In viaggio verso IT.A.CÀ con Girotrottolando

[…] Vivi… divertiti… sogna… colora il tuo viaggio… emozionati e sorridi.
Ora torna a casa… ripensa a ciò che hai visto e vissuto… ripensa agli odori di quel mondo ancora tuo… immagina di essere ancora in viaggio… prendi una penna e descrivilo… fammi assaporare un po’ dei tuoi passi… fai sognare anche me! […]

Oggi IT.A.CÀ sogna leggendo il blog di Sara PetrozziGirotrottolando: racconti di una trottola errante “. Una blogger che ha fatto del viaggio la sua vita; non ha un lavoro fisso e neanche una residenza stabile. Vive nel mondo, giorno dopo giorno si mantiene di emozioni e si arricchisce di esperienze.

Secondo te c’è differenza tra turista e viaggiatore? In che consiste?

Io credo che la domanda principale che tutti dovremmo farci sia: “Che tipo di turista vogliamo essere?”. Perché si, partiamo dal presupposto che, nel momento in cui soggiorniamo in un altro luogo che non sia quello dove abitualmente risiediamo, stiamo facendo turismo. C’è chi si ostina a distinguere tra viaggiatori e turisti e anch’io, devo ammetterlo, amo molto di più la parola viaggiare che fare turismo. Dire: “Io sono un viaggiatore, non un turista” è più bello, più cool e ci aiuta a differenziarci dalla massa di pecore in giro per il mondo seguendo ombrellini. Eppure dobbiamo essere realistici. L’Organizzazione Mondiale per il Turismo delle Nazioni Unite definisce il Turista come colui che si sposta dalla sua residenza per almeno una notte e non più di un anno, quindi, a parte chi ha la fortuna di viaggiare per più di un anno di seguito, ci siamo tutti dentro! Inutile dunque alzare il nasino e rifiutare di ammettere che anche quello che facciamo noi è turismo!! Iniziamo a rivalutare un po’ di più questa parola riattribuendogli il suo significato originale senza assimilarla immediatamente all’ammasso di giapponesi che fotografano ogni oggetto mobile e immobile che entri nel loro campo visivo! Fare turismo non è solo quello! So che è difficile ignorare alcuni stereotipi, ma dobbiamo andare oltre e pensare che possiamo essere si, turisti, ma fatti di un’altra pasta. Quale pasta? Quella del TURISMO RESPONSABILE.

Cosa significa, per te, viaggiare responsabile?

Viaggiare responsabile significa mettere la comunità ospitante al centro del processo turistico, nella ferma convinzione che il turismo debba essere un sostegno economico per quella stessa comunità e non per mediatori esterni ed estranei che il più delle volte assumono il ruolo di veri e propri colonizzatori, privando le comunità locali di ciò che è loro di diritto e rendendo il turismo insostenibile. Viaggiare responsabile significa impregnare il nostro viaggio di un senso morale ed etico che in questo modo diventa l’obiettivo primario del viaggio stesso. Viaggiare responsabile significa capire che è necessario cambiare la nostra forma di viaggiare, perché al giorno d’oggi il turismo, soprattutto quello di massa, sta totalmente devastando intere località e altrettante intere società. Dobbiamo essere coscienti che, volenti o nolenti, la nostra presenza modifica l’ambiente che ci ospita, quindi la questione è: Come fare affinché queste modifiche non siano eccessivamente dannose per l’ambiente e chi lo abita? Come poter viaggiare “in punta di piedi” senza intervenire pesantemente sui luoghi e sulle persone? Viaggiare responsabile significa informarci sulla nostra meta prima di partire. Conoscerne la storia, la società, gli usi e i costumi. Ovviamente questo non ci rende perfetti, non possiamo sapere sempre come comportarci al meglio, ma sbagliare è umano e fa parte dell’esperienza. C’è infatti una grande differenza tra sbagliare per superficialità e sbagliare per…sbaglio! Dobbiamo cercare sempre di rientrare nella seconda categoria e utilizzare i nostri errori come materiale prezioso da cui imparare. Viaggiare responsabile significa poi tante piccole accortezze: Significa preferire il piccolo alimentari locale alla catena internazionale di supermercati. Avremo frutta e verdura sempre fresca e un amico in più. Significa dormire in una struttura gestita da abitanti locali e non in una catena di alberghi identici in tutto il mondo, anzi, ancora meglio, dormire in famiglia! Significa farci accompagnare da una guida locale. Nella maggior parte dei casi è più economica e più preparata! Significa mangiare in un ristorante locale e non in uno internazionale frutto del trapianto forzato della nostra cultura in un altro paese! “Assaggiamo” la loro cultura!Significa acquistare oggetti di artigianato locale nei mercati non souvenir creati apposta per il turista, magari comprati dal rappresentante cinese! Significa, se viaggiamo con un Tour Operator, assicurarci che rispetti criteri di giustizia sociale ed economica, che scelga strutture a basso impatto ambientale, che partecipi a progetti di solidarietà locali, che si impegni in campagne contro il turismo sessuale e lo sfruttamento minorile, che abbia prezzi trasparenti etc..Significa preferire i trasporti su gomma o rotaia e, se viaggiamo in aereo (mai per voli interni almeno!) compensare le emissioni di CO2. Diverse compagnie ci permettono di farlo direttamente quando acquistiamo il biglietto, oppure esistono dei siti web appositi. Oltre che meritevole è anche divertente, possiamo calcolare le emissioni di anidride carbonica di qualsiasi cosa facciate!Significa usare comunque trasporti locali. Significa non consumare troppa acqua e soprattutto rispettare gli orari, nel caso in cui ne venga razionata la distribuzione. Significa in sintesi rispettare la cultura locale, se pur diversa dalla nostra, ed imparare ad amarla proprio per quella diversità! Questo è in fondo il significato ultimo: viaggiare responsabile significa amare mentre si viaggia!

