Viaggio tra la “Bio-diversità” delle tappe 2020

Cari viaggiatori e care viaggiatrici nel 2019 abbiamo affrontato il tema della Restanza. Un concetto che sottintende il stanziarsi, fermarsi in un luogo, continuare ad essere, sussistere: un concetto in fieri, in divenire, che cambia e si adatta allo scorrere del tempo e ai luoghi. Un tempo si restava in un luogo perché si possedeva la casa, la terra, perché le radici della propria famiglia erano profonde e difficili da sradicare o perché al contrario non si aveva scelta e andare via era più difficile che restare. Oggi, invece, tante case restano disabitate, alcuni borghi meravigliosi d’Italia scompaiono mentre altri si sovrappopolano perché non è più il concetto di possesso che ci lega al territorio, quanto più quello di scelta.

Pensieri importanti che in questo momento di crisi economica e sanitaria vengono riletti e riadattati a nuove e reali progettualità di vita. Abbiamo scelto, come rete nazionale per questa 12°edizione 2020, il tema della Bio-diversità.

Nel giro di pochi mesi stiamo assistendo a dei veloci cambiamenti per l’avvento di questa pandemia inaspettata, ci sono in atto trasformazioni ed è in questo contesto che la rete nazionale per  questa particolare 12°edizione di  IT.A.CÀ cercherà di aprire una riflessione dal Nord al Sud d’Italia, in chiave critica, sul concetto di viaggio e ospitalità, sulle migrazioni e la cittadinanza globale, sulle disuguaglianze e lo sviluppo. Di fronte a questi cambiamenti bisogna trovare nuovi paradigmi e nuove soluzioni che possano scardinare le dinamiche economiche attuali, mettendo al centro le comunità ospitanti e il rispetto dell’equilibrio generato da una Bio-diversità integra e libera di prosperare.

Abbiamo così chiesto ai rappresentanti delle tappe di IT.A.CÀ 2020 di raccontarci come hanno declinato il tema della “Bio-diversità” per offrirvi uno spaccato più ampio di vedute sull’argomento.

IT.A.CÀ TRIESTE – GORIZIA

Biodiversità ma soprattutto Bio-Diversità per la Cooperativa La Collina che da anni vive e da vita al territorio del Friuli Venezia Giulia, significa attenzione, relazioni, riconoscimento e responsabilità. Riconoscere le differenze tra le persone, anche quelle dettate dalla fragilità, sapendole valorizzare. Le differenze sono quindi intese come una risorsa e non un limite. Responsabilità nel prendersi cura consapevolmente per stimolare un supporto reciproco e promuovere l’empowerment. Relazioni come perno centrale valoriale dell’influenza che i contesti culturali e sociali creano. Alcuni esempi di progetti che descrivono e caratterizzano il nostro territorio sono ad esempio quello delle Micro Aree che si fonda sul valore e attenzione di quello che per noi è bio-diversità. O, ancora, il GECT nella specificità del progetto salute mentale, che promuove l’integrazione tra servizi e pratiche di territori confinanti.

Questo significa prima di tutto riconoscere che esistono delle diversità e che queste influenzano l’esito e il percorso di chi si trova a percorre l’una o l’altra strada. Il FVG trova il suo valore nella biodiversità nella descrizione dell’ecotono, ossia quello che in ecologia viene definito come spazio intermedio fra due ecosistemi limitrofi. In questo caso il FVG per la sua posizione geografica è influenzato dal clima dell’area mediterranea, alpina e in parte continentale. Lo stesso concetto è forse collegabile alle influenze delle tre culture che qui si incrociano e mescolano: quella latina, quella slava e quella germanica. Il paradigma dell’ecotono è quindi applicabile alla cultura e alla società che lavora sulla mescolanza e non sulla divisione netta.

