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Valorizzazione turistica e gestione del patrimonio culturale | Master UNIBO 2017/2018

Storia, arte, cultura, paesaggi, enogastronomia. Il nostro paese è unico al mondo ma, troppo spesso, non riusciamo a valorizzare tutto come si dovrebbe.

In Italia il patrimonio culturale rappresenta una importante opportunità di sviluppo, capace di attivare risorse economiche e generare opportunità occupazionali. Una corretta e ragionata politica di promozione turistica dei beni ed eventi culturali può consentire il finanziamento delle stesse iniziative e la generazione di utili significativi, con effetti positivi anche sul territorio e la società. In quest’ottica, il Master  “Valorizzazione turistica e gestione del patrimonio culturale” dell’Università di Bologna si propone di formare una figura professionale che possieda conoscenze e strumenti per fare del patrimonio culturale del nostro Paese un’opportunità di crescita economica.

Sei interessato ad approfondire le tematiche della Valorizzazione e Gestione del nostro Patrimonio culturale perchè già lavori in ambito turistico o perchè vorresti diventasse il tuo?

Vuoi scoprire quali sono le sfide attuali e future di questo settore ed imparare tecniche innovative?

Scopri i contenuti del Master nelle varie sezioni del sito e scarica il bando 2018/2019, la scadenza per l’iscrizione alle selezioni è il 28 novembre 2018.

Segui il Master anche sui Facebook e Linkedin e se hai dubbi o curiosità chiama o scrivi!

www.master.unibo.it/turismoculturale

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La bellezza salverà il mondo.
(Fëdor Dostoevskij)

Blog IT.A.CÀ
Sonia Bregoli
Responsabile Comunicazione

A memoria d’uomo – Borghi dell’Appennino tra vita e abbandono | Intervista al fotografo Ivano Adversi

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici

oggi nel nostro blog siamo di nuovo in compagnia del fotografo bolognese Ivano Adversi, nostro

Ivano Adversi

caro compagno di viaggio, ma anche responsabile insieme a Cristina Berselli della sezione IT.A.CÀ Fotografia per la tappa bolognese, una collaborazione che dura da qualche anno con l’associazione TerzoTropico di cui è socio fondatore. 

In questa occasione lo intervistiamo per farci raccontare questo suo nuovo lavoro fotografico dedicato all’Appennino bolognese, che in questa edizione 2018 è stato protagonista della nostra tappa bolognese,  che avrà luogo a Grizzana Morandi presso i Fienili del Campiaro dal 21 luglio al 23 settembre 2018. 

Com’è iniziata la sua passione per la fotografia e come ha iniziato a farsi strada in questo campo?  

Il mio interesse per la fotografia è nato insieme alla passione per i viaggi. L’occasione si è presentata con l’acquisto, tramite un amico che tornava da Singapore, della mia prima reflex seria, una Canon F1. Da allora non ho mai smesso, con alterne fortune di fotografare. Prima fotografia di reportage e naturalistica, poi via via altri settori. Cataloghi di agenzie di viaggio, articoli su riviste specializzate, mostre e volumi fotografici. Il primo, come coautore e al quale sono particolarmente legato si chiama Destini Incerti. L’argomento erano animali in pericolo di estinzione, fotografati in diversi continenti: Africa, Asia, Americhe. Da allora sono seguiti altri volumi, su vari argomenti.

È evidente dai suoi progetti in terre straniere la sua passione per la natura e la sua propensione antropologica. Come si rapporta alle nuove realtà e comunità con cui entra in contatto?  

Devo dire che nel tempo ho modificato, o meglio ampliato, i miei interessi. Non solo paesi esotici e lontani, soprattutto culturalmente, ma anche luoghi e soprattutto situazioni molto vicine, ma sempre particolari.

L’approccio non è molto diverso da quello che altri miei amici e colleghi fotografi, con alcuni dei quali spesso collaboro, utilizzano quando realizzano il loro progetti.

Ideazione del progetto, ricavato da conoscenze personali, scambi di idee con altri fotografi o giornalisti o semplicemente amici, studio accurato delle condizioni, ricerca di collaborazioni e contatti necessari nel luogo scelto e  programmazione il più possibile accurata. Poi, come succede spesso, al momento dell’arrivo e dell’inizio del lavoro, ci si rende conto di dover improvvisare al momento.

Con le realtà che contatto cerco sempre di instaurare un rapporto di amicizia e collaborazione, siano esse in posti sperduti come in luoghi più semplici, come l’Europa. Massimo rispetto delle realtà trovate, ma tensione continua verso l’obiettivo, che è riportare a casa le immagini migliori e più interessanti possibile

Parlando invece della sua mostra “A memoria d’uomo – Borghi dell’Appennino tra vita e abbandono”, che avrà luogo a Grizzana Morandi dal 21 luglio al 23 settembre, può spiegarci meglio il significato del titolo “A memoria d’uomo”? A cosa si riferisce?  

L’idea della mostra sui borghi dell’Appennino è nata in seguito ai contatti con le realtà di quei luoghi. Questo dovrebbe essere una parte propedeutica a un lavoro più ampio, che dovremmo svolgere con un gruppo, quasi tutto al femminile coordinato dalla nostra associazione TerzoTropico, che comprende non solo fotografi ma anche altre professionalità come giornaliste, curatrici di mostre, grafiche.

Chiapporto

Il titolo nasce da un’idea di Cristina Berselli, presidente di Terzotropico e coordinatrice del futuro gruppo di lavoro che dicevo prima, intende rappresentare gli Appennini come un luogo da sempre fortemente antropizzato, dove l’uomo ha trovato modo e spazio per vivere e costruire zone abitate, come appunto i borghi. Per noi l’Appennino è una montagna a misura d’uomo e che conserverà sempre la memoria dell’uomo. L’idea di vederli in qualche modo svuotarsi non ci convince e non ci piace. Preferiamo che questi antichi spazi vengano di nuovo occupati e vissuti, seza però per questo snaturare la loro identità.

Ha scelto di inserire nella locandina un estratto di una canzone di Guccini che elogia la vita di montagna, lontana dal caos cittadino. La sua mostra conferma le parole del cantautore riguardo la vita nei campi, o ne mette in luce anche gli aspetti meno gradevoli?  

A questa domanda risponderò in maniera abbastanza sintetica. Io non sono un nostalgico della vita bucolica e agreste. Io sono sicuramente un abitante della città e non esalto sicuramente come il massimo della vita il lavoro dei campi. Mi piace però l’idea che, pur mantenendo luoghi naturali integri e non assaliti da un turismo di consumo ma apprezzati e goduti come si presentano, ci sia la possibilità di vivere, come dicevo prima, in un ambiente da sempre rifugio dell’uomo.

Qualto

L’importante è che abitare non voglia dire distruggere e piegare alle proprie esigenze, anche le più deleterie, gli ambienti che frequentiamo. Per questo apprezzo molto il lavoro di It.a.cà e, come associazione collaboriamo volentieri a questo festival, che spero si allarghi sempre più e riesca a infondere nelle persone il rispetto degli ambienti. La mostra intende unicamente mostrare la possibilità che i luoghi dell’Appennino possono vivere e non scomparire o diventare semplicemente delle occasioni per scampagnate domenicali di lunghe code di auto.

In che misura ritiene importanti la fotografia e mostre come questa per dare un po’ di visibilità in più a luoghi e comunità altrimenti destinati a rimanere nell’ombra?  

La nostra è la civiltà dell’immagine, come si dice, ma troppo spesso chi la fa da padrone è il cosiddetto progresso, a scapito di stili di vita non coerenti con l’idea che il “libero mercato” offre. Ci sono migliaia di fotografi che ogni giorno combattono contro questo modo commerciale di rappresentare e diffondere la realtà. La mia, anzi la mostra organizzata da TerzoTropico, intende essere non più di uno stimolo a ripensare il nostro modo di vivere e concepire l’ambiente che ci sta attorno. Quando sento che la maggior risorsa della montagna dovrebbe essere ancora legata agli impianti da sci, anche se ho sciato fino a tempo fa, mi rendo conto che non possiamo andare lontano

Scola

Salvaguardare l’ambiente vale per l’Appennino come per le sterminate distese della savane africane, altro luogo a me molto caro, per le foreste amazzoniche o i ghiacci dei poli, per gli animali in pericolo di estinzione, per ritornare all’inizio di questa intervista, come per quelli delle montagne vicino a casa nostra.

Info associazione TerzoTropico

Ringraziamo Ivano per averci raccontato questa sua nuova mostra fotografica dedicata al bellissimo territorio dell’Appennino a cui vi invitiamo, amici e amiche, di andare a visitare se siete dalle parti di Grizzana Morandi ––– di seguito l’invito!

Blog IT.A.CÀ
Irene Pinto 

La via della seta e della lana | Sulle orme degli antichi mercanti

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

in questi giorni è stato inaugurato un nuovo cammino che unisce le due bellissime città di Prato e Bologna proprio sulle orme degli antichi mercanti, ripercorrendo quei sentieri che venivano utilizzati per trasportare questi due importanti prodotti! Due città accomunate dalla loro importante storia produttiva, unite da un itinerario di trekking che permette di immergersi nelle bellezze naturali dell’Appennino Tosco-Emiliano, ricco di eccellenze e tradizione, e scoprire quanta storia e cultura si nascondono in questo territorio.

La vera casa dell’uomo non è una casa, è la strada.
La vita stessa è un viaggio da fare a piedi.
(Bruce Chatwin)

Il percorso attraversa borghi, cime e vallate congiungendo due centri storici di grande valore, cresciuti nei secoli grazie alla sapiente gestione delle acque: Bologna, la città della Chiusa e dei canali, per secoli capitale della seta; e Prato, la città del Cavalciotto, delle gore e delle gualchiere, capitale del distretto della lana e del tessile.

Vito Paticchia è il progettista di questo cammino e autore della guida e della cartoguida appena stampate da Fusta Editore. Un sentiero lungo circa 130 km, che può essere percorso a piedi in sei tappe, dalla città della seta a quella della lana, da Piazza Maggiore a Piazza del Duomo

 

TAPPE
130 KILOMETRI
12 COMUNI ATTRAVERSATI

Via della Lana e della Seta - Tappe e altimetria
 
Il sentiero della lana è il percorso da Prato a Castiglione dei Pepoli, mentre il percorso della seta è quello da Bologna a Castiglione dei Pepoli. 
 
 
A soli sette mesi dalla firma del protocollo d’intesa tra la Città metropolitana di Bologna e il Comune di Prato, dunque, la Via della Lana e della Seta, che ne costituisce il primo importante progetto turistico: è pronta per essere percorsa dai tanti amanti del cammino lento!

