DYNAMO: la prima velostazione in Italia

Prima di chiudere per queste calde vacanze estive, abbiamo incontrato Simona Larghetti, presidente dell’associazione Salvaiciclisti Bologna e le abbiamo fatto alcune domande sulla realizzazione di questo bellissimo progetto a cui stanno lavorando da tempo: Dynamo – la prima velostazione italiana realizzata a Bologna grazie alla vincita del bando Incredibol del Comune di Bologna.

Un progetto a cui noi di IT.A.CÀ siamo molto legati e che crediamo che sarà una nuova linfa vitale per sensibilizzare e per portare avanti il ruolo della bicicletta per la nuova mobilità nelle città.

1) Come nasce il progetto Dynamo?

Ci occupiamo da 10 anni dei diritti del ciclista urbano, di mobilità sostenibile e di promozione dell’uso della bicicletta. Eravamo ancora tutti all’Università e il tema “bici” non era molto sentito dall’opinione pubblica. Nel 2012 è esploso in tutta Italia il movimento Salvaiciclisti e noi l’abbiamo sostenuto con entusiasmo, nel frattempo siamo entrati nel mondo del lavoro diciamo “tradizionale”, ma dopo aver fondato l’Associazione Salvaiciclisti le attività sono cresciute rapidamente, entusiasmo, idee e richieste di ogni tipo. Il sogno di un luogo dove chi va in bici possa sentirsi a casa è sembrato possibile, abbiamo mollato i nostri lavori e ci siamo dedicati al 100% allo sviluppo di questa idea > Video Promo Dynamo

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2) Il progetto può essere utile per lo sviluppo del cicloturismo?

Il cicloturismo si sta dimostrando un traino imponente nelle economie locali, non solo per i territori tradizionali come il Trentino, che fattura 100 milioni di euro l’anno con la sua rete di ciclabili, ma anche nuove mete come la Puglia, la Sardegna e il Veneto. L’Emilia Romagna sta puntando sul turismo con ottimi risultati ma mancano ancora i servizi per il cicloturista europeo, per questo a Dynamo i turisti potranno trovare bici a noleggio, visite guidate, mappe e informazioni, e anche un po’ di atmosfera “vera Bologna” e una buona birra.

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3) Cosa comparterebbe alla città e non solo: la nascita della prima velostazione in Italia? (credo che sia un unico esempio… giusto?)

Il modello di Velostazione sul quale stiamo lavorando non ha precedenti in Italia, esistono parcheggi bici custoditi presso le stazioni ma sono non-luoghi, dove parcheggiare la bici, gonfiare le ruote e poco più. Dynamo mette a sistema tutte le esigenze del cittadino che si sposta, non solo servizi ma anche socialità, incontro, formazione o una semplice pausa relax. Speriamo che questo esperimento possa diventare un modello, generare una rete di parcheggi custoditi ed eliminare il problema del furto bici che al momento è uno dei più grossi ostacoli per chi decide di iniziare a spostarsi in bici. Al quarto-quinto furto si perde la voglia di pedalare e si torna alla mobilità vecchia. Il problema del furto è fortemente connesso anche alla leggerezza con la quale le persone acquistano le bici rubate (se nessuno le comprasse non verrebbero rubate), la bici deve diventare un fatto culturale, come è già successo altrove.

4) In che modo idee di impresa sociale, in questo periodo storico, possono essere pensate e sviluppate? (mi riferisco all’apertura delle istituzioni nel veicolare e aiutare progetti di questo tipo ecc….)

Serve una grande energia, molta determinazione (ai limiti della testardaggine). Questo momento di crisi del modello economico tradizionale sembra quello giusto per proporre idee un po’ strampalate, idee che fino a 15 anni fa non sarebbero state prese in considerazione. E se da un lato manca la facilità di accesso al credito, ci sono molti piccoli bandi messi in campo da istituzioni e fondazioni che danno la possibilità alleggerire il processo con l’offerta di spazi, supporto e visibilità che vanno sfruttati sapientemente. Bisogna lavorare a stretto contatto con la propria comunità di appartenenza per avere supporto, anche morale, che è fondamentale in fase d’avviamento, quando il progetto richiede uno sforzo maggiore delle proprie oggettive possibilità. È una scommessa e bisogna amare molto le sfide, contaminando i vecchi modelli imprenditoriali con nuovi obbiettivi, tenendo al centro i propri valori, seguendo l’istinto e imparando da chi ha già aperto la via. Anche noi siamo stati ispirati da alcuni modelli e non li perdiamo mai di vista.

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5) Un progetto di questo tipo può aiutare a rendere le persone/cittadini consapevoli dell’importanza di una mobilità che si possa adeguare agli standard europei? 

Ovviamente pensiamo e speriamo di sì. Andare in bici è un fatto puramente pratico: si fa prima, si rimane in salute, si vive meglio e non ci si stressa. Il resto è tutta una questione di abitudine (la pioggia, la fatica fisica, la pigrizia). Ma come ogni fatto puramente pratico (mangiare, vestirsi…) può essere ammantato di valori etici, culturali e riceve una grossa spinta dall’imitazione e dai valori dominanti della comunità in cui ci si muove, per cui è fondamentale lavorare sullo “charme” che la mobilità può avere, sulla facilità di utilizzo, sui servizi e sul non sentirsi soli nella propria scelta. Poter parcheggiare davanti alla Stazione in sicurezza, riparare la propria bici o noleggiarne una per un amico che ci è venuto a trovare può semplificare di molto la vita di una persona che usa solo la bici per spostarsi. È già accaduto per altre trasformazioni culturali e pratiche, si pensi all’esplosione del biologico nella consapevolezza alimentare, che è un fatto già superato. La bici è una scelta vincente, è solo una questione di tempo.

Quindi non resta che agurarvi a tutti buone vacanze e vi terremo aggiornati su tutto quello che riguarda questo nuovo e bellissimo progetto dedicato alla nostra mitica amica a due ruote!
E ricordate sempre: il viaggio responsabile parte da casa e arriva a casa, una qualsiasi casa, una qualsiasi Itaca da raggiungere, dove più che la meta conta il percorso e il modo in cui ci si mette in cammino… Buone vacanze!

IT.A.CÀ Blog
Sonia Bregoli
Responsabile Coordinamento IT.A.CÀ

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