IT.A.CÀ TRENTINO 

Essere bio-diversi in un luogo bio-diverso..questo il nostro motto per l’edizione 2020! Non sarà possibile solo scoprire le bellezze naturali che ci circondano, ma anche avventurarsi lungo percorsi poco battuti dal turismo di massa, assaggiare i prodotti di luoghi e persone coraggiose che fanno dell’agricoltura in montagna una vera vocazione. Vi accompagneremo a scoprire le contaminazioni culturali che possono esistere tra città e valli quasi spopolate, tra culture e luoghi molto distanti tra loro ma accomunati dalla stessa ricerca della bellezza e della felicità.

Entrare in contatto con le persone che vivono a contatto e valorizzano rocce, corsi d’acqua, piante e animali: tutto questo contribuirà a farvi sentire parte di una bio-diversità potente e creativa, da salvaguardare.

IT.A.CÀ BRESCIA E LE SUE VALLI

Valli bresciane

Vogliamo partire dallo sguardo, educare all’osservazione che innesca curiosità e ci porta alla conoscenza della bio-diversità, della ricchezza di vita presente sulla terra, della sua varietà e variabilità. Dal ghiacciaio dell’Adamello al Lago di Garda, a Brescia e provincia sono presenti tutti i biomi d’Europa. Una grande ricchezza a disposizione di tutti che vogliamo proteggere, valorizzare ed insegnare a riconoscere.

Il contatto con la natura, aspetto chiave dello sviluppo della persona, ha il grosso potere di rafforzare ed incoraggiare il senso di vitalità, la capacità percettiva , l’attenzione, la concentrazione, l’intuito. Vogliamo promuovere l’atto rivoluzionario di prendersi il tempo per osservare la diversità che ci circonda e lasciarci attrarre dalla vita attorno a noi accogliendola e rispettandola. Per questo, ed al fine di perseguire gli obiettivi dell’agenda 2030 dell’ONU (sdg 15 vita sulla terra e sdg 17 partnership per obiettivi), la tappa del Festival IT.A.CÀ Brescia e le sue Valli intende promuovere e valorizzare i contesti di naturalità urbani, periurbani e rurali ed invitare ad una riflessione sugli impatti degli stili di vita sugli habitat.

IT.A.CÀ MONFERRATO 

Il Monferrato racchiude in pochi ambienti, mondi tanto distanti per aspetto e modi di vita ma uniti da una storia comune. Circondati dalle Alpi, affacciati sulla pianura dove il fiume Po contiene una sterminata risaia; superato il fiume, pareti verticali di marna lasciano il posto a un avvicendarsi di piccoli borghi e fitti boschi di olmi e querce. Qui una bambina troppo magra correva per il paese inseguendo nuvole di libellule in cui ogni colore aveva un valore; ogni insetto aveva una storia; era mia nonna e mi avrebbe riempito gli occhi di quei racconti e di notti piene di grilli e di estati afose al suono di cicale. Una biodiversità vissuta e narrata inconsapevolmente. Tocca noi ora raccontare quello che ci offrono questi luoghi e cercare di diffondere quei valori che aiuteranno a proteggere e sostenere il genere umano a ritrovare se stesso.

Monferrato – Foto di Massimo Biglia

IT.A.CÀ PAVIA E OLTREPÒ PAVESE 

L’idea di biodiversità ha una lunga storia in ambito ecologico. Ma l’idea di biodiversità ha un potenziale di applicazione molto più ampio. Riguarda l’economia, il commercio, le società, l’antropologia. Per segnalare che la diversità e il pluralismo – di persone, di cose, di idee – è una ricchezza, e che l’uniformità e le monocolture sono un impoverimento del genere umano. Da questo punto di vista, il turismo è tanto un rischio quanto un’opportunità: un rischio, perché spinge all’omologazione della domanda e dell’offerta turistica; un’opportunità, perché sollecita i territori a proporre le proprie peculiarità e a conservare quei tratti che li rendono unici e attraenti.

