Walk&Work: Va’ Sentiero arriva a Castiglione dei Pepoli (Bo) | Sabato 9/11

Restanza, Ritornanza e Integrazione nell’Appennino Parmense | Intervista a Maria Molinari

Cari viaggiatori e viaggiatrici 

oggi nel nostro blog ci trasferiamo sull’Appennino parmense in attesa della tappa di IT.A.CÀ Parma che si terrà dal 4 al 6 ottobre 2019 (link programma) e intervistiamo per voi Maria Molinari – Guida Ambientale Escursionistica che vive a Berceto, un paese di montagna di circa duemila abitanti che è situato nell’Appennino Parmense.

Maria Molinari

Ha studiato Antropologia Culturale all’Università di Bologna e dopo alcune esperienze di cooperazione internazionale ha intrapreso una strada professionale incentrata sul tema dell’inclusione dei migranti. Oggi progetta e coordina progetti a sfondo culturale nelle Valli Taro e Ceno e cerca di mettere a servizio le sue esperienze professionali per lo sviluppo del territorio convinta, come lei stessa dichiara, “che aprirsi al cambiamento sia l’unica via possibile”.

In vista della tappa parmense del Festival IT.A.CÀ – il cui tema quest’anno è quello della “Restanza” – abbiamo chiesto a Maria di raccontarci dei suoi progetti passati e futuri e del rilancio sostenibile delle terre appenniniche. 

Parlaci della “tua” Berceto: come mai una ragazza giovane come te, che ha svolto esperienze internazionali in varie parti del mondo, ha deciso di tornare a vivere in un comune di montagna di duemila abitanti? Sei per caso un esempio di “ritornanza”?

Ho sempre vissuto a Berceto e, per necessità di cose, come tutti qui in montagna, ho dovuto spostarmi dall’età di 13 anni. Si viaggia per raggiungere le scuole superiori, le università e il lavoro. 

Dopo anni di lavoro a Parma, in cui tornavo a casa sempre nel week end, ho deciso di ritornare stabilmente a Berceto a vivere e lavorare. Per noi lo spostamento è naturale. Poi negli ultimi anni ho deciso di convogliare le energie nello sviluppo del mio territorio, e mi sono anche resa conto che per riuscirci è necessario il continuo colloquio montagna – città: la montagna ha bisogno della città così come (e sono convinta che lo sarà sempre di più), la città ha sempre più bisogno di montagna che, non dimentichiamolo, in Italia costituisce la sua spina dorsale, geografica e culturale.

Nel corso dei tuoi studi e nelle tue esperienze professionali hai scritto e approfondito il problema dello spopolamento dei territori montani. Cosa significa per te il termine “restanza” e com’è l’andamento demografico degli ultimi anni nei territori da te studiati? Indipendentemente dal numero di residenti ritieni che sia cambiato il modo di vivere nelle comunità?

È profondamente cambiato il modo di vivere. Non sto a dilungarmi sui numeri: basta aprire internet e vedere le linee della popolazione appenninica che direzione seguono. Il modo di viverlo, l’Appennino, è completamente differente rispetto ai primi anni del secolo scorso in cui io non ero presente, ma ho avuto la fortuna di intrecciare i racconti di chi c’è stato e di provare a capire. 

Berceto

È differente il modo di concepire il luogo in cui si vive oggi, non solo in montagna, ma in ogni angolo di mondo. Siamo da nessuna parte e ovunque, e questo non solo grazie alla nostra capacità di movimento, notevolmente aumentata, ma anche grazie alla comunicazione.

Vivere in paese, significa anche prendersi cura di quello spazio e lavorare affinché diventi bene o male simile a quello che ti sei immaginato nella tua testa. Significa farlo insieme a coloro che lo vivono con te.

“Restanza” non è un termine che mi entusiasmi particolarmente, benché vada quasi di moda. Mi rendo conto che sia un fenomeno nuovo quello del restare dopo decenni di partenze verso un altrove, ma io non mi sento di essere una persona che resta con fatica, come indica la parola, appunto, che riporta la “resistenza” nel restare.  

Abbiamo tutti bisogno di un angolo di mondo pulito e a contatto con chi ci ha dato vita, la vera terra. Lo abbiamo sempre avuto. Tutti abbiamo bisogno di rapporti puliti e semplici, di stare almeno un po’ in mezzo al verde, di prendersi cura di uno spazio e di viaggiare per poi tornare. Io sono capitata qui, e lavoro affinché questo possa diventare ancor di più un bell’angolo di mondo, come si suole fare di un luogo quando i tuoi piedi lo calpestano.

Progetti di accoglienza e integrazione dei migranti, sullo stile del “modello Riace”, possono essere una soluzione allo spopolamento dei territori? 

Ho lavorato 15 anni nel campo dell’accoglienza migranti (di cui metà in montagna) e posso dire che di passi ne sono stati fatti avanti tanti, ma anche tanti indietro, a livello nazionale. Il modello Riace non lo conosco a fondo e non penso si possa replicare un modello là dove abbiamo migliaia di micro contesti in Italia, con differenti storie e prospettive di sviluppo. Quello che è certo è che vi sono enormi difficoltà nell’accogliere in montagna, ma vi sono altresì enormi opportunità. 

La prima opportunità che mi viene in mente è la dimensione del piccolo e della conoscenza reciproca. Quello che va al di là dell’umanità quando parliamo del diverso inferocendoci, è sempre la distanza. Quando si è in un piccolo paese, la distanza è ridotta. La distanza tra le persone, se si vuole, si riduce in un attimo. Non vi sono numeri, ma persone; non vi sono volti indistinti, ma nomi. Questo non vale solo per coloro che vengono da fuori, ma vale per ciascuno di noi, ove ognuno, per forza di cose, diviene un personaggio. È più raro l’anonimato, e dunque più raramente si lancia il sasso colpendo qualcuno e nascondendo la mano, poiché da qualcun’altro si viene quasi sempre visti.

In merito alle difficoltà, purtroppo sono le stesse che hanno anche i suoi residenti di lungo termine. Sono le stesse che hanno i nuovi abitanti e sono le stesse che si continueranno ad avere se non si cambia rotta in termini di attenzione alle vie di sviluppo del paese. E se vogliamo ancora una volta parlare di numeri, per tornare a rispondere alla domanda, essi sono “già” una risposta allo spopolamento dei territori, ma la nostra miopia razzista non ce ne fa rendere conto universalmente.

Noi di IT.A.CÀ Parma intendiamo la “restanza” come una sorta di “resistenza”, riteniamo cioè importante far resistere le voci del passato e insegnare ad ascoltarle per scoprire cosa ancora hanno da dirci. Anche tu, durante le tue escursioni, dai molta importanza alla valorizzazione delle tradizioni orali e ti interessi alle leggende e ai miti che fanno da sfondo ad una cultura in trasformazione. Da cosa è nato questo interesse e perché lo ritieni importante?

Un territorio non è fatto solo di geografia e di rilievi. Non è fatto di mero panorama o aria buona. Ciò che compone un luogo è fatto soprattutto di pensieri che li hanno corsi e di segni che lasciano chi ci vive, o che hanno lasciato chi ci ha vissuto. Mi è parso naturale, quando ho cominciato a portare le persone a conoscere i luoghi, trasmettere ciò che “possiedo” di un posto, non ciò che non conosco direttamente. E lo faccio con naturalezza, anche se a volte ho la pretesa di prepararmi.

Inoltre, in paese stiamo lavorando alla Casa di Augusto, che è una vecchia casa, proprio come una di quelle che c’erano una volta in paese, con la stalla al piano terra e l’abitazione al piano superiore. Due stanze e una cucina, nient’altro, senza luce, ne acqua in casa. Senza bagno. Una casa poverissima. Bè, adesso quella casa è diventata museo vivente di comunità. Cosa significa? Significa un luogo dove raccogliere e mostrare memoria, dove testimoniare e produrre cultura dove tutta la comunità è chiamata a crearla e dove è la stessa comunità che, raccontandosi, produce memoria > link 

Come vedi il tuo paese tra venti anni? Che futuro prevedi per il nostro Appennino Parmense?

Al di là di quello che può accadere a livello climatico, ed io non ho le carte per ipotizzare nulla, posso solo allertarmi per la preoccupazione generale di una pianura in futura ebollizione, vedo persone stanche della congestione cittadina. Forse le vedo semplicemente poiché sono in continuo contatto con loro, ma le vedo in aumento. Salire le valli ed arrivare con un sacco di speranze, è un esperienza che stanno facendo in tanti. Tra vent’anni lo vedo così il nostro Appennino Parmense: una corsa alle case, oggi vuote, per una loro (si spera) ragionevole e contestualizzata ristrutturazione.

Non resta che invitarvi a fare una visita alla Casa di Augusto e partecipare alle tante attività presenti nella tappa del festival a Parma 🙂

IT.A.CÀ Blog 
Andrea Merusi 
Coordinatore tappa di Parma

 

“RACCONTAMI UN POSTO” | Con-corso di storytelling per parole e immagini

Quando interviste e ritratti fotografici si incontrano per conoscere l’altro attraverso le sue esperienze di viaggio responsabile e accessibile.

A cura di Alessandro Busi, Lorenzo Scaldaferro, Simona Zedda per COSPE Onlus

Posso accedere? è la domanda che molte persone si fanno e pongono quando devono recarsi in un luogo, ma Posso accedere? è anche la domanda che sottende all’incontro con l’altroposso accedere alla tua esperienza? Posso accedere al mondo dal tuo punto di vista?

Anche lo scrittore e il fotografo fanno la stessa domanda ai propri personaggi: si mettono nei loro panni per sentire quello che sentono loro, vedere quello che vedono, percepire quello che percepiscono. Ma come sente e vede il mondo una persona sorda, una persona con il passeggino, una persona cieca, un anziano? In linea con l’accessibilità universale cui vuole sensibilizzare il progetto Padova per tutti, la scrittura e la fotografia possono essere un’occasione utile per comprendere l’esperienza dell’accessibilità in un modo nuovo.

CORSO 

COSPE Onlus nell’ambito del progetto PADOVA per TUTTI, propone un corso inclusivo di 10 incontri della durata di 2 ore circa ciascuno, presso gli spazi del CSV (Centro Servizi Volontariato) di Padova.

In questo percorso, i partecipanti si metteranno in gioco con la scrittura breve, non finalizzata solo alla produzione di un testo letterario, ma con l’attenzione puntata alla costruzione di un’esperienza altra dalla propria. Per fare ciò, lo strumento privilegiato sarà quello dell’intervista come strumento di interazione.

Prendendo a modello ilprogettoHumans of New York di Brandon Stanton, ma anche di altri autori che hanno fatto della brevità il loro punto di forza, vedremo come sia possibile raccontare una storia in poche righe, come sia possibile intervistare senza essere invadenti, affinché ogni partecipante possa costruire un proprio set di domande utile a esplorare l’accessibilità e la disabilità nel proprio modo peculiare.