Per informazioni e capire come organizzarsi per percorrerla seguite il link > www.viadellalanaedellaseta.com

Noi non vediamo l’ora di metterci in cammino e provare questa nuova emozione!
Se qualcuno di voi vuole raccontarci il suo viaggio lungo questo nuovo suggestivo percorso, che ci contatti sulla nostra e-mail > info@festivalitaca.net ….saremo ben lieti di pubblicare il vostro racconto di viaggio sul nostro blog 😉

Come sempre buone camminate e che sia sempre un cammino responsabile 😉

Blog IT.A.CÀ
Sonia Bregoli 
Responsabile Comunicazione

IT.A.CÀ spiega le vele verso nuovi orizzonti: tra l’Appennino bolognese e il mondo.

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici

a qualche decina di chilometri dal centro di Bologna, si trova Madonna dei Fornelli, una frazione del comune di San Benedetto Val di Sambro sull’Appennino bolognese, il luogo dove un tempo c’erano i carbonai che accendevano i fuochi e forgiavano le mura della città, oggi tappa d’obbligo della Via degli Dei.

Proprio qui, tredici giovani hanno fondato la cooperativa paese la “Foiatonda” per ridare nuova vita al territorio e valorizzare a pieno l’opportunità data al turismo dalla Via degli Dei, utilizzando il sapere di ciascuno e la voglia di condividerlo per lo sviluppo locale. 

Per questo, noi di IT.A.CÀ abbiamo deciso di celebrare con loro la giornata mondiale del turismo responsabile, il 2 giugno, insieme ai nostri ospiti internazionali, Marina Cruz Blasco – specialista di turismo sostenibile della Koan Consulting, Jean Marc Mignon – presidente dell’Organizzazione Internazionale del Turismo Sociale (OITS) e Maurizio Davolio – presidente dell’Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR), in visita a Bologna per conoscere il festival sul campo e portarlo in Europa.

Per raccontare loro cosa è IT.A.CÀ, il turismo di comunità e cosa vuol dire promuovere il “becoming” di una destinazione, facendone scoprire il fascino e l’esotico dietro casa, abbiamo preso il treno e ci siamo diretti verso la stazione di San Benedetto Val di Sambro. Da qui in poi, la nostra giornata di formazione, si è trasformata nell’accoglienza in una nuova casa.

 “Queste sono le mani di mia madre. Queste quelle di Tessa, mia nipote. E invece queste sono le mie, mentre provo a intrecciare un cesto di vimini!” 

Cosi Alessandra, membro della cooperativa, guida soffice, curiosa e sorridente del nostro viaggio, mi ha presentato il volantino della neonata cooperativa. Ci ha spiegato che è nata da una volontà comune di mettere insieme ognuno le proprie competenze per valorizzare il proprio territorio, ma soprattutto per migliorare anche se stessi insieme alla comunità.

La nostra prima tappa è alla Fattoria Ca’ di Monti da Jessica, una forza della natura. 24 anni, un velo di timidezza, lo sguardo fiero e una passione fluttuante nell’aria mentre ci parla di come abbia iniziato la sua attività 3 anni fa, recuperando il podere del nonno e arrivando ad allevare ad oggi 130 capre. Ogni giorno vive i ritmi della montagna, si prende cura delle proprie capre, studia ricette e crea formaggi che sono delle opere d’arte culinarie.

La salutiamo e proseguiamo verso il Borgo di Qualto, dove il tempo deve essersi fermato. Un abito appeso pronto per la Comunione. Una fontana con l’acqua che scorre lenta. Un’osteria appena riaperta, simbolo di rinascita per l’Appennino. Degli anziani bevono un vino. I sassi e le case vorrebbero parlare dei loro secoli di storia. La pace di un borgo uscito dalle fiabe.

Torniamo alla realtà e proseguiamo il nostro viaggio di scoperta dell’Appennino bolognese nel regno di Alessandra, la Falegnameria Vaccari. Qui ci fa vedere la passione per l’artigianato con cui dall’inizio del ‘900 portano avanti l’attività di famiglia. Le mani del padre sul faggio, quasi una carezza, che sapientemente ci parla dei diversi legni e di come li lavora. Passiamo poi a trovare sua sorella, Marinella, al negozio in paese, a Madonna dei Fornelli. 

Avete presente quando si entra in casa, sotto le feste, con la tavola decorata e i mobili della cucina sistemati per accogliervi? Ecco, questa è la sensazione entrando in questa mini boutique del legno. Ci fermiamo incantati a guardare Tessa, la figlia di Marinella, realizzare un gufetto di legno, con le sue piccole mani, le stesse della fotografia.

Arriva il momento del pranzo!

Un’ accoglienza degna del suo nome a casa di Walter, presidente della cooperativa e organizzatore del nostro “tour”, creativo e pittore ! Tra i cavalletti per dipingere al lago pronti per il giorno seguente, ci fa trovare crescentine e salumi dell’Appennino, del vino e gli immancabili formaggi di Jessica! 

A sorpresa arriva Elisa, che ha un’attività lì di fianco, a portarci delle frittelle di castagne con ricotta. Riceviamo un po’ di Appennino da parte di tutti! A tavola Walter e Alessandra ci parlano del loro progetto, della loro idea di turismo e di come vogliono preservare la piacevolezza dell’incontro con i propri visitatori. 

Walter ci porta nel suo studio da artista dove a volte ospita anche i turisti di passaggio, tra i dipinti e i materiali con cui guarda e fa guardare il mondo.

Studio artistico di Walter Materassi

La nostra scoperta dell’Appennino continua con un’altra delle colonne della cooperativa. È Marilena. Ha una bottega in paese, impaglia cestini e li riempie di funghi. Insieme ad altri ragazzi della cooperativa, si prende cura dei sentieri. Quindi è lei una di quelle fate nascoste pulisce i sentieri…!, le dico. Lei sorride. Di lei ci colpisce la falcata nei prati, la memoria di ogni singolo ramo.

Ci accompagna nel sentiero fino al Lago di Castel Dell’Alpi, l’unico lago naturale della zona bolognese, da cui nasce “l’acqua che porta al Nettuno”. Qui Walter porta i suoi “allievi” a dipingere con Painting Appennino, per fermarsi a guardarne i dettagli e vivere il paesaggio. Per ricordarci che se ci si ferma, si colgono diverse sfumature. Ci riappropriamo della lentezza.

Ad aspettarci qui incontriamo Mauro e la sua famiglia. Lui è appassionato di Mountain Bike e della Strada Romana sulla Via degli Dei, dove accompagna chi come lui vive il mondo a due ruote. Ci racconta di come con la Via degli Dei il turismo sia ripartito in Appennino, ma di come questo deve essere trasformato in un’opportunità per far scoprire quei territori che non sono sulla via. Perché qui di vie ne passano tantissime. L’Emilia Romagna conta ben 14 sentieri, un crocevia di cammini!

E così, ci dirigiamo verso l’ultima tappa, la Strada Romana di Pian di Balestra, per vedere uno dei tratti più affascinanti della Via. All’ombra del bosco che ci ripara dal gran caldo di queste giornate di giugno, ormai amici, mixando lingue e comunicando a gesti quando necessario, camminiamo su queste strade già tracciate oltre 2000 anni fa e riscoperte solo da poco più di vent’anni, quasi per caso. CI raccontano di come queste terre vivessero di turismo e villeggiatura negli anni 60 e di come tutto sia cambiato con lo spopolamento della montagna e il diverso modo di vivere le vacanze. L’entusiasmo è contagioso quando parlano dei progetti che hanno in mente e che stanno già realizzando!

Finisce qui il nostro incontro con la comunità, non prima di una birra da Skal, aperto da poco meno di un mese, un altro segno di vitalità dell’Appennino. Ci salutiamo con l’arrivederci alla prossima, come si fa con gli zii dopo il pranzo della domenica.

L’artista Walter Materassi 

Scambiamo impressioni, tornando verso Bologna, da dove i nostri amici prenderanno i loro voli per tornare a Madrid e Parigi. Il turismo responsabile è un valore per il territorio, non solo per le comunità dall’altra parte del mondo. È un valore anche per le nostre comunità, preziosissime. Per le nostre montagne e i nostri borghi che possono vivere di nuovo entusiasmo grazie ad un turismo attento, di qualità, consapevole.

Un turismo autentico, come quello che IT.A.CÀ promuove e sostiene da 10 anni.

I nostri ospiti tornano a casa, dopo averne trovata un’altra. E noi li seguiamo, in attesa di vedere IT.A.CÀ aprire nuove case anche in Europa, alla scoperta di chissà quali comunità e meraviglie.

Perché quel che conta non è la meta, ma come ci si mette in cammino.

Grazie a Marina, Jean Marc e Maurizio per esserci venuti a trovare. Grazie a Walter, Alessandra, Jessica, Marilena, Marinella, Tessa, Mauro e gli amici dell’Appennino bolognese e della cooperativa Foiatonda per l’ospitalità e per condividere i valori di IT.A.CÀ.

Al prossimo viaggio!

Blog IT.A.CÀ
Annalisa Spalazzi 

IT.A.CÀ Migranti e Viaggiatori, il primo e unico festival italiano di Turismo Responsabile, saluta il tour bolognese e si sposta in altri 13 territori

Il dopo Festival di Bologna (25 maggio – 4 giugno) | Le prossime tappe italiane fino al 30 ottobre.

Si chiude con grandissima partecipazione e condivisione la 10a edizione del festival IT.A.CÀ nella città delle due torri, protagonista per 11 giorni di tanti appuntamenti e momenti di aggregazione sul tema del Turismo responsabile. Un compleanno importante che ha siglato dieci anni di lavoro e riconfermato il consenso di oltre 300 realtà coinvolte e ben 13 tappe nazionali, in partenza fino a ottobre.

Nuovi orizzonti, temi attuali, idee innovative e tanto entusiasmo: questi i principali ingredienti di una edizione che ha raccolto migliaia di visitatori in città e in Appennino.

Sì, perché il festival quest’anno ha allargato i suoi orizzonti, dedicando l’ultimo weekend di appuntamenti (1-3 giugno) alle terre dell’Appennino bolognese, dando voce alle eccellenze locali e facendosi promotore di un turismo responsabile in un’area ricca di storia, di opportunità e di eccellenze naturali e culturali.

MIGRAZIONI, ACCESSIBILITA’ UNIVERSALE, OVERTOURISM e CULTURA DEI VIAGGI SLOW, sintetizzano i quattro macro temi del festival, attorno ai quali si sono alternati moltissimi momenti di confronto e progettualità, insieme a proiezioni di film e documentari, presentazioni di libri, performance, laboratori, escursioni a piedi e a pedali, trekking e itinerari esperienziali.

