ALCINA Centro di educazione ambientale di Fiastra | Intervista ad Antonella Forconi e Simona Balducci

Cari amici e amiche viaggiatrici oggi ci trasferiamo nel centro Italia per incontrare due sagge custodi della natura in terra di Sibille. Vi presentiamo Antonella Forconi e Simona Balducci che dirigono da oltre 25 anni la società Alcina a Fiastra, uno dei comuni del Parco Nazionale dei Monti Sibillini più suggestivi della provincia di Macerata, famoso soprattutto per il lago artificiale che ne fa una meta molto gettonata.

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A sinistra Antonella Forconi. A destra Simona Balducci.

Le due “Alcine” della società, che porta uno dei nomi da “maga” della Sibilla appenninica, sono Guide del parco e Guide GAE, e hanno fatto del rispetto per il territorio un lavoro e una missione. Si occupano di turismo, di sviluppo sostenibile e di educazione ambientale. Sono titolari e gestiscono il Centro di Educazione Ambientale (Cea) “Valle del Fiastrone” e anche il Centro Visita del camoscio di Fiastra e l’Area faunistica del camoscio appenninico della vicina Bolognola.

Il museo del Camoscio a Fiastra è inagibile dai terremoti del 2016 e non è stato ancora delocalizzato dal Comune. Insieme all’associazione C.A.S.A. di Frontignano organizzano la tappa IT.A.CÀ Parco Nazionale Monti Sibillini.

E qui è proprio C.A.S.A. a intervistarle, un colloquio a tu per tu in vista dell’edizione 2021 della tappa.

Partiamo dal principio. Come nasce l’idea di avviare la vostra attività? Che cosa offriva (o non offriva) il territorio quando avete iniziato?

Antonella: “Abbiamo iniziato nel 1995, quando abbiamo fondato una cooperativa su spinta di Carlo Alberto Graziani che era stato eletto da poco presidente del Parco. Graziani puntava sul coinvolgimento dei giovani, fece moltissimo per presentare l’offerta del Parco e stimolare l’aggregazione. Abbiamo colto questa opportunità. In quegli anni nascevano inoltre le Case del parco e al tempo aprimmo quella di Fiastra. Non c’era niente, erano i primi anni del Parco, c’erano tanti contrari e Comuni che volevano uscirne. Dal punto di vista turistico esisteva qualcosa, ma l’escursionismo ad esempio era una parola sconosciuta”.

Tra le attività che portate avanti con il Cea c’è anche l’educazione ambientale. Quante classi avete incontrato in questi anni e quanto conta per voi la trasmissione di questa sensibilità alle nuove generazioni?

Simona: “Il Cea ha ottenuto il primo riconoscimento nel 2000 e da lì abbiamo operato sempre con il turismo scolastico, che qui prima non esisteva. Prima del terremoto riuscivamo anche a fare numeri significativi, circa 3mila bambini e bambine all’anno, che spesso tornavano con le famiglie. Dopo il terremoto invece è stata una catastrofe. Nel 2017 abbiamo ospitato solo un istituto scolastico, Pieve Torina, terremotati come noi. In questi anni non abbiamo avuto nemmeno una sede, abbiamo traslocato a marzo 2020 nella sede delocalizzata.

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Prima siamo state sempre con i materiali delle attività in macchina, ospiti di altre strutture. Però non abbiamo mai gettato la spugna sull’educazione ambientale, perché per noi è fondamentale. Le esperienze che facciamo sono legate all’ambiente naturale. Lo scopo è far vivere alle classi un’esperienza completa a contatto con la natura. Se non crei empatia con l’ambiente che vivi non puoi pensare alla sua tutela e conservazione. Chi partecipa si immedesima, si “sporca”, solo così diventi consapevole di quanto sia importante proteggere l’ambiente che ti circonda. Dopo il sisma, uniti dalla volontà di fare qualcosa per questo territorio, abbiamo cominciato a lavorare con la comunità locale, quella formata dai giovani cittadini di questo territorio. Tra questi progetti ci sono Fiastra Fantasy e il presepe di Acquacanina”.

