Viaggio in Birmania (Myanmar): consigli utili

Immergersi in un tempo remoto tra persone ospitali, questo è stato, per noi, il viaggio in Birmania. Anelata a lungo come una meta lontana – nell’immaginario turistico più che nella distanza geografica – l’atmosfera gentile del Myanmar ci ha accolto con i sorrisi cordiali e gli sguardi curiosi dei suoi abitanti.

Abbiamo viaggiato 15 gg da flashpackers (zaino in spalla e iPad per info e booking), a cavallo dell’ultimo plenilunio del 2015, e quel che segue è il nostro itinerario, con qualche consiglio per chi volesse ripercorrerlo.

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“Prima di partire, scegli bene il tuo compagno di viaggio”, recita il detto Saharawi.

I nostri sono stati: Il palazzo degli specchi di Amitav Gosh, e Giorni in Birmania di George Orwell. La piacevolezza del viaggio non può che trarre vantaggio da buoni libri. Partiamo, dunque. Per risparmiare sul biglietto, lo scalo d’obbligo è Bangkok: magari approfittandone per immergersi qualche giorno nella vita movimentata della metropoli asiatica. Da qui i voli low cost per il Myanmar sono tantissimi (Nok Air è il più economico).

Noi siamo arrivati, con Air Asia, a Mandalay, antica capitale del regno, espugnata nel 1885 dall’impero britannico, che aveva iniziato a depredare il Paese molto tempo prima.

Tre giorni a Mandalay fuggono veloci tra le visite d’obbligo allo Shwenandaw Monastery e Maharmuni, i mercati in strada, il cibo gustoso e il tramonto nella pagoda di Mandalay Hill, dove giovani monaci e studenti universitari ci avvicinano per praticare un po’ di inglese. Ma sono soprattutto le visite nei dintorni a rendere speciali i giorni trascorsi: in barca a Mingon, tra antiche pagode incompiute ed enormi campane di bronzo, in calesse tra i monasteri di Inwa-Awa, in taxi ad Amarapura.
Qui assistiamo alla scena raccapricciante di centinaia di turisti che, come noi, fotografano i tanti monaci in fila per il pranzo nel Mahagandaryon Monastery, per poi ritrovarli ancora sull’U Being Bridge, un ponte di legno lungo 1.2 Km, a fotografare il tramonto purpureo. D’altra parte siamo in alta stagione e noi, per quanto ci vogliamo illudere del contrario, siamo turisti. Impossibile dunque sottrarsi a certi rituali.

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Da Mandalay ci dirigiamo verso Bagan in barca, alle 7 del mattino, con la popolazione locale da ore affaccendata nella vita quotidiana. Ma in barca siamo solo turisti, forse perché il viaggio lungo il fiume
Irrawady costa 40 $ e dura 10 ore. La crociera trascorre lenta e silente sul paesaggio ripetitivo, puntellato da pagode e immagini della quotidianità birmana: l’aratro tirato dai buoi, zattere di tronchi di tek, uomini intenti a pescare o scavare sabbia per mattoni.

Bagan è un tripudio di templi risalenti al tredicesimo secolo, una valle di 40 kmq che ospita circa 2.800 pagode, stupa e monasteri, dei 13.000 originali. I templi, in apparenza simili, ci sorprendono con le loro strutture fortificate, i cunicoli nascosti e gli interni affrescati, abitati da Buddha di dimensioni ed espressioni mutevoli. Quattro giorni a cavallo di una e-bike o pedalando sotto il sole cocente volano in fretta, intervallati solo da una lunga sosta al mercato di Nyangu, per immergersi tra le stoffe e i manufatti, l’odore acre del pesce secco, aglio e zenzero e il suono riconciliante dei dong.