Gli incontri di fotografia prevedono una prima fase tecnica in cui si impareranno le basi della fotografia (ISO, Diaframmi e Tempi), della luce e della post produzione (il file raw, una post produzione semplice, naturale, spontanea, in linea con il progetto). Successivamente ci si confronterà sulla fotografia di ritratto vedendo alcuni importanti esempi e facendo poi degli esercizi pratici in classe. Si cercherà di trasmettere il senso intimo del ritratto, quella connessione unica che si può creare tra fotografo e soggetto e che traspare dal ritratto stesso in quanto immagine sincera della persona immortalata.

Nel corso di ogni incontro si alterneranno momenti pratici e teorici, privilegiando una modalità di apprendimento partecipato ed esperienziale. Fra un incontro e l’altro verranno assegnati ai partecipanti esercizi che funzionino come stimolo per la produzione di testi e foto proprie.

Il corso vedrà un primo incontro di contestualizzazione sul turismo responsabile e accessibile (a cura di Simona Zedda) e continuerà con dieci incontri di 2 ore ciascuno  per sviscerare le modalità dell’intervista (con Alessandro Busi) e la fotografia ritrattistica (con Lorenzo Scaldaferro) per imparare a produrre  una propria foto intervista sul modello Humans of New York di Brandon Stanton. Conoscere l’altro e il suo viaggio quotidiano nell’accessibilità.

LE DATE 

il Mercoledì dalle 20.30 alle 22.30 

  1. 9 ottobre 2019 – Il turismo responsabile: ambiente, comunità locale, accessibilità
  2. 16 ottobr2019 – (scrittura) Conoscenza e reciprocità
  3. 23 ottobre2019 – (scrittura) Cosa raccontare?
  4. 30 ottobre 2019 – (scrittura) Humans of New York
  5. 6 novembre2019 – (scrittura) Costruire domande
  6. 13 novembre 2019 – (fotografia) Impariamo ad usare la macchina fotografica al meglio
  7. 20 novembre2019 – (fotografia) Quando tecnica ed emozione si incontrano: composizione e luce
  8. 27 novembre2019 – (fotografia) Il ritratto fotografico: essenza della fotografia
  9. 4 dicembre2019 – (fotografia) Il ritratto fotografico: ora tocca a voi! Ogni studente porterà in classe tre ritratti scattati durante la settimana, li analizzeremo insieme in ogni aspetto: estetico e tecnico.
  10. Mercoledì 18 dicembre 2019 – Lettura dei testi e delle immagini e conclusioni

DOVE
Centro Servizi Volontariato in via Gradenigo 10, Padova.

 I DOCENTI

Alessandro Busi: (psicologo e psicoterapeuta) oltre a una formazione in ambito clinico, lavora con adolescenti e adulti in vari contesti di gruppo. Parallelamente, nel corso degli anni, ha approfondito lo studio della scrittura creativa, sia come passione personale, sia come strumento in ambito psicologico.

Lorenzo Scaldaferro: fotografo, regista professionista e giornalista. Si occupa prevalentemente di immagini commerciali, ma ha sempre avuto un’attenzione ai temi culturali e sociali. Esperienza decennale come docente di fotografia presso la Scuola Internazionale di Comics. Autore di numerosi documentari ed esposizioni.

Simona Zedda: semiologa specializzata nel rapporto tra comunicazione turistica, sviluppo turistico-territoriale e networking; coordina iniziative ed eventi di impatto sociale, culturale ed ambientale. Per il festival IT.A.CÀ migranti e viaggiatori si occupa di progettazione turistica responsabile e accessibile.

ATTREZZATURA FOTOGRAFICA

Per la partecipazione al corso sarà necessario avere a disposizione una macchina fotografica, sia durante le lezioni per mettere in atto in tempo reale gli argomenti trattati durante il corso, sia per gli esercizi a casa e la partecipazione al concorso “Raccontami un posto”. La fotocamera ideale è una Reflex digitale o una mirrorless, ma non è indispensabile… la miglior camera è quella che hai con te, qualsiasi macchina fotografica è ammessa, fosse anche quella dello smartphone. Si consiglia anche la disponibilità di un computer, meglio se dotato di Photoshop.

ACCESSIBILITÀ DEL CORSO

L’incontro introduttivo è accessibile a persone con disabilità visiva, motoria e a *persone sorde; gli incontri di scrittura creativa sono accessibili a persone con disabilità visiva e motoria; gli incontri di fotografia sono accessibili a persone con disabilità motoria e *persone sorde. *(per le persone sorde è garantito il servizio di interpretariato LIS/IT)
La sala è accessibile e sono presenti wc per persone con disabilità.

CHI PUÒ PARTECIPARE

Tutti e tutte dai 18 anni in su.
La partecipazione al corso è ammessa fino ad un numero massimo di n.20 iscritti.

INFO, ISCRIZIONI e COSTI

Mail | info@padovapertutti.it

335.74.90.329 Sara Miotto (COSPE Onlus)
380.36.68.231 Chiara Conti (COSPE Onlus)

Il corso è a offerta responsabile consigliata:

35€ per chi si iscrive entro il 30 settembre
45€ per chi si iscrive dopo il 1 ottobre
20€ per persone con disabilità visiva e sordi

Il corso prevede la partecipazione a tutti gli incontri, sia di scrittura creativa sia di fotografia (eccetto per le persone con disabilità, vedi dettagli nella sezione accessibilità);  è necessario partecipare almeno 70% delle lezioni per il conseguimento di un attestato di partecipazione.

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“RACCONTAMI UN POSTO”: IL CONTEST PER CONOSCERE IL MONDO

Raccontami un posto è la tua opportunità di raccontare quel pezzo di mondo che hai vissuto a chi ancora non lo conosce, di abbattere i pregiudizi e le paure, di incuriosirci e di farci capire che, dopotutto, non ci vuole tanto: basta sgomberare la mente dai pregiudizi e bagnarsi nel fiume del viaggio, con curiosità e voglia di scoprire. È un format di IT.A.CÀ Migranti e viaggiatori, Festival del turismo responsabile, riadattato al tema dell’accessibilità nell’ambito del progetto PADOVA per TUTTI .

CONCORSO 

Nell’ambito del progetto PADOVA per TUTTI è in programma a inizio 2020 il concorso multidisciplinare RACCONTAMI UN POSTO (responsabile e accessibile).

Gli interessati verranno invitati a ricercare esperienze di viaggio responsabile e accessibile, attraverso la produzione di foto interviste sul modello del progetto “Humans of New York” di Brandon Stanton.

Sulla pagina Facebook del progetto PADOVA per TUTTI verrà pubblicato un album con i lavori dei partecipanti, dando la possibilità al pubblico di votare con un “mi piace” i loro preferiti. Una giuria di esperti poi, sceglierà i 3 lavori da premiare in occasione dell’edizione dedicata al turismo responsabile e accessibile del Festival IT.A.CÀ, in programma a Padova e dintorni a primavera 2020. Inoltre tutti i lavori dei partecipanti verranno esposti in una mostra dedicata.

Il progetto “PADOVA per TUTTI – laboratori, formazione, concorsi, eventi per la città accessibile” prevede una serie di iniziative che hanno per obiettivo quello di promuovere una riflessione intorno al tema dell’accessibilità urbana e proposte di turismo padovano “per tutti” sapendo che una città più accessibile per i turisti lo sarà anche per i residenti. 

Il progetto è promosso da Associazione Vite in Viaggio e COSPE onlus, in collaborazione con Cooperativa Sociale Polis Nova, IT.A.CÀ Migranti e Viaggiatori: festival del turismo responsabile, Festival della lentezza, libreria Pangea, CSV Padova, patrocinato dal Comune di Padova e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio Padova e Rovigo nell’ambito del Bando Culturalmente 2017.

Evento fb 

La restanza di un esempio | Museo Ettore Guatelli [Ozzano Taro – Parma]

Cari viaggiatori e viaggiatrici 

vi comunichiamo che  questa domenica 8 settembre il Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro (PARMA) – luogo di restanza – festeggerà il ricordo di Ettore Guatelli con una festa dedicata alle “Persone”. Casa Guatelli, prima ancora che diventasse Museo, è stata un polo di aggregazione. Essa richiamava attorno e dentro di sé persone, individui che con la loro opera manuale e intellettuale lasciavano testimonianza della vita di un’epoca.

In vista della tappa parmense del Festival IT.A.CÀ, che si terrà dal 4 al 6 ottobre, abbiamo chiesto a Giuseppe Turchi dell’Associazione degli Amici di Ettore e del Museo di raccontarci l’esempio di restanza rappresentato dal Museo Ettore Guatelli.

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Nell’era della post-modernità il flusso del divenire pare aver subìto una drastica accelerazione. Tutto cambia, nulla resta, nemmeno i sentimenti, ormai sempre più in balìa di relazioni liquide. La logica della posata usa e getta, della bottiglietta di plastica, dello sfruttamento secondo l’utile del momento s’è imposta in ogni ambito della vita umana, l’ha contagiata con i suoi imperativi di velocità ed efficienza. A farne le spese sono stati l’ambiente, la memoria sociale, la salute mentale.

Gli scienziati si sono ritrovati a giocare il ruolo di moderne Cassandre, inascoltati, seppur il collasso da loro profetizzato sia ormai pienamente in atto. I cittadini non vivono più i propri luoghi, non si raccontano, patiscono un vuoto d’identità e partecipazione.

Posti in queste condizioni, gli individui sperimentano con maggior angoscia la condizione esistenziale della precarietà. Precari sono il lavoro, l’educazione, l’informazione, e con essi l’Ego che il mondo occidentale fomenta nel suo narcisismo disgregante.

Da ciò si capisce l’importanza e l’urgenza di fornire dei modelli. L’imitazione è infatti la prima fonte di apprendimento nonché sorgente di comportamenti, il che implica la centralità della nozione di “esempio”. Il valore pedagogico dell’esempio risiede nel suo essere un’esperienza vissuta. In questo senso, esso risulta più completo rispetto a qualsiasi approccio puramente razionale poiché stimola più sistemi cognitivi nel soggetto. E gli esempi validi non mancano, anzi. Una delle più grandi sfide culturali contemporanee è proprio quella di metterli in risalto affinché non vengano occultati dalle mode del momento.

