Danza, musica e territorio | Intervista a Placida Staro

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici, oggi vi invitiamo a sintonizzarvi con il ritmo della tradizione montana e rurale della Valle del Savena grazie al racconto di Placida Staro: musicista, ballerina, etnomusicologa ed etnocoreologa di fama internazionale, attualmente direttrice della Piccola Scuola di Musica e Danza tradizionale della Valle del Savena “Riccardo Venier” e del Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara a Monghidoro.

Insieme al Centro di Ricerca e ai Suonatori della Valle del Savena, Placida Staro sarà protagonista dell’itinerario La retta è per chi ha fretta. Dentro e fuori la Via degli Dei Vol. 2, che il prossimo 11 luglio ci porterà lungo i sentieri culturali, musicali e gastronomici dell’Alpe di Monghidoro.

Itacà | Intervista a Placida Staro | Foto corpo testo

Placida Staro

Sei musicista, danzatrice, esperta di etnomusicologia ed etnocoreologia: ci racconti brevemente come è nata la tua passione per la musica e come si è trasformata in un percorso non solo artistico, ma anche professionale?

Provengo da una famiglia “musicale”: per nonni, padre, zii e zie, cugini, cantare e suonare era il modo di passare insieme i sabati, le domeniche e le feste. La passione del canto, del suono e della danza si è unita alla ricerca di un modo diverso di intendere l’esperienza artistica che non fosse legato ai limiti e alle convenzioni poste da scuole e accademie.

Così, alla ricerca di altre modalità di espressione, ho iniziato a svolgere delle ricerche sulle Alpi e sull’Appennino, cercando di capire se non vi fosse un altro modo per esprimersi danzando, suonando e cantando, quale fosse la relazione fra suono e movimento e quale il ruolo del femminile nelle società. Corpo, voce e violino sono così diventati per me gli strumenti per trasmettere l’esperienza della cura e del benessere attraverso il ballo e il suono condiviso. Di conseguenza la musicologia, l’etnomusicologia, l’analisi e la notazione del movimento sono divenuti gli strumenti per parlarne, il che mi ha portato a svolgere attività come insegnante di drammatizzazione e antropologia gestuale per teatri e scuole di teatro, come coreografa e programmista per la RAI e altre produzioni cinematografiche, come insegnante, formatrice ed operatrice culturale.

Itacà | Intervista a Placida Staro | Foto corpo testo

I suonatori della Valle del Savena

Da molti anni sei Direttrice del Centro di Ricerca e Documentazione della Cultura Montanara di Monghidoro, che sarà tra i luoghi del Festival IT.A.CÀ Bologna 2021: quali attività svolge il Centro e qual è per te il senso della sua collaborazione con il Festival?

Il Centro promuove il coinvolgimento della popolazione nella sistematizzazione di una memoria collettiva del territorio, attraverso un processo partecipato e intergenerazionale di archiviazione, digitalizzazione, catalogazione e trascrizione dei materiali provenienti dalle ricerche sul luogo. Incoraggia quindi sia la ricerca e l’auto-ricerca presso la popolazione, sia il contributo alla comunità scientifica, offrendo consulenza a studiosi e studenti e pubblicando documenti e studi. Il lavoro divulgativo del Centro si rivolge alla comunità allargata anche attraverso mostre, libri, supporti media e informatici, in collaborazione con altri enti museali e di istruzione.

Per perseguire questi obiettivi, dal 1996 ad oggi il Centro ha promosso numerosi incontri di autoformazione aperti alla popolazione (Concertincontro, veglie, conferenze, incontri di canto, danza e musica, gruppi di ricerca…) e corsi di formazione (Scuola di etnocoreologia italiana, Gruppo “L’altra ricerca”, interventi presso scuole e istituti, etc.).

Il campo di intervento per quanto riguarda la ricerca e la documentazione ha riguardato molteplici temi: la storia orale; le forme di poesia per musica, di ritualizzazione e drammatizzazione della tradizione popolare; la danza, i linguaggi gestuali, il gioco e la comunicazione non verbale; le installazioni e i percorsi sacralizzati sul territorio dalla devozionalità popolare; la medicina e le forme di cura della tradizione popolare della montagna; le modalità di trasmissione intergenerazionale della cultura della montagna bolognese e delle forme non verbali di cultura; le fonti storiche della cultura di musica e danza della Regione Emilia Romagna.

Naturalmente la collaborazione con eventi e realtà sul territorio è imprescindibile per raggiungere l’obiettivo primario dell’Associazione culturale “e bene venga maggio” (che cura il Centro e i progetti ad esso collegati): promuovere il pensiero, le modalità di relazione e di aggregazione che rendono la cultura dell’Appennino bolognese, e della Valle del Savena in particolare, unica al mondo.

Puoi raccontarci qualcosa sull’itinerario che ti vedrà coinvolta nella tappa bolognese di IT.A.CÀ? Com’è stato ideato e con quale obiettivo?

Il paesaggio, e tra questi il paesaggio sonoro, è la sfera entro la quale ogni individuo crea la propria esistenza ed è inscindibilmente legata ai segni del passaggio e delle relazioni umane.

Noi agiamo su queste relazioni inserendo il “non detto”, l’espressione empatica e artistica attraverso la danza e la musica, in quanto tratto fondante ed esplicito delle relazioni sociali – così come avviene appunto nella cultura della Valle del Savena. L’obiettivo dell’itinerario pensato con IT.A.CÀ è quindi far partecipare a queste forme d’espressione chi non ne condivide giornalmente l’esperienza, attraverso un’immersione attiva che è in grado di modificare la percezione del proprio sé e dell’altro, utilizzando semplici condivisioni di suoni e danza.

Itacà | Intervista a Placida Staro | Foto corpo testo

I suonatori della Valle del Savena

Turismo responsabile, accessibilità, sostenibilità, cittadinanza globale sono al centro del lavoro di IT.A.CÀ: secondo te in che modo questi principi possono intrecciarsi con la tua professione e, in generale, con il mondo della musica e della danza?

L’attività di studio delle culture è (o dovrebbe essere) un’attività di mediazione culturale, oltre che di riflessione antropologica. Gli etnografi ed antropologi vengono però utilizzati da secoli per favorire la colonizzazione ed altre operazioni eticamente discutibili. Al contrario, gli operatori di comunità, che si pongono come strumento di riflessione fra interno ed esterno, dovrebbero, in una società più equale, diventare i corretti referenti per l’organizzazione di operazioni economico-conoscitive, quale è il turismo. La musica e la danza sono una chiave non economicamente interscambiabile (come invece è il cibo) per fondare un tempo comune dell’incontro. Per questo, come accadeva nelle società preindustriali, musica e danza dovrebbero essere al centro di ogni operazione sull’incontro umano.

A cosa pensi se dico “diritto di respirare” (che è il tema dell’edizione del Festival di quest’anno?)

Alla ricerca di un tempo organicamente equilibrato, all’eliminazione delle attività “performative”.

Ringraziamo Placida per questa intervista e per la sua partecipazione. Vi suggeriamo di approfondire il suo lavoro sul sito personale e di esplorare le sue ricerche, e per chi vuole avere un assaggio della sua musica segnaliamo il suo canale Youtube. Ma soprattutto, vi aspettiamo all’itinerario dell’11 luglio a Monghidoro, per camminare insieme a lei a passo di musica e danza. Iscrivetevi compilando questo MODULO.

Buon ascolto e buon viaggio!

Blog IT.A.CÀ
Maria Chiara Cantelmo
Tirocinio A.I.T.R

Maria Chiara Cantelmo in foto tappa itaca bologna

Maria Chiara Cantelmo

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