Non aspettiamoci la “normalità” pre-Covid | Intervista a Carlo Alberto Redi

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici, la rete nazionale del festival IT.A.CÀ sta per partire con gli eventi delle singole tappe, ma nel frattempo tramite i nostri incontri online cerchiamo di diffondere l’idea di un turismo sostenibile e, in generale, di un comportamento più responsabile nei confronti del nostro pianeta. Ed ecco perché oggi abbiamo con noi, un ospite davvero speciale, Carlo Alberto Redi, un accademico, biologo e saggista italiano, che ci aiuterà a capire perché non possiamo tornare alla “normalità” della vita pre-Covid di cui tanto si discute e come possiamo invece desiderare un nuovo stile di vita.

Itaca | Carlo Alberto Redi | Foto corpo testo

Carlo Alberto Redi

Oltre a questa interessante intervista, consigliamo di approfondire ed ascoltare proprio l’intervento  del dott. Redi al nostro webinar di apertura, svoltosi martedì 27 aprile, in cui abbiamo portato avanti, insieme anche a Paolo Cognetti ed Eleonora Berti, riflessioni sul tema del festival di questa 13a edizione: “Diritto di Respirare” e non solo.

Ha parlato di quanto sia necessario oggi iniziare a desiderare un nuovo stile di vita. È difficile riuscirci quando lo stato d’animo che domina la nostra vita covidizzata è il “languore” (così è stato definito sui giornali in questi ultimi giorni). Come possiamo concretamente elaborare nuovi modi per stare insieme tra di noi e con la natura che ci circonda?

La drammatica connotazione sanitaria di questo tempo claustrale della pandemia causata dal virus SARS-CoV-2 (la COVID-19, “COronaVIrus Disease 19; al femminile, come indicato dall’Accademia della Crusca) nasconde la ragione di fondo, la causa prima, di questa tragedia: lo sfruttamento neo-liberista delle risorse del pianeta. In altri termini, la questione ecologica sottesa all’incalzante serie di recenti pandemie è ancora una volta taciuta. La COVID-19 più che indurci alla presa di coscienza della questione ecologica ha funzionato da anestetico per buona parte della popolazione del pianeta Terra: tutti annichiliti e trasformati in docili e spaventati spettatori, confinati in casa a guardare dalle finestre paesaggi surreali.

Ogni istanza sociale dissolta e tutti noi incollati dinnanzi a schermi sia per il lavoro solitario (smart working; così poco smart così tanto solitario) sia per attendere comunicazioni, istruzioni, regole per rassicurarci che vinceremo questa guerra (linguaggio non fu mai così improprio e mal adoperato) e torneremo come prima e più di prima a produrre e consumare. E dunque sarebbe bene spendere un poco del tempo cupo che ci è dato di vivere in isolamento per capirne le cause, per uscire accresciuti con la consapevolezza che non potremo riprendere gli stili di vita che ci hanno ridotti in questa situazione, pena una prossima e più grave crisi: desiderare un’altra normalità, perché la normalità che vivevamo è il problema!

Itinerari di raccolta plastica nell’edizione 2019 del festival IT.A.CÀ

Ha accennato, durante l’incontro, all’idea di una “cittadinanza scientifica”. Potrebbe approfondire questo concetto che ha riscontrato molti commenti durante la diretta? Che cosa servirebbe alle persone per “ottenerla”? in che modalità si potrebbe applicare nella nostra società?

Per renderci amico un futuro-presente così carico di incognite e complessità e per essere attori consapevoli capaci di inventare il futuro è evidente che non possiamo tornare alla “normalità” del periodo pre-pandemia, quella normalità è il problema (devastazione del pianeta, consumo carne rossa, plastificazione degli oceani, come ho ricordato).

È necessario lo sviluppo di una nuova forma di cittadinanza che sappia includere sia il diritto all’accesso ed al proficuo uso della rete (viviamo nell’infosfera!) sia l’esercizio di scelte responsabili sulle opportunità che gli avanzamenti delle conoscenze della Biologia ci offrono (inizio e fine vita, OGM, cellule staminali, etc), sviluppare una “cittadinanza scientifica”. Per farlo è necessario dotarsi di strumenti concettuali, “osare sapere” (come ben dice un bel testo del 2019 di Ivano Dionigi), combattere l’infantilismo culturale, sviluppare cultura, abituarsi a risposte controintuitive così da contribuire all’affermarsi di una riflessione politico-culturale capace di sviluppare una laica “democrazia cognitiva” che rielabori il rapporto tra umani e pianeta Terra.