Ecco perché il Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro (PR) merita un’attenzione particolare. Nato dall’idea di un maestro elementare che desiderava omaggiare i lavoratori della campagna, si è evoluto nel corso di cinquant’anni diventando un luogo d’insegnamento per i bambini, sino a configurarsi come uno dei più importanti musei etnografici della civiltà contadina. Qui Guatelli ha raccolto 60000 oggetti di un’epoca in cui la vita quotidiana trascorreva tra impegno costante e grandi fatiche. Triboli, bigonci, setacci, aratri, trapani, torni, pestarole hanno perso la fatica e guadagnato la bellezza, come dicono le guide. Perché il maestro non si è limitato a raccogliere gli oggetti, ma li ha appesi al muro per dare vita a composizioni artistiche uniche nel loro genere. Design spontaneo, lo chiamano, ovvero arte creata con cose umili, ferri vecchi che oggi butteremmo senza pensarci due volte. Ma è proprio qui che si esprime tutta la potenza pedagogica del Museo.

Innanzitutto gli oggetti non sono semplici oggetti, ma cose. Come tali, portano con sé una storia e una testimonianza. Le cose conservano una memoria a cui le guide danno voce, ci dicono da dove veniamo, senza nostalgia, fissando un tratto della nostra identità comune, un caposaldo dove sentirci in qualche modo fratelli. Così facendo il visitatore si trova presto immerso nella dimensione del racconto e dell’immaginazione, ovvero la dimensione di una possibilità che è stata altro rispetto a noi, diversa.

Ma le cose all’interno del Museo non si limitano a parlare. A volte gridano. Passando per le varie stanze sembra quasi di sentire lo sgomento del ferro di fronte agli sprechi perpetrati dalla civiltà odierna. Di ferro infatti è la lama della falce che, troppo usurata per poter tagliare il grano, è stata riconvertita in coltello. Di ferro è il filo con cui si aggiustava tutto, dalle sessole ai testi con cui si cuoceva il pane. Di ferro sono i chiodi che tengono salda la suola di uno scarpone consumato. E sempre di ferro sono le gabbiette di protezione per i fiaschi che i contadini si portavano nel campo durante le lunghe giornate di lavoro. Il vetro costava caro: romperlo era un lusso che non ci si poteva permettere. Ma gridano pure i pantaloni da lavoro rattoppati all’infinito e le scarpette con la “rimonta”, quest’ultima applicata affinché si adattassero alla crescita del ragazzo. Chiedete a loro cosa sono l’obsolescenza programmata e l’usa e getta: risponderanno che si tratta non di parole, ma di peccati.

A casa Guatelli c’era spazio per chi aveva una storia da raccontare e qualcosa da insegnare. Il sapere era ricerca condivisa, magari davanti a un bicchiere di vino e una fetta di salame gentilmente offerti dai padroni di casa. Non che fossero ricchi, tutt’altro. Erano solo ospitali, altro concetto che i tempi moderni stanno erodendo. Nel loro tanto umile quanto bellissimo casale sono passati molti intellettuali di Parma, tra cui Attilio Bertolucci, Cusatelli, Petrolini, Tassi, Viola. Tanti sono stati gli amici che hanno aiutato Ettore a raccogliere e scaffalare le cose. Il Museo, prima che si rendesse conto di essere tale, è stato luogo di aggregazione. Un piccolo faro sul territorio. 

Cosa ci lascia dunque l’opera del Maestro, se non un esempio di estrema attualità? Un modello pieno di sfaccettature, di suggestioni, di argomenti. Perché dovrebbe essere ormai chiaro che il Museo non è solo etnografia, o solo arte. Esso è anche vita, formazione, etica e politica. È l’eredità di scelte sulle quali possiamo riflettere per rielaborare il nostro sapere attuale e formulare nuove ipotesi d’azione.

Non per tornare indietro, sia chiaro. La miseria è stata certamente una forte motivazione per adottare pratiche come il riuso, ma non è detto che debba esserne condizione necessaria. La cura dell’ambiente può passare attraverso un’educazione mirata che porti l’individuo a sviluppare un attaccamento profondo verso le entità non umane.

In una parola, amore, giacché per definizione non si può danneggiare ciò che si ama davvero. Allo stesso modo non dobbiamo pensare che i giovani siano destinati a una vita di individualismo e disinteresse, quasi fossero monadi isolate nel loro benessere. Gli esempi servono soprattutto per loro, affinché sedimentino qualcosa anziché attendere con ansia la prossima distrazione mediatica. 

Attingere dal passato significa dunque recuperare le pratiche che hanno funzionato, metterle sotto esame ed eventualmente rinnovarle alla luce del sapere accumulato. Non per restaurare le vecchie condizioni, ripetiamo, ma per avere una possibilità di andare avanti.

Vi invitiamo assolutamente a fare una visita a questo museo inno della Restanza parmense! 🙂

IT.A.CÀ Blog 
Giuseppe Turchi
Associazione degli Amici di Ettore e del Museo

    

La ‘Restanza Urbana’ | Intervista a Francesca Giglione (IT.A.CÀ Trieste e Gorizia)

Un nuovo esordio per il Festival IT.A.CÀ: il 6 e 7 settembre, infatti, l’unico Festival in Italia sul turismo responsabile e sostenibile debutterà in Friuli Venezia Giulia, dividendo i suoi eventi tra Trieste e Gorizia.

Organizzata da La Collina Cooperativa Sociale, la nuova tappa del Festival ci racconterà la realtà del suo territorio e il suo modo di concepire la Restanza, attraverso le sue buone pratiche di inclusione, di promozione della cittadinanza attiva e di accoglienza. Le identità di Trieste e Gorizia, in particolare, sono fortemente legate a quella che fu definita ‘Rivoluzione Basagliana‘: portata avanti dallo psichiatra Franco Basaglia alla fine degli anni ’80, essa cambiò definitivamente il modo di concepire gli istituti di sanità mentale in Italia e nel mondo, attraverso un approccio più umano e inclusivo nei confronti di chi soffre di malattie mentali.

Francesca Giglione

A parlarci di come la rivoluzione Basagliana attraverserà le attività del Festival e di cosa vedremo in questa due giorni in FVG è Francesca Giglione, coordinatrice della tappa di Trieste e Gorizia, collaboratrice per La Collina e Radio Fragola e studentessa in Diplomazia e Cooperazione Internazionale all’Università degli studi di Trieste.

Quando mi sono imbattuta ne “La Collina” ho capito che questa cooperativa sociale poteva accogliere nel giusto modo questo Festival. La Collina agisce infatti quotidianamente nel rispetto del contesto e delle realtà con cui opera costruendo reti di relazione tali da rispondere ai bisogni della comunità offrendo opportunità di crescita economica sociale e culturale” ci dice Francesca, che risponde oggi alle nostre domande.

Dopo la cosiddetta ‘Rivoluzione Basagliana’ che cambiò per sempre il modo di concepire i servizi di sanità mentale, Gorizia diventa un’eccezione, un esempio in Italia e nel mondo. In cosa consistono gli itinerari basagliani che proponete per la vostra tappa del Festival?

Giorgio Liuzzi e Arturo Cannarozzo, membri dello staff che si occupa degli itinerari basagliani presso la Cooperativa La Collina, mi raccontano come a Trieste, e in parte anche a Gorizia, c’è stato un processo di “Restanza urbana”: un processo di rigenerazione urbana di quello che una volta era il manicomio, quindi luoghi dove le persone venivano dimenticate dalla città. In qualche modo, con il processo di deistituzionalizzazione, si è cercato di giocare sugli spazi per sviluppare una storia personale. Il Turismo qui è stato scelto come motore di integrazione e scambio di buone prassi per far conoscere quel che è avvenuto.

Il manicomio consisteva nel tentativo, da parte di un’istituzione totale, di annientarti come uomo e come individuo privandoti della libertà e identità personale. Qui Itinerari Basagliani vuole proprio affermare la Resistenza di queste persone, di Franco Basaglia e del suo staff, in una Rivoluzione che consiste proprio nel ridare libertà, dignità e nuova vita.

Franco Basaglia

Gorizia e Trieste sono le prime città del FVG ad abbracciare il concept del turismo responsabile. Quella del turismo responsabile può essere considerata un’altra rivoluzione per questo territorio e perché?

Il territorio del Friuli Venezia Giulia ha già un alto impatto turistico. Un esempio lampante può essere quello dello Slowtourism finanziato dal Programma europeo per la cooperazione transfrontaliera Italia-Slovenia, dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dai Fondi nazionali. Prendendo spunto dalle parole del Professor Moreno Zago (responsabile del gruppo di ricerca di Slowturism, docente di Sociologia del Turismo, Sociologia delle Relazioni Internazionali e Sociologia dei Confini all’Università di Trieste) descriviamo quella che è una nuova filosofia di viaggio realizzata grazie al turismo lento e di qualità: la valorizzazione e promozione di itinerari turistici slow tra l’Italia e la Slovenia.

Ilaria Bastiani, ciclo viaggiatrice e referente della Cooperativa La Collina per le aree dell’isontino, evidenzia anche il valore dello Slow Collio: un itinerario che attraversa zone famose per la produzione vinicola, tramite percorsi ciclo-pedonali promossi da un tipo di turismo responsabile e sostenibile. Nel goriziano i progetti di cooperazione transfrontalieri con la Slovenia, attivi grazie al GECT (Gruppo Europeo di Collaborazione Territoriale), ricoprono una buona parte degli investimenti economici. Per queste ragioni, parlare di rivoluzione dal punto di vista turistico sarebbe errato, poiché è una regione che attrae e vuole attrarre un determinato tipo di turismo.

Confrontando le diverse realtà attive sul territorio emerge come la rivoluzione nell’approcciarsi a questo festival consista in una nuova apertura e riscoperta di noi. Qui capita di vivere il turismo quasi in forma individuale: IT.A.CÀ diventa quindi per noi occasione dove sedersi tutti intorno ad uno stesso tavolo, accomunati dagli stessi valori, riproponendosi in una nuova dimensione nazionale.

Edificio nel Parco San Giovanni a Trieste

Quali necessità del territorio e della sua comunità hanno spinto a creare una tappa del Festival proprio qui e quali benefici sociali ed economici può portare la promozione di un turismo responsabile e sostenibile sul territorio?

Per rispondere a questa domanda ho deciso di incontrare Perazza Franco, ex direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Gorizia e componente dell’Assemblea del GECT.

Franco evidenzia come, una volta venuti a conoscenza di quello che è questo festival, è parso subito interessante parteciparvi, soprattutto per una città e una regione che è sostanzialmente immobile. Gorizia in modo particolare è una città vecchia che ha difficoltà ad immaginarsi un futuro. Fortunatamente, ci sono molti giovani che hanno una spiccata sensibilità per diversi aspetti sociali e ambientali. A questo punto, il festival qui risulta essenziale e di grande valore.

Tutta la regione è una regione di confine. Un tema, quello del confine e del rapporto con gli altri, che determina la sua identità. L’esperienza del GECT mette in forte contatto la popolazione italiana con quella slovena. Un festival che si ispira a questi valori, di vicinanza all’altro, ci è parso subito molto importante, ancor di più se legato a quella che è l’unicità e particolarità della storia basagliana nei due parchi (Parco San Giovanni a Trieste e Parco Basaglia a Gorizia).