Simona Tedesco (Direttrice “Dove Magazine”). Foto di Noemi Usai.

Il merito di IT.A.CÀ, anche in questa decima edizione, è quello di esser riuscito a mettere in luce molti soggetti attivi nella città di Bologna, ascoltandoli e stimolandoli a collaborare in un dialogo mirato alla co- progettazione. Il risultato è stato di grande successo: nei numeri, nei contenuti e nelle riflessioni sollecitate.

Travel blogger, volontari, turisti, cittadini, visitatori ed esperti del settore si sono sparpagliati nelle varie location pensate per il festival: dal cuore verde delle Serre dei Giardini Margherita – spazio pubblico rigenerato e restituito alla città – alle sale del MaMbo, di Palazzo Malvezzi, de L’Altro Spazio, del Loft Kinodromo, del Mercato Sonato e di vari Dipartimenti universitari, fra i quali quello di Storia Culture e Civiltà, dove si è tenuta una due giorni di convegni e focus group partecipatissimi su innovazione, sostenibilità e accessibilità del turismo contemporaneo, a cura dell’ Università di Bologna e del MiBACT.

Foto di Noemi Usai – Mercato Sonato a Bologna

E ancora, dagli incontri in Piazza Verdi, alla pedalata notturna in partenza dalla Velostazione Dynamo, dalle mostre fotografiche della Millennium Gallery e della Qr Photogallery, al convegno su ospitalità e welfare interculturale nell’ Auditorium Damslab. In questa sede, si è anche svolta la premiazione dei vincitori del #UniTurisBo – IT.A.CÀ, Unibo e Città Metropolitana di Bologna. In ordine di premiazione:

  • Anna Magli – foto Piazza Verdi
  • Mattia Gervasi – foto Via delle Belle Arti
  • Domenico Buoniconti – foto Museo della Specola

Foto vincitrice del challenge instagram #UNITurisBO di Annal Magli

Di grande interesse e partecipazione l’incontro d’apertura Migrantour, un passo in avanti!
Un’occasione di confronto fra diverse culture e un aiuto all’integrazione attraverso la cultura e la scoperta dell’altro. Durante la conferenza, guide provenienti dall’esperienza di Milano, Torino, Genova, Catania, Roma, Firenze, Cagliari, Pavia, Napoli e Bologna, hanno riportato la loro testimonianza al pubblico e raccontato di suggestive passeggiate multiculturali, in compagnia di cittadini migranti di prima o seconda generazione, originari di tanti paesi del mondo e appositamente formati per mostrare a cittadini e turisti un altro mondo dentro la propria città.

Apprezzatissime sul tema dei Migranti, le proiezioni di Human Flow di Ai WeiWei e L’ordine delle cose Andrea Segre. Tante e partecipate le presentazioni di libri, i laboratori, i tavoli di discussione e i corner informativi. Molti i viaggi per immagini, grazie alle esposizioni fotografiche, come espressioni del sentimento di un tempo e di un luogo. Riproduzioni naturali di uno scenario, di una terra, della sua gente.

Foto di Noemi Usai

Di grande impatto emotivo anche I Fantastici 5 sensi: homesharing e accessibilità: un momento formativo per scoprire i segreti dell’ospitalità domestica accessibile e inclusiva, svoltosi attraverso un percorso sensoriale che ha permesso agli host di immedesimarsi nei viaggiatori con disabilità. Con cuffie insonorizzate e bende a pois, i partecipanti sono rimasti isolati da tutto per capire le difficoltà di comunicazione degli ospiti con disabilità uditiva e visiva. Una riflessione importante insieme all’utilizzo di piccoli espedienti suggeriti: dall’abbraccio al check in, all’utilizzo di alcune parole chiave della lingua dei segni, per accogliere meglio ed entrare in empatia con il nostro ospite in modo accessibile e inclusivo.

Sentito e fortemente condiviso, il tema dell’Overtourism, affrontato in più seminari aperti al pubblico, nei quali sono emerse con forza la preoccupazione per gli impatti del turismo di massa e la necessità di renderlo sostenibile attraverso nuove progettualità innovative, basate su una sharing economy regolamentata. In linea teorica, tante le idee espresse sul tema. Nella pratica, urge la necessità di azioni immediate: per esempio quella di puntare su una delocalizzazione strategica dei flussi turistici per pianificare una nuova geografia del turismo fino ai territori di confine. In questa direzione, IT.A.CÀ, nel suo decennale ha lanciato un seme. Ha raccolto armi e bagagli e nell’ultima settimana di eventi (1-3 giugno) si è trasferito nell’Appennino bolognese per una tre giorni di eventi. Un gesto importante che pur con tante difficoltà, ha dimostrato la volontà di passare dalle parole ai fatti.

Convegno Overtourism – foto di Noemi Usai

Il segnale è stato accolto. In moltissimi hanno raggiunto il festival, sparpagliandosi fra i territori di Marzabotto, Grizzana Morandi, il Monte Piella, Pianoro, Vergato, Monterenzio, Castel di Casio, San Benedetto Val di Sambro, Castiglione dei Pepoli e Porretta Terme, per partecipare al denso calendario di appuntamenti. Momenti di svago, cultura, ma anche progettualità e nuove opportunità di lavoro per la creazione di imprese integrate, atte per esempio ad accogliere i migranti e a garantire loro di formarsi e lavorare all’interno delle stesse organizzazioni che, oltre a essere luoghi di accoglienza possono diventare strutture ricettive e punti di riferimento per il turismo slow.

Questa, come altre, rappresenta un’ idea innovativa. Una sfida virtuosa che IT.A.CÀ ha raccolto al volo, lanciando e presentando a sua volta un percorso di formazione esperienziale, rivolto a sedici giovani tra 18 e 35 anni, italiani e stranieri (richiedenti asilo e/o titolari di protezione internazionale), interessati a partecipare ad un momento di studio, analisi e valorizzazione territoriale di avanguardia, che avrà come centro propulsore Montefredente, frazione del comune di San Benedetto Val di Sambro (Bo).

Un corso che per chi desidera partecipa ha tempo fino al 24 giugno. 

L’evento è promosso dall’associazione di promozione sociale YODA, in collaborazione con Asp Città di Bologna, SPRAR Nazionale e Open Group.

Per info seguite il link > Corso di Formazione 

Oltre la formazione, tantissime sono state le proposte di svago in Appennino: in tandem con i non vedenti, abbiamo incontrato alcuni dei nostri viaggiatori. Ne abbiamo salutati altri che pedalavano verso il Parco di Monte Sole, sulla Via degli Dei o sulla cima del Monte Piella. Li abbiamo spronati a sperimentare le passeggiate a piedi nudi nel bosco e ad avventurarsi in camminate notturne in cerca di stelle. Siamo stati con loro tra le degustazioni dei prodotti locali, le mostre, le presentazioni di libri e la divertente Piccola fiera dei ciarlatani. Mentre qualcuno ha camminato per un weekend tra vette alte e valli silenziose, qualcun altro ha scelto di fermarsi a dipingere per un’intera giornata sulle sponde del lago.

Foto di Annalisa Spalazzi

Con entusiasmo tiriamo le somme di questa tappa bolognese pensando ai nostri visitatori: tanti, partecipativi, curiosi e propositivi. Con loro abbiamo riso, scherzato. Ci siamo confrontati e soffermati a riflettere su cosa siamo e su come possiamo adoperarci per proteggere il nostro pianeta, trasformare l’incoming in becoming e diventare protagonisti di un viaggio esperienziale che parte da casa e arriva a casa (it a cà in dialetto bolognese significa sei a casa?): una qualsiasi casa, una qualunque Itaca da raggiungere.

Un viaggio responsabile secondo valori di giustizia sociale, col quale IT.A.CÀ da Bologna ci saluta, dandoci appuntamento alle successive 13 tappe italiane.

INFO ALTRE TAPPE
AREA PRESS (foto ufficiali di Noemi Usai)
info@festivalitaca.net
https://www.facebook.com/itacafestival
https://www.youtube.com/user/FestivalitacaBO
https://www.instagram.com/it.a.ca/

www.festivalitaca.net

CONTATTI UFFICIO STAMPA
IVANA CELANO
cell. +39 349 06 44 923
stampa@festivalitaca.net

Illustrazione dell’immagine IT.A.CÀ 2018 è stata realizzata da Eliana Albertini

Salus Space: un progetto di rigenerazione urbana a Bologna

Care amiche viaggiatrici e cari amici viaggiatori, 

oggi siamo in compagnia di Berardino Cocchianella, direttore di SALUS SPACE, ambizioso progetto bolognese di rigenerazione urbana di cui parleremo giovedì 31 maggio durante la 10ᵃ edizione del Festival IT.A.CÀ in occasione dell’evento “Oltre l’integrazione. pratiche innovative di ospitalità e welfare interculturale”.

Una vostra breve  presentazione: cos’è il Progetto Salus Space?  

Il progetto Salus Space nasce da una coprogettazione pubblico-privata per la stesura di una proposta progettuale, all’interno del primo bando UIA (Urban Innovative Actions). Esso prevede la trasformazione di una ex clinica privata che da molti anni versa in uno stato di abbandono e di degrado in un centro di ospitalità, lavoro, welfare interculturale e di benessere in senso lato, rivolto alla comunità cittadina, in grado di ospitare e coinvolgere attivamente nella gestione di servizi le persone inserite nell’ambito di programmi di accoglienza per richiedenti protezione internazionale. La vecchia struttura sarà demolita per lasciare posto ad un luogo piacevole e immerso nel verde, con residenze temporanee, orti, laboratori artigianali e artistici, un teatro, un B&B e un ristorante multietnico, spazi di co-working e aree destinate ad attività ludiche e imprenditoriali. All’interno del complesso troverà spazio un Think Tank sul Welfare interculturale, con una sala convegni e aule di formazione. Tutti questi servizi saranno aperti alla città.

Le tre parole chiave alla base di Salus Space sono Wellbeing,  Welfare e Welcome,  potreste spiegarci più nel dettaglio cosa significano nel concreto?  

“Wellbeing” corrisponde alla prima fase della progettazione partecipata, che ha visto il Comune di Bologna e i suoi 16 partner di progetto lavorare congiuntamente per definire il “concept” di Salus Space, per immaginare cioè tutti gli spazi e le funzioni attorno a cui si forma la idea di benessere di comunità. “Welfare” è la seconda fase di costruzione delle competenze in tutti gli ambiti lavorativi previsti dal progetto, attraverso percorsi di formazione in situazione rivolti a richiedenti asilo e rifugiati.

