Ogni scelta che compiamo lascia un’impronta. Lo sappiamo quando mettiamo uno zaino in spalla e decidiamo come e dove viaggiare, ma è altrettanto vero quando parliamo di come scegliamo di gestire le nostre risorse. In questa 18ª edizione, il nostro percorso si è arricchito di un compagno di viaggio speciale: siamo entusiasti di raccontarvi il nostro importante partner nazionale Banca Etica, una realtà con cui condividiamo una visione profonda e trasformativa. A unire le nostre strade è la forte sintonia con il tema guida scelto quest’anno dalla nostra Rete Nazionale: GEOGRAFIE DI PACE – Mobilità/rsi attraverso confini e culture.
In un mondo che tende a sollevare barriere, questo tema ci invita a esplorare i territori non come semplici tappe da attraversare, ma come spazi di relazione. Attraverso l’incontro tra viaggio, cultura, cittadinanza attiva e trasformazione sociale, vogliamo dimostrare che muoversi e abitare il pianeta può diventare un concreto atto di pace.
Nasce così una convergenza naturale e potente se il turismo responsabile ci insegna che ogni viaggio ha un impatto diretto sui territori e sulle comunità che ci accolgono, la finanza etica ci dimostra che ogni singolo euro investito ha il potere di orientare il futuro del nostro pianeta. Due mondi apparentemente diversi, ma mossi dallo stesso cuore: promuovere un’idea di economia che metta al centro il benessere delle persone, la tenuta delle comunità e la tutela dell’ambiente [info]
Per questa occasione intervistiamo Tommaso Rondinella, responsabile ufficio Modelli di impatto e valutazione sociale ambientale di Banca Etica.

Foto di Tommaso Rondinella
Qual è il vostro bilancio rispetto a indici e strumenti di valutazione interna? Come vengono promossi gli indici stessi e i risultati nella vostra comunità e verso il mercato?
Il bilancio è estremamente positivo. Nel 2025 il 99,7% delle delibere a persone giuridiche è stato analizzato con la nostra Valutazione Socio-Ambientale (VSA). Più che una semplice istruttoria, la VSA attribuisce pari dignità al profilo di responsabilità sociale e ambientale e all’analisi economico-creditizia. Inoltre, abbiamo evoluto la nostra piattaforma nel sistema “Metrica”, pensata per misurare 150 indicatori ESG e guidare imprese e organizzazioni in percorsi concreti di miglioramento continuo e sostenibilità.
Promuoviamo questi risultati pubblicando annualmente il Report di Impatto, uno strumento di massima trasparenza verso la nostra comunità di soci, clienti e fornitori. Diffondiamo questi dati anche verso il mercato per dimostrare che una finanza attenta alle conseguenze sociali e ambientali riduce l’insolvenza creditizia e crea valore durevole per l’intera collettività.
Come impegno attivo nella costruzione di “Geografie di Pace”, tema di quest’anno, Banca Etica esclude il finanziamento del settore degli armamenti. Come valuta l’efficacia di questa scelta in un contesto di riarmo globale?
La nostra è una scelta politica e strategica irrinunciabile. In un contesto globale segnato dall’aumento delle spese militari, Banca Etica conferma la totale esclusione di produzione e commercio di armi dai propri impieghi e investimenti. Escludere il supporto finanziario alla filiera bellica non è solo una scelta etica, ma un’azione concreta per frenare l’escalation dei conflitti e dimostrare che l’economia di guerra non produce vera sicurezza né benessere d’impresa.
I dati dimostrano l’efficacia della nostra posizione: destiniamo le risorse a settori che costruiscono pace positiva, come il welfare, l’accoglienza, la cooperazione internazionale e la tutela ambientale. Con oltre il 92% dei crediti erogati alla clientela orientato all’impatto sociale o ambientale, offriamo al mercato un modello alternativo e dimostriamo che investire nel benessere delle persone e della terra è l’unico reale antidoto alle guerre.
Il report evidenzia il sostegno a migliaia di persone in povertà che si allontanano dalle terre d’origine. Quale ruolo può avere una banca nel prevenire le cause economiche e sociali dei conflitti?
La finanza ha la responsabilità di intervenire prima che le crisi esplodano. Nel 2025 abbiamo sostenuto progetti di cooperazione internazionale che hanno raggiunto circa 570 mila beneficiari e affiancato la microfinanza nei Paesi del Sud del mondo per promuovere sviluppo locale, lavoro e inclusione finanziaria. Allo stesso tempo, l’accoglienza diffusa sul territorio ha permesso di garantire dignità e integrazione sociale a oltre 8.000 persone migranti.