Foto di Noemi Usai – Tappa IT.A.CÀ Bologna 2019

Particolarmente impressa è rimasta la frase “Viviamo nel mondo dei selfie, e un mondo di selfie non può che produrre un mondo selfish, egoista.” Se all’inizio sembrava una piaga solo tra i giovani, oggi dobbiamo riconoscere che non risparmia nessuno. Paradossalmente è stata una giovanissima, quale Greta Thunberg, a ricordarci che non c’è più tempo per mettersi in posa, dobbiamo alzare lo sguardo e accorgersi del grido d’aiuto del nostro pianeta. Da “saggio antenato”, come si è definito, ci può dare un consiglio che risvegli quel senso d’obbligo che dovremmo avere tutti noi in difesa della biodiversità? del nostro pianeta?

In realtà ho ricordato che tutti noi (grosso modo anagraficamente sopra i trent’anni direi) NON SIAMO DEI BUONI ANTENATI ripreso da Jonas Salk (1914 – 1995), il padre del vaccino antipolio che, nel 1955, rifiutandosi di brevettarlo e divenire miliardario, pose una domanda “are we being good ancestors?” ricordando come abbiamo ridotto il pianeta.

Dalla rivoluzione industriale in poi abbiamo devastato più dei 2/3 della superfice terrestre per processi di industrializzazione, urbanizzazione, produzione agricola, processi di interconnettività (disponiamo di decine di migliaia di aereoporti, più di 30 milioni di chilometri di strade, più di 1 milione di chilometri di binari ferroviari); abbiamo deforestato l’equivalente della superficie del continente africano per l’allevamento intensivo di bovini per la produzione di carne rossa. Sono quasi dieci milioni le tonnellate di plastica che annualmente finiscono negli oceani (per l’anno 2020 si stima la presenza di circa 150 milioni di tonnellate di plastica), un intero camion della spazzatura ogni minuto.

Dovremmo entrare in empatia anche con le generazioni che verranno, che ci giudicheranno! Non ho un consiglio saggio da indirizzare se non condividere il mio pensiero critico rispetto a questa responsabilità.

Purtroppo, è innegabile l’enorme contributo dell’industria del turismo di massa (nell’era pre-covid) che porta alla devastazione proprio di quei luoghi carichi di storia e di bellezza che il turista va a visitare, rendendo così l’esperienza del viaggio un vero e proprio ossimoro. Diventa necessario quindi demonizzare il turismo di massa e rendere quello responsabile e sostenibile come l’unica alternativa perché fa respirare i territori e non li soffoca. Qual è quindi la sua idea su come dovrebbe essere il turismo del domani?

Un turismo “consapevole” basato sul riconoscere che i viaggi “usa e getta” non sono né viaggi né turismo consapevole della propria impronta ecologica, sono solo consumismo! E dunque il turista post-Covid 19 deve partire da questa constatazione gridando a tutti (anche a sé stesso) TINA ! There Is No Alternative ! Il pianeta è collassato e non è più possibile sfruttarne in alcun modo le risorse, né per la produzione di beni (di qualunque natura essi siano) né per “godere” del tempo libero in attività ludiche foriere di catastrofi.

La Valle di Ussita (MC)

Tra gli aspetti positivi della pandemia, si è considerata più volte un’aria più respirabile, infatti abbiamo avuto modo di parlare del “Diritto di Respirare” durante il webinar. Vorrebbe condividere con noi un ultimo pensiero a riguardo per stimolare la riflessione nei nostri lettori?

Un invito a viaggiare con rispetto per i luoghi che si intende visitare, viaggiare per conoscere. Viaggiare sotto casa, nella propria dimensione spaziale (città, villaggio) per scoprire la geografia emotiva dei luoghi che abitiamo. Per realizzare questi buoni propositi, a mio giudizio, sarà necessario attuare una profonda auto-trasformazione in ciascuno di noi. Sebbene questi tempi cupi non aiutino a desiderare, dobbiamo desiderare un cambiamento, divenire soggetti attivi capaci di produrre trasformazioni sia individuali sia sul piano collettivo, abbandonare il senso di sicurezza dato dalla ripetizione dell’esistente che distrugge la natura e soffoca ogni capacità creativa, ogni apertura al futuro.

Ringraziamo Carlo Alberto Redi per queste parole, preziose per noi e i nostri lettori. Vi diamo appuntamento al prossimo webinar che ricordiamo essere mercoledì 12 maggio alle h17.00 in diretta sul nostro profilo FB per scoprire nuovi ospiti e trattare insieme questa volta il tema “Decostruire i confini tra Turismo e Migrazione”.

Vi aspettiamo, mi raccomando #SaveTheDate e… Buon viaggio!

Blog IT.A.CÀ
Samantha Costa
Tirocinio Comunicazione

Itaca | Samantha Costa | Foto corpo testo

Samantha Costa

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