IT.A.CÀ ANFITEATRO MORENICO – IVREA

L’Anfiteatro Morenico di Ivrea è una culla, prima geologica e poi culturale, che rappresenta il cuore pulsante fin dall’antichità del più vasto territorio canavesano. La bio-diversità del suo territorio, che spazia dalla pianura alle montagne prealpine e che in epoca neolitica era occupato dalla lingua glaciale, è caratterizzata oggi da una grande varietà di ambienti naturalistici diversi che si susseguono in uno spazio geograficamente raccolto: pianure coltivate estensivamente a mais, canapa, ortaggi, colline moreniche, intervallate da laghi glaciali, in cui si coltivano vitigni antichi ed autoctoni come l’erbaluce, il nebbiolo, il carema; e ancora versanti boschivi in cui la natura più selvatica prende man mano il sopravvento, popolata da una varietà di fauna tipicamente prealpina, daini, camosci, fagiani, cinghiali, lupi.

Un luogo così ospitale è stato pertanto fin dall’antichità un crocevia di passaggi, di incroci, di culture erranti e stanziali, per cui si troveranno tracce di Salassi, di insediamenti romani, di popoli in cammino lungo la via francigena che attraversa questi luoghi e fondano Ivrea (Ypo-regia, poi Eporedia), la città dei cavalli; così la stratificazione delle storie umane, che vanno dall’antichità all’epoca romana, dal medioevo col suo primo barlume di stato unitario italiano, fino al ‘900 in cui si intrecciano storie resistenziali della seconda guerra mondiale con la storia industriale e cosmopolita di un territorio che ha sognato la Comunità attraverso l’utopia concreta di Adriano Olivetti. Un luogo in cui ancora oggi restano vivi e pulsanti, nonostante tutto, i tentativi di coniugare il passato naturalistico ed agricolo a quello tecnologico e avanguardistico. Per dirlo con le parole di Franco Arminio, “una terra in cui convivono, talora aspramente, talora poeticamente, il computer e il pero selvatico”. 

IT.A.CÀ LEVANTE LIGURE 

Biodiversità è una parola che rappresenta la varietà della vita, la molteplicità degli esseri viventi, la complessità virtuosa della natura. Questa cosa noi liguri la conosciamo molto bene. Il nostro territorio è tutto un inseguirsi di montagne, colline e poi valli, boschi, piane alluvionali e mare. Un mare che è la nostra culla, la nostra fortuna e il nostro destino. Nel raggio di poche miglia passiamo da climi e habitat di montagna, a climi e habitat mediterranei.

Se l’Italia è la nazione della biodiversità la nostra regione ne è una versione in miniatura. E questo si è riflettuto anche sulla nostra cultura. Impossibiliati a coltivare la terra in pianura ci siamo messi a terrazzare le colline per coltivare gli ulivi, siamo diventati abili pescatori, ma soprattutto mercanti.

I nostri porti sono stati nei secoli un incrocio di storie, di tradizioni e di linguaggi. Il nostro dialetto racchiude parole di tutte le rive del mediterraneo. Per tutti questi motivi, per noi la biodiversità non è solo una parola, un concetto astratto. È la nostra vita. 

Sestri Levante – Foto di Sonia Bregoli

IT.A.CÀ PIANA DI LUCCA 

Bio–turismo è quello del Terzo Settore fondato su Volontariato, Inclusione e Solidarietà, dove l’accoglienza è fatta di attenzione alle persone, alla motivazione del viaggio, al rispetto delle destinazioni, dove l’ospitalità si coniuga con la responsabilità dei viandanti, con l’educazione verso l’ambiente e le risorse naturali disponibili, con il superamento del disagio sociale, con l’affetto e l’apertura culturale verso il turista, il visitatore, l’ospite a qualsiasi titolo come cittadino temporaneo, valorizzando approcci human touch, ricerca e conoscenza, innovazione digitale come strumenti e pratiche di modifica sociale.