Prevenire le cause dei conflitti significa aggredire le disuguaglianze economiche, la povertà e il dissesto ambientale. Una banca etica non si limita a erogare credito, ma finanzia la sovranità alimentare, il commercio equo, l’agricoltura biologica e le imprese responsabili. Investire in giustizia sociale ed economica nei territori d’origine significa offrire opportunità concrete ed eliminare le radici profonde delle tensioni geopolitiche e dei conflitti.

Nel report si misurano posti di lavoro, alloggi sociali e benefici ambientali. È possibile quantificare il contributo della finanza alla costruzione di comunità di pace e quali indicatori utilizzare?
Sì, è possibile ed è ciò che facciamo quotidianamente. La pace non è assenza di guerra, ma presenza di giustizia, diritti e coesione sociale. Misuriamo questo contributo attraverso indicatori precisi connessi alla destinazione della fornitura del credito nel Report di Impatto: numero di persone beneficiarie di assistenza sociale, posti di lavoro creati ex novo oppure salvati tramite Workers Buyout (1.786 nuovi posti e 2.103 salvati nel 2025), alloggi resi disponibili e beni confiscati alle mafie riutilizzati a fini sociali.
A questi si affiancano gli indicatori di impatto indiretto e di rete: numero di vittime di usura e racket sostenute (300), progetti socio-educativi (873) ed eventi culturali promossi per rafforzare le relazioni comunitarie (oltre 15 mila). Tutti questi dati dimostrano quantitativamente che ogni euro orientato alla finanza etica consolida il tessuto democratico e costruisce comunità coese e pacifiche.
Il report mostra che una parte significativa del credito è destinata all’inclusione sociale e alla riduzione delle disuguaglianze. Quanto contano questi investimenti contro le tensioni e le instabilità?
Sono fondamentali e prioritari. Le disuguaglianze economiche e la marginalità sociale sono i principali combustibili dell’instabilità e dei conflitti interni alle comunità. Nel 2025 abbiamo destinato la macroarea d’impatto “Sociale” a quasi il 49% dei nostri nuovi crediti (237,8 milioni di euro), finanziando l’assistenza socio-sanitaria, il diritto alla casa, il contrasto alla povertà e l’inserimento lavorativo di persone fragili.
A ciò si aggiunge l’attenzione per l’imprenditoria femminile (il 26,3% delle imprese finanziate è guidato da donne) e l’inclusione finanziaria di giovani e immigrati. Favorire l’accesso al credito come diritto umano – principio inserito nello statuto di Banca Etica – e sostenere la coesione sociale significa ridurre le fratture territoriali e le distanze economiche, cioè consolidare l’infrastruttura materiale e culturale necessaria per mantenere la stabilità sociale.
Attraverso la Valutazione Sociale e Ambientale, Banca Etica sceglie quali attività sostenere. Come mai avete scelto di sostenere il nostro festival?
IT.A.CÀ incarna buona parte dei valori che guidano la nostra azione. Il turismo responsabile è infatti una delle 25 aree di impatto specifico che Banca Etica monitora e finanzia con convinzione (nel 2025 le abbiamo destinato 16,3 milioni di euro tra impatti diretti e indiretti). Con la partecipazione al festival valorizziamo una rete che dimostra come lo sviluppo economico possa e debba procedere di pari passo con la cura dei territori e delle comunità locali.
Il festival condivide con la finanza etica, per esempio, la visione di un’economia delle relazioni, attenta all’impatto ambientale e capace di contribuire allo sviluppo delle aree interne o periferiche escluse dai circuiti tradizionali. Col festival Banca Etica sperimenta una convergenza culturale e d’azione per promuovere stili di vita e di consumo consapevoli, etici e sostenibili.
Cosa hanno in comune IT.A.CÀ e Banca Etica rispetto all’idea di economia, benessere e tutela dell’ambiente?
Entrambe le realtà intendono l’economia al servizio della persona, delle comunità e del pianeta. Il turismo responsabile ci insegna che ogni viaggio lascia un’impronta sul territorio; la finanza etica ricorda che ogni euro depositato o investito ha un impatto diretto sul futuro della società. Entrambe le nostre realtà rifiutano la logica dell’estrazione predatoria di risorse comuni e privilegiano un modello basato sulla sostenibilità, sul rispetto dei diritti e sulla valorizzazione delle risorse locali. Che si tratti di scegliere come viaggiare o come impiegare il proprio risparmio, le scelte quotidiane di ciascuno possono trasformarsi in potenti leve di trasformazione per un mondo più giusto, pacifico e sostenibile.
Ringraziamo Tommaso Rondinella per questa intervista esclusiva. Seguiteci come sempre 🙂
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