Tawada Yoko: letteratura “exofonica”

“Il colore è il risultato del gioco della luce sulla superficie della pelle. Noi non abbiamo un colore.” Xander rispose: “Ma sulla vostra pelle la luce ha un effetto diverso da quello che ha sulla nostra.” “La luce ha un effetto diverso su ogni tipo di pelle, su ogni persona, ogni mese e ogni giorno.” (Il bagno, p. 23)

Foto di Xabi Etcheverry 

Oggi vogliamo parlarvi di un’autrice giapponese molto particolare, Tawada Yoko, nata a Tokyo nel 1960, residente in Germania dal 1982 e scrittrice in entrambe le lingue. Tawada definisce la sua letteratura “exofonica”, un termine usato per descrivere la letteratura africana scritta in lingue europee. “Exofonia” evita prescrizioni tematiche come “letteratura di migrazione”, “post-nazionale” o “post-coloniale” concentrandosi sul linguaggio dell’autore. L’avventura di esprimersi in una lingua non propria rende la scrittura di Tawada sperimentale, enigmatica, di non facile comprensione. Deleuze la definirebbe una “letteratura minore”.

Tawada Yoko

La figura del turista appare spesso nelle opere di Tawada mettendo in discussione il concetto di identità nazionale. In un racconto di Facing the Bridge, la protagonista giapponese incontra in Vietnam James, un caucasico che parla giapponese e afferma di essere giapponese. Sorpresa, la protagonista gli chiede:
“Come mai parli giapponese?” Le parole le uscirono di bocca prima che se ne accorgesse. Aveva in mente domande più interessanti per lui, ma per paura o solo per pigrizia, questo fu quello che gli chiese. “Perché sono giapponese”, rispose con serietà. “E come può essere?” ribatté lei un po’ seccata, ma James, sorbendo la sua zuppa di crostacei, rivolse tranquillamente la stessa domanda a lei. “E tu? Come sei diventata giapponese?” (Facing the Bridge, p. 91)

Foto di Xabi Etcheverry

Anche la questione dello stato nazionale e dei confini riappare spesso nei suoi racconti: dove inizia l’Europa? dove finisce l’Asia? se l’Oriente è una categoria fittizia “inventata” dagli occidentali, allora anche l’Europa “non esiste”, è un’invenzione dei giapponesi? Nel saggio conclusivo de “Il bagno”, Tawada cerca di rispondere a queste domande.

Foto di Xabi Etcheverry

Sebbene la maggior parte dei suoi lavori non siano tradotti in italiano, vi invitiamo a recuperare le sue opere anche in altre lingue per scoprire un lato poco conosciuto del Giappone e per riflettere su idee solo apparentemente lontane, il tutto condito da un pungente umorismo.

Il bagno
Where Europe Begins
Facing the Bridge

Redazione Blog IT.A.CÀ
Francesco Marmo 

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