IT.A.CÀ TRA LA BRENTA E IL PIAVE 

La biodiversità per noi è prima di tutto “differenza che si fa valore”. Ma come si crea questo valore? Con esperienze di relazione, con “servizi ecosistemici” e di connessioni significative con “l’altro”, nello spazio da condividere. Alla nostra tappa fa da sfondo un hinterland pedemontano di “pezzi di città”, di urbanizzazione diffusa su un territorio spesso socialmente disorientato e frammentato. Ma sussistono incredibilmente pratiche di resilienza, generate da innesti fin qui isolati e fragili, che possono riacquistare sempre più forza ed identità, proprio riconnettendo relazioni, percorsi alternativi e trame narrative su un territorio comune, tra la Brenta e la Piave. Sfidando dispersioni e sprawl urbani, tra lo splendore botanico di un ultimo parco urbano e di un’oasi rurale, tra distese di fabbricati, capannoni industriali abbandonati e ville antiche trasformate e rigenerate a luoghi di nuovi servizi e progetti per la collettività.

Biodiversità allora comprende anche il rapporto tra l’uomo ed il mondo che lo ospita: le differenze tra le diverse culture, tradizioni ed espressioni artistiche e vitali, in tempi e spazi differenti, ma anche quelle tra gli individui della stessa comunità, nello stesso tempo e nello stesso spazio.

IT.A.CÀ RAVENNA

“Un’antica vita / si screzia in una dolce / ansietà d’Oriente.”
Qui dove l’incontro tra culture lontane è stato portatore di ricchezza, fama e tesori immortali la cura del diverso ha un significato puro e potente.
Diventa ancora più potente quando, nonostante le diversità, c’è un obiettivo superiore a cui si deve tendere. Questo obiettivo è preservare la diversità stessa, antitesi della semplificazione e catalizzatrice di ricchezza naturale, culturale ed economica. Come raggiungere un obiettivo così grande? La sua complessità ci fa così paura che fino ad ora abbiamo scelto la strada della semplificazione. Ora che non è più percorribile, il prossimo passo è dare il nostro contributo per un cambiamento collettivo, concedendoci qualche umano errore ma tenendo fede ai valori che ci muovono.

E il modo per far parte del cambiamento, qui e ora, è tornare a prendersi cura del diverso stringendoci la mano e accettando un patto. Facciamo una promessa, percorriamo la nostra strada, cerchiamo di non sbandare ma, se serve, sbandiamo, fatichiamo e raggiungiamo insieme a donne, uomini, bambini, anziani, animali, piante e ogni forma di vita l’obiettivo comune: preservare la biodiversità. [Eugenio Montale]

IT.A.CÀ BOLOGNA 

Sviluppo sostenibile nel rispetto dei diritti umani, sociali e in particolare del diritto di tutti/e a un lavoro dignitoso in Italia e nel mondo; Bio-diversità: contribuire a garantire, nei Paesi in cui siamo impegnati, la sicurezza alimentare delle popolazioni locali, tramite l’auto-produzione alimentare, come nel caso della coltivazione dell’albero della moringa nei campi profughi Saharawi in Algeria e rafforzare il ruolo delle donne impegnate nelle cooperative dedicate alla produzione, conservazione e commercializzazione degli alimenti prodotti [Florinda Rinaldini, Nexus E-R]

Eco-sistema r-esistente e resiliente che non sottostà alle logiche del mercato della monocultura, della produzione di massa ma nel suo essere molteplice, multiforme e diverso, ospita moltitudini di esseri viventi, dà rifugio a specie vegetali e animali che altrimenti non avrebbero dimora sicura, produce bellezza e colore, lascia spazio alla natura selvatica e spontanea [Chiara Battistini, Casa Vallona]

Carattere di unicità, segno distintivo troppo spesso sconosciuto o ignorato. Il valore intrinseco di prodotti, flora, fauna e umanità. [Valeria Roberti, ExAequo]

Essere creativamente influenzati da…Naturale anticorpo al disboscamento e alla semplificazione, capacità di evolvere la propria struttura profonda e il proprio punto di vista. Fenomeno incontenibile e inevitabile, nonostante la scelleratezza dell’uomo [Gaia Germanà, MUVet]