I benefici sono sicuramente legati alla possibilità di sviluppare un tipo di cultura e allo stesso tempo favorire una conoscenza del territorio che per alcuni aspetti è sconosciuto perché periferico. La voglia è quella di restituire interesse e potenziale al territorio, smuovendo la comunità (soprattutto goriziana) e facendo l’uscita da questa condizione depressiva di quasi rassegnata decadenza che vive, grazie ad un tipo di turismo niente affatto scontato e portatore di valori con benefici per chi viene ma anche per chi accoglie. Cerchiamo di far emergere una solidarietà politica e sociale diffusa, poiché si tende ancora a polarizzare la regione, con grosse competizioni che creano conflitti.

Il festival qui permettere di valorizzare ogni storia senza sminuirne un’altra. La parola Restanza ci era apparentemente sconosciuta ma, soffermandoci sull’intrinseco significato che essa racchiude, ci rendiamo conto di come forse non saremo abituati a parlarne, ma certamente a viverla! La leggiamo un po’ come la parola chiave o simbolo della rivoluzione che questo territorio ha vissuto e vive: IT.A.CÀ non è ancora arrivata qui ma ci sta già insegnando qualcosa di noi.

Ingresso di Parco Basaglia, Gorizia

Anche in Friuli Venezia Giulia si sta verificando lo spopolamento delle zone montane. Che tipo di “restanza” è possibile proporre per incentivare le comunità montanare a reinvestire sul proprio territorio e su sé stessi?

Per capire quali siano le migliori tipologie di Restanza decido di incontrare Margherita Bono, sociologa di formazione ora coordinatrice del progetto di salute e sviluppo di comunità che agisce nelle micro-aree, sintetizzabile come “Territori in Azione”.

Margherita ci racconta come tutta l’area triestina sia in spopolamento. In dieci anni la popolazione nelle aree urbane è diminuita drasticamente; vero è che la situazione nelle città è differente rispetto a quella montana. L’esperienza di Margherita ci permette di avere un quadro generale in grado di descrivere le situazioni di fragilità. Quel che permette di riattivare le risorse, e creare Restanza tramite il rinnovamento e la crescita, è una presenza dedicata.

Serve qualcuno, anche da parte delle istituzioni, che sia presente nel territorio. Una figura, non per forza singola ma anche un gruppo, che dia una presenza continuativa, tessendo relazioni e nuovi punti di vista. Se giocata in maniera aperta, può davvero aiutare ad essere un incubatore di progetti e possibilità da svilupparsi poi nel sistema. Un sistema che magari non dà risposte nell’immediato alle esigenze, ma che dà fiducia e che innesca nei soggetti l’idea che qualcosa si può fare.

Parco San Giovanni, Trieste

Altrettando valide, ed essenziali, sono le parole del professor Giovanni Carrosio: membro del gruppo di supporto alla Strategia Nazionale per le Aree Interne e membro della Società Europea di Sociologia Rurale.

Giovanni porta una riflessione circa la popolazione giovane residuale: in molti comuni, più del 40% della popolazione ha più di 65 anni. Quindi, prima ancora che di Restanza, sarebbe corretto parlare di “Riabitare”. Negli ultimi 4 anni, tramite il lavoro svolto con Strategia Nazionale per le Aree Interne, sono state selezionate 72 aree in tutta Italia dove le comunità marginali non sono state indicate dai classici indicatori di natura economica, bensì in base alle capacità dei cittadini, ovvero se e come i cittadini sono in grado di accedere ai diritti di cittadinanza.

Le aree sono state mappate tramite la distanza che i cittadini devono percorrere per raggiungere il primo ospedale che abbia un punto nascita, il primo comune con offerte di scuole secondarie superiore e il primo comune con una stazione ferroviaria. Quindi la mancanza di sviluppo è stata valutata con un nuovo modello: quello dove manca la capacità di esercitare appieno i diritti di cittadinanza.

Una strategia per far restare le persone sul territorio consiste nell’investire sui servizi alle persone con una logica molto simile a quella delle micro-aree: costruire politiche rivolte ai luoghi e mappare i fabbisogni di comunità che emergono in questi luoghi dando risposte territorializzate (cosa ancora molto difficile). Alcuni esempi già realizzati sono gli asili nel bosco, l’ostetrica di comunità e simili.

Dunque, cosa serve per fare Restanza?

Per fare Restanza dev’esserci un livello essenziale di cittadinanza, quindi di servizi minimi garantiti indipendentemente da dove si vive (che ci ricorda essere un po’ quello che afferma l’articolo 3 della nostra Costituzione, dove tutti devono avere diritti sostanziali indipendentemente dal reddito o etnia, ma a cui aggiungiamo che questo avvenga anche indipendentemente dal luogo in cui abiti, poiché questo influisce sull’accessibilità).

In ultimo un’importante riflessione: dobbiamo fare qualcosa perché le persone restino lì o dobbiamo fare qualcosa perché le persone decidano in piena libertà e autonomia dove andare a vivere?
Un tipo di Restanza potrebbe essere quella di vedere questi territori come spazi liberi quindi come laboratori di nuovi modelli di sviluppo.

 

Blog IT.A.CÀ
Giovanni Nolè

Un viaggio tra la “restanza” delle tappe di IT.A.CÀ 2019

Cari viaggiatori e care viaggiatrici,

 in tanti ci avete chiesto il nostro personale punto di vista sul tema di IT.A.CÀ 2019 e per questo siamo qui a scrivervi. La parola Restanza di cui abbiamo parlato nel nostro blog per annunciare il tema di quest’anno è un concetto che ha sviluppato l’antropologo Vito Teti nel suo libro, pubblicato nel 2014, Pietre di pane. Un’antropologia del restare.

[..] Etica della restanza si misura con l’arrivo degli altri, con la messa in custodia del proprio luogo di appartenenza, con la necessità di avere riguardo, di avere una nuova attenzione, una particolare sensibilità, per i nostri luoghi.
 A volte facciamo l’elogio dei luoghi e poi li deturpiamo: quindi quest’etica del restare comporta anche una coerenza tra la scelta di rimanere e quella di dare, concretamente, un senso nuovo ai luoghi, preservandoli e restituendoli a una nuova vita [..]” cit Vito Teti

Il significato della parola “Restanza” sottintende il concetto di stanziarsi, fermarsi in un luogo, continuare ad essere, sussistere. Per noi quello della “Restanza” è un concetto in fieri, in divenire, che cambia e si adatta allo scorrere del tempo e ai luoghi.

Un tempo si restava in un luogo perché si possedeva la casa, la terra, perché le radici della propria famiglia erano profonde e difficili da sradicare o perché al contrario non si aveva scelta e andare via era più difficile che restare. Oggi, invece, tante case restano disabitate, alcuni borghi meravigliosi di Italia scompaiono mentre altri si sovrappopolano perché non è più il concetto di possesso che ci lega al territorio quanto più quello di scelta.

Foto di gruppo dei coordinatori delle tappe nazionali – Montefredente Appennino bolognese

Per questa ragione abbiamo chiesto ai rappresentanti delle tappe di IT.A.CÀ 2019 di raccontarci come hanno declinato il tema della “Restanza” per offrirvi uno spaccato più ampio di vedute sull’argomento.

Ogni descrizione è un “piccolo idillio” come direbbe il nostro caro Leopardi, che descrive da nord a sud, da est ed ovest la nostra penisola e contribuisc a dare l’idea di quanto sia diverso eppure cosi unito il nostro paese. Buona lettura!

Abbiamo chiesto ai coordinatori delle nostre tappe di declinarci il tema della Restanza nei loro territori!

IT.A.CÀ Parco Nazionale Monti Sibillini

“Restanza per noi è la riscoperta di un nuovo abitare le terre colpite dal sisma. Memorie e tradizioni perdute per strada, comunità aperte e inclusive che si prendono cura l’una dell’altra, messa in discussione dei modelli di sviluppo ostili e calati dall’alto, territorio come bene ma anche come responsabilità comune, centralità e tutela del patrimonio naturalistico, rivendicazione dei servizi negati e perduti. Diritto a partire, restare, tornare, arrivare. Dovere di accogliere e non abbandonare.” – cit Chiara Caporicci e Patrizia Vita

IT.A.CÀ Parco Nazionale Monti Sibillini – Ussita

IT.A.CÀ Bologna e Appennino

La restanza può essere il tratto comune di una rete di cittadini che non solo promuove un diverso concetto di sviluppo turistico, non accettando la realtà passivamente, ma mette in atto progetti collaborativi che producono discontinuità anche su un piano politico e culturale più vasto. Da questo punto di vista, IT.A.CÀ si presenta come un grande laboratorio in cui ha luogo una sperimentazione a più voci su come procedere verso uno sviluppo sostenibile. Un esperimento di democrazia partecipativa, o meglio progettuale, dove non solo si discute di cosa fare, ma si fa anche ciò di cui si è discusso, in un’ottica di ricerca-azione circolare.

Foto di Noemi Usai – IT.A.CÀ Bologna e Appennino bolognese 2019

Quando gli attori locali decidono di non abbandonare il loro territorio e di attivare dei processi di collaborazione e di resistenza per mantenerlo in vita, la restanza diventa un impegno politico e sociale, e non solo economico, per un cambiamento che parte proprio dalla comunità locale, dalle sue tradizioni e risorse, per uno sviluppo innovativo e sostenibile.

Restanza, dunque, come nuova modalità di riscoperta e convivialità sul territorio, di agire responsabile che stimola utopie quotidiane collettive – cit Pierluigi Musarò 

IT.A.CÀ Rimini e le Sue Valli

“Coniugare il tema della restanza è per noi pensare a una città che vive aldilà dei mesi estivi e dei turisti che la visitano e che si anima e comunica la sua natura, non solamente balneare, a partire dai cittadini che la abitano e dalle comunità che ospita. Un territorio vivo 12 mesi all’anno e non solo 3 o 4 come molti ancora pensano. Parlare di sostenibilità e valorizzazione della cultura locale è quindi fondamentale nel momento in cui pensiamo a Rimini e i suoi territori non come qualcosa da consumare, ma da scoprire, valorizzare, in cui restare e costruire relazioni sociali, culturali, economiche, anche tra cittadini e turisti, volte alla scoperta, al dialogo, alla realizzazione di azioni sostenibili e virtuose che possano durare nel tempo.” cit Elisa De Carli

IT.A.CÀ Calabria di mezzo

“Restanza è arrivare. È il traguardo di un viaggio alla scoperta del mondo, alla scoperta di noi, nel confronto con l’altro. Restanza è la partenza. È l’avvio di un secondo viaggio alla scoperta di noi, nel confronto con noi stessi ed il luogo che scegliamo. Restanza è progetto radicato, scelta consapevole, è dimenticanza del sé che si dissolve nell’importanza dell’agire per il luogo giusto, per noi, in quel momento.”  Cit – Ricardo Stocco 

IT.A.CÀ Salento

“Per la rete IT.A.CÁ Salento la restanza è la capacità di vivere con pienezza e consapevolezza in un territorio geograficamente lontano dai centri del potere politico ed economico del Paese; godere a pieno del legame privilegiato con l’ambiente che abitiamo rispettandolo e tutelandolo; convivere con le tracce di un passato meticcio che abbiamo avuto in eredità dai nostri padri e che rappresentano per noi oggi un forte capitale culturale e sociale in termini di memoria e identità collettiva.

