IT.A.CÀ Monferrato ci racconta questa particolare quarta edizione 2020

In Monferrato si è archiviato da due giorni di Festival del Turismo Responsabile 2020, un anno particolare in cui l’emergenza sanitaria che ha investito il nostro Paese ha purtroppo costretto anche i coordinatori del circuito nazionale di IT.A.CÀ ad annullare alcuni eventi previsti in diverse zone d’Italia nel periodo primaverile ed estivo e a ridimensionare fortemente quelli programmati nella seconda parte dell’anno.

Inevitabilmente anche il programma della tappa IT.A.CÀ Monferrato, pensato per la prima settimana di ottobre con tema la Bio-diversità, ha dovuto essere rivisto in modo da aderire alle disposizioni vigenti cercando comunque di mantenere un buon livello qualitativo degli interventi, con escursioni a piedi, incontri, degustazioni, laboratori e con l’aggiunta di una proposta documentaristica destinata ad una diffusione via web. Il Festival, inizialmente previsto per una durata di 7 giorni ha coperto un solo fine settimana, riservato ad un numero ridotto di persone.

La parte culturale del Festival, tradizionalmente rappresentata dal “Giardino delle Parole”, una serie di dibattiti e di conferenze finalizzate a sviluppare il tema centrale del Festival stesso, si è comunque svolto con una successione di ospiti e un’inaspettata partecipazione di pubblico, segno che, dopo quattro anni di sperimentazioni e lavoro, poco alla volta i risultati arrivano, così come la consapevolezza.

IT.A.CÀ Monferrato evento inserito all’interno della rassegna di IT.A.CÀ festival del turismo responsabile, è stato ed è un “contenitore” di esperienze, qualità, condivisione, limiti, buoni risultati e aggregazione. A oggi, anche se alcuni dubbi e interrogativi permangono, con qualche convinzione in più, è necessario rompere questo rispettoso silenzio e andare avanti, per cogliere, in questa situazione di difficoltà, nuovi argomenti, opportunità e proposte.

Anche per questo nasce una nuova idea “la Fabula e l’Arbiciolù” una storia fatta di storie. Uno storytelling attraverso il quale si vuole rendere omaggio ai luoghi e alle persone che hanno fatto della loro passione una filosofia di vita, uomini e donne dalle straordinarie capacità di cambiare le prospettive per vedere le cose da un nuovo punto di vista. Per contrastare le incertezza e le difficoltà di questo tempo sospeso, abbiamo realizzato una serie di cortometraggi immaginando con i piedi per terra di andare in un posto dove c’è il sindaco, il trifolau, la maestra del paese, l’artista, un viaggiatore e i custodi della terra. Potete anche non fare niente, se non emozionarvi.
La Fabula e l’Arbiciolù, è il racconto che si intreccia con una meravigliosa espressione dialettale che indica un individuo particolarmente ardito, vivace, intraprendente, con la voglia di “sconfinare”, ciò che necessita proprio qui e adesso. Titolo scelto per presentare gli otto cortometraggi dove poter scoprire luoghi e culture attraverso modalità inconsuete, improvvisazioni, dialoghi dove comunque poter vivere l’emozione del viaggio in maniera unica e responsabile.

Impegno, empatia, bene comune, diritti e doveri universali in un tempo complesso ma anche ricco di fermento e di occasioni per un cambiamento, non semplice, forse utopico, sicuramente necessario, che deve inevitabilmente partire e avere centro e motore in ogni singola persona. Dunque qual è il vero significato di un impegno, l’espressione di un progetto?

Una promessa, la passione, un vento che scompiglia e l’aria di casa che si ricombina a cui rivolgere lo sguardo con disobbedienza, creatività, ottimismo e avventatezza. Grazie per la condivisione e la dedizione di questi quattro anni di adesione al progetto IT.A.CÀ migranti e viaggiatori e soprattutto per questo ultimo, stravagante periodo.

 

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