Qual è secondo te il ruolo che la creatività (comunicazione, festival, eventi) può apportare per promuovere il turismo responsabile?

La creatività gioca un ruolo fondamentale a mio avviso. Per quanto riguarda la comunicazione, anche se io non amo la parola marketing, devo ammettere che oggi, sapere attirare l’attenzione e saper vendere sono qualità imprescindibili. Questo non vuol dire, come fanno molti, vendere aria foderandola d’oro finto, ma creare un prodotto di qualità e pubblicizzarlo al meglio, con tutti i mezzi disponibili. Avere tra le mani un prodotto magnifico che nessuno conosce equivale a non avere niente purtroppo. Per quanto riguarda gli eventi in generale credo siano una grandissima risorsa in quanto i turisti oggigiorno vogliono vivere un’esperienza, non importa né dove né come, ciò che vogliono è vivere qualcosa che lasci un segno dentro di loro. E quel qualcosa può essere tanto una fiera del libro quanto una sagra del cavolino di Bruxelles! Per non parlare poi dell’indotto generato dagli eventi! Quindi… largo alla fantasia!

Qual è il contributo che il turismo può apportare allo sviluppo di un territorio?

Scusate il cinismo, ma il turismo è letteralmente una macchina da soldi irrefrenabile. Perché tutti amano viaggiare (e per tutti purtroppo devo includere solo quelle società che possono permetterselo) e perché nessuno rinuncerebbe alla sua fuga dalla quotidianità (dato che proprio quelle società che possono permetterselo sono sostanzialmente infelici nella loro routine). Quindi immaginate se fosse fatto seguendo i principi della solidarietà sociale e della sostenibilità. Se, come è doveroso che sia, gli introiti del turismo rimanessero in loco, potrebbero essere un potente volano economico e di sviluppo territoriale e sociale. Grazie alle entrate, all’ incremento delle figure professionali del settore ( bisogna fare formazione!!) e quindi ad un turismo autogestito, quest’ultimo può diventare veramente un’importante componente dell’economia locale. Ovviamente tutto questo discorso deve essere preso con le pinze in quanto ogni contesto è a sé e deve essere considerato individualmente, non si può applicare la stessa forma di turismo ovunque! Occorrerebbe che ciascun territorio studiasse se stesso e decidesse in primo luogo, se vuole aprirsi al turismo e, in secondo luogo, se si, come organizzarlo e gestirlo. Il primo passo è proprio il libero arbitrio.

Cosa faresti se fossi l’assessore al turismo della tua città?

Come prima cosa? Viaggerei! Esatto! Ma non per turismo bensì per conoscere ogni singola realtà della città e poi della regione per metterle a sistema! La chiave è questa a mio avviso: collaborazioni, scambi e condivisioni per creare sistemi turistici locali in cui il singolo trae forza dal gruppo ed il gruppo fonda la sua forza proprio sui singoli. Sembra un pò hippie? Non importa, ne sono convinta, è l’unione a fare la forza!!

Nessun viaggio fino ad oggi ha significato per me una frattura così profonda e così impossibile da rimarginare come i sei mesi passati nel deserto del Marocco. Il deserto è stato l’inizio di una nuova vita, una vita da berbera. Berbere sono quelle dune che potete vedere alle mie spalle e berberi sono questi amici Gnowa che cantano e ballano la loro musica. Le nostre dune, la nostra musica…” 

Rubrica – In viaggio verso IT.A.CÀ
Angela Pizzi

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