Intervista a Luca Gianotti | Autore del libro “RAPPORTO A KAZANTZAKIS, LA TRAVERSATA DI CRETA A PIEDI”

«Non mi aspetto nulla, non ho paura di nulla, sono libero »
[Nikos Kazantzakis]

In occasione della 9°edizione di IT.A.CÀ avremo il piacere di ospitare Luca Gianotti e di presentare il suo libro Rapporto a Kazantzakis, la traversata di Creta a piedi, edito Edizioni dei Cammini.
26 giorni per attraversare 500 km di sentieri attraversando l’isola di Creta da parte a parte, il libro racconta l’esperienza del viaggio attraverso un vero e proprio resoconto fatto, idealmente, a Nikos Kazantzakis, il famoso scrittore cretese che, a parte Zorba il greco, intitolò la sua biografia Rapporto a El Greco (il famoso pittore era un suo antenato).

L’intervista a Luca Gianotti anticipa il suo intervento all’interno della 9° edizione di IT.A.CÀ; l’appuntamento è per tutti domenica 21 maggio alle ore 18.00 presso le Serre dei Giardini Margherita. Buon viaggio!

> Luca Gianotti è camminatore e viaggiatore instancabile, nonché filosofo, scrittore e fondatore della Compagnia dei Cammini, associazione che organizza viaggi a piedi, con l’asino,  a vela e scarponi, esperienze di meditazione, trekking e molto di più. Cosa l’ha spinta a intraprendere la strada del turismo sostenibile e responsabile? Come e quando nascono la sua passione e il suo impegno?

Negli anni dell’università cominciai a camminare sui sentieri italiani ed europei, scoprendo il lato terapeutico del camminare, e il lato selvatico che dorme dentro di noi. Dopo alcuni anni di passione volontaria ho tentato nel 1993 di fare il salto e diventare professionista, a quel tempo non esistevano persone che vivevano di questo lavoro e sono diventato guida escursionistica specializzata in cammini. Ho avuto fortuna (e coraggio) e il camminare è diventato il tema principale della mia vita. In quegli anni si cominciava a parlare di turismo responsabile e subito aderii a quella filosofia; ho visto i danni del turismo di massa e quindi lotto da anni per un turismo che abbia invece ricadute positive sul mondo, comportandosi in maniera etica verso gli altri, portando cultura e risorse eque ai popoli incontrati, minimizzando l’impatto ambientale.

Il camminare mi ha poi aperto tante strade a sorpresa: dal percorso di ricerca interiore da cui è nato il Deep Walking, alla direzione artistica di festival dedicati a questo tema, alla scrittura, alla direzione editoriale. 

> In occasione della nona edizione di IT.A.CÀ presenterà il suo ultimo libro “Rapporto a Kazantzakis, la traversata di Creta a piedi”. Vuole raccontarci qualcosa del suo libro e aggiungere qualcosa (qualche emozione/sguardo/pensiero) che pensa sia rimasto fuori dalla narrazione?

Nel 2010 mi sono fatto il regalo di camminare un mese da solo attraversando l’isola di Creta a piedi per 500 km di sentieri. Amo Creta perché è la perfetta sintesi tra oriente e occidente, prende il meglio di entrambi questi approcci alla vita. Da questo mio cammino è poi nata la Via Cretese, un percorso segnato e aperto a tutti, che comincia a essere frequentato da tanti camminatori europei. Il libro che ho appena pubblicato parte dal diario di quel cammino di alcuni anni fa, ma poi in questi anni ci ho lavorato piano piano, aggiungendo storie, e costruendo un piano narrativo in forma di rapporto che io faccio al grande scrittore cretese Nikos Kazantzakis: io, l’allievo che racconta il suo viaggio al maestro.

Perché Kazantzakis è un grande filosofo e scrittore, purtroppo troppo dimenticato, a causa della messa all’indice dei suoi libri da parte della chiesa per aver raccontato un Cristo con passioni umane in L’ultima tentazione di Cristo. Spero che il mio libro serva da stimolo per rileggere Kazantzakis, partendo da Zorba il greco e passando per il libro su San Francesco, una biografia del poverello di Assisi che fa di lui un orientale, un mistico.

Rispetto al libro aggiungerei questo: le zone di confine tra la cultura occidentale e quella orientale, la contaminazione tra queste due culture, possono aiutare il nostro futuro, per trovare una strada nuova verso una società migliore.

> In 26 giorni ha attraversato tutta l’isola di Creta giungendo, infine, a buttare in mare il sasso nero a forma di cuore raccolto da sua moglie nella spiaggia di partenza, sul lato opposto dell’isola. Mi ha colpito che abbia definito quel sasso uno “straniero” e prendo spunto per chiederle chi è, secondo lei, lo straniero e quali sono, secondo lei, gli interventi a livello locale più idonei a favorire l’integrazione sociale in un momento storico come questo.

Non sono un politico quindi non mi è facile rispondere a domande come questa. Posso dire che io mi sento straniero quasi dappertutto, avendo perso da anni la mia “heimat”, la mia patria. Un sasso nero su una spiaggia bianca. Ma questa condizione di alterità può e deve sempre essere vista come risorsa, mai come limite. Essere senza patria significa essere liberi, liberi pensatori che girano il mondo portando le nostre idee e lasciando semi, dai quali possono nascere contaminazioni sensazionali. “Integrazione” è un concetto che non userei, perché in fondo integrazione significa perdere la cultura di partenza per adeguarsi a quella di arrivo, vuol dire per un sasso nero diventare grigio per adeguarsi alla spiaggia bianca. Preferisco ci sia meno integrazione e più diversità, le diversità che convivono sono la vera ricchezza, così come l’oriente e l’occidente fanno ricca Creta e il pensiero di Kazantzakis.


> La sua associazione, Compagnia dei Cammini, collabora da diverso tempo con IT.A.CÀ quindi possiamo permetterci di chiederle che valore ritiene abbia il Festival nell’ambito del turismo sostenibile italiano e cosa si aspetta dalla prossima edizione?

I Festival sono una ricchezza se aprono dibattiti, se lanciano idee nuove, se seminano piccoli semi di consapevolezza. Ecco cosa mi aspetto da IT.A.CÀ di quest’anno, osare con il pensiero. Andare oltre le solite categorie, anche la categoria “turismo responsabile” si è indebolita istituzionalizzandosi e rimanendo spesso uno slogan vuoto, servono sfide nuove, serve assumersi in prima persona la responsabilità delle scelte, alzare il tiro. Per esempio creando davvero una netta separazione culturale tra turismo di massa e turismo sostenibile, adesso non è così, ci sono troppi punti di contatto, troppe realtà che stanno a metà tra le due. Serve un approccio al turismo realmente no profit, forse anche la parola “turismo” dovrebbe essere usata solo per intendere quello di massa, prendere le distanze e dire che noi vogliamo fare altro.

E cominciare a metter giù un manifesto vero di quello che vogliamo fare.

Rubrica “In viaggio verso IT.A.CÀ”
Chaira La Piana

 

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