“Welcome” è la ultima fase, quella in cui i servizi saranno aperti alla città e si formerà la Comunità degli abitanti attraverso la redazione di una carta dei valori condivisa con il territorio. Quest’ultima fase vedrà il coordinamento di ASP Città di Bologna,  che avrà un ruolo centrale nella futura fase di gestione.

Salus Space è sicuramente un progetto molto ambizioso, qual è lo stato di avanzamento dei lavori ad oggi?  

Il progetto sta entrando in una fase più operativa. Il cantiere di demolizione si concluderà entro l’estate ed inizieranno a breve i lavori per la ristrutturazione dell’edificio accessorio e la costruzione dei nuovi fabbricati. Parallelamente procederà il cantiere sociale, con le attività di formazione, la costruzione del modello di gestione, il piano di sostenibilità economica e l’avviamento delle startup imprenditoriali. Stanno intanto proseguendo le attività della redazione partecipata e della valutazione partecipata, in cui i cittadini del Quartiere Savena sono attivamente coinvolti.

Come sarà organizzata Salus Space? Quale sarà il valore del progetto per il quartiere Savena?  

Salus Space sarà gestito, con ogni probabilità, da un’associazione di imprese selezionata tramite avviso pubblico.  Il gestore lavorerà sotto la supervisione di un comitato direttivo, composto da Comune e ASP Città di Bologna, e in stretto rapporto con la Comunità degli abitanti. Il Quartiere Savena sarà il soggetto istituzionale che favorirà accordi con la comunità, promuovendo  iniziative di cittadinanza attiva e cura del territorio.  Per il Quartiere Salus Space sarà un laboratorio permanente di sperimentazione di un nuovo welfare di comunità.

Qual è il ruolo e la partecipazione dei cittadini nell’implementazione del progetto?  

I cittadini partecipano attraverso la partecipazione attiva nei gruppi di redazione partecipata e valutazione partecipata, seguendo passo passo la implementazione delle attività e partecipando a momenti di incontro e discussione sui contenuti del progetto. Nella fase successiva è prevista la costituzione di un comitato di cittadini che avrà un ruolo consultivo e che contribuirà a definire le regole ed il quadro valoriale condiviso, attraverso la stesura di una “carta dei valori” insieme ai futuri abitanti e lavoratori.

Quale connessione si può individuare tra il Festival IT.A.CA e SALUS SPACE e come quest’ultimo si inserisce nel contesto del Turismo Responsabile a Bologna?  

Salus Space diventerà una nuova centralità urbana, un polo attrattore attorno al quale saranno costruite iniziative di turismo responsabile e di responsabilità sociale di impresa. La connessione con il Festival It.a.cà è molto evidente, considerando il fatto che Salus Space intende raggiungere una piena autonomia economica e gestionale valorizzando le competenze dei migranti e rifugiati e fornendo servizi culturali nei diversi ambiti del progetto, dal teatro ai laboratori artistici, dalla cucina multietnica alle attività di orticoltura, offrendo al contempo uno spazio di riflessione e di dialogo sui temi del welfare interculturale.

Per saperne di più sul Progetto: www.saluspace.eu

Ringraziamo il direttore Berardino Cocchianella per aver averci presentato questo interessante progetto, che potrete conoscere meglio durante il Festival.

Buon viaggio come sempre 🙂

Blog IT.A.CÀ
Desirè Gaudioso

Corso di formazione esperienziale su sviluppo turistico e ospitalità interculturale nell’Appennino bolognese

IL TURISMO SOSTENIBILE IN CHIAVE INTERCULTURALE

In un mondo sempre più in movimento, turismo e migrazione sono due facce della stessa medaglia. Per quanto con ostacoli e aspettative diverse, turisti, migranti, viaggiatori, rifugiati e richiedenti asilo intervengono nella creazione di nuove storie e narrative, dando vita a realtà ibride che definiscono il mondo in cui viviamo.

Considerato, dunque, il diritto alla mobilità come uno dei fattori di stratificazione della società contemporanea, il turismo, e in particolare il turismo sostenibile, può rappresentare una forma innovativa di inclusione sociale ed economica, nonché di incontro e dialogo interculturale. Il turismo non si riduce al solo incoming o alla creazione di posti di lavoro, ma può diventare una leva per uno sviluppo più equo e responsabile per i territori che lo ospitano, come sostenuto dalle Nazioni Unite, che hanno dichiarato il 2017 come Anno del Turismo Sostenibile per lo Sviluppo. 

Allo stesso modo, il turismo rappresenta un’opportunità di partecipazione inclusiva e di valorizzazione delle competenze per coloro che prendono parte a tale processo di sviluppo. Infine, è anche attraverso il turismo che si stimolano nuovi momenti di confronto, dialogo e collaborazione tra culture e provenienze diverse.

I benefici derivanti del turismo sono ancora più evidenti quando si osservano quei territori che sono esclusi dai circuiti turistici convenzionali. A differenza delle città, spesso “invase” dai turisti, i territori montani soffrono di un calo non solo di turisti, ma anche degli stessi residenti, diventando talvolta luoghi dove gli abitanti si ritrovano a resistere in un contesto di progressivo spopolamento e con pochi servizi. Tuttavia, sono questi i luoghi che conservano l’autenticità delle tradizioni e del paesaggio naturale, e in cui è possibile intervenire promuovendo nuove forme di imprenditorialità turistica che ne valorizzino le ricchezze, creando al contempo occasioni innovative per promuovere processi di integrazione sociale tra comunità locale, turisti, migranti, richiedenti asilo e/o titolari di protezione internazionale.

Tra questi territori, l’Appennino bolognese è un luogo con una straordinaria eredità naturalistica e una storia antichissima: ricchezze che, se valorizzate nel modo giusto, possono aprire scenari di grande interesse, andando incontro ad una nuova domanda di turismo lento, consapevole e sostenibile, e costituendo un fattore di sviluppo in grado di garantire condizioni di vita migliori agli abitanti della montagna. 

In questo territorio non mancano le opportunità di sviluppo in chiave di turismo responsabile: antichi borghi abbandonati e territori rurali che possono essere rigenerati per rispondere alla crescente domanda turistica attraverso una nuova idea di ospitalità interculturale e di valorizzazione turistica sostenibile.

Si aprono quindi nuove opportunità per la creazione di imprese integrate atte ad accogliere i migranti, richiedenti asilo e/o titolari di protezione internazionale e a garantire loro di formarsi e lavorare all’interno delle stesse organizzazioni che, oltre a essere strutture di accoglienza diventano strutture ricettive e punti di riferimento per il turismo lento.

Foto di Gianluca Maini

IL CORSO DI FORMAZIONE ESPERIENZIALE

Il corso di formazione esperienziale è rivolto a sedici giovani tra 18 e 35 anni, italiani e stranieri (richiedenti asilo e/o titolari di protezione internazionale), che intendono partecipare a questo percorso di studio, analisi e valorizzazione territoriale di avanguardia che avrà come centro propulsore Montefredente, frazione del comune di San Benedetto Val di Sambro (Bo).

Il percorso formativo è concepito come un laboratorio creativo che alterna didattica teorica e tecnica in aula con moduli esperienziali sul campo, al fine di progettare nuove traiettorie di sviluppo turistico sostenibile e interculturale. Una formazione esperienziale della durata di 4 fine settimana, compresi nel periodo luglio-settembre 2018, sull’Appennino Bolognese, dove i partecipanti avranno l’opportunità di incontrare diversi esperti e conoscere progetti innovativi che basano la loro attività sul potenziale della montagna. 

Il corso di formazione, realizzato in collaborazione con Asp Città di Bologna, SPRAR e Open Group, è promosso dall’associazione di promozione sociale YODA, che da 10 anni organizza, in rete con centinaia di soggetti, IT.A.CÀ migranti e viaggiatori, il primo e unico Festival del turismo responsabile in Italia e in Europa, premiato quest’anno ONU per la sua capacità di unire in maniera innovativa il turismo a temi quali immigrazione, accessibilità, intercultura e altre tematiche interconnesse allo sviluppo sociale ed economico del territorio, sempre in chiave sostenibile, muovendosi in un’ottica partecipativa ed inclusiva. Responsabile scientifico del corso è Pierluigi Musarò, professore associato presso l’Università di Bologna e Direttore di IT.A.CÀ Festival.

Grazie al coinvolgimento di studiosi e professionisti dell’accoglienza e della valorizzazione turistica, il percorso si articola in tre momenti tra loro connessi:

– una struttura teorica sul tema turismo e migrazione, con l’obiettivo di affrontare il tema della mobilità umana attraverso un approccio critico, capace di riconoscere che migrazione e turismo sono fenomeni complessi che devono essere analizzati nelle loro potenzialità e criticità, e affrontati in maniera integrata dal punto di vista degli interventi sociali sul territorio. 

– una formazione esperienziale sul campo mirata ad avviare nuove figure professionali legate al turismo lento e sostenibile e ad una valorizzazione responsabile e collaborativa del territorio attraverso la partecipazione di esperti e professionisti che lavorano nell’ambito della promozione culturale, del marketing, dello sviluppo turistico sostenibile.

– una lettura del territorio locale per creare rete con gli attori che lo animano e per identificarne potenzialità e limiti. Attraverso la valorizzazione di competenze interculturali saranno individuati, in collaborazione con gli stakeholder locali, strumenti a sostegno di progettualità innovative in termini di accoglienza di turisti, migranti e richiedenti asilo e/o titolari di protezione internazionale. Nello specifico, questa parte prevedrà azioni di: analisi del territorio e delle risorse materiali e immateriali (analisi geografica, analisi della rete, ricerca storica, ecc.), SWOT analysis, marketing digitale, storytelling, destination brand design, analisi della comunicazione e marketing turistici e analisi dei mercati e dei target ai quali rivolgere la comunicazione dell’offerta turistica.

CONDIZIONI DI PARTECIPAZIONE

Ai partecipanti è richiesta la frequenza di almeno l’80% del Corso.

Le date previste sono: 

  • 20-21-22 luglio 
  • 7-8-9 settembre 
  • 21-22-23 settembre 
  • 28-29-30 settembre 

Ogni fine settimana formativo prevedrà l’arrivo nella struttura di Montefredente alle ore 17 del venerdì e partenza dalla stessa struttura alle ore 17 della domenica successiva. È previsto un servizio navetta da e per San Benedetto Val di Sambro, che è raggiungibile con il treno da Bologna.

Pasti e pernottamenti nella stessa struttura e attività laboratoriali ed esperienziali sono garantiti dagli organizzatori.

Durante il corso, inoltre, i partecipanti collaboreranno nella scrittura di un articolo/post/diario di viaggio che verrà pubblicato sul blog di IT.A.CÀ migranti e viaggiatori: festival del turismo responsabile, insieme ad alcune foto significative dell’esperienza. L’intero percorso verrà raccontato come cammino nella formazione attraverso i social media, supportando in questo modo la promozione delle attività sostenibili del territorio.