La pandemia ha rallentato il vostro lavoro? Cosa è cambiato? Quali nuovi progetti/prospettive sono nati?

Antonella: “La pandemia ha cambiato profondamente il nostro lavoro. Il nostro lavoro come Cea per le scuole è completamente azzerato perché non si muovono, e penso non si muoveranno nemmeno l’anno prossimo. Anche i laboratori estivi si sono fermati. Non abbiamo organizzato più corsi, formazione o incontri che prima facevamo, anche se noi non abbiamo mai smesso di aggiornarci e formarci. Abbiamo fatto tre attività quest’estate ma molto limitate. Un progetto in mente però ce l’abbiamo: l’apertura di una bottega di prodotti tipici del Parco qui ad Acquacanina di Fiastra. Il comune ha fatto un appalto per un locale, lo abbiamo preso in locazione stiamo facendo un po’ di lavori e dovremo aprire questa primavera, verso maggio. Il settore prodotti alimentari, vista l’affluenza in questi territori, poteva essere un’opportunità. Speriamo nelle ripresa dell’attività con le scuole comunque, però intanto apriamo anche questo fronte”.

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Lame Rosse

Fiastra, ma anche Bolognola sono territori splendidi che sono stati letteralmente presi d’assalto dal turismo italiano. Come interpretate questa tendenza? Può esserci un equilibrio tra marketing territoriale e fruizione responsabile di un territorio?

Simona: “Quest’estate solo nel Centro visite le presenze sono triplicate. Non avremmo mai pensato a una cosa del genere. Noi come territorio viviamo di questo, è giusto che ci sia il turismo e lo accogliamo a braccia aperte. Però bisogna imparare a gestire questi flussi, ci hanno trovato un po’ impreparati. Il territorio è bellissimo, è giusto che sia fruito ma è comunque molto fragile. Penso alle Lame rosse o a Pintura di Bolognola.

Ben venga il turismo, ma deve essere consapevole ed educato. Tenendo presente che la custodia spetta in primis alla comunità, che deve poi aiutare il turista. Auspico inoltre la crescita del turismo lento: quest’anno ci sono stati tanti camminatori del Cammino nelle Terre Mutate e del Grande anello del Parco. È un turismo che entra in contatto con la gente, che chiede, si informa: vuole sapere cosa e come lo fai. Realtà come la nostra aiutano il turista ad entrare in contatto con la comunità che vive questo territorio”.

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Lago di Fiastra

Se provate a immaginare un futuro non troppo distante, quali sono per voi le tre parole chiave per l’area del Parco nazionale?

Antonella e Simona: “Ne abbiamo pensate tre più una. Che è Ricostruzione. Qui qualcosa si muove con il nuovo commissario alla Ricostruzione. È necessario ripartire e farlo bene. Poi Tutela: uno dei principi su cui si fonda un’area protetta. Collaborazione e condivisione, perché mancano sia a livello di progetti che di intenti. Serve tra chi vive qui e l’Ente Parco, che in questo momento sembra un po’ sganciato dal territorio. E infine Comunità locali, che devono impegnarsi per andare incontro al Parco. Un Parco non è solo l’escursionista o il sentiero, è fatto da sindaci, comunità montane e dalle persone, cioè tutti noi”.

Ringraziamo Antonella e Simona per averci raccontato l’importante lavoro territoriale di Alcina CEO nella Valle del Fiastrone e di come attività educative di questo tipo siano fondamentali per promuovere/conservare i nostri territori e la loro bio-diversità. 

Seguiteci come sempre e buon viaggio 🙂

Blog IT.A.CÀ
Federica Nardi 
C.A.S.A Cosa Accade Se Abitiamo 

Itaca

Federica Nardi

 

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