Nonostante le pur notevoli difficoltà che questo Sud spesso ci impone nel raggiungere obiettivi e sogni non ci sentiamo esclusi dai grandi processi sociali che riteniamo essere ancora più evidenti in una terra di frontiera e di confine come il Salento (giustizia ambientale, migrazioni, identità multiple, ecologie dei saperi).Le riflessioni teoriche e le pratiche sociali delle associazioni della rete IT.A.CÀ, che da anni si occupano di migrazioni, turismo responsabile e accessibile, formazione e cultura, sono il nostro strumento politico per costruire comunità plurali e inclusive e per accogliere la restanza come valore positivo”. Cit Marta Vignola 

IT.A.CÀ Gran Sasso

“Sul Gran Sasso e nei Monti della Laga la Restanza è quella degli abitanti, storici e temporanei, che tenacemente cercano metodi e strumenti condivisi per contrastare il fenomeno dell’abbandono dei borghi storici, accentuato dalle ultime calamità. La Restanza è anche quella accoglienza diffusa e integrazione sociale, che vede oggi giovani pakistani, curdi o kossovari ospitati nell’area del cratere sismico portare avanti tradizioni e mestieri storici, oltre che adoperarsi per il recupero e la valorizzazione di sentieri e aree protette.” cit Giovanni Berardi 

IT.A.CA Gran Sasso 2019 parte aquilana del parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga

IT.A.CÀ Gorizia – Trieste

“Per noi la restanza è la possibilità di affacciarci ad un festival nazionale come  IT.A.CÀ e apre ad una rete di contatti e collaborazioni con realtà fuori dal semplice contesto del Friuli Venezia Giulia. Questo per noi non è soltanto un’opportunità ma anche la possibilità di creare un momento dove sederci tutti ad uno stesso tavolo: realtà che fino ad oggi non avevano ancora pensato di collaborare e cooperare, si ritrovano a pensare di percorrere insieme lo stesso percorso accumunato dalla sostenibilità del turismo, il rispetto dell’ambiente e delle culture. Questo restituisce non solo enorme valore al nostro territorio, ma anche forte curiosità di voler continuare a confrontarci. La nostra scelta di portare il festival qui a Trieste e Gorizia è perché ci sentiamo di voler condividere casa” – cit Francesca Giglione 

IT.A.CÀ Brescia e le Sue Valli 

“La Restanza come reimpossessarsi del proprio territorio e delle possibilità che questo offre. Per una popolazione, sia cittadina che montana, abituata a migrazioni per lavoro o per transumanze, si tratta di ricordare, scoprire o riscoprire, luoghi che sono nel profondo della memoria di ognuno.

Restanza è condivisione, partecipazione e scoperta. Condividiamo i nostri luoghi: per rinnovarli. Allarghiamo la partecipazione: è energia rigenerativa. Scopriamo lo stupore: un punto di riferimento.Turismo accogliente con i bambini alla scoperta, con i giovani, energia di rinnovamento, con gli adulti, per cambiare i punti di riferimento”. Cit Amaranta Zizioli 

IT.A.CÀ Brescia e le sue Valli

IT.A.CÀ Ravenna 

Che fai resti? Si resto qua. 

Perché? Perché voglio fare un lungo viaggio alla scoperta della mia identità, della mia terra e accogliere chi arriva. C’è una parola in grado di esprimere il senso profondo di questo atteggiamento. Restanza.  È un concetto che assume un significato molto forte nell’economia del turismo dove l’esperienza di chi viaggia è profondamente condizionata dai valori, comportamenti, atteggiamenti e attitudini di chi ospita, di chi accoglie, di chi resta.

Con il Festival IT.À.CA a Ravenna si parla di turismo sostenibile e responsabile con una nuova prospettiva che mette al centro le persone, la loro accoglienza e identità come motivazione di viaggio, il patrimonio culturale come valore da capire e non solo da ammirare,  l’ambiente come tesoro da custodire, la mobilità come parte dell’esperienza di viaggio. In una terra che ha fatto dell’accoglienza il suo brand e in una città che ha saputo preservare nel tempo il suo grande patrimonio storico e ambientale cosa si deve fare perché il viaggio diventi un’economia che produce e ridistribuisce ricchezza lasciando nei viaggiatori il desiderio di trasformare il loro viaggio in un momento di restanza! Cit Lidia Marongiu

IT.A.CÀ Trentino

“Per noi la via della Restanza è un filo teso tra chi vuole esserci e l’attenzione al proprio territorio, alla propria casa. Significa non restare indifferenti, scegliere la possibilità di essere qui ed ora. Per noi Restanza, quest’anno come non mai, ha il valore della speranze e delle rinascita.” cit Linda Martinello 

IT.A.CÀ Trentino 2018

IT.A.CÀ Reggio Emilia

“Restanza: ovvero ciò che, permanendo nel contemporaneo dei territori e delle comunità, attraversa le trasformazioni sociali, economiche e culturali di un passato, e diviene eredità per un futuro comune destino. È hardware, ma soprattutto software rigenerato e adottato. È patrimonio materiale ed immateriale, fondativo, condiviso, unico, raro e prezioso, da riconoscere, riproporre e rinnovare.” cit Vittorio Gimigliano 

IT.A.CÀ Parma

“Restanza è preservare la memoria storica dei territori, far risuonare oggi le voci di tutte le storie antiche e vicine che il nostro territorio ha ospitato. In questo senso, “restanza” per noi è anche “resistenza”, significa cioè far resistere le voci del passato e ascoltare cosa ancora hanno da dirci. La restanza nel nostro territorio non è soltanto il tentativo di resistere allo spopolamento delle zone montane dell’Appennino Parmense (che è già in tanti casi un fenomeno drammatico e quasi irreversibile); ma anche resistere allo spopolamento “culturale” di alcuni quartieri della città e zone della provincia. Il nostro tentativo è quello di riportare cultura in questi quartieri e rinnovarne i luoghi di incontro, perché tornino a essere zone vive e con una forte identità territoriale.” cit Andrea Merusi e Elisa Binini 

IT.A.CÀ Pavia

“La restanza a Pavia è intesa come una riscoperta del proprio territorio. Restanza è attivarsi in città come in Oltrepò per una presa in cura dei luoghi che parta dai cittadini salvaguardando tradizioni e risorse ma aprendosi agli altri. La seconda edizione del festival vuol essere una nuova modalità di conoscenza della città e della sua compagna per uno sviluppo innovativo e sostenibile”. cit Corrado del Bò

IT.A.CÀ Monferrato 2017

IT.A.CÀ Monferrato 

“La Restanza è una parola rotonda. Una parola il cui significato è una mescolanza di errori, bellezza, stimoli, silenzi e qualità; una matassa aggrovigliata che ha il desiderio di srotolarsi piano piano per recuperare la fedeltà delle cose mobili, sane e intelligenti.

Un luogo speciale, un giardino da curare, condividere, odioso, al punto da amarlo, nel quale stare in buona compagnia o da soli, per lasciare che l’immaginazione si muova liberamente nel tempo e nello spazio. La Restanza per noi è un fazzoletto di terra, l’attesa, un’alba per respirare, uno sconfinato pretesto a colori dove ritrovare l’umanità, per un futuro presente.” cit Massimo Biglia 

IT.A.CÀ Napoli

“Un tempo partivamo noi, oggi siamo noi che dobbiamo accogliere. Il tema della restanza nella città di Napoli diventa una misura dell’accoglienza di viaggiatori, turisti, migranti o nuovi residenti che si traduce nella condivisione del capitale di comunità, nel prendersi cura dei quartieri della città, dei beni comuni e gli spazi pubblici, specie di quelli di interesse storico artistico ed ambientale che rischiano il degrado e l’abbandono.” cit Fabio Corbisiero 

IT.A.CÀ Levante Ligure 

“La Restanza è per noi come l’onda di risacca che batte sulla nostra Baia del Silenzio. É la capacità di raccogliere idee e movimenti che partono da lontano, e renderli nostri, qui e ora. Restare o ritornare con un bagaglio di immagini e suggestioni per nutrire le nostre radici e fare crescere il territorio verso il futuro.” cit Marcello Massucco 

E per voi cos’è la restanza?

Se volete raccontarci il vostro personale punto di vista scriveteci a info@festivalitaca.net per condividere la vostra esperienza e le vostre riflessioni.  Per sapere di più e restare informato sulle tappe di IT.A.CÀ 2019 scarica qui il nostro materiale per la stampa 🙂

Blog IT.A.CÀ
Sonia Bregoli & 
Maria Teresa Amodeo

 

 

Wake Up Camp: il primo campeggio ecosostenibile in Abruzzo | Intervista a Giorgio Giannella

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici,

Giorgio Giannella

oggi nel nostro blog vi portiamo in Abruzzo, a conoscere una delle realtà che fanno parte della tappa di IT.A.CÀ Gran Sasso che si svolge dal 26 al 28 luglio 2019 [programma]. 

Abbiamo fatto due chiacchiere con Giorgio Giannella di Arci Teramo, presidente della coop di comunità che gestirà il progetto “Wake Up Camp” che vedrà l’apertura del primo campeggio in Abruzzo a impatto zero. 

Se poi vorrete incontrare gli mici di Wake Up Camp in prima persona vi invitiamo a partecipare all’incontro pubblico “Partire, tornare, restare. Risorse, metodi e strumenti per lo sviluppo locale dell’Italia dell’abbandono”nella giornata di venerdì 26 luglio presso il Centro Visite della Riserva Naturale Fiume Fiumetto alle h9.30 (Teramo). 

Wake Up Camp è il primo campeggio ecosostenibile in Abruzzo, come è nato il progetto? 

L’Abruzzo subisce un processo di estrema polarizzazione territoriale aggravato dalle calamità naturali, nel 2009 solo 5 dei suoi 19 sistemi economici locali hanno registrato una crescita demografica (e nel 2015 la provincia di Teramo ha registrato per la prima volta nella storia recente un lieve calo demografico). La presenza di aree rurali e montuose, la dimensione relativamente ridotta degli agglomerati urbani, la mancanza di prospettive occupazionali sono altresì all’origine dell’emigrazione dei giovani della Regione.