Ai partecipanti che avranno completato il percorso verrà consegnato un Attestato di Partecipazione.

MODALITÀ DI CANDIDATURA

Le domande di partecipazione potranno essere presentate inviando all’indirizzo email morallimelissa@gmail.com il modulo di candidatura, corredato da una breve lettera di motivazione (max. 3.000 caratteri spazi inclusi), dal curriculum vitae e dalla copia di un proprio documento di identità

Scarica il modulo di partecipazione > Modulo di candidatura

Le candidature dovranno pervenire entro il 24 giugno 2018. 

L’Organizzazione procederà alla selezione dei candidati sulla base delle motivazioni espresse a supporto della candidatura e delle eventuali esperienze di studio, impegno professionale o volontariato nell’ambito della valorizzazione turistica del territorio, come risultanti dal curriculum vitae. I candidati selezionati saranno in seguito contattati via email e sarà loro richiesto di confermare l’iscrizione attraverso il versamento di un contributo spese di Euro 60,00.

ULTERIORI INFORMAZIONI

Per informazioni è possibile contattare la tutor del corso di formazione, la dott.ssa Melissa Moralli, all’indirizzo e–mail morallimelissa@gmail.com o al telefono 333 2712834.

CORSO PROMOSSO DA

IN COLLABORAZIONE CON

 

CON IL PATROCINIO DI

 

                          

Appennino atto d’amore | Intervista allo scrittore–camminatore Paolo Piacentini

Cari amici viaggiatori e amiche viaggiatrici 

in occasione della presentazione del libro “Appennino atto d’amore” di Paolo Piacentini – che si è tenuto sabato 26 maggio a Bologna assieme allo scrittore/camminatori Wu Ming2 e Marco Tamarri (Unione dei Comuni dell’Appennino bolognese) – abbiamo intervistato l’autore stesso che ci ha parlato del libro e della situazione dell’Appennino Bolognese.

Paolo Piacentini

Da dove è nata l’idea che ha portato al viaggio raccontato in “Un viaggio d’amore per l’Appennino”?  

 Il viaggio nasce da un’idea condivisa con il mio più grande amico Peppe e la voglia di viaggiare per un mese lungo l’Appennino per scoprirlo nel profondo,  a passo lento. Un  progetto che nasce dopo tanti anni di trekking vissuti in lungo e largo tra Appennini e Alpi. L’occasione è la festa per un passaggio importante delle nostre vite e quale modo migliore di viverlo prolungando la festa lungo 900 km  per un mese, uscendo momentaneamente dal modo ? Un viaggio intimo ma con la voglia di raccontare le piccole storie che danno un senso al nostro amore per la “spina dorsale” dell’Italia.

Ci racconti di questo libro: cosa troviamo al suo interno?  

Il libro è diviso in tre parti. La prima è un’analisi dell’Appennino di oggi, con uno sguardo rivolto soprattutto ai territori feriti dal recente sisma che ha messo in ginocchio aree molto importanti dell’Italia Centrale. E’ un’analisi a volte molto critica e preoccupata per quello che può essere il futuro di questi territori ricchi di storia e appartenenti a paesaggi meravigliosi. La parte centrale è occupata dal racconto di viaggio con il mio grande amico Peppe, una narrazione che non è solo un diario di viaggio ma anche una sorta di megafono delle piccole grandi storie che danno speranza alle nostre montagne. Speranza ma anche denuncia di un abbandono che continua nell’indifferenza di troppi attori istituzionali.  

In un intervista per Repubblica ha detto che “c’è bisogno di un’alleanza tra città e montagna” vuole approfondire questa frase?  

Parlo di nuova alleanza tra città e montagna perché il gap tra la consapevolezza del valore inestimabile delle risorse rinchiuse nelle nostre montagne e quello che accade realmente nel momento della fruizione “vacanziera” del mordi è fuggi è troppo alto. L’Appennino, come dice Paolo Rumiz, è il luogo delle nostre origini ed in fondo tutti apparteniamo a queste montagne da cui ricaviamo le risorse vitali: acqua, boschi, biodiversità animale e vegetale, eccUna nuova alleanza tra città e campagna vuol dire, quindi, una fruizione sostenibile e responsabile di territori fragili che hanno abbandonato, purtroppo, la loro cultura rurale capace di interpretare e gestire i segni del territorio per lasciare spazio al pensiero unico del modello urbano. C’è una necessità impellente di aiutare le popolazioni dell’Appennino a riprendersi cura del territorio, intrecciando antichi saperi e forte innovazione, con una città che aiuti questo processo modificando il proprio approccio “consumistico” ed inconsapevole. Da questa nuova alleanza dovrebbe nascere quello che oso definire “Nuovo Umanesimo”.

Che consiglio vuole dare a chi si vuole avvicinare ai cammini?  

Per chi vuole iniziare a praticare la bellissima esperienza del Cammino di più giorni lungo i grandi itinerari storico- culturali o escursionistici consiglio di metterci molta testa e tanto curiosità. E’ ovvio che anche l’allenamento fisico è importante, soprattutto per chi conduce una vita sedentaria, ma se con la mente non entriamo nella giusta dimensione la resistenza alla fatica o alle difficoltà rischia di essere troppo bassa e quindi si rischia di abbandonare il cammino.

In alcune interviste ha parlato di “cammino militante”, cosa intende con questa espressione?  

Per cammino militante intendo una pratica ben precisa che sto cercando di lanciare a livello nazionale raccogliendo, tra le altre cose,  un bellissimo manifesto di alcuni giovani animatori di “Cammini” e riprendendo alcune campagne ed intuizioni della Federtrek, come quella legata all’adozione dei sentieri.  Troppo spesso anche le persone più sensibili fruiscono dell’attività escursionistica solo come gesto puramente ludico, ma senza togliere nulla a questa sacrosanta esigenza di svago, sarebbe molto importante far diventare le nostre camminate di gruppo o in solitaria anche un momento di conoscenza lenta e profonda dei territori, per aiutarli a promuoverli e difenderli dal potenziale degrado o abbandono.

Seguite il link se volete conoscere meglio FederTrek – Associazione di escursionismo e ambiente.
Buon viaggio! 🙂

Blog IT.A.CÀ 
Giulia Freguglia 

Gli itinerari IT.A.CÀ: alla scoperta di una Bologna inedita!

Carissimi viaggiatori e viaggiatrici 

giunto alla sua decima edizione, il festival IT.A.CÀ 2018 partirà da Bologna, sua terra natale, che ospiterà dentro e fuori le sue mura una grande varietà di eventi dal 25 maggio al 4 giugno, tutti improntati sul tema del turismo responsabile nelle sue diverse declinazioni. A movimentare ulteriormente il festival saranno i suoi itinerari, che ci porteranno a scoprire alcuni aspetti e peculiarità della città, spesso sconosciute ai più. 

25 MAGGIO 

Tra gli itinerari proposti, partiremo venerdì 25 maggio con un’escursione “Tramonto sulla città”, organizzata da Coop Madreselva, GAE e B&B CÀ del Genio, alla scoperta dei colli bolognesi che culminerà con l’incantevole vista di un tramonto sulla città, accompagnato da un bicchiere di vino. 

26 MAGGIO

Sabato 26 maggio avrà luogo l’evento “L’italiano L2 a spasso per Bologna”, che partirà con un Desk informativo con percorso virtuale, per poi dare il via ad un tour con caccia al tesoro su prenotazione. Si tratterà di un percorso linguistico – culturale attraverso itinerari virtuali e reali, effettuati attraverso la app UniOn. Il tour, chiamato “App e guide turistiche: proposte di dialogo tra funzioni diverse. Un itinerario sul tema Atelier e case d’artista a Bologna”, è realizzato da Lucia Bonazzi (Like Locals in Italy), insieme al Progetto ILOCALAPP, Università di Bologna, Segretariato Regionale MiBACT per l’Emilia Romagna e Like Locals in Italy.

“Coopedalando: itinerari di cooperazione a pedali” sarà un itinerario in bicicletta, realizzato attraverso esperienze cooperative del territorio, curato in particolare da La Piccola Carovana, Open Group, La Fraternità e Destinazione Umana

Free Walking Tour Bologna e Same Same Travels ci accompagneranno nell’itinerario “Bologna… la Dotta, la Grassa, la Rossa, la Turritta”, alla scoperta dei mille volti della città dal centro alla stazione ferroviaria. 

Free Walking BO, insieme a Universo, ci proporrà “Sguardi Diversi”, evento in cui Bologna sarà raccontata dalle voci di ragazzi migranti e rifugiati che vi hanno trovato ospitalità. 

“Mappe di memoria: Bologna nella seconda metà del ‘900” sarà un itinerario fra storia e memoria della Bologna contemporanea, allo scopo di riportare alla luce alcuni tragici eventi che negli anni ’70 e ‘80 hanno caratterizzato il nostro Paese (e Bologna) e di cui i giovani di oggi hanno scarsa cognizione. Tale evento è organizzato da Cinzia Venturoli, Centro Educazione Storia Politica, Università di Bologna, Famigliari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e Piantiamolamemoria. 

“Touristi a Bologna: Come cambia la nostra città grazie e a causa del turismo” sarà una sorta di tour-performance, che ci illustrerà come la città sta cambiando in relazione al turismo, evento curato ancora una volta da Free Walking Tour Bologna

Ennesimo evento della giornata sarà la “Passeggiata per tutti a Villa Revedin”, un itinerario a piedi tra i colli bolognesi aperto anche a persone non vedenti, organizzato da Fondazione per lo Sport Silvia Rinaldi, La Girobussola e Istituto dei Ciechi F. Cavazza.

27 MAGGIO

In data 27 maggio verrà ripresentato l’evento “Bologna… la Dotta, la Grassa, la Rossa, la Turritta”. 

“Walk like locals – passeggiata con il “turista” sarà una passeggiata con pic-nic: da Porta Saragozza al Parco Talon passando dal Sentiero dei Bregoli, organizzata da Like Locals in Italy. h

“Gita al Pilastro contro tutti i pregiudizi”, a cura di Mastro Pilastro, sarà una passeggiata in questo rione che è stato continuamente vittima di pregiudizi da parte di alcuni cittadini e buona parte dei media, e che non è mai stato considerato invece per le sue bellezze e opportunità. 

29 MAGGIO

Martedì 29 maggio Mario Mormile presenterà l’evento “Cinema e Cineturismo a Bologna“, tour per scoprire location e personaggi rilevanti per il cinema a Bologna, come Pasolini e Gino Cervi.