Parlando di (Bio)diversità nel contesto della comunità umana è forse meglio parlare di molteplicità, di non-conforme o non uniformato. Se in natura la sua salvaguardia è data dalla molteplicità delle specie sia vegetali che animali, nel campo delle relazioni umane il suo progresso e crescita non possono altro che passare dalla valorizzazione, promozione e confronto delle differenze culturali, linguistiche e di ideazione. La casa dei racconti, nel cercare di dar voce alle creatività “nascoste” o interne alle piccole comunità, invita e accoglie storie, racconti ed eventi per sostenere quella diffusa creatività, che la società capitalistica tenta costantemente di nascondere ed escludere. Il privato che si apre al pubblico. [Patrizia Bottura e Flavio Boldrin, La Casa dei Racconti]

Dobbiamo pensare alla bio-diversità come a qualcosa che ci concede delle alternative, e le alternative garantiscono la capacità di adattamento, senza la quale siamo destinati a scomparire. Se da un punto di vista genetico gli umani sono un’unica razza siamo però diversi per cultura. Ciascuna cultura è portatrice di identità, di valori e di senso, quindi tutte le culture hanno pari dignità e vanno preservate con attenzione ed impegno. La bio-diversità umana e la sua promiscuità sono dunque il motore della storia. [Mili Romano e Antonella De Siena, Cuore di Pietra] 

Bio-diversità significa dare uguali chances ad esseri differenti, perché ne nascano soluzioni differenti il che, poi, è ricchezza e vita: e l’accessibilità per tutti  che perseguiamo, cammina su questa strada [Marta Giacomoni, La Girobussola]

Appennino bolognese – Foto di Noemi Usai

IT.A.CÀ PARCO NAZIONALE MONTI SIBILLINI 

La biodiversità è la varietà di organismi viventi, nelle loro diverse forme, e nei rispettivi ecosistemi. La perdita di varietà comporta danni ecologici, culturali ed economici: ecosistemi meno funzionali, perdita di conoscenze e tradizioni umane, riduzione delle risorse genetiche e del loro potenziale economico. Oggi più che mai, nell’epoca geologica attuale (Antropocene), è fondamentale mantenere ecosistemi sani che aiutino a mitigare gli effetti estremi dovuti al clima: dobbiamo iniziare a prenderci cura della natura e della sua diversità biologica. La presenza di una ricca varietà di specie in un ambiente aumenta la sua capacità di recuperare l’equilibrio dopo un forte stress. Qualcuno la chiama resilienza.

Ecco, qui tra i Monti Sibillini crediamo che questa sia la prospettiva da seguire nella ripartenza post-sisma e dal nostro passato ci arrivano tutti gli insegnamenti fondamentali. La diversità sociale dei nostri territori deriva dal suo percorso storico: le comunità dell’Appennino sopravvivevano grazie alla loro capacità di integrare attività e modelli economici e sociali diversi, relazionandosi continuamente con territori lontani e guardando alla natura come un qualcosa di prezioso da rispettare, conoscere e di cui prendersi cura​. Oggi la biodiversità degli ecosistemi sociali è gravemente minacciata dal modello economico dominante. È possibile difenderla con la tutela delle diverse specie animali e vegetali, con l’inclusione sociale e il rispetto delle specificità, con la salvaguardia della tradizionale promiscuità agricola rispetto alle colture specializzate e industriali.

Monti Sibillini – Foto di Chiara Caporicci

La nostra è una duplice diversità da salvaguardare, interna ed esterna: gli Appennini sono una sommatoria di ambienti particolari e originali, plurali e unici. Nel loro insieme sono (​erano? resteranno?​) diversi anche rispetto ai modelli economici e sociali dominanti caratterizzati da consumismo, ricerca di profitti sempre più elevati, sfruttamento e depauperamento delle risorse, degrado ambientale… e perdita della biodiversità. Dalla salvaguardia della diversità interna e dalla resistenza all’omologazione esterna può nascere una rigenerazione del nostro Appennino.