I gravi avvenimenti, verificatisi nell’inverno del 2017, hanno manifestato l’esigenza di costruire, in particolar modo nell’entroterra abruzzese, una nuova cultura della montagna che possa garantire e favorire uno sviluppo eco-sostenibile nella regione verde d’Europa.

IT.A.CÀ Gran Sasso I edizione 2018

Gli indici degli andamenti economici dimostrano come una così eterogenea proposta turistica sia poco sfruttata e di fatto favorisca solo i territori della costa a scapito dell’entroterra e nel teramano nello specifico del massiccio del Gran Sasso. Il risultato restituisce una regione di montagna governata economicamente dalla ricezione turistica costiera ed un entroterra privo di servizi turistici che lo rendono pericoloso d’inverno quanto d’estate.

Invertire il processo decisionale e sopratutto di partecipazione, tramite il coinvolgimento dell’intera comunità, per garantire la tutela ed il rilancio di una delle prime riserve regionali puntando e riscoprendo tale valore tramite la proposta di un turismo responsabile ed eco-sostenibile è il punto di forza dell’intera proposta progettuale.

Il campeggio è un modo di sostare nei luoghi che ha un basso impatto sul territorio. Attraverso quali accorgimenti il campeggio riesce avere un impatto zero?

Il Wake Up Camp è realizzato mediante tipologie di tende speciali, che garantiscono una bassa antropizzazione riducendo al minimo l’impatto ambientale, mantenendo la massima flessibilità nei volumi e comunque standard alti di accoglienza in un regime di totale autosufficienza energetica.

La tipologia è composta da tende letto ancorate tra le chiome degli alberi, sospese dal suolo ad altezze variabili.

Queste infrastrutture sono in parte acquistate in Europa ed in parte vengono progettate e istallate dalla giovanissima società locale Eldarlab.

Inoltre il recupero del Centro Visite della Riserva prevede la creazione e l’istallazione di un impianto solare termico per le docce e fotovoltaico per l’alimentazione della reception per la prima colazione oltre a tutte le piazzole tende, candidando il “Wake Up Camp” tra i Glamcamping Europei.

Con voi la tenda sembra essersi tramutata in un nuovo simbolo, quello della “restanza”, di chi sceglie di restare per dare nuova vita al territorio. Quanto è importante per voi che la comunità rimanga nel territorio e se ne riappropri, per lo sviluppo locale?

Le tende sono state un simbolo del terremoto dell’Aquila del 2009 dal quale il nostro territorio a fatica cerca di uscire dopo il ripetersi degli eventi sismici nel 2016/2017. La tenda ha rappresentato la precarietà l’incertezza di individui smarriti costretti a cambiare vita e abitudini, ecco le ragioni per la quali vogliamo che diventi un simbolo di sviluppo e di promozione di un turismo responsabile.

Ancora più importante è lo strumento che abbiamo costituito per la gestione della Riserva, la Cooperativa di Comunità che inverte le funzioni e la partecipazione dell’intera cittadinanza ed è una assoluta innovazione sociale.

Una sfida nella sfida dove i protagonisti sono i cittadini per ricostituire su basi nuove il senso di Comunità attraverso la produzione di beni e servizi di interesse generale e per promuovere processi di sviluppo economico e sociale “dal basso”, orientati al soddisfacimento dei bisogni fondamentali e al miglioramento delle condizioni economiche e della qualità della vita per la popolazione locale. La Cooperativa di Comunità denominata – Riscatto – racchiude in modo efficiente la forza di un territorio che ha radici profonde.

Il festival di IT.A.CÀ fa tappa al Gran Sasso tra il 26 e il 28 luglio. Cosa vi aspettate dal festival? quanto è importante per voi promuovere il turismo responsabile nel rispetto dell’ambiente e delle comunità locali?

È la prima volta che partecipiamo in modo attivo a questa esperienza e siamo onorati di ospitare la prima iniziativa di questa edizione del Festival.

Un appuntamento quello abruzzese che assume un ulteriore portata culturale essendo dedicato a Arshad Alì un migrante che nella precedente edizione contribui al ripristino del verde negli spazi comuni della Riserva.

Il senso di una Comunità si esprime anche nella capacità di accoglienza e quindi di integrazione sociale che oggi più che mai coinvolge anche i territori dell’entroterra. Questo il Festival, attraverso l’incessante lavoro del Centro di Accoglienza Straordinaria Radici Culturali, ha già prodotto un risultato importante: la rete locale che anima, ospita e organizza gli eventi in modo organico costruendo un calendario ricco di stimoli non solo per gli ospiti ma anche per i locali.

Ringraziamo Giorgio per averci raccontato questo bellissimo progetto di ospitalità che consigliamo vivamente di usufruirne quando andrete a fare camminate nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, intanto non perdetevi il programma del nostro festival in questi luoghi [link] 

Buone camminate e buon viaggio 🙂

Blog IT.A.CÀ
Marta Zaramella 

Take it Slow: Viaggia Lento, Raccontalo e Riparti | Il Premio di Ecobnb e IT.A.CÀ festival del Turismo Responsabile

Carissimi amici viaggiatori e amiche viaggiatrici

sapevate che il 2019 è l’anno del turismo lento?

Ne abbiamo parlato molte volte, ma vogliamo fare di più. Raccontarlo dal vostro punto di vista, condividendo le vostre idee e le vostre esperienze di viaggio lento. Ecobnb, la community del viaggio sostenibile, insieme a IT.A.CÀ festival del turismo responsabile, lancia il premio “Take it slow: Viaggia lento, Raccontalo e Riparti”.

Foto di Noemi Usai

CHI?
Proprio tu.

QUANDO?
Hai tempo fino al 31 agosto 2019.

DOVE?
Ovunque tu vada.

COSA?
Raccontaci la tua esperienza di viaggio slow: a piedi, in bicicletta, a cavallo, in treno o in barca a vela… Qualsiasi modo ti faccia riscoprire la meraviglia del viaggiare lentamente, assaporando ogni profumo, connettendoti profondamente con ogni persona che incontri e la sua cultura, trovando l’armonia con l’ambiente che ti circonda e ti ospita. Puoi anche raccontare un viaggio lento nella tua terra, quella in cui hai deciso di restare, o di ri-tornare ad abitare per renderli luoghi migliori.

Sulla scia del tema del festival IT.A.CÀ 2019, vogliamo infatti raccogliere anche racconti di “restanza”. Viaggi lenti tra le storie di chi ha deciso di rimanere o di tornare nei luoghi in cui è nato, nonostante le difficoltà o i disastri causati da calamità, trovando il coraggio di creare nuove opportunità per sé stessi e per gli altri. 

COME? 
Scrivi un Racconto inedito, accompagnato da alcune foto, oppure realizza un video inedito che descriva la tua esperienza di restanza (leggere in maniera dettagliata il concetto di restanza che trovate a questo link per non uscire dal tema)

PERCHÈ?
Perché vogliamo valorizzare i luoghi non battuti dal turismo di massa e vogliamo promuovere la loro ricchezza unica, di qualsiasi tipo: paesaggi, tradizioni, storia, prodotti tipici… E il modo migliore per farlo è attraverso gli occhi di chi ne fa esperienza profonda e diretta.

 

Foto di Gianluca Maini

CHE COSA SI VINCE?
Il video e il racconto migliori (selezionati da una giuria di esperti composta dal festival IT.A.CÀ e da Ecobnb) vinceranno un soggiorno green di una notte per due persone con prima colazione a base di prodotti biologici o locali, a scelta tra centinaia di Ecobnb in Italia

Un terzo premio sperciale verrà assegnato alla migliore opera che affronta il tema della restanza.

CARATTERISTICHE DELLE OPERE 
L’opera deve essere inedita, mai pubblicata

  • Scritto: in formato docx + Foto: in formato JPG, dimensione minima di 870 pixls di larghezza
  • Video: deve avere la durata massima di 5 minuti

COME PARTECIPARE?
Invia la domanda di partecipazione che trovi a questo link compilata e firmata, insieme alla tua opera inedita (racconto scritto con foto / video) entro il 31 agosto 2019:

A questo link trovi il regolamento completo del contest. Hai dubbi o domande? Scrivici a contest@ecobnb.com

Ho attraversato i continenti per vedere il più alto dei mondi
Ho speso una fortuna per navigare sui sette mari
E non avevo avuto il tempo di notare
A due passi dalla porta di casa
Una goccia di rugiada su un filo d’erba. “[R. Tagore]

Lasciamoci ispirare da ciò che c’è vicino a noi, prima di andare dall’altra parte del mondo. Allora che aspetti? Segui questa pagina del blog, prepara la valigia, la video camera o carta e penna e… Take it slow: Viaggia lento, Raccontalo e Riparti!

Scarica e Leggi il regolamento completo del Premio

Buona fortuna e buon viaggio slow!

Blog IT.A.CÀ 
Responsabile comunicazione IT.A.CÀ
Sonia Bregoli

RESTANZA | Tema del festival IT.A.CÀ 2019

VERSO IT.A.CÀ 2019

Dopo questa emozionante edizione del 2018 appena conclusasi, siamo pronti per la nuova edizione: la XI° per quando riguarda la fondazione del festival nella città di Bologna! 

I coordinatori della rete nazionale festival IT.A.CÀ a Montefredente – Appennino bolognese, 2018

Per questa edizione sentiamo il bisogno di approfondire il tema della Restanza intesa non come inerzia e passiva rassegnazione, ma come scelta di vita consapevole, presidio attivo del territorio, prendersi cura dei luoghi come beni comuni. Un tema che svilupperemo in tutte le tappe che il festival toccherà: dal sud al nord d’Italia.

Tappa del festival in Monferrato – 2017

La restanza può essere il tratto comune di una rete di cittadini che non solo promuove un diverso concetto di sviluppo turistico, non accettando la realtà passivamente, ma mette in atto progetti collaborativi che producono discontinuità anche su un piano politico e culturale più vasto. Da questo punto di vista, IT.A.CÀ si presenta come un grande laboratorio in cui ha luogo una sperimentazione a più voci su come procedere verso uno sviluppo sostenibile.

Un esperimento di democrazia partecipativa, o meglio progettuale, dove non solo si discute di cosa fare, ma si fa anche ciò di cui si è discusso, in un’ottica di ricerca-azione circolare.

Quando gli attori locali decidono di non abbandonare il loro territorio e di attivare dei processi di collaborazione e di resistenza per mantenerlo in vita, la restanza diventa un impegno politico e sociale, e non solo economico, per un cambiamento che parte proprio dalla comunità locale, dalle sue tradizioni e risorse, per uno sviluppo innovativo e sostenibile. Restanza, dunque, come nuova modalità di riscoperta e convivialità sul territorio, di agire responsabile che stimola utopie quotidiane collettive.

