L’importanza di preservare la biodiversità dei nostri mari e oceani | Intervista a Emilio Mancuso

Care amiche viaggiatrici e amici viaggiatori, o appassionati di turismo marittimo e subacqueo, oggi intervistiamo Emilio Mancuso, biologo marino e divulgatore scientifico che lavora presso l’Istituto per gli Studi sul Mare.
Emilio ha partecipato al webinar di IT.A.CÁ “Gli squali: da mostri sanguinari a sentinelle del mare e della biodiversità marina” in giugno assieme a Emilio Sperone del Dip. di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra, Università della Calabria e Tommaso Perrone il direttore di LifeGate.
Ma siccome l’argomento è molto interessante e molte informazioni sono rimaste in sospeso ecco perchè siamo qui a porgli qualche domanda in più!

Emilio, innanzitutto quello che incuriosisce è: come hai capito che la tua strada sarebbe stata quella dei mari?  Hai voglia di spiegarci in poche parole l’importanza della biodiversità marina e degli oceani, sia per quanto riguarda il cambiamento climatico, che la sostenibilità ambientale?

Non ricordo un giorno della mia via in cui non ci sia stata la necessità di vivere il mare, quindi tutte le energie sono sempre state focalizzate nel portami lì: gli studi, l’attività subacquea, e il lavoro che mi ha permesso di scoprire ed esprimere il piacere di raccontare e condividere il mare per cercare di spiegarne la profonda importanza, e la magia che da sempre mi rapisce.

Dalla Biodiversità dei nostri mari ed oceani DIPENDE la vita di noi tutti, anche quando (sbagliando) possiamo immaginarci lontani dal mare; circa metà dell’ossigeno di ogni nostro respiro è prodotto da fitoplancton di Oceani e Mari, che ricoprono 2/3 del nostro pianeta e che corrispondo al 95% del “sistema climatico” del nostro pianeta. Oceani che perdono di biodiversità, sono oceani che perdono di RESILIENZA, che diventano cioè meno performanti nel resistere all’impronta ecologia dell’uomo e della crisi climatica che l’uomo sta direttamente e indirettamente amplificando e velocizzando. È quindi innegabile che dalla salute degli oceani, dalla loro resilienza e dalla loro biodiversità dipenda la stessa sopravvivenza del genere umano. una maggiore sostenibilità ambientale è qualcosa che dobbiamo perseguire se vogliamo continuare a essere presenti su questo pianeta.

Pensi che stia cambiando la percezione che i turisti, i gestori di attività turistiche e le persone in generale hanno sui mari e l’importanza della loro preservazione?

Per fortuna qualcosa sta cambiando, forme di turismo in natura a basso impatto e desideroso di una maggiore conoscenza sono in aumento, così come la sensibilità sta aumentando, ma non è ancora abbastanza, c’è bisogno di una maggiore consapevolezza circa le ricadute delle nostre scelte e una educazione alla complessità dei sistemi ecologici marini: non possiamo avere a cuore solo alcuni animali iconici dei nostri mari senza un approccio più critico, più consapevole e più sostenibile verso il mare “nella sua complessità”

Come pensi sia possibile gestire in maniera responsabile flussi importanti di turisti? e soprattutto, vi sono buone pratiche (anche sul territorio italiano) che si possono segnalare perché parlano di turismo responsabile e protezione della biodiversità marina?

È estremamente difficile che flussi importanti di turisti non lascino una impronta ecologica importante; personalmente penso sia più strategico suddividere i “grandi flussi”  in modo diffuso, che piccoli gruppi su piccole realtà possano funzionare a basso impatto per la quantità di risorse necessarie che possono essere efficientate, la quantità di rifiuti che può essere meglio gestita e una riduzione importante degli sprechi. Se a questo si unisce la scelta di strutture pensate per incastrarsi bene nel territorio, valorizzando il personale locale e valorizzando gli aspetti culturali e naturalistici attraverso il coinvolgimento nelle gestione, nel monitoraggio e nella tutela..allora il circolo si può definire virtuoso.

Ritornando sulla realtà italiana in particolare, pensi che vi siano sufficienti azioni a protezione di determinate aree marine? Mi riferisco in particolare ad alcune Aree Marine Protette (ad esempio il Santuario dei Cetacei tra Liguria, Toscana e Sardegna) nelle quali possiamo dire vi sia un grande afflusso di imbarcazioni turistiche di varia dimensione le quali spesso hanno emissioni che gravano sulle acque e sulle specie animali, e allo stesso tempo danno vita ad un moto ondoso che danneggia le coste.

Per poter funzionare, un’Area Marina Protetta deve riuscire a incastrarsi nel contesto sociale, valorizzando le persone, le società che gravano su quelle coste per coinvolgerle anche fattivamente ed economicamente nella gestione del patrimonio naturalistico. Questo a volte necessita un lavoro di “compromesso” che però deve tendere costantemente al miglioramento.

Le Aree Marine Protette del nostro paese che funzionano realmente sono quelle che hanno visto miglioramenti delle condizioni ambientali andare di pari passo con il miglioramento delle condizioni economiche, spesso legate ad attività a basso impatto come ad esempio forme di turismo in natura sostenibile. Quando purtroppo gli interessi economici ed ecologici divergono, l’Area Marina Protetta finisce col vedere eroso il suo appeal, erose le sue economie perché sta erodendo biodiversità e in generale il capitale naturale. 

Pensi che sia importante entrare nelle scuole con questi temi per sensibilizzare le nuove generazioni a rispettare i mari e quindi la madre terra? Questo anche per evitare distruzioni di eco-sistemi che possono facilitare il proliferare di malattie, come quella purtroppo che stiamo vivendo in questi mesi.

È FONDAMENTALE educare i giovani a un approccio più consapevole, più critico e più sostenibile. Questo in primis passa per una corretta conoscenza della natura e dei sistemi ecologici, e poi per una corretta informazione circa lo cause e le responsabilità che abbiamo, così che non solo sappiano cosa fare quando saranno adulti, ma affinché già da ora possano stimolare gli adulti a non perseverare nell’errore.

Credo profondamente ingiusto il detto “il futuro è loro, toccherà a loro sistemare i guai”…perché è nostra la responsabilità del loro futuro, dobbiamo cambiare noi adesso e dare ai giovani le conoscenze, gli strumenti  e le opportunità di costruire un futuro migliore.

Per concludere questa illuminante intervista mi sento di dover sottolineare il concetto espresso da Emilio secondo il quale “la responsabilità del futuro dei giovani è nelle nostre mani”. Occorre spargere a macchia d’olio le conoscenze sui mari e la loro importanza, l’importanza della biodiversità marina e le sue molteplici funzioni correlate anche alla produzione di ossigeno, l’importanza della gestione delle aree marine protette con il coinvolgimento attivo della società che vi vive per imparare anche a sviluppare pratiche di turismo più responsabile, di modo da diffondere fra il più vasto pubblico questi importanti concetti. Per info visitate il sito 👉 https://www.verdeacqua.org

Spero questa intervista possa portare più consapevolezza e interesse agli occhi di tutti, in questo periodo ne abbiamo tanto bisogno, buona lettura a tutti/e 🙂

Blog IT.A.CÀ
Francesca Pezzetti 
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