“Bike me to the Moon speciale IT.A.CÀ” sarà una pedalata notturna di gruppo, organizzata da Salvaiciclisti Bologna e Velostazione Dynamo

30 MAGGIO

Mercoledì 30 maggio avrà luogo il singolare evento “La spiaggia di chi non andava al mare”, una passeggiata alla scoperta di Casalecchio, considerando l’epoca in cui quest’ultimo era meta di turismo balneare. La passeggiata, organizzata da Alessandro Conte, si propone di far conoscere i luoghi in cui avvenne il percorso storico che portò Casalecchio ed il fiume Reno a diventare meta preferita delle ore di svago della ricca borghesia nella Belle Epoque e poi da inizio ‘900 quella di turismo “povero e popolare” dei bolognesi. 

Giovedì 31 maggio (e domenica 3 giugno) Free Walking Tour Bologna, Same Same Travels e Rami, con l’evento “Cammini e colori gli spazi”, ci condurranno in un percorso in luoghi evocativi della città, in cui i partecipanti esploreranno il proprio mondo interiore, creando una narrazione per immagini. 

“I Luoghi dello Spettacolo e del Teatro a Bologna”, organizzato da Mario Mormile, chiuderà la variegata serie di itinerari bolognesi. Si tratterà di un viaggio alla scoperta dei teatri storici e dei luoghi dello spettacolo a Bologna, che si concluderà con uno spettacolo musicale del cantautore Alessandro Polloni presso la Velostazione Dynamo. 

Bologna non si esaurisce con l’Università più antica del mondo, lasagne e tortellini, portici e Torri degli Asinelli. Il suo serbatoio di ricchezze è in realtà molto più ricco, ma non tutte queste ricchezze sono visibili né facilmente conoscibili, se non la si vive da dentro, conoscendone la storia e i luoghi più nascosti. Gli itinerari della decima edizione del festival ci accompagneranno alla scoperta di una Bologna più vera, più completa rispetto a quella che si è soliti immaginare.

Gli itinerari includeranno senz’altro gli aspetti più convenzionali e conosciuti, ma anche quelli che tendono a non apparire nelle copertine delle guide turistiche ma che, non per questo, non meritano di essere raccontati.

Quindi non resta che dirvi partecipate ai nostri tantissimi eventi a ritmo di turismo responsabile: dal 25 maggio al 4 giugno vi aspettiamo a Bologna. 
Buone camminate!

Blog IT.A.CÀ
Irene Pinto

 

FUORIROTTA: dove arte e viaggio non convenzionale si incontrano

Care amiche viaggiatrici e cari amici viaggiatori, 

Oggi siamo in compagnia di Emanuela Minasola, project manager del progetto FuoriRotta, progetto itinerante, che quest’anno presenterà il Bando FuoriRotta 2018 durante il Festival IT.A.CÀ e che accompagnerà il Festival attraverso vari eventi facendoci conoscere viaggi non convenzionali lontani dai classici viaggi preconfezionati. 

Emanuela Minasola

Cos’è FuoriRotta? Come è nato il progetto?  

Nato come sviluppo delle esperienze di viaggio vissute e documentate dai suoi ideatori e come occasione di riflessione sul sempre più attuale tema del diritto al viaggio, FuoriRotta è un progetto itinerante che, attraverso una pluralità di linguaggi, esperienze e punti di vista, rivisita e riqualifica l’ormai troppo abusato concetto di viaggio, liberandolo dalle convenzioni del turismo di massa e dalla necessità di fuga, per riscoprirne il profondo senso di veicolo di conoscenza, comprensione e racconto di sé e dell’altro, secondo tempi, spazi e modi che rompono gli schemi imposti dalla società contemporanea, per ritrovare l’essenza dell’andare e del lasciarsi andare, lento e attento.

Con la stessa lentezza di sguardo e ascolto, spinti dal piacere della scoperta, nell’autunno 2014 il regista Andrea Segre, il direttore della fotografia Matteo Calore e l’aiuto regia e fotografo Simone Falso hanno percorso le steppe kazake, protagoniste del film documentario “I sogni del lago salato” e di quello che metaforicamente è stato il primo viaggio FuoriRotta.

Mingong – FuoriRotta 2015

Dal Kazakistan, così come dalle terre che circondano la Fortezza Europa, raccontate da Andrea Segre nel suo libro “FuoriRotta – Diari di viaggio”, ha mosso i primi passi FuoriRotta, invitando i giovani under 30 – dal 2018 under 40 – di ogni origine e cittadinanza a disegnare le geografie del contemporaneo attraverso esperienze e racconti di viaggio capaci di uscire dall’abituale rotta. È così che nel 2015 è nato il primo Bando FuoriRotta, a cui hanno fatto seguito altre tre edizioni (quest’anno siamo giunti alla quarta), accompagnate da centinaia di nuovi viaggiatori ed aspiranti tali, in cammino lungo altrettante rotte, verso direzioni sempre nuove.

Qual è la sua mission?  

FuoriRotta si pone l’obiettivo di incoraggiare e sostenere il viaggio lento e attento, il viaggio che produce conoscenza e stimola racconto e condivisione, il viaggio libero dalle convenzioni del turismo di massa e lontano dall’idea dello status symbol. Facendo questo, FuoriRotta mette a tema un’importante ed attuale riflessione sul diritto al viaggio, in un’epoca – quella contemporanea – contraddistinta da forti contraddizioni fra la crescente globalizzazione e il progressivo aumento delle frontiere.

Due passi in Molise – FuoriRotta 2015

Per perseguire questo scopo, FuoriRotta, con il supporto e la collaborazione di partner quali Montura ed Internazionale, incoraggia e sostiene progetti di viaggio non convenzionale, selezionati e premiati attraverso un bando proposto annualmente, caratterizzati da forti motivazioni di ricerca e/o impatti di natura socio-culturale, antropologica e ambientale e capaci di produrre un patrimonio di conoscenza che possa essere disseminato e condiviso mediante modalità di racconto creative ed originali. 

Qual è il viaggio non convenzionale che più vi ha emozionato?  

Ciascun viaggio premiato dal Bando FuoriRotta nel corso di questi quattro anni ci ha lasciato emozioni e restituito storie e racconti segnati da specifiche peculiarità, tanto sul piano dell’esperienza di viaggio quanto rispetto le modalità di racconto scelte dai viaggiatori per catturare e interpretare i percorsi, le vite e i luoghi incontrati lungo il cammino. In generale, ciò che più ci ha emozionato e continua ad emozionarci è vedere che FuoriRotta non è solo un’opportunità per realizzare “un viaggio nel cassetto”, ma è un vero e proprio stato interiore, una disposizione d’animo, uno sguardo con cui leggere il mondo che ci circonda ed una voce con cui raccontarlo: un filo conduttore che tiene insieme le infinite rotte disegnate dai viaggiatori che di anno in anno si passano il testimone ed un senso comune che nutre ed alimenta la community che nel corso del tempo si è formata ed è cresciuta attorno al progetto.

Un’altra cosa che emoziona e fa comprendere l’importanza culturale di FuoriRotta, rendendoci orgogliosi dei progetti sostenuti, è il percorso che molti di loro vivono dopo il viaggio: i film documentari “Mingong” (nato dal progetto FuoriRotta 2015 “Tra il villaggio e la città”) o “Entroterra” (nato dal progetto FuoriRotta e Premio Montura 2016 “Ragnatele”), così come i libri “La strada da fare. In cammino nella regione che (non) c’è” (nato dal progetto “Due passi in Molise – in cammino nella regione che non c’è”) e “Martino l’Arrotino: un racconto” (nato dall’omonimo progetto), sono solo alcuni esempi di un viaggio che continua, oltre la rotta compiuta e verso direzioni in continuo divenire.

Pantareno – FuoriRotta 2016

Che significato ha per voi viaggiare?  

Viaggiare è scoprire, conoscere, comprendere, raccontare, cambiare, vivere. Viaggiare è darsi una nuova e diversa opportunità di fare esperienza del mondo che ci circonda, per comprendere l’altro e, attraverso l’altro, se stessi. 

Voi parlate sempre di viaggiatori e mai di turisti, ma qual è la principale differenza fra i due?  

Il turista segue per definizione itinerari pre-costituiti, visita prevalentemente luoghi suggeriti da altri ed ampiamente raccontati, e spesso lo fa ricercando l’auto-affermazione e il raggiungimento di uno status symbol per mezzo dell’affermazione della sua presenza in un luogo percepito come ambito e desiderato nell’immaginario collettivo. 

Il viaggiatore ama scoprire, sorprendersi e lasciarsi sorprendere dal viaggio e da quanto esso può riservargli. Ama uscire dalle rotte in cui il turista trova rassicurazione, predilige spostamenti e ristori per nulla raccontati, attraverso cui conoscere e vivere pienamente i luoghi che incontra, con le loro storie, i loro volti e i loro naturali orizzonti. Il viaggiatore abbandona le certezze e ricerca se stesso nell’altro, tende a spaesarsi, perdersi e ritrovarsi, sentendosi nel suo profondo, nella continua scoperta, sempre a casa.

Ragnatele – FuoriRotta 2016

Ma il turismo responsabile non è forse una forma di turismo e di viaggio insieme?  

Per la centralità che esso riconosce alle comunità, al patrimonio culturale e al territorio e per la capacità che esso ha di metterli in stretta relazione con il visitatore, il turismo responsabile ha il merito di porsi da raccordo fra la dimensione guidata e organizzata più tipica del turismo e quella della scoperta, dell’incontro, della conoscenza profonda che più contraddistinguono il viaggiatore libero da convenzioni. In questo senso, fare turismo responsabile e sostenibile è un modo per andare diversamente FuoriRotta, condividendo motivazioni ed intenti ed un’idea di viaggio attento e consapevole.

Che valore ha secondo voi un Festival di Turismo Responsabile come IT.A.CÀ migranti e viaggiatori?  

 Il valore di un festival come IT.A.CÀ è di assoluto rilievo nel panorama culturale nazionale, in un momento storico in cui il tema della mobilità risulta attraversato da importanti contraddizioni.

Come FuoriRotta, IT.A.CÀ riqualifica ed esalta la centralità del viaggio come opportunità di esperienza diretta, conoscenza profonda e valorizzazione del patrimonio tangibile ed intangibile, evidenziando parallelamente quanto fondamentale sia comprendere l’importanza di poter esercitare il diritto al viaggio e viverlo liberamente, in tutta la sua intensità e nell’ampiezza delle opportunità che esso può aprire.

Riflettere sulla portata socio-culturale e sulla tradizione antropologica del viaggio, tema troppo spesso appiattito sulla dimensione della fuga dalla routine, è un’urgenza silente ma centrale nella società contemporanea e un festival come IT.A.CÀ offre l’opportunità di farlo, con una prospettiva trasversale e in un dialogo aperto e vivace con il territorio.