Tappa del festival sui Monti Sibillini – 2018

Impegno per un cambiamento che parte dalla comunità locale, dalle sue tradizioni e risorse, per uno sviluppo innovativo e sostenibile come nuova modalità di riscoperta e convivialità, di agire responsabile che stimola utopie quotidiane collettive. Atto di rinascita e rigenerazione nel cambiamento e condivisione dei luoghi che diventano i siti dove compiere, con gli altri, con i rimasti, con chi torna, con chi arriva, piccole utopie quotidiane di cambiamento.

Una comunità possibile e auspicabile là dove esisteva quella vecchia; una nuova comunità riorganizzata e inventata tenendo conto di fughe, abbandoni, ritorni e anche di mutate forme di produzione e rapporti sociali. Un incontro, di convivialità, dell’esserci. Una scelta consapevole ed etica, che non può diventare mai chiusura o territorio per artificiosi contrasti tra chi è partito e rimasto, tra chi è rimasto e chi oggi arriva o ritorna.

Restanza come potenziamento del senso del viaggiare, approdo per quanti arrivano o ritornano: viaggiare e restare, viaggiare e tornare sono pratiche inseparabili che trovano senso l’una nell’altra in una continua dialettica che parla di integrazione, d’incontro, di vite separate e di riconciliazione. Intesa anche come forma di incontro tra il passato e il presente, tra vecchie e nuove generazioni, ma anche tra universi culturali diversi che contribuiscono alla vivacità del luogo.

Tappa IT.A.CÀ Bologna 2018 | Foto di Noemi Usai 

La parola Restanza è un concetto che ha sviluppato l’antropologo Vito Teti nel suo libro, pubblicato nel 2014, Pietre di pane. Un’antropologia del restare e di cui riportiamo qui di seguito il suo pensiero:

Vito Teti – Antropologo ed etnologo

“Restare non è un fatto di pigrizia, di debolezza: dev’essere considerato un fatto di coraggio. Una volta c’era il sacrificio dell’emigrante e adesso c’è il sacrificio di chi resta. Una novità rispetto al passato, perché una volta si partiva per necessità ma c’era anche una tendenza a fuggire da un ambiente considerato ostile, chiuso, senza opportunità. Oggi i giovani sentono che possano esserci opportunità nuove, altri modelli e stili di vita, e che questi luoghi possono essere vivibili. E’ finito il mito dell’altrove come paradiso.

L’etica della restanza è vista anche come una scommessa, una disponibilità a mettersi in gioco e ad accogliere chi viene da fuori. Noi adesso viviamo in maniera rovesciata la situazione dei nostri padri e dei nostri nonni. Un tempo partivamo noi, oggi siamo noi che dobbiamo accogliere.

Etica della restanza si misura con l’arrivo degli altri, con la messa in custodia del proprio luogo di appartenenza, con la necessità di avere riguardo, di avere una nuova attenzione, una particolare sensibilità, per i nostri luoghi.
 A volte facciamo l’elogio dei luoghi e poi li deturpiamo: quindi quest’etica del restare comporta anche una coerenza tra la scelta di rimanere e quella di dare, concretamente, un senso nuovo ai luoghi, preservandoli e restituendoli a una nuova vita…”  Vito Teti

Qui potete trovare alcuni link per approfondire il tema > Tema 2019.
Non resta che augurarvi buon viaggio e che sia sempre responsabile e sostenibile 🙂

Blog IT.A.CÀ
Responsabile comunicazione festival
Sonia Bregoli

 

 

Vuoi scoprire la Val di Zena in due giorni durante la tappa del festival IT.A.CÀ? Ecco come fare…

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

siete nel posto giusto per scoprire la Val di Zena dall’8 al 9 giugno all’interno della nostra XI edizione di IT.A.CÀ Bologna puoi scegliere di visitare i luoghi in autonomia, oppure scegliere di acquistare il pacchetto che comprende le singole giornate dell’8 giugno o del 9 giugno o quello che comprende entrambi i giorni, beneficiando dei prezzi agevolati riservati al Festival.

Iscriviti compilando il form > COMPILA IL FORM ONLINE
Contatto tel 051 92 97 66 | 329 19 49 532 
Scirivi a: info@montebibele.eu

È possibile anche, nello stesso modo, prenotare una navetta gratuita che partirà da Bologna centro seguendo il festival per una o due giornate.

Le quote comprendono TUTTE le attività della giornata, per cui potrai scegliere come vivere la Val di Zena in base alle tue attitudini ed interessi, oppure decidere di non rinunciare a niente e di partecipare ad ogni itinerario! A te la scelta!

I pacchetti permettono un notevole risparmio rispetto al pagamento delle attività singole e comprendono: la trasferta in navetta, i biglietti di ingresso ai musei e le visite guidate, gli itinerari, le visite alle grotte, etc. Ad ogni modo, troverai tutte le specifiche in ogni pacchetto, qui sotto in questo stesso modulo di iscrizione.

Le quote NON comprendono invece: noleggio biciclette, pranzo, cena e pernottamento (su prenotazione), MA SOLO PER IT.A.CÀ questi servizi saranno offerti a prezzi convenzionati!

PACCHETTO SABATO 8 GIUGNO
Cosa comprende
-Trasferta in navetta a/r;
– h 10.00 Visita guidata speleologica alla Grotta del Farneto;
– h 12.00 dal Botteghino Zocca alla Festa di Gorgognano in MTB andata e ritorno;
– h 12.00 Gorgognano resta!
– h 16.30 Visita al Museo dei Botroidi dedicata a Luigi Fantini;
– h 18.00 Il gusto della restanza tra le stelle + 21.45 Osservazione del cielo con puntatore laser;
– h 18.00 La Via del Fantini: Da Monte delle Formiche a Monte Bibele a piedi.Costo: 18 euro adulti e 12 euro bambini (19 euro adulti e 13 euro bambini per chi paga con paypal)  

 
PACCHETTO DOMENICA 9 GIUGNO
Cosa comprende
-Trasferta in navetta a/r;
– h 9.00 Il viaggio interiore: yoga e luoghi dell’anima;
– h 9.30 Tutti in bici in Val di Zena: itinerario ciclabile accessibile;
– h 14.30 Il tempo da toccare;
– h 16.30 Viaggio nella Preistoria;
Un’iniziativa a scelta tra
– h 18.00 Tour della vita sulla Terra;
– h 21.15 Sauronotte.Costo: 28 euro adulti e 18 euro bambini (30 adulti e 19 euro bambini per chi paga con paypal) 
 
PACCHETTO WEEKAND  8 -9 GIUGNO
Cosa comprende
Sabato 8 giugno
-Trasferta in navetta a/r;
– h 10.00 Visita guidata speleologica alla Grotta del Farneto;
– h 12.00 dal Botteghino Zocca alla Festa di Gorgognano in MTB andata e ritorno;
– h 12.00 Gorgognano resta!
– h 16.30 Visita al Museo dei Botroidi dedicata a Luigi Fantini;
– h 18.00 Il gusto della restanza tra le stelle + 21.45 Osservazione del cielo con puntatore laser;
– h 18.00 La Via del Fantini: Da Monte delle Formiche a Monte Bibele a piedi.  
 
Domenica 9 giugno
-Trasferta in navetta a/r;
– h 9.00 Il viaggio interiore: yoga e luoghi dell’anima;
– h 9.30 Tutti in bici in Val di Zena: itinerario ciclabile accessibile;
– h 14.30 Il tempo da toccare;
– h 16.30 Viaggio nella Preistoria;Un’iniziativa a scelta tra – h 18.00 Tour della vita sulla Terra;
– h 21.15 Sauronotte.Costo: 38 euro adulti e 26 euro bambini (40 euro adulto e 28 euro bambini per chi paga con paypal).

MODELLO DI PAGAMENTO

PAY PAL: https://www.paypal.me/arcamontebibele

BONIFICO BANCARIO intestato a:
Arc.a Monte Bibele, banca BPER, agenzia 9 
Iban: IT17P0538702409000003065322
specificando i giorni o il giorno in cui si vuole prenotare.

Museo dei Botroidi

ORARI APERTURA STRAORDINARIA MUSEI E PARCHI:
Museo Donini 8/9 Giugno 9.00-13.00 – 15.00 18.00
Parco dei Gessi 8 Giugno 9.00-13.00 – 15.00-18.00
Museo Luigi Fantini di Monterenzio 8/9 Giugno 10.00-18.00
Museo Botroidi 8/9 Giugno 9.00-18.00
Dinosauri in carne e ossa Il Parco 8/9 Giugno 10.00-19.00

Turismo responsabile in Val di Zena nell’Appennino bolognese | 8 – 9 giugno 2019

Il turismo sostenibile gioca un ruolo centrale all’interno dei processi e delle politiche per lo sviluppo dei territori, promuovendo integrazione sociale e inclusione, arricchendo le relazioni tra turisti cittadini, ma anche tra cittadini ed istituzioni. Uno sviluppo turistico sostenibile significa non solo migliorare l’esperienza dei turisti che visitano una destinazione, portando ricchezza economica e culturale, ma anche migliorare la qualità  della vita dei suoi cittadini e il rapporto che questi ultimi hanno con il proprio territorio.

Detto ciò chiuderemo la tappa bolognese 2019 con le ultime due giornate nella lussureggiante e verde Val di Zena. Il secondo weekend di giugno, l’8 e il 9, pullula di attività ed esperienze assolutamente imperdibili!

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Per scoprire la Val di Zena dall’8 al 9 giugno puoi scegliere di visitare i luoghi in autonomia, oppure scegliere di acquistare il pacchetto che comprende le singole giornate dell’8 giugno o del 9 giugno o quello che comprende entrambi i giorni, beneficiando dei prezzi agevolati riservati al Festival.

Iscriviti compilando il form sul sito di IT.A.CÀ [COMPILA IL FORM ONLINE] o chiamando 051 92 97 66 | 329 19 49 532 o scrivendo a: info@montebibele.eu

È possibile anche, nello stesso modo, prenotare una navetta gratuita che partirà da Bologna centro seguendo il festival per una o due giornate.

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Si parte sabato 8 giugno h 10 con la visita speleologica alla Grotta del Farneto, una grotta abitata dagli uomini dell’età del bronzo e rifugio dei chirotteri che vivono nel Parco. La visita guidata all’interno della cavità dura circa un’ora e mezza ed è adatta a tutti, anche ai bambini con più di 4 anni.

Alle 12 invece è previsto un itinerario in mountain bike di circa 12 km che da Botteghino di Zocca, frazione del comune di Pianoro, porterà i cicloturisti a Gorgognano, sul crinale della Val di Zena. Sarà possibile partecipare ad un pranzo bucolico nel boschetto di Gorgognano con prodotti tipici del luogo (€10 escluse bevande, per prenotazione tel. 3481524687) e alle ore 15 al concerto Mikrokosmos nel vecchio cimiterino a Gorgognano. Prima di tornare al punto di partenza pedalando verso il tramonto, ebri delle piacevoli emozioni nella natura appena vissute.