IT.A.CÀ VALNERINA 

La nostra visione di biodiversità si proietta lungo un orizzonte socio-relazionale e si traduce nella volontà e capacità dei territori e delle comunità che li animano di intercettare e mettere a valore l’”emergente”, piuttosto che di conservare attraverso forme di rigida tutela l’esistente. Entra in campo l’elemento processuale attraverso pratiche di “intersezione” tra lo spazio umano (la propria identità, il proprio vissuto, le proprie esperienze, conoscenze, attitudini, ecc..) e lo spazio socio-culturale e naturale a cui attribuiamo valore e significato.

La biodiversità quindi non come attribuzione definita riconducibile a specifici ambiti (la biologia, la cultura, l’antropologia, ecc…) ma piuttosto come qualità di una azione capacitante, intesa come tensione generativa ed inclusiva, che è nutrimento per i territori…e se parliamo di territori in difficoltà e “periferici”, si traduce in una chance di riabilitazione e trasformazione. 

IT.A.CÀ NAPOLI

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2020 Anno internazionale della salute delle piante? (IYPH). La comunità internazionale riconosce in tal modo l’importanza della tutela degli  ambienti naturali per la tutela della bio-diversità. Il rapporto della bio-diversità con il turismo è di primaria importanza per la salvaguardia della natura. Nell’ultimo decennio le destinazioni di viaggio per turismo si sono maggiormente diversificate e i turisti, sempre più spesso, vanno alla ricerca di percorsi eco-turistici attraverso viaggi in luoghi incontaminati e singolari per praticare attività a diretto contatto con ambienti naturali, selvaggi e poco antropizzati.

Questo interesse per l’ecoturismo testimonia da una parte un mutamento nel rapporto tra turista e ambiente, che si traduce in un’offerta turistica sempre più improntata alla diversificazione delle attività e alla valorizzazione delle peculiarità ecosistemiche territoriali; dall’altra la presenza di attività turistiche in determinate località necessita di un attento  monitoraggio, volto alla tutela della biodiversità, perché è proprio la varietà di specie animali e vegetali a rendere unico ogni ambiente naturale. Giacché dalla perdita della bio-diversità e da un suo utilizzo non sostenibile scaturiscono si rendono necessari appropriati programmi ed azioni tempestive, volti a rafforzare la resilienza degli ecosistemi e politiche del turismo maggiormente aderenti alla sostenibilità ambientale. Metodi di ricerca, scambio, integrazione,  diversità, sviluppo eco-sostenibile, progresso culturale ed economico delle società umane, rispetto dei fondamentali diritti naturali, libertà e dignità di ogni uomo e donna, nella tutela e nel ragionevole ricorso alle risorse naturali è la prospettiva secondo cui decliniamo il rapporto della biodiversità con il turismo. 

IT.A.CÀ ACERRA – CAMPANIA FELIX 

Esiste una diversità di “specie umana” tra chi vive il proprio territorio come materiale da consumare (fino ad incenerire) per soddisfare, ad ogni costo, i propri interessi leciti e illeciti e chi vive quello stesso territorio come un bene comune da valorizzare per farne fonte di sostentamento proprio e – insieme – di sviluppo socio culturale per la collettività. La tappa di Acerra-Campania Felix intende fare conoscere questa “bio-diversità”, denunciando l’approccio al territorio che ha determinato il toponimo “Terra dei fuochi” e testimoniando gli sforzi e il coraggio di produttori, professionisti, associazioni, istituzioni e gente comune che vogliono restituire a quello stesso territorio l’appellativo di “Campania Felix”. 

