e di attivare dei processi di collaborazione e di resistenza per mantenerlo in vita, la restanza diventa un impegno politico e sociale, e non solo economico, per un cambiamento che parte proprio dalla comunità locale, dalle sue tradizioni e risorse, per uno sviluppo innovativo e sostenibile. Restanza, dunque, come nuova modalità di riscoperta e convivialità sul territorio, di agire responsabile che stimola utopie quotidiane collettive.

Tappa del festival sui Monti Sibillini – 2018

Impegno per un cambiamento che parte dalla comunità locale, dalle sue tradizioni e risorse, per uno sviluppo innovativo e sostenibile come nuova modalità di riscoperta e convivialità, di agire responsabile che stimola utopie quotidiane collettive. Atto di rinascita e rigenerazione nel cambiamento e condivisione dei luoghi che diventano i siti dove compiere, con gli altri, con i rimasti, con chi torna, con chi arriva, piccole utopie quotidiane di cambiamento.

Una comunità possibile e auspicabile là dove esisteva quella vecchia; una nuova comunità riorganizzata e inventata tenendo conto di fughe, abbandoni, ritorni e anche di mutate forme di produzione e rapporti sociali. Un incontro, di convivialità, dell’esserci. Una scelta consapevole ed etica, che non può diventare mai chiusura o territorio per artificiosi contrasti tra chi è partito e rimasto, tra chi è rimasto e chi oggi arriva o ritorna.

Restanza come potenziamento del senso del viaggiare, approdo per quanti arrivano o ritornano: viaggiare e restare, viaggiare e tornare sono pratiche inseparabili che trovano senso l’una nell’altra in una continua dialettica che parla di integrazione, d’incontro, di vite separate e di riconciliazione. Intesa anche come forma di incontro tra il passato e il presente, tra vecchie e nuove generazioni, ma anche tra universi culturali diversi che contribuiscono alla vivacità del luogo.

Tappa IT.A.CÀ Bologna 2018 | Foto di Noemi Usai 

La parola Restanza è un concetto che ha sviluppato l’antropologo Vito Teti nel suo libro, pubblicato nel 2014, Pietre di pane. Un’antropologia del restare e di cui riportiamo qui di seguito il suo pensiero:

Vito Teti – Antropologo ed etnologo

“Restare non è un fatto di pigrizia, di debolezza: dev’essere considerato un fatto di coraggio. Una volta c’era il sacrificio dell’emigrante e adesso c’è il sacrificio di chi resta. Una novità rispetto al passato, perché una volta si partiva per necessità ma c’era anche una tendenza a fuggire da un ambiente considerato ostile, chiuso, senza opportunità. Oggi i giovani sentono che possano esserci opportunità nuove, altri modelli e stili di vita, e che questi luoghi possono essere vivibili. E’ finito il mito dell’altrove come paradiso.

L’etica della restanza è vista anche come una scommessa, una disponibilità a mettersi in gioco e ad accogliere chi viene da fuori. Noi adesso viviamo in maniera rovesciata la situazione dei nostri padri e dei nostri nonni. Un tempo partivamo noi, oggi siamo noi che dobbiamo accogliere.

Etica della restanza si misura con l’arrivo degli altri, con la messa in custodia del proprio luogo di appartenenza, con la necessità di avere riguardo, di avere una nuova attenzione, una particolare sensibilità, per i nostri luoghi.
 A volte facciamo l’elogio dei luoghi e poi li deturpiamo: quindi quest’etica del restare comporta anche una coerenza tra la scelta di rimanere e quella di dare, concretamente, un senso nuovo ai luoghi, preservandoli e restituendoli a una nuova vita…”  Vito Teti

Qui potete trovare alcuni link per approfondire il tema > Tema 2019.
Non resta che augurarvi buon viaggio e che sia sempre responsabile e sostenibile 🙂

Blog IT.A.CÀ
Responsabile comunicazione festival
Sonia Bregoli

 

 

Vuoi scoprire la Val di Zena in due giorni durante la tappa del festival IT.A.CÀ? Ecco come fare…

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

siete nel posto giusto per scoprire la Val di Zena dall’8 al 9 giugno all’interno della nostra XI edizione di IT.A.CÀ Bologna puoi scegliere di visitare i luoghi in autonomia, oppure scegliere di acquistare il pacchetto che comprende le singole giornate dell’8 giugno o del 9 giugno o quello che comprende entrambi i giorni, beneficiando dei prezzi agevolati riservati al Festival.

