La campagna come ricchezza turistica del futuro

Secondo i dati del sesto censimento dell’agricoltura condotto dall’Istat nel 2010 in dieci anni in Italia sono scomparsi 1,5 milioni di ettari di superficie agraria, mettendo in ginocchio la superficie agricola produttiva, dedicata quindi ai pascoli e alle coltivazioni. Hanno chiuso circa 800.000 aziende agricole.

Se da un lato questi dati sono allarmanti, dall’altra c’è un dato degno di nota: gli italiani si dimostrano sempre più sensibili al cosiddetto vivere green. Progressivamente cresce la richiesta di vacanze alternative nelle campagne italiane e il consumo di prodotti biologici. Questa incongruenza è il frutto di politiche poco attente alle reali necessità dei cittadini, schiacciati dalle esigenze dei singoli, dagli interessi del mercato dell’edilizia, dal cemento e dallo sfruttamento selvaggio del territorio.

In questo decennio una parte della terra è stata cementificata e sfruttata non per scopi agricoli ma bensì per fini abitativi e per la produzione della così detta energia pulita.

Probabilmente la crisi finanziaria che sta attraversando il nostro Paese e il mondo Occidentale sta accelerando il processo di consapevolezza della triste realtà in cui viviamo e i paesaggi che si prospettano ai nostri occhi sembrano farci acquisire una maggior criticità che deve necessariamente tramutarsi in una presa di coscienza. É indubbio che la qualità della vita della campagna sia migliore.

Uno studio dell’università di Heidelberg (in Germania) e anche secondo una ricerca della rivista Le Scienze, affermano che il cervello della popolazione urbana è diverso da quello di coloro che abitano la campagna. La gente di città ha un cervello iper-attivo nelle regioni celebrali che regolano l’ansia e le emozioni. Questo potrebbe spiegare come mai in città si riscontrano maggiori problemi mentali (depressione, schizofrenia). In questi ultimi anni diviene sempre più frequente imbattersi in discussioni che esaltano la vita bucolica. La città soffoca, i ritmi divengono sempre più frenetici e attualmente anche le possibilità lavorative sembrano progressivamente azzerarsi. Sono soprattutto i giovani a parlarne, imbruttiti dalla vita metropolitana, consapevoli che il futuro è possibile solo in chiave sostenibile.

La scelta apparentemente radicale di “tornare” alla vita di campagna altro non è che un ritorno all’essenziale, scelta coraggiosa ma allo stesso tempo necessaria. Non è un tornare indietro ma un guardare oltre, superando i fallimenti di una società capitalistica e consumistica. La vita di campagna del XXI secolo potrebbe prospettarsi come il reale raggiungimento del progresso e tradursi nella perfetta armonia tra i vantaggi della vita di campagna e i moderni mezzi tecnologici.

Ed è con questa consapevolezza che si moltiplicano realtà quali agriturismi, aziende agricole a conduzione familiare ed eco-villaggi. Le prime due con finalità puramente commerciali, le ultime, gli eco villaggi, figlie di un desiderio new hippy. Si tratta di comunità di persone che si adoperano per condurre una vita in armonia con la Terra e con tutti gli esseri viventi con proprie strutture sociali al fine di condurre una vita a basso costo, impatto zero, senza tralasciare la sfera spirituale.

A farne cenno è quasi inevitabile ricordare con un sorriso la celeberrima scena di un film di Verdone in cui un uomo “comunista così” e un prete cercavano di capire lo stile di vita di un ragazzo figlio dell’amore eterno. Il rischio è senz’altro quello, cioè di trasformare quest’esigenza in moda e sovrapporre a questo modo di vivere finalità di profitto senza riuscire a cogliere il senso profondo di questa reale inversione di tendenza.

Sembra ancora lontana quindi la scelta più scontata e di più semplice realizzazione: quella di riappropriarsi della terra per renderla ancora feconda per i nostri bisogni primari liberandoci dalle catene del consumismo e del folle progresso dei paesi industrializzati. Nell’attesa che questo sogno si trasformi in realtà altro non resta che piegarsi alle esigenze del mercato e riuscire a rispondere al sentimento green degli italiani, guardando alla campagna come ricchezza turistica del prossimo futuro.

Blog IT.A.CÀ
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