IT.A.CÀ MONTI DAUNI 

Terra di confine ma anche di incontro e unione di popoli, i Monti Dauni meravigliano e sorprendono per i paesaggi e i colori che non ci si aspetta di trovare in Puglia, un luogo ricco di incanto in cui la bio-diversità diventa tangibile ed esplorabile nei vari significati: storica e culturale, da apprezzare nelle diverse forme architettoniche lasciate in eredità dai vari conquistatori; linguistica, con resistenze arbereschë o franco-provenzali; ambientale, in cui le dolci forme rotondeggianti delle colline lasciano il passo alle vette più alte e aspre del “tetto della Puglia”.

Il verde paesaggio è ricco di boschi e pascoli, di una fauna molto varia e una rigogliosa vegetazione, di incantevoli laghetti naturali accompagnati da ruscelli e canali. Attraverso i numerosi itinerari è possibile conoscere le tradizioni, i costumi ed i sapori che ancora persistono, ma soprattutto l’ospitalità semplice, autentica e sincera delle comunità che con forza e resilienza abitano questa antica terra, unica e rara, molteplice e multiforme, selvatica e spontanea, tipica e straordinaria.

IT.A.CÀ PALERMO

Palermo, i suoi monti, il suo mare oggi sono il risultato della storia millenaria e dello straordinario incrocio di etnie che l’ha caratterizzata. Ogni popolo, ogni viaggiatore appassionato dei secoli scorsi ha lasciato segni indelebili riempiendo di Bio-Diversità la storia, la cucina, la lingua siciliana, la cultura, l’enorme varietà di piante presenti nei giardini storici della città o oggi in natura (il fico d’india o gli agrumi oggi simboli indiscussi della sicilianità sono il segno di popoli del passato).

Come testimoni delle mille storie di Palermo, la nostra visione della Bio-Diversità è quella di osservatori silenziosi delle sue bellezze, di innamorati delle sue manifestazioni imprevedibili, di contenitori di ricchezza inattesa, di catalizzatori di educazione  alla Bio-Diversità sociale, culturale e ambientale attraverso una lettura etica e sostenibile.

IT.A.CÀ SALENTO 

Salento – Foto di Luciana Lettere

La biodiversità è la varietà degli organismi viventi compresi, tra gli altri, gli ecosistemi terrestri e marini e altri sistemi acquatici e i complessi ecologici di cui fanno parte; include la diversità all’interno di ogni specie, tra specie ed ecosistemi. Questa definizione comunemente accolta si va ampliando sempre di più negli ultimi decenni: oggi per biodiversità intendiamo un richiamo a nuovi processi di produzione, di agricoltura sociale e solidale, valorizzazione di nuove relazioni tra diversi tipi di conoscenza scientifica e no, valorizzazione del paesaggio, pluralismo linguistico e culturale. La biodiversità è un modo per legittimare conoscenze e forme di saperi non legati ad un pensiero unico e dominante che rappresenta sempre una manifestazione di coercizione e omologazione. Per noi la biodiversità si lega a espressioni di resistenze, resilienze e restanze che possono declinarsi in molti ambiti a partire dalle pratiche e dalle vite quotidiane dei gruppi sociali che scegliendo di posizionarsi a Sud hanno sperimentato più di altri i rischi delle “monoculture della mente”. 

Bio-diversità per la nostra rete IT.A.CÀ Salento è dunque biodiversità linguistica e culturale, inclusione sociale e specificità, sviluppo sostenibile, consapevolezza e rispetto nell’abitare e custodire la terra e i suoi semi di utopia. 

IT.A.CÀ TARANTO 

Di Taranto, diceva Pasolini nel suo itinerario fra le meraviglie costiere del Belpaese del 1959, che “viverci è come vivere all’interno di una conchiglia, di un’ostrica aperta”. Oggi Taranto è un luogo diverso, alle prese con delicato processo di transizione, ma questa terra ancora conserva una innata vocazione d’asilo alla diversità. Dove la diversità è insieme biologica, umana, culturale, mediterranea. Un viaggio dal mare all’entroterra alla scoperta di habitat resilienti e resistenti, spontanei e vagabondi. Negletti, a volte, eppure caparbiamente autentici.

Taranto – Foto di Giovanni Berardi

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