Aspettando il Festival IT.A.CÁ., la parola ai protagonisti: Sandra Pareschi di Nexus ER

In attesa dell’evento del  1 giugno, oggi passiamo la parola ad un altro protagonista del Festival IT.A.CÀ
Sandra Pareschi

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Sandra Pareschi, presidente di Nexus Emilia Romagnaè la responsabile del Dipartimento Internazionale della CGIL Emilia Romagna“.

Nexus è un Ong promossa dalla CGL il che significa, scrive Sandra Pareschi: “avere un focus orientato sui diritti a 360°, in particolare quelli del lavoro, con le sue diramazioni: decent work, lavoro dignitoso, ma anche partecipazione, cittadinanza attiva, democrazia“.

L’obiettivo di Nexus è la promozione di alternative economiche più eque: il cooperativismo e l‘economia solidale, che “mettono al centro il benessere del lavoratore, la sua realizzazione; e quindi giustizia sociale, distribuzione equa delle risorse e sostenibilità dello sviluppo, nel rispetto delle culture locali. Un modello di cooperazione allo sviluppo che non si limita a dare aiuti ma lotta insieme ai partner per un cambiamento condiviso.

I motivi della partecipazione al festival sono legati all’importanza che il turismo responsabile può avere nello sviluppo sostenibile delle comunità locali: “responsabilità” che si traduce anche in  “rispetto” dei diritti di chi lavora in quel settore. Il turismo pensato così diventa un modo per conoscere altre culture, di promuovere incontri in modo più critico e consapevole”. Si tratta di comportamenti utili e in grado di “incidere sugli stili di vita” delle persone che li adottano e il Festival, è “un formidabile diffusore di questi principi, aggrega organizzazioni che condividono le medesime riflessioni e modalità di lavoro”.
Il significato che Sandra Pareschi attribuisce al concetto di sostenibilità riguarda “la capacità di coniugare i diritti collettivi dei cittadini alla realizzazione individuale, alla felicità delle persone. E’ sostenibile una società che si fonda sulla partecipazione e la cittadinanza attiva e che costruisce il proprio sviluppo attraverso la possibilità di realizzazione e di benessere anche dei singoli, a partire dai diritti sul lavoro. Diritti collettivi che vanno coniugati nel senso più ampio, dalla pace all’accesso ai beni comuni, dal rispetto dell’ambiente alla equa distribuzione delle risorse. Che si orienta al benessere di chi vive nel presente senza inficiare i diritti delle generazioni future”.

La strategia per rendere più sostenibile Bologna dovrebbe puntare a valorizzare e dare continuità alla storia  di partecipazione alla vita sociale e civile della città: “si verrebbero a creare luoghi di contaminazione tra culture diverse vitali per una città che cambia e può coltivare cittadini del mondo. Dando un senso a valori che includono le persone, non discriminano le diversità ma allargano gli orizzonti e includendo, senza timore, punti di vista diversi. Spostando le politiche sul “buen vivir”, che riguarda le persone, l’ambiente, il contesto sociale, cosa e come produrre“.

Il messaggio che vuole sottolineare, in conclusione dell’intervista, rigurarda il significato della parola “responsabile“. La definisce molto impegnativa ” Ha a che fare con le coscienze, è consapevolezze e impegno. Collegarla al turismo sembra una ossimoro. La sfida si fa interessante, e parla alla necessità di trovare alternative all’attuale modello di sviluppo. Ci stiamo provando…”

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