Vi ricordiamo che in occasione della tappa bolognese martedì 29 maggio alle h21.00 presso la Velostazione Dynamo verrà presentato il progetto “FuoriRotta” con Emanuela Minasola e Sonia Bregoli. In questa occasione verrò annunciato in anteprima il progetto vincitore del bando 2018. Seguirà la proiezione “I sogni del lago salato” del regista Andrea Segre – Un incastro di parallelismi e accostamenti, di affinità e divergenze tra il Kazakistan del miracolo petrolifero l’Italia anni sessanta. 

Ringraziamo Emanuela Minasola e tutti i membri del progetto FuoriRotta per l’intervista e per la loro preziosa partecipazione al Festival. Come sempre buon viaggio! 😀

Blog IT.A.CÀ
Silvia Lazzari

 

Lai – momo: tra mediazione culturale, educazione e integrazione

Cari amici e care amiche di IT.A.CÀ,

in vista dell’imminente apertura della decima edizione del Festival, ci occupiamo oggi di accoglienza e comunicazione, che sono fondamentali per intraprendere un viaggio o, in questo caso, portarlo a termine con successo! Parliamo perciò oggi con Sandra Federici e Andrea Marchesini della società cooperativa Lai-momo, che sul territorio bolognese si occupa di mediazione culturale, comunicazione, educazione e realizzazione di progetti che promuovono l’integrazione.

Oltretutto per questa edizione di IT.A.CÀ Bologna (25 maggio – 4 giugno) Lai–momo rientra nella sezione delle realtà che hanno dato un contributo al festival. 

Ci potete presentare la realtà di Lai-momo, come è nata e come ha sviluppato il suo ruolo sociale nei vari ambiti di cui si occupa?  

Lai-momo società cooperativa, cooperativa sociale dal luglio 2016, è stata costituita nel 1995 per rilevare e pubblicare la rivista Africa e Mediterraneo, da parte di un gruppo di cittadini, insegnanti, ricercatori e giornalisti accomunati dall’interesse per l’Africa, per le sue espressioni artistiche e culturali e per i suoi aspetti politici e sociali. Alla metà degli anni ’90, con il fenomeno dell’immigrazione che mostrava un’importanza crescente nella società italiana, l’esigenza di una maggiore conoscenza delle culture che stavano cambiando il panorama sociale italiano ed europeo era sempre più sentita.
Per questo i soci si sono impegnati nell’organizzazione di iniziative nel campo culturale, editoriale e della cooperazione allo sviluppo (studi, colloqui, corsi di formazione per gli insegnanti e altre attività), in partenariato con organizzazioni prima nazionali, poi europee e africane. 

Dopo alcuni anni di azione incentrata sulla promozione della conoscenza delle culture di origine dei migranti, e su progetti e servizi di comunicazione interculturale e dello sviluppo, dal 2007 Lai-momo ha vissuto un’evoluzione fondamentale, riuscendo a concretizzare l’interesse culturale per i cambiamenti sociali portati dall’immigrazione in un insieme di interventi concreti e servizi per l’orientamento e l’integrazione di cittadini stranieri, realizzati per conto di amministrazioni pubbliche. Nel 2011, con l’Emergenza Nord Africa, la cooperativa ha aperto un settore dedicato all’accoglienza di richiedenti asilo, su richiesta degli enti locali del territorio, e ai servizi per l’integrazione connessi (ricerca attiva del lavoro, insegnamento dell’Italiano L2, mediazione interculturale, assistenza legale).

In cosa consistono le vostre procedure di monitoraggio del territorio e affiancamento dei percorsi di integrazione sociale e culturale?  

L’attività di Lai-momo si svolge in stretta collaborazione e dialogo con enti e istituzioni del territorio, tramite la partecipazione a incontri e tavoli di co-progettazione.

Le linee di intervento si basano sul sostegno ai percorsi dei singoli e dei gruppi in un’ottica sistemica, tramite un approccio focalizzato sulla persona e sulla relazione, proponendo azioni di supporto ai vari elementi che costituiscono le comunità: le persone o i gruppi in situazione di difficoltà, le amministrazioni locali, il sistema dei servizi (educativo, socio-sanitario, giuridico, amministrativo, delle forze dell’ordine), il tessuto economico e produttivo, l’associazionismo e il più ampio sistema di comunicazione e produzione culturale.

Attraverso modalità partecipative e il contributo di artisti e creativi, le varie attività promosse da Lai-momo facilitano l’interazione dei migranti con i contesti territoriali locali, per stimolare e sostenere, a livello locale ma anche nella produzione di messaggi indirizzati a un contesto più ampio, una società maggiormente integrata. Molti progetti sono stati basati sulla metodologia della ricerca-azione, con la produzione e pubblicazione di report su temi come l’approccio interculturale all’emergenza, l’inserimento lavorativo dei cittadini di origine straniera, la condizione delle care-givers straniere, ecc.

Lai-momo opera all’interno della scuola con laboratori mirati a favorire lo scambio culturale: come sono strutturati? Come si articola la formazione agli insegnanti?  

Nel corso degli anni Lai-momo ha realizzato vari tipi di interventi nelle scuole, perlopiù laboratori artistici con fumettisti africani e non, all’interno di diversi progetti.

I laboratori generalmente prevedono una parte di partecipazione attiva e di riflessione con gli studenti sui temi legati alla migrazione e al razzismo, e una parte invece creativa di produzione artistica. Attualmente non sono in corso progetti di formazione degli insegnanti, ma diverse azioni e ricerche sono state realizzate in passato. Durante le attività laboratoriali vengono a volte coinvolti giovani rifugiati accolti nei centri di accoglienza e nelle strutture gestite da Lai-momo, sia come testimoni sia come attivi protagonisti del processo creativo.

Tra le iniziative più recenti ricordiamo “La strada dell’asino arriva a scuola”, ciclo di incontri di presentazione del racconto illustrato La strada dell’asino, svoltisi in Istituti di primo e secondo grado della provincia bolognese. La pubblicazione, edita da Lai-momo, è nata dalla collaborazione spontanea sorta tra due richiedenti asilo ospiti nel Centro di accoglienza straordinario di Ponte Limentra a Riola di Vergato (Grizzana Morandi, BO), all’interno di un laboratorio di pittura e di libera espressione, il Closlieu (vd. oltre). Rashid Mirza e Gul K. hanno dato vita, in parole e immagini, al racconto del difficile percorso che li ha portati dal Pakistan all’Italia e che Lai-momo ha deciso a ottobre 2017 di trasformare in una pubblicazione cartacea che i due autori stanno presentando in diverse occasioni.

L’iniziativa ha sviluppato un rinnovato dialogo interculturale tra i giovani studenti delle scuole coinvolte, promuovendo il coinvolgimento e la conoscenza del punto di vista di chi ha vissuto direttamente la migrazione. Partendo dal punto di vista degli autori, gli studenti si sono confrontati sui temi delle migrazioni forzate, del paese di origine e del percorso di accoglienza nella nuova comunità.

Potete parlarci dei progetti artistici seguiti da Lai-momo?  

La produzione di pubblicazioni legate all’educazione interculturale, alla cultura africana e alle espressioni artistiche di autori africani rappresenta una delle attività principali della cooperativa Lai-momo, nonché il naturale sviluppo di gran parte dei suoi progetti di promozione sociale e culturale.

Negli anni Novanta, alcuni soci incontrarono altre organizzazioni europee impegnate nella promozione della conoscenza delle culture di origine dei migranti, come Revue Noire, rivista francese che costituiva un modello nello studio e rappresentazione dell’arte africana contemporanea. Si resero conto che questo tema non era trattato da nessun ente in Italia e decisero di farne l’oggetto della loro azione collocando così Lai-momo tra i primi enti in Italia a interessarsi alla produzione artistica e creativa africana contemporanea. Sono così state realizzate tra fine anni 90 e inizio 2000 iniziative culturali dedicate all’Africa che per alcune forme espressive come l’arte contemporanea, il fumetto, il patrimonio e la fotografia erano praticamente totalmente inedite in Italia.

Grazie a diverse ricerche e all’istituzione del Premio Africa e Mediterraneo per il migliore fumetto inedito di autore africano (2001-2015), Lai-momo ha creato una collezione di album a fumetti di autori africani, diretta a un pubblico sia africano sia europeo, con l’obiettivo di incoraggiare il riconoscimento internazionale di questa produzione. Gli album pubblicati sono stati creati da fumettisti africani e hanno affrontato vari temi legati allo sviluppo: vita sociale, disoccupazione, agricoltura, tradizioni, migrazione. Come diretta conseguenza del Premio per il migliore fumetto inedito di autore africano, progetto portato avanti dall’associazione Africa e Mediterraneo, è stata raccolta una collezione di originali, album, fanzine e pubblicazioni rare unica al mondo. Attualmente, l’archivio Africa Comics, conservato a Sasso Marconi (BO), riunisce più di 2.500 tra tavole e pubblicazioni di autori africani di fumetto, raccolte nel corso di diversi progetti a partire dal 1999. L’archivio è consultabile gratuitamente su appuntamento e anche online su www.africacomics.net.

Tra i progetti artistici in corso più rilevanti citiamo l’atelier Closlieu della frazione di Riola a Grizzana Morandi. Organizzato e gestito da Juliane Wedell, operatrice di Lai-momo che si è formata a Vienna con l’ideatore del Closlieu Arno Stern, il laboratorio è un luogo in cui gli ospiti dei centri di accoglienza possono disegnare liberamente in uno spazio che è al contempo privato e di condivisione. L’attività nel Closlieu vuole essere di sostegno psicologico, offrendo la possibilità ai richiedenti asilo di gestire le proprie emozioni, di equilibrarsi e rafforzarsi in generale.

Lai-momo contribuirà alla X edizione di IT.A.CÀ. Ci potete anticipare qualcosa in proposito?  

Lai-momo contribuirà a festival con un evento realizzato in collaborazione con l’associazione culturale La Caracola dal titolo “A Mali estremi… Musica! La musica negata nei paesi Migranti”

Domenica 27 maggio, a Marzabotto, verrà presentata al pubblico del festival la pubblicazione La strada dell’asino. Seguirà una proiezione-incontro, “Immagini e musica”, con Iago Corazza e Greta Ropa, che hanno realizzato un reportage dagli angoli più remoti del mondo. In serata, aperitivo con DJ set curato da radio Folilà, al quale parteciperanno alcuni richiedenti asilo ospitati nella montagna bolognese.