DSC03656Il nostro Natale passa in sordina a Bagan, che si prepara invece ad accogliere migliaia di pellegrini birmani felici di festeggiare l’ultima luna piena dell’anno cantando, pregando e banchettando insieme nei maggiori templi. Scopriamo così che qui siamo nel 1378 d.C.: una delle tante peculiarità di questo Paese. Come ad esempio il fuso orario che registra una mezz’ora di differenza (5.30 ore rispetto all’orario italiano), la capitale o i nomi delle città e dello stesso Paese che cambiano repentinamente per volere di un generale che crede nei presagi astrali, o le auto con la guida all’inglese che viaggiano comunque sulla carreggiata di destra, sempre per volere della giunta militare.

Un modo per ribellarsi all’eredità coloniale? Di certo resta un’ambiguità di fondo nel doppio legame con l’impero britannico. La stessa eroina dei diritti umani Aung Sa Suu Kyi, vincitrice delle elezioni verso una democrazia negata per mezzo secolo, è da molti seguita con timoroso entusiasmo, in quanto figlia di un generale (Aung Sang ) e moglie di un britannico.

Da Bagan, in 7 ore di pullman siamo tra i monti di Kalaw, nello stato Shan. Una sosta di due giorni per lasciarsi stupire dagli incontri con la gente del luogo e si parte per due giorni di trekking verso il lago Inle.

Insieme ad altri 4 camminatori e guidati dal giovane Poh Kaw dell’Agenzia A1 , percorriamo a passo sostenuto 35 km, attraverso campi di riso, peperoncino, sesamo, zenzero, incrociando quasi esclusivamente contadini al lavoro e bambini che cavalcano i buoi o ne guidano i carri carichi di armenti. La guida ci inoltra nelle tradizioni delle diverse tribù – Pao, Padaung, e Danu – con le quali condividiamo il cibo e un tetto. E seguendo la musica ad altissimo volume finiamo in una festa di matrimonio, con tanto di invito a pranzo nelDSC03802la casa di bambù dei novelli sposi, costruita in due giorni – come tradizionale regalo – dagli stessi membri del villaggio.

Giunti al lago Inle scopriamo tante piccole e rurali ‘Venezie’: persone, animali, orti e case sono sospesi sull’acqua. Se non fosse per i roboanti motori delle lunghe lance di legno, sembrerebbe di essere immersi in una città invisibile ideata dalla penna di Calvino: Loto potrebbe essere il suo nome, giacché ogni cosa galleggia leggiadra come l’omonimo fiore.

Lungo il grande lago e i suoi innumerevoli canali attraversiamo accattivanti mercati e templi dorati, e ci
inoltriamo nelle tante botteghe che lavorano il tessile, il legno, l’argento, il tabacco, o la carta. Poco lontano da qui, scopriamo anche l’esistenza di una grotta che ospita circa 8.000 statue di Buddha. Si trova a Pindaya, e le due ore di viaggio per arrivarci ne valgono la pena, fosse anche solo per i tanti Banyan Trees (sacri perché hanno accolto la meditazione del Buddha) che si incontrano lungo il percorso.

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La notte del nostro capodanno trascorre silente nel pullman che, in 12 ore, da Inle ci conduce a Yangon. Quella che era la vecchia capitale fino a pochi anni fa è oggi una metropoli afosa e caotica. Giusto il tempo per visitare lo Scott Market e godere dei riflessi dorati del tramonto sull’imponente pagoda Swedagon.

Rendiamo un ultimo omaggio a Buddha, riconoscenti dei magici momenti trascorsi e ci prepariamo a lasciare questo incantevole Paese. Ma non prima di rendere omaggio anche ad alcuni amici birmani, che ci hanno accolto e guidato, facendoci sentire a casa, anche grazie ai loro progetti: Myo Min Zaw che ripopola il lago di pesci e costruisce case con la plastica riciclata, Aung Kiaw Moe e il suo progetto di rendere lo sviluppo di Inle più sostenibile e comunitario, Swe Zino Oo, che combatte la deforestazione piantando coscienza ambientale nelle comunità locali, oltre che nuovi alberi.

Se decidete di avventurarvi in Myanmar con spirito responsabile e curiosità contattateli pure.
Non ve ne pentirete. Buon viaggio 😉

Blog IT.A.CÀ
Pierluigi Musarò & Valentina Iadarola

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