La sera, invece, a partire dalle 18, è prevista una spettacolare notte tra degustazioni, astronomia, archeologia, cena e musica sotto le stelle. Il programma dettagliato si trova visitando questa pagina web. La cena sotto le stelle è solo su prenotazione.

Fatevi incantare dagli astri, o dai piatti pieni di leccornie, a voi la scelta!

IT.A.CÀ vi propone anche un’intrigante alternativa che prevede un piacevole trek a piedi nelle ore che precedono il tramonto, a partire dalle 18: La Via del Fantini è il progetto di una via in fase di realizzazione che unisce tutti i luoghi più importanti della Val di Zena tra San Lazzaro e Monte Bibele.

Con questo trek vi proponiamo un’anticipazione solo dell’ultima sua parte. Partendo dal Monte delle Formiche ci muoveremo tra dolci colline e boschi molto selvaggi verso Castelnuovo di Bisano per raggiungere alla fine Monte Bibele dove potremo fermarci la sera per guardare le stelle, gustare del buon cibo, e volendo dormire.

Le attività riprenderanno il 9 giugno alle 9 con una lezione di Yoga nella natura e a seguire, una passeggiata archeologica tra luoghi di culto nel villaggio di Monte Bibele (IV-III sec. a.C.).

Per i più sportivi, sempre alle 9, partirà un itinerario ciclabile accessibile, ossia un’escursione per tutti, aperta anche a persone disabili con pranzo in una trattoria locale di cucina tipica (Info e prenotazioni: info@fondazioneperlosport.it).

Nel primo pomeriggio sono state inserite in programma due attività davvero importanti e degne di nota.
La prima “il tempo da toccare”, alle 14:30, prevede la visita del Museo Civico Archeologico di Monterenzio. Si tratta di un percorso tattile, aperto quindi anche a persone con disabilità visiva, che insieme all’archeologo andranno alla scoperta dei reperti di Monte Bibele.

La seconda prenderà luogo alle 16:30 nel Museo Luigi Donini e consisterà in un sorprendente viaggio nella Preistoria, alla scoperta dell’origine ed evoluzione dell’Uomo e degli animali estinti dell’ultimo periodo glaciale. I partecipanti potranno anche assistere alla dimostrazione di accensione del fuoco con le pietre focaie, rivivendo così in prima persona le pratiche quotidiane degli uomini primitivi.

Assolutamente imperdibile!

Alle 18 si rimane sempre in tema di creature ormai estinte: i dinosauri! Il Tour della Vita sulla Terra prevede infatti una visita guidata del Parco Dinosauri in Carne e Ossa, dove, attraverso il susseguirsi di scenari e ricostruzioni fedeli di ben 35 specie animali, esploreremo l’evoluzione della vita sulla Terra, osservando i cambiamenti che hanno portato alcune specie all’estinzione e gli adattamenti all’ambiente che invece hanno permesso ad altre di sopravvivere.

La visita del parco delle 21.15 ci offrirà la possibilità suggestiva di iniziare al crepuscolo e di proseguire con l’aiuto della sola torcia portata dalla guida, avanzando nell’oscurità e pronti a sorprenderci con le scene del mondo primordiale che di volta in volta ci troveremo davanti ad ogni curva del sentiero.

Il sogno dei più piccoli e di tutti quelli che son cresciuti con le varie trasposizioni cinematografiche dei vari Jurassic Park, potranno finalmente entrare nell’incredibile mondo dei dinosauri (e tornare bambini!).

Le attività per queste giornate in Appennino sono davvero diversificate per andare incontro ai gusti e alla preparazione atletica di tutti  e alla curiosità di ciascuno! Mancate solo voi! Vi aspettiamo in Appennino!

Vi riporto il link con tutte le strutture alberghiere convenzionate, così potrete scegliere la location che più preferite, usufruendo dello sconto IT.A.CÀ | info strutture.

Blog IT.A.CÀ
Responsabile Comunicazione 
Sonia Bregoli

 

Protagonista l’Appennino nella tappa bolognese: tra Marzabotto, Castiglione dei Pepoli e Grizzana Morandi | 31 maggio – 2 giugno

Il Festival, giunto alla sua undicesima edizione, ha scelto fin dalla sua origine di investire sul turismo sostenibile, individuandolo come mezzo per la riscoperta e la valorizzazione degli spazi più autentici dell’Italia, i quali però, spesso, non appaiono nelle guide turistiche convenzionali.

Da anni IT.A.CÀ porta avanti una progettualità valorizzando tutto il territorio metropolitano nel suo complesso e nell’edizione 2019 ha intensificato la sua azione di co-progettazione, in particolare nell’Appennino Bolognese da Marzabotto con una staffetta ritmata che passa il testimone ai territori di Castiglione dei Pepoli, Grizzana Morandi e Val di Zena con tantissimi eventi organizzati

Valorizzare l’Appennino è anche un modo per combattere il sovraccarico turistico bolognese, distribuendo i benefici con chi resiste ancora contro lo svuotamento dei piccoli paesi e il conseguente degrado dell’ambiente. Ogni area  ha sperimentato un’offerta turistica sostenibile locale stabile in grado di favorire l’incoming, l’enogastronomia locale, l’artigianato e il commercio di prossimità.

Per favorire l’incoming, tali rassegne sono state costruite in modo tale da includere almeno una notte sui territori interessati: Marzabotto 31 maggio – 1°giugno; Castiglione dei Pepoli 1° maggio-2 giugno; Grizzana Morandi 2 giugno > programma completo.

Entrando nel vivo del Festival e degli eventi che IT.A.CÀ  ha organizzato in Appennino per favorirne il rilancio, vi segnaliamo sicuramente il convegno di apertura del 31 maggio, al parco Bottonelli di Marzabotto, a partire dalle 9.30, per avviare una riflessione sul valore del turismo sostenibile e responsabile come mezzo di sviluppo economico per le aree montane della Città metropolitana di Bologna.

Sarà un’importante occasione per capire il profondo potenziale dell’Appennino, conoscere i modelli vincenti, creare nuove partnerships e possibilità di co-progettazione. Sarà possibile, inoltre, poter assaggiare prodotti della cucina tipica montana, preparati dalla Pro Loco di Marzabotto > programma convegno 

Per contrastare lo spopolamento tipico delle zone montane in favore della vita in città, è stato organizzato un incontro con i rappresentanti del “Manifesto per una Rete dei Piccoli Comuni del Welcome”, Angelo Moretti, Danilo Travaglione e Angela Debora Giorgione. Info evento.

Sempre il 31 sarà possibile partecipare all’incredibile itinerario di due giorni che condurrà alla scoperta dell’antica Via degli Etruschi in mountain bike.

Sabato 1 giugno sarà possibile scoprire il fascino naturalistico di Marzabotto e Monte Sole grazie a due itinerari: un percorso cicloturistico tra arte, storia e natura, in sella a delle biciclette a pedalata assistita di ultima generazione e un percorso a piedi, accompagnati da guide autoctone che condurrà dalle rive del fiume Reno, sino alla scoperta dell’antica città etrusca nota col nome di Kainua.

Vi segnaliamo anche due interessanti attività pensate proprio per i più piccoli: l’incontro con gli asinelli alla scoperta della biodiversità, dove sarà possibile prendersene cura, accarezzarli e passeggiare con loro; e il “campo scuola mountain bike per bambini”, dove i futuri ciclisti potranno sperimentare l’emozione di utilizzare la Mountain Bike in un ambiente divertente e controllato. 

Sempre per il primo giugno sono previsti altri due itinerari: il trekking per le cascate del Mulino Mazzagatti, un percorso di 12 km all’interno del cuore pulsante dell’Appennino e un piccolo trek storico- culturale di 4 km, ma che condurrà alla visita guidata della chiesa romanica di Panico e al museo etrusco di Marzabotto!

Insomma, il programma è variegato e risulta accessibile a prescindere dal grado di sportività dei partecipanti, quindi non ci sono scuse per non lanciarsi in nuove avventure insieme a noi!

A Castiglione dei Pepoli per il 1 giugno a partire dalle h15.00 sarà possibile partecipare alla visita guidata del centro storico del paese attraversando le epoche che si sedimentano nelle architetture, riscoprendo le tracce di un tempo passato che ha coinvolto storia e generazioni.

Alle 17:30, presso l’Officina 15, in via Aldo Moro 31, verrà presentato il libro di Simone Pacini “Il teatro sulla Francingea”, il diario di bordo quotidiano del laboratorio itinerante “Il teatro… su due piedi – camminata in Toscana e Lot-et-Garonne”, realizzato dal Teatro Metastasio Stabile della Toscana e dal Théâtre École d’Aquitaine, con la partecipazione di 29 allievi-attori delle rispettive scuole.

Alle 18:30, invece, è prevista l’inaugurazione della mostra fotografica del workshop di fotografia I volti dell’Appennino realizzato il 25/26 maggio: i ritratti dei suoi abitanti trasformano la vita della montagna in una testimonianza corale, anima di questi luoghi.  

Dalle 19 inizia la festa! La serata si aprirà con il concerto dell’Orchestra Migrante, un gruppo musicale che vede al proprio interno almeno cinque nazionalità diverse, offrendo un repertorio in altrettante lingue: iraniano, arabo, inglese, nigeriano, italiano.

Opera di Giorgio Morandi

Dalle 20 invece, presso i ristoratori di Castiglione sarà possibile cenare con i prodotti tipici locali, in occasione di IT.A.CÀ: l’unico peccato di gola è non assaggiare tutto! Il giorno seguente, domenica 2 giugno, sarà possibile partecipare (e smaltire il cibo della notte precedente!) ad un itinerario di trekking intorno a Castiglione, o meglio per i boschi, le pendici del Monte Gatta, le vallate e i suoi torrenti. Assolutamente imperdibile.

Sempre domenica 2 giugno, a Grizzana Morandi, è previsto alle 15 un percorso attraverso i luoghi amati e rappresentati da Giorgio Morandi nelle sue opere, per provare l’emozione di essere dentro un dipinto del grande maestro bolognese.

Durante tutta la giornata, invece, sarà possibile partecipare presso il parco Mingarelli, alla colorata e divertente Piccola Fiera dei Ciarlatani, un festival di arti di strada ad ingresso gratuito nello stile delle fiere di inizio novecento. Il programma dettagliato delle attività previste è possibile leggerlo cliccando su questo link.

Non vi resta che scegliere l’attività più adatta a voi e prepararvi a mettervi in viaggio con noi, un’occasione per conoscere i luoghi dell’Appennino bolognese e incontrare tanti altri viaggiatori!

Vi aspettiamo, scegliete l’evento più vicino a voi 🙂

Blog IT.A.CÀ
Simone Russu