Per concludere, concerto di saluto con Anna Palumbo (fisarmonica, balafon, sanze, pianoforte, voce e composizione). Inoltre, abbiamo deciso di sostenere il festival con un contributo economico come riconoscimento per il fatto che gli incontri diffusi sul territorio, ai quali parteciperanno gli ospiti dei nostri centri di accoglienza, saranno un’occasione di socializzazione per persone che hanno bisogno di vivere situazioni aperte e plurali e quindi fare un passo in più verso l’integrazione.

Ringraziamo Sandra Federici e Andrea Marchesini per averci raccontato la storia di questa cooperativa e le sue importanti attività con i migranti: vi diamo quindi appuntamento al festival! Buon viaggio come sempre…

Blog IT.A.CÀ
Arianna Piazzi

 

 

 

L’Appennino bolognese protagonista del festival IT.A.CÀ 2018

Senza dubbio Bologna costituisce una tappa fondamentale del Festival IT.A.CÀ (da dove tutto è nato) ma come possiamo parlare del suo suggestivo nucleo urbano senza conoscere l’affascinante area collinare e montagnosa che la circonda e l’abbraccia?

A poca distanza dal centro cittadino, l’Appennino bolognese, a lungo poco considerato dal turismo, potrà finalmente dar voce alle sue eccellenze locali o, per lo meno, potrà andare in questa direzione. È proprio questo l’intento del festival che, quale promotore di un turismo responsabile, vuole contribuire a valorizzare quest’aria ricca di storia e di eccellenze naturali, culturali, enogastronomiche e in cui c’è un grande fermento di nuove realtà che stanno arricchendo l’offerta turistica della montagna in modo innovativo.

L’edizione 2018 di IT.A.CÀ ha dedicato un’attenzione particolare alla montagna bolognese; ad aprire gli eventi in Appennino saranno  La Caracola, Coop Lai–momo, Radio Frequenza Appennino e Jago Corazza con l’evento “A Mali estremi… Musica! La Musica negata nei paesi dei Migranti” che si terrà il 27 maggio a Marzabotto. Ci immergeremo nell’universo dei migranti, con una giornata di musiche, testimonianze e specialità culinarie di paesi lontani, gestita interamente dai ragazzi accolti dalla Società Cooperativa Sociale Lai-momo e ospitati in diverse strutture dei Comuni dell’Appennino bolognese. 

Da venerdì 1° giugno a domenica 3 giugno IT.A.CÀ dedicherà il week end esclusivamente all’Appennino. Innanzitutto, le escursioni a piedi. Partiremo dall’evento “Tra il Cielo e la Terra della Piccola Cassia”, escursione notturna di turismo astronomico all’Osservatorio Astronomico Felsina, organizzata dall’ Agriturismo Ca’ del Buco, dagli Astrofili Bolognesi, da Coop Madreselva, dal Comune di Monte San Pietro e da Piccola Cassia.

Domenica 3 giugno percorreremo la Via del Reno: dalla Rocchetta alle Terme, avremo la possibilità di partecipare a un’escursione a partire dall’affascinante castello delle fiabe alla sorgente della salute, curata da Cooperativa Madreselva e Alessandro Conte.

A Monterenzio assisteremo a “Monte Bibele, archeologia on the road”, una visita guidata sensoriale con un archeologo, a cura di Arc.a Monte Bibele, che ci porterà alla scoperta di antichi insediamenti etrusco-celtici.

Da Marzabotto partirà il percorso “Orienteering a Monte Sole: cultura e memoria sulla mappa”, a cura di Appennino Geopark e Polisportiva Giovanni Masi A.S.D. Le attività di Orienteering all’interno del Parco Storico di Monte Sole sono un’ottima occasione per sottolineare il tema storico legato alla Memoria che il Parco Storico di Monte Sole richiama.

“Dove volano le aquile” sarà un trekking guidato, curato da Appennino Slow. Cammineremo insieme a una guida esperta sui crinali dell’Appennino, da Porretta Terme all’Abetone.

Tra le esperienze più intense, proponiamo un weekend nell’Appennino più vero, ben tre giorni sul Corno alle Scale a cura della Cooperativa Madreselva, tra le silenziose valli e le vette più alte, alla ricerca di un contatto autentico con la natura, che ci regalerà delle sensazioni uniche e indescrivibili a parole. Programma trekking

Il programma escursionistico non si esaurisce con i trekking a piedi. La bicicletta, mezzo sostenibile per eccellenza, ci accompagnerà durante un’escursione al Parco di Monte Sole per visitare i luoghi della Memoria e della Resistenza, a cura di FIAB Monte Sole Bike Group. Vi sarà inoltre un breve viaggio di due giorni in bici da Bologna all’Appennino percorrendo la prima tappa della Via degli Dei, curato da Salvaiciclisti Bologna e Michele Mattetti, Università di Bologna. Programma itinerario. 

L’accessibilità del turismo è uno dei temi fondamentali che il festival vuole affrontare. In Appennino saranno esemplificativi in questo senso alcuni eventi. Innanzitutto quello dei “Sensi dell’Appennino”, una gita in tandem organizzata insieme ai non vedenti e aperta a tutti, curata da Museo Tolomeo, Velostazione Dynamo e Marco Fossati.

Altro evento “accessibile” partirà da Porretta Terme: sarà anche in questo caso una biciclettata aperta anche a persone disabili, curato da Fondazione per lo Sport Silvia Rinaldi ONLUS, Happy Trail MTB e Rupex. Da Pianoro partirà il trekking multisensoriale “Porte sul Paesaggio dei sensi da Zena a Tazzola”, che attraverso la partecipazione di ipovedenti e non vedenti ci aprirà all’esplorazione del paesaggio attraverso i diversi sensi di cui disponiamo. Tale trekking è organizzato dal Parco Museale della Val di Zena, dal CAI Bologna e dal Museo Tolomeo.

Sarà inoltre presente un ricco programma di mostre.
Aprirà il 1 giugno l’esposizione artistica “Percorsi” a Grizzana Morandi, che sarà aperta al pubblico fino al 30 giugno. Si tratterà di una mostra con performance tra pittura, ceramica, land-art e multimateriali, curata dal Collettivo artisti del Crinale Morandiano. Programma iniziativa 

A Castiglione dei Pepoli vi sarà la mostra “[s]guardi – escursioni fotografiche”, con la presentazione del concorso fotografico e uscite guidate alla scoperta dei luoghi da fotografare. Tale mostra è curata da Officina15 e Tempo & Diaframma

A movimentare il tutto, alcune vere e proprie performance! A Grizzana Morandi assisteremo alla “Piccola fiera dei ciarlatani”, Festival di arti di strada creato nello stile delle fiere di inizio Novecento, arricchito da laboratori, mercato e street food, a cura di SIMURGH

Presso la Casa Museo Morandi, “Diventa Morandi Grizzana” si presenta come un evento performativo dedicato alla figura di Giorgio Morandi, organizzato da Incontrarsi nell’Arte. Suo fine è quello di evocare un contatto con gli ambienti nei quali Morandi stesso è vissuto. Il percorso proposto si articola in molteplici azioni creative, dalla cucina alla fotografia, dalla danza al guardare esperienziale, dalla performance al suono. 

Immancabili le presentazioni di libri. Verrà presentato, a cura di IT.A.CÀ Festival, nella Biblioteca Comunale di Grizzana Morandi, il libro “Parole e polvere. Taccuini di strada: Eurasia, America e Africa” di Paolo Brovelli, un taccuino di viaggio, nello stile delle migliori tradizioni dei viaggiatori d’una volta. Seguirà il workshop “Tra cibo e comunità locale: esperienze a confronto”, curato da Gabriele Manella, Dip. di Sociologia e Diritto dell’Economia, Università di Bologna.

Sempre a Grizzana Morandi verrà presentato il libro “Il sogno delle mappe” di Paolo Ciampi. Si tratterà di un aperitivo letterario con piccole annotazioni sui viaggi di carta dell’autore, evento organizzato da Ediciclo Editore.  Vi sarà inoltre la presentazione del libro “Mi sono perso in Appennino” di Gian Luca Gasca: un vero e proprio viaggio attraverso la spina dorsale di un’Italia abbandonata dal turismo, alla ricerca di un Appennino che resiste, a cura di Ediciclo Editore

Verrà proiettato il documentario “Il Monte delle Formiche” di Riccardo Palladino, presso il Museo dei Botroidi di Luigi Fantini di Pianoro. Dopo aver girato i festival più importanti del mondo, il documentario tornerà a casa. La proiezione è curata dal Parco Museale della Val di Zena.

Il festival in Appennino ci darà inoltre l’opportunità di vivere alcune esperienze uniche, a tratti totalizzanti. A cominciare dall’evento “Il bosco incantato” a Monte San Pietro, una serata all’insegna di gusto e magia, curata da Coop Madreselva e Casa Vallona. Vivremo l’emozione unica del bosco di notte, attraverso una magica escursione per godere dello spettacolo dei suoni notturni e l’esibizione delle lucciole, il tutto dopo una gustosa tigellata. 

Sul Lago di Castel dell’Alpi vi sarà l’evento “Painting Appennino”, una giornata di Pittura en Plein Air sulle sponde dell’unico lago naturale della Città metropolitana di Bologna con il pittore Walter Materassi. Tale evento è organizzato Cooperativa di Comunità Foiatonda.

Free Walking Tour Bologna, Same Same Travels e Rami organizzano insieme “Cammini e colori gli spazi”, percorsi d’Arte urbana. Attraverso un percorso guidato in luoghi evocativi della città, i partecipanti esploreranno il proprio mondo interiore, creandone una narrazione per immagini. A Castel di Casio avranno luogo i percorsi sensoriali “A piedi nudi nel bosco”, organizzati da Appennino Geopark e Scaialbengo Circolo Culturale Equestre. Si tratterà di giochi selvatici ed esplorazioni nel bosco, ancora una volta con tutti e cinque i sensi. 

Come il festival IT.A.CA vuole dimostrare, l’Appennino si rivela quale fonte inesauribile di risorse, naturalistiche, ma anche culturali, artistiche e letterarie. Partecipare a quanti più eventi possibili ci renderà parte attiva di questo mondo, ancora inesplorato e desideroso di farsi conoscere da chi, utilizzando tutti i sensi di cui dispone, le sue ricchezze sa ammirarle e apprezzarle.

La decima edizione bolognese sarà dal 25 maggio al 4 giugno!

Il festival è realizzato dall’Associazione YODA, COSPE Onlus e NEXUS Emilia Romagna.
Main Media partner: DOVE, RaiRadio3, RaiRadio2, GreenMe, Lifegate, ItaliaCheCambia, Altreconomia, PleinAir e Lifegatexperience.

Blog IT.A.CÀ
Irene Pinto


 

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