Iscriviti compilando il form > COMPILA IL FORM ONLINE
Contatto tel 051 92 97 66 | 329 19 49 532 
Scirivi a: info@montebibele.eu

È possibile anche, nello stesso modo, prenotare una navetta gratuita che partirà da Bologna centro seguendo il festival per una o due giornate.

Le quote comprendono TUTTE le attività della giornata, per cui potrai scegliere come vivere la Val di Zena in base alle tue attitudini ed interessi, oppure decidere di non rinunciare a niente e di partecipare ad ogni itinerario! A te la scelta!

I pacchetti permettono un notevole risparmio rispetto al pagamento delle attività singole e comprendono: la trasferta in navetta, i biglietti di ingresso ai musei e le visite guidate, gli itinerari, le visite alle grotte, etc. Ad ogni modo, troverai tutte le specifiche in ogni pacchetto, qui sotto in questo stesso modulo di iscrizione.

Le quote NON comprendono invece: noleggio biciclette, pranzo, cena e pernottamento (su prenotazione), MA SOLO PER IT.A.CÀ questi servizi saranno offerti a prezzi convenzionati!

PACCHETTO SABATO 8 GIUGNO
Cosa comprende
-Trasferta in navetta a/r;
– h 10.00 Visita guidata speleologica alla Grotta del Farneto;
– h 12.00 dal Botteghino Zocca alla Festa di Gorgognano in MTB andata e ritorno;
– h 12.00 Gorgognano resta!
– h 16.30 Visita al Museo dei Botroidi dedicata a Luigi Fantini;
– h 18.00 Il gusto della restanza tra le stelle + 21.45 Osservazione del cielo con puntatore laser;
– h 18.00 La Via del Fantini: Da Monte delle Formiche a Monte Bibele a piedi.Costo: 18 euro adulti e 12 euro bambini (19 euro adulti e 13 euro bambini per chi paga con paypal)  

 
PACCHETTO DOMENICA 9 GIUGNO
Cosa comprende
-Trasferta in navetta a/r;
– h 9.00 Il viaggio interiore: yoga e luoghi dell’anima;
– h 9.30 Tutti in bici in Val di Zena: itinerario ciclabile accessibile;
– h 14.30 Il tempo da toccare;
– h 16.30 Viaggio nella Preistoria;
Un’iniziativa a scelta tra
– h 18.00 Tour della vita sulla Terra;
– h 21.15 Sauronotte.Costo: 28 euro adulti e 18 euro bambini (30 adulti e 19 euro bambini per chi paga con paypal) 
 
PACCHETTO WEEKAND  8 -9 GIUGNO
Cosa comprende
Sabato 8 giugno
-Trasferta in navetta a/r;
– h 10.00 Visita guidata speleologica alla Grotta del Farneto;
– h 12.00 dal Botteghino Zocca alla Festa di Gorgognano in MTB andata e ritorno;
– h 12.00 Gorgognano resta!
– h 16.30 Visita al Museo dei Botroidi dedicata a Luigi Fantini;
– h 18.00 Il gusto della restanza tra le stelle + 21.45 Osservazione del cielo con puntatore laser;
– h 18.00 La Via del Fantini: Da Monte delle Formiche a Monte Bibele a piedi.  
 
Domenica 9 giugno
-Trasferta in navetta a/r;
– h 9.00 Il viaggio interiore: yoga e luoghi dell’anima;
– h 9.30 Tutti in bici in Val di Zena: itinerario ciclabile accessibile;
– h 14.30 Il tempo da toccare;
– h 16.30 Viaggio nella Preistoria;Un’iniziativa a scelta tra – h 18.00 Tour della vita sulla Terra;
– h 21.15 Sauronotte.Costo: 38 euro adulti e 26 euro bambini (40 euro adulto e 28 euro bambini per chi paga con paypal).

MODELLO DI PAGAMENTO

PAY PAL: https://www.paypal.me/arcamontebibele

BONIFICO BANCARIO intestato a:
Arc.a Monte Bibele, banca BPER, agenzia 9 
Iban: IT17P0538702409000003065322
specificando i giorni o il giorno in cui si vuole prenotare.

Museo dei Botroidi

ORARI APERTURA STRAORDINARIA MUSEI E PARCHI:
Museo Donini 8/9 Giugno 9.00-13.00 – 15.00 18.00
Parco dei Gessi 8 Giugno 9.00-13.00 – 15.00-18.00
Museo Luigi Fantini di Monterenzio 8/9 Giugno 10.00-18.00
Museo Botroidi 8/9 Giugno 9.00-18.00
Dinosauri in carne e ossa Il Parco 8/9 Giugno 10.00-19.00